33. Vico Equense nel 1754

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La Via dei Mulini

E’ la storia delil borgo fuori le mura del Santuario di S.Maria del Toro dei patri teatini, il Monastero della Trinità con la Cappella della Trinità alla Marina di Vico e la Cappella della Madonna della Neve di Pozzillo
Oltre le mura del Castello, al di là del Centro Storico, a partire dal 1500, aveva preso a popolarsi il quartiere nato intorno al Santuario di S.Maria del Toro. Si trattò in origine della venerabile Chiesa di S.Maria del Toro de’ Reverendi Padri Teatini di questa città da non confondersi con la Real Estaurita di S.Maria del Toro forse in San Ciro, e, a quanto pare, con un beneficio sotto il titolo di S.Michele Arcangelo visto che viene detto eretto dentro la venerabile Chiesa di questa città.
L’antico borgo extra moenia denominato Casale di S.Maria del Toro era nato lungo la cosidetta Via dei Mulini costruita da Alfonso D’Aragona per collegare Vico a Castellammare e Sorrento. Secondo la leggenda, nel 1452, il massaro Nicola Villauto fece dipingere nella stalla un affresco rappresentante la Madonna col Bambino che, andata in rovina, sarebbe stata “scoperta” da un toro che qui si inginocchiò. Ricostruita nel 1600 fu abbellita con il soffitto ligneo a cassettoni affrescato con il Trionfo della Croce e la glorificazione di S.Gaetano. Ma è riconoscibile specie dal dipinto settecentesco della Madonna del Toro affrescato dietro l’altare. Presso la chiesa, nel 1478, era stato costruito l’acquedotto che alimentava la Torre del mulino.
La Marina di Vico, riconoscibile fra le tipiche costruzioni a tetto a botte, raggiungibile anche dalle scale di via Castello, era collegata al centro di Vico da una strada, lungo la quale ancora oggi sono visibili le tracce di un’antica villa romana di epoca augustea con le mura in reticolato e tratti di decorazione a riquadri gialli e rossi. Alla Marina era stata costruita invece una Cappella dedicata alla SS.Trinità, denominandosi venerabile Cappella della SS.Trinità della Marina di Vico perchè appartenuta al venerabile Monastero della SS.Trinità dell’Ordine di S.Teresa di questa città.
Dalle parti del centro storico, nel Rione Pozzillo, venne eretta anche la Cappella della Madonna della Neve, ad opera dei lavoratori del ghiaccio, conservato nelle fosse della neve del Monte Faito e diretto alla volta della Marina di Mergellina, a Napoli, dove sarebbe stata eretta una omonima Cappella…

Description

La Via dei Mulini: S.Maria del Toro, due Trinità e Pozzillo; Il Casale di San Ciro e la SS.Ciro e Giovanni (1610) patroni; Casali nuovi: Bonea e S.Giovanni detta S.Maria Visita Poveri; Massaquano e S.Francesco sui ruderi di S.Maria a Chiea; Casale S.Salvatore fra Grotta del Romito ed Avigliano; S.Michele al M.Faito, coi Casali di Patierno, Moiano, S.Renato al Castello; Casale Ticciano con l’Estaurita che esponeva la s.Croce e S.Angelo; S.Andrea a Preazzano, il casale degli Staiano; Casale Arola con la Chiesa: S.Antonino sul Monte Comune; Fornacella coi SS.Pietro e Paolo e l’Eremo dei Camaldolesi; Casale Pacognano con la chiesa, un reverendo ed un forestiero; S.Maria Vecchia di Seano e la discesa alla Marina di Equa; Casale Montechiaro e la Cappella di S.Maria a Petrignano.

Nel borgo vivevano anche il sarto o sartore Francesco Avellino ed il panettiere Giacomiello D’Aiello, ma ben 10 erano i cittadini definiti inabili, ma uno solo, Agostino Sposiano di Ponta Lo Guardia, che vive elemosinando.

Si tratta degli inabili Giovan Leonardo Di Gennaro, Martino Savarese, Gualanariello D’Aiello, Antonio Ametrano. E di: Francesco Savarese di Casale Montechiaro, Francesco Ametrano di La Guastia, Antonio Di Scala in Ponta La Guastia, Raimo Cilento e Biase Del Cilento di Pastena, Raimo Borriello di Ponte.

A queste famiglie bisogna aggiungere, se non i nomi delle ragazze da marito dette vergini, almeno 15 delle donne rimaste vedove, quasi sempre con casa e famiglia da portare avanti, bizzoche (zitelle), comprese. Fra esse spicca il nome di A(dal)gesa Della Starita vedova di Tomaso Fucito possidente terriera nel pizzetto della Chiesa Parrocchiale. Ma vi si ricontrano anche i nomi di Suor Maria Saveria dell’Immacolata Concezione e suor Maria de Serefini, monache del Monastero della SS. Trinità dell’ordine di Santa Teresa della città di Vico del casale di San Ciro. Dalle loro abitazioni riscontriamo gli altri toponimi di Piazza Piana e del Casale Arbustato.

Esse sono: Domenica Nuvolo vidua (cioè vedova) di Giovanni Sibilio, Giovanna Caseta vedova di Crescenzo di Palma, Giovanna Celentano vedova di Crescenzo di Palma, Grazia di Scala bizzoca, la vergine Maria Belmanice Germana, Maddalena Palumbo vedova del fu Sabbato Chiesa, Angela Robustelli vedova di Giuseppe Rossano di Casale Arbustato, Grazia Vico vedova di Giuseppe di Siato, Giuditta Savarese vedova di Alesio di Martino, Giovanna Russo vedova di Nicola Esposito di Piazza Piana, Marta di Martino vedova di Salvatore Gargiulo, Teresa di Blasio vedova di Andrea Treglia, Teresa Savarese vedova di Salvatore di Liato, Anna Gargiulo vedova di Nicola Russo, Antonia Savarese vedova di Sabbato Russo, Giulia Parascandolo vedova di Giuseppe Russo, Isabella Dolce vedova di Bartolomeo Parascandolo, Orsola Savarese vedova di Nicola Volpe….

Dettagli

EAN

9788898817511

ISBN

8898817517

Pagine

112

Autore

Bascetta

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

 Il Casale di San Ciro e la Chiesa parrocchiale dei SS.Ciro e Giovanni (1610) patroni di Vico e il monastero celestiniano di San Vito

La Parrocchia, di per sè, non è una struttura, bensì il raggruppamento delle Anime su cui ha potere il vescovo di Vico, mentre la Chiesa parrocchiale è un edificio di Patronato, cioè di proprietà dell’Università, benchè la nomina del Parroco spettasse al feudatario.
Nel nostro caso, presumibilmente, toccò sempre all’Annunziata di Napoli, come accadeva per tutti gli altri feudi soggetti all’A.G.P. dove i governatori feudatari chiedevano referenze ai propri vassalli.
Per esempio, per eleggere il nuovo parroco, la parrocchia di Mugnano, che dipendeva dalla Casa dell’Annunziata di Napoli, doveva inoltrare istanza agli eccellentissimi signori governatori dell’Annunziata di Napoli, a’ quali apparteneva nominare il nuovo parroco, che niuna cosa stimarono più opportuna per operare giustamente, e senza inganno, che scrivere al p(adre) D(on) Luca perchè informati li avesse della dottrina e de’ buoni costumi di quel soggetto, che a lui fosse paruto buono per quella carica (Bascetta, Mugnano nel 1700).
La Chiesa con la cupola maiolicata dei SS.Ciro e Giovanni (1610), patroni di Vico, fu quindi fuori le mura, dove ancora oggi è visibile risalendo il viale della Rimembranza. Intorno ad essa era nato il Casale di San Ciro nel luogo dove forse sorgeva l’edificio sacro più antico di Vico, risalente al XII sec., preesistente anche alla Cattedrale e restaurato sotto Alfonso D’Aragona...