IX (1553). LUIGI DI TOLESO Luis Álvarez de Toledo y Osorio (IV era di Carlo V) ISBN 9788872976708

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Espode la passione per l’efebo del Cardinale

Passato a miglior vita Don Pedro di Toledo, in quel di Firenze, dove era andato a far guerra, dopo aver salutato la Duchessa figlia, il trono di Napoli dunque, non rimase vacante, perché resto nelle mani del figliolo, suo luogotenente, ma non del tutto erede dell’immensa fortuna del padre.
A mettere occhi e mani su quell’ingente patrimonio, oltre che la corte spagnola con la sua tassazione sui beni, fu sopratutto la seconda moglie, la bella e giovane Donna Vincenzina, l’amore della quale per il Viceré era stato quasi obbligato dall’Imperatore con un matrimonio riparatore verso la famiglia napoletana.
Rimasta vedovella, Vincenzina Spiniello, sebbene da poco vedova, anziché risposarsi per la seconda volta, al fine di non turbare gli equilibri di famiglia, mise fin da subito le mani sull’eredità dei Toledo. Dice il cronista che «se fu costante in non lo voler prendere marito, non fù costante in mantenersi onesta, poiche praticando in sua casa come suo stretto parente Giovan Girolamo Acquaviva Duca d’Atri cavaliere di grand’ardire, di stima e di scientifica letteratura, facilemnte venne ad accendersi frà di loro il fuoco d’amore».
L’occasione cadde perché il Duca, proprio in quei giorni, ferito da Don Francesco di Mendozza, andò à curarsi in casa della Spinello, dalla quale ricevé infinite carezze.
Così il cronista: — Onde rinsanato delle sue ferito principiorno con reciproco diletto la tresca amorosa, essendo il Duca giovine, e non ancora accasato, il quale non badava alla stretta congiunzione del parentado ch’aveva colla Spinello sendo suo fratello cugino, e tal pratica ingestuosa durò molto tempo con scandalo, e mortorio delle genti./
Per lo che volendo vivere, e darsi bel tempo con maggiore libertà se n’andarono nella Terra di Gioia, ch’era del Duca, qual aveva presa essa in pegno per gran somma di scudi avendone in gran abbondanza si per le sue primiere doti come esendo posseditrice di tutto l’avere del morto Viceré suo marito, dal quale fù lasciata erede./
Et essendo ivi ridotti si diedero ivi à sollazzarsi senza riguardo alcuno, giacendo ogni notte insieme, et il giorno dandosi piacere colla caccia, et altri trattenimenti./
Ma essendo per il continuo cavalcare si focosa giumenta divenuto stracco il Duca, et molto illanguidito il suo corpo, fù di mestieri separarsi per qualche tempo da tal lasciva prattica, et andarsene nelle sue terre in Apruzzo per ritirarsi./
Onde la Spinello, sendo remasta sola, se né ritornò in Napoli, la dove era sempre visitata da suoi fratelli e congionti; li quali non curando molto la sua lasciva vita guardavano più allo loro interesse, non volendola disgustare per farsi lasciare erede delle molte ricchiezze, che aveva, che all’onore, e riputatione della loro famiglia, anzi per darli nell’homore, si trastullavano lascivamente con le donzelle di quello, per lo che era fatta la sua casa un postrubulo, e ridotto di puttane

Description

RICAPITOLAZIONE

Premessa
FUGGE IL PRINCIPE DI SALERNO
ESCLUSO DALLA CORTE SPAGNOLA

1. Gli incontri segreti del Sanseverino
2. Il Principe snobba Carlo V e si fa esule
3. Condannati a morte lui e l’attentatore
4. Il Principe stoppa i Turchi: la tangente
5. Fuga a Costantinopoli da Solimano
6. La vendetta verso i famegli salernitani

Capitolo 1.
luis toledo e la morte del padre
don pedro nella guerra di siena

— Fine del Viceré in Toscana e la rotta di Strozzi
— La città dei Medici e il Palazzo della sorella
— Il Duca, la Duchessa e i poeti contro i Turchi
— Le donne amate dalla corte fiorentina
— La guerra di Siena rallenta il Rinascimento

Capitolo 2.
don luigi, un luogotenente
lasciato per viceré

— Napoli respira con la fine di Don Pedro
— Il corpo del padre traslato da Firenze al simulacro
— Luogotenente già dall’8 gennaio 1553
— Zio apprezzato dal nipote Duca di Firenze
— I regali dell’Imperatore e la villa di Pizzofalcone
— Una luogotenenza durata troppo poco
Capitolo 3.
eredità alla matrigna
vincenzina vedova allegra

— Esplode la passione per l’efebo del cardinale
— L’amato Paoluzzi, cinedo del Vescovo ucciso dal cugino
— Ultimi amori a Galatina, con Ochetto e il vescovo Cibo

Appendice Documentaria
di Francesco Palermo

i.
Compendio dagli annali di Bottonio
alla Guerra del Sale di Perugia

Anno 1540

ii.
Lettere del minimo servo Francesco Babbi
al Duca di Firenze dall’anno 1549 al 1550

Lettere n. 1-37

iIi.
Prammatiche più notevoli
del Corpo delle Prammatiche del Regno
ai tempi di Don Pietro di Toledo

Anni 1532 – 1533 – 1534 – 1536 -1540 -1548

Note bibliografiche

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Cuttrera,

DIEGO TORRECUSO

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