LA FIGLIA DI RE MANFREDI Constança II de Sicília. Costanza di Svevia REGINE DI PALERMO isbn 9788872971505

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Manfredi fiuta l’affare delle nozze: il padre

la regina dei tedeschi e dei catalani

Per «II Costanza» di tal nome che fu sul trono di Palermo, cioè della Sicilia Citra, si intende quasi sempre lei, la figlia di Re Manfredi.
Questo testo è preceduto da una premessa storica sulle imprese di Svevi e Catalani, ritornati a splendere per gli errori commessi da papi e Angioini. Ci sono Re Carlo che occupa l’Isola di Sicilia, papa Nicola III Orsini che lo frena e favorisce i nipoti e papa Martino IV contro la ribellione pro Catalani che liberano la Sicilia col sangue. Il tutto si svolge fra Vespro, Pisani, astrologo Bonatto e assedio di Napoli. C’è quindi il Martino che teme l’invasione catalana e spara scomuniche e l’Onorio IV che teme l’Imperatore e eleva i comuni toscani, allorquando gli eredi dei due avversi sovrani furono a contendersi Pisa e Genova. Dallo stop di questa guerra, e per via della successiva strategia dei rapimenti catalani a danno degli Angioini, abbiamo l’ascesa di Pietro II d’Aragona, e poi di Giacomo, il quale, liberato Carlo d’Angiò, ottiene finalmente dal pontefice l’investitura ufficiale del titolo materno di sovrano di Sicilia.
Per Costanza, però, il sogno di principessa si era già avverato, fin da quando, piccola donna, sposò l’erede d’Aragona e Catalogna, avendo il padre Manfredi di Svevia fiutato l’affare, per via di un degno compromesso, fatto di troni e di titoli, che finì per convincere i Catalani.
La parentesi dello scippo del Regno da parte di Carlo d’Angiò, nemico fatto prigioniero per tenere sotto ricatto il trono di Napoli, rallenta solo in parte il disegno di Manfredi prima, e della figlia poi, di intitolarsi Re di Palermo.
Anzitutto Costanza fu Regina consorte d’Aragona sul trono spagnolo accanto a Pietro II, e poi entrambi, favoriti da due comandanti d’eccezione, come Ruggero Laùria e Corrado, che solcavano i mari come due saette, e da un longevo manovratore del calibro di Giovanni di Procida, ebbero anche l’Isola di Sicilia.
La leggenda parla di una lunga rivolta voluta dal tradimento angioino di Don Giovanni, fatta di troppo sangue e di molti intrighi, che va sotto il nome di Vespro.
Fatto è che Costanza si riprese il regno del padre, grazie al marito soprattutto, e che la politica colse al volo il grido all’indipendenza che veniva dall’Isola, sollevata con arte dalle sapienti mani dei ribelli di mestiere.
Di certo Pietro fu acclamato Re, ma stavolta è lui il consorte della vera Regina rimasta a casa: Costanza di Svevia.
Il nuovo sovrano venne riconosciuto più come liberatore dell’arroganza francese e perciò la corona sul suo capo, quella che era stata di Re Manfredi, fu il frutto di vero amore verso la Catalogna e verso la famiglia Sveva, che tanto aveva fatto per Palermo. Per questo la Regina, rimasta in Spagna, ricevé l’aiuto di Bisanzio, per quel riscatto finale con cui il Re affilò l’armata, sbarcò in Sicilia e gridò vendetta, riconquistando l’Isola costa costa.
Fu così che tutte le guarnigioni francesi furono allontanate tanto da Palermo, quanto da Messina, grazie alla rivolta contro Carlo d’Angiò, sebbene questi si dicesse sempre pronto alla guerra, ma solo come reazione alla liberazione catalana. Con il ritorno della Casa Sveva sul trono siciliano, sebbene in condivisione con quella d’Aragona, Palermo giurò fedeltà per Costanza e lei fu pronta finalmente a sbarcare in una città che amava molto, alla stregua della sua Catania.
La Regina venne a riprendersi il reame e il ritorno fu un trionfo. L’eco, giunta fino a Napoli, fu così forte da sollevare i baroni partenopei delusi, concentrati su Ischia, l’Isola dell’affranta Beatrice di Svevia, purtroppo zittiti dalla ritorsione angioina.
Divenuta vedova, e vocata sempre più alla pace familiare, con il Papa e con i nemici, la Regina Costanza decise di ritirarsi e di affidare il trono a Federico III. La morte del Re l’aveva condotta a una lacerante vedovanza, per cui fu dura la decisione sui troni da spartirsi fra i due eredi. Alla fine i Siciliani coronarono Federico III a loro Signore, sebbene quella fosse l’ultima festa, ormai che a Roma, per amore di Re Giacomo, la parola d’ordine era «perdono».
Muntaner, autore delle Cronache Catalane, dice che fu il Re padre di Don Pietro a ordinare il matrimonio con Costanza.
Quelle nozze sarebbero state principesche, e come accadeva per gli sposalizi onorevoli dei figli di imperatori e re, così molti reali vennero da lui per omaggiarlo. Aggiunge che Manfredi Re di Sicilia, del Principato e di tutta la Calabria e Terra di Taranto e Terra d’Ortranto, della croata Pola, del Bruzio e di tutte quelle contrade all’incontro della città di Ascoli, che è nella Marca di Ancona. Del regno faceva parte la spiaggia fin dentro Fabia, cioè il mare della detta città di Ascoli e Fermo, e come figlio dell’imperatore Federico restava il più alto signore del mondo e della maggiore casata.
Così Muntaner: — Tracta e ordona, que li donas muller, perço com de moltes parts li venien molts honrrats matrimonis de filles demperadors e de reys.
E finalment acordas, que li donas la filla del rey Manfre qui era rey de Sicilia e de Principat e de tota Calabria e de terra de Taranto e de terra Dortrento e de Pola e de Brus, e de tota aquella encontrada entro en la Ciutat de Scales qui es en la marcha Dancona; e la sua mar tenia de plaja Romana entro a sent Fabia qui es mar de la dita ciutat de Scales e de Fermo; e era fill del emperador Fraderisch qui era lo pus alt senyor del mon e de la major sanch.
Il 28 luglio 1260, a Barcellona, gli ambasciatori di Re Manfredi stilarono finalmente i capitoli matrimoniali. Giraldo de Porta, Maior de Iovenacio, lacopo Mustacci, socii del re, e del magister Stefano da Monopoli, giudice della Magna Curia, a nome di Manfredi, impegnarono la Corona ad una dote di 50.000 once d’oro da versare in gioielli, oro, argento e pietre preziose.
Le nozze si sarebbero celebrate a maggio del 1261, a Montpellier, come di prassi per i reali catalani che impegnarono sul capo del giovane Pietro la promessa fare di Costanza una regina, o, in caso contrario, di restituire la dote al padre, specie se fosse morta senza figli, dotandola comunque, fin da subito, degli stati di Girona e di Cottliure per almeno venti anni, in modo da preservare la reggenza sui figli, in caso di morte prematura di Pietro.
In verità i tempi si allungavano, per la indisponibilità di Re Manfredi, che viveva come i più grandi signori al mondo, mandando nel panico i messaggeri dei reali aragonesi per chiudere il contratto fatto con i messaggi siciliani.
In verità il matrimonio sembrava slittare per mancanza di liquidità, ancora nel 1260, mentre Manfredi era alle prese con i 18 anni della fresca moglie Elena, da poco sposata nel castello di Trani, in attesa che il padre, Michele II, non solo lasciasse in pace le coste della Sicilia, ma facesse recuperare i diritti dotali su Durazzo, conquistata nel 1256, Corfù, Valona, Berati e altre città dell’Albania.
Così il cronista: — Ze foro grandi feste et suoni, et la sera foro facti tanti alluminere, et tanti fanò in tutti li cantuni de la nostra terra, che paria che fosse die.
Qui, dice Ceva Grimaldi, «il Levante e l’Italia formò la sua ricchezza; gli Ebrei, che correvano dovunque vi era da guadagnare, vi si stabilirono e vi si mantennero sino ai tempi degli Aragonesi; sotto gli Angioini, Trani aveva un arsenale e forniva due galere. Quando Elena degli Angeli figlia di Michele despota di Romania venne alle seconde nozze di Manfredi Re di Napoli, questo Principe la ricevette in Trani: un frammento di un giornale di quei tempi descrive con molta ingenuità l’incontro de reali sposi.
Così la pagina di cronaca: — A lo dì doi de lu mise de junio de ipso anno mcclix arrivao in Apulia cu oçto galere la zita de lu Seniore Re Manfridu, filla de lo Despotú de Epiru, chiamata Alena, accompagnata da multi baruni, et damicelle de lu nostro Reami, e de quillu, de lu soi patre, et sbarcao in lo portu de Trano dovi l’ aspectava lu Seniore Re, lu quali quando scise la zita da la galera l’abbrazzao forte et la vasao. Dopo che l’appe conducta per tutta la nostra terra tra l’acclamazioni de tutta la gente la menao a lo castellu, dove ze foro grandi feste, et suoni, et la sera foro facti tanti alluminere, e tanti falò in tutti li cantuni de la nostra terra, che paria che fosse die.
Lo jurno appresso lo seniore Re creao multi cavalieri tra li quali foro li nostri concittadini messeri Cola Pelaganu e Fredericu Sifola che aviano accompagnata la Reina in lu viaggiu cum le doi galere della nostra terra. La detta Reina e’ multa avvenente et de bona manera, et e’ piue bella de la prima mogliera de lu Re; et se dise, che non have piue de dizesette anni.
Perciò Manfredi fu anche occupato ad inviare tremila fanti in aiuto del suocero contro i pretendenti di Nicea, per la riconquista di Bisanzio…

Description

FIGLIA DI RE MANFREDI DI HOHENSTAUFEN E SPOSA DI PIETRO IL GRANDE D’ARAGONA

La principessa ebbe il nome della bisnonna, sangue di Ruggero II Altavilla. Si capì subito l’amore dei genitori verso le casate degli avi, immersi nei possedimenti, giunti al ramo svevo, per acquisizione tanto della Puglia, quanto della Sicilia. L’imperatore Federico II, suo nonno, non era ancora morto, prima di Natale del 1250, che lei era già nata, da suo figlio naturale, Re Manfredi, che mantenne la Corona di Sicilia per ben sedici anni. Sia ben chiaro, Principato del Regno fu sempre il Gargano, ma a Beatrice, fresca sposa sabauda, piaceva Catania, e lì nacque l’adorata creatura. Le fu posto nome di Costanza anche per attenuare pene e sofferenze della casata degli Svevi del Principato pugliese, che riuniva il suo Parlamento in quel di Barletta.
Costanza fu allattata a corte dalla giovane regina figlia di Amedeo di Savoia, di cui già godeva, per eredità dotale, di alcuni feudi. Ma ebbe anche una dama per nutrice, chiamata Bella d’Amico, fresca sposa di Laùria, suffeudatario calabrese, anch’ella puerpera, essendo madre del piccolo Ruggiero di Laùria, suo fratello di latte e poi di vita.
Bella fece da nutrice e da dama di compagnia, restando per sempre donna di camera della principessa, come una seconda madre, specie dopo la morte di Beatrice, avvenuta prima del 2 giugno 1259, data del secondo matrimonio di Manfredi, Principe di Taranto, con Elena Ducas, almeno a dire di Bartolommeo di Neocastro.
Alla morte di Federico II, infatti, fu il figlio vedovo Manfredi, pur essendo spurio, a reggere il trono, come recita il testamento. Il patto era di riconsegnarlo all’erede legittimo, il fratellastro Corrado IV di Germania, che però la malaria volle colpire a morte, in quel di Lavello, nel 1254, dopo un paio di mesi di malattia, in cui corse anche voce che Manfredi lo avesse fatto avvelenare. Delle sue spoglie, il cui cuore e le viscere furono tumulate a Melfi, mentre il resto del corpo giunse a Messina, dove si svolsero nuovi funerali (prima della sepoltura definitiva a Palermo). A tal proposito il mesto avvenimento, per via del gran numero di ceri, è ricordato perché nel corso del rito si sviluppò il furioso incendio che distrusse il Duomo, senza mai capirne le vere cause.3 be potuto andare a Venezia per spendere le somme cospicue che gli vennero addebitate….

Costanza mostrò la sua abilità politica di sovrana e di cristiana, dopo aver sistemato anche le figlie: Isabella a Regina del Portogallo e Violante a sposa di Roberto d’Angiò.
La perdita del primogenito Re Alfonso Il Liberale e del secondogenito Pietro, Principe d’Aragona e di Sicilia, restò una piaga insabile, ma c’è da dire che anche gli altri tre maschi non fecero altro che le sue volontà, fino all’ultima trama di questo lungo film, riavvolto a Roma dai pontefici.
Qui, durante il pellegrinaggio, come la migliore suddita al mondo, guardata a vista da Giovanni da Procida, chiese e ottenne ogni giorno indulgenze, in attesa che il figlio Re d’Aragona venisse a trattare la pace con Re Carlo d’Angiò e con suo fratello Re di Sicilia. Poi se ne tornò felice in Catalogna, dove dispensò amore al popolo per l’anima del fu marito, e per la sua, facendo innalzare molti monasteri.
Così il cronista: — Feu molt de be per l’anima del senyor Rey en Pere, marit seu, e per la sua, e feu molts monestiri e molts d’altres bens.102
Quando raggiunse Barcellona, per lealtà e imparzialità con la prole, li donò alla casa dei frati minori dell’altro figlio, che era Re Namfos d’Aragona, sposo dell’Infanta, e lì restò, dove morì vestita con l’abito dei frati minori…

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Editorial Review

Carlo e Anna i veri fondatori del Comune di Napoli

[caption id="attachment_7988" align="alignleft" width="372"] Barcelona Cathedral Interior - Royal tombs in the Cathedral of Barcelona - da wikipedia[/caption]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

Constança de Sicília. Costanza di Svevia

 
1. Il sogno di una principessa
— La piccola donna che nacque Regina: Costanza
— Pietro II erede d’Aragona e Catalogna: il marito
— Manfredi fiuta l’affare delle nozze: il padre
— Il compromesso convince i catalani: le nozze
— Carlo d’Angiò scippa il Regno svevo: il nemico
 
2. La regina consorte d’Aragona
— Costanza e Piero sul trono d’Aragona: il Regno
— Ruggero Laùria e Corrado: i comandanti
— Giovanni di Procida rivolta l’Isola: la leggenda
 
3. Costanza si riprende il regno: il vespro
— La Sicilia grida all’indipendenza: il Vespro
— Pietro riconosciuto liberatore: la corona
— La Regina riceve aiuti da Bisanzio: il riscatto
— Il Re affila l’armata per la Sicilia: la vendetta
— Via i Francesi da Palermo e Messina: la rivolta
— Carlo d’Angiò pronto alla guerra: la reazione
 
4. Il ritorno sul trono di Palermo
— Palermo giura per Costanza: la fedeltà
— Costanza s’imbarca per Palermo: il trionfo
— La Regina viene a prendersi il reame: il ritorno
— Napoli solleva i baroni delusi: la ritorsione
— Ischia diventa l’isola di Beatrice di Svevia
 
5. Costanza affida l’isola a Federico III
— La morte del Re: la vedovanza fra due eredi
— I Siciliani coronano Federico III: l’ultima festa
— A Roma per amore di Re Giacomo: il perdono