CARLO VIII RE DI NAPOLI: Charles de Valois

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Copertina posteriore

il regno francese diviso con gli spagnoli

1. I Francesi si danno prigionieri ai Leccesi
2. La Spagna vuole la Sicilia per contropartita
3. Il Viceré resta a Napoli, il papa ci ripensa
4. Si tratta per la Sicilia e la Calabria
5. Ultimi giorni dei Francesi a Napoli e Aversa
6. Ferrante dà la Sicilia al Viceré spagnolo
7. Napoli pronta a tornare con «Ferro!»

1.
il tradimento di re alfonso ii

— Il Principe di Salerno si ribella
— Carlo vuole la Sicilia, Napoli sfama Firenze
— Giovanna III non si ritira: è luogotenente
— Il Re Cattolico tarda, Francesi sulle Alpi
— Carlo VIII invade Roma: è Imperatore

2.
alfonso in esilio, FERRANdO è RE

— Addio alla libreria, la bella cosa d’Italia
— Alfonso abdica per il figlio: il II Ferrante
— L’ex se ne va nel monastero di Mazara
— Monopoli e San Germano, le prime a cadere

3.
la corte fugge a di Ischia

— Il Re a Castel dell’Ovo, ma brucia l’arsenale
— Parte la «Recuperazione» in provincia
— Regine a Ischia senza Isabella del Balzo
— Situazione grave: il Re scrive alla Cattolica

4.
l’invasione del re di francia

— L’entrata di Carlo VIII in Capua e Aversa
— L’ingresso a Napoli del 20 febbraio
— Sosta a Poggioreale, poi a Castelcapuano
— Fuoco amico: ucciso il fratello del Gran Turco
— Carlo accorda il Papa e gli regala Benevento
— Preso Castelnuovo, Spagnoli in Sicilia
— Ai Francesi piacevano le donne napoletane
— Federico tratta col nemico, Re tradito a Ischia
— Il Regno torna nelle mani di Donna Juana
— L’ultima a cadere fu Gaeta
— Carlo è ormai padrone e ordina le giostre

5.
CARLO VIII prende e lascia NAPOLI

— Federico fa festa in Puglia,Carlo sta sul trono
— L’incoronazione a Re di Napoli
— Il giuramento dei baroni e le tasse
— Valois se ne va senza pagare gli alleati
— Il Viceré Lesparre si stanzia a Lecce
— Fanti fermi a S.Maria del Tempio di Otranto
— La spartizione segreta solo nel 1500
— Accordo francese senza Capitanata e Basilicata
— Province mutate: Salerno ex Regno di Puglia

note bibliografiche

1. Francesco Guicciardini, Storia d’Italia, Vol. 2, pag.229, in: A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
2. Marino Sanuto, I Diarii, dall’autografo Marciano Ital. cl. VII codd. CDXIX.CDLXXVII, a cura di R.Fulin-F.Stefani-N-Barozzi-G.Berchet-M.Allegri, La deputazione veneta di storia patria, Vol.I, pubblicato per cura di F.Stefani a spese degli editori, Venezia 1879.
3. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
4. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
5. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
6. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
7. Fra’ A. Della Monaca, Memoria Historica dell’antichità della città di Brindisi pubblicato in Lecce 1674, a pagg.580 e segg.
8. Ivi.
9. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese.
10. Ivi. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733.
11. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pag.221.
12.Francesco Ceva Grimaldi, Memorie storiche della città di Napoli, Stamperia e calcografia, Napoli 1857., pag.266.
13. Ivi.
14. Ivi.
15. In: A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
16. Carlo de Frede, L’impresa di Napoli di Carlo VIII, De Simone Editore, Napoli, 1982.
17. V. Glaijeses, Napoli attraverso i secoli, Soc. Ed. Nap., 1985.
18. Gallo, Diurnali, cit.
19. Ivi.
20. Memorie della Societa medico-chirurgica di Bologna, 1892.
21. Sanuto, cit.
22. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
23. Ivi.
24. Sanuto, cit.
25. Giovio, Le vite di dicenoue huomini illustri, trad. a cura di Domenichini, cit.
Paolo Giovio · 1561
26. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pag.222.
27. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
28. Marino Sanuto, I Diarii, dall’autografo Marciano Ital. cl. VII codd. CDXIX.CDLXXVII, a cura di R.Fulin-F.Stefani-N-Barozzi-G.Berchet-M.Allegri, La deputazione veneta di storia patria, Vol.I, pubblicato per cura di F.Stefani a spese degli editori, Venezia 1879.
29. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.14 in poi. Cfr. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733.
30. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.14 in poi.
31. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.14 in poi.
32. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pagg.222-223.
33. Ivi.
34. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.14 in poi.
35. Camillo Porzio, La congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando I. In: F.Bertini (a cura di) La Congiura de’ Baroni del Regno di Napoli contra il Re Ferdinando I raccolta da Camillo Porzio, Tipografia di Francesco Bertini, Lucca 1816. Ristampa della ‘operetta’ rinvenuta dall’autore a Lucca, essendone state fatte in precedenza solo due ristampe, la prima nel 1565 in Roma, la seconda nel 1724 in Napoli a cura di Giovanni Andrea Benvenuto. Ma questa del Bertini, a suo dire, si troverà di quelle due antecedenti molto migliore. Cfr. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
36. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg: 170 e segg.
37. AA.VV, Capitani di ventura. Regno di Napoli in più epoche (1458-1503), ABE, 2006. Cfr. Marino Sanuto (1496-1533), I Diarii, dall’autografo Marciano Ital. cl. VII codd. CDXIX.CDLXXVII, a cura di R.Fulin-F.Stefani-N-Barozzi-G.Berchet-M.Allegri, La deputazione veneta di storia patria, Vol.I, pubblicato per cura di F.Stefani a spese degli editori, Venezia 1879. I Diarii, cit. Così continua: “Pertanto, volendo farne qualche memoria, quivi, lassiato ogni altro ordine dil compore, sarà descripte tute le nove verissime venute. Et succincte, comenziando nel primo dil mexe di zenaro 1495, al costume nostro veneto, perfino che si [6] vedrà la quiete de Italia, a Dio piacendo andarò descrivando: prometendo a li lectori, in altro tempo, havendo più ocio, in altra forma di parlare questo libro da mi sarà redutto; ma quivi per giornata farò mentione di quello se intendeva, comenciando da Alexandro pontifice romano sexto.
38. Marco Guazzo, Historie, cit.
39. Raffaele Castagna, da: https://www.ischialarassegna.it/rassegna/Rassegna2004/rassegna1/rass01-04.pdf
40. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
41. Lorenzo Conti, Le memorie di Filippo di Comines, caualiero, & sig. d’Argentone, presso Bartlolomeo Fontana, Brescia 1613. Cfr. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.180-182.
42. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.182-183.
43. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.190-217.
44. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.184-185.
45. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.184-185.
46. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136. Cfr.Curia, II, 10.
47. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
48. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 186-198.
49. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
50. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
51. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.76-78.
52. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
53. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
54. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
55. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.77-78.
56. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pag.185.
57. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 186-198.
58. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.79-80.
59. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
60. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 136 al 315, cap.II, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
61. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pag.185.
62. Marco Guazzo, Historie, cit, pagg.80-82.
63. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.186-187.
64. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
65. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 280 al 310, cap.II, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
66. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pag.220.
67. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
68. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 198-224.
69. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.186-187.
70. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
71. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
72. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.186-187.
73. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.93-99.
74. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007. 2. Lettera riportata in Carlo de Frede, L’impresa di Napoli di Carlo VIII, Editore De Simone, Napoli 1982. Cfr. Baldassarre Castiglione, Terzo libro del Cortegiano del Conte Baldasar Castiglione a Messer Alfonso Ariosto. Vedasi il Cap. xxxvi. Cfr. Raffaele Castagna, Isola d’Ischia – tremila voci titoli immagini, Edizioni de La Rassegna d’Ischia (dalla pubblicazione per il ventennio della Festa di S. Alessandro, 2000). Cfr. Francesco Guicciardini, Storia d’Italia (1492-1534).
75. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.186-187.
76. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 135 al 352, cap.II, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
77. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 355 al 480, cap.II, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
78. A.Bascetta, Isabelle de Baucio. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2012.
79. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 480 al 700, cap.II, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
80. A.Bascetta – A.Maietta, Quattrocento napoletano. Lo Balzino di Ruggiero de Pacienzia. Nella fine degli Aragonesi di Napoli con re Federico e Isabella del Balzo, ABE, 2012.
81. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 1 al 620, cap.III, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
82. A.Bascetta – A.Maietta, Quattrocento napoletano. Lo Balzino di Ruggiero de Pacienzia. Nella fine degli Aragonesi di Napoli con re Federico e Isabella del Balzo, ABE, 2012.
83. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. cit. Cfr. .BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
84. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.99-102.
85. Paolo Giovio, La prima parte delle Historie del suo tempo di Mons. Paolo Giovio vescovo di Nocera, tradotte per M.Lodovico Domenichi, Venezia 1555.
86. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pag.220; Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.99-102.
87. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi; Paolo Giovio, La prima parte delle Historie del suo tempo di Mons. Paolo Giovio vescovo di Nocera, tradotte per M.Lodovico Domenichi, Venezia 1555.
88 Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 198-224.
89. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.. Cfr. Passaro, cit., pag.66.
90. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.188-189.
91. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
92. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.102-104.
93. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769. Dopo l’allontanamento del Mansella venne alcun poco meno in Benevento lo spirito di fazione, onde il Pontefice Alessandro VI successore d’Innocenzo con sue lettere de’ 20 Luglio 1493 ebbe a rallegrarsi col maestrato de’ Consoli per aver inteso da Giovanni Asega Veneziano suo notajo e Governatore allora della città, di essersi calmate le civili discordie, non senza speranza di dar opera ad una stabile e sicura pace (T.2 n.69 Arch.Benev.).
94. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.188-189.
95. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
96. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.108-112.
97. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.188-189.
98. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pag.220.
99. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.113-115.
100.Faraglia, Codice Diplomatico Sulmonese, pag.358, doc. n.300. Cfr. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
101. D’Elia, Documenti pel Regno di Ferdinando II, in: Rivista Storica Salentina, II; n.5-6. Cfr. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
102. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pag.189.
103.Passaro, cit., p.72. Cfr. 4. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
104. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pagg.220-221.
105. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.118-119.
106. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
107. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pag.190. Cfr. Marco Guazzo, Historie, cit., pagg.119-121.
108. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170. Cfr. i versi dal 620 al 768, cap.III, in: Mario Marti (a cura di), Rogeri de Pacienza, cit.
109. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pag.190.
110. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pag.221.
111. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
112. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pagg.191-192.
113. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
114. Pietro Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, 2 voll. Edizioni di storia e letteratura, Roma 1982, pag.83; Gatta, Carlo xiii ad Antonello Sanseverino, pag.276 e segg.
115. Notar Giacomo, Cronica, in: Paolo Garzilli, Cronica di Napoli di Notar Giacomo, cit., pag.192. Cfr. Silvestro Guarino d’Aversa, Diario. Fatto per Silvestro Guarino d’Aversa, delle cose a suo tempo accadute nel Regno di Napoli, e particolarmente nella detta Città d’Aversa dall’anno 1492, infino all’anno 1507. In: Raccolta, pagg.221-222.
116. BPAV, Miscellanea, B 717. Inserto: Diurnali di Giacomo Gallo e tre scritture pubbliche dell’anno 1495 con prefazione e note di Scipione Volpicella, Tipografia Largo Regina Coeli, n.2, Napoli 1846. Anno 1495, da pag.8 in poi.
117. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona. Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
118. Adele Scandone, Giovanna III, luogotenente generale di Re Alfonso II, in: Archivio Storico delle Province Napoletane, III, pag.136.
119. I piani erano quasi chiari: Consalvo sarebbe passato col governo delle genti in Sicilia e, andando contro i Turchi a Cefalonia, si sarebbe congiunto con l’armata in Puglia visto che il fratello Don Alfonso, era già a Zante, mentre s’apparecchiavano le armi per l’autunno contro il Sultano e la sua armata turchesca.
120. E ancora in Grecia Consalvo si distinse durante la carestia, quando ordinò alle donne, le quali “non sapevano” come separare la farina dalla crusca, di levarsi i veli sottili dal capo e fabbricò “picciol forni nella riva per cuocere il pane; mentre che gli altri cocevano ne’ paiuoli il fromento pesto col lardo benchè nimico a’ corpi”.
Assoldati gli Svizzeri a Milano e una grossa armata a Genova i Francesi aspettavano solo la primavera per muovere guerra, mentre Consalvo tornava carico di doni veneziani, fra “vasi d’oro e d’argento intagliati, panni paonazzi di lana, e cremisi di seta, e molti broccali d’oro” (oltre a 10.000 ducati d’oro e dieci cavalli turchi), accolto a Messina come un re dagli ambasciatori giunti da tutta l’isola. Ancora più contento fu Re Federico, il quale, sperando in un aiuto, gli spedì spesso ambasciate.
L’apprestarsi dei Francesi, legatisi a Veneziani e Fiorentini, per la congiura del Papa e di suo figlio, poteva ritorcersi anche sulla Sicilia con un imminente assalto, ignorando la congiura del cugino con Luigi XII.
121. Consalvo era consapevole, ma avrebbe ubbidito solo alla Corona di Castiglia, affinchè “non paresse che egli mancasse di fede al Re suo Signore, il cui animo per certe offese alienato Federigo s’haveva concitato contra”, convinto che Ferdinando Il Cattolico, nella sua vita, aveva trattato con Re Luigi la pace solo in cambio dell’annuo tributo, avendo difeso con le ricchezze della Sicilia il Regno di Napoli conquistato a suo tempo dallo zio Alfonso. Dalle quattro ex province angioine erano nate le due sottoprovince di Basilicata e di Terre di Bari), rette dalle Cortes provinciali dei Vicerè Catalani d’Aragona e non più dagli originari Mastri Portulani. In passato si erano cioè avuti un Vicerè per l’Abruzzo (vedi Bartolomeo III di Capua), un Vicerè in Terra di Lavoro e Molise, un Vicerè in Terra d’Otranto, un Vicerè per le Calabrie esistente da tempo immemore. Si racconta che Re Alfonso d’Aragona avesse scippato il Regno agli Angioini proprio ad un capitano, Antonio Ventimiglia Conte e Centeglia “creato suo Vicerè nelle Calabrie” per aver condotto all’obbedienza la città di Cosenza, i Casali e Grimaldo.
122. A.Della Monica, Memoria istorica…, cit., pag.605 e segg. “Fatto questo secreto concerto, il Francese fù il primo ad entrar nel Regno con esercito di mille lancie, diece mila cavalli, e con buon numero d’artigliarie, come dice il Guicciardino. La prima città, che combatterono fù Capua, della quale impadronendosene à forza d’armi con grandissima crudeltà la sacchegiorono, usando mille dishonestà, e violenze, il che diede tanto spavento alle Terre convicine, che quasi tutte alzaro le bandiere di Francia. Il misero Rè Federico riscorse per agiuto, come diansi haveva fatto, all’istesso Rè Cattolico suo parente, il quale dissimulando, mandò di nuovo Consalvo di Cordova chiamato il gran Capitano, ma con l’intento contrario, che se la prima volta andò per discacciare dal Regno i Francesi in favor degli Aragonesi, questa seconda volta vi mandò à discacciar gl’Aragonesi in favor de’ Francesi”.
123. Gli aiuti di Consalvo a Gaeta non arrivavano mai, sebbene il Re continuasse a donargli i castelli calabresi che chiedeva in cambio, nella speranza di poter presto avere un forte esercito per respingere i Francesi ed evitare l’assedio accaduto al nipote ai tempi di Carlo. Federico si fermò quindi a San Germano, attendendo inutilmente i fratelli Colonna, mentre Spagnoli e Francesi mettevano le mani sul trono di Napoli sbarcando sulle coste e celando, gli uni agli altri, la volontà di volersi appropriare delle conquiste altrui. Fu così che Luigi XII si impossessò della “sua” metà del Regno di Napoli (1501-1503) senza neppure dichiarare guerra ai Catalani Aragonesi, quanto ai baroni più testardi. Consalvo, dal canto suo, si era portato da Messina a Reggio per prendere la Calabria e aveva mandato a dire a Federico che rompeva i patti di sudditanza, rinunciando all’Abruzzo e Monte S.Angelo che gli aveva donato. Federico, ancora più signorilmente, rispose che gli rinnovava l’atto. Questo significava che i Francesi avrebbero dovuto togliere l’Abruzzo a Consalvo, il quale, restituiva ai Sanseverino e a Bernardino Principe di Bisignano i loro castelli. I Francesi attaccarono dal Garigliano con 15.000 uomini al comando di Robert Stuart signore d’Aubigny, affiancato dall’allora Cardinale e Legato Pontificio Cesare Borgia e Galeazzo Sanseverino Conte di Caiazzo, sempre con Napoli, la Terra di Lavoro, il Ducato di Benevento e l’Abruzzo sulla carta; mappa che invece assegnava al Cattolico la Calabria, la Basilicata, la Puglia e Terra d’Otranto. Per giungere su Capua, nell’estate del 1501, occuparono il Castello di Calvi, ma si ritrovarono proprio il figlio del fu Conte di Mignano, ch’essi avevano ucciso nel precedente assedio, a difendere la città. Fu infatti Ettore Ferramosca, posto a difesa del castello, a mostrare il suo valore, mettendo in fuga il nemico, sebbene ciò non servì a salvare la città. Infatti, caduta la difesa di Capua, e uccisi i Conti di Palena e di Marciano, vennero catturati sia il comandante Fabrizio Colonna e Ugo Cardona, che Guido ed Ettore Ferramosca, capitano di ventura piccolo di corpo, ma di animo grande e forza meravigliosa, tipico esempio di coraggio personale e di valoroso soldato, fu tradito da Cesare Borgia. Con i loro soldi, per la gioia di Consalvo, l’intera famiglia dei Colonnesi era dalla sua parte, quando seppe che, pagato il riscatto per la prigione, Fabrizio e Prospero si erano allineati alle idee del fratello Cardinale Giovanni, già da tempo in Sicilia, vittima anch’egli della cacciata da Roma operata da Borgia. Ora erano tutti nemici dichiarati del Papa.
124. Alfonso Ulloa, Vita dell’invittissimo, e sacratissimo imperator Carlo V, III ed., Vincenzo Valgrisio, Venetia 1566 (anni 1500-1560), pag.16v e pagg.26-29.
125. Alfonso Ulloa, Vita dell’invittissimo, e sacratissimo imperator Carlo V, III ed., Vincenzo Valgrisio, Venetia 1566 (anni 1500-1560), pag.16v e pagg.26-29.
126. La vita di Consalvo Ferrando di Cordova detto il Gran Capitano, scritta per Monsignor Paolo Giovio Vescovo di Nocera, & tradotta per M.Lodovico Domenichi, Lorenzo Torrentino, Fiorenza 1552. Per la cronologia storica sono stati altresì utilizzati elementi provenienti da fonti francesi e napoletane, come da note.
127. Geronimo Curita, Historia del Rey Don Hernando el Catholico, Domingo de Portonarijs, Saragozza 1580, pag.218-220. Questo accadde perchè quando entrarono gli eserciti in Puglia si prospettò la nuova difficoltà solo sul campo fra baroni che alzavano bandiera francese e altri che inneggiavano agli spagnoli sostenendo, gli uni e gli altri, di appartenere alla medesima provincia. Pertanto, non avendo copia dell’accordo deciso fra i due Re, per non pregiudicare nessuna delle parti, decisero di seguire un ordine, che fu quello di far alzare bandiera spagnola anche a quei castelli che avevano pensato di alzare bandiera francese, senza avanzare pretese da nessuna delle parti. Questo sebbene, secondo gli Spagnoli, ricadessero fra le loro quattro province e che quindi dovessero abbassarla. Fu quindi creata una specie di zona franca nella zona di confine, chiamata provincia di Capitanata, i cui i castelli avrebbero alzato ambedue le bandiere, nonostante che il luogotenente generale di Francia, Luigi Palau, cercò di dimostrare che per diverse ragioni la Capitanata era la verdadera Puglia. Ad ogni modo pretese che si considerasse provincia separata e che era meglio accordarsi affinché le cose di quello stato provinciale si sarebbero governate da commissari di ambedue i Re, dividendo in parti uguali le rendite. Il problema è che i Francesi mostravano interessi economici per ragione di riscossione della Dogana dei ganado, volgarmente detta delle Pecore, che si faceva in Capitanata. Per questo motivo si decise di dare al Re di Francia (per mano di un di lui commissario), allo scadere del primo anno, la metà delle entrate dell’annualità detta Dogana delle Pecore spettante al Re Cattolico (per mano di un proprio commissario) che si sarebbe riscossa nella Capitanata che a questo punto andava staccata dalla Puglia lasciandovi solo Otranto e Bari. A questo punto Luigi Palau se ne andò dopo aver accettato e deciso per la nomina di due commisari in comune che facessero alzare le bandiere di entrambi i Re in quelle quattro province, sebbene l’intenzione dei francesi era comunque quella di occuparle tutte.
128.Geronimo Curita, Historia del Rey Don Hernando el Catholico, Domingo de Portonarijs, Saragozza 1580, pag.218-220. Cioé quella que se estiende desde el rio Fertoro, hasta el rio Aufido e che si chiamò Capitanata, desde el tiempo de los Griegos, y Normandos: y lo que antiguamente integrava la Calabria. Quindi Calabria restò tutta quella regione che includeva la marina di Baroli, Trana, Molfetta, Iuvenazo, y Monopoli, que era de la antigua, y verdadera Calabria, che poi fece capo al quella ciudad que llamaron Bario che ancora allora si chiamava Bari, il cui territorio dal mare continuava fino ai luoghi montagnosi che in origine furono abitati da Lucani, Apuli e mantenuti dai governatori del Imperio Griego Basilicata. In essa si includevano perfino Taranto e Brindisi, nell’area che poi prese nome de Hydrunto, che era il luogo principale della Terra di Otranto. L’antica Calabria stava quindi ben distinta, separata e lontano dall’attuale Calabria che per la maggior parte della sua estensione era abitata dai Bruzi. Quindi la Capitanata integrava la Calabria di Bari e la Calabria si chiamava Bruzio di Cosenza. Nella ripartizione che fecero i due Re non si tennero in considerazione i nomi antichi delle regioni (in parte ancora esistenti sotto gli angioini fino al terremoto del 1348), ma ci si riferì all’ultima divisione politica delle province sotto Federico I.
129. Geronimo Curita, Historia del Rey Don Hernando el Catholico, Domingo de Portonarijs, Saragozza 1580, pag.218-220.

Description

LA CALATA DI CARLO VIII, PREDATORE DEL TESORO DI NAPOLI

Sulla carta tutti volevano aiutare Ferrante II d’Aragona a riconquistare il suo reame, ma nessuno immaginò che la spartizione segreta con gli Spagnoli fosse già avvenuta. Lo avrebbero fatto con la sollevazione della stessa Napoli, a cui Carlo di Valois si apprestava a concedere privilegi e esenzioni da 200.000 ducati, sperperando le casse del Regno senza prudenza e senza oculatezza. I Francesi, «parte per incapacità, parte per avarizia, confusono tutte le cose».
Nella fretta, insomma, non si riuscì a creare il collante con la nobiltà, neppure con i tanti premi feudali, per via delle difficoltà a entrare in contatto con la corte. Le camere per le udienze del Re furono un’utopia anche per i grandi, perché non veniva «fatta distinzione da uomo a uomo, non riconosciuti se non a caso i meriti delle persone, non confermati gli animi di coloro che naturalmente erano alieni dalla casa d’Aragona»
Per non parlare delle «interposte difficoltà e lunghezze alla restituzione degli stati e de’ beni della fazione angioina e degli altri baroni che erano stati scacciati da Ferdinando Vecchio».
L’odio contro gli Aragonesi, inoltre, andava via via spegnendosi con la sopraggiunta compassione per il giovane Ferrandino, il quale, mentre Carlo VIII meditava di rimandare l’acquisto della sua metà del Regno, preparò la riscossa. Partito da Ischia per la Sicilia Ferrandino si unì quindi allo zio e alle truppe spagnole di Consalvo, ingrossando le fila coi Calabresi che mai lo avevano tradito mantenendo viva la fortezza di Reggio.4
Anche l’armata veneziana tornava sulle coste pugliesi guidata dal Capitano Antonio Grimanno. Tutto ebbe dell’incredibile, compreso l’ardore con il quale il Re di Francia e la sua Corte fecero un inatteso dietrofront.
Con la vana promessa di ritornare Carlo si fece rendere l’omaggio feudale dai Signori e, messa la Corona del Regno sul capo per mano di Giovanni Ioviano Pontano in nome del popolo napoletano, il 22 maggio 1495, si nominò Re di Napoli e ripartì.

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Cuttrera

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Editorial Review

 

 

L'ACCORDO CON GLI SPAGNOLI PRIMA DELL'INVASIONE

Era l’agosto del 1501 quando, presa Taranto, l’accordo franco-spagnolo fu più chiaro e si cominciò a parlare di una spartizione non più sommaria in due parti, ma per provincia, precisandosi che «nella divisione del regno tutta la Terra di Lavoro, il Ducato di Benevento, et l’Abruzzo insieme con Napoli fossero dei Francesi: ma la Calabria, Basilicata, et tutta la Puglia con Terra di Otranto toccassero agli Spagnuoli».
L’esilio offerto dal Re di Francia allo spodestato sovrano avvenne quindi quando ebbe “notizia che il Re di Spagna era determinato a non gli cedere il Capitanato” dove manteneva il presidio del Gargano fino a Manfredonia e il figlio asserragliato a Taranto.
A questo punto i regnanti di Napoli fecero le valigie ma lasciarono che fossero i Francesi ad assorbire la Capitanata, provincia che durante l’accordo non era stata considerata ma che ora, in seguito alla sottomissione di Federico spettava alla Francia e non alla Spagna.
Ne risultò che, occupato il castello principale di Napoli, raggirando con malizia gli stessi napoletani, i Francesi avviarono un contenzioso con gli Spagnoli sulla Capitanata.
Essa era nata da una costola delle province antiche di Basilicata e Puglia, e essi affermarono che doveva considerarsi fuori dalla parte che il Re di Spagna aveva segnato nel primo accordo segreto, cioè prima della sottomissione aragonese al Re di Francia.
Luigi Palau, di concerto col signore d’Aubegnì e con il Conte di Caiazzo generale di Francia, diede quindi notizia di questa novità a Cordova, generale degli spagnoli.
Il Gran Consalvo, che conosceva bene i territori, puntualizzò che al Principato spagnolo spettavano le quattro province antiche, come da accordi, cioè Terra di Lavoro, Abruzzo, Puglia e Calabria, che già comprendevano la vecchia Basilicata o nuova Capitanata che dir si voglia.
Esse erano cioè parti integranti dell’allora Puglia, o della precedente Calabria che dir si volesse, ben precisando egli que eran el principado, que llamavan de aquende, y el otro de la otra parte, y Capitanata, y Basilicata, y avia duda a qual de los Reyes partenecian en todo, ò en parte.....