58. SAN PIETRO A’ CORPO DI CAPUA (2 parte senza Santa Maria Maggiore)

30,00


Copertina posteriore

 

Non Vetere, ma piazze dell’ex Capua Nova, cioè rioni con sede in S.Maria Maggiore

Il primo documento che cita Santa Maria Maggiore come comune è del 1738. Si tratta di un cedolario di pagamento in cui si indicano non strade, nè rioni, ma otto Piazze in cui è diviso il territorio comunale nate intorno a delle chiese, un mercato e dei casali: Chiesa, S.Erasmo, Mercato, S.Lorenzo, Croce, Riccio, Olmo, Casalnuovo.60 Santa Maria Maggiore fu quindi un casale autonomo, ma sarà sempre detto Casale della Regia Città di Capua, ancora nel 1804 dal Giustiniani, e nel 1807, quando San Pietro in Corpo e Sant’Andrea dei Lagni diventeranno nemmeno per un lustro comuni a sè, in quanto, pare dal 1809, furono nuovamente riuniti a Santa Maria Maggiore con cui diedero vita al nuovo comune di Santa Maria Capua Vetere ufficializzato il 1 gennaio 1813.61
E così, mentre per Caserta si procedeva ad individuare sei quartieri, il Quartiero della Città, il Quartiero della Torre, Quartiero di San Clemente, Quartiero di Toro, Quartiero di Casolla e Quartiero di Poccianello, per Santa Maria non ve ne fu bisogno in quanto si trattò di redigere il catasto per un solo ex Casale di Capua, divenuto Università, cioè comune a sé unitamente al Casale di S.Erasmo, senza la necessità di federarsi con nessun altro abitato, come accaduto per Caserta dove l’originario borgo chiamato Città, aveva pari dignità con gli altri antichi caseggiati distribuiti ai piedi dei monti. La stessa Università amministrativa, dal canto suo, che ha sede in quel capoluogo, risulta formata dai rappresentanti dei sei quartieri: Città, Torre, San Clemente, Toro, Casolla e Poccianello.62
Lì, ogni quartiere, elegge un rappresentante che va a formare l’esecutivo dell’Università che, al pari di altri comuni della Provincia di Terra di Lavoro, possiede delle spese fisse da sostenere, come si legge per esempio nei volumi degli atti preliminari, dov’è allegato il singolo atto di fede di ogni cittadino, cioè l’impegno scritto, a cui spesso si rimanda, giusta la fede puntata nel volume degli atti preliminari. Ed è partendo da queste dichiarazioni, cioè dalle rivele effettuate dai cittadini (quasi sempre spontanee), che le commissioni poterono redigere i catasti in tempi brevi per l’epoca, benchè in alcuni casi furono consegnati dopo dieci anni. Proprio come nel caso di Santa Maria che la consegna avvenne nel 1754 per un tomo che, al contrario di Caserta, non ebbe bisogno neppure delle sezioni dei volumi catastali denominate Repertori.63 Il Catasto Onciario di Santa Maria fu denominato Catasto dell’Uni[versi]tà di S.Maria Maggiore Casale della Città di Capoa. Sullo stesso frontespizio del librone viene aggiunto che fu formato e ultimato a tenore delle reali istruzz[io]ni dalli M.[agnific]i deputati ed amministratori della medesima, in quest’anno 1754.64 Santa Maria non risulta divisa in quartieri, ma è facilmente deducibile che lo siano quelli che vengono chiamati Piazze. Una sola infatti è la vera piazza dell’Università, quella della parrocchia, cioè la Piazza Pubblica. Le altre sono invece da considerarsi dei rioni, nuclei abitati senza strade, benchè una minima traccia di toponomastica sia giunta fino a noi. Si possono quindi distinguere i seguenti quartieri:
– La Piazza della Chiesa di Santa Maria Maggiore [o Pubblica Piazza]
– La Piazza del Riccio o Piazza dell’Olmo [dell’Olmo ò sia del Riccio]
– La Piazza del Mercato
– La Piazza di San Lorenzo
– La Piazza della Croce
– La Piazza di Casalnuovo
– La Piazza di San Erasmo
– La Piazza delli Chincari.
Le tre piazze più cospicue, nel fare angolo con gli ex palazzi della Corte baronale o dei primi nobili, danno vita a tre grandi Corti caseggiate, presumibilmente i nuclei più antichi della nuova cittadella:
– La Vinella del Riccio [o della Piazza del Riccio]
– La Vinella del Musto [o dei Musti, delli Musti della Piazza]
– La Vinella communale [della Piazza della Chiesa]
– La Vinella delli Villani
– La Vinella delle Monache
– La Vinella di Antonio lo funaro.
Infine vi sono i luoghi propriamente detti che, tranne La Piazza, appaiono abitati da pochi:
– Luogo detto la Piazza [Pubblica]
– Luogo detto all’Arco
– Luogo detto la Madonna delle Grazie
– Luogo detto la Torre
– Luogo detto di San Marco
– Luogo detto Vottapulice
– Luogo detto l’Ospizio [di S.Michele in Piazza del Riccio oppure S.Carlo?].
Piazze, Vinelle e luoghi abitati dai 1.319 capifamiglia di Santa Maria Maggiore nel 1754 sono tutti qui, dalla massa di braccianti e lavoranti, ai 110 magnifici ricchi, compresi i 22 inabili (non lavoratori disabili e ultra sessantenni) e 21 minori (eredi senza lavoro), quasi quanti gli abitanti di tutti i grandi Casali casertani. Santa Maria risulta cioè una delle cittadelle più industriose e popolate del Regno.65 Nella tabella che segue sono indicati i singoli rioni nel confronto dei toponimi rinvenuti nel Catasto del 1751,66 di quelli riportati nella delibera comunale sulla toponomastica del 1810, e dei nuovi nomi descritti dall’amministrazione nel 1997.67

Esse sono:
1751 1810 Area moderna
-Piazza della Chiesa [di S.M.M. o Pubblica] Piazza Maggiore Piazza Matteotti
-Piazza dell’Olmo Strada dell’Olmo Via Cappabianca
-Piazza del Riccio Strada del Riccio Via Latina
-Piazza del Mercato Piazza del Mercato Piazza Mazzini
-Piazza di San Lorenzo Strada di S.Lorenzo Via V.Emanuele
-Piazza della Croce Strada della Croce Via Mazzocchi
-Piazza di Casalnuovo Strada di Casalnuovo Via Fratta a Torre
-Piazza di S.Erasmo Strada di S.Erasmo Via Morelli
-Piazza delli Chincari Strada de’ Chincari Via Roma
-Vinella del Riccio Vicolo del Riccio Via Croce al Riccio
-Vinella del Musto Vicolo de’ Musti Vico Fratta a Scopa
-Vinella communale [di Piazza della Chiesa] Strada della Chiesa Vie Marconi-Uccella
-Vinella delli Villani
-Vinella delle Monache
-Vinella di Antonio lo funaro
-Luogo detto la Piazza Piazza Piazza Matteotti
-Luogo detto all’Arco [area dell’Arco trionfale sulla Via Appia]
-Luogo detto la Madonna delle Grazie [area Convento della Madonna delle Grazie]
-Luogo detto la Torre Torre Via Fratta a Torre
-Luogo detto di San Marco Strada San Marco Via Melorio
-Luogo detto Vottapulice
-Luogo detto li Virilasci [Strada denominata dei Virilasci al di fuori dell’abitato]
-Luogo detto l’Ospizio [di S.Michele in Piazza del Riccio oppure di S.Carlo].

6. Ceti e religiosi riuniti in parrocchie: S.Maria e S.Erasmo

Ogni residente è obbligato a dichiarare i beni posseduti, come si legge per esempio nei volumi degli atti preliminari, dov’è allegato il singolo atto di fede di ogni cittadino, cioè l’impegno scritto, a cui spesso si rimanda, giusta la fede puntata nel volume degli atti preliminari. Ed è partendo da queste dichiarazioni, cioè dalle rivele effettuate dai cittadini (quasi sempre spontanee), che le commissioni poterono redigere i catasti in tempi brevi per l’epoca, benchè in alcuni casi furono consegnati dopo dieci anni. Proprio come nel caso di San Pietro che la consegna avvenne nel 1754 per un tomo che, al contrario di città come Avellino o Caserta, non ebbe bisogno neppure delle sezioni dei volumi catastali dette Repertori. Il Catasto Onciario di San Pietro in Corpo fu denominato Catasto dell’Università di S.Pietro in Corpo Casale della città di Capua, quella detta nuova, distrutta forse dal sisma del 1348 e creduta Vetere quando fu scoperta, ma sempre di S.Maria Maggiore si tratta.
Come vedremo, dalla collettiva generale, risulterà che l’Università di San Pietro, fra cittadini (23.494,28 e 1/2), vedove e vergini in capillis (722,25), ecclesiastici (200,23) e luoghi pii (259,04 e 1/4), non essendovi forestieri, paga in tutto 24.677,20 e 1/2 once.
Non resta che analizzare il Catasto i cui dati, come nel caso di Santa Maria, sono stati resi il più possibile fruibili a tutti.
A San Pietro v’erano anche dei privilegiati, completamente esentati, sebbene non compaiano padri onusti (genitori di dodici figli), poveri o ricchi, come accaduto per una manciata di famiglie nel casertano.
I redattori effettuano un rigoroso controllo sui forestieri bonatenenti, che posseggono cioè beni in loco, visto che non ne rinvengono, e sulle stesse vedove e zitelle, oltre che sui capifamiglia. A questa analisi non sfuggono gli ecclesiastici residenti. Non v’è dubbio che San Pietro è la rappresentazione del piccolo borgo così come lo immaginiamo sfogliando le pagine di storia. E’ un paesello quasi completo, dove la gente si preoccupa del necessario.
Tirando le somme, oltre i capifamiglia che pagano 23.494.28 e 1/2 once, compaiono tre vedove, bizzoche e vergini forestiere (una donna, una suora e una vergine) che pagano 722,25 once e un forestiero abitante che versa 22,5 once.
A San Pietro non v’è ancora uno speziale manuale, mentre spadroneggiano un po’ ovunque. I nobili hanno per abitudine mandare i loro figli a divenire speziali manuali in una delle tante botteghe, fra le piazze e le vinelle, quasi fosse un praticantato degli scolari divenuti studenti.
Medicina popolare che si incontra con il folclore, sebbene le annotazioni demo-antropologiche sono spesso dimenticate da storici locali animati da vuoto campanilismo non solo in Terra di Lavoro.
Aspetti di cultura agro-pastorale spesso impossibili da ricostruire per quella maledetta voglia, per dirla con Lutzenkirchen, di rimuovere, di proposito e in tempi molto brevi, quanto potesse ricordare una epoca pur non lontanissima di disagi, di difficoltà e di miseria. Così, al tempo stesso, si è inteso (soprattutto dall’alto) cancellare la coscienza delle proprie origini, nella prospettiva di una vita soltanto economicamente migliore.
La crescita di grandi paesi è dovuta anche alla presenza di uno stampatore, cioè una stamperia in loco, purtroppo assente un po’ ovunque. Anzi, non è difficile, incorrere in episodi di omonimia.
Resta il fatto che nel Regno vive una gran massa di ignoranti ed è dal lontano 1456 che, in Germania, uscì dalla bottega dell’artigiano Johan Gutenberg, per la prima volta, un libro a stampa, non più scritto a mano. Un’invenzione che ebbe un travolgente successo e permise agli stampatori di raggiungere negli anni altri luoghi, cioè i più fiorenti centri di commercio del continente europeo, che offrivano le migliori prospettive di guadagno. Va considerato quindi che in ogni Provincia del Regno ci potessero essere una media di cinque stamperie, comprese quelle statali.
Sono piccoli elementi che contribuirono allo sviluppo di altri paesi, mentre sui ruderi dell’antica Capua Nova, calava il silenzio che oggi rompiamo gridando a gran voce che la sede di Capua nuova fu S.Maria Maggiore e che l’antica Kapoica citata da Strabone, ovvero quella a capo della dodecapoli etrusca, conduce a Pompei, dove sono stati rimvenuti i resti dell’VIII secolo avanti Cristo.
San Pietro in Corpo restò invece in vita pochi anni, prima di essere riaccorpato a Santa Maria Maggiore Capua Nuova da coi abbiamo tratto tutti i dati possibili dal Catasto Onciario che si conlcude con l’unione delle once, sezione del Catasto chiamata Collettiva Generale dei cittadini residenti si evince che, nel 1754, i sanpietresi hanno versato nelle casse dello stato la somma complessiva di 24.677,20 e 1/2 once.
Elenchi di nomi e numeri concentrati nel librone del Catasto Onciario del Casale di S.Pietro in Corpo, divenuto Piazza San Pietro di Santa Maria Maggiore, in centinaia di pagine che abbiamo riassunto fedelmente in questa pubblicazione dopo averle lette, interpretate e trascritte al solo scopo di renderle fruibili a tutti.

Description

LA PARROCCHIA DI S.ERASMO CASALE DI SAN PIETRO A CORPO

Il Catasto di San Pietro in Corpo, come pochi altri di Terra di Lavoro, fortuna ha voluto, è stato riprodotto su nastro fotografico e si conserva in maniera egregia presso l’Archivio di Napoli, benchè copia di esso doveva esistere anche presso il rispettivo Comune, prima, e in Santa Maria, poi. Gli originali delle Università finirono presso l’Archivio di Stato di Napoli perchè erano in possesso della Regia Camera della Sommaria (da dove pervennero), ufficio del Regno incaricato a partire dal 1741 alla riscossione diretta delle tasse. Altre informazioni si ricavano sui componenti dei nuclei familiari, indicandosi il numero, la loro età, l’attività svolta ed il rapporto di parentela con il capofamiglia. Curiosià che aiutano a capire la vita del borgo condotta a San Pietro mentre veniva redatto questo grande inventario (che resterà in vita fino ad essere sostituito da quello napoleonico imposto con la dominazione francese dopo il 1806) consegnato 13 anni dopo l’entrata in vigore della legge. Per esempio, mentre il Catasto Generale della Città di Caserta diviso in sei Quartieri fu stilato in sette tomi e consegnato nel 1749, e quello di Santa Maria C.V. nel 1754 (benchè risulti di ‘appena’ un migliaio di pagine), il Catasto di Torrioni, piccolo comune in Principato Ultra, fu fatto in appena pochi mesi dall’emanazione della legge del 1741. Quello di una città, in genere, è enorme, perciò viene classificato a volumi su: Ecclesiastici (beni di chiesa, nomi dei religiosi, cappelle e congregazioni, benefici); Bonatenenti forastieri; Vedove e zitelle (monache bizzoche e vergini in capillis); Fuochi e figli de’ fuochi [che] abitano altrove (nomi dei capifamiglia e loro congiunti residenti e momentaneamente assenti); Bonatenenti ecclesiastici forastieri (con i nomi dei possessori religiosi forestieri, uomini e istituzioni, che hanno beni in loco); Bonatenenti laici (forestieri ricchi possessori laici); Ecclesiastici bonatenenti forestieri (uomini di chiesa ed istituti religiosi forestieri che avevano beni in loco). Per Torrioni questo non avviene in quanto il Catasto Onciario è tutto riunito in un solo grande volume, redatto dalla commissione scelta dagli eletti dell’Università, cioè deputati alla trascrizione delle rivele fatte dai cittadini, dopo aver accertato la veridicità del dichiarato, e perciò chiamati deputati et estimatori,58 così come accaduto in verità anche per città grandi come Caserta, dove i deputati erano otto, fra ricchi, possessori di pecore, braccianti, e massari benestanti, che danno il buon esempio stilando per primi le proprie dichiarazioni.59

La parrocchia, di per sè, non è una struttura, bensì il raggruppamento delle anime su cui ha potere il vescovo (diremmo “il partito”), mentre la chiesa parrocchiale è un edificio di padronato (ossia “la sede”) cioè di proprietà dell’Università, benchè la nomina del parroco spettasse al feudatario.
Mai come nel caso di S.Maria questo concetto può essere elaborato con faciltà, quando nel Catasto, citandosi i beni parrocchiali, sarà chiamata in causa la Venerabile Parocchia eretta nella Chiesa Collegiata di S.Maria che possiede tanto di Beni addetti à detta Parrocchia, un edificio di case nella Piazza della Chiesa affittato a Carmine Benincasa, un altro edificio di case nel Casale delle Curti affittato a diverse persone. Questo elenco si distingue da quello dei territori che vengono posseduti dal Reverendissimo Capitolo dell’Insigne Chiesa Collegiata di S.Maria, cioè: tre terreni a S.Angelo, uno a Lo Crocifisso, uno a Capomandra e uno a La Nocella, un terreno a Capoderise, a Canepo e numerosi altri.
Altra distinzione vien fatta per una seconda parrocchia presente sul territorio a rappresentare il nucleo di S.Erasmo, integrato nell’amministrazione comunale di Santa Maria come quartiere della Piazza di S.Erasmo, intitolandosi Venerabile Parochia sotto il titolo di S.Erasmo sostenuta anche dalli Gov.[ernato]ri dell’Ospedale e dall’Uni.[versi]tà di S.Maria con libre 24 di torce di cera ma con scarsi beni che possiede il Reverendo Curato Borghese à titolo di legato riconducibili ad una sola camera inferiore affittata.68
Per non parlare delle proprietà appartenute alle Cappelle e dei benefici legati agli altari privati eretti dentro la Collegiata. Sarà sempre meglio quindi distinguere una Parrocchia dalla Chiesa. La parrocchia vacante è tenuta da un rettore curato di nomina vescovile (chiamato solo curato o solo rettore) se nasce una ben distinta chiesa parrocchiale. Ma il rettore può essere di nomina badiale, come quello della parrocchia costruita in Mugnano sotto il titolo dell’Ascensione del Signore, di cui si ha notizia nel 1713, quando restò senza parroco.69
Questo perchè una Parrocchia può essere anche vacante e la chiesa funzionare lo stesso. Sfogliando la prima parte del Catasto di Caserta, per esempio, sappiamo che l’interessato per la Rettoria a la Parrocchia della Cattedrale, abitante in Napoli, era procuratore della chiesa parricchiale di Sant’Andrea Apostolo. Addirittura si cita un arcidiacono coadiutore della Cattedrale di Caserta, città dove il rapporto fra Parrocchie e territorio è di una parrocchia quasi in ogni casale per rappresentare la singola comunità.70
Alle varie chiese mariane, come vedremo, si andranno ad aggiungere altre fondazioni, fra cappelle e monti frumentari, spesso retti da laici, talvolta indicate con nomi diversi, con centinaia di ecclesiastici che ci girano intorno.71
Nello specifico di S.Maria sono una decina i luoghi sacri intorno ai quali sono nati benefici e rendite per alcune istituzioni e molti privati, specie sacerdoti, diaconi e parroci. Un quadro completo lo si ha dal Catasto, nella sezione relativa ai beni di Chiese, monisteri, Badie, Beneficij e Luoghi Pii, siti in questa Terra di S.M., quando vengono citati: il Capitolo che amministra oltre 5.000 once, la Collegiata o Ospedale di S.Maria che ne fa quasi 1200, i 3 monasteri di S.Francesco, S.Angelo e S.Michele, la Chiesa di San Giuseppe, le Cappelle e le relative congregazioni di laici.
Essi sono:
-Capitolo [vescovile dell’Insigne Chiesa Collegiata di S.Maria nella Piazza di S.Maria Maggiore]
-Munistero di San Francesco di Paola
-Conservatorio del S.Angelo Custode di donne monache
[-Conservatorio di S.Maria Vergine del Carmine]
-Ospizio de’ R.R.P.P. Clerici Regolari Minori di S.Michele [Monastero d. Pietra Santa in P.za del Riccio]
-Chiesa Collegiale di S.Maria, ò sia Ospedale [nella Piazza di S.Maria Maggiore]
-Cappella sotto il titolo della Beata Vergine de’ Sorci [eretta dentro la Chiesa Collegiata in Piazza]
-Chiesa sotto il titolo di S.Giuseppe eretta nella Piazza del Riccio
-Cappella sotto il titolo di S.Nicola eretta nella Piazza della Chiesa
-Cappella ò sia Congregazione sotto il titolo del SS.Corpo di Cristo [nella Collegiata in Piazza]
-Congregazione sotto il titolo di S.Maria del Conforto [eretta nella Chiesa Collegiata in Piazza]
-Congregazione sotto il titolo della SS.Annunziata del Carmine
-Congregazione del Sacro Monte de’ Morti eretta nella Chiesa Collegiata [in Piazza]
-Badia sotto il titolo di S.Lorenzo eretta e fondata in questa Terra di S.Maria Maggiore [S.Lorenzo]
E’ evidente che la nuova Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, altrimenti detta Ospedale, era stata costruita intorno alla preesistente Cappella della Beata Vergine de’ Sorci, incorporandone la struttura e il nome, così come accaduto per la Cappella del Corpo di Cristo e l’altra Congregazione di Santa Maria del Conforto. Seguono i vari benefici posseduti dagli ecclesiastici privati non prima di aver ricordato una delle chiese più importanti annoverabile come abbazia.72
E’ la Badia sotto il titolo di S.Lorenzo eretta e fondata in questa Terra di S.Maria Maggiore altrimenti trascritta come Badia sotto il titolo di S.Lorenzo eretta e fondata in territorio di questa Uni.[versi]tà di S.Maria Maggiore della Città di Capua che si possiede dall’Ill.[ust]re Abbate D.Pascale Gaetano Acquaviva d’Aragona. Si tratta di un complesso in dove tiene Chiesa che si possiede dall’Illustre Abate D.Pascale Gaetano Acquaviva d’Aragona. Un nobile potente che amministra un patrimonio di 3.053 once e passa, cioè il doppio della Chiesa di S.Maria e poco più della metà del Capitolo dovuto a quanto pare da una particolare tassa sul commercio, una sorta di diritto acquisito chiamato Jus d’esiggere cavalli otto à tomolo per ogni genere di vittuaglia che si vendono e comprano nè giorni di mercato.73
Sono quindi specificatamente dettagliati i terreni posseduti, in particolare a Sant’Angelo, dal Reverendissimo Capitolo dell’Insigne Chiesa Collegiata di S.Maria e le Prebende de’ canonicali che si possiedono da Reverendi Canonici Presbiteri e Primicerio a S.Andrea, Savignano, San Prisco, Marcianise.74
Vengono poi elencati i Beni che si possiedono da otto Reverendi Canonici Diacono e il di loro gunto canonicale, in particolare i conti relativi alle esazioni dalle Congregazioni di laici o delle cappelle, cioè dalla Congregazione del SS.Corpo di Cristo di S.Maria, Congregazione de’ Morti di S.Maria, Congregazione del Conforto di Santa Maria e dalla Cappella della Beata Vergine di Santa Maria. Sono compresi i territori posseduti dai canonici, fra S.Andrea e S.Pietro in Corpo, e dai manzionari dello stesso Capitolo.75
E’ possibile inoltre sapere dei beni del monastero di San Francesco (fra San Pietro e San Prisco), di quelli dei due conservatori, del S.Angelo Custode (tenuti a Marcianise) e di S.Maria del Carmine (posseduti un po’ ovunque, dal Portico a Capodrise, San Pietro, San Tambaro di Capoa). Vi sono inoltre case e botteghe date in affitto in Piazza del Riccio di proprietà dell’Ospizio di S.Michele Arcangelo dei Chierici Regolari Minori detti del Munistero della Pietra Santa (intorno allo stesso edificio e a S.Andrea), altri di un non meglio noto Ospizio di S.Carlo e i terreni della Chiesa di S.Maria altrimenti detta L’Ospedale.76
Cinque sono invece le Cappelle erette dentro la Collegiata, oltre la Chiesa di San Giuseppe nella Piazza del Riccio.77 Le prime menzionate sono la Cappella sotto il titolo della Beata Vergine de’ Sorci, eretta dentro la Chiesa Collegiata (che possiede case in Piazza, a Casalnuovo, Recale e S.Nicola) e quella del SS.Corpo di Cristo dentro la Collegiata (con terre fra Savignano, San Martino e Catorano).78 Seguono la Cappella di San Nicola, eretta nella Piazza della Chiesa, e quella di S.Maria del Conforto, eretta sempre dentro la Collegiata che ha puntato su botteghe e case nella Pubblica Piazza e ha terre un po’ ovunque.79 Le altre due Cappelle con relative Congregazioni vengono chiamate del Sacro Monte de’ Morti (con case dentro la Vinella del Riccio, camere in Piazza della Chiesa e varie terre da Cuzzolo a Savignano), e dell’Annunciata del Carmine che non possiede beni.80
Chiudono la lista ecclesiastica i benefici posseduti da vari sacerdoti nelle chiese di Castelli al Volturno e Portico, e nelle stesse S.Maria e S.Andrea (appartenenti alle famiglie d’Onofrio, Cappabianca, Paolella, Cusano, Trezza e Cantiello giunta ai Pirolo). Vi sono infine il conteggio delle once per i sette sacerdoti cittadini (delle famiglie dei della Valle, di Vito, di Lillo, Vascone, d’Errico e Mazzocchi che risulta la più ricca) e la tassazione dei Farina, di Rienzo, Stellato, Bovenzi, Fiorillo, Marotta, d’Orta, di Napoli, Paolella, Salzano, Santillo, de Renzij, Ricciardi, Morelli, Zarrilli, Cipullo e Vastano. Tutti i sacerdoti esprimono nel compresso una somma pari a 1.500 once, cioè pari ai beni posseduti dalla sola Chiesa Collegiata.81

 

Dettagli

EAN

9788872970492

ISBN

8872970490

Pagine

112

Autore

Bascetta,

Del Bufalo

Editore

ABE Napoli

Recensioni

Recensioni

Non ci sono ancora recensioni.

Recensisci per primo “58. SAN PIETRO A’ CORPO DI CAPUA (2 parte senza Santa Maria Maggiore)”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Editorial Review

5.858 anime: privilegiati, stampatore e tintore di capelli

Non tutti i cittadini dunque pagavano le tasse. I forestieri che già dichiaravano il possesso dei beni nel paese di origine, erano esenti da altro pagamento. Non erano tenuti a versare nulla neppure i capifamiglia con oltre sessant’anni e le vedove, individuate in un elenco a parte, insieme alle vergini in capillis, cioè da matrimonio, e alle bizzoche (monache). Questo per avere un quadro completo anche delle doti che, quasi sempre si riducono ad una casa patrimoniale, se l’eredità è appartenuta a ricchi, oppure ad una casa dotale. Rispetto alle poche vergini e bizzoche e alle tante vedove di Caserta, la situazione di Santa Maria muta leggermente, facendo, i compilatori del Catasto, una differenza netta con gli appartenenti a questa categoria, stralciandone la posizione e indicandola in maniera distinta. C’è da dire che si può incorrere nella solita confusione in quanto la mano del compilatore in una sezione del Catasto tira solo le somme delle once da pagare sui beni di Vidue, Vergini in capillis, e Bizzoche che li posseggono, ammontanti a poco più di 1800 once. Qui si legge chiaramente che la magnifica Anna Maria Morelli vedova del fu Antonio Papale deve possedere un patrimonio, calcolandosi ben 817 once, seguita a grande distanza dalla magnifica vedova con 133 once, dalla magnifica Orsola di Monaco vedova Masuccio con 233 e dalla magnifica vergine Teresa Pascale con 100 once.82 In un’altra sezione, invece, vengono trascritte le 35 Vidue, Vergini in capillis e bizzoche e loro conviventi, cioè come famiglie di vedove, vergini e bizzoche che non contano ai fini fiscali. Fra esse si fanno notare la magnifica Muscato alla quale il marito ha lasciato un negozio di cojre che tiene fittato à Pascale Simione per la somma di 100 ducati, la magnifica Maria di Laurenzo che vive con la figlia vergine nell’edificio di case per uso e conceria e la magnifica Orsola di Monaco che abita in un edificio di case però coi figli, i magnifici Don Francesco e Don Ettore Masucci suoi figli nella Piazza di S.Lorenzo. Termina la breve lista la vedova Orsola Rossi che vive con la nipote nell’edificio di case e bottega per uso proprio.83
A Santa Maria v’erano anche dei privilegiati, completamente esentati. Sono i padri onusti, genitori di dodici figli, poveri o ricchi, come Don Francesco Mazzocchi, padre del Caporuota di Catanzaro, il quale ha fittato un Palazzo ai soldati e se n’è fatto un altro in Piazza della Croce con molti bagni che, evidentemente, sono delle celle carcerarie. In tutto sono tre. Si tratta dell’ortolano che vive in affitto, Carlo Niespolo, come del privileggio spedito in persona di detto fu Francesco suo padre presso l’Att.[ua]rio Ant. del Giesù, della magnifica vergine Teresa Pascale che possiede un giardino murato di passi 40 con tre camere, stallaccia, pozzo, forno nella Piazza della Chiesa, e del magnifico Don Francesco Mazzocchi di 72 anni è privileggiato di padre onusto come del Privileggio della Regia Camera in suo beneficio, spedito, in data de 3 marzo 1748 presso l’Att.[ua]rio Nicola Ricciardi. Questi vive con la moglie, il figlio che ricopre l’ottima posizione di caporuota di Catanzaro, e altri, servi compresi. Il s............................. e vedove e zitelle del Quartiero della Città con il quale i redattori effettuano un rigoroso controllo sui forestieri bonatenenti, che posseggono cioè beni in loco, e sulle stesse vedove e zitelle, oltre che sui capifamiglia.85
A quella analisi finale non scappano quindi i forestieri, ma neanche le istituzioni forestiere, come il Principe della Porta di Aversa; nè vengono dimenticati i bonatenenti ecclesiastici, cioè i secolari di Capua, e le istituzioni religiose intestatarie di beni, come la Parocchial Chiesa di S.Andrea Lagni, il Convento del Carmine di Capoa, la Cappella del Corpo di Cristo di S.Nicolò alla Strada, il Collegio di S.Francesco Saverio di Capoa, il Convento de’ Padri di Gerusalemme, la Chiesa Parocchiale di S.Maria de’ Sorci di Capua, la Menza Arcivescovile di Capoa, il Monte de’ Morti di Capoa, il Seminario di Capoa.86
Sono 74 i bonatententi religiosi di Santa Maria. Si tratta di quelli che vengono definiti ecclesiastici residenti, cioè Reverendi Sacerdoti Ecclesiastici secolari cittadini. Fra essi spicca il reverendo sacerdote Don Angelo della Valle il quale possiede come beni patrimoniali un edificio di case per uso con granile ed altri comodi nella Piazza di S.Erasmo. Quali beni legati ha un legato di docati 300 dovuti dal magnifico Giovanni di Gennaro. Lo segue il reverendo sacerdote Don Angelo di Vito possiede quali beni legateli dal fu Don Giovanni Marotta due legati per un totale di 1200 docati dovuti dal Signor Don Francesco Marotta. Possiede poi una porzione di casa con botteghe affittate a diverse persone in Piazza dell’Olmo. Altri sacerdoti posseggono benefici con diritto di patronato di congregazioni, botteghe come nel caso del reverendo sacerdote Don Francesco Farina che ha una casa con giardino per uso e bottega nella Pubblica Piazza e il reverendo sacerdote Don Girolamo Pascale possiede una porzione di case per uso e botteghe in Piazza di S.Erasmo, un giardino ortilizio, camere e peschiera a S.Tambaro, mentre non tiene nulla per se il reverendo sacerdote paroco della Chiesa Parocchiale di S.Erasmo Don Giacomo Gallina il quale abita in casa del magnifico Pietro Gallina nella Piazza di S.Lorenzo, di famiglia più che benestante. Vale la pena di ricordare che il reverendo canonico Don Giovanni Bovenzi abita unitamente col magnifico Don Francesco Bovenzi in Piazza della Chiesa. Possiede come Cappellano della Cappella della Santissima Concezione eretta in S.Maria nella Piazza dell’Olmo li seguenti beni: un terreno a S.Maria, uno a Catorano; possiede un’altra Cappellania, una delle quattro sotto il titolo di S.Maria Via Mundi dentro la Chiesa delle Monache di S.Maria del Carmine, e due parchi erbosi di 50 moggia a S.Tambaro. Possedere 50 moggia di un parco erboso non è da tutti, ma c’è anche chi si accontenta, come il reverendo sacerdote Don Pascale Russo, di un solo edificio, pare ad angolo, fra Piazza delli Chincari ò Via della Chiesa.87
Non v’è dubbio che Santa Maria è la rappresentazione del borgo così come lo immaginiamo sfogliando le pagine di storia. E’ una cittadella completa, dove la gente si cura e dove gli affari, oltre il barbiere, li fa anche il tintore di capelli.88........................eppure competitivo con l’Europa in quanto necessitava acquistare per la migliorazione delle tinturiere, qualche ottimo tintore, straniero onde sulle di costui istruzioni ed insegnamenti d’intelligenza co’ migliori de’ nostri chimici si possa stabilire e distendere nelle fabriche tutte del Regno il buon gusto, la delicatezza e la perfezione delle tinte. Resta inteso che, anche in comuni non lontani, come Piedimonte d’Alife, esistevano ben 13 tintori che lavoravano in una tintoria privata, e la Tinta grande, dietro il Mercato.89
Nel nostro caso si tratta di un personaggio, il tintore di capelli, a dir poco sconosciuto nel mondo catastale, ma la sua collocazione nella sfera della cura per il corpo pare indubbia. Siamo in pieno periodo di scoperta del corpo umano, grazie agli speziali per gli unguenti medicamentosi, e ai ricercatori di cosmetici, ciarlatani e non, che propongono prodotti di bellezza tratti da piante naturali. La rosa di Gerico si apre tra le undici e mezzanotte, si espone alla rugiada e si mette sui capelli: il tal modo si è liberi dal mal di testa e crescono i capelli. Si va quindi alla ricerca del rimedio naturale, della cura per forza, del prodotto che liberi da piccoli fastidi e da dolori tormentosi. Addirittura si utilizzano gli stessi medicamenti nella magia popolare, volendo anche per tenere lontani i fulmini e altre calamità dalla casa in cui essa è custodita.90
E’ un secolo in cui ci si impone il rimedio attraverso libri, vademecum e consigli. Decine di manoscritti diffusi in tutta europa, fra cui il più antico del 1200 (oggi a Oxford, Bodeleian Library), poi riuniti nel Thesaurus Pauperum, una raccolta di ricette per ogni specie di malattia o di disturbo, ordinate a capite usque ad pedas secondo la visione della scuola salernitana nella quale confluivano la tradizione medica greca, latina, araba e giudaica. Il Thesaurus rappresenta un significativo manuale di medicina medievale scritto soprattutto per beneficio degli studenti poveri che non potevano permettersi molti libri. Si tratta di raccolte di ricette, fra il Viaticus di Costantino l’Africano e il Thesaurus del 1250 circa, secondo l’ordine della medicina salernitana, dalla caduta dei capelli, de casu capillorum, alle malattie dei piedi, de gutta arthetica et podagra, rinvenute nell’edizione siciliana.91
A Santa Maria oltre la metà dei ricchi è nel ramo della medicina e della farmacia. Sono tantissimi gli speziali manuali, anzi, i nobili hanno per abitudine mandare i loro figli a divenire speziali manuali in una delle tante botteghe, fra le piazze e le vinelle, quasi fosse un praticantato degli scolari divenuti studenti.92
Medicina popolare che si incontra con il folclore, sebbene le annotazioni demo-antropologiche sono spesso dimenticate da storici locali animati da vuoto campanilismo non solo in Terra di Lavoro.93 Aspetti di cultura agro-pastorale spesso impossibili da ricostruire per quella maledetta voglia, per dirla con Lutzenkirchen, di rimuovere, di proposito e in tempi molto brevi, quanto potesse ricordare una epoca pur non lontanissima di disagi, di difficoltà e di miseria. Così, al tempo stesso, si è inteso (soprattutto dall’alto) cancellare la coscienza delle proprie origini, nella prospettiva di una vita soltanto economicamente migliore.94
La crescita di Santa Maria la si nota anche dalla presenza di uno stampatore, sebbene non è detto che abbia avuto bottega, cioè una stamperia in loco, oppure lavorasse altrove, ipotesi remota ma non da scartare, visto che di una ipotetica stamperia Palumbo non si hanno tracce.95 Nè è difficile incorrere in casi di omonimia, a cominciare dallo zelantissimo celebre patriota Nicola Palumbo e dal Nicola Palomba (1746-1799) citati per gli episodi del 1799.96
Resta il fatto che si tratti di una presenza importante, se si considera che solo nel 1456, in Germania, uscì dalla bottega dell’artigiano Johan Gutenberg, per la prima volta, un libro a stampa, non più scritto a mano. Un’invenzione che ebbe un travolgente successo e permise agli stampatori di raggiungere negli anni altri luoghi, cioè i più fiorenti centri di commercio del continente europeo, che offrivano le migliori prospettive di guadagno. Va considera......................o quelli più eccentrici scovati fra i 5.710 abitanti laici. Una popolazione nutrita a cui vanno aggiunti altri numeri: le 59 bizzoche, le 15 suore di Santa Maria del Carmine, i 55 canonici che vivono in solitudine e i 19 privilegiati con famiglia.
Si arriva così ad una popolazione complessiva di 5.858 unità,98 della quale, solo i laici, unendo le 18.620 once sborsate da chi lavora alle 96.526 pagate da chi possiede beni, versano 115.146 once. Aggiungendovi il dovuto dagli ecclesiastici (cioè 1.812 once delle Vidue, Vergini in capillis, e Bizzoche, 2.327 once degli Ecclesiastici Secolari Cittadini e 2.327 once di Chiese e munisteri, Badie, Benefici e Luoghi Pij), somma dopo somma, si ha la Collettiva generale dei cittadini, i quali, nel 1754, hanno versato la somma complessiva di 128.776 once.99
Elenchi di nomi e numeri concentrati nel librone del Catasto Onciario del Casale di S.Maria Maggiore, oggi chiamata Santa Maria Capua Vetere, in ben 1.104 pagine che abbiamo riassunto fedelmente in questa pubblicazione dopo averle lette, interpretate e trascritte al solo scopo di renderle fruibili a tutti.100............................