18. IL MONTE DEI MARITAGGI DI LUCA GIANNONE: la dote delle fanciulle in San Barbato di Manocalzati (Av) – isbn 9788872976944

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APPENDICE 1

l’ex comune di san barbato
nel catasto onciario

Il comune di San Barbato al Catasto Onciario del 1752.
Come una fotografia istantanea: San Barbato nel 1752 dai registri parrocchiali e dal Catasto Onciario.
Stato delle anime: comunicandi 201, tenuti al precetto pasquale 36, infanti 62. Totale della popolazione 299.
Catasto Onciario: Bracciali capofamiglia 31: Antonio Della Contrada, Antonio Pastore, Antonio Zara, Andrea Melchionno, Angelo Cierzo, Biaggio Cierzo, Bartolomeo Mallariello, Crescenzo Del Mauro, Carmine Riccio, Domenico Melchionno, Domenico Nittolo, Domenico Riccio, Domenico Dello Sasso, Domenico Buonomo, Gennaro Vallone, Gaetano Sorrentino, Gaetano Del Mauro, Gaetano Tirone, Girolamo Melchionno, Giovan Battista Faugno, Giovanni Dente, Giuseppe Zaino, , Innocenzo Del Mauro, Ipolisto Zara, Marc’Antonio Martone, Nicola Nittolo, Nicola Chiumiento, Nicola Fasulo, Orazio Zara, Salvatore Ventola, Sabatino Nittolo.

Inabili:
Alessio De Mauro
Antonio d’Amico, zoppo barbiere
Domenico Vella, cieco

Vedove:
Giovanna Marasca
Maddalena dello Seno
Paola Riccio

Notai:
Magnifico Notaio Vingenzo Picone

Sacerdoti:
Don Felice Del Mauro Sacerdote
Don Filippo Dente Sacerdote
Don Gaetano Del Mauro Sacerdote
Don Nicola Del Mauro Sacerdote
Don Marco Arciprete Fredella.

Forastieri non residente con bonatenenza [le persone provenienti da fuori del territorio del Comune, che possedevano beni in San Barbato, dovevano pagare la “bonatenenza” cioè l’imposta sul patrimonio). Di essi, 34 provenivano da Manocalzati, 6 da Serra, 1 da Atripalda, 1 da Candida, 1 da Monteforte, 1 da Pietradefusi, 1 da Parolise.
Non si può tralasciare il personaggio più importante di San Barbato. “L’ Illustre Don Nicolo Ristaldi Barone di questa Terra, abitante in Napoli, possiede l’infrascritti beni burgensatici [proprietà libera e non vincolata alla struttura feudale] cioè:
-Il Palazzo Baronale, edificato ove suoi antecessori nel luogo detto il Castello, di più e diversi membri inferiori e superiori per proprio uso [si tratta di una casa costruita ai piedi del castello], più sotto detto Palazzo, vi sono alcune stanze affittate ad alcuni cittadini di questa Terra per annui ducati 16.
-Annui ducati 26 che esigge [sic] da diversi cittadini di questa Terra per causa de censi minuti [tasse dovute al barone da cittadini e forestieri che tengono beni concessigli dal re] sopra le cose che da medesimi si possedono.
– Un territorio seminativo di tomola 15 ed alberi fruttiferi e viti latine nel luogo detto Le Pischere.
– Territorio di tomola 2 e mezze parte seminatorio e parte con vigne di viti latine e casa di fabrica [sic] nel luogo detto La Pantana.
– Annui ducati 244 e grana 91 che esigge [sic] da diversi cittadini e forastieri per causa de cennzi enfiteutici sopra territori che da medesimi si possedono sopra suolo burgensatico [terre possedute in piena proprietà dal barone].
– Annui ducati 3 e grana 85 per capitale di ducati 55 che se li corrispondeno da Domenico Del Mauro per vendita di annue entrate fatteli sopra suoi beni.
– Annui carlini 35 per capitale di ducati 50 se li corrispondeno dal Magnifico Notaio Vincenzo Picone per vendita di annue entrate fatteli sopra suoi beni.
Poiché nel Catasto Onciario accanto ai nomi dei bracciali è riportata anche la loro età, si può stabilire che il 33% di essi aveva un’età tra i 24 e i 38 anni; il 36% tra i 43 e i 50 anni, il 18% tra i 52 e i 60 anni, e solo il 12% aveva un’età tra i 65 e i 75 anni.
Che cosa accadeva ai ragazzi di età preadolescenziale? C’era qualche aiuto per quelli più poveri da parte della comunità? Se il comune di San Barbato avesse avuto un suo romanziere, come la Gran Bretagna Charles Dickens (1812-1870), che ha narrato la storia di un orfano londinese, avrebbe avuto anche San Barbato il suo Oliver Twist.
Qualcosa di simile accadde a San Barbato, ma dobbiamo fare un passo avanti di una novantina di anni rispetto al Catasto Onciario di sopra riportato. Dagli Atti dell’Intendenza della Provincia di Principato Ultra, leggiamo questo documento amministrativo, lettera ufficiale riguardante operazione di Polizia, datato Avellino 11 gennaio 1840 indirizzato dall’Intendente di Principato Ultra “Ai Signori Sotto Intendenti, Regi Giudici, Sindaci della Provincia”:
“Nel giorno 24 dello scorso mese dicembre verso le ore ventidue [tardo pomeriggio, secondo il calcolo dell’ora all’italiana] un ragazzo di anni dieci circa per nome V. C. [il nome viene indicato con le iniziali del nome e del cognome] del Comune di San Barbato, appartossi dalla casa paterna, senza essersi potuto rinvenire nel proprio Comune.
Io quindi nel trascrivere alla Signorie Loro i connotati del suddetto, impegno il loro zelo per le opportune ricerche del medesimo; e rinvenendosi me ne faranno rapporto.
Condizione [sociale del ragazzo e aspetto fisico] bracciale, statura bassa, capelli castagni, occhi cervoni [il cervone è un serpente inoffensivo di notevoli dimensioni, di colore grigio giallastro, comune nel Meridione], naso grande, anni nove in dieci, color naturale; vestimento: calzone lungo di cottone cecere [colore giallo cinerino], giacca vecchia di londrino [tessuto di panno scuro], camiciola vecchia di cotone, cappello bianco, scalzo, senza calze e senza scarpe”.
Dopo venti giorni dalla scomparsa, quando venne inviata la lettera ufficiale dell’Intendente, non sappiamo se il ragazzo successivamente fosse stato ritrovato. A noi rimane questa nuda e cruda descrizione di un ragazzo scalzo che molto probabilmente non fece più ritorno al suo paese e alla sua famiglia.

Appendice 2

Gli Amministratori
di San Barbato dal 1851 al 1863

Nei Comuni del Regno di Napoli agli inizi del secolo XVIII operava un numero variabile di organi amministrativi, a seconda del numero dei cittadini residenti. Nei comuni composti da poche famiglie, come nel nostro caso dove non c’era particolare necessità di distinzione di compiti, a capo dell’amministrazione c’era il Sindaco coadiuvato nella conduzione amministrativa da due eletti e da un cancelliere.
Nel 1806 venne istituita da Giuseppe Bonaparte l’Intendenza di Principato Ultra con capoluogo Avellino, che aveva competenze amministrative, di polizia e di vigilanza sui comuni e sulle istituzioni di beneficenza su tutto il territorio provinciale. L’ intendente era affiancati da un Consiglio di Intendenza, competente di affari amministrativi e tributari.
Dopo il Congresso di Vienna del 1815 ritornarono i Borbone nel Regno delle Due Sicilie. Il re Ferdinando I riorganizzò nuovamente le amministrazioni locali lasciando la suddivisione in province attuata nel decennio francese.
Venne stabilito che ogni comune del Regno avesse un sindaco, un primo e un secondo eletto, un cancelliere archivario, un cassiere ed il decurionato. Quest’ultimo era un Consiglio, chiamato Decurionato, perché composto da consiglieri detti Decurioni in numero di tre ogni 1000 abitanti o frazione di mille; essi venivano nominati dall’Intendente con l’approvazione del Re, sulla base delle liste degli eleggibili di ogni comune.
Sindaco ed eletti venivano nominati ogni tre anni dal re nei centri di prima e seconda classe, e dall’intendente in quelli di terza classe. I comuni erano suddivisi in tre classi definite in base alla consistenza della popolazione residente: i comuni di prima classe avevano un numero di abitanti superiore a diecimila unità, i comuni di seconda classe un numero di abitanti compreso fra diecimila e tremila unità, i comuni di terza classe un numero di abitanti inferiore a tremila unità. L’appartenenza alle varie classi determinava una diversa composizione delle municipalità e dei consigli comunali e anche criteri differenti di eleggibilità dei loro componenti.
Il Sindaco presiedeva il decurionato e dava esecuzione alle sue delibere dopo l’ approvazione dell’Intendente, ma era anche ufficiale di stato civile, ufficiale di polizia e, se fosse non ci fosse un giudice di pace, rappresentava la polizia giudiziaria.
Dei due eletti, che affiancavano il sindaco, il primo era pubblico ministero nei giudizi di competenza del giudice di circondario e sovrintendente di polizia municipale e rurale.; il secondo assisteva il sindaco e lo sostituiva in caso di assenza o impedimento.

Per gli anni dal 1851 al 1863 negli atti riportati relativi al Monte Luca Giannone ritroviamo la sottoscrizione dei seguenti sindaci:
1851 Emanuele Melchionno
1852 Emanuele Melchionno
1853: 2° Eletto, Giovanni Zara
1854: Giuseppe Jorio
1855: Giuseppe Jorio, 2° Eletto Giovanni Zara
1856: Giuseppe Jorio, 2° Eletto Pasquale Melchionno
1857: —
1858: Giuseppe Jorio
1859: Francesco Del Mauro, 2° Eletto Pasquale Melchionne
1860: —
1861: Vincenzo Jorio
1862: Nicola Mazzariello, fino al 29 maggio
1862: Gennaro Venezia, Assessore Nicola Mazzariello
1863: Per il Sindaco, l’Assessore Nicola Mazzariello.

APPENDICE 3

L’amministrazione
dei Luoghi Pii Laicali del Regno

Istruzioni del 20 maggio 1820 emanate dal Ministro degli Affari Interni per l’amministrazione degli Stabilimenti di pubblica beneficenza e de’ Luoghi Pii Laicali del Regno. [Le Istruzioni si compongono di 158 articoli, suddivisi in 7 sezioni; di cui vengono qui riportati quelli riguardanti le Commissioni Amministrative Comunali].

Titolo I
Disposizioni generali

SEZIONE I.
Degli Stabilimenti di beneficenza e Luoghi Pii Laicali, loro tutela ed amministrazione.
ART. 1.
La Sorveglianza, tutela e direzione degli Stabilimenti di Beneficenza e de’ Luoghi Pii Laicali, ch’esistono in tutt’i Comuni, è affidata ai Consigli degli Ospizi stabiliti ne’ Capiluoghi delle rispettive Provincie.
ART. 2.
Sotto l’indicazione di Stabilimenti di Beneficenza e di Luoghi Pii Laicali s’intendono gli Ospedali, gli Orfanotrofi, i Conservatori e Ritiri, i Monti de’ Pegni, de’ Maritaggi, di Elemosine, i Monti Frumentari, le Arciconfraternità e Congregazioni, le Cappelle Laicali, finalmente tutte quelle Istituzioni, Legati ed Opere, che sotto qualunque denominazione e titolo si trovano, o che saranno addette al sollievo degl’indigenti, e de’ proietti.
Art. 3.
L’Amministrazione diretta degli enunciati Stabilimenti è data alle Commissioni Amministrative, o a quegl’individui che hanno legittimo dritto per governarli, come verrà successivamente spiegato.

SEZIONE VIII
ART. 50.
Per facilitare i matrimoni, ed ottenere che le somme destinate per doti non restino lungo tempo inoperose, disporranno i Consigli, che nel bussolo annuale sieno comprese solo le donzelle, che oltre alle qualità volute dai Fondatori, contino il duodecimo anno compiuto di loro età, e che non abbiano impedimenti legittimi a contrarre il matrimonio.
Provvederanno inoltre i Consigli, che le somme annuali destinate ai maritaggi, restino bene assicurate nelle casse dei Pii Luoghi, senza che mai sia lecito d’invertirle ad uso alcuno. Le doti dovranno essere pagate agli sposi dopo adempiute tutte le solennità legali, senza il menomo vincolo, che non fosse dettato dalla legge. Laddove le doti si diano per effetto di legati diretti a particolari famiglie, si serberanno le disposizioni de’ Testatori.
Art.51.
Per tutti i Monti di Maritaggi, che fossero in arretrato di pagamenti di doti, i Consigli sommetteranno subito al Ministro de’ regolamenti, onde porsi in equilibrio la di loro amministrazione. Essi avendo presenti le rendite tutte de’ Monti medesimo, e l’ammontare del debito, qualora manchi ogni altra risorsa, possono proporre una riduzione provvisoria del numero, e del quantitativo delle doti, o pure la sospensione temporanea de’ maritaggi correnti.

Titolo III
Delle Amministrazioni Locali,
e fiducia che viene loro conferita

SEZIONE I
Delle diverse Commissioni Amministrative Locali.
Art. 87.
Esisterà in ogni Comune una Commissione Amministrativa detta Comunale, composta dal Sindaco, o da chi ne fa le veci, e da due amministratori da scegliersi dalla classe de’ Cittadini possidenti, forniti di probità e d intelligenza. Verranno essi proposti in terne dai Collegi Decurionali, o saranno approvati dai Consigli degli Ospizi, dai quali ne sarà data cognizione al Ministero. La loro durata nell’impiego è triennale; sarà lecito nondimeno ai Decurionati di domandare la conferma di uno, o di ammendue gli amministratori per un altro triennio.
ART.88.
Alle Commissioni annoverate nell’articolo precedente sono affidati i proietti, tutt’i Luoghi Pii, Stabilimenti e Cappelle, che nel 1805 si amministravano da’ Deputati, ed Agenti comunali; quelle Istituzioni che sibbene in detta epoca fossero governate da particolari individui, costoro non erano chiamati o designati dai Testatori, né eran garentiti nelle loro amministrazioni da’ Statuti o regole roborate di regio assenso; quelle in fine, le quali per essersi estinte, o disciolte le Corporazioni, che le amministravano, mancano di un legittimo corpo rappresentativo. [Il riferimento alla prassi amministrativa del 1805 è all’innovazione apportata nel decennio di governo francese, quando vennero introdotti nuovi criteri amministrativi nella gestione degli enti di beneficenza del Regno]

SEZIONE II
Art.100.
Tutte le Amministrazioni avranno de’ locali per riunirsi, e per far conservare le carte, i libri, i registri, e quant’altro può riguardare il bene degli Stabilimenti, i loro confidati.
Art.101.
Si riuniranno i membri delle Amministrazioni almeno due volte la settimana. Possono radunarsi straordinariamente quando gli affari lo richieggono [richiedono], soprattutto per evitare i ritardi nocivi al servizio.
Art.102.
Le deliberazioni presso tutte le Amministrazioni saranno prese su la pluralità de’ voti.

indice

premessa di virgilio Iandiorio

introduzione di Deborah Zara Kobylt

capitolo primo

san barbato nel settecento
— Tassa dei cittadini
— Stato delle Anime
— La riforma fiscale dei Borbone

capitolo secondo

il monte dei maritaggi

capitolo TERZO

luca giannone e il monte dei maritaggi

capitolo quarto

contrasti e baruffe intorno al monte
— Documenti dal N.1

capitolo quinto

dispute e rivendicazioni
sui contributi alle zitelle
— Documenti dal N.26

capitolo sesto

l’epilogo del monte giannone
— Documenti dal N.61
APPENDICE 1
L’ex Comune di San Barbato nel Catasto Onciario

APPENDICE 2
Gli Amministratori di San Barbato dal 1851 al 1863

APPENDICE 3
L’Amministrazione dei Luoghi Laicali del Regno

APPENDICE 4
Piccolo Dizionario

note bibliografiche

Per agevolare una corretta interpretazione del testo, si fornisce una breve illustrazione dei termini riscontrati nella documentazione qui riportata. Va anche detto che questi sostantivi erano usuali negli atti delle Amministrazioni Locali del Regno di Napoli.
Allievo: sollievo, sostegno economico dato dalla famiglia a suoi componenti.
Bracciale: Meglio conosciuto oggi col nome di bracciante, era detto chi lavorava la terra per conto di un proprietario terriero, ricevendone in cambio un compenso in natura o in denaro.
Bussolo: vaso a forma di calice, dove si raccoglievano i voti espressi il più delle volte con palline di legno di eguale dimensione. Il verbo bussolare o fare la bussola indicava il sorteggio nelle adunanze pubbliche, quando bisognava scegliere tra più persone quella destinata a ricoprire incarichi, ma anche per altre incombenze.
Cappellania: Ente ecclesiastico sorto per volontà di un fedele con i beni da lui forniti allo scopo di adempiere a un fine di culto che egli ha indicato (il più frequente è la celebrazione di messe) cfr. Arturo Carlo Jemolo, in Enciclopedia Italiana (1930) Treccani s.v. Cappellania.
Carico: L’ufficio che riceveva o trasmetteva una determinata comunicazione o un documento, ne effettuava la dovuta registrazione. L’amministrazione centrale dello Stato faceva leva sui Ministeri, articolati in più “ripartimenti” e “carchi”.
Commissione Amministrativa: Commissione di beneficenza istituita in quei comuni ave il Consiglio Generale degli Ospizi riteneva opportuno. La commissione amministrativa aveva compiti di amministrazione dei beni e delle rendite degli stabilimenti locali di beneficenza.
Consiglio Generale degli Ospizi: Con regi decreti 31 luglio 1806 e 13 settembre 1808 fu attribuita al Ministero dell’Interno la competenza sulla vigilanza degli ospedali civili, dei soccorsi, degli stabilimenti di mendicità e di beneficenza. Il Ministero esercitò questo potere attraverso i Consigli degli Ospizi, istituiti in ogni capoluogo di provincia, e le Commissioni Amministrative.
Decurionato: Organo dell’amministrazione comunale composto da decurioni eletti dai cittadini elettori. Il loro numero era in rapporto alla popolazione, tre ogni mille abitanti fino ad un massimo di trenta. Rimanevano in carica per un biennio e potevano essere riconfermati. I decurioni si riunivano di solito una volta al mese e si interessava della fornitura dei servizi pubblici essenziali, di sovvenire ai bisogni della povera gente.
Ducato: Era la valuta ufficiale del Regno di Napoli. Il ducato era suddiviso in 10 Carlini, e il Carlino in 10 Grana, il grano in 2 Tornesi e il Tornese in 6 Cavalli.
Eletto: Il Sindaco, che durava in carica un anno, era coadiuvato da due Eletti. Il Primo Eletto era l’autorità immediatamente inferiore al Sindaco. Il Secondo Eletto aveva poche attribuzioni, ma sostituiva il Sindaco e il Primo Eletto in caso di loro assenza.
Giudice a contratto: I giudici ai contratti erano funzionari di nomina regia, esistenti solo nel Regno delle Due Sicilie. Avevano il compito di presenziare alla stipula dei contratti per accrescerne la validità.
Governatore: In ambito storico con questo nome si designa un incaricato con mansioni varie secondo i tempi e i luoghi, al quale venivano attribuiti spesso oltre ai poteri politici e amministrativi, anche quelli militari.
Grana: plurale di grano, moneta del Regno di Napoli equivalente alla centesima parte del ducato.
Guardia nazionale: Creata sul modello della Guardia Nazionale francese, allo scopo di dare man forte all’esercito regolare in caso di necessità.
Imprevedute: Le spese comunali straordinarie, non previste in bilancio.
Infogliato: Oggi diremmo “allegato” di un foglio inserito in una pratica ufficiale.
Intendente: Nome del funzionario posto a capo delle circoscrizioni amministrative provinciali, istituite nel 1816. Dopo l’Unità d’Italia venne chiamato Prefetto.
Istruzioni del 20 maggio 1820: Disposizioni impartite dal Re relative all’amministrazione dei Luoghi Pii Laicali e Di Pubblica Beneficenza.
Istrumento di conversione: La conversione dell’atto pubblico si ha quando un documento, formato da un ufficiale pubblico incompetente o incapace ovvero senza l’osservanza delle formalità prescritte, e quindi invalido come atto pubblico, viene fatto valere come scrittura privata se ne contiene gli elementi (art. 2701 c.c.). Enciclopedia on line Treccani s. v. Conversione del contratto.
Luoghi Pii: I Luoghi Pii Laicali era molto ampia e diversificata al suo interno; in essi erano compresi le Cappelle, le Congregazioni, le Confraternite, le Chiese laicali e i Monti.
Monte dei Pegni: La parola Monte indicava istituti o luoghi di raccolta di denaro ( es. Monte dei Maritaggi), oppure fondi di denaro messi insieme da più persone per scopi vari , o anche ammasso di derrate, specialmente cereali (es. Monte Frumentario).
Naturale: abitante natio del luogo.
Pago: pagamento, dallo spagnolo pago.
Piantone: Militare o agente incaricato della vigilanza di un luogo, un edificio o della sorveglianza di una persona, Academic Dictionaries and Encyclopedias s. v.
Poliz(z)ino: Speciale titolo di credito all’ordine emesso per piccoli importi dal Banco di Napoli.
Prammatiche: Leggi, editti, decreti di emanazione regia su determinati oggetti, Cfr. F. De Jorio, Introduzione allo studio delle Prammatiche nel Regno di Napoli, Napoli 1777
Proietto/proietta: trovatello, fanciullo abbandonato dai genitori.
Ratizzo: Importo da pagare, diviso in rate stabilite.
Razionale aggiunto: amministratore delle rendite, del patrimonio dell’ente pubblico.
Reali Domini di qua del Faro: Il Faro è quello di Messina. Poiché fino al Congresso di Vienna, il Regno di Sicilia godeva di una autonomia rispetto al Regno di Napoli propriamente detto, per indicare i loro territori si indicava il Faro come riferimento, quelli posti al di qua e quelli posti al di là.
Repertorio: Ciascun complesso dei documenti soggetti a registrazione particolare (v. punto 2.2), quali i decreti del responsabile della AOO, gli ordini di servizio e le comunicazioni di servizio, nonché i contratti, costituisce una serie archivistica particolare. Tali tipologie di documenti sono registrati ciascuna nel rispettivo repertorio. ARCHIVIO di STATO di LUCCA, MANUALE DI GESTIONE DEL SISTEMA DI PROTOCOLLO INFORMATICO E DELL’ARCHIVIO, 9-4-2013.
Sacro Regio Consiglio: Durante il periodo vicereale spagnolo (1516-1734) era la Corte suprema di Giustizia civile e penale.
Scheda (notarile): comprende gli atti stipulati dal notaio che cessa dalla sua ttività.
Scrittore archivario: responsabile della scheda notarile, a cui vanno i diritti per tutto ciò che riguarda la consultazione e le copie degli atti custoditi.
Stabilimento: Ente di pubblica beneficenza, lo stesso che fondazione, opera pia.
Stato discusso: Bilancio di previsione degli enti locali. Gli stati discussi, prima annuali e poi quinquennali, erano sottoposti al controllo dell’Intendente.
Terra: Con questo termine veniva indicato un luogo abitato, una borgata, un paese.
Ufficio: Un documento amministrativo è ogni forma in cui è rappresentato il contenuto di atti, anche interni, formati dalla Pubblica Amministrazione (PA) o utilizzati a fini della sua attività. Suo sinonimo è “nota”, comunicazione, lettera degli amministratori.
Viti latine: Con il termine “Viti latine” si indicavano le Vites viniferae, le viti da vino più diffuse e coltivate nel Regno di Napoli, Erano chiamate “latine” per il loro rapporto con la cultura del vino dell’Europa latina. Dall’uva “latina”, di colore nerognolo, si ricavava un vino scuro, denso e ricco di tannino.
Zita: diminutivo di Zitella Nella documentazione qui presentata con lo stesso significato si trova la parola Donzella, cioè donna in giovane età, non maritata.

NOTE bibliOGRAFICHE

1. Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli , in 13 volumi pubblicati a Napoli tra il 1797 e il 1816- La citazione è tratta dal tomo VIII p.119.

2. Città, sede della Regia Udienza, cioè del tribunale della provincia di Principato Ultra, fino al 1806.

3. Il Castello di Serra antica baronia, oggi è frazione del comune di Pratola Serra.

4. Erasmo RICCA, La nobiltà delle Due Sicilie, parte prima, Volume IV. NAPOLI 1869 pp.91-2.

5. Archivio di Stato di Avellino, Protocolli notarili Distretto di Avellino.

6. Archivio di Stato di Napoli, Catasti Onciari, La serie completa si trova presso l’Archivio di Stato nel fondo della Regia camera della Sommaria. Il Catasto onciario nel Regno delle Due Sicilie, Comune San Barbato, Provincia Principato Ulteriore, Distretto Avellino, Circondario Chiusano, Comune (autonomo), Diocesi Avellino. Cfr. Il-Catasto-onciario-nel-Regno-delle-Due-Sicilie Retaggio & Genealogia https://www.retaggio.it › catasti-onciari-online

7. Burgensatici erano i beni a carattere personale in opposizione a quelli feudali. Quando si giunse nel 1806 all’abolizione del feudalesimo, insorsero una infinità di cause relative alla spartizione dei beni feudali.

8. I censi enfiteutici erano i canoni pagati dal titolare di un’enfiteusi al proprietario del fondo, che lo dava in concessione. L’enfiteuta aveva il godimento di un fondo di proprietà altrui, ma anche l’obbligo di apportarvi miglioramenti e di pagare un canone.

9. Lorenzo CERVELLINO, Direzione, ovvero Guida delle Università di tutto il regno di Napoli per la sua retta amministrazione, Napoli 1756. Domenico Domenico ALFENO VARIO, Pragmaticae, edicta, decreta, interdicta, regiaeque sanctiones Regni Neapolitani, Napoli 1772. Cfr. Rosario DE IULIO, Pacifico COFRANCESCO, Demografia, proprietà fondiaria e fiscalità nel catasto onciario di una piccola università rurale: il caso di Massa Inferiore in Terra di Lavoro, in: Riviste Online Sapienza https://rosa.uniroma1.it › article › download.

10. Vittoria FERRANDINO, Processi e DOCUMENTI CONTABILI DI UN MONTE DI FAMIGLIA NELLA NAPOLI DEL SETTECENTO. IL “MONTE DELLE VENTINOVE FAMIGLIE”, in: Corte dei conti, https://www.corteconti.it › Download. “Il 29 novembre dell’anno 1585 fu costituito, nel convento di Monte Oliveto a Napoli, il Monte delle Ventinove Famiglie nobili di Napoli, detto anche Monte de’ Maritaggi. Le regole per il governo del Monte erano riassunte nelle trentacinque “voci” che formavano la capitolazione redatta all’atto della costituzione del Monte e rimaste sostanzialmente immutate nel tempo. Scopo principale di tale istituzione era quello di fornire, alle fanciulle che ne facevano parte, delle somme di denaro come doti per matrimoni o “per monacaggi”; dette somme venivano, però, erogate solo al verificarsi di particolari condizioni”.
11. Tatiana ROSSO, Composizione ed effetti degli strumenti di Microfinanza, in: Paesi con diverso grado di sviluppo, Corso di Laurea in Economia, Università di Padova, prova finale a. a. 2017-18.

12. Vittoria FERRANDINO, Processi e documenti contabili di un Monte di Famiglia nella Napoli del Settecento. Il “Monte delle ventinove Famiglie”, Università del Sannio, numero speciale 2021) Corte dei conti, https://www.corteconti.it › Download.

13. Luigino BRUNI, Il mercato delle donne-donate tra eredità e prezzo sociale, in Avvenire del 27 febbraio 2021.

14. V. FERRANDINO, op. cit., p,444.

15. Archivio di Stato di Avellino, Protocolli notarili Distretto di Avellino.

16. Erasmo RICCA, La nobiltà delle Due Sicilie, Parte Prima, Volume IV. NAPOLI 1869 pp.91-2.

17. Archivio di Stato di Avellino, Protocolli notarili Distretto di Avellino del notaio M. Palumbo.

18. Nicola GAMBINO, Candida, Lioni 1987, p.133.

19. Salvatore DE RENZI, Napoli nell’anno 1764, ossia Documenti della carestia e della epidemia che desolarono Napoli nel 1764:preceduti dalla storia di quelle sventure, Napoli, 1868, pp.32-33.

20. Alfonso SILVESTRI, La baronia del Castello di Serra nell’età moderna, Istituto di Studi Atellani, parte seconda, 1999, pp. 168-69.
21. Oggi Prata di Principato Ultra, provincia di Avellino, paese edificato su una collina alla sinistra del fiume Sabato e poco distante da San Barbato.

22. Vittoria FERRANDINO, op. cit., p p.444.

23. Nunzio Federico FARAGLIA, Repertorio degli atti delle Opere Pie, Archivio Provinciale di Foggia, Foggia 1902 pp.10-13.

Description

LA DOTE, LE VERGINI, LE PUERPERE, LA SPOSA

Il fascino del ricordo che si fa presenza È affascinante conoscere coloro che hanno avuto un ruolo determinante nella vita e nell’amministrazione di San Barbato secoli fa, perché fa parte anche della mia eredità. In effetti, la storia dei miei antenati mi ha affascinato fin da quando ero molto giovane. Chiedevo spesso ai miei genitori storie del passato, ma ottenevo poche risposte perché non ce n’erano molte tramandate loro, sebbene la tradizione culinaria e l’amore per la famiglia fossero sempre una costante. Incontrare finalmente i miei parenti a San Barbato e Manocalzati qualche anno fa per la prima volta mi ha aiutato a comprendere non solo da dove è emigrata la mia famiglia, ma anche chi sono io. E dopo aver letto una delle prime copie di questo libro ben documentato, mi sento ancora di più parte di questa regione, legata non solo dalla storia, ma dal sangue. Sono nata nel New Jersey, negli Stati Uniti. Ero una bambina curiosa, che si poneva domande su tutto ciò che incontrava. Mia madre, Edith De Benedictis, era nata a Newark, nel New Jersey. Diceva che una delle mie prime parole fu “perché”. Non c’è da stupirsi che sia diventata giornalista, sempre alla ricerca di risposte alle tante domande che mi frullavano in testa. E una di queste domande riguardava la mia famiglia in Italia, volevo saperne di più sui miei quattro nonni e altri parenti nati lì che arrivarono in America in nave in cerca di opportunità sconosciute. Il padre di mia madre, Nicola “Nicholas” De Benedictis, e mia madre, Antonietta Del Mauro, erano entrambi di San Barbato-Manocalzati. Come molti italiani, Nicola arrivò negli Stati Uniti all’inizio del 1900 in cerca di lavoro e alla fine trovò impiego nelle ferrovie. Mi è stato detto che Antonietta fu imbarcata su una nave dall’Italia in giovane età con un biglietto in mano con su scritto chi cercare al suo arrivo. Nicola morì quando mia madre era adolescente, quindi non l’ho mai incontrato. I documenti indicano che lui e mia nonna ebbero nove figli, due dei quali morirono molto giovani. Conoscevo mia nonna, Antonietta, una bellissima donna con lunghi capelli bianchi che portava raccolti in uno chignon. Mia nonna veniva spesso a stare con noi quando ero piccola e ho sviluppato uno stretto rapporto con lei. Giocavamo a scopa, un gioco di carte italiano, che ci univa, perché, pur non parlando la stessa lingua, eravamo legate dall’amore. Infatti, mia nonna non parlava inglese e io capivo pochissimo l’italiano. Molti della mia generazione non hanno imparato l’italiano perché ci dicevano: “Sei in America. Parla inglese”. I miei genitori parlavano spesso italiano tra di loro e con i miei zii e zie, ma non con me. Quindi, sebbene la lingua fosse una barriera, il legame con le mie radici italiane attraverso il cibo, la danza, le riunioni di famiglia e le tradizioni era ciò che avevamo in comune. Provavo a chiedere a mia nonna com’era crescere in Italia, ma spesso mi rispondeva con una sola parola o a volte con la frase “molto difficile”. Naturalmente, volevo saperne di più, ma questo era tutto ciò che ottenevo. Mio padre, Anthony John Zara o “Tony”, era di Union, nel New Jersey. Suo padre, Giovanni “John” Zara, e sua madre, Luisa Di Palma, erano originari della zona di San Barbato, come gli altri miei nonni. Mio padre mi raccontò che suo padre da bambino visitava il New Jersey con suo padre, Dominic Zara, e lavorava con lui nel giardinaggio e in altre attività. Dai racconti che mi sono stati tramandati, ho appreso che quando Giovanni Zara emigrò finalmente negli Stati Uniti, aprì una sua prospera attività di giardinaggio, che gli permise di inviare denaro in Italia per aiutare la sua famiglia.

Premessa

Cara lettrice, caro lettore.

Sono trascorsi otto anni, da quando, nel 2017, venne pubblicato il libro sul Monte dei Maritaggi nel Comune di San Barbato, autonomo allora, ci riferiamo al XIX secolo, perché non ancora unito al confinante Comune di Manocalzati.
Abbiamo creduto che fosse utile far conoscere le vicende che si sono susseguite intorno al Monte Giannone, un’istituzione benefica del Comune di San Barbato di cui si era perduta la memoria. Ringraziamo perciò la Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione di Manocalzati, trovatasi occasionalmente in possesso di questa documentazione, per averci coinvolti in questa interessante ricerca storica.
Una storia delle donne povere del comune di San Barbato, che per potersi maritare avevano bisogno dei sussidi del Monte dei Maritaggi.
Non vi troverai, amica lettrice e amico lettore, valutazioni di sorta o confronti con i nostri giorni. Sono riportate le parole di tante persone che hanno lasciato testimonianza di sé in poche espressioni scritte. Nel rispetto della riservatezza, a cui ogni individuo ha diritto, abbiamo riferito, a mo’ di cronisti, le parole senza sovrapporre le nostre alle loro.
Parlare della condizione femminile nei secoli passati, mettendola a confronto con il nostro tempo, in cui si rivendica alla donna il diritto a pari opportunità con gli uomini, potrebbe risultare poco utile per ricostruire un cammino di emancipazione che è ancora in atto e che apre a tante possibilità di cambiamento del nostro mondo. I fatti storici sono unici, ma la loro unicità non è oscura e segreta. Perché possono esserci nuovi punti di vista da cui guardare gli eventi. Il passato, perciò, è sempre nuovo, perché sono tantissimi i punti di vista da cui guardarlo. Il passato l’abbiamo dentro di noi e insieme con noi si muove.
La giornalista e scrittrice Deborah Zara Kobylt, che vive negli Stati Uniti, ma con origini sambarbatesi, legge insieme a me quelle carte che parlano del mio e del suo paese.
La storia come testimonianza di quello che siamo e di quello che siamo stati (nei nostri antenati). La narrazione di Deborah Zara Kobylt è un tuffo nel passato attraverso le voci e le parole dei suoi familiari e la lettura dei documenti che parlano dei nostri antenati. La finalità di questo lavoro è quella di dare un volto al nostro paese, che rischia di cadere nel vuoto dell’anonimato. Non la fiaba che comincia con “C’era una volta”, ma il racconto della vita vissuta: C’era una volta un paese chiamato San Barbato con i suoi abitanti e le loro storie di vita quotidiana, che certamente susciteranno commozione.

Introduzione

Il fascino del ricordo
che si fa presenza

È affascinante conoscere coloro che hanno avuto un ruolo determinante nella vita e nell’amministrazione di San Barbato secoli fa, perché fa parte anche della mia eredità. In effetti, la storia dei miei antenati mi ha affascinato fin da quando ero molto giovane. Chiedevo spesso ai miei genitori storie del passato, ma ottenevo poche risposte perché non ce n’erano molte tramandate loro, sebbene la tradizione culinaria e l’amore per la famiglia fossero sempre una costante. Incontrare finalmente i miei parenti a San Barbato e Manocalzati qualche anno fa per la prima volta mi ha aiutato a comprendere non solo da dove è emigrata la mia famiglia, ma anche chi sono io. E dopo aver letto una delle prime copie di questo libro ben documentato, mi sento ancora di più parte di questa regione, legata non solo dalla storia, ma dal sangue.
Sono nata nel New Jersey, negli Stati Uniti. Ero una bambina curiosa, che si poneva domande su tutto ciò che incontrava. Mia madre, Edith De Benedictis, era nata a Newark, nel New Jersey. Diceva che una delle mie prime parole fu “perché”. Non c’è da stupirsi che sia diventata giornalista, sempre alla ricerca di risposte alle tante domande che mi frullavano in testa. E una di queste domande riguardava la mia famiglia in Italia, volevo saperne di più sui miei quattro nonni e altri parenti nati lì che arrivarono in America in nave in cerca di opportunità sconosciute.
Il padre di mia madre, Nicola “Nicholas” De Benedictis, e mia madre, Antonietta Del Mauro, erano entrambi di San Barbato-Manocalzati. Come molti italiani, Nicola arrivò negli Stati Uniti all’inizio del 1900 in cerca di lavoro e alla fine trovò impiego nelle ferrovie. Mi è stato detto che Antonietta fu imbarcata su una nave dall’Italia in giovane età con un biglietto in mano con su scritto chi cercare al suo arrivo. Nicola morì quando mia madre era adolescente, quindi non l’ho mai incontrato. I documenti indicano che lui e mia nonna ebbero nove figli, due dei quali morirono molto giovani. Conoscevo mia nonna, Antonietta, una bellissima donna con lunghi capelli bianchi che portava raccolti in uno chignon. Mia nonna veniva spesso a stare con noi quando ero piccola e ho sviluppato uno stretto rapporto con lei. Giocavamo a scopa, un gioco di carte italiano, che ci univa, perché, pur non parlando la stessa lingua, eravamo legate dall’amore. Infatti, mia nonna non parlava inglese e io capivo pochissimo l’italiano. Molti della mia generazione non hanno imparato l’italiano perché ci dicevano: “Sei in America. Parla inglese”. I miei genitori parlavano spesso italiano tra di loro e con i miei zii e zie, ma non con me. Quindi, sebbene la lingua fosse una barriera, il legame con le mie radici italiane attraverso il cibo, la danza, le riunioni di famiglia e le tradizioni era ciò che avevamo in comune. Provavo a chiedere a mia nonna com’era crescere in Italia, ma spesso mi rispondeva con una sola parola o a volte con la frase “molto difficile”. Naturalmente, volevo saperne di più, ma questo era tutto ciò che ottenevo.
Mio padre, Anthony John Zara o “Tony”, era di Union, nel New Jersey. Suo padre, Giovanni “John” Zara, e sua madre, Luisa Di Palma, erano originari della zona di San Barbato, come gli altri miei nonni. Mio padre mi raccontò che suo padre da bambino visitava il New Jersey con suo padre, Dominic Zara, e lavorava con lui nel giardinaggio e in altre attività. Dai racconti che mi sono stati tramandati, ho appreso che quando Giovanni Zara emigrò finalmente negli Stati Uniti, aprì una sua prospera attività di giardinaggio, che gli permise di inviare denaro in Italia per aiutare la sua famiglia. Mi è stato detto che alla fine acquistò una proprietà a San Barbato, che lasciò in eredità alla sua famiglia in Italia alla sua morte. Anche mio nonno acquistò una casa a Union, nel New Jersey, con mia nonna Luisa, ed è lì che mio padre visse con i suoi fratelli. Giovanni e Luisa ebbero cinque figli, tutti nati in America, con mio padre in mezzo. Non conoscevo mio nonno. Morì mentre mio padre prestava servizio nell’esercito degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale. Molti familiari dicevano che mio nonno era alto e incredibilmente generoso. Questo mi ha scaldato il cuore e mi ha ricordato mio padre, anche lui un uomo generoso, sebbene non molto alto. Dicono che ho preso la mia altezza da mio nonno.
Non avendo mai conosciuto nessuno dei miei nonni, ricostruivo le storie che mi venivano tramandate con poche parole. Mia nonna Luisa era gentile e intelligente. Mi raccontavano che aveva avuto un’infanzia difficile in Italia, cresciuta dalla matrigna, ma che la vita era bella quando sposò mio nonno Zara. In America prosperarono, riuscendo a comprarsi un’auto e un camioncino, e mio padre diceva che avevano la prima linea telefonica del quartiere, che amici e parenti usavano per chiamare casa in Italia. Mi raccontava anche che i suoi genitori preparavano cestini per i meno fortunati durante le feste, pieni di cibo e giocattoli. Questo mi rendeva orgogliosa. Ricordo che mia nonna Luisa preparava sempre i miei biscotti preferiti quando andavo a trovarla nel suo piccolo appartamento a Springfield. Parlava pochissimo inglese, quindi le nostre conversazioni erano brevi. Dicono che le assomigliassi, ma ero chiaramente più alta di almeno trenta centimetri. La guardavo spesso, come facevo con l’altra mia nonna, Antonietta, e mi chiedevo quali storie custodissero dentro di sé, forse troppo difficili da raccontare, sapendo che lasciare la famiglia alle spalle era stato così difficile.
I miei genitori non sono mai andati in Italia a trovare i loro parenti. Dicevano che era troppo costoso. Da bambina, la mia curiosità per queste persone con cui ero imparentato, ma di cui sapevo molto poco, è cresciuta. Questa curiosità mi ha accompagnato per tutta la vita. Poi i miei genitori sono morti, e questo ha cambiato tutto. Con loro sono scomparse storie sulla mia storia ancestrale che ancora non conoscevo. Ero profondamente addolorata e cercavo di entrare in contatto con la mia famiglia.
Ora passiamo a un partner improbabile, Facebook. Antonietta Spagnuolo Frasso, che vive nel New Jersey, è imparentata con il ramo Zara della mia famiglia. In qualche modo ci siamo sentiti in sintonia. Mi ha raccontato dei miei genitori e dei loro primi anni nel New Jersey e di come venivano a trovarla a casa sua. Antonietta è nata a San Barbato e mi ha raccontato della sua vita lì prima di venire in America. Ha detto che le mancava ancora la sua terra natale. Un giorno le ho espresso il mio interesse a visitare San Barbato e lei mi ha subito suggerito di contattare la famiglia tramite Facebook. Incredibile! Zara, Battaglia e tanti altri membri della famiglia, a portata di clic su questo social media. L’ho contattata e sono stata subito accolta con entusiasmo. Forse avevano lo stesso desiderio di incontrare i loro parenti americani, proprio come io desideravo incontrare la mia famiglia in Italia. Qualunque cosa comportasse, eravamo determinati a realizzarla. Legati dal sangue e dalla storia, le nostre strade si sarebbero presto incrociate.
Mio marito John e due dei miei tre figli mi hanno accompagnato a San Barbato. Siamo atterrati a Roma e abbiamo guidato fino a Napoli, per poi raggiungere un hotel a San Barbato. Abbiamo aspettato di incontrare dei parenti sconosciuti che sarebbero venuti a prenderci per cena. Quello che è successo dopo è un ricordo indelebile nella mia mente. Sono arrivate due auto con alcuni membri della mia splendida famiglia, ansiosi di accompagnarci a incontrare altri parenti. Sono stata accolta da così tanti nuovi membri della famiglia che ero sopraffatta dalla gioia. Ci hanno accolto con un enorme mazzo di rose, cibo e bevande fatti in casa, e la famiglia era curiosa di conoscerci tanto quanto noi lo eravamo di conoscere loro. Ho pianto, pensando a quanto sarebbero stati orgogliosi i miei genitori in quel preciso momento, e improvvisamente ho sentito la loro presenza, come se mi avessero guidata fin lì. Nei giorni successivi, siamo stati accompagnati in ogni punto di interesse di San Barbato, Manocalzati e Avellino, visitando chiese, monumenti, ristoranti, tombe di familiari defunti e un concerto serale al famoso Castello di San Barbato. Tutto era ben pianificato e ogni parente ha contribuito a farci sentire accolti, nutriti e amati. Mi sentivo legata, come tutti noi, non solo ai miei parenti più prossimi, ma anche a coloro che ci avevano preceduto secoli fa.
Da allora siamo rimasti in contatto, sono tornata a trovarli e ho intenzione di continuare a far loro visita molte altre volte in futuro. Ancora oggi, ci salutiamo con un messaggio di “Buongiorno” ogni mattina. Rimane uno dei momenti più belli della mia giornata.
Prima di concludere, un po’ di informazioni su di me. Mi sono trasferita a Los Angeles, in California, negli anni ’90, subito dopo aver sposato mio marito John. Sono una giornalista televisiva, conduttrice di podcast e scrittrice, e mio marito è un conduttore radiofonico. Abbiamo tre figli che sono il centro del nostro universo, e sono grata che almeno due di loro abbiano intrapreso questo percorso, e un giorno anche il più piccolo si unirà a noi.
Questo magnifico libro, frutto di una ricerca approfondita, sulla storia della regione da cui provengo è ancora più significativo e importante che mai. È una storia che intreccia famiglie, matrimoni, istituzioni governative, proprietà terriere e l’amore per questo luogo che anch’io chiamo casa. Sono grata per questa opportunità di condividere le mie esperienze in questa splendida zona e l’enorme impatto che ha avuto sulla mia vita e su quella dei miei figli, legati dal sangue e dall’amore della famiglia. Dal profondo del mio cuore, sentendo la presenza dei miei genitori e dei miei nonni, vi ringrazio per questa opportunità di condividere con voi il mio amore per San Barbato-Manocalzati e per le persone che lì considero famiglia, compresi coloro che sono scomparsi e che sono menzionati in questo libro. Spero un giorno di ottenere la cittadinanza italiana per poter davvero chiamare questo luogo casa.
Con amore e gratitudine,

Deborah Zara Kobylt

Testo originale in lingua inglese

It is fascinating to learn about those who were instrumental in the life and governing of San Barbato from centuries ago, because it is a part of my legacy, too. In fact, the history of my ancestry has fascinated me since I was very young. I would often ask my parents about stories from the past, yet I got few answers because there were not many stories passed down to them, although the tradition of food and love of family was always a constant. Finally meeting my relatives in San Barbato and Manocalzati a few years ago for the first time brought me closer to understanding not just where my family emigrated from, but who I am. And after reading an early copy of this well-researched book, I feel a part of this region even more so, not just bound by history, but by blood.
I was born in New Jersey, USA. I was a curious child, asking questions about everything that came my way. My mother, Edith DeBenedictis, was born in Newark, New Jersey. She said my one of first words was “why.” It’s no wonder I became a journalist, always seeking answers to the many questions in my head. And one of those questions was about my family in Italy, wanting to know more about my four grandparents and other relatives born there who traveled to America by boat looking for opportunities unknown.
My mother’s father, Nicola “Nicholas” DeBenedictis, and mother, Antionette DelMauro, were both from San Barbato-Manocalzati. Like many Italians, Nicola came to the United States in the early 1900’s looking for work, and eventually found employment with the railroad. I was told that Antoinette was placed on a ship from Italy at a young age with a note in her hand of who to find when she arrived. Nicola died when my mother was a teenager, so I never met him. Records indicate that he and my grandmother had nine children, two who died very young. I knew my grandmother, Antoinette, a beautiful woman with long white hair that she would wear in a bun. My grandmother would often stay with us when I was young, and I developed a close relationship with her. We would play the Italian card game, scopa, which would bind us together, because while we didn’t speak the same language, we were bound by love. In fact, my grandmother spoke no English and I understood very little Italian. Many in my generation didn’t learn Italian because we were told, “You’re in America. Speak English.” My parents often spoke Italian to each other and to my aunts and uncles, but not to me. So while language was a barrier, connection to my Italian roots through food, dance, family gatherings, and tradition is what we shared in common. I would try to ask my grandmother what it was like growing up in Italy, but was often met with one word answers or sometimes the phrase, “very hard.” Naturally, I wanted to know more, but this was all I got.
My dad, Anthony John Zara or “Tony,” was from Union, New Jersey. His father, Giovanni “John” Zara, and mother, Luisa DiPalma, originated from the San Barbato area like my other grandparents. My father told me that his dad would visit New Jersey as a boy with his father, Dominic Zara, and would work with him gardening and in other businesses. From stories passed down to me, I learned that when Giovanni Zara finally emigrated to the United States, he started his own successful gardening business, enabling him to send money back to Italy to help his family there. I was told he eventually purchased property in San Barbato which he willed to his family in Italy upon his death. My grandfather also purchased a home in Union, New Jersey with my grandmother, Luisa, and this is where my dad lived with his siblings. Giovanni and Luisa had five children, all born in America, my dad being in the middle. I did not know my grandfather. He died while my father was serving in WWII in the United States Army. Numerous family members said that my grandfather was tall in stature and incredibly generous. This warmed my heart, and reminded me of my own father, also a generous man although not very tall. They say I got my height from my grandpa.
Since I never met either of my grandfathers, I would piece together stories handed down to me with just a few words. My grandmother, Luisa, was kind and smart. I was told she had a difficult childhood in Italy, raised by her stepmother, but that life was good when she married my grandpa Zara. They thrived in America, being able to purchase a car and a truck, and my dad said they had the first telephone line in the neighborhood, which friends and family would use to call home to Italy. He also told me that his parents would make baskets for those less fortunate during the holidays, filled with food and toys. This made me proud. I remember my grandma Luisa always made my favorite cookies when I visited her small apartment in Springfield. She spoke very little English, so our discussions were brief. They say I looked like her, but I clearly stood at least a foot taller. I would often look at her, as I did my other grandmother, Antoinette, and wonder what stories they kept inside, perhaps too difficult to talk about, knowing there was so much hardship leaving family behind.
My parents never traveled to Italy to meet their relatives there. They said it was too expensive. As a child, my curiosity grew about these people I was related to yet knew very little about. This curiosity persisted throughout my life. Then my parents died, and that shifted everything. With them went stories about my ancestral history I still did not know. I was deep in grief, and was looking to connect with family.
Now we turn to an unlikely partner, Facebook. Antoinette Spagnuolo Frasso, who lives New Jersey, is related to the Zara side of my family. We somehow connected. She told me about my parents and their early years in New Jersey and how they would visit at her home. Antoinette was born in San Barbato and told me about her life there before coming to America. She said she still missed her homeland. I expressed my interest in visiting San Barbato one day, and she promptly suggested family to connect with through Facebook. Amazing! Zara’s, Battaglia’s, and so many other family members, just a “friend” click away on this social media platform. I reached out, and was quickly met with enthusiasm. Perhaps they had the same longing to meet their relatives from America the way I wanted to meet my family in italy. Whatever it was, we were committed to making it happen. Bound by blood and history, our paths would soon cross.
My husband, John, and two of my three sons made the trip with me to San Barbato. We flew into Rome and drove through Naples and eventually to a hotel in San Barbato. We waited to meet relatives unknown who would pick us up for dinner. What unfolded next is a memory forever etched in my mind. Two cars arrived with some of my beautiful family, eager to take us up the road to meet more relatives. I was greeted by so many new family members, I was overwhelmed with joy. They welcomed us with a huge bouquet of roses, homemade food and drink, and family as curious to meet us as we were to meet them. I cried, thinking about how proud my parents would be in this very moment, and I suddenly felt their presence, as though they guided me here. In the days that followed, we were taken to every point of interest in San Barbato, Manocalzati, and Avellino, visiting churches, landmarks, restaurants, gravesites of family who had passed, and an evening concert at the famed San Barbato Castle. This was well planned, and every relative had a part in making us feel welcomed, fed, and loved. I felt connected, we all did, to not only my immediate relatives, but to those who came centuries before us.
We have since kept in touch, and I’ve gone back to visit them and plan to continue visiting many times in the future. To this day, we greet each another with a “Buongiorno” message each morning. It remains one of the highlights of my day.
Before I conclude, a little about me. I moved to Los Angeles, California in the 1990’s just after I married my husband, John. I am a television journalist, podcast host, and writer, and my husband is a radio host. We have three sons who are the center of our universe, and I’m grateful at least two of them made this journey, and one day our youngest will join as well.
This magnificent, well-researched book of the history of the region from where I come from is even more meaningful and important than ever. It’s a story that weaves together families, marriages, government institutions, land ownership, and the love of this place I, too, call home. I am grateful for this opportunity to share my own experiences from this beautiful area, and the tremendous impact it has had on my life and the lives of my children, bound by blood and the love of family. From the bottom of my heart, feeling the presence of my parents and grandparents, I thank you for this opportunity to share with you my love of San Barbato-Manocalzati and the people there I call family, including those who have passed and are highlighted in this book. I hope to one day get my Italian citizenship so I can truly call this place home.
With Love and Gratitude,

Deborah Zara Kobylt

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Editorial Review

APPENDICE 1

l’ex comune di san barbato
nel catasto onciario

Il comune di San Barbato al Catasto Onciario del 1752.
Come una fotografia istantanea: San Barbato nel 1752 dai registri parrocchiali e dal Catasto Onciario.
Stato delle anime: comunicandi 201, tenuti al precetto pasquale 36, infanti 62. Totale della popolazione 299.
Catasto Onciario: Bracciali capofamiglia 31: Antonio Della Contrada, Antonio Pastore, Antonio Zara, Andrea Melchionno, Angelo Cierzo, Biaggio Cierzo, Bartolomeo Mallariello, Crescenzo Del Mauro, Carmine Riccio, Domenico Melchionno, Domenico Nittolo, Domenico Riccio, Domenico Dello Sasso, Domenico Buonomo, Gennaro Vallone, Gaetano Sorrentino, Gaetano Del Mauro, Gaetano Tirone, Girolamo Melchionno, Giovan Battista Faugno, Giovanni Dente, Giuseppe Zaino, , Innocenzo Del Mauro, Ipolisto Zara, Marc’Antonio Martone, Nicola Nittolo, Nicola Chiumiento, Nicola Fasulo, Orazio Zara, Salvatore Ventola, Sabatino Nittolo.

Inabili:
Alessio De Mauro
Antonio d’Amico, zoppo barbiere
Domenico Vella, cieco

Vedove:
Giovanna Marasca
Maddalena dello Seno
Paola Riccio

Notai:
Magnifico Notaio Vingenzo Picone

Sacerdoti:
Don Felice Del Mauro Sacerdote
Don Filippo Dente Sacerdote
Don Gaetano Del Mauro Sacerdote
Don Nicola Del Mauro Sacerdote
Don Marco Arciprete Fredella.

Forastieri non residente con bonatenenza [le persone provenienti da fuori del territorio del Comune, che possedevano beni in San Barbato, dovevano pagare la "bonatenenza" cioè l’imposta sul patrimonio). Di essi, 34 provenivano da Manocalzati, 6 da Serra, 1 da Atripalda, 1 da Candida, 1 da Monteforte, 1 da Pietradefusi, 1 da Parolise.
Non si può tralasciare il personaggio più importante di San Barbato. “L’ Illustre Don Nicolo Ristaldi Barone di questa Terra, abitante in Napoli, possiede l’infrascritti beni burgensatici [proprietà libera e non vincolata alla struttura feudale] cioè:
-Il Palazzo Baronale, edificato ove suoi antecessori nel luogo detto il Castello, di più e diversi membri inferiori e superiori per proprio uso [si tratta di una casa costruita ai piedi del castello], più sotto detto Palazzo, vi sono alcune stanze affittate ad alcuni cittadini di questa Terra per annui ducati 16.
-Annui ducati 26 che esigge [sic] da diversi cittadini di questa Terra per causa de censi minuti [tasse dovute al barone da cittadini e forestieri che tengono beni concessigli dal re] sopra le cose che da medesimi si possedono.
- Un territorio seminativo di tomola 15 ed alberi fruttiferi e viti latine nel luogo detto Le Pischere.
- Territorio di tomola 2 e mezze parte seminatorio e parte con vigne di viti latine e casa di fabrica [sic] nel luogo detto La Pantana.
- Annui ducati 244 e grana 91 che esigge [sic] da diversi cittadini e forastieri per causa de cennzi enfiteutici sopra territori che da medesimi si possedono sopra suolo burgensatico [terre possedute in piena proprietà dal barone].
- Annui ducati 3 e grana 85 per capitale di ducati 55 che se li corrispondeno da Domenico Del Mauro per vendita di annue entrate fatteli sopra suoi beni.
- Annui carlini 35 per capitale di ducati 50 se li corrispondeno dal Magnifico Notaio Vincenzo Picone per vendita di annue entrate fatteli sopra suoi beni.
Poiché nel Catasto Onciario accanto ai nomi dei bracciali è riportata anche la loro età, si può stabilire che il 33% di essi aveva un’età tra i 24 e i 38 anni; il 36% tra i 43 e i 50 anni, il 18% tra i 52 e i 60 anni, e solo il 12% aveva un’età tra i 65 e i 75 anni.
Che cosa accadeva ai ragazzi di età preadolescenziale? C’era qualche aiuto per quelli più poveri da parte della comunità? Se il comune di San Barbato avesse avuto un suo romanziere, come la Gran Bretagna Charles Dickens (1812-1870), che ha narrato la storia di un orfano londinese, avrebbe avuto anche San Barbato il suo Oliver Twist.
Qualcosa di simile accadde a San Barbato, ma dobbiamo fare un passo avanti di una novantina di anni rispetto al Catasto Onciario di sopra riportato. Dagli Atti dell’Intendenza della Provincia di Principato Ultra, leggiamo questo documento amministrativo, lettera ufficiale riguardante operazione di Polizia, datato Avellino 11 gennaio 1840 indirizzato dall’Intendente di Principato Ultra “Ai Signori Sotto Intendenti, Regi Giudici, Sindaci della Provincia”:
“Nel giorno 24 dello scorso mese dicembre verso le ore ventidue [tardo pomeriggio, secondo il calcolo dell’ora all’italiana] un ragazzo di anni dieci circa per nome V. C. [il nome viene indicato con le iniziali del nome e del cognome] del Comune di San Barbato, appartossi dalla casa paterna, senza essersi potuto rinvenire nel proprio Comune.
Io quindi nel trascrivere alla Signorie Loro i connotati del suddetto, impegno il loro zelo per le opportune ricerche del medesimo; e rinvenendosi me ne faranno rapporto.
Condizione [sociale del ragazzo e aspetto fisico] bracciale, statura bassa, capelli castagni, occhi cervoni [il cervone è un serpente inoffensivo di notevoli dimensioni, di colore grigio giallastro, comune nel Meridione], naso grande, anni nove in dieci, color naturale; vestimento: calzone lungo di cottone cecere [colore giallo cinerino], giacca vecchia di londrino [tessuto di panno scuro], camiciola vecchia di cotone, cappello bianco, scalzo, senza calze e senza scarpe”.
Dopo venti giorni dalla scomparsa, quando venne inviata la lettera ufficiale dell’Intendente, non sappiamo se il ragazzo successivamente fosse stato ritrovato. A noi rimane questa nuda e cruda descrizione di un ragazzo scalzo che molto probabilmente non fece più ritorno al suo paese e alla sua famiglia.

Appendice 2

Gli Amministratori
di San Barbato dal 1851 al 1863

Nei Comuni del Regno di Napoli agli inizi del secolo XVIII operava un numero variabile di organi amministrativi, a seconda del numero dei cittadini residenti. Nei comuni composti da poche famiglie, come nel nostro caso dove non c’era particolare necessità di distinzione di compiti, a capo dell’amministrazione c’era il Sindaco coadiuvato nella conduzione amministrativa da due eletti e da un cancelliere.
Nel 1806 venne istituita da Giuseppe Bonaparte l'Intendenza di Principato Ultra con capoluogo Avellino, che aveva competenze amministrative, di polizia e di vigilanza sui comuni e sulle istituzioni di beneficenza su tutto il territorio provinciale. L’ intendente era affiancati da un Consiglio di Intendenza, competente di affari amministrativi e tributari.
Dopo il Congresso di Vienna del 1815 ritornarono i Borbone nel Regno delle Due Sicilie. Il re Ferdinando I riorganizzò nuovamente le amministrazioni locali lasciando la suddivisione in province attuata nel decennio francese.
Venne stabilito che ogni comune del Regno avesse un sindaco, un primo e un secondo eletto, un cancelliere archivario, un cassiere ed il decurionato. Quest’ultimo era un Consiglio, chiamato Decurionato, perché composto da consiglieri detti Decurioni in numero di tre ogni 1000 abitanti o frazione di mille; essi venivano nominati dall’Intendente con l’approvazione del Re, sulla base delle liste degli eleggibili di ogni comune.
Sindaco ed eletti venivano nominati ogni tre anni dal re nei centri di prima e seconda classe, e dall’intendente in quelli di terza classe. I comuni erano suddivisi in tre classi definite in base alla consistenza della popolazione residente: i comuni di prima classe avevano un numero di abitanti superiore a diecimila unità, i comuni di seconda classe un numero di abitanti compreso fra diecimila e tremila unità, i comuni di terza classe un numero di abitanti inferiore a tremila unità. L’appartenenza alle varie classi determinava una diversa composizione delle municipalità e dei consigli comunali e anche criteri differenti di eleggibilità dei loro componenti.
Il Sindaco presiedeva il decurionato e dava esecuzione alle sue delibere dopo l’ approvazione dell’Intendente, ma era anche ufficiale di stato civile, ufficiale di polizia e, se fosse non ci fosse un giudice di pace, rappresentava la polizia giudiziaria.
Dei due eletti, che affiancavano il sindaco, il primo era pubblico ministero nei giudizi di competenza del giudice di circondario e sovrintendente di polizia municipale e rurale.; il secondo assisteva il sindaco e lo sostituiva in caso di assenza o impedimento.

Per gli anni dal 1851 al 1863 negli atti riportati relativi al Monte Luca Giannone ritroviamo la sottoscrizione dei seguenti sindaci:
1851 Emanuele Melchionno
1852 Emanuele Melchionno
1853: 2° Eletto, Giovanni Zara
1854: Giuseppe Jorio
1855: Giuseppe Jorio, 2° Eletto Giovanni Zara
1856: Giuseppe Jorio, 2° Eletto Pasquale Melchionno
1857: ---
1858: Giuseppe Jorio
1859: Francesco Del Mauro, 2° Eletto Pasquale Melchionne
1860: ---
1861: Vincenzo Jorio
1862: Nicola Mazzariello, fino al 29 maggio
1862: Gennaro Venezia, Assessore Nicola Mazzariello
1863: Per il Sindaco, l’Assessore Nicola Mazzariello.

APPENDICE 3

L’amministrazione
dei Luoghi Pii Laicali del Regno

Istruzioni del 20 maggio 1820 emanate dal Ministro degli Affari Interni per l’amministrazione degli Stabilimenti di pubblica beneficenza e de’ Luoghi Pii Laicali del Regno. [Le Istruzioni si compongono di 158 articoli, suddivisi in 7 sezioni; di cui vengono qui riportati quelli riguardanti le Commissioni Amministrative Comunali].

Titolo I
Disposizioni generali

SEZIONE I.
Degli Stabilimenti di beneficenza e Luoghi Pii Laicali, loro tutela ed amministrazione.
ART. 1.
La Sorveglianza, tutela e direzione degli Stabilimenti di Beneficenza e de’ Luoghi Pii Laicali, ch’esistono in tutt’i Comuni, è affidata ai Consigli degli Ospizi stabiliti ne’ Capiluoghi delle rispettive Provincie.
ART. 2.
Sotto l’indicazione di Stabilimenti di Beneficenza e di Luoghi Pii Laicali s’intendono gli Ospedali, gli Orfanotrofi, i Conservatori e Ritiri, i Monti de’ Pegni, de’ Maritaggi, di Elemosine, i Monti Frumentari, le Arciconfraternità e Congregazioni, le Cappelle Laicali, finalmente tutte quelle Istituzioni, Legati ed Opere, che sotto qualunque denominazione e titolo si trovano, o che saranno addette al sollievo degl’indigenti, e de’ proietti.
Art. 3.
L’Amministrazione diretta degli enunciati Stabilimenti è data alle Commissioni Amministrative, o a quegl’individui che hanno legittimo dritto per governarli, come verrà successivamente spiegato.

SEZIONE VIII
ART. 50.
Per facilitare i matrimoni, ed ottenere che le somme destinate per doti non restino lungo tempo inoperose, disporranno i Consigli, che nel bussolo annuale sieno comprese solo le donzelle, che oltre alle qualità volute dai Fondatori, contino il duodecimo anno compiuto di loro età, e che non abbiano impedimenti legittimi a contrarre il matrimonio.
Provvederanno inoltre i Consigli, che le somme annuali destinate ai maritaggi, restino bene assicurate nelle casse dei Pii Luoghi, senza che mai sia lecito d’invertirle ad uso alcuno. Le doti dovranno essere pagate agli sposi dopo adempiute tutte le solennità legali, senza il menomo vincolo, che non fosse dettato dalla legge. Laddove le doti si diano per effetto di legati diretti a particolari famiglie, si serberanno le disposizioni de’ Testatori.
Art.51.
Per tutti i Monti di Maritaggi, che fossero in arretrato di pagamenti di doti, i Consigli sommetteranno subito al Ministro de’ regolamenti, onde porsi in equilibrio la di loro amministrazione. Essi avendo presenti le rendite tutte de’ Monti medesimo, e l’ammontare del debito, qualora manchi ogni altra risorsa, possono proporre una riduzione provvisoria del numero, e del quantitativo delle doti, o pure la sospensione temporanea de’ maritaggi correnti.

Titolo III
Delle Amministrazioni Locali,
e fiducia che viene loro conferita

SEZIONE I
Delle diverse Commissioni Amministrative Locali.
Art. 87.
Esisterà in ogni Comune una Commissione Amministrativa detta Comunale, composta dal Sindaco, o da chi ne fa le veci, e da due amministratori da scegliersi dalla classe de’ Cittadini possidenti, forniti di probità e d intelligenza. Verranno essi proposti in terne dai Collegi Decurionali, o saranno approvati dai Consigli degli Ospizi, dai quali ne sarà data cognizione al Ministero. La loro durata nell’impiego è triennale; sarà lecito nondimeno ai Decurionati di domandare la conferma di uno, o di ammendue gli amministratori per un altro triennio.
ART.88.
Alle Commissioni annoverate nell’articolo precedente sono affidati i proietti, tutt’i Luoghi Pii, Stabilimenti e Cappelle, che nel 1805 si amministravano da’ Deputati, ed Agenti comunali; quelle Istituzioni che sibbene in detta epoca fossero governate da particolari individui, costoro non erano chiamati o designati dai Testatori, né eran garentiti nelle loro amministrazioni da’ Statuti o regole roborate di regio assenso; quelle in fine, le quali per essersi estinte, o disciolte le Corporazioni, che le amministravano, mancano di un legittimo corpo rappresentativo. [Il riferimento alla prassi amministrativa del 1805 è all’innovazione apportata nel decennio di governo francese, quando vennero introdotti nuovi criteri amministrativi nella gestione degli enti di beneficenza del Regno]

SEZIONE II
Art.100.
Tutte le Amministrazioni avranno de’ locali per riunirsi, e per far conservare le carte, i libri, i registri, e quant’altro può riguardare il bene degli Stabilimenti, i loro confidati.
Art.101.
Si riuniranno i membri delle Amministrazioni almeno due volte la settimana. Possono radunarsi straordinariamente quando gli affari lo richieggono [richiedono], soprattutto per evitare i ritardi nocivi al servizio.
Art.102.
Le deliberazioni presso tutte le Amministrazioni saranno prese su la pluralità de’ voti.

indice

premessa di virgilio Iandiorio

introduzione di Deborah Zara Kobylt

capitolo primo

san barbato nel settecento
— Tassa dei cittadini
— Stato delle Anime
— La riforma fiscale dei Borbone

capitolo secondo

il monte dei maritaggi

capitolo TERZO

luca giannone e il monte dei maritaggi

capitolo quarto

contrasti e baruffe intorno al monte
— Documenti dal N.1

capitolo quinto

dispute e rivendicazioni
sui contributi alle zitelle
— Documenti dal N.26

capitolo sesto

l’epilogo del monte giannone
— Documenti dal N.61
APPENDICE 1
L’ex Comune di San Barbato nel Catasto Onciario

APPENDICE 2
Gli Amministratori di San Barbato dal 1851 al 1863

APPENDICE 3
L’Amministrazione dei Luoghi Laicali del Regno

APPENDICE 4
Piccolo Dizionario

note bibliografiche

Per agevolare una corretta interpretazione del testo, si fornisce una breve illustrazione dei termini riscontrati nella documentazione qui riportata. Va anche detto che questi sostantivi erano usuali negli atti delle Amministrazioni Locali del Regno di Napoli.
Allievo: sollievo, sostegno economico dato dalla famiglia a suoi componenti.
Bracciale: Meglio conosciuto oggi col nome di bracciante, era detto chi lavorava la terra per conto di un proprietario terriero, ricevendone in cambio un compenso in natura o in denaro.
Bussolo: vaso a forma di calice, dove si raccoglievano i voti espressi il più delle volte con palline di legno di eguale dimensione. Il verbo bussolare o fare la bussola indicava il sorteggio nelle adunanze pubbliche, quando bisognava scegliere tra più persone quella destinata a ricoprire incarichi, ma anche per altre incombenze.
Cappellania: Ente ecclesiastico sorto per volontà di un fedele con i beni da lui forniti allo scopo di adempiere a un fine di culto che egli ha indicato (il più frequente è la celebrazione di messe) cfr. Arturo Carlo Jemolo, in Enciclopedia Italiana (1930) Treccani s.v. Cappellania.
Carico: L’ufficio che riceveva o trasmetteva una determinata comunicazione o un documento, ne effettuava la dovuta registrazione. L’amministrazione centrale dello Stato faceva leva sui Ministeri, articolati in più “ripartimenti” e “carchi”.
Commissione Amministrativa: Commissione di beneficenza istituita in quei comuni ave il Consiglio Generale degli Ospizi riteneva opportuno. La commissione amministrativa aveva compiti di amministrazione dei beni e delle rendite degli stabilimenti locali di beneficenza.
Consiglio Generale degli Ospizi: Con regi decreti 31 luglio 1806 e 13 settembre 1808 fu attribuita al Ministero dell’Interno la competenza sulla vigilanza degli ospedali civili, dei soccorsi, degli stabilimenti di mendicità e di beneficenza. Il Ministero esercitò questo potere attraverso i Consigli degli Ospizi, istituiti in ogni capoluogo di provincia, e le Commissioni Amministrative.
Decurionato: Organo dell’amministrazione comunale composto da decurioni eletti dai cittadini elettori. Il loro numero era in rapporto alla popolazione, tre ogni mille abitanti fino ad un massimo di trenta. Rimanevano in carica per un biennio e potevano essere riconfermati. I decurioni si riunivano di solito una volta al mese e si interessava della fornitura dei servizi pubblici essenziali, di sovvenire ai bisogni della povera gente.
Ducato: Era la valuta ufficiale del Regno di Napoli. Il ducato era suddiviso in 10 Carlini, e il Carlino in 10 Grana, il grano in 2 Tornesi e il Tornese in 6 Cavalli.
Eletto: Il Sindaco, che durava in carica un anno, era coadiuvato da due Eletti. Il Primo Eletto era l’autorità immediatamente inferiore al Sindaco. Il Secondo Eletto aveva poche attribuzioni, ma sostituiva il Sindaco e il Primo Eletto in caso di loro assenza.
Giudice a contratto: I giudici ai contratti erano funzionari di nomina regia, esistenti solo nel Regno delle Due Sicilie. Avevano il compito di presenziare alla stipula dei contratti per accrescerne la validità.
Governatore: In ambito storico con questo nome si designa un incaricato con mansioni varie secondo i tempi e i luoghi, al quale venivano attribuiti spesso oltre ai poteri politici e amministrativi, anche quelli militari.
Grana: plurale di grano, moneta del Regno di Napoli equivalente alla centesima parte del ducato.
Guardia nazionale: Creata sul modello della Guardia Nazionale francese, allo scopo di dare man forte all’esercito regolare in caso di necessità.
Imprevedute: Le spese comunali straordinarie, non previste in bilancio.
Infogliato: Oggi diremmo “allegato” di un foglio inserito in una pratica ufficiale.
Intendente: Nome del funzionario posto a capo delle circoscrizioni amministrative provinciali, istituite nel 1816. Dopo l’Unità d’Italia venne chiamato Prefetto.
Istruzioni del 20 maggio 1820: Disposizioni impartite dal Re relative all’amministrazione dei Luoghi Pii Laicali e Di Pubblica Beneficenza.
Istrumento di conversione: La conversione dell’atto pubblico si ha quando un documento, formato da un ufficiale pubblico incompetente o incapace ovvero senza l’osservanza delle formalità prescritte, e quindi invalido come atto pubblico, viene fatto valere come scrittura privata se ne contiene gli elementi (art. 2701 c.c.). Enciclopedia on line Treccani s. v. Conversione del contratto.
Luoghi Pii: I Luoghi Pii Laicali era molto ampia e diversificata al suo interno; in essi erano compresi le Cappelle, le Congregazioni, le Confraternite, le Chiese laicali e i Monti.
Monte dei Pegni: La parola Monte indicava istituti o luoghi di raccolta di denaro ( es. Monte dei Maritaggi), oppure fondi di denaro messi insieme da più persone per scopi vari , o anche ammasso di derrate, specialmente cereali (es. Monte Frumentario).
Naturale: abitante natio del luogo.
Pago: pagamento, dallo spagnolo pago.
Piantone: Militare o agente incaricato della vigilanza di un luogo, un edificio o della sorveglianza di una persona, Academic Dictionaries and Encyclopedias s. v.
Poliz(z)ino: Speciale titolo di credito all’ordine emesso per piccoli importi dal Banco di Napoli.
Prammatiche: Leggi, editti, decreti di emanazione regia su determinati oggetti, Cfr. F. De Jorio, Introduzione allo studio delle Prammatiche nel Regno di Napoli, Napoli 1777
Proietto/proietta: trovatello, fanciullo abbandonato dai genitori.
Ratizzo: Importo da pagare, diviso in rate stabilite.
Razionale aggiunto: amministratore delle rendite, del patrimonio dell’ente pubblico.
Reali Domini di qua del Faro: Il Faro è quello di Messina. Poiché fino al Congresso di Vienna, il Regno di Sicilia godeva di una autonomia rispetto al Regno di Napoli propriamente detto, per indicare i loro territori si indicava il Faro come riferimento, quelli posti al di qua e quelli posti al di là.
Repertorio: Ciascun complesso dei documenti soggetti a registrazione particolare (v. punto 2.2), quali i decreti del responsabile della AOO, gli ordini di servizio e le comunicazioni di servizio, nonché i contratti, costituisce una serie archivistica particolare. Tali tipologie di documenti sono registrati ciascuna nel rispettivo repertorio. ARCHIVIO di STATO di LUCCA, MANUALE DI GESTIONE DEL SISTEMA DI PROTOCOLLO INFORMATICO E DELL'ARCHIVIO, 9-4-2013.
Sacro Regio Consiglio: Durante il periodo vicereale spagnolo (1516-1734) era la Corte suprema di Giustizia civile e penale.
Scheda (notarile): comprende gli atti stipulati dal notaio che cessa dalla sua ttività.
Scrittore archivario: responsabile della scheda notarile, a cui vanno i diritti per tutto ciò che riguarda la consultazione e le copie degli atti custoditi.
Stabilimento: Ente di pubblica beneficenza, lo stesso che fondazione, opera pia.
Stato discusso: Bilancio di previsione degli enti locali. Gli stati discussi, prima annuali e poi quinquennali, erano sottoposti al controllo dell’Intendente.
Terra: Con questo termine veniva indicato un luogo abitato, una borgata, un paese.
Ufficio: Un documento amministrativo è ogni forma in cui è rappresentato il contenuto di atti, anche interni, formati dalla Pubblica Amministrazione (PA) o utilizzati a fini della sua attività. Suo sinonimo è “nota”, comunicazione, lettera degli amministratori.
Viti latine: Con il termine "Viti latine" si indicavano le Vites viniferae, le viti da vino più diffuse e coltivate nel Regno di Napoli, Erano chiamate "latine" per il loro rapporto con la cultura del vino dell'Europa latina. Dall’uva “latina”, di colore nerognolo, si ricavava un vino scuro, denso e ricco di tannino.
Zita: diminutivo di Zitella Nella documentazione qui presentata con lo stesso significato si trova la parola Donzella, cioè donna in giovane età, non maritata.

NOTE bibliOGRAFICHE

1. Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli , in 13 volumi pubblicati a Napoli tra il 1797 e il 1816- La citazione è tratta dal tomo VIII p.119.

2. Città, sede della Regia Udienza, cioè del tribunale della provincia di Principato Ultra, fino al 1806.

3. Il Castello di Serra antica baronia, oggi è frazione del comune di Pratola Serra.

4. Erasmo RICCA, La nobiltà delle Due Sicilie, parte prima, Volume IV. NAPOLI 1869 pp.91-2.

5. Archivio di Stato di Avellino, Protocolli notarili Distretto di Avellino.

6. Archivio di Stato di Napoli, Catasti Onciari, La serie completa si trova presso l'Archivio di Stato nel fondo della Regia camera della Sommaria. Il Catasto onciario nel Regno delle Due Sicilie, Comune San Barbato, Provincia Principato Ulteriore, Distretto Avellino, Circondario Chiusano, Comune (autonomo), Diocesi Avellino. Cfr. Il-Catasto-onciario-nel-Regno-delle-Due-Sicilie Retaggio & Genealogia https://www.retaggio.it › catasti-onciari-online

7. Burgensatici erano i beni a carattere personale in opposizione a quelli feudali. Quando si giunse nel 1806 all'abolizione del feudalesimo, insorsero una infinità di cause relative alla spartizione dei beni feudali.

8. I censi enfiteutici erano i canoni pagati dal titolare di un'enfiteusi al proprietario del fondo, che lo dava in concessione. L’enfiteuta aveva il godimento di un fondo di proprietà altrui, ma anche l'obbligo di apportarvi miglioramenti e di pagare un canone.

9. Lorenzo CERVELLINO, Direzione, ovvero Guida delle Università di tutto il regno di Napoli per la sua retta amministrazione, Napoli 1756. Domenico Domenico ALFENO VARIO, Pragmaticae, edicta, decreta, interdicta, regiaeque sanctiones Regni Neapolitani, Napoli 1772. Cfr. Rosario DE IULIO, Pacifico COFRANCESCO, Demografia, proprietà fondiaria e fiscalità nel catasto onciario di una piccola università rurale: il caso di Massa Inferiore in Terra di Lavoro, in: Riviste Online Sapienza https://rosa.uniroma1.it › article › download.

10. Vittoria FERRANDINO, Processi e DOCUMENTI CONTABILI DI UN MONTE DI FAMIGLIA NELLA NAPOLI DEL SETTECENTO. IL “MONTE DELLE VENTINOVE FAMIGLIE”, in: Corte dei conti, https://www.corteconti.it › Download. “Il 29 novembre dell’anno 1585 fu costituito, nel convento di Monte Oliveto a Napoli, il Monte delle Ventinove Famiglie nobili di Napoli, detto anche Monte de’ Maritaggi. Le regole per il governo del Monte erano riassunte nelle trentacinque “voci” che formavano la capitolazione redatta all’atto della costituzione del Monte e rimaste sostanzialmente immutate nel tempo. Scopo principale di tale istituzione era quello di fornire, alle fanciulle che ne facevano parte, delle somme di denaro come doti per matrimoni o “per monacaggi”; dette somme venivano, però, erogate solo al verificarsi di particolari condizioni”.
11. Tatiana ROSSO, Composizione ed effetti degli strumenti di Microfinanza, in: Paesi con diverso grado di sviluppo, Corso di Laurea in Economia, Università di Padova, prova finale a. a. 2017-18.

12. Vittoria FERRANDINO, Processi e documenti contabili di un Monte di Famiglia nella Napoli del Settecento. Il “Monte delle ventinove Famiglie”, Università del Sannio, numero speciale 2021) Corte dei conti, https://www.corteconti.it › Download.

13. Luigino BRUNI, Il mercato delle donne-donate tra eredità e prezzo sociale, in Avvenire del 27 febbraio 2021.

14. V. FERRANDINO, op. cit., p,444.

15. Archivio di Stato di Avellino, Protocolli notarili Distretto di Avellino.

16. Erasmo RICCA, La nobiltà delle Due Sicilie, Parte Prima, Volume IV. NAPOLI 1869 pp.91-2.

17. Archivio di Stato di Avellino, Protocolli notarili Distretto di Avellino del notaio M. Palumbo.

18. Nicola GAMBINO, Candida, Lioni 1987, p.133.

19. Salvatore DE RENZI, Napoli nell'anno 1764, ossia Documenti della carestia e della epidemia che desolarono Napoli nel 1764:preceduti dalla storia di quelle sventure, Napoli, 1868, pp.32-33.

20. Alfonso SILVESTRI, La baronia del Castello di Serra nell’età moderna, Istituto di Studi Atellani, parte seconda, 1999, pp. 168-69.
21. Oggi Prata di Principato Ultra, provincia di Avellino, paese edificato su una collina alla sinistra del fiume Sabato e poco distante da San Barbato.

22. Vittoria FERRANDINO, op. cit., p p.444.

23. Nunzio Federico FARAGLIA, Repertorio degli atti delle Opere Pie, Archivio Provinciale di Foggia, Foggia 1902 pp.10-13.