LUCREZIA BORGIA. La figliola del Papa

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Copertina posteriore

Nozze di Alfonso Aragona Principe di Salerno e Lucrezia Borgia

Furono mesi di gran carestia che portarono ad un momentaneo aumento dei prezzi delle derrate: “valse lo tumolo de lo grano a tarì sette, e l’orgio a tarì quattro, e finnanter in Terra de Lavoro, e Terra de Bari, e la ricolta nova fu sì abondancia, che calò lo grano a grana quindeci lo tumolo, e anco mo porse no miracolo, che Dio quando vole po fare omne cosa”. Fatti di cronaca che si confondono con i racconti popolari che destano meraviglia: nel 1498, un leccese “ammaistrò dui cani de manera, che soli tiravano acqua a la fontana dela Piazza de Lecce in abondancia, ben vero l’huomo le dava le calette”.34
I Borgia, dal canto loro, aspiravano a fondare una casata feudale che avesse grandezza e stabilità al pari dei principi italiani e perciò Papa Alessandro pensò alla doppia parentela con Re Federico di Napoli. La figlia Lucrezia Borgia avrebbe sposato Don Alfonso d’Aragona Duca di Biselli (figlio naturale di Alfonso II e fratello di Bonna Sancia), per il quale “concorse di buona voglia il detto Re”. L’altro matrimonio sarebbe avvenuto fra il figlio Cesare, cioè il Cardinal Valentino, già disposto a rinunciare al cappello rosso, per impalmare Carlotta (figlia del medesimo sovrano) chiedendogli in dote il Principato di Taranto.35
Papa Alessandro VI decise quindi per il matrimonio della figlia Lucrezia con il 17enne Alfonso, “l’adolescente più bello che si sia mai visto a Roma”, come diceva Sancia, e perciò lei se ne innamorò senza neppure conoscerlo.36
Furono il Papa e Cesare, che aveva gettato la porpora cardinalizia, ad organizzare le nozze; “sarebbe servito per avvicinare i Borgia al trono di Napoli, unitamente al matrimonio ben più gratificante fra Cesare e Carlotta d’Aragona”.37
Intanto, quando Lucrezia, ripudiato il primo marito, tornò nel palazzo di Santa Maria in Portico a Roma per le trattative delle sue seconde nozze, il matrimonio si era già concluso in quanto fu celebrato per procura il 21 luglio 1498, alla presenza del cardinale Ascanio Sforza in quello stesso palazzo, fissando la dote a 40.000 ducati d’oro.39
Per cui la cerimonia ufficiale si dovette tenere il 5 agosto 1498 per impalmarla ad Alfonso d’Aragona. Nella città eterna giusero fra gli altri i cardinali Sforza, Borgia e Lopez, il vescovo Giovanni Marrades e il Capitano Giovanni Cervillon detto Cerviglione, testimone di nozze. Fu lui a sguainare la spada sul capo degli sposi per omaggiare il rito religioso con un tocco cavalleresco a quella festa in cui le due fazioni familiari non mancarono di litigare su chi dovesse entrare prima in Vaticano. Se le diedero di santa ragione un paio di vescovi, coinvolgendo anche il Papa, mentre i cortigiani si davano alle gambe. Tornata la calma e l’allegria, fra balli e suoni intorno al banchetto, si fece mattina con lo scherzoso Valentino travestito da unicorno.40
“Nei mesi successivi Lucrezia e Alfonso vissero serenamente, ricevendo a corte poeti, letterati, principi e cardinali. Grazie alla presenza di Alfonso e sotto la protezione dei duchi di Bisceglie si formò un piccolo partito aragonese che riuscirà più tardi a dare ombra a Cesare Borgia”.41
Lucrezia infatti, pur detestando la politica, aveva imparato l’arte di muovere i propri interessi durante gli intrighi politici. In questo periodo, in appoggio del marito, sfidò il padre e il fratello, tentando di dare una mano ai Napoletani e ai loro alleati Spagnoli e Milanesi, ormai nemici dei Francesi…

Description

Papa Borgia lancia Valentino, poi Lucrezia

L’unico barone che continuava ad arricchirsi era il Gran Capitano Consalvo Cordova, il quale, il 10 maggio 1498, riceveva in via ufficiale all’insaputa di Re Federico i feudi confiscati da Carlo e Salvatore di Sangro ad Antonello di Santoseverino e a Loysio di Gesualdo deviantes a fidelitate nostra et contra nos et statum nostrum cum Gallis invasoribus huius regni et publicis hostibus nostris consilia et arma sua jungentes publica et notoria rebellione. L’accusa al Principe e al Gesualdo era chiara, essendo venuti meno alla fedeltà dovuta, avendo unito spesso le proprie armi a quelle dei Francesi, già invasori del Regno, nonché a quelle di nemici dichiarati. Dal canto suo, Cordova, non solo incamerò i loro beni, ma cominciò ad affidare direttamente agli uomini delle sue truppe spagnole alcuni feudi strategici, come nel caso di Gesualdo e Frigento, dati ad Ugo di Giliberto.28
Il 1498 fu un anno infausto.29
Da Roma giungeva notizia che Papa Alessandro VI Borgia cominciasse a turbare i cardinali che lo contrariavano e le famiglie avversarie, come quella degli Orsini.30
Il Papa “era contento de questa perturbatione per dar stato a’ soi figlioli, et che Collonesi haveano abuto la Torre Santo Mathio, et che Paulo Orsini non era gionto a hora di socorer dicto locho, che inimici introe dentro e have la Terra”. Inoltre, siccome il “Cardinal Ascanio era pur amalato di mal franzoso, et che ’l pontifice, havendo inteso di la trieva fata tra Spagna e Franza, mostrava dolersi; ma si confortava che era li do mesi di contrabando. Pur pareva fusse quasi rotta la sanctissima et serenissima Liga; et altro si have quid fiendum”.31
La scelta di Alessandro VI, però, stette per ricadere sulla figliola Lucrezia Borgia, che la l’amante aveva partorito a Subiaco, il 18 aprile 1480. Ormai aveva 18 anni e, sebbene fosse sua figlia illegittima e terzogenita, avuta da Vannozza Cattanei, fu pronta a divenire una delle figure femminili più controverse del Rinascimento. Del resto, fin dagli undici anni fu soggetta alle politiche matrimoniali del padre e del fratello Cesare Borgia. Già quando il Papa ascese al soglio pontificio l’aveva data in sposa a Giovanni Sforza, per pochi anni, in seguito all’annullamento del matrimonio.
Da qui l’idea che Lucrezia potesse essere un’ottima arma per ammaliare il Re di Napoli, Alfonso II, facendogli sposare il figliastro Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, poi tradito e ucciso dal fratellastro della moglie, essendo la famiglia passata col nemico francese.

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Cuttrera

Editore

ABE Napoli

Recensioni

1 review for LUCREZIA BORGIA. La figliola del Papa

  1. Valutato 5 su 5

    Arturo Bascetta

    Rodrigo, l’ultimo aragonese di Calabria

    Rodrigo d’Aragona (Roma, 1º novembre 1499 – Bari, 1512) ereditato il titolo del Ducato delle Calabrie, cioè detto Duca di Bisceglie, era stato il primo e unico figlio di Lucrezia Borgia, avuto dal suo secondo marito Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo del re Alfonso II di Napoli, fatto Principe e Duca sul finire del reame aragonese.
    Infatti, per via del suo cognome, il piccolo non ebbe vita facile. Quando morì il nonno-Papa, di cui portava nome e cognome, fu mandato a Castel Sant’Angelo insieme ai cugini, figli illegittimi di Cesare Borgia. Ecco perchè tutta la famiglia si ritroverà nella centrale politica che fu il Castello dei Borgia, da cui si irradiavano i possedimenti familiari in tutto lo Stato Pontificio, almeno fino alla morte del papa, quando i nemici gli tolsero tuto.
    Rodrigo, seguendo le indicazioni di Francesco Borgia fu pronto a partire per la Spagna, ma la madre lo volle a Napoli, alla corte della nonnastra Giovanna d’Aragona. Il piccolo venne quindi allevato prima dalla zia Sancia d’Aragona, e quando ella morì, nel 1506, fu la sorellastra del padre, Isabella d’Aragona Sforza, Duchessa di Bari, a prendersene cura, essendo successo al padre, come titolare del Ducato di Bisceglie.
    La madre non riuscì più a rivederlo, come progettato, in quel di Loreto, nel 1506, e neppure prima della sua morte, avvenuta nel 1512, a Bari, dopo una breve malattia. Lucrezia, straziata dal dolore passeggero, si rifugiò nel convento di S.Bernardino, dove soggiornò per qualche giorno, preparando le carte per recuperare l’eredità del marito, che riebbe parzialmente poco prima di spirare, a Ferrara, il 24 giugno 1519…

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Editorial Review

Così da Alfonso e Lucrezia nacque Don Rodrigo

 

 

Re Federico cercò in tutti i modi di mitigare i rapporti col Pontefice, grazie alla figura di Giovanni Carillo di Cerviglione barone di Apice e marito alla figlia Sancia, che il Papa aveva creato Gonfaloniere del Vaticano, avendo mantenuto il ruolo di paciere durante i contrasti fra i Borgia e Alfonso Principe di Salerno.48
Gofré e Lucrezia Borgia tornarono nel palazzo romano di s.Maria del Portico il 14 ottobre 1499, in attesa del parto per la nascita del principino erede Rodrigo d’Aragona.
L’11 novembre del 1499 il comandante Cerviglione, col placet di Re Federico di Napoli, fu presente al battesimo del pargolo di Alfonso e Lucrezia. Molti i festeggiamenti che ne seguirono, in attesa che trascorressero quelle due settimane seguite al 1 novembre, data di nascita del maschietto, non senza che Cesare si macchiasse di un altro delitto.
A morire per suo ordine stavolta fu “monsignore Agnelli da Mantova, arcivescovo di Cosenza, chierico della camera e vice-legato di Viterbo; essendo caduto, senza che si sapesse perchè, in disgrazia di Sua Santità, fu avvelenato alla propria tavola, ove passato avea una parte della notte a conversare allegramente con tre o quattro convitati, mentre la morte filtrava già sordamente nelle sue vene; tantoché, coricatosi in ottima salute, fu trovato il domani morto nei letto”. Ludovico Agnelli fu ritrovato cadavere il 3 novembre 1499, due giorni dopo la nascita di Rodrigo, avvenuta la notte del 31 ottobre, e fu poi sostituito da monsignor Francesco Borgia nel giorno del battesimo.
La morte dell’arcivescovo passò in secondo piano perché tutti i Borgia erano impegnati a pensare al lieto evento, scomodando per lo sfarzo uno stuolo di sedici cardinali, sebbene non riuscissero ad entrare neppure nella cappella del palazzo, tanto fu tappezzata a festa. La cerimonia ebbe inizio con quaranta nobildonne in fila, chi moglie di conte e chi di marchese, pronte a calcare un lungo tappeto. Né mancarano le consorti degli ambasciatori, intervallate dai cardinali, felici di spostarsi nella vicina e certamente più ampia Cappella Sistina. Le guardie e i musici del Papa aprirono il corteo, preceduto dagli scudieri del Pontefice e dai cubicolari vestiti di panno rosa, da cui spuntò il baldacchino con sotto Don Giovanni Cerviglione col pargolo, avvolto in una sciarpa coi colori del Regno di Napoli, tutto indorato e ben stretto dal braccio ferreo del barone. Al suo seguito gli scudieri in coppia che conducevano pesanti oggetti d’oro, la bacinella e la brocca col sale, lasciando il passo a governatori, vescovi e cortigiani. Giunti sulla soglia della Cappella Sistina, Don Giovanni, padrino del piccolo, lo passò nelle mani di Francesco Borgia, neo arcivescovo di Cosenza, designato in sostituzione dell’Agnelli fatto uccidere dal Valentino.
Il prelato si avvicinò al fonte battesimale d’argento, collocato fra la tomba di Sisto IV e l’altare, e consegnò al mondo l’erede principino di Salerno col nome del nonno-papa, Rodrigo, ma da un cognome reale, d’Aragona. Il pargolo fu condotto dolcemente sotto lo zampillo battesimale con l’aiuto del Cardinale Carafa per pareggiare le divisioni parentali fra le due casate, come se il tradimento con Napoli non fosse mai avvenuto e l’alleanza coi Francesi saltata. Ma era solo un’altra triste e luttuosa macchinazione della famiglia Borgia...