Edizione cartonata BONA SFORZA. La Regina di Polonia EAN 9788872970423

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Copertina posteriore

un libro spontaneo su particolari poco conosciuti

Ho chiesto alla collega polacca, Malwina Adamczyk, docente MA di inglese, attualmente nel Regno Unito, di dirmi che cosa pensano oggi nel suo paese della Regina che venne dall’Italia a governare la Polonia in quanto moglie del Re Sigismondo. Mi ha scritto in inglese le sue riflessioni, che qui di seguito riporto, naturalmente nella traduzione italiana.
«A proposito della Regina Bona Sforza, che ti interessa, ti mando queste brevi notizie storiche.
Non dico una novità, ma è risaputo che le persone capaci vengono eliminate in quanto potenziali minacce per gli altri, che non sono così capaci come quelle.
Direi che ai suoi tempi è stata una grande donna d’affari. Riuscì a raccogliere una grande fortuna creando, letteralmente, strutture di villaggio/città, costruendo strade, scuole, luoghi culturali e centri medici. Le furono assegnate alcune terre poco importanti e nessuno avrebbe pensato che sarebbe stata in grado di creare qualcosa lì che avrebbe prodotto ricchezza. Riuscì a raccogliere una fortuna così grande che quando fu costretta a tornare in Italia, dovette formalmente rinunciare a tutte le terre-città e villaggi.
Le ci sono voluti alcuni mesi per arrivare in Italia perché aveva con sé molti oggetti di valore. C’è il detto sumy neapolitanskie (detto come metafora di qualcosa che non può mai essere restituito) riferito al prestito che la regina Bona fece agli Asburgo-re di Spagna (Filippo II). All’epoca era una quantità incredibile (l’equivalente di 1,5 tonnellate d’oro!). Era notevole la quantità di denaro / oro ricavata da villaggi e città che possedeva. È stato un suo errore prestare (a Filippo II) l’oro. Gli Asburgo la odiavano per il potere e il denaro che aveva e per il fatto che faceva di tutto per intralciare i loro piani in campo politico.
La Regina venne avvelenata, e si può indovinare da chi, ovviamente dalla famiglia degli Asburgo. In questo modo il prestito non doveva mai essere restituito. Nel corso degli anni la Polonia ha cercato di riavere indietro i soldi, ma senza alcun risultato. Ovviamente anche la Polonia stava cercando di recuperare i beni che la Regina aveva preso dal paese quando ritornò in Italia; ma a ben considerare erano suoi averi, dato che si era dimessa dai beni mobili per il bene del paese, e il resto rimaneva di sua proprietà. Non la biasimo.
Direi che era una donna molto creativa. A tal punto che suo marito, il Re, non riusciva a capire come potesse creare qualcosa dal nulla e a volte fu costretto a farsi prestare denaro da lei. Alla fine diventò molto potente, quindi pericolosa.
In particolare ha reso popolari le spezie nella cucina polacca. Anche se le verdure si coltivavano nel paese, ma non erano molto usate. Penso che le feste, che la Regina dava, siano state grandi opportunità per far conoscere usi diversi.
Ho fatto un po’ di ricerche per farti conoscere alcuni fatti interessanti e riferimenti ai giorni nostri – lo stemma odierno della città di Sanok [nella regione storica della Galizia] porta effigiato il serpente (la biscia) che mangia qualcuno, che era l’emblema della famiglia Sforza. E anche – sono sicura che tu l’hai notato-, lo stemma dell’Alfa Romeo ha un serpente riferito alla famiglia Viscontich, poi Sforza.
Il suo corpo, dopo la morte, non fu trattato con gli onori poiché il Papa scomunicò Bona per non aver ricevuto nessun sostegno. Quarant’anni dopo la sua morte, sua figlia Anna Jagiellonka, fece costruire il grande altare/tomba nella Basilica di San Nicola a Bari, che si può vedere oggi».

L’Autore

Description

LO SPOSALIZIO DI CRACOVIA

la regina amata dai polacchi

Questa storia riguarda il matrimonio di una discendente degli Aragonesi, Bona Sforza, la pronipote di Ferdinando I, andata sposa al re di Polonia, nella prima metà del XVI secolo, cantata dal poeta Colantonio Carmignano; ma anche oggetto di “pettegolezzo” come nelle note di Ascanio Silvio Corona.
Possiamo definire culture periferiche quelle storie d’amore che andarono sulla bocca dei contemporanei di quegli eventi. Nell’accezione della lingua greca antica: periphéreia indica la circonferenza, la linea circolare e il verbo periphéro significa portare intorno, far girare, ma anche diffondere, far conoscere. Ed è quello che fecero quanti raccontarono quelle storie.
L’atteggiamento della società nei confronti delle donne è il riflesso di questa, con le sue tradizioni, la sua mentalità, i suoi pregiudizi. Di volta in volta le donne diventano protagoniste o oggetto, fanno la storia o la subiscono. E gli uomini sono a volte seducenti romantici, a volte possessivi e maniacali.
Nella vita di una donna si succedono eventi come l’amore, il matrimonio, le crisi familiari e domestiche, i figli, le separazioni, le volontà ultime. Non solo eventi nella sfera del privato, ma anche rapporti con l’esterno: la donna e la religione, la donna e l’arte, la cultura e l’istruzione, per tanto tempo anche negata, la donna e la realtà sociale, il lavoro e la politica.
Spesso risulta difficile sottrarre l’immagine della donna dallo stereotipo e dall’astrattezza e calarla nella realtà viva. La signora, la serva, la contadina, la balia, la maestra, la prostituta, l’operaia non sono tipi, ma persone che vanno sottratte all’anonimato della quotidianità.
La documentazione esistente presso gli Archivi di Stato italiani sottolinea la presenza femminile in una vastissima quantità di documenti, la cui lettura, di estremo interesse, risulta complessa e, se fatta da angolature non corrette, può risolversi frammentaria e incompleta
Il tema dell’eros, che sembra essere sempre lo stesso nel tempo e nello spazio, si presenta invece ogni volta in modi diversi. Amore, sessualità, famiglia, matrimoni… sono gli aspetti della vita privata dei nostri progenitori che venivano trasmessi ad un pubblico il più esteso possibile.
Anche con il racconto erotico si va alle radici della nostra cultura; significa estendere il discorso ad altri aspetti di essa, dai rapporti familiari alle pratiche sociali, dal costume alla relazione tra i sessi. I racconti più antichi finiscono con il diventare dei miti. E i miti, come si sa, raccontano storie fantastiche nelle quali agiscono gli esseri mortali e le forze della natura. A questi racconti trasmessi oralmente e sedimentati nella memoria collettiva era affidata una funzione culturale importante. La ripetizione di questi, come di altri racconti, contribuiva a creare e a consolidare una identità , trasmettendone le credenze, i riti, le istituzioni sociali e religiose, il patrimonio culturale.

postfazione.

il matrimonio del secolo

Bona Sforza fu il frutto dell’amore per le cose belle, esploso fra due sposini cresciuti alla Corte di Napoli, lanciati ai vertici dell’Italia dell’arte e della cultura. Nata dal patto stipulato fra le due potenti casate degli stati italiani, fu figlia di Gian Galeazzo Sforza, Duca di Milano, e di Isabella d’Aragona, della progenie regale dei duchi di Calabria.
L’autore la colloca nella cornice cinquecentesca dei fasti della grande Polonia di Cracovia e ricostruisce quell’ambiente, fra volti e tracce di viaggi che hanno affascinato tutti gli storici che si sono imbattuti nel Rinascimento. Il libro sembra uscito dalla mano di un cronista, quando quella di Iandiorio si alterna agli splendidi diari di Cipolla e di Coiro, contemporaneo a fatti e personaggi, il quale chiamò «inaudito» l’apparato messo su fin dal concepimento dei genitori.1
E nel castello di Milano crebbe Bona, fra i festeggiamenti pomposi l’infelicità dell’amata madre, finita segregata tanto dal Moro che dal Visconti.2
Ma la piccola prese tutto da sua madre Isabella, «donna coraggiosa e saggia», e poco dal padre Gian Galeazzo, «d’indole mite ed egregia, animato da buoni sentimenti, tuttavia mancava d’ingegno, e d’abilità nell’esercizio degli affari».3
Isabella scrisse a suo padre e all’avo implorando soccorso, col risultato di allontanare la famiglia aragonese dal Moro, il quale tosto replicò agli ambasciatori: – Dello stato io tenni sempre le cure, e a Gian Galeazzo riservai solamente gli onori.4
Bona, divenuta orfana di padre, si legò alla madre, costretta a studiare notte e giorno su come rafforzare il suo dominio su Milano, offrendo la mano della piccola prima a Massimiliano e poi a Sigismondo di Polonia.5
Le storie raccolte da Iandiorio sembrano colmano quelle piccole lacune degli storici, che ci riportano indietro nel tempo e viaggiano accanto alle cronache di Benedetto Dei, «un curioso tipo di cronista», o a Cassandra Fedele, «assai celebrata dagli umanisti».6
Ma egli non si attarda alla poesia di Gaspare Visconti, del quale parlò il Renier.7
La piccola portava il nome della nonna paterna, Bona di Savoia.8
La vecchia Duchessa, ormai vedova, rimasta in Abbiategrasso, non riuscì a garantire un futuro alla nuora vedova e alla sua prole.9
Anzi, gli scontri familiari, costrinsero Isabella a ritrarsi con i figli e la Duchessa suocera Bona di Savoia in un appartamento del castello di Milano, evitando che continuassero le vessazioni del Moro ai danni della sua famiglia. Scrive Predari che «dopo avere ella incautamente commessa alla sede di Francia il proprio figliuolo, si trasferiva colle due figlie Bona ed Ippolita a Napoli; e, privata quasi nel medesimo tempo del padre, del fratello, dello sposo, dello stato, dell’unico suo figlio si ritrovava in Ischia presso lo zio Federico ad accrescere il lutto di quei giorni in cui questi fu spogliato del regno dalla perfidia di Ferdinando il Cattolico, che lo divise con Lodovico XII».10
Isabella, prese con sé le due sue figliuole Bona, e Ippolita, la prima di anni 5, la seconda di mesi 10, quasi nuda, poiché Lodovico non volle neanche restituirle i centomila ducati, che ella aveva portato in dote al marito, tornò a Napoli. Qui, implorando il soccorso del genitore, ebbe in dono un appartamento del Castello di Capuana e il Ducato di Bari, già in godimento dei cadetti di casa Sforza e dello stesso Lodovico, assegnatole per appannaggio in luogo della perduta dote. «La partenza d’Isabella da Milano afflisse tutte le persone dabbene, non meno che le persone di lettere domiciliate in quella capitale, le quali erano state da essa non meno, che dal consorte distintamente protette, come ne fa chiara testimonianza il Calmeta nella Vita di Serafino Aquilano; di somma consolazione all’opposto riuscì ai suoi concittadini il suo arrivo in Napoli, dove si aprì ad Isabella un largo campo d’impiegare a pubblico vantaggio i rari suoi talenti».11
Isabella restava sicuramente la più affascinante dama del suo tempo, insieme alle figlie, Ippolita e Bona, quest’ultima bella anch’essa, ma pronta al matrimonio solo nel 1517, in quanto promessa sposa di Re Sigismondo di Polonia. Furono anni tristi per gli Aragonesi di Napoli, costretti a reintegrarsi coi parenti Spagnoli, dopo la spartizione del reame con i Francesi, mentre la corte subiva l’esilio nelle isole del Golfo.12
Qui il gruppo della decaduta nobiltà ritemprò l’animo in una nuova vita «fatta di relazioni, di dedica di lavori poetici, di alcune frequenti presenze e di visite», cercando di riformare la corte reale, «dedicandosi ai giochi dello spirito», mentre Bona seguì la sua strada di Regina del Rinascimento.13
La posizione di Isabella d’Aragona quale duchessa di Bari, Modugno e Palo del Colle era del tutto precaria, ma donazione del Moro era illegale (Duca di Bari risultava essere il figlio di Ludovico, Francesco Sforza), confermata da Re Federico quando era già stato spodestato, apponendo una data precedente; e i nuovi padroni del Sud erano nemici di famiglia. Questa situazione causerà problemi a Bona in quanto le venne contestata la legittimità del possesso del Ducato, fino alla concessione per il riconoscimento di Carlo V imperatore, che le permetterà di mantenerne il possesso fino alla morte. Tutto questo solo grazie alla madre, la quale «ereditò il Ducato Barese e di esso con armoniosa cura e solerte intelligenza guidò le sorti, lasciandovi uno dei più grati ricordi. Vi fece infatti prosperare i commerci, le industrie, le arti: insomma il suo Ducato è legato a quel breve periodo di rinascita, che vide Bari nell’età moderna».14
«La Duchessa giunse nel castello di Bari probabilmente solo nel settembre 1501, accompagnata dalla figlioletta Bona, di circa 7 anni».15
Petroni riferisce che furono «sue dame d’onore Maria Pizzoli, Ippolita Ponzio di Rossano, Isabella Brancaccio e Vannella Piscicelli napolitano, Faustina Carcani, Lucrezia Comite ed Isabella Critopoli, moglie al dottor napolitano Cipriano Vacca; la di lei sorella Maria, che dal casato la dicevano la greca, balia della duchessina Bona».16
Isabella d’Aragona introdusse, nella amministrazione del suo piccolo ducato, lo spirito di rinnovamento e la capacità di investire in opere pubbliche, caratteristiche del Ducato di Milano. Col suo governo, autoritario ma illuminato, incrementò la prosperità del suo Ducato. Cercò di incrementare il commercio allargando i privilegi concessi ai Milanesi, ma anche ai commercianti provenienti da altre città.
Attuò diverse iniziative a favore del suo popolo: sorvegliò i pubblici ufficiali in modo che non commettessero soprusi sulla popolazione; difese il privilegio di accedere alle saline del Regno di Napoli; difese i cittadini del Ducato nei contenziosi con le città vicine; esentò i contadini dal pagamento dei dazi sulla macinazione delle olive. Favorì la pubblica istruzione ottenendo che ogni convento affidasse a due frati il compito di insegnare alla popolazione; concesse agevolazioni agli insegnanti come l’aumento di stipendio, l’esenzione dalle franchigie e l’alloggio gratuito, preparando il terreno a Bona. Summonte racconta di atti esemplari, come quello di «un gentiluomo della famiglia de’ Caraccioli condannato da Isabella ad esser pubblica mente decapitato per aver violato una giovane sua vassalla».17
«Ebbe così inizio la dimora della Duchessa nel castello di Bari, dal quale si allontanò varie volte, come nel 1503 e nel 1506, per recarsi a Napoli; nel 1503 vi andò per incontrare il Gran Capitano Consalvo di Cordova, che vi era giunto nel maggio di quell’anno, e nel 1506 per rendere omaggio al re di Spagna Ferdinando il Cattolico, che vi si fermò dal 20 ottobre di quell’anno al 4 giugno 1507. Da Consalvo Isabella aveva avuto la conferma dei suoi possedimenti baresi».18
Si intuisce a questo punto la sottomissione della casa reale aragonese al Re di Spagna.
Le nuove case palazziate dei nobili milanesi e lombardi a Bari erano tutt’altro che paurose, costruite su due piani e dotate di ampi cortili, grandi magazzini, positure dell’olio, stalle, cisterne, pozzi, molto spesso anche di giardini. La duchessa favorì molto i matrimoni fra Baresi e Milanesi, assistendo sovente in persona alle nozze.
Scrive il Petroni che dette opera ad allogare alcune delle sue dame in case baresi, ed esortò dall’ altra parte i suoi cavalieri a togliere in moglie donzelle de ‘nostri, alle quali nozze sovente si compiaceva d’intervenire ella stessa.19
Isabella, sulle orme della madre, amò circondarsi di artisti e letterati. Si disse che chiamò a corte lo scrittore modugnese Amedeo Cornale. Del resto, in questo periodo, proprio a Bari, venne stampato a macchina il primo libro. Ma non solo.
La Duchessa non badò a spese neppure in opere pubbliche. Fra le nuove costruzioni create a Bari si ricordano il rifacimento del molo, la ristrutturazione del castello e un progetto di un canale difensivo che circondasse la città. Tutto ciò grazie ad una politica fiscale oppressiva, promossa dal suo fedele Giosuè De Ruggiero, poi cacciato alla sua morte, che riuscì a guadagnare così tanto nel 1511, da comprarsi il feudo di Binetto.
Tra le iniziative più interessanti il suo tentativo di far circondare Bari da un immenso canale navigabile, «solcato da ponti in corrispondenza delle strade che giungevano in città dall’entroterra, con ponti levatoi che, a mezzogiorno, avrebbero sostituito le porte cittadine: questo avrebbe reso la città di Bari simile a un’isola. La grandiosa e fantasiosa opera fu portata avanti abbastanza rapidamente, ma rimase incompiuta, sia alla morte della Duchessa (1524) che a quella di sua figlia Bona (1558), che pure si era riproposta di concludere il progetto materno. Il 2 ottobre 1567 una violenta alluvione, riempiendo di fango e detriti il canale, distrusse il ponte e rimase solo, a guisa di picciol mare, una zona acquitrinosa e malarica, ricca di anguille, che i baresi battezzarono Maresabella: il mare di Isabella: il toponimo, tuttora in uso, identifica una zona paludosa rimasta nel luogo dove si apriva il canale e bonificata all’inizio del Novecento». A Isabella non restò altro che occuparsi del suo Ducato di Bari, che il successivo Re Federico I di Napoli le concesse ufficialmente il 10 aprile 1500, risultato poi retrodatato perché compilato il 25 luglio 1501, quando il regno era stato già invaso da Francesi e Spagnoli alleati, e i reali esiliati.20
La terribile duchessa aumentò comunque l’oppressione fiscale, per incrementare la dote da matrimonio della figlia Bona Sforza.
Con la perdita dei figli, Isabella vide affievolirsi le speranze di riacquisire Milano, dopo l’ultimo tentativo di concedere la figlia in sposa a Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro che nel 1513 era diventato duca di Milano, approfittando della situazione di caos durante il conflitto locale tra Francesi e Spagnoli.
Ma nel 1515, grazie al nuovo Re di Francia, Francesco I, ritornò in possesso del Ducato, lasciando tutti spiazzati. A quel punto, dopo diversi contatti, Isabella si orientò verso l’attempatore di Polonia, Sigismondo Iagellone.
«Quando Bona, la figlia di Isabella, ebbe raggiunto l’età per essere promessa in sposa, la duchessa pose gli occhi su vari partiti: Massimiliano Sforza, figlio del Moro e cugino della ragazza, che era tornato a essere duca di Milano per un effimero, nuovo governo sforzesco; Filippo, fratello del duca di Savoia; uno dei figli del re di Francia; Sigismondo I Jagellone, Re di Polonia. Quest’ultimo progetto matrimoniale andò prendendo corpo rapidamente: il cinquantenne Sigismondo era vedovo e privo di prole, quindi desideroso di avere una discendenza». Il matrimonio sarà celebrato a Napoli solo il 6 dicembre 1517, con grande sfarzo e lusso e le celebrazioni durarono dieci giorni, anche per evidenziare la grandezza della discendenza reale di Bona. Il 3 febbraio 1518 la giovane donna partì verso la Polonia.21
«S’imbarcò a Manfredonia per andare a raggiungere lo sposo Sigismondo a Cracovia, affidata alle cure di Prospero Colonna e seguita da un folto gruppo di dame e di cavalieri. L’università di Bari, in data 5 gennaio 1515, deliberò di donare alla duchessa 18.000 ducati in sovventione della dote di Bona Sforza sua figlia (notaio Bernardino Landi, 8 gennaio 1515), come ricorda Vito A.Melchiorre; il Melchiorre annota anche che il 14 settembre 1515 il parlamento cittadino assegnò una sovvenzione al monastero di sant’Ambrogio e prese atto del sollecito mosso dalla duchessa per il versamento del “maritaggio” che la città aveva promesso di donare alla duchessina Bona, mentre il 20 settembre 1515 si dovettero concordare misure per indurre i Milanesi residenti a Bari a pagare le quote, ancora non corrisposte, per il matrimonio di Bona, e un ulteriore sollecito dovette essere fatto il 9 luglio 1516».22
Bona portò comunque in dote il Ducato di Bari, a futura eredità che avrebbe ricevuto alla morte di Isabella, e 500.000 ducati. Per la dote e per le spese del matrimonio vennero imposte nuove tasse locali.
In diverse occasioni Isabella si propose di raggiungere la figlia in Polonia, ma dovette sempre rinunciare.
Nell’ottobre del 1519, in occasione della nascita del primogenito di Bona, si mise in viaggio ma, in Polonia scoppiò una guerra e dovette cambiare destinazione e si diresse a Roma dove fu accolta da Papa Leone X.
«Ella intraprese un celebre viaggio a Roma a titolo di pia visitazione ai luoghi santi, con un seguito di 400 donne, tutte a costume di spose doviziosamente addobbate. Papa Leon X le fu largo di onori e presenti magnifici; le die’ alloggio in un col numeroso seguito nel palazzo dello stesso suo nipote il Cardinal Cibo, decretando a carico del palazzo le ingenti spese del mantenimento».23
«Intorno al 1521, afflitta ormai da malferme condizioni di salute, si ritirò a Napoli ove, all’inizio del 1524, era seriamente ammalata, pare di idropisia, in quel Castel Capuano che l’aveva vita nascere. L’11 febbraio 1524 morì, a 54 anni, mentre un inviato della figlia Bona, Regina di Polonia, giungeva a Bari per prendere possesso della città e del castello, in nome della nuova duchessa».24
Con «fastosi» funerali venne sepolta nella sagrestia nuova della basilica di san Domenico Maggiore in Napoli, accanto ai suoi avi aragonesi.26
Dopo essere stata «spettatrice della ruina dello scellerato suo persecutore, e di avere veduta sposa al Re Sigismondo di Polonia l’unica superstite sua figlia Bona, chiudeva la sua vita fra il compianto de’ suoi popoli».26
1. Carlo Cipolla, Storia delle signorie italiane dal 1313 al 1530, Volume 4,Parte 2, antica casa editrice Francesco Vallardi, Milano 1881. Cfr. Corio III, 427. Cronache de li antiqui ri del regno de Napoli, p. 57; Giustiniani, Ann. di Genova, II, 557. Bartolomeo Senarega, 1. c. 523-4; Giovan Pietro Cagnola, Storia di Milano nell’Arch. stor. ital. 1, Ser. III, 187.
2. Paolo Giovio, Historia sui temporis, lib. I, lo chiama « egregia mitique indole juvenem». Anche il Guicciardini s’accorda (Storia d’Italia, lib. I, cap. I) nel dirlo: «incapacissimo d’intelletto». È Giovan Pietro Cagnola (p. 187) che posticipa fino al gennaio 1491 la nascita del figlio.
3. Corio III, 458 e segg. Giovio, op. cit., lib. I.
4. Giovio, op. cit. lib. I. Corio, lib. VII, cap. I (III, 457). Cfr. poesie del Bellincioni (ripubblicate da P.Fanfani, Bologna 1876-8, vol.2; Sanudo, 1, c., 1241-3; Malipiero, p. 303-6; Romanin, IV, 425-31).
5. L.Frati, Un cronista fiorentino del Quattrocento alla corte Milanese, in: Arch. st. lomb. XXII, 98 sgg. Cfr. A.Cappelli, Cassandra Fedele in relazione con Lodovico il Moro, in: Arch. st. lomb. XXII, 387 segg.
6. Codicetto del rimatore G. Visconti, Bergamo, Istituto d. arti grafiche (il codice è a Vienna).
7. D.Santambrogio, Nel castello sforzesco di P. Giovia, in: Natura ed arte, 1 maggio. Di una bizzarra iscrizione greca sui capitelli del castello di Milano, in: Perseveranza, 4 e 28 giugnoL. Beltrami, I lavori di restauro al castello di Milano, in Edilizia moderna, a. IV, fasc.4.
8. V.Wikipedia. Cfr. Don Nicola Milano, Modugno. Memorie storiche, Edizioni Levante, Bari 1984.
9. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836.
10. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836.
11. Nicola Ratti (abate romano), Memorie su la vita di quattro donne illustri della casa Sforza e di Monsignor D.Virginio Cesarini, presso Antonio Fulgoni, pagg.30-45, Roma 178.
12. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007. Carlo de Frede, L’impresa di Napoli di Carlo VIII, Editore De Simone, Napoli 1982. Raffaele Castagna, Isola d’Ischia – tremila voci titoli immagini, Edizioni de La Rassegna d’Ischia. Francesco Guicciardini, Storia d’Italia (1492-1534).
13.Suzanne Thérault, Un Cénacle humaniste de la Renaissance autour de Vittoria Colonna châtelaine d’Ischia, Edizioni Sansoni Antiquariato, Firenze e Librairie Marcel Didier, Paris 1968, pag.535. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
14. Vito Masellis, Storia di Bari, Edizione Italiana, Bari 1965.
15. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
16. Giulio Petroni, Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, Vol.I, Capo VII, Dall’anno 1466 al 1501, Napoli 1857.Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
17. Ratti, cit.
18. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona. Cfr. Giulio Petroni, Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, Vol.I, Capo VII, Dall’anno 1466 al 1501, Napoli 1857.Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
19. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836. Cfr. Summonte, Dell’historia della città e regno di Napoli, Napoli 1675, T. III, lib. VI, p. 538.
20. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona. V.Wikipedia.
21. Renato Russo, Isabella d’Aragona duchessa di Bari, Rotas, Barletta 2005, pag.41.
22. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
23. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836.
24. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
25. Da: Treccani.it, ISABELLA d’Aragona, duchessa di Milano. Dizionario Biografico degli Italiani, 9 aprile 2010.
26. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836. La sua tomba, collocata nella sacrestia. la ricorda ai posteri con questa iscrizione:
L’Editore

note bibliograficheallA POSTFAZIONE

1. Carlo Cipolla, Storia delle signorie italiane dal 1313 al 1530, Volume 4,Parte 2, antica casa editrice Francesco Vallardi, Milano 1881. Cfr. Corio III, 427. Cronache de li antiqui ri del regno de Napoli, p. 57; Giustiniani, Ann. di Genova, II, 557. Bartolomeo Senarega, 1. c. 523-4; Giovan Pietro Cagnola, Storia di Milano nell’Arch. stor. ital. 1, Ser. III, 187.
2. Paolo Giovio, Historia sui temporis, lib. I, lo chiama « egregia mitique indole juvenem». Anche il Guicciardini s’accorda (Storia d’Italia, lib. I, cap. I) nel dirlo: «incapacissimo d’intelletto». È Giovan Pietro Cagnola (p. 187) che posticipa fino al gennaio 1491 la nascita del figlio.
3. Corio III, 458 e segg. Giovio, op. cit., lib. I.
4. Giovio, op. cit. lib. I. Corio, lib. VII, cap. I (III, 457). Cfr. poesie del Bellincioni (ripubblicate da P.Fanfani, Bologna 1876-8, vol.2; Sanudo, 1, c., 1241-3; Malipiero, p. 303-6; Romanin, IV, 425-31).
5. L.Frati, Un cronista fiorentino del Quattrocento alla corte Milanese, in: Arch. st. lomb. XXII, 98 sgg. Cfr. A.Cappelli, Cassandra Fedele in relazione con Lodovico il Moro, in: Arch. st. lomb. XXII, 387 segg.
6. Codicetto del rimatore G. Visconti, Bergamo, Istituto d. arti grafiche (il codice è a Vienna).
7. D.Santambrogio, Nel castello sforzesco di P. Giovia, in: Natura ed arte, 1 maggio. Di una bizzarra iscrizione greca sui capitelli del castello di Milano, in: Perseveranza, 4 e 28 giugnoL. Beltrami, I lavori di restauro al castello di Milano, in Edilizia moderna, a. IV, fasc.4.
8. V.Wikipedia. Cfr. Don Nicola Milano, Modugno. Memorie storiche, Edizioni Levante, Bari 1984.
9. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836.
10. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836.
11. Nicola Ratti (abate romano), Memorie su la vita di quattro donne illustri della casa Sforza e di Monsignor D.Virginio Cesarini, presso Antonio Fulgoni, pagg.30-45, Roma 178.
12. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007. Carlo de Frede, L’impresa di Napoli di Carlo VIII, Editore De Simone, Napoli 1982. Raffaele Castagna, Isola d’Ischia – tremila voci titoli immagini, Edizioni de La Rassegna d’Ischia. Francesco Guicciardini, Storia d’Italia (1492-1534).
13.Suzanne Thérault, Un Cénacle humaniste de la Renaissance autour de Vittoria Colonna châtelaine d’Ischia, Edizioni Sansoni Antiquariato, Firenze e Librairie Marcel Didier, Paris 1968, pag.535. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
14. Vito Masellis, Storia di Bari, Edizione Italiana, Bari 1965.
15. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
16. Giulio Petroni, Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, Vol.I, Capo VII, Dall’anno 1466 al 1501, Napoli 1857.Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
17. Ratti, cit.
18. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona. Cfr. Giulio Petroni, Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, Vol.I, Capo VII, Dall’anno 1466 al 1501, Napoli 1857.Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
19. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836. Cfr. Summonte, Dell’historia della città e regno di Napoli, Napoli 1675, T. III, lib. VI, p. 538.
20. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona. V.Wikipedia.
21. Renato Russo, Isabella d’Aragona duchessa di Bari, Rotas, Barletta 2005, pag.41.
22. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
23. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836.
24. Dal sito internet: https://lauramalinverni.net, seconda vita isabella aragona.
25. Da: Treccani.it, ISABELLA d’Aragona, duchessa di Milano. Dizionario Biografico degli Italiani, 9 aprile 2010.
26. Francesco Predari, Isabella d’Aragona, in: Iconografia italiana degli uomini e delle donne celebri, Vol.I, Locatelli, Milano 1836. La sua tomba, collocata nella sacrestia. la ricorda ai posteri con questa iscrizione:

Hic Hisabella jacet centum sata sanguine Regum
Qua cum Majestas Itala prisca jacet:
Sed lustrabat radiis regalibus orbem
Occidit inquam, alio nunc agit orbe diem.

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Iandiorio

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Editorial Review

La figlia di Carlo di Valois, erede di Provenza e di Napoli

 

indice

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prefazione dell’autore
la regina del rinascimento

Capitolo I.
BONA SFORZA sul trono di Polonia

Capitolo II.
Il diario del viaggio di Bona

Capitolo III.
I RICORDI DEGLI ERUDITI DEL ‘900

Capitolo IV.
L’influenza di una regina

Capitolo V.
La cronaca rosa dell’historia

Capitolo VI.
FIGLIA A DONNA SABELLA DI MILANO

Capitolo VII.
la fine dell’istoria

Capitolo VIII.
Testimonianze di stima

Capitolo IX.
come una principessa nelle favole

APPENDICE DOCUMENTARIA
n.1
Lettera a Bona Sforza
di Antonio de Ferraris
- A BONA SFORZA

APPENDICE DOCUMENTARIA
n.2
Orazione di Luigi Grotto, in Venezia,
alla presenza della Regina di Polonia
di Luigi Grotto
- ORATIONE PRIMA

note bibliografiche