BONA DI SAVOIA, la ducissa di Milano: l’orfanella, l’eredità degli Sforza e il voto a Firenze ISBN 9788872973950

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LA GRANDE DONNA CHE AMMINISTRO’ L’AMORE E LA POLITICA

Dinde a Guidazo sposò Fiordelisio et diedeli il Bolcho de Lisandrina e Cusago per dotha: a Thadeo quatromílía ducatí promisso in ciaschuo anno.
Doppuo al vigesimo de Agosto, Borsio Estense Marchese di Ferrara, passò al altra vita; con ingente pompa fu tumulato a la Certosa con grande magnificentia con tructa per lui. E doppuoi Hercule naturale fratello di Borsio successe in quel stato.
Ne medesmi giorni Mahumetto Imperatore de Turchi occupò tutta la minore Armenía.
1. Relatione historica e politica delle differenze nate trà Paulo V e li Signori Venetiani l’anno 1605 [Ms. inedito], f.152 v. e segg.
2. Ivi.
3. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
4. Ivi. Sono proprio i documenti studiati da Claretta, a volte sconosciuti, «che tante indagini costarono specialmente al Morbio». Da qui «le lettere ritrovatesi negli archivi camerali di Torino, dalle quali risulta che Bona negli anni 1501, 1502 e 1503 abitava il Castello di Fossano, terra allor fortificata del meridional Piemonte», da cui Combetti trasse il processo intentato ai Fossanesi, «accusati di depredazioni avvenute al tempo della morte di Bona».
5. Relatione historica e politica delle differenze nate trà Paulo V e li Signori Venetiani l’anno 1605 [Ms. inedito], f.152 v. e segg.
6. Luca Beltrami, Milano 1893.
7. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870. «Breve fu il suo regno. Tolto da repentina morte nel sessagesimo quarto dei suoi anni, all’otto di marzo del 1466, succedevagli, specialmente in grazia della prudenza della madre, Galeazzo Maria (nato in Fermo il 24 gennaio 1444) che allora trovavasi in Francia, colà mandato l’anno prima dal padre per assistere Luigi XI nelle turbolenze da cui era afflitto per la lega del ben pubblico».
8. Ivi.
9. Mantova, Arch. Gonzaga, copialettere ed F. II., 1458-14 novembre al 3 dicembre. In: Luca Beltrami, Milano 1893, cit.
10. Ivi, 1458 – 11 dicembre -Lettera di Galeazzo M. a Dorotea. (Mantova – Arch. Gonzaga, E XLIX, 2).
11. Ivi, l’altra lettera è del 1461 – agosto (Mantova Arch. Gonzaga, copialettere v lib. 48).
12. Ivi, 1651 – novembre Mantova Arch. Gonzaga, copialettere v lib. 48).
13. Ivi, 1463-31 agosto – Lettera di Vincenzo Scalona alla Corte (Mantova – Arch. Gonzaga). La lettera dello sposo è del 1463 – 17 settembre – Lettera di Galeazzo M . a Dorotea. (Mantova – Arch. Gonzaga).
14. Ivi, 1463-24 settembre. Lettera di Lod. Gonzaga alla Marchesa (Mantova Arch. Gonzaga).
15. 1463 – 25 settembre Lettera di Bianca Maria, dal Castrum Melegnani, alla Marchesa Barbara. (Mantova Arch. Gonzaga. E. XLIX. 2); 1463 – novembre Istruz. del Duca a Gerardo de Colli. (Parigi Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1589, fol. 279).
16. Ivi, 1463 – 23 novembre – Lettere di Vinc. Scalona alla Mar (Mantova Arch. Gonzaga).
17. Ivi, 1463-23 novembre – Lettera di Gerardo de’ Colli al Duca.
18. Ivi, Idem. (Parigi – Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1589, fol. 292).
19. Ivi, 1463-27 novembre – Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1859, 13 giugno
20. Ivi, Lettera di Galeazzo M. al padre Fr. Arch. di Stato Castello Galeazo Maria). Responsio et protestatio secunda III.
21. Ivi, Dom. March. Mantua. (Parigi fol. 303). Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1589,
22. Ibidem.; 1463 – 5 dicembre – Lettera di Gerardo de’ Colli al Duca. (Parigi – Biblioteca nazionale. MSS ital. Cod 1589, fol. 309).
24. Ibidem.
25. Ivi, 1463-9 dicembre – Lettera di Vinc. Scalona alla Mar
26. Antonio Campi (1523-1587) – Agostino Carracci (1557-1602) – David Laudi (fl. 1550-1599) – Giovanni Paolo Bianchi (ca. 1590- ca. 1646), Cremona fedelissima citta et nobilissima colonia de Romani:rappresentata in disegno col suo contato et illustrata d’una breve historia delle cose piu notabili … et dei ritratti … de duchi et duchesse di Milano e compendio delle lor vite / da Antonio Campo, Gio. Battista Bidelli (per Filippo Ghisolfi), Milano 1645, pag.128 e segg.
27.Michela Pugliese, Messer Cicco milanese eccellentissimo. Cfr. Wikipedia.
28. Laura Malinverni, Ippolita, da: https://www.storiamedievale.net/pre-testi/ippolita.htm.La promettente adolescenza. «Oggi fra i codici conservati a Milano alla Biblioteca Trivulziana, composta nel 1454 e che alla fine reca l’iscrizione: «Baldus Martorellus Piceni has regulas composuit pro illustri Comite Galeaz et inclita domina Hippolita sorore ejus qui non recusat ut quantum de hoc libello tantum de sui parvi nominis fama detrahatur». v. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
29. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota. Lettera di Maletta, ivi, p.279. E’ riferito al matrimonio Aragona-Sforza (ottobre 1455).
30. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. V. giorno 15 dicembre… Cfr. Raffaele Colapietra, in: Il ‘400 in Abruzzo e in Molise, Vol. VI, Storia del Mezzogiorno, pagg. 55-56. v.Muratori, Annali d’Italia,voll.31,pp.514-15, Venezia 1790. Nel tomo XXI (anni 1421-1480) così riporta: “Nel dì 5 di dicembre (1456), e in altri susseguenti giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel Regno di Napoli, che fu creduto di non essersi da più secoli indietro provato un somigliante eccidio in quelle contrade…Le persone morte sotto le rovine chi le fece ascendere sino a centomila, con esserne perite nella sola città di Napoli, per attestato d’alcuni, venti, o trentamila”. Cfr. Antinori, Annali degli Abruzzi, nel XV volume. V. anno 1456. v. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 170 e segg. Cfr. Balla Enrico, Pereto, storia, tradizioni, ambiente, statuti, Roma 1986, pag. 98-99. In: http://www.pereto.info/terremoto_5dicembre1456.htm. Cfr.De Blasiis G. 1885Il terremoto del 1456Archivio storico prov. napoletano, anno X , Napoli. Cfr. GNGTS – Atti del 22° Convegno Nazionale / 05.04 / U. Fracassi, G. Valensise, E. Guidoboni e G. Ferrari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma e dello SGA, Storia Geofisica Ambiente srl, Bologna. LA SORGENTE DEL TERREMOTO DEL 1456: NUOVE IPOTESI DAL RIESAME CONGIUNTO DI DATI STORICI E STRUTTURALI. Così scrivono: “Nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal MIUR l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la SGA hanno intrapreso un riesame della catastrofica sequenza sismica iniziata il 5 dicembre 1456. Per l’estensione della zona colpita e la severità dei danni questo terremoto è ancora oggi ritenuto il più forte terremoto della storia italiana. La ricerca si avvale di un’ampia reinterpretazione delle fonti storiche, di una nuova visone d’insieme dell’assetto profondo del settore crostale interessato dall’evento e di analogie con le caratteristiche di sorgente dei terremoti molisani del 31 ottobre-1 novembre 2002″. Cfr.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
Così nel Diario: – A dì 5 Decembre die Dominico ad hore 11 venne pe tutto lo Reame no tremolizzo grande, che nullo se ricorda averene nteso simile. Rovinao tutta terra de Abbruzzo, s’aprìo in paricchi lochi la terra alla Campagna di Napoli, de Benivento, Esernia, Adice, et Ascoli; parecchi Cittati, et terre se rovinaro adfatto. In Provincia de Terra d’Otranto facio grande damno ad Brindesi, Oria, Alessano, Castro, Mandurio, Nerito, et Lezze. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
31. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. Sulla pergamena di Altavilla del febbraio del ‘58 v. P. Tropeano, CDV, cit. Ivi, lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. cfr. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli. Opuscola historica, pag.145.
32. Roberto delle Donne, Regis servitium nostra mercatura. Culture e linguagi della fislalità nella Napoli aragonese, In: Linguaggi e pratiche del potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed età moderna, a cura di Giovanna Petti Balbi e Giovanni Vitolo. Centro interuniversitario per la storia delle città campane nel medioevo. Quaderni (4).Laveglia editore, Salerno 2007, dal sito internet: www.fedoa.unina.it/1125. Nota 28.
33. Antonio Campi, Cremona, cit.; Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870. v. Gaudenzio Claretta, cit.Bernardino Corio, Historia, cit.
34. Daniel M. Bueno De Mesquita, Bona di Savoia, duchessa di Milano, in: Dizionario biografico degli italiani, vol. 11, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1969. Cfr. Relatione historica e politica delle differenze nate trà Paulo V e li Signori Venetiani l’anno 1605 [Ms. inedito], f.152 v. e segg. Cfr. Antonio Campi, Cremona, cit.
35. Daniel M. Bueno De Mesquita, Bona di Savoia, duchessa di Milano, in: Dizionario biografico degli italiani, vol. 11, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1969.
36. Bernardino Corio (1459-1519 ca.), Viri clarissimi mediolanensis patria historia, Alessandro Minuziano, Milano 1503.
37. Antonio Campi, Cremona, cit.
38. Bernardino Corio, Historia, cit.
39. Antonio Campi, Cremona, cit.
40. Bernardino Corio, Historia, cit.
41. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
42. Bernardino Corio, Historia, cit.
43. Ivi.
44. Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, Duchessa di Calabria, nelle corrispondenze diplomatiche tra Napoli e Milano. Una enclave lombarda alla corte aragonese di Napoli (1465-1488), pagg. 125-141.
45. Carolina Mautone, I Medici 3: Chi era Ippolita Sforza, la donna che salvò Lorenzo Il Magnifico. Da: https://www.comingsoon.it/serietv/news.
46. Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, cit. Cfr. A.Bascetta – S.Cuttrera, La duchesca e il testamento di Alfonso II, ABE, Napoli 2017.
47. Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, cit. Cfr. A.Bascetta , La duchessa di Milano, ABE, Napoli 2020. Cfr. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170.
48. Bernardino Corio, Historia, cit.
49. Antonio Campi, Cremona, cit. Cfr. Bernardino Corio, Historia, cit. Cfr. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
50. Antonio Campi, Cremona, cit.
51. Bernardino Corio, Historia, cit.
52. Ivi.
53. «L’indiscrezione era stata raccolta da Giovanbattista Bentivoglio e riferita da Zaccaria Barbaro al governo di Venezia, Napoli 17.I.1472, Corrispondenze diplomatiche veneziane da Napoli, ed. Corazzol, pp. 137-138».In: Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, cit. Cfr. Antonio Cicinello a Francesco Sforza, Napoli 19.II.1465, ASM, Sforzesco, Napoli, 214, cc. 204-206.
54. Bernardino Corio, Historia, cit.
55. Ivi.
56. Ivi.
57. Gino Capponi, Storia della republica di Firenze, Volume 2, Barbera, Firenze 1875.
58. Ivi. Fabroni, Ricordi di Lorenzo, pag. 54.
59. Gino Capponi, Storia della republica di Firenze, Volume 2, Barbera, Firenze 1875.
60. M. Giovanni Tarcagnota, Delle Istoria del mondo (continuation de l’ouvrage de), Giunti, Venezia 1592, pagg.819-820.
61. Giuseppe Conti, Fatti e aneddoti di storia fiorentina (secoli XIII-XVIII), R.Bemporad & figlio editori, Firenze 1902. v. cap. Galeazzo Sforza e Bona di Savoia a Firenze (1471).
62. Ivi, pagg.204-205.
63. I musici alla corte degli Sforza, in: Archivio storico lombardo, Giornale della Società Storica Lombarda, vol.4, anno 14, sede, Libreria Dumolard, Milano 1887, pag.47. «Nell’edizione De Magri, del Corio, vol. III, pag. 447, nota 7, è prodotto l’intiero elenco del corteo milanese, Arch. Stor. Lomb., Anno XIV».Cfr.Valdrichi, Cappelle musicali degli Estensi, ecc., pag. 415-16. Aggiunge quest’A. diligentissimo che le prime carte che appaiono risguardanti le musiche degli Estensi, datano dal 1422, e «pifferi solamente e trombe ne fanno le spese».
64. I musici alla corte degli Sforza, in: Archivio storico lombardo, Giornale della Società Storica Lombarda, vol.4, anno 14, sede, Libreria Dumolard, Milano 1887, pag.47. «Nel 1470 i pifferi e trombetti del Gonzaga troviamo applauditi in Napoli, dove fu cosa nuova, secondo un documento, 14 luglio 1470, avvertito dal Canal. Il quale (loc. cit., pag. 659) fa pur menzione dell’invito del Duca di Milano del 1471, ma non sa per qual festa fosse».
65. Ivi. Minuta nel Carteggio diplomatico.
66. Emilio Motta, I musici alla corte degli Sforza, Bortokotti, Milano 1887. E in: Archivio storico lombardo, Giornale della Società Storica Lombarda, vol.4, anno 14, sede, Libreria Dumolard, Milano 1887, pag.47.
67. V. opuscolo per nozze, in: Banchi, Della venuta in Firenze di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, con la moglie Bona di Savoja nel marzo del 1471. Lettere di due Senesi alla Signoria di Siena, Firenze, Barbéra, 1878, pag.40, Ed.Cesare Paoli, Luigi Rubini e P. Stromboli. . Per le feste del matrimonio Sforza vedi Tristano Calco; V. anche Renier, Gaspare Visconti, in Archivio Storico Lombardo, III, 1886, pag. 523. Nell’edizione De Magri, del Corio, vol. III, pag. 447, nota 7, «è prodotto l’intiero elenco del corteo milanese», Arch. Stor. Lomb., Anno XIV. V.G. Milanesi, Il viaggio degli ambasciatori fiorentini al Re di Francia nel 1461 – descritto da Giovanni di Francesco de’ Nêri Cecchi, loro cancelliere, nell’Archivio Storico Italiano, 1865, serie III, vol. I, pag. 48 e segg. V. Vimercate. V. Ed ai 14 nov.
Renier, Gaspare Visconti, in Archivio Storico Lombardo, III, 1886, pag. 523.
68. Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi, Storia delle repubbliche italiane del medio evo, 4, Borroni e Scotti, Milano 1852, pag.69. v.Antonii de Ripalta, Annales Placentini, pag. 929.
69. Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Volumi 1-3, Bartolotti, Milano 1883, pag.247. «Si veda nel vol. III, doc. N. LVIII. pag. 76», e doc. N. LIX, pag. 77. «Procedendo nella raccolta di parecchie disparate notizie spet1472 tanti a questo tempo, trovo che ai 22 maggio 1472 il Duca di Milano faceva noto ai Signori di Busseto di avere graziati i loro nipoti Giulio e Giov. Antonio figli del march. Niccolò, banditi dal suo dominio per imputazione de monete false, purchè venisse guarantito con duemila ducati d’oro, che quelli rinnovando cosa alcuna contro lo Stato suo glieli avrebbero consegnati nelle mani (Ivi, doc. N. LXII, pag. 80.). Gian Lodovico e Pallavicino ordinavano con grida del 2 novembre ai loro sudditi di non alienare i livelli e i fitti perpetui senza la marchesale licenza, comminando la caducità nel caso di violazione, cosi prescrivevano di pagare entro 15 giorni i laudemî, che non erano stati pagati in passato».v. «Statuta Ill. Dominorum Pallavicinorum Baxeti, ms. nella Biblioteca di Parma». v. Archivio di Stato in Milano, Missive Ducali, vol. CXVI, fol. 88, 108, 113.
70. Bernardino Corio, Historia, cit.
71. Bernardino Corio, Historia, cit.
72. Corio, cit. «Seco principalmente havea li principali suoi feudetarii e consiglieri, tutti dal liberalissimo duca presentati di drapo d’oro e d’argento. La famiglia loro oltramodo a nove fogie erano impuonto. Li curtegiani stipendiati dal principe erano vestiti de velluto et altri finissimi drapi di seta, e similmente li suoi camereri con resplendenti rechami, e tra questi gli v’era xl a li quali havea donato una colana d’oro e quella di mancho precio era di vallore de cento ducati. E Vercilino Vesconte davante li portava la spada. Cinquanta stafferi havea, tutti vestiti con due fogie, l’una di panno d’argento e l’altra di seta, e finalmente insini a li servitori de cucina erano vestiti a diversi veluti e rasi. Cinquanta corseri faceva condure seco con le selle di drappo d’oro, staffili tisuti di seta e li staffi dorati e sopra li possenti cavagli gli erano puliti regazi tutti vestiti con uno zuppono de drappo d’argento e giornia di seta a la sforcescha. Per la guardia di sua excellentia havea cento homini d’arme scelti, tutti a modo de capitanii impuonto, e cinquecento fanti electi, et ogniuno dal principe era stato presentato. Per la ducissa havea deputato cinquanta chinee e tutte con le sue selle e fornimenti d’oro e d’argento, sopra li suoi pagi richamente vestiti; xii carette havea e tutte con le coperte di drapi d’oro e d’argento rechamate a le ducale insegne. Li materazi dentro e piumazi erano di drapo d’oro rizo sopra rizo alchuni d’argento et altri de raso cremesino, e sine a li fornimenti de cavalli erano coperti di seta. Queste carette sopra mulli fece passare le Alpe».
73. Cesare Cantù, Racconto vol. XII, in: Enciclopedia Storica, Storia Universale, Pomba & C, Torino 1843.
74. Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Volumi 1-3, Bartolotti, Milano 1883, pag.247.
75. Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Volumi 1-3, Bartolotti, Milano 1883, pag.247. v. Archivio di Stato di Milano, Missive Ducali, vol. XCVII, fol. 256. v. Corio, St. di Milano, parte VI, cap. II. Cfr. Verri, St. di Milano, cap. XVIII.
76. Ivi. v. Scipione Ammirato, 1. xxi, pag. 108.
77. Ivi.
78. G. B. Benvenuti, Quadri storici fiorentini, presso i successori Le Monnier, Firenze 1889, pag.82. Cfr.Istoria degli scrittori fiorentini, Firenze 1774, pag.84.
79. D.M. Manni, Vita di Bartolommeo Scala, pag.5, Viviani, Firenze 1768.
80. Matilde Ferluga-Fentler, Lorenzo dei Medici, Appolloio & Caprin, Trieste 1872. «Giuliano dei Medici che conosceva assai l’indole del fratello, e che aveva mente più riposata per prevedere i pericoli contro ai quali si andava direttamente, si ingegnava a rattenere Lorenzo nella china in che erasi messo e ad infrenarne l’orgoglio e la violenza. Però poco frutto coglieva; Lorenzo procedeva avanti per la sua strada; e mentre allietava gli amici ed i partigiani con la poesia e con le feste, dava opera ad umiliare ed a tenere impotenti le principali famiglie delle quali poteva temere l’emulazione. Scopo ultimo di questa politica, il suo assoluto dominio sopra la moltitudine quand’essa più non avesse un capo intorno a cui stringersi per rintuzzare l’oppressore. Ma è scritto nel destino delle cose umane che, nè tirannide, nè libertà arrivino a sedersi sui troni della terra senza passare per le vie sanguinose o delle congiure o delle repressioni».
81. M. Giovanni Tarcagnota, Delle Istoria del mondo (continuation de l’ouvrage de), Giunti, Venezia 1592, pagg.819-820.
82. Matilde Ferluga-Fentler, Lorenzo dei Medici, Appolloio & Caprin, Trieste 1872.
83. Matilde Ferluga-Fentler, Lorenzo dei Medici, Appolloio & Caprin, Trieste 1872.
84. Lorenzo Venturini fu un altro senese giunto a Firenze per l’arrivo dei duchi, rapito della devozione tenuta nelle chiese, a cominciare dalla domenica. La spia restò molto ammirato del contegno dei fiorentini di quel tempo, come scriveva ai signori di Siena.
85. Cesare Cantù, Racconto vol. XII, in: Enciclopedia Storica, Storia Universale, Pomba & C, Torino 1843.
86. Ivi.
87. Bernardino Corio, Historia, cit., pag.211.

Description

Storie di Nobildonne, rapporti epistolari e comparaggi negli stati preunitari

Volendo dare un incipit a questo testo di storia pura, l’autore non poteva che partire dall’albero genealogico dei Savoia, rinvenuto in un manoscritto dalla copia inedita, inserito nelle ultime biografie trattate in collana. Ma non solo. Si riparte anche da Francesco, figlio del fu Muzio Sforza, capitano del Regno di Napoli, giunto da Cotignola per mostrare il suo ardire e il suo ardore verso la Regina Giovanna, portando a casa feudi e castelli dotali per sé e per i figli. Si può quindi tranquillamente affermare che gli Sforza beneventani furono cugini stretti del Duca di Milano, possedendo gli imprendibili castelli sui passi dell’enclave papalino che costarono il Regno a Re Renato d’Angiò. E’ quindi da Francesco che nacque anche la progenie Sforzesca di Milano per aver saputo farsi spazio a corte, fra una cavalleria e un ammiccamento con Bianca Visconti, dalla quale ebbe tutta l’eredità degli Stati lombardi, a danno dei familiari, già sul piede di guerra. Fu questo forse il motivo per cui il piccolo Galeazzo non era nemmeno nato che la mamma provvide a lanciarlo sul mercato più vicino, quello di Mantova, designando per amata duchessina del figliolo la bella e intelligente, nonché poetessa acculturata dei Gonzaga, Dorotea dagli occhi bianchi. C’è da dire che fra i due pargoli nacque anche l’amore pure, sbocciato nell’istinto amoroso adolescenziale, fra lettere, bacini e lacrime d’amore. Accadde però che Bianca intravide nel figlio la speranza di poter presto riunire in qualche modo la famiglia Viscontea per evitare guerre, immaginando di dare il figlio, come suggeriva l’astuto e arguto marito Duca, nelle mani di ben più ricco e nobile signoria. Da qui la separazione epistolare, struggente, fra gli amanti per sospetti sulla verginità della dama dagli occhi bianchi, voltando pagina per gradimento della Padrona di Milano, affinché Galeazzo sposasse il partito Savoiardo, impalmando l’orfanella rimasta in casa del Duca Amedeo: la bella Bona. E così ecco Bona già pronta a frequentare la corte sforzesca, mentre la cognata diventa Duchessa di Calabria e la cometa di Halley non preannuncia nulla di buono: solo il sisma e la peste. Ma Galeazzo è l’erede e Bianca è la sposa, anche se non piace a tutti in Casa, che Amedeo di Savoia gli porta sull’altare il 6 luglio 1468. Da qui l’amicizia fra casate sempre più influenti degli Stati Italiani preunitari, arrivando a Firenze, per raggirare le difficoltà sopraggiunte a Napoli. Ma se mancano i soldi l’astuzia di Bona provvederà a trovarli. Le lettere con Lorenzo de’ Medici rappresentano la prova della corrispondenza privata fra le famiglie al fine di ottenere soldi, tanti soli, in prestito certamente, offrendo banchetti e battesimi di comparaggio, e le insegne ducali. Spunta così il voto fatto da Bona alla Madonna di Firenze e il viaggio organizzato dal marito, con pifferi, musici e poeti, con l’intera corte milanese al seguito, il tutto in onore della moglie. Il programma fu impostato per aprile del 1471 e uno stuolo di nobili timorosi dell’invasione veneta e affamati di potere entrò in Firenze il 1 maggio, per la sfilata delle carrette milanesi. Festa fatta, prestito avuto, alleanza stretta, non resta che tornare a casa per la via di Lucca, Genova e Pavia, donando qualche Terra faentine ai nipoti di Papa Sisto e sedendosi a tavolino per passare a stringere nuovamente i rapporti con i Napoletani. Stavolta sarà il biondo e virile Giangaleazzo a sposare Isabella d’Aragona, riportando soldi e allegria in Casa degli Sforza e dei Savoia, prima del terribile epilogo che quattro anni dopo insanguinò la Basilica di Santo Stefano a coltellate, strappando a Donna Bona l’amato figliolo.

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Doppuo al vigesimo de Agosto, Borsio Estense Marchese di Ferrara, passò al altra vita; con ingente pompa fu tumulato a la Certosa con grande magnificentia con tructa per lui. E doppuoi Hercule naturale fratello di Borsio successe in quel stato.
Ne medesmi giorni Mahumetto Imperatore de Turchi occupò tutta la minore Armenía.
1. Relatione historica e politica delle differenze nate trà Paulo V e li Signori Venetiani l'anno 1605 [Ms. inedito], f.152 v. e segg.
2. Ivi.
3. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
4. Ivi. Sono proprio i documenti studiati da Claretta, a volte sconosciuti, «che tante indagini costarono specialmente al Morbio». Da qui «le lettere ritrovatesi negli archivi camerali di Torino, dalle quali risulta che Bona negli anni 1501, 1502 e 1503 abitava il Castello di Fossano, terra allor fortificata del meridional Piemonte», da cui Combetti trasse il processo intentato ai Fossanesi, «accusati di depredazioni avvenute al tempo della morte di Bona».
5. Relatione historica e politica delle differenze nate trà Paulo V e li Signori Venetiani l'anno 1605 [Ms. inedito], f.152 v. e segg.
6. Luca Beltrami, Milano 1893.
7. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870. «Breve fu il suo regno. Tolto da repentina morte nel sessagesimo quarto dei suoi anni, all’otto di marzo del 1466, succedevagli, specialmente in grazia della prudenza della madre, Galeazzo Maria (nato in Fermo il 24 gennaio 1444) che allora trovavasi in Francia, colà mandato l'anno prima dal padre per assistere Luigi XI nelle turbolenze da cui era afflitto per la lega del ben pubblico».
8. Ivi.
9. Mantova, Arch. Gonzaga, copialettere ed F. II., 1458-14 novembre al 3 dicembre. In: Luca Beltrami, Milano 1893, cit.
10. Ivi, 1458 - 11 dicembre -Lettera di Galeazzo M. a Dorotea. (Mantova - Arch. Gonzaga, E XLIX, 2).
11. Ivi, l’altra lettera è del 1461 - agosto (Mantova Arch. Gonzaga, copialettere v lib. 48).
12. Ivi, 1651 - novembre Mantova Arch. Gonzaga, copialettere v lib. 48).
13. Ivi, 1463-31 agosto - Lettera di Vincenzo Scalona alla Corte (Mantova - Arch. Gonzaga). La lettera dello sposo è del 1463 - 17 settembre - Lettera di Galeazzo M . a Dorotea. (Mantova - Arch. Gonzaga).
14. Ivi, 1463-24 settembre. Lettera di Lod. Gonzaga alla Marchesa (Mantova Arch. Gonzaga).
15. 1463 - 25 settembre Lettera di Bianca Maria, dal Castrum Melegnani, alla Marchesa Barbara. (Mantova Arch. Gonzaga. E. XLIX. 2); 1463 - novembre Istruz. del Duca a Gerardo de Colli. (Parigi Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1589, fol. 279).
16. Ivi, 1463 - 23 novembre - Lettere di Vinc. Scalona alla Mar (Mantova Arch. Gonzaga).
17. Ivi, 1463-23 novembre - Lettera di Gerardo de' Colli al Duca.
18. Ivi, Idem. (Parigi - Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1589, fol. 292).
19. Ivi, 1463-27 novembre - Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1859, 13 giugno
20. Ivi, Lettera di Galeazzo M. al padre Fr. Arch. di Stato Castello Galeazo Maria). Responsio et protestatio secunda III.
21. Ivi, Dom. March. Mantua. (Parigi fol. 303). Biblioteca Nazionale. MSS ital. Cod. 1589,
22. Ibidem.; 1463 - 5 dicembre - Lettera di Gerardo de' Colli al Duca. (Parigi - Biblioteca nazionale. MSS ital. Cod 1589, fol. 309).
24. Ibidem.
25. Ivi, 1463-9 dicembre - Lettera di Vinc. Scalona alla Mar
26. Antonio Campi (1523-1587) - Agostino Carracci (1557-1602) - David Laudi (fl. 1550-1599) - Giovanni Paolo Bianchi (ca. 1590- ca. 1646), Cremona fedelissima citta et nobilissima colonia de Romani:rappresentata in disegno col suo contato et illustrata d'una breve historia delle cose piu notabili ... et dei ritratti ... de duchi et duchesse di Milano e compendio delle lor vite / da Antonio Campo, Gio. Battista Bidelli (per Filippo Ghisolfi), Milano 1645, pag.128 e segg.
27.Michela Pugliese, Messer Cicco milanese eccellentissimo. Cfr. Wikipedia.
28. Laura Malinverni, Ippolita, da: https://www.storiamedievale.net/pre-testi/ippolita.htm.La promettente adolescenza. «Oggi fra i codici conservati a Milano alla Biblioteca Trivulziana, composta nel 1454 e che alla fine reca l’iscrizione: «Baldus Martorellus Piceni has regulas composuit pro illustri Comite Galeaz et inclita domina Hippolita sorore ejus qui non recusat ut quantum de hoc libello tantum de sui parvi nominis fama detrahatur». v. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
29. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota. Lettera di Maletta, ivi, p.279. E’ riferito al matrimonio Aragona-Sforza (ottobre 1455).
30. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. V. giorno 15 dicembre... Cfr. Raffaele Colapietra, in: Il ‘400 in Abruzzo e in Molise, Vol. VI, Storia del Mezzogiorno, pagg. 55-56. v.Muratori, Annali d’Italia,voll.31,pp.514-15, Venezia 1790. Nel tomo XXI (anni 1421-1480) così riporta: “Nel dì 5 di dicembre (1456), e in altri susseguenti giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel Regno di Napoli, che fu creduto di non essersi da più secoli indietro provato un somigliante eccidio in quelle contrade...Le persone morte sotto le rovine chi le fece ascendere sino a centomila, con esserne perite nella sola città di Napoli, per attestato d’alcuni, venti, o trentamila”. Cfr. Antinori, Annali degli Abruzzi, nel XV volume. V. anno 1456. v. Antonello Coniger, Cronica. In: Giovanni Bernardino Tafuri: Annotazioni critiche del sig.Gio:Bernardino Tafuri patrizio della città di Nardò sopra le Cronache di M.Antonello Coniger leccese. In: Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, Tomo VIII, Appresso Cristoforo Zane, Venezia 1733. Pagg: 170 e segg. Cfr. Balla Enrico, Pereto, storia, tradizioni, ambiente, statuti, Roma 1986, pag. 98-99. In: http://www.pereto.info/terremoto_5dicembre1456.htm. Cfr.De Blasiis G. 1885Il terremoto del 1456Archivio storico prov. napoletano, anno X , Napoli. Cfr. GNGTS – Atti del 22° Convegno Nazionale / 05.04 / U. Fracassi, G. Valensise, E. Guidoboni e G. Ferrari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma e dello SGA, Storia Geofisica Ambiente srl, Bologna. LA SORGENTE DEL TERREMOTO DEL 1456: NUOVE IPOTESI DAL RIESAME CONGIUNTO DI DATI STORICI E STRUTTURALI. Così scrivono: “Nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal MIUR l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la SGA hanno intrapreso un riesame della catastrofica sequenza sismica iniziata il 5 dicembre 1456. Per l’estensione della zona colpita e la severità dei danni questo terremoto è ancora oggi ritenuto il più forte terremoto della storia italiana. La ricerca si avvale di un’ampia reinterpretazione delle fonti storiche, di una nuova visone d’insieme dell’assetto profondo del settore crostale interessato dall’evento e di analogie con le caratteristiche di sorgente dei terremoti molisani del 31 ottobre-1 novembre 2002". Cfr.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
Così nel Diario: - A dì 5 Decembre die Dominico ad hore 11 venne pe tutto lo Reame no tremolizzo grande, che nullo se ricorda averene nteso simile. Rovinao tutta terra de Abbruzzo, s’aprìo in paricchi lochi la terra alla Campagna di Napoli, de Benivento, Esernia, Adice, et Ascoli; parecchi Cittati, et terre se rovinaro adfatto. In Provincia de Terra d’Otranto facio grande damno ad Brindesi, Oria, Alessano, Castro, Mandurio, Nerito, et Lezze. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
31. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. Sulla pergamena di Altavilla del febbraio del ‘58 v. P. Tropeano, CDV, cit. Ivi, lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. cfr. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli. Opuscola historica, pag.145.
32. Roberto delle Donne, Regis servitium nostra mercatura. Culture e linguagi della fislalità nella Napoli aragonese, In: Linguaggi e pratiche del potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed età moderna, a cura di Giovanna Petti Balbi e Giovanni Vitolo. Centro interuniversitario per la storia delle città campane nel medioevo. Quaderni (4).Laveglia editore, Salerno 2007, dal sito internet: www.fedoa.unina.it/1125. Nota 28.
33. Antonio Campi, Cremona, cit.; Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870. v. Gaudenzio Claretta, cit.Bernardino Corio, Historia, cit.
34. Daniel M. Bueno De Mesquita, Bona di Savoia, duchessa di Milano, in: Dizionario biografico degli italiani, vol. 11, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1969. Cfr. Relatione historica e politica delle differenze nate trà Paulo V e li Signori Venetiani l'anno 1605 [Ms. inedito], f.152 v. e segg. Cfr. Antonio Campi, Cremona, cit.
35. Daniel M. Bueno De Mesquita, Bona di Savoia, duchessa di Milano, in: Dizionario biografico degli italiani, vol. 11, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1969.
36. Bernardino Corio (1459-1519 ca.), Viri clarissimi mediolanensis patria historia, Alessandro Minuziano, Milano 1503.
37. Antonio Campi, Cremona, cit.
38. Bernardino Corio, Historia, cit.
39. Antonio Campi, Cremona, cit.
40. Bernardino Corio, Historia, cit.
41. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
42. Bernardino Corio, Historia, cit.
43. Ivi.
44. Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, Duchessa di Calabria, nelle corrispondenze diplomatiche tra Napoli e Milano. Una enclave lombarda alla corte aragonese di Napoli (1465-1488), pagg. 125-141.
45. Carolina Mautone, I Medici 3: Chi era Ippolita Sforza, la donna che salvò Lorenzo Il Magnifico. Da: https://www.comingsoon.it/serietv/news.
46. Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, cit. Cfr. A.Bascetta - S.Cuttrera, La duchesca e il testamento di Alfonso II, ABE, Napoli 2017.
47. Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, cit. Cfr. A.Bascetta , La duchessa di Milano, ABE, Napoli 2020. Cfr. Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, seconda edizione riveduta, Bari, Giuseppe Laterza e figli, tipografi editori librai, 1923.Pagg.166-196, cap.VI, Isabella del Balzo. Regina di Napoli. Pagg.166-170.
48. Bernardino Corio, Historia, cit.
49. Antonio Campi, Cremona, cit. Cfr. Bernardino Corio, Historia, cit. Cfr. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
50. Antonio Campi, Cremona, cit.
51. Bernardino Corio, Historia, cit.
52. Ivi.
53. «L’indiscrezione era stata raccolta da Giovanbattista Bentivoglio e riferita da Zaccaria Barbaro al governo di Venezia, Napoli 17.I.1472, Corrispondenze diplomatiche veneziane da Napoli, ed. Corazzol, pp. 137-138».In: Veronica Mele, La corte di Ippolita Sforza, cit. Cfr. Antonio Cicinello a Francesco Sforza, Napoli 19.II.1465, ASM, Sforzesco, Napoli, 214, cc. 204-206.
54. Bernardino Corio, Historia, cit.
55. Ivi.
56. Ivi.
57. Gino Capponi, Storia della republica di Firenze, Volume 2, Barbera, Firenze 1875.
58. Ivi. Fabroni, Ricordi di Lorenzo, pag. 54.
59. Gino Capponi, Storia della republica di Firenze, Volume 2, Barbera, Firenze 1875.
60. M. Giovanni Tarcagnota, Delle Istoria del mondo (continuation de l'ouvrage de), Giunti, Venezia 1592, pagg.819-820.
61. Giuseppe Conti, Fatti e aneddoti di storia fiorentina (secoli XIII-XVIII), R.Bemporad & figlio editori, Firenze 1902. v. cap. Galeazzo Sforza e Bona di Savoia a Firenze (1471).
62. Ivi, pagg.204-205.
63. I musici alla corte degli Sforza, in: Archivio storico lombardo, Giornale della Società Storica Lombarda, vol.4, anno 14, sede, Libreria Dumolard, Milano 1887, pag.47. «Nell'edizione De Magri, del Corio, vol. III, pag. 447, nota 7, è prodotto l'intiero elenco del corteo milanese, Arch. Stor. Lomb., Anno XIV».Cfr.Valdrichi, Cappelle musicali degli Estensi, ecc., pag. 415-16. Aggiunge quest'A. diligentissimo che le prime carte che appaiono risguardanti le musiche degli Estensi, datano dal 1422, e «pifferi solamente e trombe ne fanno le spese».
64. I musici alla corte degli Sforza, in: Archivio storico lombardo, Giornale della Società Storica Lombarda, vol.4, anno 14, sede, Libreria Dumolard, Milano 1887, pag.47. «Nel 1470 i pifferi e trombetti del Gonzaga troviamo applauditi in Napoli, dove fu cosa nuova, secondo un documento, 14 luglio 1470, avvertito dal Canal. Il quale (loc. cit., pag. 659) fa pur menzione dell'invito del Duca di Milano del 1471, ma non sa per qual festa fosse».
65. Ivi. Minuta nel Carteggio diplomatico.
66. Emilio Motta, I musici alla corte degli Sforza, Bortokotti, Milano 1887. E in: Archivio storico lombardo, Giornale della Società Storica Lombarda, vol.4, anno 14, sede, Libreria Dumolard, Milano 1887, pag.47.
67. V. opuscolo per nozze, in: Banchi, Della venuta in Firenze di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, con la moglie Bona di Savoja nel marzo del 1471. Lettere di due Senesi alla Signoria di Siena, Firenze, Barbéra, 1878, pag.40, Ed.Cesare Paoli, Luigi Rubini e P. Stromboli. . Per le feste del matrimonio Sforza vedi Tristano Calco; V. anche Renier, Gaspare Visconti, in Archivio Storico Lombardo, III, 1886, pag. 523. Nell’edizione De Magri, del Corio, vol. III, pag. 447, nota 7, «è prodotto l'intiero elenco del corteo milanese», Arch. Stor. Lomb., Anno XIV. V.G. Milanesi, Il viaggio degli ambasciatori fiorentini al Re di Francia nel 1461 - descritto da Giovanni di Francesco de' Nêri Cecchi, loro cancelliere, nell'Archivio Storico Italiano, 1865, serie III, vol. I, pag. 48 e segg. V. Vimercate. V. Ed ai 14 nov.
Renier, Gaspare Visconti, in Archivio Storico Lombardo, III, 1886, pag. 523.
68. Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi, Storia delle repubbliche italiane del medio evo, 4, Borroni e Scotti, Milano 1852, pag.69. v.Antonii de Ripalta, Annales Placentini, pag. 929.
69. Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Volumi 1-3, Bartolotti, Milano 1883, pag.247. «Si veda nel vol. III, doc. N. LVIII. pag. 76», e doc. N. LIX, pag. 77. «Procedendo nella raccolta di parecchie disparate notizie spet1472 tanti a questo tempo, trovo che ai 22 maggio 1472 il Duca di Milano faceva noto ai Signori di Busseto di avere graziati i loro nipoti Giulio e Giov. Antonio figli del march. Niccolò, banditi dal suo dominio per imputazione de monete false, purchè venisse guarantito con duemila ducati d'oro, che quelli rinnovando cosa alcuna contro lo Stato suo glieli avrebbero consegnati nelle mani (Ivi, doc. N. LXII, pag. 80.). Gian Lodovico e Pallavicino ordinavano con grida del 2 novembre ai loro sudditi di non alienare i livelli e i fitti perpetui senza la marchesale licenza, comminando la caducità nel caso di violazione, cosi prescrivevano di pagare entro 15 giorni i laudemî, che non erano stati pagati in passato».v. «Statuta Ill. Dominorum Pallavicinorum Baxeti, ms. nella Biblioteca di Parma». v. Archivio di Stato in Milano, Missive Ducali, vol. CXVI, fol. 88, 108, 113.
70. Bernardino Corio, Historia, cit.
71. Bernardino Corio, Historia, cit.
72. Corio, cit. «Seco principalmente havea li principali suoi feudetarii e consiglieri, tutti dal liberalissimo duca presentati di drapo d’oro e d’argento. La famiglia loro oltramodo a nove fogie erano impuonto. Li curtegiani stipendiati dal principe erano vestiti de velluto et altri finissimi drapi di seta, e similmente li suoi camereri con resplendenti rechami, e tra questi gli v’era xl a li quali havea donato una colana d’oro e quella di mancho precio era di vallore de cento ducati. E Vercilino Vesconte davante li portava la spada. Cinquanta stafferi havea, tutti vestiti con due fogie, l’una di panno d’argento e l’altra di seta, e finalmente insini a li servitori de cucina erano vestiti a diversi veluti e rasi. Cinquanta corseri faceva condure seco con le selle di drappo d’oro, staffili tisuti di seta e li staffi dorati e sopra li possenti cavagli gli erano puliti regazi tutti vestiti con uno zuppono de drappo d’argento e giornia di seta a la sforcescha. Per la guardia di sua excellentia havea cento homini d’arme scelti, tutti a modo de capitanii impuonto, e cinquecento fanti electi, et ogniuno dal principe era stato presentato. Per la ducissa havea deputato cinquanta chinee e tutte con le sue selle e fornimenti d’oro e d’argento, sopra li suoi pagi richamente vestiti; xii carette havea e tutte con le coperte di drapi d’oro e d’argento rechamate a le ducale insegne. Li materazi dentro e piumazi erano di drapo d’oro rizo sopra rizo alchuni d’argento et altri de raso cremesino, e sine a li fornimenti de cavalli erano coperti di seta. Queste carette sopra mulli fece passare le Alpe».
73. Cesare Cantù, Racconto vol. XII, in: Enciclopedia Storica, Storia Universale, Pomba & C, Torino 1843.
74. Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Volumi 1-3, Bartolotti, Milano 1883, pag.247.
75. Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Volumi 1-3, Bartolotti, Milano 1883, pag.247. v. Archivio di Stato di Milano, Missive Ducali, vol. XCVII, fol. 256. v. Corio, St. di Milano, parte VI, cap. II. Cfr. Verri, St. di Milano, cap. XVIII.
76. Ivi. v. Scipione Ammirato, 1. xxi, pag. 108.
77. Ivi.
78. G. B. Benvenuti, Quadri storici fiorentini, presso i successori Le Monnier, Firenze 1889, pag.82. Cfr.Istoria degli scrittori fiorentini, Firenze 1774, pag.84.
79. D.M. Manni, Vita di Bartolommeo Scala, pag.5, Viviani, Firenze 1768.
80. Matilde Ferluga-Fentler, Lorenzo dei Medici, Appolloio & Caprin, Trieste 1872. «Giuliano dei Medici che conosceva assai l'indole del fratello, e che aveva mente più riposata per prevedere i pericoli contro ai quali si andava direttamente, si ingegnava a rattenere Lorenzo nella china in che erasi messo e ad infrenarne l'orgoglio e la violenza. Però poco frutto coglieva; Lorenzo procedeva avanti per la sua strada; e mentre allietava gli amici ed i partigiani con la poesia e con le feste, dava opera ad umiliare ed a tenere impotenti le principali famiglie delle quali poteva temere l'emulazione. Scopo ultimo di questa politica, il suo assoluto dominio sopra la moltitudine quand'essa più non avesse un capo intorno a cui stringersi per rintuzzare l'oppressore. Ma è scritto nel destino delle cose umane che, nè tirannide, nè libertà arrivino a sedersi sui troni della terra senza passare per le vie sanguinose o delle congiure o delle repressioni».
81. M. Giovanni Tarcagnota, Delle Istoria del mondo (continuation de l'ouvrage de), Giunti, Venezia 1592, pagg.819-820.
82. Matilde Ferluga-Fentler, Lorenzo dei Medici, Appolloio & Caprin, Trieste 1872.
83. Matilde Ferluga-Fentler, Lorenzo dei Medici, Appolloio & Caprin, Trieste 1872.
84. Lorenzo Venturini fu un altro senese giunto a Firenze per l'arrivo dei duchi, rapito della devozione tenuta nelle chiese, a cominciare dalla domenica. La spia restò molto ammirato del contegno dei fiorentini di quel tempo, come scriveva ai signori di Siena.
85. Cesare Cantù, Racconto vol. XII, in: Enciclopedia Storica, Storia Universale, Pomba & C, Torino 1843.
86. Ivi.
87. Bernardino Corio, Historia, cit., pag.211.