(Sconto 10% ed. lancio se prenoti entro il 25.10.25) La canzone napoletana importata da Lipsia: le audizioni e le incisioni della Polyphon in Germania (1911-1915) isbn 9788872972052

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LA POLYPHON E LA CANZONE NAPOLETANA PRODOTTA DAI TEDESCHI

Massimo Weber, rappresentante generale a Napoli dei prodotti musicali della casa tedesca Polyphon Musikwerke di Lipsia, innamorato della canzone napoletana, nel 1910 ha l’idea di fondare una grande casa editrice musicale che scritturi i migliori poeti e musicisti partenopei per una produzione musicale di respiro nazionale e internazionale. Weber, in questo periodo, non rappresenta a Napoli soltanto prodotti della Polyphon Musikwerke strettamente legati alla musica, ma anche prodotti di altre aziende tedesche legate da uno stesso gruppo industriale, quali la Vorsprecher (calzature), la Wirts Bach & Stolberg (bijotterie), la Fugman & Trommer, ecc. ecc.
Il rappresentante italo-tedesco, forte del suo entusiasmo, studia diverso tempo e realizza un interessante e dettagliato progetto artistico e commerciale che invia in visione a A. Zinsch, capo della Direzione Generale di Lipsia. Ebbene, in meno di tre mesi, il progetto viene approvato.
A questo punto, per la buona riuscita dell’operazione, Weber chiede la collaborazione di Emilio Gennarelli, a capo con suo fratello Eugenio della Ditta Gennarelli & C. L’imprenditore napoletano è specializzato nella vendita di prodotti musicali: macchine parlanti, dischi a 78 giri a due facciate, cilindri di pasta dura, cataloghi musicali e altro. Il sodalizio è fondamentale per la buona riuscita dell’operazione.
Weber e Gennarelli, in due storiche riunioni tenutesi alla birreria Gambrinus di Napoli e all’hotel Bertolini di Roma, riescono a convocare e a ingaggiare i migliori autori e musicisti del periodo, tra cui Ferdinando Russo, a cui viene affidato anche il ruolo di direttore artistico della nascente casa editrice musicale.
La leggenda racconta che Massimo Weber riesce nell’intento di scritturare tutti gli autori più affermati grazie a delle proposte economiche senza precedenti, con stipendi che si aggirano tra le 125 e le 500 lire mensili, somme da capogiro per l’epoca.
Così, raggiunto tutti gli accordi economici con 32 tra poeti e musicisti, nasce la casa editrice musicale Polyphon Musikwerke, che viene presentata al pubblico con una conferenza stampa tenuta il 21 febbraio del 1911.
L’annuncio ufficiale dell’accordo (non senza polemiche) viene pubblicato sul quotidiano Il Giornale d’Italia giovedì 23 febbraio 1911:
“La canzonetta napoletana, il maggiore nostro prodotto di esportazione, è stato monopolizzato dal sig. Zinsch di Lipsia, direttore di una Società per la fabbricazione dei dischi musicali, intitolata “Die Polyphon Music Werke”.

Description

e audizioni e le incisioni della polyphon in germania

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A venticinque anni dall’avvio del processo d’industrializzazione della canzone napoletana –che sottrasse la musica partenopea alla dimensione intima del vicolo per proiettarla su scala globale – furono molto evidenti i frutti. La canzone napoletana aveva ormai conquistato una posizione di rilievo non solo sui principali palcoscenici italiani, ma anche oltre i confini. Gli artisti napoletani, o coloro che sceglievano di esprimersi in lingua partenopea, si esibivano con crescente successo in tutta Europa, con trionfali accoglienze in Spagna, in Francia e in Portogallo, riuscendo persino a conquistare platee più complesse, come quelle dell’Austria, dell’Inghilterra e dei Paesi Bassi.
A conferma di quanto detto, è particolarmente indicativo il caso della tournée dell’artista napoletana Emilia Persico che, tra il 1897 e l’inizio del 1899, portò la canzone partenopea nei maggiori teatri europei spingendosi fino in Russia. Il tour iniziò nell’agosto del 1897 al Wintergarten di Berlino, proseguendo a novembre all’Hansa Theater di Amburgo. Nel dicembre dello stesso anno, l’artista approdò al Gran Circus Varieté di Copenaghen e a gennaio del 1898 si esibì al Gran Circus Tivoli di Christiania; a febbraio ritornò al Varietè di Copenaghen. Nel mese di marzo fu la volta dell’Apollo Theater di Berlino e del Maison Moderne di Lisbona. Dopo aver attraversato la Danimarca, la Norvegia e l’Olanda, la tournée continuò nell’aprile del 1898 al Ronacher di Vienna per approdare poi in Russia, dove la Persico si esibì, per l’intero secondo semestre dell’anno, al teatro Oumont di Mosca e al teatro Alcazar di San Pietroburgo.
Emilia Persico va annoverata tra le tante artiste partenopee che, in maniera pioneristica, contribuirono incisivamente alla diffusione della canzone napoletana nel panorama musicale europeo.
A partire dagli inizi del Novecento, si aprirono nuovi orizzonti geografici, quelli dell’America Centrale e Meridionale e del Nord Africa. Le melodie partenopee attraevano soprattutto l’Argentina, Cuba, Messico e, in modo particolare, il Brasile. Numerosi artisti napoletani partirono per lunghe tournée nei teatri quali il Moulin Rouge e il Theatre Casino di San Paolo del Brasile; il Casino, Las Rosas, Eden Cosmopolita, Novedades e la Scala di Buenos Aires; il Nouveau Casino di Montevideo; l’Avenida e il Royal Theatre di Rio de Janeiro.
A Cuba furono soprattutto i teatri Payret e Marty dell’Avana a reclamare la presenza d’interpreti italiani specializzati nel repertorio napoletano. Nel Nord Africa, la Tunisia e l’Egitto si trasformarono in poli di attrazione. A Tunisi, le esibizioni si svolsero nel Palmarium, nel Rossini e nel Salon Magique, mentre al Cairo gli spettacoli animarono il Théâtre des Nouveautés, l’Excelsior, il Cabaret du Chat Noir e le celebri Folies Bergère.
Dagli anni ‘10 del Novecento, anche il Nord America si aprì con entusiasmo alla canzone napoletana, accogliendola nei teatri di New York, Chicago, Philadelphia, St. Louis, Memphis, Midway, Oshkosh, Paterson e in molte altre città statunitensi.
In virtù di questo straordinario fermento culturale e commerciale, l’Europa, in particolare i paesi con un alto tasso d’industrializzazione, cominciarono a guardare la canzone napoletana con uno sguardo nuovo, fiutandone il potenziale commerciale da valorizzare secondo logiche di mercato. Così, nel 1911 la Germania si appropriò della canzone napoletana, trasformandola in un prodotto d’esportazione, ma l’operazione in Italia venne percepita come un autentico tradimento nazionale (solo anni dopo veniva concepita come fonte d’orgoglio).
La città di Lipsia aprì le danze di questa iniziativa dall’alto della sua competenza industriale ormai acquisita soprattutto nel ramo della produzione industriale, nel quale si era distinta per lo sviluppo di macchine parlanti, dischi a 78 giri a doppia facciata, puntine d’acciaio, cilindri in pasta dura, pianoforti, libri e numerosi altri articoli affini. Fu così che la Polyphon Musikwerke, una casa editoriale e discografica tedesca altamente all’avanguardia, ingaggiò con compensi sbalorditivi i più grandi poeti e musicisti napoletani del tempo. L’obiettivo fu di ideare un catalogo musicale italiano, in particolare napoletano, destinato ai mercati internazionali. L’impresa fu sostenuta da solide realtà economiche che fecero capo allo stesso gruppo industriale, quali Fürsten-Bräu Pschorrbräu, Rosenkranz, Steinberg, Dekten & Rocholl, Berliet. La notizia non ebbe buone accoglienze in Italia e sollevò una vera e propria ondata di sdegno e di proteste che evidenziarono lo snaturamento del repertorio partenopeo. Risultò irricevibile l’idea che la nuova canzone napoletana non solo vedesse la sua genesi e relativa produzione in Germania, ma che arrivasse in patria come un bene di importazione tedesca. Le polemiche, tuttavia andarono lentamente spegnendosi per una serie di contingenze, non ultime quelle prettamente storiche. Nel 1915, con la firma del Patto di Londra e l’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale al fianco dell’Intesa, lo scenario politico mutò e ancor prima della formale dichiarazione di guerra alla Germania, l’intera struttura produttiva della Polyphon Musikwerke fu smantellata. Così si chiuse una parentesi che ebbe breve durata e al contempo fu presto rimossa anche dalla memoria collettiva. Nessuno, però, poteva immaginare che un decennio dopo anche l’America avrebbe posato il suo sguardo sulla musica partenopea, ripetendo la stessa strategia commerciale.
Questo volume, esito di un’approfondita e rigorosa indagine condotta esclusivamente su fonti documentarie di prima mano, ricostruisce con minuzia la complessa trama che intreccia industria e arte. L’opera si articola in due sezioni: la prima esamina analiticamente le quattro edizioni delle audizioni di Piedigrotta promosse dalla casa editrice e discografica tedesca Polyphon; la seconda, intitolata Istantanee, raccoglie i profili biografici dei diciassette artisti protagonisti della produzione. Un accurato lavoro d’archivio e una meticolosa analisi delle fonti hanno reso possibile la realizzazione di questo studio.

Antonio Sciotti

la canzone napoletana importata da lipsia
1911 – 1915

introduzione

capitolo uno
Nasce la Polyphon e la Canzone Napoletana
diventa un prodotto Tedesco

capitolo due
Audizione Polyphon 1911:
I’ m’arricordo ‘e te

capitolo tre
Audizione Polyphon 1912:
Canzone ‘a Chiarastella

capitolo quattro
Audizione Polyphon 1913:
Tarantella luciana

capitolo cinque
Audizione Polyphon 1914:
Guapparia

capitolo sei
La fine della Polyphon
e il rinnovamento della Canzone Napoletana

Cronologia delle canzoni Anni Cinquanta

Note sull’Autore e Ringraziamenti
Bibliografia

NOTE SULL’AUTORE

Antonio Sciotti, napoletano, classe 1967, figlio e nipote d’arte, ha ereditato dal padre una mirabile collezione di cimeli legati al teatro e alla canzone napoletana.
Saggista, scrittore e storico del teatro e della canzone partenopea, si occupa attivamente di tutto il movimento relativo al recupero della memoria storica del mondo di Cantanapoli. Cura gli archivi musicali della casa editrice La Canzonetta e collabora con diversi periodici di collezionismo musicale. Direttore artistico del teatro Cortese di Napoli.
Ha scritto: Gilda Mignonette: Napoli New York solo andata (Ed. Magmata, 2008), Ada Bruges, l’ultima sciantosa di Cantanapoli (Ed. Rabò, 2010), Alcuni successi de La Canzonetta: Da Tu ca nun chiagne a Indifferentemente (Ed. La Canzonetta, 2011), Cantanapoli: L’Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana 1952-1981 (Ed. Luca Torre, 2011), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 1° 1880-1922 (Ed. Bascetta, 2020), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 2° 1923-1980 (Ed. Bascetta, 2020), Le Dive del Fonografo (Ed. Bascetta, 2021), I Divi della Canzone Comica (Ed. Bascetta, 2021), Isa Danieli e la Dinastia Teatrale dell’800 (Ed. Bascetta, 2021), La Storia della Bottega dei 4 di Libero Bovio (Ed. Bascetta, 2022), Le dive dalla vita spezzata (Ed. Bascetta, 2022), Storia delle Canzoni dedicate a Ischia (Ed. Bascetta, 2023), Storia delle Canzoni di Pulcinella (Ed. Bascetta, 2023), La Canzone Napoletana d’America (Ed. Bascetta, 2023), Storia del Festival di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2023), Storia della Sceneggiata Guappi di cartone dal Teatro alla Tv (Ed. Bascetta, 2024), Capri, cent’anni di Canzoni e Festival dedicati all’Isola delle Sirene (Ed. Bascetta, 2024), Angela Luce, la Dea dello Spettacolo (Ed. Bascetta, 2024), Storia della Piedigrottissima (Ed. Bascetta, 2024), Almanacco del Teatro d’Arte Napoletano (Ed. Bascetta, 2025), Storia delle Audizioni di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2025), I Festival degli anni ’50 in Televisione (Ed. Bascetta, 2025).

RINGRAZIAMENTI

A fatica terminata voglio ringraziare quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro di recupero della memoria musicale partenopea di cui il presente volume è solo una parte, anche se notevole. Si ringraziano Mariolina Cozzi-Scarpetta, Maria Rosaria Vassallo, Pietro Catauro, Pasquale Scialò, Giuseppe Giorgio, Claudio Pennino, Anna Sciotti, Maria Tommasina La Rocca, Assunta Coccorese, Laura Bourellis, Vincenzo D’Anna, Attilio Laviano, Anna Venuso e l’editore Arturo Bascetta. Ringrazio principalmente mio padre, Alberto Sciotti, il suo prezioso archivio si è rivelato, ancora una volta, una fonte inesauribile e imprescindibile per la realizzazione di questo libro.

BIBLIOGRAFIA

– Almanacco della Canzone Napoletana 1880-1922 Vol. 1 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta 2020, Napoli).
– Nuova Enciclopedia Illustrata della Canzone Napoletana di Pietro Gargano (Ed. Magmata, Napoli, 2005).
– Le dive del Fonografo 1900-2000 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta 2021, Napoli).
– I divi della canzone comica di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta 2021, Napoli).
– Dizionario del Cinema Italiano di Enrico Lancia e Roberto Poppi (Ed. Gremese, 2003, Roma).
– La canzone italiana 1861-2011 di Leonardo Colombati (Ed. Mondadori, Milano, 2011).
– Archivio del Cinema italiano: Il cinema muto 1905-1931 di Aldo Bernardini (Ed. Anica 1991, Roma).
– L’Enciclopedia dello Spettacolo fondata da Silvio D’Amico (Ed. Maschere 1959, Milano).
– Enciclopedia della Canzone Napoletana di Ettore De Mura (Ed. Il Torchio, 1969, Napoli).
– Storia del Festival di Piedigrotta (Ed. Bascetta, 2023).
– La Canzone Napoletana d’America (Ed. Bascetta, 2023).

PERIODICI: Segnalazioni Cinematografiche, Piedigrotta La Canzonetta, Piedigrotta Gennarelli, Piedigrotta Izzo, Piedigrotta Bideri, Il Teatro Illustrato, Cafè Chantant, Il Tirsio, Lo Spettacolo, La Maschera, Penombra, La Scena, Arte e Varietà, Eldorado, Il Proscenio, Vela Latina, La Tavola Rotonda, Musica e Musicisti, Napoli-Eden, Cronaca Partenopea, Caporal Terribile. Il Teatro di Varietà.

QUOTIDIANI: QUOTIDIANI: Corriere di Napoli, Il Mattino, Il Roma, La Tribuna, Il Giornale d’Italia, Il Pungolo, Il Giorno, La Libertà.

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Editorial Review

LA POLYPHON E LA CANZONE NAPOLETANA PRODOTTA DAI TEDESCHI

Massimo Weber, rappresentante generale a Napoli dei prodotti musicali della casa tedesca Polyphon Musikwerke di Lipsia, innamorato della canzone napoletana, nel 1910 ha l’idea di fondare una grande casa editrice musicale che scritturi i migliori poeti e musicisti partenopei per una produzione musicale di respiro nazionale e internazionale. Weber, in questo periodo, non rappresenta a Napoli soltanto prodotti della Polyphon Musikwerke strettamente legati alla musica, ma anche prodotti di altre aziende tedesche legate da uno stesso gruppo industriale, quali la Vorsprecher (calzature), la Wirts Bach & Stolberg (bijotterie), la Fugman & Trommer, ecc. ecc.
Il rappresentante italo-tedesco, forte del suo entusiasmo, studia diverso tempo e realizza un interessante e dettagliato progetto artistico e commerciale che invia in visione a A. Zinsch, capo della Direzione Generale di Lipsia. Ebbene, in meno di tre mesi, il progetto viene approvato.
A questo punto, per la buona riuscita dell’operazione, Weber chiede la collaborazione di Emilio Gennarelli, a capo con suo fratello Eugenio della Ditta Gennarelli & C. L’imprenditore napoletano è specializzato nella vendita di prodotti musicali: macchine parlanti, dischi a 78 giri a due facciate, cilindri di pasta dura, cataloghi musicali e altro. Il sodalizio è fondamentale per la buona riuscita dell’operazione.
Weber e Gennarelli, in due storiche riunioni tenutesi alla birreria Gambrinus di Napoli e all’hotel Bertolini di Roma, riescono a convocare e a ingaggiare i migliori autori e musicisti del periodo, tra cui Ferdinando Russo, a cui viene affidato anche il ruolo di direttore artistico della nascente casa editrice musicale.
La leggenda racconta che Massimo Weber riesce nell’intento di scritturare tutti gli autori più affermati grazie a delle proposte economiche senza precedenti, con stipendi che si aggirano tra le 125 e le 500 lire mensili, somme da capogiro per l’epoca.
Così, raggiunto tutti gli accordi economici con 32 tra poeti e musicisti, nasce la casa editrice musicale Polyphon Musikwerke, che viene presentata al pubblico con una conferenza stampa tenuta il 21 febbraio del 1911.
L’annuncio ufficiale dell’accordo (non senza polemiche) viene pubblicato sul quotidiano Il Giornale d’Italia giovedì 23 febbraio 1911:
“La canzonetta napoletana, il maggiore nostro prodotto di esportazione, è stato monopolizzato dal sig. Zinsch di Lipsia, direttore di una Società per la fabbricazione dei dischi musicali, intitolata “Die Polyphon Music Werke”.