BONA SFORZA REGINA DI CRACOVIA: il Rinascimento di Napoli sul trono di Polonia

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Copertina posteriore

amori aragonesi

Questa storia riguarda il matrimonio di una discendente degli Aragonesi, Bona Sforza, la pronipote di Ferdinando I, andata sposa al re di Polonia, nella prima metà del XVI secolo, cantata dal poeta Colantonio Carmignano; ma anche oggetto di “pettegolezzo” come nelle note di Ascanio Silvio Corona.
Possiamo definire culture periferiche quelle storie d’amore che andarono sulla bocca dei contemporanei di quegli eventi. Nell’accezione della lingua greca antica: periphéreia indica la circonferenza, la linea circolare e il verbo periphéro significa portare intorno, far girare, ma anche diffondere, far conoscere. Ed è quello che fecero quanti raccontarono quelle storie.
L’atteggiamento della società nei confronti delle donne è il riflesso di questa, con le sue tradizioni, la sua mentalità, i suoi pregiudizi. Di volta in volta le donne diventano protagoniste o oggetto, fanno la storia o la subiscono. E gli uomini sono a volte seducenti romantici, a volte possessivi e maniacali.
Nella vita di una donna si succedono eventi come l’amore, il matrimonio, le crisi familiari e domestiche, i figli, le separazioni, le volontà ultime. Non solo eventi nella sfera del privato, ma anche rapporti con l’esterno: la donna e la religione, la donna e l’arte, la cultura e l’istruzione, per tanto tempo anche negata, la donna e la realtà sociale, il lavoro e la politica.
Spesso risulta difficile sottrarre l’immagine della donna dallo stereotipo e dall’astrattezza e calarla nella realtà viva. La signora, la serva, la contadina, la balia, la maestra, la prostituta, l’operaia non sono tipi, ma persone che vanno sottratte all’anonimato della quotidianità.
La documentazione esistente presso gli Archivi di Stato italiani sottolinea la presenza femminile in una vastissima quantità di documenti, la cui lettura, di estremo interesse, risulta complessa e, se fatta da angolature non corrette, può risolversi frammentaria e incompleta
Il tema dell’eros, che sembra essere sempre lo stesso nel tempo e nello spazio, si presenta invece ogni volta in modi diversi. Amore, sessualità, famiglia, matrimoni… sono gli aspetti della vita privata dei nostri progenitori che venivano trasmessi ad un pubblico il più esteso possibile.
Anche con il racconto erotico si va alle radici della nostra cultura; significa estendere il discorso ad altri aspetti di essa, dai rapporti familiari alle pratiche sociali, dal costume alla relazione tra i sessi. I racconti più antichi finiscono con il diventare dei miti. E i miti, come si sa, raccontano storie fantastiche nelle quali agiscono gli esseri mortali e le forze della natura. A questi racconti trasmessi oralmente e sedimentati nella memoria collettiva era affidata una funzione culturale importante. La ripetizione di questi, come di altri racconti, contribuiva a creare e a consolidare una identità , trasmettendone le credenze, i riti, le istituzioni sociali e religiose, il patrimonio culturale.
I racconti erotici non sono affidati ad una narrazione fissa e immutabile. Essi potevano subire dei cambiamenti ogni volta che venivano raccontati. Il racconto come creazione. E questo spiega le varianti apportate ad un medesimo racconto; si tratta a volte di semplici particolari, a volte di versioni contrastanti.

Description

LA REGINA CHE PORTO’
IL RINASCIMENTO IN POLONIA

Il testo che qui leggi, cara lettrice/ caro lettore, faceva parte insieme al volume, recentemente pubblicato, “Lucrezia d’Alagno, un’amante per Regina di Napoli”, di un’unica ricerca sulle relazioni amorose di esponenti della famiglia d’Aragona, che regnò a Napoli nella seconda metà del xv secolo. Non si poteva escludere dalla ricerca i discendenti diretti della famiglia d’Aragona. Pronipote, per parte di madre, del Re Ferdinando I, e nipote di Alfonso II, Bona Sforza fu Regina di Polonia dal 1518 al 1548.
Ho chiesto alla collega polacca, Malwina Adamczyk, docente MA di inglese, attualmente nel Regno Unito, di dirmi che cosa pensano oggi nel suo paese della Regina che venne dall’Italia a governare la Polonia in quanto moglie del Re Sigismondo. Mi ha scritto in inglese le sue riflessioni, che qui di seguito riporto, naturalmente nella traduzione italiana.
«A proposito della Regina Bona Sforza, che ti interessa, ti mando queste brevi notizie storiche. Non dico una novità, ma è risaputo che le persone capaci vengono eliminate in quanto potenziali minacce per gli altri, che non sono così capaci come quelle.
Direi che ai suoi tempi è stata una grande donna d’affari. Riuscì a raccogliere una grande fortuna creando, letteralmente, strutture di villaggio/città, costruendo strade, scuole, luoghi culturali e centri medici. Le furono assegnate alcune terre poco importanti e nessuno avrebbe pensato che sarebbe stata in grado di creare qualcosa lì che avrebbe prodotto ricchezza. Riuscì a raccogliere una fortuna così grande che quando fu costretta a tornare in Italia, dovette formalmente rinunciare a tutte le terre-città e villaggi. Le ci sono voluti alcuni mesi per arrivare in Italia perché aveva con sé molti oggetti di valore. C’è il detto ‘sumy neapolitanskie’ (detto come metafora di qualcosa che non può mai essere restituito) riferito al prestito che la regina Bona fece agli Asburgo-re di Spagna (Filippo II). All’epoca era una quantità incredibile (l’equivalente di 1,5 tonnellate d’oro!). Era notevole la quantità di denaro / oro ricavata da villaggi e città che possedeva. È stato un suo errore prestare (a Filippo II) l’oro. Gli Asburgo la odiavano per il potere e il denaro che aveva e per il fatto che faceva di tutto per intralciare i loro piani in campo politico.
La Regina venne avvelenata, e si può indovinare da chi, ovviamente dalla famiglia degli Asburgo. In questo modo il prestito non doveva mai essere restituito. Nel corso degli anni la Polonia ha cercato di riavere indietro i soldi, ma senza alcun risultato. Ovviamente anche la Polonia stava cercando di recuperare i beni che la Regina aveva preso dal paese quando ritornò in Italia; ma a ben considerare erano suoi averi, dato che si era dimessa dai beni mobili per il bene del paese, e il resto rimaneva di sua proprietà. Non la biasimo.
Direi che era una donna molto creativa. A tal punto che suo marito, il Re, non riusciva a capire come potesse creare qualcosa dal nulla e a volte fu costretto a farsi prestare denaro da lei. Alla fine diventò molto potente, quindi pericolosa.
In particolare ha reso popolari le spezie nella cucina polacca. Anche se le verdure si coltivavano nel paese, ma non erano molto usate. Penso che le feste, che la Regina dava, siano state grandi opportunità per far conoscere usi diversi.
Ho fatto un po’ di ricerche per farti conoscere alcuni fatti interessanti e riferimenti ai giorni nostri – lo stemma odierno della città di Sanok [nella regione storica della Galizia] porta effigiato il serpente (la biscia) che mangia qualcuno, che era l’emblema della famiglia Sforza. E anche – sono sicura che tu l’hai notato-, lo stemma dell’Alfa Romeo ha un serpente riferito alla famiglia Viscontich, poi Sforza.
Il suo corpo, dopo la morte, non fu trattato con gli onori poiché il Papa scomunicò Bona per non aver ricevuto nessun sostegno. Quarant’anni dopo la sua morte, sua figlia Anna Jagiellonka, fece costruire il grande altare/tomba nella Basilica di San Nicola a Bari, che si può vedere oggi».
V. I.

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Iandiorio

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Editorial Review

IL RINASCIMENTO DI NAPOLI SUL TRONO DI POLONIA

I.
BONA SFORZA sul trono di Polonia

II.
Il diario del viaggio di Bona

III.
I RICORDI DEGLI ERUDITI DEL ‘900

IV.
L’influenza di una regina

V.
La cronaca rosa dell’historia

VI.
FIGLIA A DONNA SABELLA DI MILANO

VII.
la fine dell’istoria

VIII.
Testimonianze di stima
APPENDICE DOCUMENTARIA
n.1
Lettera a Bona Sforza
di Antonio de Ferraris

- A BONA SFORZA

APPENDICE DOCUMENTARIA
n.2
Orazione di Luigi Grotto, in Venezia,
alla presenza della Regina di Polonia
di Luigi Grotto

- ORATIONE PRIMA

note bibliografiche

1. Nel 1992 Mario Santoro fondò a Napoli l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento Meridionale.
2. Henryc Barycz s. v. Bona Sforza, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 11 (1969). s.v. Bona Sforza, regina di Polonia.
3. Sebastiano Valerio, Bona Sforza a Venezia: l’orazione di Cassandra Fedele e le lodi di una regina, in Mujeres y Màrgenes- Màrgenes y Mujeres a cura di Eva Marìa Moreno Lago, Benilde ediciones, Sevilla-Espana, 2017 p.124.
4. Giuliano Passero cittadino napoletano o sia prima pubblicazione in istampa, che delle Storie in forma di Giornali, le quali sotto nome di questo Autore finora erano andate manoscritte, ora si fa a sue proprie spese da Vincenzo Maria Altobelli, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1785. La citazione riportata nel testo è tratta da Aldo Pinto, Raccolta notizie per la storia, arte, architettura di Napoli e contorni, Parte III: Famiglie, 3 aggiornata 31.12.2015 p,1620 https://core.ac.uk › download.
5. Viaggio de la Serenissima S. Bona Regina da la sua arrivata in Manfredonia andando verso del suo regno di Polonia / Parthenopeo Suavio (Colantonio Carmignano); a cura di Isabella Nuovo – Edizioni digitali del CISVA, 2007. Il poeta napoletano Colantonio Carmignano, che faceva parte del seguito di Bona, descrisse in versi, su desiderio della principessa Isabella, il viaggio della regina fino a Cracovia e sotto lo pseudonimo di Parthenopeus Suavius lo pubblicò nel 1535 a Bari. Isabella Nuovo www.viaggioadriatico.it/ un-paradigmatico-exemplum di-scrittura...
6. Gerardo Cioffari, Bona Sforza: donna del Rinascimento fra Italia e Polonia, Levante, Bari 2000.
7. Henryc Barycz, Op. cit.
8. Ibidem.
9. Ibidem
10. Giulio Sodano, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 84 (2015) s. v. Poderico Giovanni Maria.
11. Viaggio de la Serenissima S. Bona, op. cit.
12. Henryc Barycz. Op. cit.
13. Viaggio de la Serenissima S. Bona, op. cit. vv. 15-18.
14. Ibidem vv.55-57.
15. Spalato è città, centro della Dalmazia, appartenente alle Croazia.
16. Trau, città nella regione dalmata, si trova fondata su un’isoletta, congiunta alla terraferma e all’isola di Bua.
17. Zara, città della Croazia, si trova nella Dalmazia centrale. Per secoli fu una delle città più importanti della Repubblica di Venezia, di cui fece parte per quasi un millennio.
18. Viaggio della Serenissima, op. cit., vv.128-137.
19. Ibidem vv. 98-99.
20. Ibidem vv.64-87.
21. Ibidem, cap. XI vv.71-2.
22. Ibidem, cap. XIIII vv.1-6.
23. Camillo Minieri-Riccio, Catalogo di libri rari della biblioteca del Sig. Camillo Minieri Riccio, Napoli 1864 vol. I p.287-88
24. Henryc Barycz. Op. cit.
25. Tadeusz S³awek , “Et in Arcadia Ego”. Italia e Polonia: intorno a quattro date, in UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI Quaderni di Ateneo 9. Giornata della cultura polacca Dzien kultury polskiej Bari, 19 novembre 2004 Servizio Editoriale Universitario 2005.
26. Henyc Barycz. Op. cit.
27. Ibidem.
28. Angelo Borzelli, Successi tragici et amorosi. Di Silvio et Ascanio Corona, Napoli 2015.
29. Giovanni Parenti, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 29 (1983) s. v. Corona Ascanio Silvio.
30. Ibidem.
31. Kultura romañska w Polsce (od œredniowiecza do koñca XVIII wieku) na podstawie kolekcji rêkopisów francuskich i w³oskich w zbiorach Biblioteki Jagielloñskiej. Progetto di ricerca Cultura romanza in Polonia sulla base dei manoscritti francesi e italiani nei fondi della Biblioteca Jagellonica, https://rekopisy-romanskie.filg.uj.edu.plla-verita-svel...
32. Nicola Ratti, Della famiglia Sforza parte II, Roma 1795, pp.69-85
33. Persona allevata in una famiglia o da essa dipendente, componente della servitù delle famiglie nobili napoletane.
34. Nicola Ratti, op. cit. p. 70-71
35. Pierre Bayle, Storico, filosofo e polemista (La Carla, Ariège, 1647 - Rotterdam 1706, autore del Dictionnaire historique et critique, edito nel 1695-96.
36. Jacques-Auguste de Thou -1553/1617 Scrisse una Historia sui temporis (1604) di notevole valore.
37. Angelo Romano, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 33 (1987) s. v. De Ferrariis, Antonio
38. Sebastiano Valerio, Bona Sforza a Venezia: l’orazione di Cassandra Fedele e le lodi di una regina, in Mujeres y Màrgenes- Màrgenes y Mujeres a cura di Eva Marìa Moreno Lago, Benilde ediciones, Sevilla-Espana, 2017, p. 142 https://fair.unifg.it › handle
39. Valentina Gallo, Dizionario biografico degli Italiani vol. 60 (2003) s. v. Groto. Luigi
40. Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap. XXII
41. Luigi Grotto, LE ORATIONI VOLGARI DI LVIGI GROTTO CIECO D’H ADRIA, Venezia 1604, Orazione prima.
42. Dovrebbe trattarsi di Marin Sanudo (1466-1536), che tra le altre opere scrisse i Diarii dal 1496 al 1533.
43. Marco Antonio Sabellico (1436-1506), autore dell’Historia Vinitiana, edizione 1548. Di lui dice Traiano Boccalini (1556-1613) nel Quinto dei suoi Ragguagli di Parnaso: “Seguì poi il Sabellico e disse, che mentre egli scriveva l’historia Venetiana, diligentemente havendo osservati gl’ottimi instituti di così prestante libertà, niuna cosa più ammirava in lei, che il danaro pubblico, anco da i Senatori bisognosi venisse maneggiato con tanta fedeltà, che tra la Nobiltà, non solo eccesso capitale, ma somma infamia fosse riputata, il bruttarsi le mani di un soldo di S. Marco”.
44. Carlo V nacque nel 1500 in Belgio. Figlio di Filippo d’Asburgo detto il Bello e di Giovanna di Castiglia, figlia del re Ferdinando II d’Aragona. Nel 1516 alla morte del nonno Ferdinando II, Carlo fu nominato re di Spagna nel 1516 e si trovò a capo di un vasto dominio che comprendeva: I Paesi Bassi, La Castiglia, l’Aragona, la zona meridionale della penisola iberica, il Regno di Napoli e le terre scoperte da Cristoforo Colombo nel 1492 in America. Nel 1519 divenne Imperatore del Sacro Romano Impero. Morì nel 1558, forse di malaria, dopo diversi giorni di agonia.
45. Anacaona (1474-1503) era una taíno cacica (capo), nata a Léogâne, ad Haiti. Suo marito si chiamava Caonabo, ed era capo della regione di Maguana (oggi Repubblica Dominicana). Anacaona fu celebrata come compositrice di ballate e poesie, dette isítos. Biografía de Anacaona (Su vida, historia, bio resumida) //www.buscabiografias.com› ...
46. Issicratea, regina del Ponto, moglie di Mitridate, rinunciò alla sua femminilità per seguire il marito in battaglia. Il Grotto aveva letto In Valerio Massimo Detti e fatti memorabili, lib.IV: Issicratea ancora, Regina di Ponto, amò il suo marito Mitridate tanto svisceratamente, che per amor suo non si curò por da parte l’ornamento della sua bellezza insieme con l’abito femminile, e vestirsi ed acconciarsi da uomo; perchè tagliatisi i capelli, si assuefece a cavalcare ed a portar l’armi indosso, acciocchè più agevolmente potesse intervenire compagna alle fatiche e pericoli del marito; oltra di questo quando quello vinto da Gneo Pompeo andava fuggendo tra genti barbare ed efferate, essa senza mai staccarsi, o con l’animo, o col corpo l’andò sempre seguitando. Onde Mitridate, veggendo in costei tanta fede e tanto amore verso di lui, ne prese grandissimo conforto, e gli fu un dolce alleggerimento a tanti suoi travagli e fatiche, parendogli andar a spasso con tulla la sua casa, ed in compagnia degli Iddii famigliari, andando cosi disperso insieme con la moglie”. Valerio Massimo, Fatti e detti memorabili tradotti da Giorgio Dati vol. II, Milano 1626.
E’ anche il nome di una allieva prodigio, Issicratea Monti (1563-1584), di Luigi Grotto da lui considerata la decima Musa. Cfr, Letizia Guerra, Il Cieco e l’illustre donzella: il legame tra il maestro e la sua allieva, https://adria.italiani.it › il-cieco-e-lillustre-donzella-il-le... Franca Tomasi, Dizionario Biografico degli Italiani, vol.76 (2012) s.v. Monti, Issicratea.