20. GUAPPI DI CARTONE DAL TEATRO ALLA TV, STORIA DELLA SCENEGGIATA: 1840 – 1980 (ed vol. lancio Euro 39 – Cartonato Euro 44) pag.200 ISBN 9788872973912 foto, a colori

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LE ORIGINI DEL FESTIVAL


la sceneggiata

La sceneggiata è una commedia musicale tratta da una canzone di successo.
Nata inizialmente come drammatizzazione di una canzone di successo, la sceneggiata durante il corso degli anni finisce per codificarsi in una struttura teatrale articolata dotata di una propria identità. Apparentemente grezza e artigianale, possiede invece un pedigree nobile: è fatta di apporti che provengono dall’opera buffa, dal melodramma, dall’opera dei pupi, dalla commedia dell’arte. L’Enciclopedia dello Spettacolo fondata da Silvio D’Amico (Ed. Maschere, 1959), alla voce Sceneggiata, la definisce nel seguente modo:
Genere drammatico-musicale, nato a Napoli, nei quartieri popolari della città, come derivazione del varietà locale. Al decadere dei valori letterari propri del teatro dialettale napoletano dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento, subentrò un genere di rappresentazione popolare, tra il comico, il drammatico e il sentimentale, la cui vicenda s’imperniava intorno alla canzone di successo del momento, sicché l’azione dialogata, nella quale s’inserivano numerosi adattamenti musicali di vecchie canzoni, culminava nel “pezzo forte”, che era appunto la canzone del giorno, a cui il lavoro si intitolava.
Immancabile nella struttura la presenza di tre protagonisti che vanno a formare il noto triangolo Isso, Essa e ‘O malamente, dove Essa è generalmente una donna illibata, sommessa e sincera; ‘O malamente è quasi sempre un uomo ricco, prepotente, malavitoso ed esteticamente sgradevole che, per il gusto della possessione, vuole che Essa diventi la sua amante, sfidando in un duello verbale e di sangue Isso che diventa, così, il paladino della giustizia nobile e morale.
Inevitabile e indispensabile alla trama è anche la presenza di un secondo triangolo che funge da co-protagonista, che è quello della ‘A mamma, ‘A malamente e ‘A ggente d’’o vico.
‘A mamma, ovvero la santa vecchiarella, s’indentifica in una figura innocente, pura, trasparente, candida e tenera. In difesa delle tradizioni, ella rappresenta la saggezza, anche quando non ha voce in capitolo e non può intervenire in prima persona, nonostante le sue preghiere e i suoi pianti, per ristabilire un equilibro familiare.
‘A malamente è una figura sospesa tra il giusto e l’ingiusto, il corretto e il corrotto, il leale e il viziato e, soprattutto, tra l’amore e l’odio. Spesso è proprio l’amore non ricambiato che la spinge a malefatte di qualsiasi tipo pur di avere ciò che ritiene le spetti di diritto. Generalmente è l’amore verso Isso che spinge ‘A malamente ai disinganni e alle ritorsioni nei confronti di Essa.
‘A ggente d’’o vico rappresenta il rispetto dell’onorabilità e anche un’ancora di salvezza per chi si sia ravveduto dopo una vita vissuta nella trasgressione, malvagità e nel peccato. Il popolo del vicolo vede, parla, sparla, complotta e insidia e diventa necessaria la sua benevolenza per la salvezza morale.
Ancora, se Isso, Essa e ‘O malamente sono i protagonisti nella sceneggiata delle scene patetiche, sentimentali, drammatiche, familiari e tormentate, il duo comico è altrettanto protagonista delle scene grottesche, ironiche, spensierate e divertenti che fungono da controcanto e da alleggerimento alle scene di tormento e di dolore. I quadri del duo comico (che spesso è trio), danno ritmo ed azione alla stessa trama che altrimenti risulterebbe troppo appesantita. In alcuni casi, come nella compagnia stabile del teatro Duemila degli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, i nomi di richiamo che fungono da ditta teatrale, sono proprio quelli del duo comico. Nel nostro esempio sono Liliana e Lino Crispo e anche Liliana e Beniamino Maggio.
La sceneggiata si appropria di trame e ambienti molto eterogenei tra loro: si passa senza forzature dall’ambiente rurale a quello malavitoso, da quello militare a quello ecclesiastico e così via. La scenografia della sceneggiata è quasi sempre aperta mostrando strade e vicoli della città e soprattutto piazzette e angoli di passaggio, dove le storie s’intrecciano e si rincorrono e danno spazio alla storia principale sulla quale la trama verte.
Generalmente è una trattoria o una caffetteria il luogo dove le storie si confrontano e la tensione delle stesse si sposa con gli incontri imprevisti, le agnizioni, le scoperte e i conflitti verbali e anche fisici.
In origine, le prime forme di sceneggiata sono rudimentali, acerbe e spesso formate da quadretti che somigliano più a messe in scena di varietà che di sceneggiata, soprattutto quelle portate in scena dalla compagnia di Armando Gill e Tecla Scarano. Poi, via via, si specializzano commediografi del settore (Oscar Di Maio, Raffaele Chiurazzi, Enzo Lucio Murolo e altri) che pian piano danno una identità ben precisa alla sceneggiata. Non a caso, partendo dagli anni ’20 del Novecento, le canzoni dalle quali sono tratte le rappresentazioni non sono più solo quelle di successo. Tra queste, viene fatta una seconda cernita, selezionando quelle che nelle tre parti della canzone è già ben scritta la trama e gli spunti dello sviluppo di essa. Così, per quanto siano di successo e anche delle evergreen, sono scartate a priori canzoni quali Tu ca nun chiagne, ‘O sole mio, I’ te vurria vasà, Voce ‘e notte e altre, per scegliere quelle dove il racconto è intriso già nei versi della canzone (Fenesta che lucive, ‘A serenata ‘e Pulecenella, ‘A santanotte, Sott’’e ccancelle, Pupatella, ‘A legge, ‘O festino).
Dalle origini ottocentesche, si passa all’evoluzione e alla maturità di struttura della sceneggiata degli anni ‘20 e ‘30 e alla stabilità degli anni ‘50. Poi, dopo un periodo d’indifferenza e di declino, si registra il prepotente ritorno negli anni ‘70. Infatti, con la crisi del teatro d’arte, la sceneggiata diventa l’unica forma teatrale napoletana ben rappresentata. Ne è esempio proprio l’anno 1970, dove il cinema domina nelle sale di quelli che oggi sono i teatri Bellini, Augusteo, Diana, Sannazaro, Acacia, Cilea. Per gli amanti del teatro classico, la scelta degli spettatori si riduce ai soli sopravvissuti teatri San Ferdinando e Politeama. Come contropartita, funzionano alla grande i botteghini dei teatri Duemila, La Perla, Italia, Ausonia, Splendore e Bracco, dove è rappresentata la sceneggiata. A questi, l’alternativa per il pubblico si riduce alle piccole sale dove si ascolta la musica e il cabaret, come i teatri Orione, Esse, La Porta Infame, Cantuccio, Margherita.
Partendo proprio dal 1970, la sceneggiata domina e varca pure i confini regionali e nazionali e anche quelli internazionali, approdando oltre oceano dove alcune compagnie quali quelle di Mario Merola e Mario Da Vinci diventano assai popolari, almeno nelle colonie italiane sparse nel mondo. Questo nuovo boom è legato soprattutto alla popolarità dei protagonisti e al loro indiscusso talento, più che al successo della canzone.
In questo caso, la definizione di sceneggiata viene distorta, perché ora non è più la canzone di successo che lancia la sceneggiata, bensì è la stessa sceneggiata che fa conoscere la canzone dalla quale è tratta la trama. Infatti, molte canzoni degli anni ‘70 possiedono una popolarità che è limitata al vicolo e vengono conosciute da una platea nazionale proprio in virtù degli incassi della sceneggiata. Spesso la televisione ospita i beniamini, i quali non propongono la canzone il cui successo è limitato e circoscritto, bensì un quadretto recitato con altri artisti della compagnia tratto proprio dalla sceneggiata che termina con la canzone identità. Ecco che Mario Da Vinci, per interpretare Montevergine (Mamma Schiavona) nella popolare trasmissione Domenica in, è accompagnato da suo figlio Sal e da un nutrito gruppo di attori della sua compagnia che inscenano il disperato pellegrinaggio alla Madonna.
Il declino della sceneggiata, che avviene nella prima metà degli anni ’80, non è attribuibile alla critica e alla stampa che hanno sempre alzato un muro e una forma di ostracismo assai discutibile verso questa forma d’arte, ma agli stessi beniamini che passano ad altri palcoscenici, in particolare al cinema come nei casi di Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla e Sal Da Vinci, e anche ad un cambiamento del repertorio musicale con canzoni che cantano l’amore e che non possono più offrire alcuna trama da sceneggiare.
Le nuove leve degli anni ’80, probabili divi della sceneggiata, si ritrovano la strada sbarrata dal famigerato incendio del 1984 del teatro Duemila, tempio incontrastato della sceneggiata, e dall’esplosione del fenomeno del Neapolitan Power che codifica la nuova canzone napoletana, ora più aggiornata ai tempi e alle nuove correnti musicali. Il dramma del vicolo non interessa più e il popolo s’identifica in altri argomenti musicali cantati da Pino Daniele, Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello e altri. Anche la quotidianità del popolo semplice, spesso usata nelle canzoni come argomentazione, si avvicina maggiormente al linguaggio di Pino Daniele, il quale racconta in maniera diversa le credenze antiche con Bella ‘mbriana o il disonore di una giovane fanciulla con Gente distratta; al linguaggio di Enzo Gragnaniello che racconta del dramma della prostituzione con Donna o di Teresa De Sio che racconta della nostalgia degli emigranti e dell’abbandono o anche della solitudine con Voglia ‘e turnà e Oilloco.
Esaurito il fenomeno del Neapolitan Power, nella seconda metà degli anni ‘90 esplode quello dei cantanti neomelodici, ma molti di questi nuovi artisti, che non hanno mai visto una sceneggiata se non con occhi da bambini, non sentono l’esigenza di trasformare un loro successo in una commedia teatrale, bensì in un film (come Gigi D’Alessio che gira le pellicole Cient’anne e Annarè o Luciano Caldore che gira Pazzo d’amore e T’amo e t’amerò) o in un musical (come Franco Ricciardi che scrive e recita Core nero).
Nelle ultime due decadi ci sono stati lievi tentativi di riportare la sceneggiata a teatro, in particolare al teatro Trianon, ma le nuove forme teatrali, soprattutto il musical, ne impediscono la diffusione.
Il pubblico preferisce applaudire C’era una volta scugnizzi, Masaniello, Viva Diego, Novecento napoletano, La sciantosa, A me me piace ‘o show, Carosone l’americano di Napoli, ecc. piuttosto che la sceneggiata.
Il ricordo di oggi della sceneggiata è distorto, assai parodiato e pure umiliante, soprattutto per quegli attori che hanno preso parte alle ultime compagnie degli anni ‘80 e che, spesso, per non subire giudizi negativi dall’ambiente teatrale, rinnegano o semplicemente nascondono nel loro curriculum la parentesi della sceneggiata. Saggi, libri o articoli sulla stessa raccontano la sceneggiata con distanza, a volte anche con disprezzo, impedendone il suo recupero nella memoria storica del teatro napoletano.
L’irragionevole è quando si giudica la sceneggiata dal pubblico che l’ha applaudita, come se lo scrittore di turno avesse lavorato al botteghino del teatro Duemila o del Trianon: il ceto sociale del pubblico non dovrebbe essere rappresentativo della storia di un artista o di un genere teatrale e musicale.
La storia riconosce, invece, che oltre ai beniamini della sceneggiata (Eugenio Fumo, Amedeo Girard, Aldo Bruno, la famiglia Di Maio, Salvatore e Tina Cafiero, ecc.), altri superbi attori della storia del teatro e della canzone napoletana (Nino Taranto, Titina De Filippo, Pupella Maggio, Totò, Tina Pica, Isa Danieli, Mirna Doris, Nunzio Gallo, Tecla Scarano, Beniamino Maggio, Sal Da Vinci e molti altri) hanno recitato la sceneggiata senza il timore di essere additati e sempre con lo stesso impegno e professionalità.
Da questo resoconto, il libro Storia della Sceneggiata è diviso in tre parti: quella delle origini, quella della storia della Compagnia Cafiero-Fumo, la formazione che ha rappresentato e fatto conoscere la sceneggiata su tutto il territorio nazionale, e quella del rinnovamento e del boom degli anni ‘70 che coincide anche con la morte della sceneggiata.

L’Autore
STORIA DELLA SCENEGGIATA
(1840-1980)
Introduzione: la sceneggiata

i parte

Cronologia delle Sceneggiate recitate
dalle origini all’avvento della Cafiero Fumo
1840 – 1922

I.
LE ORIGINI:TE VOGLIO BENE ASSAJE E TTU NU PIENZE A MME

II.
STORIA DELLA COMPAGNIA CAFIERO FUMO

1917-1918
Il debutto della Comico Musicale,
ovvero della prima Compagnia Cafiero Fumo

1919-1920
Si forma per la seconda volta la Compagnia Cafiero Fumo

1920-1921
Il trionfo della Canzone-Sceneggiata

1922-1923
Si forma per la quarta e ultima volta la Compagnia Cafiero Fumo

Estate 1923
Il trionfo della Sceneggiata nella rassegna Il Teatro Per Tutti

1923-1924
La Sceneggiata prende il volo

1924-1925
L’affermazione di Tina Sportelli e Aldo Bruno
come attori giovani e di Nunzia Fumo come bambina-prodigio

Estiva 1925:
Terra Luntana tra le novità dell’anno

1925-1926:
Il successo di Lacreme Napulitane

1926-1927
Il trionfo di ‘E Ppentite con Titina De Filippo
1927-1928
Il debutto di Nino Taranto, Pupella Maggio, Mario Castellani
e del poeta Ernesto Murolo

Estiva 1928
Nel tempio delle pagliettes e dei lustrini

1928-1929
Anche Maria Scarpetta tra gli autori della compagnia

Estate 1929
Ancora una sceneggiata di Mascaria

1929-1930
Il trionfo di Zappatore

Estiva 1930
Gilda Mignonette nel ruolo di Gemma

1930-1931
Il trionfo di ‘E Figlie, Dicitencello Vuie e Torna

1931-1932
Agostino Clement, Enzo Vitale e Pupella Maggio
arricchiscono il cast della Compagnia

1932-1933
Artisti di Cinema, Rivista e Piedigrotta
nella formazione di Fumo e Cafiero

1933-1934
E. A. Mario scrive la sceneggiata Canzone appassiunata

1934-1935
L’ultima stagione con Ria Rosa e il definito scioglimento

ii parte

Cronologia delle Sceneggiate recitate dalla Compagnia Cafiero Fumo
1920 – 1935

III.
il rinnovamento della sceneggiata
con storie tratte da canzoni di malavita

1972
La sceneggiata prende il volo con ‘O criminale

1973
Ammore e gelusia in televisione

1974
Domina il tema della camorra nella sceneggiata

1975
Mario Merola abbandona le canzoni della mala

1976
La prima rassegna della Canzone Sceneggiata

1977
Il rinnovamento della sceneggiata con Pino Mauro
e Mario e Sal Da Vinci

1978
La sceneggiata a New York

1979
La sceneggiata conquista la Televisione

1979
La sceneggiata al Cinema

1980
L’escalation di Nino D’angelo

1982
I primi sintomi di crisi della sceneggiata

1984
La fine della sceneggiata

Cronologia dei cast della compagnia Cafiero Fumo
e Cronologia delle Sceneggiate 1970 – 1984

Ringraziamenti

Note sull’Autore

Bibliografia

Description

[koo_icon name=”undefined” color=”” size=””] LA SCENEGGIATA IN OGNI TEMPO – 1990

Dalle origini ottocentesche, si passa all’evoluzione e alla maturità di struttura della sceneggiata degli anni ‘20 e ‘30 e alla stabilità degli anni ‘50. Poi, dopo un periodo d’indifferenza e di declino, si registra il prepotente ritorno negli anni ‘70. Infatti, con la crisi del teatro d’arte, la sceneggiata diventa l’unica forma teatrale napoletana ben rappresentata. Ne è esempio proprio l’anno 1970, dove il cinema domina nelle sale di quelli che oggi sono i teatri Bellini, Augusteo, Diana, Sannazaro, Acacia, Cilea. Per gli amanti del teatro classico, la scelta degli spettatori si riduce ai soli sopravvissuti teatri San Ferdinando e Politeama. Come contropartita, funzionano alla grande i botteghini dei teatri Duemila, La Perla, Italia, Ausonia, Splendore e Bracco, dove è rappresentata la sceneggiata. A questi, l’alternativa per il pubblico si riduce alle piccole sale dove si ascolta la musica e il cabaret, come i teatri Orione, Esse, La Porta Infame, Cantuccio, Margherita.
Partendo proprio dal 1970, la sceneggiata domina e varca pure i confini regionali e nazionali e anche quelli internazionali, approdando oltre oceano dove alcune compagnie quali quelle di Mario Merola e Mario Da Vinci diventano assai popolari, almeno nelle colonie italiane sparse nel mondo. Questo nuovo boom è legato soprattutto alla popolarità dei protagonisti e al loro indiscusso talento, più che al successo della canzone.
In questo caso, la definizione di sceneggiata viene distorta, perché ora non è più la canzone di successo che lancia la sceneggiata, bensì è la stessa sceneggiata che fa conoscere la canzone dalla quale è tratta la trama. Infatti, molte canzoni degli anni ‘70 possiedono una popolarità che è limitata al vicolo e vengono conosciute da una platea nazionale proprio in virtù degli incassi della sceneggiata. Spesso la televisione ospita i beniamini, i quali non propongono la canzone il cui successo è limitato e circoscritto, bensì un quadretto recitato con altri artisti della compagnia tratto proprio dalla sceneggiata che termina con la canzone identità. Ecco che Mario Da Vinci, per interpretare Montevergine (Mamma Schiavona) nella popolare trasmissione Domenica in, è accompagnato da suo figlio Sal e da un nutrito gruppo di attori della sua compagnia che inscenano il disperato pellegrinaggio alla Madonna.
Il declino della sceneggiata, che avviene nella prima metà degli anni ’80, non è attribuibile alla critica e alla stampa che hanno sempre alzato un muro e una forma di ostracismo assai discutibile verso questa forma d’arte, ma agli stessi beniamini che passano ad altri palcoscenici, in particolare al cinema come nei casi di Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla e Sal Da Vinci, e anche ad un cambiamento del repertorio musicale con canzoni che cantano l’amore e che non possono più offrire alcuna trama da sceneggiare.
Le nuove leve degli anni ’80, probabili divi della sceneggiata, si ritrovano la strada sbarrata dal famigerato incendio del 1984 del teatro Duemila, tempio incontrastato della sceneggiata, e dall’esplosione del fenomeno del Neapolitan Power che codifica la nuova canzone napoletana, ora più aggiornata ai tempi e alle nuove correnti musicali. Il dramma del vicolo non interessa più e il popolo s’identifica in altri argomenti musicali cantati da Pino Daniele, Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello e altri. Anche la quotidianità del popolo semplice, spesso usata nelle canzoni come argomentazione, si avvicina maggiormente al linguaggio di Pino Daniele, il quale racconta in maniera diversa le credenze antiche con Bella ‘mbriana o il disonore di una giovane fanciulla con Gente distratta; al linguaggio di Enzo Gragnaniello che racconta del dramma della prostituzione con Donna o di Teresa De Sio che racconta della nostalgia degli emigranti e dell’abbandono o anche della solitudine con Voglia ‘e turnà e Oilloco.
Esaurito il fenomeno del Neapolitan Power, nella seconda metà degli anni ‘90 esplode quello dei cantanti neomelodici, ma molti di questi nuovi artisti, che non hanno mai visto una sceneggiata se non con occhi da bambini, non sentono l’esigenza di trasformare un loro successo in una commedia teatrale, bensì in un film (come Gigi D’Alessio che gira le pellicole Cient’anne e Annarè o Luciano Caldore che gira Pazzo d’amore e T’amo e t’amerò) o in un musical (come Franco Ricciardi che scrive e recita Core nero).
Nelle ultime due decadi ci sono stati lievi tentativi di riportare la sceneggiata a teatro, in particolare al teatro Trianon, ma le nuove forme teatrali, soprattutto il musical, ne impediscono la diffusione.
Il pubblico preferisce applaudire C’era una volta scugnizzi, Masaniello, Viva Diego, Novecento napoletano, La sciantosa, A me me piace ‘o show, Carosone l’americano di Napoli, ecc. piuttosto che la sceneggiata.
Il ricordo di oggi della sceneggiata è distorto, assai parodiato e pure umiliante, soprattutto per quegli attori che hanno preso parte alle ultime compagnie degli anni ‘80 e che, spesso, per non subire giudizi negativi dall’ambiente teatrale, rinnegano o semplicemente nascondono nel loro curriculum la parentesi della sceneggiata. Saggi, libri o articoli sulla stessa raccontano la sceneggiata con distanza, a volte anche con disprezzo, impedendone il suo recupero nella memoria storica del teatro napoletano.
L’irragionevole è quando si giudica la sceneggiata dal pubblico che l’ha applaudita, come se lo scrittore di turno avesse lavorato al botteghino del teatro Duemila o del Trianon: il ceto sociale del pubblico non dovrebbe essere rappresentativo della storia di un artista o di un genere teatrale e musicale.
La storia riconosce, invece, che oltre ai beniamini della sceneggiata (Eugenio Fumo, Amedeo Girard, Aldo Bruno, la famiglia Di Maio, Salvatore e Tina Cafiero, ecc.), altri superbi attori della storia del teatro e della canzone napoletana (Nino Taranto, Titina De Filippo, Pupella Maggio, Totò, Tina Pica, Isa Danieli, Mirna Doris, Nunzio Gallo, Tecla Scarano, Beniamino Maggio, Sal Da Vinci e molti altri) hanno recitato la sceneggiata senza il timore di essere additati e sempre con lo stesso impegno e professionalità.
Da questo resoconto, il libro Storia della Sceneggiata è diviso in tre parti: quella delle origini, quella della storia della Compagnia Cafiero-Fumo, la formazione che ha rappresentato e fatto conoscere la sceneggiata su tutto il territorio nazionale, e quella del rinnovamento e del boom degli anni ‘70 che coincide anche con la morte della sceneggiata.

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Editorial Review

la sceneggiata

La sceneggiata è una commedia musicale tratta da una canzone di successo.
Nata inizialmente come drammatizzazione di una canzone di successo, la sceneggiata durante il corso degli anni finisce per codificarsi in una struttura teatrale articolata dotata di una propria identità. Apparentemente grezza e artigianale, possiede invece un pedigree nobile: è fatta di apporti che provengono dall’opera buffa, dal melodramma, dall’opera dei pupi, dalla commedia dell’arte. L’Enciclopedia dello Spettacolo fondata da Silvio D’Amico (Ed. Maschere, 1959), alla voce Sceneggiata, la definisce nel seguente modo:
Genere drammatico-musicale, nato a Napoli, nei quartieri popolari della città, come derivazione del varietà locale. Al decadere dei valori letterari propri del teatro dialettale napoletano dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento, subentrò un genere di rappresentazione popolare, tra il comico, il drammatico e il sentimentale, la cui vicenda s’imperniava intorno alla canzone di successo del momento, sicché l’azione dialogata, nella quale s’inserivano numerosi adattamenti musicali di vecchie canzoni, culminava nel “pezzo forte”, che era appunto la canzone del giorno, a cui il lavoro si intitolava.
Immancabile nella struttura la presenza di tre protagonisti che vanno a formare il noto triangolo Isso, Essa e ‘O malamente, dove Essa è generalmente una donna illibata, sommessa e sincera; ‘O malamente è quasi sempre un uomo ricco, prepotente, malavitoso ed esteticamente sgradevole che, per il gusto della possessione, vuole che Essa diventi la sua amante, sfidando in un duello verbale e di sangue Isso che diventa, così, il paladino della giustizia nobile e morale.
Inevitabile e indispensabile alla trama è anche la presenza di un secondo triangolo che funge da co-protagonista, che è quello della ‘A mamma, ‘A malamente e ‘A ggente d’’o vico.
‘A mamma, ovvero la santa vecchiarella, s’indentifica in una figura innocente, pura, trasparente, candida e tenera. In difesa delle tradizioni, ella rappresenta la saggezza, anche quando non ha voce in capitolo e non può intervenire in prima persona, nonostante le sue preghiere e i suoi pianti, per ristabilire un equilibro familiare.
‘A malamente è una figura sospesa tra il giusto e l’ingiusto, il corretto e il corrotto, il leale e il viziato e, soprattutto, tra l’amore e l’odio. Spesso è proprio l’amore non ricambiato che la spinge a malefatte di qualsiasi tipo pur di avere ciò che ritiene le spetti di diritto. Generalmente è l’amore verso Isso che spinge ‘A malamente ai disinganni e alle ritorsioni nei confronti di Essa.
‘A ggente d’’o vico rappresenta il rispetto dell’onorabilità e anche un’ancora di salvezza per chi si sia ravveduto dopo una vita vissuta nella trasgressione, malvagità e nel peccato. Il popolo del vicolo vede, parla, sparla, complotta e insidia e diventa necessaria la sua benevolenza per la salvezza morale.
Ancora, se Isso, Essa e ‘O malamente sono i protagonisti nella sceneggiata delle scene patetiche, sentimentali, drammatiche, familiari e tormentate, il duo comico è altrettanto protagonista delle scene grottesche, ironiche, spensierate e divertenti che fungono da controcanto e da alleggerimento alle scene di tormento e di dolore. I quadri del duo comico (che spesso è trio), danno ritmo ed azione alla stessa trama che altrimenti risulterebbe troppo appesantita. In alcuni casi, come nella compagnia stabile del teatro Duemila degli anni ‘60 e ‘70 del Novecento, i nomi di richiamo che fungono da ditta teatrale, sono proprio quelli del duo comico. Nel nostro esempio sono Liliana e Lino Crispo e anche Liliana e Beniamino Maggio.
La sceneggiata si appropria di trame e ambienti molto eterogenei tra loro: si passa senza forzature dall’ambiente rurale a quello malavitoso, da quello militare a quello ecclesiastico e così via. La scenografia della sceneggiata è quasi sempre aperta mostrando strade e vicoli della città e soprattutto piazzette e angoli di passaggio, dove le storie s’intrecciano e si rincorrono e danno spazio alla storia principale sulla quale la trama verte.
Generalmente è una trattoria o una caffetteria il luogo dove le storie si confrontano e la tensione delle stesse si sposa con gli incontri imprevisti, le agnizioni, le scoperte e i conflitti verbali e anche fisici.
In origine, le prime forme di sceneggiata sono rudimentali, acerbe e spesso formate da quadretti che somigliano più a messe in scena di varietà che di sceneggiata, soprattutto quelle portate in scena dalla compagnia di Armando Gill e Tecla Scarano. Poi, via via, si specializzano commediografi del settore (Oscar Di Maio, Raffaele Chiurazzi, Enzo Lucio Murolo e altri) che pian piano danno una identità ben precisa alla sceneggiata. Non a caso, partendo dagli anni ’20 del Novecento, le canzoni dalle quali sono tratte le rappresentazioni non sono più solo quelle di successo. Tra queste, viene fatta una seconda cernita, selezionando quelle che nelle tre parti della canzone è già ben scritta la trama e gli spunti dello sviluppo di essa. Così, per quanto siano di successo e anche delle evergreen, sono scartate a priori canzoni quali Tu ca nun chiagne, ‘O sole mio, I’ te vurria vasà, Voce ‘e notte e altre, per scegliere quelle dove il racconto è intriso già nei versi della canzone (Fenesta che lucive, ‘A serenata ‘e Pulecenella, ‘A santanotte, Sott’’e ccancelle, Pupatella, ‘A legge, ‘O festino).
Dalle origini ottocentesche, si passa all’evoluzione e alla maturità di struttura della sceneggiata degli anni ‘20 e ‘30 e alla stabilità degli anni ‘50. Poi, dopo un periodo d’indifferenza e di declino, si registra il prepotente ritorno negli anni ‘70. Infatti, con la crisi del teatro d’arte, la sceneggiata diventa l’unica forma teatrale napoletana ben rappresentata. Ne è esempio proprio l’anno 1970, dove il cinema domina nelle sale di quelli che oggi sono i teatri Bellini, Augusteo, Diana, Sannazaro, Acacia, Cilea. Per gli amanti del teatro classico, la scelta degli spettatori si riduce ai soli sopravvissuti teatri San Ferdinando e Politeama. Come contropartita, funzionano alla grande i botteghini dei teatri Duemila, La Perla, Italia, Ausonia, Splendore e Bracco, dove è rappresentata la sceneggiata. A questi, l’alternativa per il pubblico si riduce alle piccole sale dove si ascolta la musica e il cabaret, come i teatri Orione, Esse, La Porta Infame, Cantuccio, Margherita.
Partendo proprio dal 1970, la sceneggiata domina e varca pure i confini regionali e nazionali e anche quelli internazionali, approdando oltre oceano dove alcune compagnie quali quelle di Mario Merola e Mario Da Vinci diventano assai popolari, almeno nelle colonie italiane sparse nel mondo. Questo nuovo boom è legato soprattutto alla popolarità dei protagonisti e al loro indiscusso talento, più che al successo della canzone.
In questo caso, la definizione di sceneggiata viene distorta, perché ora non è più la canzone di successo che lancia la sceneggiata, bensì è la stessa sceneggiata che fa conoscere la canzone dalla quale è tratta la trama. Infatti, molte canzoni degli anni ‘70 possiedono una popolarità che è limitata al vicolo e vengono conosciute da una platea nazionale proprio in virtù degli incassi della sceneggiata. Spesso la televisione ospita i beniamini, i quali non propongono la canzone il cui successo è limitato e circoscritto, bensì un quadretto recitato con altri artisti della compagnia tratto proprio dalla sceneggiata che termina con la canzone identità. Ecco che Mario Da Vinci, per interpretare Montevergine (Mamma Schiavona) nella popolare trasmissione Domenica in, è accompagnato da suo figlio Sal e da un nutrito gruppo di attori della sua compagnia che inscenano il disperato pellegrinaggio alla Madonna.
Il declino della sceneggiata, che avviene nella prima metà degli anni ’80, non è attribuibile alla critica e alla stampa che hanno sempre alzato un muro e una forma di ostracismo assai discutibile verso questa forma d’arte, ma agli stessi beniamini che passano ad altri palcoscenici, in particolare al cinema come nei casi di Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla e Sal Da Vinci, e anche ad un cambiamento del repertorio musicale con canzoni che cantano l’amore e che non possono più offrire alcuna trama da sceneggiare.
Le nuove leve degli anni ’80, probabili divi della sceneggiata, si ritrovano la strada sbarrata dal famigerato incendio del 1984 del teatro Duemila, tempio incontrastato della sceneggiata, e dall’esplosione del fenomeno del Neapolitan Power che codifica la nuova canzone napoletana, ora più aggiornata ai tempi e alle nuove correnti musicali. Il dramma del vicolo non interessa più e il popolo s’identifica in altri argomenti musicali cantati da Pino Daniele, Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello e altri. Anche la quotidianità del popolo semplice, spesso usata nelle canzoni come argomentazione, si avvicina maggiormente al linguaggio di Pino Daniele, il quale racconta in maniera diversa le credenze antiche con Bella ‘mbriana o il disonore di una giovane fanciulla con Gente distratta; al linguaggio di Enzo Gragnaniello che racconta del dramma della prostituzione con Donna o di Teresa De Sio che racconta della nostalgia degli emigranti e dell’abbandono o anche della solitudine con Voglia ‘e turnà e Oilloco.
Esaurito il fenomeno del Neapolitan Power, nella seconda metà degli anni ‘90 esplode quello dei cantanti neomelodici, ma molti di questi nuovi artisti, che non hanno mai visto una sceneggiata se non con occhi da bambini, non sentono l’esigenza di trasformare un loro successo in una commedia teatrale, bensì in un film (come Gigi D’Alessio che gira le pellicole Cient’anne e Annarè o Luciano Caldore che gira Pazzo d’amore e T’amo e t’amerò) o in un musical (come Franco Ricciardi che scrive e recita Core nero).
Nelle ultime due decadi ci sono stati lievi tentativi di riportare la sceneggiata a teatro, in particolare al teatro Trianon, ma le nuove forme teatrali, soprattutto il musical, ne impediscono la diffusione.
Il pubblico preferisce applaudire C’era una volta scugnizzi, Masaniello, Viva Diego, Novecento napoletano, La sciantosa, A me me piace ‘o show, Carosone l’americano di Napoli, ecc. piuttosto che la sceneggiata.
Il ricordo di oggi della sceneggiata è distorto, assai parodiato e pure umiliante, soprattutto per quegli attori che hanno preso parte alle ultime compagnie degli anni ‘80 e che, spesso, per non subire giudizi negativi dall’ambiente teatrale, rinnegano o semplicemente nascondono nel loro curriculum la parentesi della sceneggiata. Saggi, libri o articoli sulla stessa raccontano la sceneggiata con distanza, a volte anche con disprezzo, impedendone il suo recupero nella memoria storica del teatro napoletano.
L’irragionevole è quando si giudica la sceneggiata dal pubblico che l’ha applaudita, come se lo scrittore di turno avesse lavorato al botteghino del teatro Duemila o del Trianon: il ceto sociale del pubblico non dovrebbe essere rappresentativo della storia di un artista o di un genere teatrale e musicale.
La storia riconosce, invece, che oltre ai beniamini della sceneggiata (Eugenio Fumo, Amedeo Girard, Aldo Bruno, la famiglia Di Maio, Salvatore e Tina Cafiero, ecc.), altri superbi attori della storia del teatro e della canzone napoletana (Nino Taranto, Titina De Filippo, Pupella Maggio, Totò, Tina Pica, Isa Danieli, Mirna Doris, Nunzio Gallo, Tecla Scarano, Beniamino Maggio, Sal Da Vinci e molti altri) hanno recitato la sceneggiata senza il timore di essere additati e sempre con lo stesso impegno e professionalità.
Da questo resoconto, il libro Storia della Sceneggiata è diviso in tre parti: quella delle origini, quella della storia della Compagnia Cafiero-Fumo, la formazione che ha rappresentato e fatto conoscere la sceneggiata su tutto il territorio nazionale, e quella del rinnovamento e del boom degli anni ‘70 che coincide anche con la morte della sceneggiata.

L’Autore
STORIA DELLA SCENEGGIATA
(1840-1980)
Introduzione: la sceneggiata

i parte

Cronologia delle Sceneggiate recitate
dalle origini all’avvento della Cafiero Fumo
1840 - 1922

I.
LE ORIGINI:TE VOGLIO BENE ASSAJE E TTU NU PIENZE A MME

II.
STORIA DELLA COMPAGNIA CAFIERO FUMO

1917-1918
Il debutto della Comico Musicale,
ovvero della prima Compagnia Cafiero Fumo

1919-1920
Si forma per la seconda volta la Compagnia Cafiero Fumo

1920-1921
Il trionfo della Canzone-Sceneggiata

1922-1923
Si forma per la quarta e ultima volta la Compagnia Cafiero Fumo

Estate 1923
Il trionfo della Sceneggiata nella rassegna Il Teatro Per Tutti

1923-1924
La Sceneggiata prende il volo

1924-1925
L’affermazione di Tina Sportelli e Aldo Bruno
come attori giovani e di Nunzia Fumo come bambina-prodigio

Estiva 1925:
Terra Luntana tra le novità dell’anno

1925-1926:
Il successo di Lacreme Napulitane

1926-1927
Il trionfo di ‘E Ppentite con Titina De Filippo
1927-1928
Il debutto di Nino Taranto, Pupella Maggio, Mario Castellani
e del poeta Ernesto Murolo

Estiva 1928
Nel tempio delle pagliettes e dei lustrini

1928-1929
Anche Maria Scarpetta tra gli autori della compagnia

Estate 1929
Ancora una sceneggiata di Mascaria

1929-1930
Il trionfo di Zappatore

Estiva 1930
Gilda Mignonette nel ruolo di Gemma

1930-1931
Il trionfo di ‘E Figlie, Dicitencello Vuie e Torna

1931-1932
Agostino Clement, Enzo Vitale e Pupella Maggio
arricchiscono il cast della Compagnia

1932-1933
Artisti di Cinema, Rivista e Piedigrotta
nella formazione di Fumo e Cafiero

1933-1934
E. A. Mario scrive la sceneggiata Canzone appassiunata

1934-1935
L’ultima stagione con Ria Rosa e il definito scioglimento

ii parte

Cronologia delle Sceneggiate recitate dalla Compagnia Cafiero Fumo
1920 - 1935

III.
il rinnovamento della sceneggiata
con storie tratte da canzoni di malavita

1972
La sceneggiata prende il volo con ‘O criminale

1973
Ammore e gelusia in televisione

1974
Domina il tema della camorra nella sceneggiata

1975
Mario Merola abbandona le canzoni della mala

1976
La prima rassegna della Canzone Sceneggiata

1977
Il rinnovamento della sceneggiata con Pino Mauro
e Mario e Sal Da Vinci

1978
La sceneggiata a New York

1979
La sceneggiata conquista la Televisione

1979
La sceneggiata al Cinema

1980
L’escalation di Nino D’angelo

1982
I primi sintomi di crisi della sceneggiata

1984
La fine della sceneggiata

Cronologia dei cast della compagnia Cafiero Fumo
e Cronologia delle Sceneggiate 1970 - 1984

Ringraziamenti

Note sull’Autore

Bibliografia