LE DUE MOGLI NAPOLETANE DI ERCOLE D’ESTE DUCA DI FERRARA: Eleonora d’Aragona e Costanza di Capua ISBN 9788872973578

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LA DISFIDA E IL DUELLO DI SANGUE

Questo libro contiene più di una storia da leggere d’un sol fiato, sembra un romanzo, ma non lo è. E nella vicenda dello Zio della sposa che ama la nipote, sfidato a duello da Ercole, c’è tutto il Rinascimento da leggere, da gustare, da amare.
Come tutte le cose belle che finiscono presto, non pote’ quella vicenda protrarsi alla lunga, specie per una serie di pettegolezzi che portarono il fatto a conoscenza dello zio della ragazza, il quale si infatuò anch’egli della bella nipote, peggiorando la posizione degli sposi segreti.
— Fra tanto la cameriera piena di dolore per essere stata per il favore che la sua nemica aveva con Altobella licentiata, desiderando di ritornare alli servigi della padrona, pregò e fe’ pregare il signor Galeazzo Pannone che si fosse interposto con sua sorella a volerla pigliare massimamente che per leggiera occasione era stata licentiata.
Non mancò Galeazzo di passar l’officio con sua sorella, acciò la pigliasse in sua casa, ma tutto fu in danno per causa del favor che teneva con quella, la sua nemica. E perch’era alquanto appariscente e di vista, Galeazzo portò gl’occhi adosso, fece pensiero di tenerla a suo piacere, massimamente che viveva da soldato senza donna in casa. Era Galeazzo bravo e coraggioso et a più d’una prova s’era fatto conoscere per tale. Onde appresso del Re Alfonzo era salito in grand’estimazione e da quell’haveva ricevuto molte onorate mercedi.
Posto dunque ad effetto il suo pensiero, se la prese in sua casa, godendola amorosamente e con gran piacere di quella, la quale non contenta degl’abbracciamenti del padrone, volle assaggiare quelli d’un servo che Galeazzo teneva fra gl’altri al suo serviggio.
Di fiorita gioventù di maniere, e di volto gratioso e bello a paro di qualunque altro col quale scherzando licentiosamente più di quello si conveniva, diede materia a Galeazzo di accorgersi de loro amori, e non volendo incrudelire contro di loro amori, fattole insieme sposare, se li tolse di casa.
Fra tanto Galeazzo teneva stretta prattica con Altobella, sua sorella, di conseguire per sposa a Costanza e tenendo il matrimonio per sicuro, n’aveva anco procurato la dispenza da Nicolò V Sommo Pontefice qual’esso Galeazzo era caro per molti serviggi a pro della chiesa prestati, ma benché sua sorella avesse condisero al matrimonio, con tutto ciò trovò tanta repugnanza la cagione, stava il più confuso e malcontento uomo del mondo.
E la povera Costanza vedendosi da sua madre, perseguitata a volerla forzare a sì fatte nozze, si può considerare come stasse dolente.
Per la qual cosa ne cadde infermo a letto con pericolo di lasciarvi la vita, era publica per la città e per la corte così la pretenzione di Galeazzo come il continuo martellare che si faceva a Costanza dalla madre e dalla Contessa di Caserta, sua zia, acciò desse il consenso alle nozze.
Non restò alla ragazza, nonostante il tradimento, di chiedere aiuto al grande amore della sua vita. E riecco la figura di Ercole spuntare nella cronaca d’amore. Scrivono i Corona che «la Costanza di questa a non volere in conto alcuno condiscendere del che n’era caduta ammalata con pericolo della vita e conseguentemente il tutto era palese a Ercole, il quale benché fusse stata la loro prattica interotta, con tutto ciò conservava nel suo petto vi é più che mai cocente il fuoco dell’amore, Edubitando che a lungo andare col continuo martellare che faceva la madre e la zia, non perdesse la sua amata la Costanza in amarlo e facesse le nozze con Galeazzo, puntò sul vivo dalla fiera gelosia che l’assaltò, si rivolse, ma imprudentemente di scoprire e far palese la fede, che s’erano data di matrimonio, e che perciò quella non potea esser d’altri che sua e pregar Galeazzo che destesse dalla sua domanda, e quando ciò a preghiere non avesse voluto fare chi amarlo a duello et ucciderlo».
Ercole decise allora la sua vendetta verso lo Zio della moglie, suo violentatore e vigliacco traditore, avendola lasciata nelle braccia del suo servo. Insomma questa fu la risoluzione e, trovatolo una mattina nell’anticamera del Re, toccò all’amato prendere di petto la situazione.
Disse Ercole: — Signor Galeazzo io credevo che l’amicitia stata sempre fra di noi, si dovesse convertire in stretta parentela stante le reciproche promesse di matrimonio che ci semo date con la signora Costanza di Capua, vostra nepote. E perché ho saputo che voi aspirate anco alle di lei nozze, forse ignavo delle promesse passate fra di noi. Perciò ve n’ho voluto far consapevole acciò vi possiate acquistare d’animo, né più far forzare la volontà di quella, la qual’essendo già mia, non può essere vostra in modo alcuno.
Per tanto lo prego che non vogli turbare li nostri pudichi amori, ma desistere dalla richiesta con mostrarmisi quell’amico che vuol la ragione altrimente vi fo’ sapere che non vorrei aver cagione di fare Galeazzo che superbo era le molte prove di valore fatte da lui in molte imprese.
«Sentendo ciò tutto, pieno di sdegno li rispose signor Ercole», il quale, preso dall’ardore, prese a ragionare con il cuore anziché con la testa.
Disse il giovane d’Este: — Io non posso credere ciò che narrato mi havete, né dove o quando hanno potuto seguire queste sognate promesse di matrimonio fra voi e Costanza, e perciò é necessario di credere che sia vostra mensogna come invidioso del mio bene per impedire le mie nozze con quella già concluse e stabilite con consenso di lei, e sepure come ha potuto accadere sia passato fra voi qualche semplice sguardo, che non può esser altrimente, com’é uso farsi da dama e cavaliere ciò non ha potuto esser che per solo beffarvi.
Aggiungono quindi i cronisti che «non poté Ercole ciò sentire che non li dasse una mentita soggiungendo che pari suoi da donne della qualità di Costanza sua nipote s’haveva a grado di averli per amanti non che per mariti».
Ne seguì la richiesta di sfida, anzi, sentendosi accusato di dire il falso, fu dapprima Ercole che, in segno di disprezzo, toccò la punta del naso dell’avversario col pollice umido di saliva: era la mentita!

1. Ms., Ascanio Corona – Silvio Corona, La verità svelata ai principi o vero successi diversi tragici et amorosi occorsi in Napoli dall’anno 1442 sin all’anno 1688, Successo X [54-56] cap. dedicato a Ercole d’Este e Costanza di Capua. A dire di Padiglione (Carlo Padiglione, La biblioteca del Museo Nazionale nella certosa di S. Martino in Napoli ed i suoi manoscritti, Giannini, Napoli 1876) vi furono diverse copie delle Historie con aggiunte di fatti, passando di mano in mano, v. Ms. Domenico Conforto, Delli giornali delle cose successe in Napoli, che é una delle copie. Egli scrive che questo esemplare da lui consultato «é del secolo XVII, in quattro tomi, in tre volumi, in 4.° Il primo é di carte dugentottantaquattro, numerate all’una facciata e all’altra, il secondo é di centotrentadue, il terzo, che trovasi rilegato col secondo, é di carte centocinquantuno; il quarto é di trecentodue. Essi incominciano dall’anno 1684 e procedono sino al 1699. É una delle tante copie diffuse. Il Giustiniani (La Biblioteca Storica Topografica del Regno di Napoli) lo ricorda sotto il titolo; Giornale di Napoli, e dice che comincia dall’anno 1683 e termina al 1697. Il nostro ms., come appare in varie carte, apparteneva nel 1732 al D.r dell’uno e l’altro diritto Nicola Pastina. Alcuni brani di esso sono già stati pubblicati dagli scrittori di patrie cose; a noi parrebbe assai utile che venissero dati in luce per intiero, e perché di pingono gli usi e costumi del tempo, e perché recano luce alla storia contemporanea. Solo sembraci non sarebbe superflua qualche opportuna nota a deciferare dei punti che potrebbero parere oscuri». Aggiunge inoltre cfr. con Francesco Confuorto, LE VERITÀ SVELATE A PRENCIPI OVERO SUCCESSI TRAGICI, ET AMOROSI OCCORSI IN NAPOLI, O ALTROVE A’NAPOLITANI INCOMINCIANDO PRIMA DALLI RE ARAGONESI. Altro Ms. che «é del secolo XVII, di carte centosessantuno, in fol. La foliazione va così divisa: centotrentasette carte numerate, precedute da due senza numero, nelle quali si contiene il frontespizio e l’indice. Dopo le centotrentasette carte seguono tre bianche non numerate, e poi carte diciannove anché senza numero, ma tutte scritte. Il carattere in poche carte che sono in ultimo, incominciando da quella segnata col n.o centoquarantadue, diversifica dal precedente. Sono in esso narrati avvenimenti della nobiltà napolitana, nei quali vediamo dipinti fatti turpi ed atroci, ratti, costumi depravati, adulterii, incesti, uccisioni e carnalità abominanti contro natura! Quantunque questo ms. porti il nome del Confuorto, noi opiniamo essere uno dei tanti esemplari che con diversi titoli si attribuiscono a Silvio e ad Ascanio Corona o a Silvio Ascanio Corona. In fatti il Giustiniani (La Biblioteca Storica e Topografica del Regno di Napoli) ricorda il titolo del ms. de Corona capitatogli tra mano, essere: Fatti Tragici ed Amorosi successi in Napoli e a’Napoletani dal tempo di Alfonso sino al 1600. Il Minieri Riccio nel suo Catalogo (Catalogo di Ms. della Biblioteca di Camillo Minieri Riccio) sotto i numeri 33, vol. 1.o, pag. 127; 254, vol. 2.o, pag. 217; 33 e 61 vol. 3.o, pag. 78 e 90 segna di Silvio Ascanio Corona: Fatti Tragici Amorosi Successi in Napoli, e altrove ai Napoletani; di SILVIO ET ASCANIO CORONA: La Verità Svelata in varij Successi tragici, ét amorosi occorsi in Napoli, e fuori; di SILVIO ET ASCANIO CORONA: La Verità Svelata in varii Successi occorsi in Napoli; di SILVIO ASCANIO CORONA: La Verità Svelata. Nel Catalogo Dura (Catalogo di Libri Antichi e Rari vendibili in Napoli presso Giuseppe Dura, 1857: pregiata fatica dell’ egregio Gennaro dei Marchesi Vigo.) troviamo notato tra i mss. CORONA (SILVIO ASCANIO): La Verità Svelata. Il Minieri Riccio nel n.o 8, vol. 2.0 pag. 7 del citato catalogo lo segna ancora sotto il titolo: Avvenimenti Tragici e Amorosi diversi, e nel n.o 2o, Vol. 3o, pag. 27 lo nota col titolo: Successi Tragici, ed Amorosi. Nel Catalogue Mensuel de Livres, Anciens et Modernes, 1874 del Detken a pag. 93 n. 2082 é notato col titolo: Successi Traggici Amorosi occorsi ec. Giudichiamo che questo ms. sia uno degli esemplari recanti il nome dei Corona o De’ Corona e non del Confuorto dalla somiglianza nella maggior parte dei fatti, lor titoli e persone che trovansi in quelle scritture che si attribuiscono ai Dei o De’ Corona. Che se vi é negli altri numero maggiore di racconti, ciò é da ritenere come giunte de’ continuatori. Altra ragione che fa crederci apocrifo quel nome Confuorto la desumiamo dal vedere ricordata tra le amanti di D. Giovanni D’Austria, figliuolo di Carlo V., una Zenobia Conforto di Gio: Vincenzo; la qual cosa se l’autore di questo ms. fosse stato un Conforto, avrebbe per rispetto al medesimo suo cognome taciuto; ché non gli tornava certo ad onore un simil fatto, malgrado che il damo della Conforto fosse un principe imperiale! Dopo aver esposto la nostra opinione, crediamo utile riferire che il Giustiniani (La Bibliot. Stor. e Topogr. ec. Pag. 231.) scrive essere difficile trovar di questo ms. un esatto esemplare, e che alcuni vogliono essere autore dello stesso un Antonio Severino, perché solo questa famiglia va esente dalle acri censure. I racconti vanano cosi intitolati: Degl’ Amori di Ferdinando primo Re di Napoli-Degli Amori di Alfonso II.-di D. Alfonzo e di D. Sancia D’Aragona, Duca Valentino ed altri – di D. Giovanni Ventimiglia con D.a Eleonora Macedonio-di Eleonora d’Aragona, con D. Diego Cavaniglia-di D.a Beatrice d’Aragona-di D.a Isabella d’Aragona Duchessa di Milano, e Bari, e D. Bona sua Figlia-di Bona Sforza-di Ercole d’Este, e Costanza di Capuadi Gio: Antonio Tomacello-Origine delle Grandezze della Famiglia Farnese – di D. Antonio Bologna, con la Duchessa d’Amalfi-della Morte di Giacomo Sanseverino Conte della Saponara, e Fratelli di D. Filippo di Dura, ed altri – di D. Vincenzo Blanco, o Blanch – di D. Gio: Battista Lomellino – del Conte di Montemiletto – di D.a Maria d’Avalos Principessa di Canosa, e D. Fabrizio Carrafa Duca d’Andria-di D.a Elena del Tufo di Paolo Poderico – Degl’Amori di D. Giovanni d’Austria in Napoli – di D. Giacomo Caracciolo – del Duca, e Duchessa di Palliano, Marcello Capece, Diana Brancaccio, ed altri – Del signor Antonio di Bologna Gentilhuomo Napoletano, et della signora Duchessa d’Amalfi – Giulia Caracciolo moglie del signor Guido Capece – del signor Ardizzino Valperga Conte di Masino, e del signor Roberto Sanseverino Conte di Caiazzo – di Nicoló, e Fratelli de Trincij».
2. Ivi.
3. Michele Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona, figlie di Ferdinando I, re di Napoli, maritate dal real genitore, con Ercole I, duca di Ferrara e di Modena, con Mattia Corvino, re di Ungheria, Napoli 1791.
4. Fernardino Zambotti, Diario Ferrarese dall’anno 1476 sino al 1504, in Giuseppe Pardi (a cura di), Rerum italicarum scriptores, pagg. 21-23.
5. Michele Vecchioni, cit.
6. Maria Serena Mazzi, Come rose d’inverno, Nuovecarte, 2004, pagg. 73-96.
7. V. La verità svelata al principio vero successi diversi tragici et amorosi occorsi in Napoli dall’anno 1442 sin all’anno 1688, dal sito internet: rekopisy-romanskie.filg.uj.edu.pl.; cfr. Costanza, Ercole, Galeazzo e tanti altri: Storia di amori, di tradimenti e di duelli nel Molise del XV secolo, dal sito: francovalente.it, 23 Giugno 2011. Cfr. Wikipedia.
8. Ms., Ascanio Corona – Silvio Corona, cit., Successo X [56-59] cap. dedicato a Ercole d’Este e Costanza di Capua.
9. Ivi.
10. Ivi.
11. Ivi.
12. Ivi.
13. Ivi.
14. Ms., cit., Successo X [60] cap. dedicato a Ercole d’Este e Costanza di Capua.
15. Archivio Storico per le Province Napoletane, Anno XII, Fasc.I, Napoli 1887, pag.474; Michele Maria Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona figlie di Ferdinando I, presso Vincenzo Orsino, Napoli 1790, pag.28; L.A.Muratori, Delle antichità estensi, II, Modena 1740 , pagg.214 e segg.; A. Frizzi, Memorie per la storia di Ferrara, vol. IV, Ferrara 1850, pag.30.
16. Michele Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona, figlie di Ferdinando I, re di Napoli, maritate dal real genitore, con Ercole I, duca di Ferrara e di Modena, con Mattia Corvino, re di Ungheria, presso Vincenzo Orsino, Napoli 1791.
17. Ivi.
18. Ivi.
19. Ivi.
20. V. Scelta Ferrara, prima capitale moderna d’Europa. Culla della nuova urbanistica rinascimentale é autorevole sede del festival Cittàterritorio, in Cronaca Comune, quotidiano on line del Comune di Ferrara, 19 marzo 2008. Cfr. Wikipedia.
21. Sui nemici uccisi da Raimondello V. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg. Figli di Raimondo di Taranto fu Nicola sarebbero stati Giovanni Antonio e Roberto, rimasto nell’area campana col figlio Raimondello da Nola morto senza eredi da Principe di Salerno nel 1459 (dopo aver sposato una sorella di Sergianni e poi una cugina di Alfonso V d’Aragona). Di Raimondo si racconta che dopo il 1389, nominato capitano della Terra di Lavoro, ebbe l’incarico, con il reggente della Vicaria Stefano Ganga, di reprimere il brigantaggio che infestava il napoletano. Emanò un bando che prometteva il perdono a chiunque deponesse le armi entro il termine di otto giorni. V. sito internet: www.condottieridiventura.it/condottieri.Diversi feudi del circondario di Brindisi erano appartenuti alla Contea di Lecce sotto Gualtiero VI di Brienne e, alla sua morte, avvenuta a Poitier nel 1356, passarono al Conte Giovanni d’Enghien, parente francese dello stesso, dal 1357 al 1372, al quale seguì il Conte Pietro con la moglie Margherita, dopo che ebbe per tutore lo zio Ludovico d’Enghien, Conte di Conversano. Nel 1385 la Contea divenne dote di Maria d’Enghien, che sposò Raimondo Del Balzo Orsini, per volere di Pasquale Guarino, barone di San Cesario, e di altri galantuomini leccesi.
22. Raimondello fu un uomo di spessore che non si considerò mai vassallo di Re Ladislao, ma quasi fondatore di un regno a parte, un Vicario del papa, come lo era Matidilde di Canossa e come lo sarà Giovanna. Raimondo Del Balzo Orsini, detto Raimondello, si ritrovò intestato anche il feudo di Carovigno nel 1396, come da inventario di Nicola Bodini, il giurista che pubblicò i capitoli della Bagliava (1440), affidando lo Stato feudale a monsiur Fois, indi alla moglie appellata madame Fois. Il potere locale, evidentemente, era nelle mani del Capitano con la sua Corte baronale, delegato ad amministrare la giustizia, con al seguito il mastrobaglivo che da egli dipendeva, insieme al mastrodatto, maestro d’atti, che annotava in un quinterno le condanne economiche da sanzionare. Il mastro baglivo riscuoteva la fida degli animali relativamente al diritto di pascolo in cambio di una “pesa de caso et una ricotta per iacitura di ciascuna mandria” essendoci il veto di recintare i fondi. A chi riceveva in affidamento il diritto di pascolo la Corte dava in prestito pane e denaro in quanto l’erario camminava sempre con la “borza aperta”, da saldarsi alla fine di marzo. Altri diritti in riscossione erano quelli della cazziatura per il passaggio di carri e carrozze, sulla piazza o plateatico, sulla compravendita degli animali e il diritto sulla macellazione di maiali, agnello per castrato, bue e vacca. Ai baglivi spettava la tutela dell’ordine pubblico con il quale si vietava anzitutto bestemmiare il nome di Dio e della Madonna, pena un augustale, e quello dei Santi, pena due tarì, se visti anche da un solo testimone. Come pure un augustale doveva pagare chi si alcolizzava durante le funzioni religiose, durante le quali era vietato bere vino proprio o delle taverne, e chi la domenica e nei giorni di festa comandati, visibili dalla bandiera issata sul campanile, andava al lavoro nei campi, a meno che non fosse uscito dalla Terra all’alba e rientrato al tramonto. Sanzioni minine a partire da un tarì venivano inflitte anche a chi non rispettava l’igiene buttando in strada “rumato, acqua sozza o altra cosa lorda” o finisse nelle grinfie per altri reati minori verificati dalla vigilanza campestre e marittima. Chi non poteva risarcire la pena finiva in prigione fino al saldo. Nello stato feudale di Carovigno, la Corte baronale presieduta dal Capitano, possedeva uno Palazo cum Sala, cammare, stalle et cellaro, acquaro et conservarie, et altri assai membri con una tor[r]e al costato di dicto Palazo verso Hostuni. Il Principe di Taranto Giovannantonio Del Balzo Orsini era così potente che possedé “sette città arcivescovili, trenta vescovili, e più di trecento castelli, e da Salerno a Taranto viaggiava sempre nei suoi domini” (Croce). Nel 1459 il suo erario loco feudi riscuoteva la fida nella selva e nella foresta da cittadini indigeni e esteri, convertendo in moneta i diritti di piazza, scamastratura, carri e carrozze, scannaggio. La Corte incamerava annualmente 40 barili di vino mosto, quale decima da doversi dai possessori di vigne, 95 tomoli e 2 stare di grano, 27 tomoli di orzo, 3 tomoli e 1 stoppello di fave quale decima sulla semina riscossa dai baglivi. La Corte affittava l’acqua dei fiumi Cervarolo, che scorre vicino alla Specchiolla, e del San Sabina, così chiamato perché scorre più vicino a questa torre e per distinguerlo da quello di Pantaneggianni (Andriani), dove si lasciava macerare il lino, la cisterna de durante sita nella selva, la bucciaria davanti alla taverna della piazza, e la piantata degli ulivi. Su Madame Sancia de Baucio e conte Giovanni erano genitori della Regina Maria d’Enghien.Giannantonio nacque nel 1404 per il Conger, nel 1401 per Merodio dal Crisullo. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
23. Raimondello amministrò regolarmente la giustizia e, quando fu abolito il Giustizierato del Tribunale Regio, non dipese affatto dalla Vicaria di Napoli, perché fondò in Lecce il Consistorium Principis, un Concistoro, Consiglio di Giuristi, cioé un tribunale feudale che aveva autonomia sui suoi stati, da Lecce ad Avellino, a cui potevano appellarsi quanti non si ritenessero soddisfatti delle sentenze dei capitani che amministravano la giustizia locale. Il Concistoro elaborava perfino gli statuti concessi a città e paesi della Terra d’Otranto, come appunto accadde per Carovigno. Questo Ramondello, sposata Maria d’Enghien, avrebbe quindi comprato, rilevato o acquistato il Principato dalle mani di uno dei regnanti, permettendo poi al figlio Giannantonio di riscattarlo. Raimondello era Vicario del papa a tutti gli effetti, deciso a non confermare il trono a Giovanna II, dichiarando gli Orsini veri titolari del Marchionato papale degli Abruzzi. Raimondello morì secondo alcuni 17 gennaio del 1405, disponendo l’eredità del Principato di Taranto in favore del primogenito G.Antonio.
24.Nella “Descrizione” di Marciano e altri, é scritto che Maria, fu Giovanni d’Enghien francese, morendo il marito Romondo, divenne “governatrice de’ figli, e si maritò di nuovo col re Ladislao con patto che mantenesse i figliuoli nello stato paterno, e che Gio.Antonio succedesse nell’eredità di Taranto, di Nola, d’Ascoli, e di altre terre”, come scrive Sansovino, secondo il quale Romondo principe di Taranto fu fratello a Gio. Antonio principe di Taranto, “il quale ebbe tre figlie femmine, delle quali una dice che fu Regina di Napoli, ed un maschio naturale” Roberto (padre di Romondo, principe di Salerno, e duca di Amalfi). Da qui la tesi sposata con Conigero-De Ferraris e il Duca di Monteleone nelle loro cronache scritte a penna, ai quali fanno eco Di Costanzo e Costa che dicono Romondello secondogenito di Nicolò Orsino Conte di Nola. Questo Ramondello, sposata Maria d’Enghien, avrebbe comprato, rilevato o acquistato il Principato da Luigi, come dice Monteleone; oppure ancor prima da Giovanna I, come asserisce Ferrari, o addirittura sbagliando, come dicono Costo e Collenuccio, fu il figlio Giovanni Antonio a riscattarlo come erede dalle mani di re Giacomo, investito del Principato da Giovanna II. Seguì la seconda vedovanza della 36enne Maria che andò a risiedere ad Oria, essendo morto Romondello nel Castello di Lecce il 12 maggio 1403, pronta a sposare Ladislao attirato dal suo tesoro e dal trono di Taranto, con due figli sulle spalle: il Principe Giovanni Antonio e Caterina, quella che divenne moglie di Tristano della real stirpe di Luigi X Re di Francia.
L’atto del 1406 specifica di Maria, principessa di Taranto, Lecce e Soleto Comitissa, nonché balia, tutrice e amministratrice di Giovanni Antonio. Così: – Dominante Giovanni Antonio de Baucio de Ursinis, Tarenti Principe et Comite Soleti, dominii vero sui e principatus anno primo feliciter amen. Cfr. G.M.Monti, Lettere ed omaggio in volgare di Maria d’Enghien, Homagiurum Dominorum Principisse ac Principi Tarenti.
25.Per la frase pronunciata dalla Regina Maria V. www.mariad’enhien.it. Cfr: A.Cutolo, Maria d’Enghien. Congedo Editore; Carducci-Kiesewetter-Vallone, Studi sul Principato di Taranto in Età Orsiniana, Società di Storia patria per la Puglia, Editrice tipografica 2005. Cassiano-Vetere, Dal giglio all’orso. I Principi d’Angiò e Orsini del Balzo nel Salento. Mario Congedo Editore. Su Maria moglie del Duca d’Andria V. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
Taranto, ex sede del Regno, confiscata dal dittatore Dux di Venosa e Principe di Bari [Luigi di Brienne e Lussemburgo marito di Maria d’Enghien] al ribelle Raimondello Orsino viene riconsegnata al Vaticano per essere annessa al Regno di Ladislao che occupa Napoli (1398) prossimo a diventare egli stesso Gonfaloniere del papa, occupando Roma come Re d’Italia (1406) e poi sposando Maria vedova di Taranto (1407) ma venendo deposto dal Concilio di Pisa che elesse un diverso papa (1409).
Il Pelliccia dice che ciò avvenne nel 1398, quando Re Luigi di Sicilia in Napoli Re angioino rifugiatosi a Taranto, l’unica provincia sostenuta dai Provenzali, fu imprigionato e poi fatto ritornare in Francia, lasciando che tutto il resto del Regno finisse nelle mani di Ladislao. Il Dux di Bari terminava il suo mandato papale portando Ladislao a prendere possesso di Taranto su concessione feudale del Vaticano (1398). Napoli, non riconosciuta dal papa, era diventata una Signoria autonoma retta da Ludovico II Re di Puglia, dove però il sovrano ereditario continuava a definirsi Re e dove la Corte non sperava altro di imparentarsi con gli Aragonesi e liberarsi dei Durazziani. Luigi II dichiarava essere Re di Sicilia, e così continuò a fregiarsi in Napoli, quando nel 1393, accennava alla ribellione della avversaria Margherita Durazzo di Ladislao. A prendere le parti di Ladislao per il papa fu il Principe di Taranto Raimondo del Balzo de Orsini che attese Re Luigi II e i suoi galli in Terra di Lavoro. Maria d’Enghien, il 23 aprile del 1407, sposò Re Ladislao di Durazzo nel castello di Taranto, dopo che alla principessa fu consegnato l’anello matrimoniale da parte di Paolo Orsini, patrizio romano, che da quel momento tornerà in Vaticano al fianco di Jacopo Orsini, con cui si ritroverà durante l’occupazione. Ladislao cominciò da Carovigno, Castello venduto al presidente della Regia Camera Sommaria di Napoli, Vito De Gragnano, l’11 novembre 1412, mentre la Principessa vedova, sebbene fosse diventata Regina, menò vita triste fra le diverse concubine del Re, fino alla di lui morte (1414) e all’arrivo di Giovanna II, che continuò a tenerla rinchiusa.
26. Il notaio, poeta e letterato italiano Giovanni Sabadino degli Arienti (1445-1510), che possiamo considerare un cronista, in quanto scrive pochi anni dopo la morte dei protagonisti (1483), sostiene che potrebbe essere stato lo stesso Re Giacomo ad incarcerare Giannantonio, usurpandogli il titolo di Principe di Taranto perché aveva forse tentato di sollevarlo dal trono, “essendo restata herede del parthinopeo regno la Regina Ioanna secunda del Re Lecislao, et tolto per marito de Franza el Re Iacobo, che prima se dicea duca de Nerbona, et da lui poi facto incarcerare il pricipe de Taranto, quale parea aspirasse ocupare il Regno”. Cfr. M.Pandolfo Collenuccio, Del Compedio dell’Istoria del Regno di Napoli a cura di Tommaso Costa, Libro V, pag.309. In: Giovanni Gravier, Raccolta. Di tutti i più rinomati Scrittori dell’Istoria Generale del Regno di Napoli. Principiando dal tempo che queste Provincie hanno preso forma di regno, Tomo XVII, Giovanni Gravier, Napoli 1770. Giacomo, fatto prigioniero dalla Regina, riuscì però a fuggire e a riparare a Taranto, dove lo fece cacciare proprio da Giovanniantonio (a patto che tornasse principe), ma pare sborsando 40.000 ducati, e se ne parì, ricevendo la città i privilegi di Giovanna (1414). Cfr. Girolamo Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Libro I, Iride, Napoli 1855, pagg.330. Giulio Cesare morì nel 1415 o 1416 e seguì la pace fra i sovrani l’anno dopo ponendo fine alla congiura con il giuramento di fedeltà. V.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
27. Inutilemente Giannantonio tenterà di favorire i figli illegittimi nella successione al titolo di Principe: Caterinella Duchessa di Atri moglie dell’Acquaviva diverrà contessa di Conversano; poi il futuro Re Ferrante concederà all’altro fratello, Bertoldo Orsini del Balzo, la Contea di Lecce per un breve periodo ante-morte, quando tornò in demanio regio (al figlio bastardo di Raimondello di Nola, riconoscerà invece Salerno). Questa Caterina portava il nome della sorella di Giannantonio. Sulla Regina Maria Cfr. M.D’Egly, Histore des rois des deux Siciles de la maison de France, Vol.XIII, Nyon, Paris 1641. Così d’Egly: – Elle fit offrir en mariage à Tristan de Clermont, favori du Roi, sa fille Catherine des Ursins, alor veuve du Duc d’Atri: ses offers furent acceptée, le mariage conclu, & Tristan de Clermont obtint pur la Reine, sa belle-mere, la permission de se retirer dans le Comté de Leccio, dont elle se remit en possession. Ce fur la seule condescendace que le Roi témoigna puor la noblesse napolitaine. Cfr. Costanzo; cfr. Summonte. M.D’Egly, Histore des rois des deux Siciles de la maison de France, Vol.XIII, Nyon, Paris 1641. Così d’Egly: – Elle fit offrir en mariage à Tristan de Clermont, favori du Roi, sa fille Catherine des Ursins, alor veuve du Duc d’Atri: ses offers furent acceptée, le mariage conclu, & Tristan de Clermont obtint pur la Reine, sa belle-mere, la permission de se retirer dans le Comté de Leccio, dont elle se remit en possession. Ce fur la seule condescendace que le Roi témoigna puor la noblesse napolitaine. Cfr. Costanzo; cfr. Summonte. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.Cfr. M.D’Egly, Histore des rois des deux Siciles de la maison de France, Vol.XIII, Nyon, Paris 1641. Pag.64-65.
Su Caterina non proprio fanciulla v. le due stratue-ritratto che compaiono nella chiesa di Conversano e sembrano ricondurre proprio a Giulio Antonio I Acquaviva d’Aragona e Caterina del Balzo Orsini che lasciano pensare alla confusione con l’omonima Caterina II figlia del figlio naturale di Giannantonio che dona lo cognome de soa casa solo nell’anno Domini 1456 Die XI° mensis Aprilis 4 Ind. quando lo eccellente messer Julio, intro dentro lo castello de Taranto ha sposato la eccellente donna madamma Catherina de Ursinis.
Sugli stemmi nella basilica e donativi v.Regina Poso, Saggi, in Kronos n.10, pagg.120-122. Cfr. tesi Corinna Drago, Università degli studi di Bari (prof.Franco Magistrale), sull’analisi degli atti notarili del 1400.
28. Re Giacomo, sapendo di non poter mantenere il regno con buona volontà della Regina Giovanna II, facea pensiero di tenerlo con la benevolenza dei baroni, legandoli a sé cercando di farli sentire obbligati con doni e benefici, “cominciando da quella Casa ch’era per nobiltà, e grandezza di Signorie la maggiore del Regno, e la più potente, e quella, ch’era certo che per l’interesse proprio avrebbe più costantemente seguita la parte sua”, cioé gli Orsini. Per il Di Costanzo era questo un pensiero utile e saggio se il Re l’avesse eseguito per tutti i baroni, che non aspettavano altro che di cancellare i disonesti costumi di Giovanna, ogni giorno sempre più lasciva con gli amanti di corte, al punto che la fece prigioniera, lasciandola nel basso stato in cui era stata relegata, pronti ad ubbidire solo a questo Re piuttosto che subire la tirannia di qualche altro. Nell’autunno del 1415, riappacificato il Regno mettendo fine alle scorrerie degli Sforeschi, Re Giacomo cominciò a diffidare della Regina e a governare con insolenza: ogni cosa deferiva a’ Francesi; e gli uomini Italiani gli erano talmente venuti a noja, che gli ributtava e sprezzava. Aveva dimenticato perfino quelli che gli si erano presentati come amici, i quali con gran ribalderia gli avevano assegnato il titolo regale. Cfr. Ludovico Domenichi, Sforza Attendolo a cura di Massimo Fabi, CAP.XLI, Del castigo ch’ebbe Giulio Cesare, e della felicità di Sforza. Prendendo per buone le parole di Giulio Cesare, a causa dei potenziali corteggiatori, la Corte della Regina, onde evitare che potesse trovare un nuovo adultero, fu sostituita da Re Giacomo con una Corte quasi eslcusivamente francese e Giovanna stessa, per la sua disonestà, fu relegata in un appartamento dove restò ben sorvegliata e custodita da un eletto per uomo di compagnia.Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442. Giacomo depose ora questo ora quello dalla Corte, facendo amministrare ogni cosa dai Francesi, relegando la Regina in alcune camere, trattandola a parolacce e, sebbene i baroni mormoravano, ella diceva che le piaceva più quella vita libera dalle fatiche, preferendo danze e cene, lasciando però intendere un desiderio interiore di liberazione.Cfr. 66. Compendio de le Historie del Regno di Napoli, composto da Pandolfo Collenuccio, Libro Quinto, Michele Tramezzino, Venezia 1543, pagg.165-169.
Il testamento di Tristano é citato da V. A.Cassiano-B.Vetere, Dal giglio all’orso: i principi D’Angiò e Orsini del Balzo nel Salento, M.Congedo editore, 2006. La relazione sul testamento di Tristano é citata da V. O.Mazzotta, Copertino in epoca moderna e contemporanea, Vol.1, Congedo editore, 1989. La citazione del trasunto é in Omont Henri, La Bibliothéque d’Angliberto del Balzo, duc de Nardo et comte d’Ugento au royaume de Naples. In: Bibliothéque de l’école des chartes. 1901, tome 62. pp. 241-250. Perciò Omont, nel 1901, nel trascrivere l’inventario del 1544 della biblioteca dei del Balzo di Nardò dei libri trafugati agli aragonesi e trasferiti da Blois a Fontanainableau, citava lo transupto del testamento del Sre de Claromonte fatto in Napoli. Item, testamentom originale domini Tristanii de Claromonte.
29. Costa dice che di ciò ne fece menzione il Coiro. Una lettura vuole Caterina prole di Gabriele (se fosse rimasto vedovo, ma é troppo giovane e già promesso sposo alla figlia di Sergianni), figlio di Maria d’Enghien, che le tornerebbe per zia. La sostanza non cambia perché l’ex trono di Taranto conquistato da Re Ladislao nella qualità di vassallo della Chiesa (Santa Romana Ecclesia), sulla carta, unitamente al trono di Napoli (dai Normanni in poi fu feudo di Roma) erano entrambi concessi in feudo e pervenuti quale al Re e quale al Principe. Perciò il papa dell’epoca, nel 1417, avrebbe pattuito di sposare la nipote Anna Colonna al Principe Giannatonio, considerandolo un vassallo diretto di Signoria.
30. Degli Arienti, op.cit. Cfr. A Bascetta, Johanna Secunda Regina di Napoli. Cfr. Di Costanzo, op.cit. In quel testo, però, la data del matrimonio viene posticipata al 1419. Cfr. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti.
31. Degli Arienti, op.cit.
32. Francesco Paolo Volpe, Storia di Matera, cit.
33. Cfr. cronisti vari. Restano i dubbi sulla paternità di Caterina. Infatti, dice il cronista Degli Arienti dice che “questo alhora principe de Taranto, per non essere a tanto beneficio ingrato, dette in matrimonio una sua cara nepote, figlia del suo quondam fratello et de la consorte de quello Catherina de li Ursini, principi romani. Del quale matrimonio ne nacque ne li anni de la salute mille ccccxxquatro Isabella prenominata et due altre figliuole, quale altamente maritate morirono”. Cfr. Degli Arienti, cit. In tal caso Caterina sarebbe ugualmente ereditiera del titolo di Contessa, ma non per parte di marito, quanto della nonna. Un’altra lettura vuole Caterina direttamente figlia di Maria d’Enghien. Comunque sia tutti la fanno tornare e restare legata a Lecce.
34. Di Costanzo, op.cit.
35. Di Costanzo, op. cit.
36. Girolamo Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto del Filosofo, libro I, Iride, Napoli 1855, pagg.330.
37.Isabella sarà ben lontana dall’immaginare che sarebbe morta da Regina di Napoli il 30 marzo del 1465, dopo che lo stesso genitore Tristano era morto nel 1441 come da lapide. Seguiamo Tafuri: “La moglie di Tristano di Chiaramonte fu Catarina, e non Maria figlia di Raimondo Baucio Orsino, e della Regina Maria; né il Conte Tristano fu della famiglia Florimonte, ma Chiaramonte. Gioviano Pontano nel lib. I. de Bello Napolitano, facendo parole d’Isabella Moglie di Ferdinando d’Aragona, e figlia del menzionato Tristano, e Catarina, ebbe a lasciar scritto: Isabellae Pater fuit Tristanus Comes Cupertinensis ex Claramontia familia, quae Gallia ulteriore habita est nobilissima, Mater Catarina Joannis Antonii Tarentini, qui bellum hoc excitavit, utroque e parente soror. II medesimo scrissero Michele Riccio nel lib. iv de Regibus Siciliae; Gio. Giovine nel lib. Vii, cap. 3 de Varia Tarentinorum Fortuna,Francesco Sansovino nel lib. IV, cap. 105 della Storia della Casa Orsina, Angiolo Costanzo nel lib. xv delle Istorie del Regno di Napoli, Filiberto Campanile nel libro intitolato dell’insegne de’ Nobili; e chiaramente apparisce ancora dalla seguente sepolcrale Iscrizione, che scolpita si legge nella Collegiata Chiesa di Copertino. Tristaynus Gallus ex nobili Claramontis familia Cupertini Comes lsabellae hujus Regni Reginae Ferdinandi Regis uxoris Sanciae ducissae Andriae et Margarilae AllamuraePrincipissae Pater qui Terram hanc Cupertini primus muris munivit multaque alia pro Regno hoc praeclare gessit, et tandem mullis, et piis operibus pollens Anno Mccccxli. quievit, et hic in Domino Jacet” Angelo Tafuri, Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio. Bernardino e Tommaso. Dal un testamento rogato il 30 settembre 1428 nel castello di Copertino, Tristano e Caterina ebbero sette figli: Sancia (+1474) duchessa diAndria, Margherita (+1454) principessa di Altamura, Antonia (+1444) moglie di Pons II signore di Clermont Lodéve, Isabella (+1465) regina di Napoli, Raimondello (+1443) signore di Copertino, Maria moglie di Jacques de Langeac e Francesca (+1443).
Nella “Raccolta” edita da Gravier, a pag.156 del De bello, nell’indice, per meglio capirci é scritto: “126. Isabella Ferdinandi uxor sìngularis animi Matrona Neapolim diurnis, nocturnisque praesidiis firmat 16. fuit soror Joannis Antonii Tarentini belli in maritum auctoris”. Sempre dall’indice, Giovanni Antonio Principe é messo in ordine alfabetico di nome, dopo Isabella, e lo si chiama chiaramente Giovanni Antonio Principe di Taranto, ovvero Joannes Antinius Princeps Tarentinus, senza fare mai alcun riferimento a Isabella o che ne fosse il tutore; mentre l’altro figura a sé sotto la voce di Isabella ed é chiamato Giovanni Antonio Tarentino fratello e tutore.
38. Degli Arienti, cit. Così Degli Arienti: -Isabella, de’ Neapoletani serenissima regina, fu de tanta clarytà de sangue et de virtute, quanto de altra presso noi, in honore del nostro Gynevero, se possa cum divine laude celebrare, come narraremo. Cfr. Antonio Beccadelli, David Chyträus, De dictis et factis Alphonsi Regis Aragonum libri IV, 1585. Cfr. Francesco Colangelo, Vita di Antonio Beccadelli soprannominato il Panormita, Napoli 1885.
Venosa appartenuta a Pirro nato nel 1392, erede del padre Roberto, si ricava da un atto sotto Ladislao (Re dal 1386), per il quale patteggiava Roberto Orsini (padre del giovane Pirro), morto prima del 1394, prima del padre Nicola conte di Nola. Per questa notizia v.sito internet: www.galatina2000.it, articolo di Angela Beccarisi. Cfr. Buonauguro C., Documenti per la storia di Nola, Salerno 1997. Cfr. Cassiano A., (a cura di Vetere B.), Dal Giglio all’Orso I Principi d’Angiò e orsini del Balzo nel Salento, Galatina 2006. Così l’atto che cita Pirro già grandicello al seguito del nonno: 1394, a nativitate, settembre, 20, ind.III- a. 8° del regno di ladislao di durazzo nicola orsini conte di nola alla presenza di pirro, suo nipote, e in memoria di suo figlio roberto concede a guglielma de palo, priora di s.guglielmo del goleto dell’ordine di s.Benedetto e governatrice del collegio dell’Annunziata.
39.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Girolamo Marciano,Domenico Tommaso Albanese, Descrizione, origini e successi della provincia d’Otranto, Iride, Napoli 1855. Cfr. internet: http://culturasalentina.wordpress.com
40. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, cit. Ivi. Cfr. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, Volume I, Stamperie e Cartiere del Fibreno, Firenze 1796, pag.222-223. Intanto, in quel 1433, Margherita, figlia del Duca Amedeo di Savoja e sorella della Duchessa di Milano, si partì da Nizza per sposarlo, giungendo a Sorrento maltrattata da fiera tempesta, dove fu visitata e presentata dalla Duchessa di Sessa che intese trattenerla. Cfr. Alesio de Sariis, dell’Istoria del Regno di Napoli, Tomo II, Presso Vincenzo Orsino, Napoli 1791, pag.305. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Così, mentre Re Luigi, preso possesso di Cosenza, nella Provincia del Ducato di Calabria, su suggerimento sempre della Duchessa Covella, timorosa di sapere l’avversario a Napoli, decise di non spostarsi o venne da lei stessa intrattenuto. E quando giunse l’ora di sposare Margherita che lo attendeva a Sorrento, pronta per essere salutata a Napoli dalla Regina, che voleva veder celebrare quelle nozze nella capitale, Covella si oppose, per non essere offuscata dallo splendore della savoiarda. — Cotali festeggiamenti farebbero sdegnosi i moltissimi parteggiatori di Re Alfonso, e certo ne conseguiterebbero turbolenze e disastri; ed a voi deve piacere di condurre i rimanenti giorni vostri in pace, e di morire, senza rammarichi e senza pericoli, Regina.Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, cit. Ivi. Al che la Regina lasciò solo i complimenti alla prossima sposa, indirizzandola a sposarsi direttamente a Cosenza, dove si fece ugualmente gran festa in quel 1433. Su Agisio Orsino di Nola possessore del feudo di Mugnano di Montevergine essendo Cancelliere del Consiglio Collaterale del Regno v.Riccio. Sul Cardinale Ugone Lusignano v.Mastrullo.
Il Regno era tornato nelle mani di un francese, Luigi III, fattosi prima Duca Calabria e poi Re della Sicilia Ultra (grazie a Pippo elevato a viceré), visto che si intitolò tale anche negli atti verginiani, a partire dal 1417, e tale restava in un documento di Maddaloni del 1423. Nonostante ciò, in seguito, un Orsini di Nola pro Angioni e Regina, combatté dura lotta contro l’abate di Montevergine Palamedes di Napoli pro Aragonesi per il possesso dei feudi di confine, al punto che, in nome delle Regina, fu imprigionato (1425) da Marino della Leonessa nel Castello di San Martino, mentre Agisio Orsino già manteneva le Terre fino a Mugnano essendo Cancelliere del Consiglio Collaterale del Regno. Ma, scomunicato anch’egli dal papa per l’usurpazione, dovette, nel 1429, cedere all’abate sia Mugnano che gli altri feudi della Valle. Perciò Mugnano si divise in due: con una parte ceduta a Montevergine per un anno (1429-1430) e si ritrovò a mutare nome in Casale Mugnano di Montevergine, quando i verginiani si insediarono nel Palazzo del Procaccio, adeguandosi al partito regio degli Angioni. L’altra parte di Mugnano si ritrovò sempre Angioina ma trasportata dall’ex abate Palamedes, uscito dalla prigione regia nel 1430 nel pieno delle sue facoltà badiali, avendola ceduta segretamente a San Pietro ad Aram di Napoli già dato come beneficio privato, cioé come feudo in Commenda, al cognato della Regina Giovanna II, il Cardinale Ugone Lusignano scambiandola, per investitura della Regina e riconoscimento di Papa Martino V, con Montevergine che diveniva Commenda anch’essa nelle mani del Commendatario angioino parente della potentissima Regina.
I mutamenti compaiono nelle pergamente verginiane, con la nomina di Alfonso d’Aragona a Re di Sicilia nel 1434 (citandosi su Capua al secondo anno di regno nel 1436, sebbene zone del Salernitano come Mercato San Severino fossero già di Re Renato d’Angiò sicuramente l’8 luglio del 1435, così come Acerra, dal 1437, e la roccaforte Boiano dal 1441).
41. Sull’assedio di Lecce di Luigi V. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
Come nei diplomi riferiti a Guglielmo Stendardo, militi Regni Sicilie Marescallo dilecto consiliario familiari et fideli suo. Camillo Minieri-Riccio, Cenni storici intorno i grandi uffizii del regno di Sicilia, 1872. Idem come era accaduto in un diploma di Carlo di Cabaria, del 1327, riferito a Domino Philippo di Sangineto nostro in partibus Tuscie Marescallo dilecto consiliario. V. Regesti Angioni, n.266, f.98. Anche Raimondo del Balzo [Orsini] era Maresciallo del Regno di Napoli, oltre a Gran Camerlengo della Regina Giovanna II, avendo combattuto gli Ungari quale capitano generale di Re Luigi. V. 11. Corrado Argegni, Condottieri, capitani, tribuni, 1936. — Dicta declaratione continetur, nosque medietate dictorum feudorum nos contingente per nos alienanda et veneranda ad certam conventionem devenimus cum viro magnifico Pippo Caracciolo de Neapoli milite regni nostri Sicilie marescallo consiliario et fideli nostro dilecto pro certo pretio inter nos et ipsum convento et de reliqua feudorum ipsorum medietate investiri debere vir nobilis Guarisius Maczei domini Nicolai de Montefuscolo fidelis nostri dilectus dicti quondam Angelilli nepos subscriptus ex dicto quondam Maczeo et predicta Marutia sorore carnali quondam Angelilli predicti ad que dicta reliquia eorumdem feudorum medietas. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, cit. Ivi.
42. Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia, Tomo IX, Parte I, presso gli Eredi Barbiellini Mercanti di Libri e Stampatori a Pasquino, Roma 1753, pagg.210-211. Cfr. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, Volume I, Stamperie e Cartiere del Fibreno, Firenze 1796, pag.222-223. Riuscì anche ad assegnare qualche Terra, così come confermato dall’unico atto rinvenuto relativo all’assegnazione del territorio di Grimaldo, dichiarandosi figlio unico della Regina Giovanna seconda e quindi erede e successore del suo Regno di Sicilia, nonché Duce di Calabria. — Ludovicus tertius Serenissime Principisse, et illistrissime domine, domine Iohanne Secunda Dei gratia Hungarie, Hierusalem, Sicilie Regine filius unicus, suus que in prefeto Regno Sicilie heres et successor, Calabrie, et Antegavie dux, Comitatumque Provincie, et Fortalquerij, Cenomanie, ac Pedemontis Comes. Cfr. Regesti Angioni.
43. Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia, Tomo IX, Parte I, presso gli Eredi Barbiellini Mercanti di Libri e Stampatori a Pasquino, Roma 1753, pagg.210-211. Giovanna confermò tutti i privilegi ai cittadini di Reggio, ordinando che qualora Alfonso avesse mosso guerra al Ducato di Calabria, fossero rimasti ulteriormente esenti. Cfr. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, Volume I, Stamperie e Cartiere del Fibreno, Firenze 1796, pag.222-226. Sulle conquiste aragonesi favorite dai verginiani v. pergamente di Montevergine, in Placido Tropenao, Codice Diplomatico Verginiano, Montevergine 2000.
44. Da: Il Corriede del Mezzogiorno. In: www.frisella.it/index.php?option=com_content&task =view&id=1191&Itemid=49.
45. Girolamo Marciano,Domenico Tommaso Albanese, Descrizione, origini e successi della provincia d’Otranto, Iride, Napoli 1855. Cfr. Duca di Monteleone; Corio; Costo nel V del Compendio. Leggiamo: “…la figliuola di Ramondello Orsino già Principe di Taranto, rimasta vedova del duca di Atene, la cui madre Maria, già moglie del Re Ladislao, ch’era tenuta in ristretto, fu insieme coi figliuoli per rispetto di questo parentado rimessa in libertà ; e riavuto lo stato se ne andò in Puglia con Tristano suo genero fatto Conte di Copertino.. Isabella sua ultima genita, fu trasferita ad allevarsi nella Corte del Principe Giovanni Antonio suo zio, il quale non aveva legittimi figliuoli. Onde avvenne che Alfonso I di Aragona essendo stato adottato dalla Regina Giovanna II, e privato dell’adozione, si acquistò il regno collarini, e riconciliatosi col Papa dopo riscattatosi il regno, nel ritorno delle guerre della Morea…”.
46. Così continua nel De bello: “parente soror. Patre mortuo, Joannes Antonius eam, quae minima natu erat, cum quatuor sororibus Lipii in Salentinis habuit, atque educavit. Post collocataa autem sorores, & Alphonsi victoriam, avunculi opera, Alphonfo etiam cupiente, Ferdinando nuptui tradita est, quem pater in Regno Neapolitano haeredem inflituerat. Da “De bello neapolitano, liber primus” in: Giovanni Gravier, Raccolta Di tutti i più rinomati Scrittori Dell’Istoria Generale, Volume 5. Lipii, cioé Lippio, nella forma arcaica. Si vedano documenti normanni: “ecclesiam Sancti Andree in Mari in territorio Lippii cum terris”, oppure “de Lippio”. Poi nella forma:”Ego Emma licet indigna ecclesie Sancti lohannis Licii”. V.Angela Frascadore, Provincia di Lecce – Mediateca – Progetto ediesse (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di Imago, Lecce. Cfr. sito internet: www.culuraservizi.it
47. Tafuri, op.cit. Così la Cronologia in Tafuri: “Anno 1441, indictione quarta. A dì 3 januarii morto ad Copertino lo Segnore Tristano de Claramonte, et foi chianto de omne uno pe le soe bone qualitati. / Ad Re de Raona dero obbediencia paricchi lochi; et casa Caldora lassao lo partito de Re Renato, et volio essere de Re de Raona”.
48. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampa ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
49. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
50. V.Duca di Monteleone, op.cit.
51. Degli Arienti, op.cit.
52. Degli Arienti, op.cit. Così Degli Arienti: – Essendo ne la flebile doglienza de gentilhomini recordato, che a lei fu decto dovesse come regina suntuosamente vestire, perché de panni neri vestiva, lei respose che non convenia andare cum liete et pompose veste per la captura del re suo marito. Da l’altra parte li suoi apetiti furono sempre alieni da sumptuosi abiti, fogie et portamenti, perché non poteano generare se non lasivia, vanitate et male exemplo. Ma ben satisfacea, che andava vestita de tre gemme le quale la faceano sopra ogni altro ornamento pomposa et radiante. La prima gema era il titolo de la regina concesso da Dio; la seconda gema era la iustitia del regno; la terza gema era la gratia di populi. O Ixabella sanctissima regina quanto sei degna de sempiterna laude per quelle tre beate geme che te ornarono al mondo, et per molte altre virtute, che in te regnarono! Credo che mai natura producesse donna al mondo de magior gratia et excellentia di te, excepto quella che nel suo sacratissimo ventre portò la salute del genu umano. Che più di te se può dire, felicissima regina? Se non come fusti in terra beato exemplo de ogni excellentia, così credo che nel regno de’cieli de le tue glorie cum li altri glorificati spiriti presso lo eterno principe gaudi et triumphi. Così de la tua beatitudine el nostro gentile Ginevero ne prenderà jocundità et piacere”.
53. Degli Arienti, op.cit.
54. Raimondo Orsini fondò la Chiesa di Sant’Angelo in Palco a Nola. Nel XVI capitolo del De Nola, il Leone scrive che la Cattedrale di Nola: “…incepta est a Raymundo Ursino finita ab Urso, atque Episcopio Nolano J.A. Tarentino…”. Non avendo avuto figli legittimi, istituì eredi i tre figli naturali: Felice, Conte di Nola e Principe di Salerno, nonché Duca di Ascoli e Signore di Lauro e Forino; Daniello, Conte di Lauro; Giordano Conte di Atripalda. Il Re Ferdinando d’Aragona, per legare a sé Felice gli diede in sposa la figlia naturale Maria, ma ciò non gli servì a nulla poiché Felice, in breve tempo, passò alla parte Angioina. Gli altri due fratelli, per non essere da meno, tradirono anche loro gli Aragonesi e per la loro condotta, dopo la battaglia di Troia, furono spogliati dei loro beni che passarono ad Orso. Lo stesso Felice fu spodestato della Contea nel 1459”. Da www.conteanolana.it
55. Tafuri, op.cit. Così la Cronologia in Tafuri: “Anno 1443. A dì 26 Febbrarii ad ore 16 entrao in triunfo Re de Raona ad Napoli sopra Carro, et sotto Pallio, et lo seguitaro omne Segnore, et Barone de lo Reame. / A dì 3 Marzo Re de Raona declarao Duca de Calabria lo so Fillio Ferdinando, et vulio, che omne Barone le desse obbediencia…”
56. Degli Arienti, op.cit. Così Degli Arienti: – Per la qual cosa Ixabella regina exitte virilmente cum florente exercito contro il suo inimico Alphonso non altrimenti facesse Tamiris regina de li Sitii possedetrice del regno loro quando cum feroce exercito li venne Cyrro per torli el regno, più presto perhò per gloria, che per accrescimento de imperio. Così duncha guerezando la regina Ixabella come fusse stata usa e perita ne l’arme et in molti lochi prosperando, in fine, come fortuna volse, che a belli principii voluntier contrasta, il re Alfonso prese la Puglia cum Basilicata.
57. Degli Arienti, op.cit.
58. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.
59. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.
60. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.
61.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
62.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
63. Bartolomeo Fazio, Bartholom: Facii De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege.
64. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784.
65. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
66.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
67.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811i Cfr. Annali di Rainaldo; Cfr. Annali di Bonincontro.
68.Il 22 marzo 1443 sarebbe morto Raimondello di Claramonte figlio del conte Tristano de Cupertino, al quale successe Sancia sua sorella duchessa d’Andre [moglie del Duca di Andre Francisco de Baucio il 7 dicembre 1443]. Aveva forse sposato il vedovo della sorella Maria chiamato duca d’Andre dallo stesso cronista in precedenza, anticipando di meno di un anno la morte (1444) dell’altra sorella Donna Antonia, sempre figlia a Tristano, perita in Francia. Altri dicono che era il 3 gennaio 1444, quando si spense Raimondo, fratello di Isabella (o fratellastro, visto che é sempre detto figlio di Tristano, ma mai fratello della Regina), cioé Raimondello Conte di Copertino. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
69. Così la lapide: – Joannes Antonius de Baucio de Vrsinis Tarenti princeps, Dux Borii, Lycii Comes, Regni Siciliae Magnus Conestabulus, eie. Hanc contimi fecit Ecclesiam sub vocabuìo, et nomine B. Antonii, anni» Christi MCCCXLVllI.
Così l’altra: – Haec Domus Antonio Patavino sacra locatur, / Principe Joanne Antonio dominante Tarenti, / Sub quo praeses erat fidus Nicolaus ibidem / De Cupressano Leonardo mitite cretus, / Mille quatereentum septem / Sol aureus orbes / Aree sub aetherea Christi quadraginta rotabat.
Indi la pergamena domini Iohannis antonii de ursinis principis Taranti e Conte di Lecce. E’ nello statuto di Lecce fatto fare da Maria fu redatto nel 1445, riporta una pergamena del 1350 ai tempi di Gio.Ant. de Ursini: Matricula appretii civitatis litii facta pro satisfatione salis tempore recolendae memoriae Illustris et jncliti domini domini Iohannisantonii de ursinis principis Taranti comitis litii et cetera,qui serenissimus princeps ex gratia speciali mandavit et voluit: quod homines pro eorum personis non taxentur sub anno domini MCCCL.
70. P. Andrea della Monica, Istoria di Brindesi, vol.IV, cap. 8 cita l’iscrizione sita nella Chiesa dei PP. Osservanti Riformati di San Francesco della Città di Taranto. Da cui il Tafuri, cit: “prima di questo tempo il Principe Gio. Antonio intitolavasi Conte di Lecce, onde, o prima del 1446 cessò di vivere la Regina Maria, o che non per la morte di questa succeduto fosse il Principe Gio. Antonio alla menzionata Contea di Lecce”: Joannes Antonius de Baucio de Ursinis Tarenti Princeps, Dux Barii, Litii Comes, Regni Siciliae Magnus Comestabilis hanc construi fecit Ecclesiam sub vocabulo a nomine Beati Antonii Anno Chrisli 1444.
71. Proviamo a ricostruire un minimo di albero genealogico.
Ugo del Balzo conte di Soleto ebbe per figlio primogenito Raimondo del Balzo (1303-1375) il quale morì lasciando erede per testamento NICOLA figlio della sorella Sveva o SIBILLA (1300-1336) che portò Ariano in dote al marito ROBERTO ORSINI (1295-1345), primogenito di Romanello e Sveva, conte di Nola da cui nacquero Giacomo ORSINI primogenito cardinale (m.1379) e Nicola ORSINI (1331-1399), morto lo zio Raimondo nel 1375, incamerò per testamento tutti i beni e fece il patrizio romano. Sposò nel 1355 Giovanna de Sabran (m.1379) ed ebbe per figli Roberto II (1360-1394) primogenito sposo di Margherita Sanseverino e Raimondo (1361-1406) secondogenito, a cui diede il nome dello zio materno. Roberto generò Pietro detto Pier/Pirro I (1392-1420) da cui nacque Raimondello junior (m.1459).
Sansovino dice che da un Orsino si ebbero Romondo Orsino principe di Taranto (generò Gabriello di Venosa, Rinaldo, Giannantonio principe tarantino padre di “tre figlie femmine, delle quali una dice che fu Regina di Napoli, ed un maschio naturale”, e un altro fratello Roberto Orsino (1360-1384), il quale (sposando Margherita Sanseverino) (viceré dell’Abruzzo?) generò Romondo II (m.1459), principe di Salerno, e duca di Amalfi (detto Raimondello junior morto nel 1459), il primo dei 16 designati alla guida del Regno nel testamento di Giovanna II. Da qui la tesi sposata con Conigero-De Ferraris e dal Duca di Monteleone nelle loro cronache scritte a penna, a cui fanno eco Di Costanzo e Costa quando sostengono che Romondello fu secondogenito di Nicolò Orsino Conte di Nola. Cfr. Francesco Sansovino, l’Historia di Casa Orsina, fratelli Stagnini, Venezia 1565.
a) Raimondo Orsini sposa Marie d’Enghien Contessa di Lecce detto Raimondello Orsini del Balzo, perché ritornato intorno al 1380 dall’Oriente occupa con violenza la contea di Soleto e alcune altre terre appartenenti al fratello della madre e si mette Nel maggio del 1382 contro il padre Niccolò, a favore di re Carlo III di Durazzo poi ribellle e passa dalla parte di Luigi I d’Angiò ottenendo l’redità con l’Angioino, che gli fa sposare nel 1384, sposa Maria d’Enghien, contessa di Lecce), libera Urbano VI che gli concede ‘licenza di costruire’ “un convento con ospedale e chiesa ‘sub vocabulo Sanctae Chatarinae’ in S. Pietro in Galatina”, passando con Ladislao (1399). che lo contrasta a Taranto mentre muore nel 1406 lasciando vedova Maria d’Enghien.
Per altri ricompare nel 1389 Raimondello Orsino da Nola (che muore nel 1405) a Principe di Taranto:/
a1). Giovanni Antonio Orsini del Balzo Principe di Taranto sposa Anna dei Principi Colonna, muore nel 1465 Il figlio Giovanni Antonio non succede nel 1407, a motivo delle nozze che sono intercorse tra sua madre e il re Ladislao impedendo le nozze con Maria d’Angiò-Valois, figlia di Luigi II. Più tardi, nel 1417, egli sposa una nipote di Papa Martino V, Anna dei principi Colonna. Parteggiò per Alfonso V d’Aragona (Alfonso I°, re di Napoli) e si oppose al di lui figliolo, Ferdinando I (Ferrante), re di Napoli. Muore nel 1463, ad Altamura, assassinato, ed i suoi feudi vengono revocati dalla Corona.
a2).Gabriele Orsini del Balzo Duca di Venosa sposa Jeanne Caracciolo, muore all’assedio di Costantinopoli del 1455 e ha due figlie:
– Maria Donata Orsini del Balzo (muore intorno al 1487 dopo aver sposato Pirro del Balzo IV Duca di Andria).
-Ramondina Orsini del Balzo muore ca 1490, sposa Roberto Sanseverino Principe di Salerno
a3) Caterina Orsini del Balzo sposa Tristano di Chiaramonte Conte di Copertno da cui ebbe per certo:
– Isabella di Chiaramonte, sposa Ferrante I re di Napoli e muore nel 1494 ;
– Sancia di Chiaromonte, sposa Francesco III Duca di Andria muore intorno al 1482
Un altro studio vuole Raimondello junior (m.1459), il primo fra i 16 Nobili Napoletani lasciati in testamento dalla Regina Giovanna II, a governare il Regno in attesa di Renato, che dallo zio G. Antonio Orsini ebbe per sposa una cugina del Re di Casa d’Aragona e per dote il Principato di Salerno ed i Ducati di Amalfi e Sarno, Maiori e Minori, Scala e Ravello, insieme ad altri Feudi, e fu fatto anche Giustiziere del Regno. Questo Raimondello Orsini di Nola sposò Isabella Caracciolo (sorella del Gran Siniscalco Gianni, ed in seconde nozze, nel 1439, Eleonora d’Aragona, cugina di Primo Alfonso). Urbano VI gli regalò Benevento e la Baronia di Flumeri, che consisteva in 18 Castelli, ma non ebbe figli, solo i figliastri Felice, Daniello e Giordano, facendosi Diacono-Cardinale, ma non é accertato che Raimondo accettasse la Porpora. Nel XVI capitolo del De Nola, il Leone scrive che la Cattedrale di Nola incepta est a Raymundo Ursino finita ab Urso, atque Episcopio Nolano J.A. Tarentino. Senza figli fece eredi i tre figli naturali: Felice (riconosciuto erede naturale di Raimondello Junior), Conte di Nola e Principe di Salerno, nonché Duca di Ascoli e Signore di L

Description

ELEONORA D’ARAGONA E COSTANZA DI CAPUA

La vita di gioventù si svolse quindi soprattutto al servizio del genitore, il quale, dice Vecchioni, «colla sua probità, colla sua liberalità, col favorire i Letterati, con dichiararsi quasi un loro perpetuo mecenate, colla sua prudenza, coll’amicizia sua coll’altre potenti Case italiane, e con Sommi Pontefici, e col mettersi opportunamente a sostenere le parti di Eugenio IV contra del già degenerato Concilio di Basilea, e finalmente col far in Ferrara tenere quel Concilio, onde dovea venirne la sospiratissima riunione della Chiesa Latina colla Greca; ebbe il piacere di riporre il suo Principato in assai più alta stima di quella, in cui fin’allora si era tenuto».
A lui dimostrò di essere abile uomo d’armi, ma anche diplomatico, per la sua politica di neutralità, sfiorando le Guerre d’Italia, senza nemmeno un graffio, pur essendo stato uno dei primari sobillatori.
Si ritrovò comunque invischiato in vicende a volte più grandi di lui, riuscendo a mostrare la sua abilità al genitore, fino alla morte di quest’ultimo nel 1441. Egli non avea altri figli legittimi natigli da Ricciarda, figlia del Marchese di Salluzzo, se non Ercole, partorito a Ferrara il 24 ottobre del 1431, e Sigismondo, tralasciando quelli, «secondo la rilasciatezza di quei tempi, fuori di giuste nozze procreati». Ma la decisione dei Ferraresi di far ricadere sul suo nome la continuità di una prospera età, fu rallentata dalla volontà testamentaria paterna di favorire la successione dei due figli bastardi, Leonoello e Borso. Da qui l’abbandono della vedova che lasciò Ercole e Sigismondo da ragazzi, ritirandosi in casa del padre e giurando di tornare a Ferrara solo se uno dei suoi figli sarebbe stato fatto Duca.

Il giovane Ercole dovette attendere di vedere prima sistemate le cose in famiglia, cioé con gli zii, i quali stettero quivi per tutti i restanti anni della vita di Alfonso, mantenuti, e trattati, come a suoi figliuoli, e fra questo mentre Ercole si acquistò quì fama di Principe pieno di onore, di ardimento, e di coraggio, talché vuolsi che venisse communemente appellato «il Cavaliere senza paura».
Un giovane intraprendente, che ebbe per precettore Guglielmo Capello, dovette quindi dimostrare tutto il suo talento lontano da casa fin dal 1445, alloquando venne accompagnato dai parenti alla corte del Re di Napoli.
In realtà il trasferimento a Napoli era già segno di un futuro roseo, pregno di amicizie potenti, tutte da conquistare, ma vicinissime alla causa dei fratelli. Il nobile paggetto restò a Napoli 15 anni, apprendendo le regole e le innumerevoli arti, dall’architettura greco-romana alla cavalleria, dalle maniere cortigiane alle strategie militari.
Né a Ercole mancarono le donne, fin da subito. A 18 anni aveva già fatto esperienza con Costanza de Capua, figlia del Conte Luigi d’Altavilla, sposata in gran segreto, che gli costò il duello con Galeazzo Pandone, zio di Costanza, promesso sposo della nipote, che aveva annunciato a corte il suo legame, con tanto di partecipazione scritta, sebbene non fosse da lei proprio gradito. Da qui il cinismo di Ercole nel fargli sapere che aveva già egli consumato con l’amata, dopo un matrimonio contratto in gran segreto.
Ascano e Silvio Corona ne fanno un amante perfetto, che non dispaceva alle cortigiane.
Così le cronache: — Essendo pervenuto Ercole all’età d’anni 18, di bel e gentil sembiante, valoroso a pari di qualsia cavaliere che nella corte di quello gran re fiorisse e pieno d’ogni virtù, s’innamorò fieramente d’una nobilissima donzella chiamata Costanza della famiglia di Capua, qual’era figlia di Luigi conte d’Altavilla, morto alcun anno indietro, e di Isabella a Pannoro, sorella di Galeazzo Pannone, ambi figli di Francesco, Conte di Venosa.
Viveva Costanza con molti suoi fratelli, il primo de quali si chiamava Andrea, che s’intitolava come primogenito, Conte di Altavilla, sotto la cura d’Altobella loro madre, che gli aveva con virtuosa disciplina l’haveva in più d’una occasione Ercole veduta.
E consideratone minutamente le maniere e gentil sembiante, se n’era come abbiamo detto fieramente invaghito, et a più d’un segno l’aveva fatta accorta dell’amore che li portava.
E di tal maniera si governò in quest’amore, che Costanza cominciò ad aprire il suo petto alle fiamme amorose, et a riamare lui fuori d’ogni credenza, del che lui si teneva il più avventoroso e favorito amante del mondo, e tutto si diede ad amorigiare e cavalcare e fare tutte quelle cose che a conservare e accrescere l’amore e la fiamma nei loro petti ardeva.
Nacque così un amore ardente di gioventù, fra l’erede del Marchesato di Ferrara, e l’erede della Terra di Altavilla, feudo della provincia di Principato Ultra Benevento.
Dicono i Corona che Ercole e Costanza «desideravano a trovare convenevol modo e maniera che insieme esser potessero, con l’aggiuto d’una fidata cameriera, secretaria de loro amori. Entrò una notte Ercole nella sua camera di Costanza con una scala di fune, appoggiata alla finestra, che corrispondeva in una vietta non praticata. Con sopra saldò tanto grande di Costanza che venne meno alle braccia del suo amante, il quale confuso del svenimento della sua cara, si diede al miglior modo che poté con l’aggiuto della cameriera a farla venire. Et avendosi riavuta si diede ad un dirotto pianto con tanta confussione d’Ercole che non sapeva in qual parte del mondo si fusse, e fattala sfogare alquanto, la prese a consolare e pregandola che desistesse dal ramarico perché essendo ivi venuto col suo consenso e gusto, non era per apportarle noia alcuna, ma far tutto quello che a lei fusse a grado».
Riasciugate le lagrime, Costanza riprese così a parlare….

LE DUE MOGLI NAPOLETANE DI ERCOLE D’ESTE DUCA DI FERRARA

La «regina» del Ducato Estense

l’erede degli estensi di ferrara

— Nicola III d’Este, il padrone del Marchesato
— Ercole figlio a Ricciarda Marchesina di Saluzzo
— Lo studio a Napoli: sveglio, brillante, ma cinico
— La lontananza dagli zii: cresce l’orgoglio

2.
costanza di capua: il primo amore

— Il Senzapaura che amò la Contessa d’Altavilla
— L’anello matrimoniale dato alla sposina
— E’ un rapporto furtivo scoperto dai pettegolezzi
— Lo Zio della sposa ama la nipote: No alle nozze
— Sfugge Costanza al servo riparatore

3.
duello di sangue solo per amore

— Il Cavaliere affronta Galeazzo che non sente ragioni
— Ercole lancia ‘la mentita’: é la sfida al duello
— Estensi a distanza: l’erede via dalla Corte
— Ferrara sceglie il partito Angioino contro Napoli
— Sfugge Costanza al servo riparatore

4.
elisabetta principessa d’aragona

— Una dama con la discendenza di sangue reale
— I genitori della Principessa: Isabella e Ferrante
— Eleonora seconda figlia dei Duchi di Calabria
— La cometa di Halley e a seguire la peste del 1456
— Mamma e papà per sovrani di Napoli
— Battaglia di Sarno: Ercole contro un Re in rovina
— Milano esulta, ma resta ucciso il Generale di Ferrara

5.
matrimonio con casa d’este: la pace

— Immortalata bambina dall’arte sacra
— La malattia della madre che si cura a Pozzuoli
— Cresciuta nella corte che valorizza la moda
— Il fallito matrimonio col duchino di Milano
— Don Diego Cavaniglia, il Conte di Conza: l’amante

6.
la duchessa amata da ferrara

— Il terremoto del 7 maggio non guasta la festa
— Da Napoli a Roma per la grande abbuffata
— Sale e cappella addobbate: tutto già pronto
— Le nozze del secolo a Pentecoste del 1473
— La cena del lunedì con fegatini e paperi arrosto
— Eleonora a Ferrara: la Duchessa da Ercole
— Nasce l’erede Alfonso, ma é a Milano il tesoro
— Ferrara salvata dalla sommossa
— Nepotismo del Papa e morte del Granduca Borso
— Vicària alla «Guerra del Sale»: Tassino a Milano
— I matrimoni di Alfonso, e di Beatrice col Moro
— I mal d’orecchio e di stomaco, la morte

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Cuttrera

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Editorial Review

 

 

appunti e note

1. Ms., Ascanio Corona - Silvio Corona, La verità svelata ai principi o vero successi diversi tragici et amorosi occorsi in Napoli dall’anno 1442 sin all’anno 1688, Successo X [54-56] cap. dedicato a Ercole d’Este e Costanza di Capua. A dire di Padiglione (Carlo Padiglione, La biblioteca del Museo Nazionale nella certosa di S. Martino in Napoli ed i suoi manoscritti, Giannini, Napoli 1876) vi furono diverse copie delle Historie con aggiunte di fatti, passando di mano in mano, v. Ms. Domenico Conforto, Delli giornali delle cose successe in Napoli, che é una delle copie. Egli scrive che questo esemplare da lui consultato «é del secolo XVII, in quattro tomi, in tre volumi, in 4.° Il primo é di carte dugentottantaquattro, numerate all'una facciata e all'altra, il secondo é di centotrentadue, il terzo, che trovasi rilegato col secondo, é di carte centocinquantuno; il quarto é di trecentodue. Essi incominciano dall'anno 1684 e procedono sino al 1699. É una delle tante copie diffuse. Il Giustiniani (La Biblioteca Storica Topografica del Regno di Napoli) lo ricorda sotto il titolo; Giornale di Napoli, e dice che comincia dall'anno 1683 e termina al 1697. Il nostro ms., come appare in varie carte, apparteneva nel 1732 al D.r dell'uno e l'altro diritto Nicola Pastina. Alcuni brani di esso sono già stati pubblicati dagli scrittori di patrie cose; a noi parrebbe assai utile che venissero dati in luce per intiero, e perché di pingono gli usi e costumi del tempo, e perché recano luce alla storia contemporanea. Solo sembraci non sarebbe superflua qualche opportuna nota a deciferare dei punti che potrebbero parere oscuri». Aggiunge inoltre cfr. con Francesco Confuorto, LE VERITÀ SVELATE A PRENCIPI OVERO SUCCESSI TRAGICI, ET AMOROSI OCCORSI IN NAPOLI, O ALTROVE A'NAPOLITANI INCOMINCIANDO PRIMA DALLI RE ARAGONESI. Altro Ms. che «é del secolo XVII, di carte centosessantuno, in fol. La foliazione va così divisa: centotrentasette carte numerate, precedute da due senza numero, nelle quali si contiene il frontespizio e l'indice. Dopo le centotrentasette carte seguono tre bianche non numerate, e poi carte diciannove anché senza numero, ma tutte scritte. Il carattere in poche carte che sono in ultimo, incominciando da quella segnata col n.o centoquarantadue, diversifica dal precedente. Sono in esso narrati avvenimenti della nobiltà napolitana, nei quali vediamo dipinti fatti turpi ed atroci, ratti, costumi depravati, adulterii, incesti, uccisioni e carnalità abominanti contro natura! Quantunque questo ms. porti il nome del Confuorto, noi opiniamo essere uno dei tanti esemplari che con diversi titoli si attribuiscono a Silvio e ad Ascanio Corona o a Silvio Ascanio Corona. In fatti il Giustiniani (La Biblioteca Storica e Topografica del Regno di Napoli) ricorda il titolo del ms. de Corona capitatogli tra mano, essere: Fatti Tragici ed Amorosi successi in Napoli e a'Napoletani dal tempo di Alfonso sino al 1600. Il Minieri Riccio nel suo Catalogo (Catalogo di Ms. della Biblioteca di Camillo Minieri Riccio) sotto i numeri 33, vol. 1.o, pag. 127; 254, vol. 2.o, pag. 217; 33 e 61 vol. 3.o, pag. 78 e 90 segna di Silvio Ascanio Corona: Fatti Tragici Amorosi Successi in Napoli, e altrove ai Napoletani; di SILVIO ET ASCANIO CORONA: La Verità Svelata in varij Successi tragici, ét amorosi occorsi in Napoli, e fuori; di SILVIO ET ASCANIO CORONA: La Verità Svelata in varii Successi occorsi in Napoli; di SILVIO ASCANIO CORONA: La Verità Svelata. Nel Catalogo Dura (Catalogo di Libri Antichi e Rari vendibili in Napoli presso Giuseppe Dura, 1857: pregiata fatica dell' egregio Gennaro dei Marchesi Vigo.) troviamo notato tra i mss. CORONA (SILVIO ASCANIO): La Verità Svelata. Il Minieri Riccio nel n.o 8, vol. 2.0 pag. 7 del citato catalogo lo segna ancora sotto il titolo: Avvenimenti Tragici e Amorosi diversi, e nel n.o 2o, Vol. 3o, pag. 27 lo nota col titolo: Successi Tragici, ed Amorosi. Nel Catalogue Mensuel de Livres, Anciens et Modernes, 1874 del Detken a pag. 93 n. 2082 é notato col titolo: Successi Traggici Amorosi occorsi ec. Giudichiamo che questo ms. sia uno degli esemplari recanti il nome dei Corona o De' Corona e non del Confuorto dalla somiglianza nella maggior parte dei fatti, lor titoli e persone che trovansi in quelle scritture che si attribuiscono ai Dei o De' Corona. Che se vi é negli altri numero maggiore di racconti, ciò é da ritenere come giunte de' continuatori. Altra ragione che fa crederci apocrifo quel nome Confuorto la desumiamo dal vedere ricordata tra le amanti di D. Giovanni D'Austria, figliuolo di Carlo V., una Zenobia Conforto di Gio: Vincenzo; la qual cosa se l'autore di questo ms. fosse stato un Conforto, avrebbe per rispetto al medesimo suo cognome taciuto; ché non gli tornava certo ad onore un simil fatto, malgrado che il damo della Conforto fosse un principe imperiale! Dopo aver esposto la nostra opinione, crediamo utile riferire che il Giustiniani (La Bibliot. Stor. e Topogr. ec. Pag. 231.) scrive essere difficile trovar di questo ms. un esatto esemplare, e che alcuni vogliono essere autore dello stesso un Antonio Severino, perché solo questa famiglia va esente dalle acri censure. I racconti vanano cosi intitolati: Degl' Amori di Ferdinando primo Re di Napoli-Degli Amori di Alfonso II.-di D. Alfonzo e di D. Sancia D'Aragona, Duca Valentino ed altri - di D. Giovanni Ventimiglia con D.a Eleonora Macedonio-di Eleonora d'Aragona, con D. Diego Cavaniglia-di D.a Beatrice d'Aragona-di D.a Isabella d'Aragona Duchessa di Milano, e Bari, e D. Bona sua Figlia-di Bona Sforza-di Ercole d'Este, e Costanza di Capuadi Gio: Antonio Tomacello-Origine delle Grandezze della Famiglia Farnese - di D. Antonio Bologna, con la Duchessa d'Amalfi-della Morte di Giacomo Sanseverino Conte della Saponara, e Fratelli di D. Filippo di Dura, ed altri - di D. Vincenzo Blanco, o Blanch - di D. Gio: Battista Lomellino - del Conte di Montemiletto - di D.a Maria d'Avalos Principessa di Canosa, e D. Fabrizio Carrafa Duca d'Andria-di D.a Elena del Tufo di Paolo Poderico - Degl'Amori di D. Giovanni d'Austria in Napoli - di D. Giacomo Caracciolo - del Duca, e Duchessa di Palliano, Marcello Capece, Diana Brancaccio, ed altri - Del signor Antonio di Bologna Gentilhuomo Napoletano, et della signora Duchessa d'Amalfi - Giulia Caracciolo moglie del signor Guido Capece - del signor Ardizzino Valperga Conte di Masino, e del signor Roberto Sanseverino Conte di Caiazzo - di Nicoló, e Fratelli de Trincij».
2. Ivi.
3. Michele Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona, figlie di Ferdinando I, re di Napoli, maritate dal real genitore, con Ercole I, duca di Ferrara e di Modena, con Mattia Corvino, re di Ungheria, Napoli 1791.
4. Fernardino Zambotti, Diario Ferrarese dall'anno 1476 sino al 1504, in Giuseppe Pardi (a cura di), Rerum italicarum scriptores, pagg. 21-23.
5. Michele Vecchioni, cit.
6. Maria Serena Mazzi, Come rose d'inverno, Nuovecarte, 2004, pagg. 73-96.
7. V. La verità svelata al principio vero successi diversi tragici et amorosi occorsi in Napoli dall’anno 1442 sin all’anno 1688, dal sito internet: rekopisy-romanskie.filg.uj.edu.pl.; cfr. Costanza, Ercole, Galeazzo e tanti altri: Storia di amori, di tradimenti e di duelli nel Molise del XV secolo, dal sito: francovalente.it, 23 Giugno 2011. Cfr. Wikipedia.
8. Ms., Ascanio Corona - Silvio Corona, cit., Successo X [56-59] cap. dedicato a Ercole d’Este e Costanza di Capua.
9. Ivi.
10. Ivi.
11. Ivi.
12. Ivi.
13. Ivi.
14. Ms., cit., Successo X [60] cap. dedicato a Ercole d’Este e Costanza di Capua.
15. Archivio Storico per le Province Napoletane, Anno XII, Fasc.I, Napoli 1887, pag.474; Michele Maria Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona figlie di Ferdinando I, presso Vincenzo Orsino, Napoli 1790, pag.28; L.A.Muratori, Delle antichità estensi, II, Modena 1740 , pagg.214 e segg.; A. Frizzi, Memorie per la storia di Ferrara, vol. IV, Ferrara 1850, pag.30.
16. Michele Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona, figlie di Ferdinando I, re di Napoli, maritate dal real genitore, con Ercole I, duca di Ferrara e di Modena, con Mattia Corvino, re di Ungheria, presso Vincenzo Orsino, Napoli 1791.
17. Ivi.
18. Ivi.
19. Ivi.
20. V. Scelta Ferrara, prima capitale moderna d'Europa. Culla della nuova urbanistica rinascimentale é autorevole sede del festival Cittàterritorio, in Cronaca Comune, quotidiano on line del Comune di Ferrara, 19 marzo 2008. Cfr. Wikipedia.
21. Sui nemici uccisi da Raimondello V. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg. Figli di Raimondo di Taranto fu Nicola sarebbero stati Giovanni Antonio e Roberto, rimasto nell’area campana col figlio Raimondello da Nola morto senza eredi da Principe di Salerno nel 1459 (dopo aver sposato una sorella di Sergianni e poi una cugina di Alfonso V d’Aragona). Di Raimondo si racconta che dopo il 1389, nominato capitano della Terra di Lavoro, ebbe l’incarico, con il reggente della Vicaria Stefano Ganga, di reprimere il brigantaggio che infestava il napoletano. Emanò un bando che prometteva il perdono a chiunque deponesse le armi entro il termine di otto giorni. V. sito internet: www.condottieridiventura.it/condottieri.Diversi feudi del circondario di Brindisi erano appartenuti alla Contea di Lecce sotto Gualtiero VI di Brienne e, alla sua morte, avvenuta a Poitier nel 1356, passarono al Conte Giovanni d’Enghien, parente francese dello stesso, dal 1357 al 1372, al quale seguì il Conte Pietro con la moglie Margherita, dopo che ebbe per tutore lo zio Ludovico d’Enghien, Conte di Conversano. Nel 1385 la Contea divenne dote di Maria d’Enghien, che sposò Raimondo Del Balzo Orsini, per volere di Pasquale Guarino, barone di San Cesario, e di altri galantuomini leccesi.
22. Raimondello fu un uomo di spessore che non si considerò mai vassallo di Re Ladislao, ma quasi fondatore di un regno a parte, un Vicario del papa, come lo era Matidilde di Canossa e come lo sarà Giovanna. Raimondo Del Balzo Orsini, detto Raimondello, si ritrovò intestato anche il feudo di Carovigno nel 1396, come da inventario di Nicola Bodini, il giurista che pubblicò i capitoli della Bagliava (1440), affidando lo Stato feudale a monsiur Fois, indi alla moglie appellata madame Fois. Il potere locale, evidentemente, era nelle mani del Capitano con la sua Corte baronale, delegato ad amministrare la giustizia, con al seguito il mastrobaglivo che da egli dipendeva, insieme al mastrodatto, maestro d’atti, che annotava in un quinterno le condanne economiche da sanzionare. Il mastro baglivo riscuoteva la fida degli animali relativamente al diritto di pascolo in cambio di una “pesa de caso et una ricotta per iacitura di ciascuna mandria” essendoci il veto di recintare i fondi. A chi riceveva in affidamento il diritto di pascolo la Corte dava in prestito pane e denaro in quanto l’erario camminava sempre con la “borza aperta”, da saldarsi alla fine di marzo. Altri diritti in riscossione erano quelli della cazziatura per il passaggio di carri e carrozze, sulla piazza o plateatico, sulla compravendita degli animali e il diritto sulla macellazione di maiali, agnello per castrato, bue e vacca. Ai baglivi spettava la tutela dell’ordine pubblico con il quale si vietava anzitutto bestemmiare il nome di Dio e della Madonna, pena un augustale, e quello dei Santi, pena due tarì, se visti anche da un solo testimone. Come pure un augustale doveva pagare chi si alcolizzava durante le funzioni religiose, durante le quali era vietato bere vino proprio o delle taverne, e chi la domenica e nei giorni di festa comandati, visibili dalla bandiera issata sul campanile, andava al lavoro nei campi, a meno che non fosse uscito dalla Terra all’alba e rientrato al tramonto. Sanzioni minine a partire da un tarì venivano inflitte anche a chi non rispettava l’igiene buttando in strada “rumato, acqua sozza o altra cosa lorda” o finisse nelle grinfie per altri reati minori verificati dalla vigilanza campestre e marittima. Chi non poteva risarcire la pena finiva in prigione fino al saldo. Nello stato feudale di Carovigno, la Corte baronale presieduta dal Capitano, possedeva uno Palazo cum Sala, cammare, stalle et cellaro, acquaro et conservarie, et altri assai membri con una tor[r]e al costato di dicto Palazo verso Hostuni. Il Principe di Taranto Giovannantonio Del Balzo Orsini era così potente che possedé “sette città arcivescovili, trenta vescovili, e più di trecento castelli, e da Salerno a Taranto viaggiava sempre nei suoi domini” (Croce). Nel 1459 il suo erario loco feudi riscuoteva la fida nella selva e nella foresta da cittadini indigeni e esteri, convertendo in moneta i diritti di piazza, scamastratura, carri e carrozze, scannaggio. La Corte incamerava annualmente 40 barili di vino mosto, quale decima da doversi dai possessori di vigne, 95 tomoli e 2 stare di grano, 27 tomoli di orzo, 3 tomoli e 1 stoppello di fave quale decima sulla semina riscossa dai baglivi. La Corte affittava l’acqua dei fiumi Cervarolo, che scorre vicino alla Specchiolla, e del San Sabina, così chiamato perché scorre più vicino a questa torre e per distinguerlo da quello di Pantaneggianni (Andriani), dove si lasciava macerare il lino, la cisterna de durante sita nella selva, la bucciaria davanti alla taverna della piazza, e la piantata degli ulivi. Su Madame Sancia de Baucio e conte Giovanni erano genitori della Regina Maria d’Enghien.Giannantonio nacque nel 1404 per il Conger, nel 1401 per Merodio dal Crisullo. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
23. Raimondello amministrò regolarmente la giustizia e, quando fu abolito il Giustizierato del Tribunale Regio, non dipese affatto dalla Vicaria di Napoli, perché fondò in Lecce il Consistorium Principis, un Concistoro, Consiglio di Giuristi, cioé un tribunale feudale che aveva autonomia sui suoi stati, da Lecce ad Avellino, a cui potevano appellarsi quanti non si ritenessero soddisfatti delle sentenze dei capitani che amministravano la giustizia locale. Il Concistoro elaborava perfino gli statuti concessi a città e paesi della Terra d’Otranto, come appunto accadde per Carovigno. Questo Ramondello, sposata Maria d’Enghien, avrebbe quindi comprato, rilevato o acquistato il Principato dalle mani di uno dei regnanti, permettendo poi al figlio Giannantonio di riscattarlo. Raimondello era Vicario del papa a tutti gli effetti, deciso a non confermare il trono a Giovanna II, dichiarando gli Orsini veri titolari del Marchionato papale degli Abruzzi. Raimondello morì secondo alcuni 17 gennaio del 1405, disponendo l’eredità del Principato di Taranto in favore del primogenito G.Antonio.
24.Nella “Descrizione” di Marciano e altri, é scritto che Maria, fu Giovanni d’Enghien francese, morendo il marito Romondo, divenne “governatrice de’ figli, e si maritò di nuovo col re Ladislao con patto che mantenesse i figliuoli nello stato paterno, e che Gio.Antonio succedesse nell’eredità di Taranto, di Nola, d’Ascoli, e di altre terre”, come scrive Sansovino, secondo il quale Romondo principe di Taranto fu fratello a Gio. Antonio principe di Taranto, “il quale ebbe tre figlie femmine, delle quali una dice che fu Regina di Napoli, ed un maschio naturale” Roberto (padre di Romondo, principe di Salerno, e duca di Amalfi). Da qui la tesi sposata con Conigero-De Ferraris e il Duca di Monteleone nelle loro cronache scritte a penna, ai quali fanno eco Di Costanzo e Costa che dicono Romondello secondogenito di Nicolò Orsino Conte di Nola. Questo Ramondello, sposata Maria d’Enghien, avrebbe comprato, rilevato o acquistato il Principato da Luigi, come dice Monteleone; oppure ancor prima da Giovanna I, come asserisce Ferrari, o addirittura sbagliando, come dicono Costo e Collenuccio, fu il figlio Giovanni Antonio a riscattarlo come erede dalle mani di re Giacomo, investito del Principato da Giovanna II. Seguì la seconda vedovanza della 36enne Maria che andò a risiedere ad Oria, essendo morto Romondello nel Castello di Lecce il 12 maggio 1403, pronta a sposare Ladislao attirato dal suo tesoro e dal trono di Taranto, con due figli sulle spalle: il Principe Giovanni Antonio e Caterina, quella che divenne moglie di Tristano della real stirpe di Luigi X Re di Francia.
L’atto del 1406 specifica di Maria, principessa di Taranto, Lecce e Soleto Comitissa, nonché balia, tutrice e amministratrice di Giovanni Antonio. Così: - Dominante Giovanni Antonio de Baucio de Ursinis, Tarenti Principe et Comite Soleti, dominii vero sui e principatus anno primo feliciter amen. Cfr. G.M.Monti, Lettere ed omaggio in volgare di Maria d’Enghien, Homagiurum Dominorum Principisse ac Principi Tarenti.
25.Per la frase pronunciata dalla Regina Maria V. www.mariad’enhien.it. Cfr: A.Cutolo, Maria d’Enghien. Congedo Editore; Carducci-Kiesewetter-Vallone, Studi sul Principato di Taranto in Età Orsiniana, Società di Storia patria per la Puglia, Editrice tipografica 2005. Cassiano-Vetere, Dal giglio all’orso. I Principi d’Angiò e Orsini del Balzo nel Salento. Mario Congedo Editore. Su Maria moglie del Duca d’Andria V. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
Taranto, ex sede del Regno, confiscata dal dittatore Dux di Venosa e Principe di Bari [Luigi di Brienne e Lussemburgo marito di Maria d’Enghien] al ribelle Raimondello Orsino viene riconsegnata al Vaticano per essere annessa al Regno di Ladislao che occupa Napoli (1398) prossimo a diventare egli stesso Gonfaloniere del papa, occupando Roma come Re d’Italia (1406) e poi sposando Maria vedova di Taranto (1407) ma venendo deposto dal Concilio di Pisa che elesse un diverso papa (1409).
Il Pelliccia dice che ciò avvenne nel 1398, quando Re Luigi di Sicilia in Napoli Re angioino rifugiatosi a Taranto, l’unica provincia sostenuta dai Provenzali, fu imprigionato e poi fatto ritornare in Francia, lasciando che tutto il resto del Regno finisse nelle mani di Ladislao. Il Dux di Bari terminava il suo mandato papale portando Ladislao a prendere possesso di Taranto su concessione feudale del Vaticano (1398). Napoli, non riconosciuta dal papa, era diventata una Signoria autonoma retta da Ludovico II Re di Puglia, dove però il sovrano ereditario continuava a definirsi Re e dove la Corte non sperava altro di imparentarsi con gli Aragonesi e liberarsi dei Durazziani. Luigi II dichiarava essere Re di Sicilia, e così continuò a fregiarsi in Napoli, quando nel 1393, accennava alla ribellione della avversaria Margherita Durazzo di Ladislao. A prendere le parti di Ladislao per il papa fu il Principe di Taranto Raimondo del Balzo de Orsini che attese Re Luigi II e i suoi galli in Terra di Lavoro. Maria d’Enghien, il 23 aprile del 1407, sposò Re Ladislao di Durazzo nel castello di Taranto, dopo che alla principessa fu consegnato l’anello matrimoniale da parte di Paolo Orsini, patrizio romano, che da quel momento tornerà in Vaticano al fianco di Jacopo Orsini, con cui si ritroverà durante l’occupazione. Ladislao cominciò da Carovigno, Castello venduto al presidente della Regia Camera Sommaria di Napoli, Vito De Gragnano, l’11 novembre 1412, mentre la Principessa vedova, sebbene fosse diventata Regina, menò vita triste fra le diverse concubine del Re, fino alla di lui morte (1414) e all’arrivo di Giovanna II, che continuò a tenerla rinchiusa.
26. Il notaio, poeta e letterato italiano Giovanni Sabadino degli Arienti (1445-1510), che possiamo considerare un cronista, in quanto scrive pochi anni dopo la morte dei protagonisti (1483), sostiene che potrebbe essere stato lo stesso Re Giacomo ad incarcerare Giannantonio, usurpandogli il titolo di Principe di Taranto perché aveva forse tentato di sollevarlo dal trono, “essendo restata herede del parthinopeo regno la Regina Ioanna secunda del Re Lecislao, et tolto per marito de Franza el Re Iacobo, che prima se dicea duca de Nerbona, et da lui poi facto incarcerare il pricipe de Taranto, quale parea aspirasse ocupare il Regno”. Cfr. M.Pandolfo Collenuccio, Del Compedio dell’Istoria del Regno di Napoli a cura di Tommaso Costa, Libro V, pag.309. In: Giovanni Gravier, Raccolta. Di tutti i più rinomati Scrittori dell’Istoria Generale del Regno di Napoli. Principiando dal tempo che queste Provincie hanno preso forma di regno, Tomo XVII, Giovanni Gravier, Napoli 1770. Giacomo, fatto prigioniero dalla Regina, riuscì però a fuggire e a riparare a Taranto, dove lo fece cacciare proprio da Giovanniantonio (a patto che tornasse principe), ma pare sborsando 40.000 ducati, e se ne parì, ricevendo la città i privilegi di Giovanna (1414). Cfr. Girolamo Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Libro I, Iride, Napoli 1855, pagg.330. Giulio Cesare morì nel 1415 o 1416 e seguì la pace fra i sovrani l’anno dopo ponendo fine alla congiura con il giuramento di fedeltà. V.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
27. Inutilemente Giannantonio tenterà di favorire i figli illegittimi nella successione al titolo di Principe: Caterinella Duchessa di Atri moglie dell’Acquaviva diverrà contessa di Conversano; poi il futuro Re Ferrante concederà all’altro fratello, Bertoldo Orsini del Balzo, la Contea di Lecce per un breve periodo ante-morte, quando tornò in demanio regio (al figlio bastardo di Raimondello di Nola, riconoscerà invece Salerno). Questa Caterina portava il nome della sorella di Giannantonio. Sulla Regina Maria Cfr. M.D’Egly, Histore des rois des deux Siciles de la maison de France, Vol.XIII, Nyon, Paris 1641. Così d’Egly: - Elle fit offrir en mariage à Tristan de Clermont, favori du Roi, sa fille Catherine des Ursins, alor veuve du Duc d’Atri: ses offers furent acceptée, le mariage conclu, & Tristan de Clermont obtint pur la Reine, sa belle-mere, la permission de se retirer dans le Comté de Leccio, dont elle se remit en possession. Ce fur la seule condescendace que le Roi témoigna puor la noblesse napolitaine. Cfr. Costanzo; cfr. Summonte. M.D’Egly, Histore des rois des deux Siciles de la maison de France, Vol.XIII, Nyon, Paris 1641. Così d’Egly: - Elle fit offrir en mariage à Tristan de Clermont, favori du Roi, sa fille Catherine des Ursins, alor veuve du Duc d’Atri: ses offers furent acceptée, le mariage conclu, & Tristan de Clermont obtint pur la Reine, sa belle-mere, la permission de se retirer dans le Comté de Leccio, dont elle se remit en possession. Ce fur la seule condescendace que le Roi témoigna puor la noblesse napolitaine. Cfr. Costanzo; cfr. Summonte. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.Cfr. M.D’Egly, Histore des rois des deux Siciles de la maison de France, Vol.XIII, Nyon, Paris 1641. Pag.64-65.
Su Caterina non proprio fanciulla v. le due stratue-ritratto che compaiono nella chiesa di Conversano e sembrano ricondurre proprio a Giulio Antonio I Acquaviva d’Aragona e Caterina del Balzo Orsini che lasciano pensare alla confusione con l’omonima Caterina II figlia del figlio naturale di Giannantonio che dona lo cognome de soa casa solo nell’anno Domini 1456 Die XI° mensis Aprilis 4 Ind. quando lo eccellente messer Julio, intro dentro lo castello de Taranto ha sposato la eccellente donna madamma Catherina de Ursinis.
Sugli stemmi nella basilica e donativi v.Regina Poso, Saggi, in Kronos n.10, pagg.120-122. Cfr. tesi Corinna Drago, Università degli studi di Bari (prof.Franco Magistrale), sull’analisi degli atti notarili del 1400.
28. Re Giacomo, sapendo di non poter mantenere il regno con buona volontà della Regina Giovanna II, facea pensiero di tenerlo con la benevolenza dei baroni, legandoli a sé cercando di farli sentire obbligati con doni e benefici, “cominciando da quella Casa ch’era per nobiltà, e grandezza di Signorie la maggiore del Regno, e la più potente, e quella, ch’era certo che per l’interesse proprio avrebbe più costantemente seguita la parte sua”, cioé gli Orsini. Per il Di Costanzo era questo un pensiero utile e saggio se il Re l’avesse eseguito per tutti i baroni, che non aspettavano altro che di cancellare i disonesti costumi di Giovanna, ogni giorno sempre più lasciva con gli amanti di corte, al punto che la fece prigioniera, lasciandola nel basso stato in cui era stata relegata, pronti ad ubbidire solo a questo Re piuttosto che subire la tirannia di qualche altro. Nell’autunno del 1415, riappacificato il Regno mettendo fine alle scorrerie degli Sforeschi, Re Giacomo cominciò a diffidare della Regina e a governare con insolenza: ogni cosa deferiva a’ Francesi; e gli uomini Italiani gli erano talmente venuti a noja, che gli ributtava e sprezzava. Aveva dimenticato perfino quelli che gli si erano presentati come amici, i quali con gran ribalderia gli avevano assegnato il titolo regale. Cfr. Ludovico Domenichi, Sforza Attendolo a cura di Massimo Fabi, CAP.XLI, Del castigo ch’ebbe Giulio Cesare, e della felicità di Sforza. Prendendo per buone le parole di Giulio Cesare, a causa dei potenziali corteggiatori, la Corte della Regina, onde evitare che potesse trovare un nuovo adultero, fu sostituita da Re Giacomo con una Corte quasi eslcusivamente francese e Giovanna stessa, per la sua disonestà, fu relegata in un appartamento dove restò ben sorvegliata e custodita da un eletto per uomo di compagnia.Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442. Giacomo depose ora questo ora quello dalla Corte, facendo amministrare ogni cosa dai Francesi, relegando la Regina in alcune camere, trattandola a parolacce e, sebbene i baroni mormoravano, ella diceva che le piaceva più quella vita libera dalle fatiche, preferendo danze e cene, lasciando però intendere un desiderio interiore di liberazione.Cfr. 66. Compendio de le Historie del Regno di Napoli, composto da Pandolfo Collenuccio, Libro Quinto, Michele Tramezzino, Venezia 1543, pagg.165-169.
Il testamento di Tristano é citato da V. A.Cassiano-B.Vetere, Dal giglio all’orso: i principi D’Angiò e Orsini del Balzo nel Salento, M.Congedo editore, 2006. La relazione sul testamento di Tristano é citata da V. O.Mazzotta, Copertino in epoca moderna e contemporanea, Vol.1, Congedo editore, 1989. La citazione del trasunto é in Omont Henri, La Bibliothéque d’Angliberto del Balzo, duc de Nardo et comte d’Ugento au royaume de Naples. In: Bibliothéque de l’école des chartes. 1901, tome 62. pp. 241-250. Perciò Omont, nel 1901, nel trascrivere l’inventario del 1544 della biblioteca dei del Balzo di Nardò dei libri trafugati agli aragonesi e trasferiti da Blois a Fontanainableau, citava lo transupto del testamento del Sre de Claromonte fatto in Napoli. Item, testamentom originale domini Tristanii de Claromonte.
29. Costa dice che di ciò ne fece menzione il Coiro. Una lettura vuole Caterina prole di Gabriele (se fosse rimasto vedovo, ma é troppo giovane e già promesso sposo alla figlia di Sergianni), figlio di Maria d’Enghien, che le tornerebbe per zia. La sostanza non cambia perché l’ex trono di Taranto conquistato da Re Ladislao nella qualità di vassallo della Chiesa (Santa Romana Ecclesia), sulla carta, unitamente al trono di Napoli (dai Normanni in poi fu feudo di Roma) erano entrambi concessi in feudo e pervenuti quale al Re e quale al Principe. Perciò il papa dell’epoca, nel 1417, avrebbe pattuito di sposare la nipote Anna Colonna al Principe Giannatonio, considerandolo un vassallo diretto di Signoria.
30. Degli Arienti, op.cit. Cfr. A Bascetta, Johanna Secunda Regina di Napoli. Cfr. Di Costanzo, op.cit. In quel testo, però, la data del matrimonio viene posticipata al 1419. Cfr. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti.
31. Degli Arienti, op.cit.
32. Francesco Paolo Volpe, Storia di Matera, cit.
33. Cfr. cronisti vari. Restano i dubbi sulla paternità di Caterina. Infatti, dice il cronista Degli Arienti dice che “questo alhora principe de Taranto, per non essere a tanto beneficio ingrato, dette in matrimonio una sua cara nepote, figlia del suo quondam fratello et de la consorte de quello Catherina de li Ursini, principi romani. Del quale matrimonio ne nacque ne li anni de la salute mille ccccxxquatro Isabella prenominata et due altre figliuole, quale altamente maritate morirono”. Cfr. Degli Arienti, cit. In tal caso Caterina sarebbe ugualmente ereditiera del titolo di Contessa, ma non per parte di marito, quanto della nonna. Un’altra lettura vuole Caterina direttamente figlia di Maria d’Enghien. Comunque sia tutti la fanno tornare e restare legata a Lecce.
34. Di Costanzo, op.cit.
35. Di Costanzo, op. cit.
36. Girolamo Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto del Filosofo, libro I, Iride, Napoli 1855, pagg.330.
37.Isabella sarà ben lontana dall’immaginare che sarebbe morta da Regina di Napoli il 30 marzo del 1465, dopo che lo stesso genitore Tristano era morto nel 1441 come da lapide. Seguiamo Tafuri: “La moglie di Tristano di Chiaramonte fu Catarina, e non Maria figlia di Raimondo Baucio Orsino, e della Regina Maria; né il Conte Tristano fu della famiglia Florimonte, ma Chiaramonte. Gioviano Pontano nel lib. I. de Bello Napolitano, facendo parole d’Isabella Moglie di Ferdinando d’Aragona, e figlia del menzionato Tristano, e Catarina, ebbe a lasciar scritto: Isabellae Pater fuit Tristanus Comes Cupertinensis ex Claramontia familia, quae Gallia ulteriore habita est nobilissima, Mater Catarina Joannis Antonii Tarentini, qui bellum hoc excitavit, utroque e parente soror. II medesimo scrissero Michele Riccio nel lib. iv de Regibus Siciliae; Gio. Giovine nel lib. Vii, cap. 3 de Varia Tarentinorum Fortuna,Francesco Sansovino nel lib. IV, cap. 105 della Storia della Casa Orsina, Angiolo Costanzo nel lib. xv delle Istorie del Regno di Napoli, Filiberto Campanile nel libro intitolato dell’insegne de’ Nobili; e chiaramente apparisce ancora dalla seguente sepolcrale Iscrizione, che scolpita si legge nella Collegiata Chiesa di Copertino. Tristaynus Gallus ex nobili Claramontis familia Cupertini Comes lsabellae hujus Regni Reginae Ferdinandi Regis uxoris Sanciae ducissae Andriae et Margarilae AllamuraePrincipissae Pater qui Terram hanc Cupertini primus muris munivit multaque alia pro Regno hoc praeclare gessit, et tandem mullis, et piis operibus pollens Anno Mccccxli. quievit, et hic in Domino Jacet” Angelo Tafuri, Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio. Bernardino e Tommaso. Dal un testamento rogato il 30 settembre 1428 nel castello di Copertino, Tristano e Caterina ebbero sette figli: Sancia (+1474) duchessa diAndria, Margherita (+1454) principessa di Altamura, Antonia (+1444) moglie di Pons II signore di Clermont Lodéve, Isabella (+1465) regina di Napoli, Raimondello (+1443) signore di Copertino, Maria moglie di Jacques de Langeac e Francesca (+1443).
Nella “Raccolta” edita da Gravier, a pag.156 del De bello, nell’indice, per meglio capirci é scritto: “126. Isabella Ferdinandi uxor sìngularis animi Matrona Neapolim diurnis, nocturnisque praesidiis firmat 16. fuit soror Joannis Antonii Tarentini belli in maritum auctoris”. Sempre dall’indice, Giovanni Antonio Principe é messo in ordine alfabetico di nome, dopo Isabella, e lo si chiama chiaramente Giovanni Antonio Principe di Taranto, ovvero Joannes Antinius Princeps Tarentinus, senza fare mai alcun riferimento a Isabella o che ne fosse il tutore; mentre l’altro figura a sé sotto la voce di Isabella ed é chiamato Giovanni Antonio Tarentino fratello e tutore.
38. Degli Arienti, cit. Così Degli Arienti: -Isabella, de’ Neapoletani serenissima regina, fu de tanta clarytà de sangue et de virtute, quanto de altra presso noi, in honore del nostro Gynevero, se possa cum divine laude celebrare, come narraremo. Cfr. Antonio Beccadelli, David Chyträus, De dictis et factis Alphonsi Regis Aragonum libri IV, 1585. Cfr. Francesco Colangelo, Vita di Antonio Beccadelli soprannominato il Panormita, Napoli 1885.
Venosa appartenuta a Pirro nato nel 1392, erede del padre Roberto, si ricava da un atto sotto Ladislao (Re dal 1386), per il quale patteggiava Roberto Orsini (padre del giovane Pirro), morto prima del 1394, prima del padre Nicola conte di Nola. Per questa notizia v.sito internet: www.galatina2000.it, articolo di Angela Beccarisi. Cfr. Buonauguro C., Documenti per la storia di Nola, Salerno 1997. Cfr. Cassiano A., (a cura di Vetere B.), Dal Giglio all’Orso I Principi d’Angiò e orsini del Balzo nel Salento, Galatina 2006. Così l’atto che cita Pirro già grandicello al seguito del nonno: 1394, a nativitate, settembre, 20, ind.III- a. 8° del regno di ladislao di durazzo nicola orsini conte di nola alla presenza di pirro, suo nipote, e in memoria di suo figlio roberto concede a guglielma de palo, priora di s.guglielmo del goleto dell’ordine di s.Benedetto e governatrice del collegio dell’Annunziata.
39.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Girolamo Marciano,Domenico Tommaso Albanese, Descrizione, origini e successi della provincia d’Otranto, Iride, Napoli 1855. Cfr. internet: http://culturasalentina.wordpress.com
40. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, cit. Ivi. Cfr. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, Volume I, Stamperie e Cartiere del Fibreno, Firenze 1796, pag.222-223. Intanto, in quel 1433, Margherita, figlia del Duca Amedeo di Savoja e sorella della Duchessa di Milano, si partì da Nizza per sposarlo, giungendo a Sorrento maltrattata da fiera tempesta, dove fu visitata e presentata dalla Duchessa di Sessa che intese trattenerla. Cfr. Alesio de Sariis, dell’Istoria del Regno di Napoli, Tomo II, Presso Vincenzo Orsino, Napoli 1791, pag.305. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Così, mentre Re Luigi, preso possesso di Cosenza, nella Provincia del Ducato di Calabria, su suggerimento sempre della Duchessa Covella, timorosa di sapere l’avversario a Napoli, decise di non spostarsi o venne da lei stessa intrattenuto. E quando giunse l’ora di sposare Margherita che lo attendeva a Sorrento, pronta per essere salutata a Napoli dalla Regina, che voleva veder celebrare quelle nozze nella capitale, Covella si oppose, per non essere offuscata dallo splendore della savoiarda. — Cotali festeggiamenti farebbero sdegnosi i moltissimi parteggiatori di Re Alfonso, e certo ne conseguiterebbero turbolenze e disastri; ed a voi deve piacere di condurre i rimanenti giorni vostri in pace, e di morire, senza rammarichi e senza pericoli, Regina.Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, cit. Ivi. Al che la Regina lasciò solo i complimenti alla prossima sposa, indirizzandola a sposarsi direttamente a Cosenza, dove si fece ugualmente gran festa in quel 1433. Su Agisio Orsino di Nola possessore del feudo di Mugnano di Montevergine essendo Cancelliere del Consiglio Collaterale del Regno v.Riccio. Sul Cardinale Ugone Lusignano v.Mastrullo.
Il Regno era tornato nelle mani di un francese, Luigi III, fattosi prima Duca Calabria e poi Re della Sicilia Ultra (grazie a Pippo elevato a viceré), visto che si intitolò tale anche negli atti verginiani, a partire dal 1417, e tale restava in un documento di Maddaloni del 1423. Nonostante ciò, in seguito, un Orsini di Nola pro Angioni e Regina, combatté dura lotta contro l’abate di Montevergine Palamedes di Napoli pro Aragonesi per il possesso dei feudi di confine, al punto che, in nome delle Regina, fu imprigionato (1425) da Marino della Leonessa nel Castello di San Martino, mentre Agisio Orsino già manteneva le Terre fino a Mugnano essendo Cancelliere del Consiglio Collaterale del Regno. Ma, scomunicato anch’egli dal papa per l’usurpazione, dovette, nel 1429, cedere all’abate sia Mugnano che gli altri feudi della Valle. Perciò Mugnano si divise in due: con una parte ceduta a Montevergine per un anno (1429-1430) e si ritrovò a mutare nome in Casale Mugnano di Montevergine, quando i verginiani si insediarono nel Palazzo del Procaccio, adeguandosi al partito regio degli Angioni. L’altra parte di Mugnano si ritrovò sempre Angioina ma trasportata dall’ex abate Palamedes, uscito dalla prigione regia nel 1430 nel pieno delle sue facoltà badiali, avendola ceduta segretamente a San Pietro ad Aram di Napoli già dato come beneficio privato, cioé come feudo in Commenda, al cognato della Regina Giovanna II, il Cardinale Ugone Lusignano scambiandola, per investitura della Regina e riconoscimento di Papa Martino V, con Montevergine che diveniva Commenda anch’essa nelle mani del Commendatario angioino parente della potentissima Regina.
I mutamenti compaiono nelle pergamente verginiane, con la nomina di Alfonso d’Aragona a Re di Sicilia nel 1434 (citandosi su Capua al secondo anno di regno nel 1436, sebbene zone del Salernitano come Mercato San Severino fossero già di Re Renato d’Angiò sicuramente l’8 luglio del 1435, così come Acerra, dal 1437, e la roccaforte Boiano dal 1441).
41. Sull’assedio di Lecce di Luigi V. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
Come nei diplomi riferiti a Guglielmo Stendardo, militi Regni Sicilie Marescallo dilecto consiliario familiari et fideli suo. Camillo Minieri-Riccio, Cenni storici intorno i grandi uffizii del regno di Sicilia, 1872. Idem come era accaduto in un diploma di Carlo di Cabaria, del 1327, riferito a Domino Philippo di Sangineto nostro in partibus Tuscie Marescallo dilecto consiliario. V. Regesti Angioni, n.266, f.98. Anche Raimondo del Balzo [Orsini] era Maresciallo del Regno di Napoli, oltre a Gran Camerlengo della Regina Giovanna II, avendo combattuto gli Ungari quale capitano generale di Re Luigi. V. 11. Corrado Argegni, Condottieri, capitani, tribuni, 1936. — Dicta declaratione continetur, nosque medietate dictorum feudorum nos contingente per nos alienanda et veneranda ad certam conventionem devenimus cum viro magnifico Pippo Caracciolo de Neapoli milite regni nostri Sicilie marescallo consiliario et fideli nostro dilecto pro certo pretio inter nos et ipsum convento et de reliqua feudorum ipsorum medietate investiri debere vir nobilis Guarisius Maczei domini Nicolai de Montefuscolo fidelis nostri dilectus dicti quondam Angelilli nepos subscriptus ex dicto quondam Maczeo et predicta Marutia sorore carnali quondam Angelilli predicti ad que dicta reliquia eorumdem feudorum medietas. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, cit. Ivi.
42. Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia, Tomo IX, Parte I, presso gli Eredi Barbiellini Mercanti di Libri e Stampatori a Pasquino, Roma 1753, pagg.210-211. Cfr. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, Volume I, Stamperie e Cartiere del Fibreno, Firenze 1796, pag.222-223. Riuscì anche ad assegnare qualche Terra, così come confermato dall’unico atto rinvenuto relativo all’assegnazione del territorio di Grimaldo, dichiarandosi figlio unico della Regina Giovanna seconda e quindi erede e successore del suo Regno di Sicilia, nonché Duce di Calabria. — Ludovicus tertius Serenissime Principisse, et illistrissime domine, domine Iohanne Secunda Dei gratia Hungarie, Hierusalem, Sicilie Regine filius unicus, suus que in prefeto Regno Sicilie heres et successor, Calabrie, et Antegavie dux, Comitatumque Provincie, et Fortalquerij, Cenomanie, ac Pedemontis Comes. Cfr. Regesti Angioni.
43. Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia, Tomo IX, Parte I, presso gli Eredi Barbiellini Mercanti di Libri e Stampatori a Pasquino, Roma 1753, pagg.210-211. Giovanna confermò tutti i privilegi ai cittadini di Reggio, ordinando che qualora Alfonso avesse mosso guerra al Ducato di Calabria, fossero rimasti ulteriormente esenti. Cfr. Domenico Spanò Bolani, Storia di Reggio Calabria, Volume I, Stamperie e Cartiere del Fibreno, Firenze 1796, pag.222-226. Sulle conquiste aragonesi favorite dai verginiani v. pergamente di Montevergine, in Placido Tropenao, Codice Diplomatico Verginiano, Montevergine 2000.
44. Da: Il Corriede del Mezzogiorno. In: www.frisella.it/index.php?option=com_content&task =view&id=1191&Itemid=49.
45. Girolamo Marciano,Domenico Tommaso Albanese, Descrizione, origini e successi della provincia d’Otranto, Iride, Napoli 1855. Cfr. Duca di Monteleone; Corio; Costo nel V del Compendio. Leggiamo: “...la figliuola di Ramondello Orsino già Principe di Taranto, rimasta vedova del duca di Atene, la cui madre Maria, già moglie del Re Ladislao, ch’era tenuta in ristretto, fu insieme coi figliuoli per rispetto di questo parentado rimessa in libertà ; e riavuto lo stato se ne andò in Puglia con Tristano suo genero fatto Conte di Copertino.. Isabella sua ultima genita, fu trasferita ad allevarsi nella Corte del Principe Giovanni Antonio suo zio, il quale non aveva legittimi figliuoli. Onde avvenne che Alfonso I di Aragona essendo stato adottato dalla Regina Giovanna II, e privato dell’adozione, si acquistò il regno collarini, e riconciliatosi col Papa dopo riscattatosi il regno, nel ritorno delle guerre della Morea...”.
46. Così continua nel De bello: “parente soror. Patre mortuo, Joannes Antonius eam, quae minima natu erat, cum quatuor sororibus Lipii in Salentinis habuit, atque educavit. Post collocataa autem sorores, & Alphonsi victoriam, avunculi opera, Alphonfo etiam cupiente, Ferdinando nuptui tradita est, quem pater in Regno Neapolitano haeredem inflituerat. Da “De bello neapolitano, liber primus” in: Giovanni Gravier, Raccolta Di tutti i più rinomati Scrittori Dell’Istoria Generale, Volume 5. Lipii, cioé Lippio, nella forma arcaica. Si vedano documenti normanni: “ecclesiam Sancti Andree in Mari in territorio Lippii cum terris”, oppure “de Lippio”. Poi nella forma:”Ego Emma licet indigna ecclesie Sancti lohannis Licii”. V.Angela Frascadore, Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto ediesse (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di Imago, Lecce. Cfr. sito internet: www.culuraservizi.it
47. Tafuri, op.cit. Così la Cronologia in Tafuri: “Anno 1441, indictione quarta. A dì 3 januarii morto ad Copertino lo Segnore Tristano de Claramonte, et foi chianto de omne uno pe le soe bone qualitati. / Ad Re de Raona dero obbediencia paricchi lochi; et casa Caldora lassao lo partito de Re Renato, et volio essere de Re de Raona”.
48. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampa ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
49. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
50. V.Duca di Monteleone, op.cit.
51. Degli Arienti, op.cit.
52. Degli Arienti, op.cit. Così Degli Arienti: - Essendo ne la flebile doglienza de gentilhomini recordato, che a lei fu decto dovesse come regina suntuosamente vestire, perché de panni neri vestiva, lei respose che non convenia andare cum liete et pompose veste per la captura del re suo marito. Da l’altra parte li suoi apetiti furono sempre alieni da sumptuosi abiti, fogie et portamenti, perché non poteano generare se non lasivia, vanitate et male exemplo. Ma ben satisfacea, che andava vestita de tre gemme le quale la faceano sopra ogni altro ornamento pomposa et radiante. La prima gema era il titolo de la regina concesso da Dio; la seconda gema era la iustitia del regno; la terza gema era la gratia di populi. O Ixabella sanctissima regina quanto sei degna de sempiterna laude per quelle tre beate geme che te ornarono al mondo, et per molte altre virtute, che in te regnarono! Credo che mai natura producesse donna al mondo de magior gratia et excellentia di te, excepto quella che nel suo sacratissimo ventre portò la salute del genu umano. Che più di te se può dire, felicissima regina? Se non come fusti in terra beato exemplo de ogni excellentia, così credo che nel regno de’cieli de le tue glorie cum li altri glorificati spiriti presso lo eterno principe gaudi et triumphi. Così de la tua beatitudine el nostro gentile Ginevero ne prenderà jocundità et piacere”.
53. Degli Arienti, op.cit.
54. Raimondo Orsini fondò la Chiesa di Sant’Angelo in Palco a Nola. Nel XVI capitolo del De Nola, il Leone scrive che la Cattedrale di Nola: “…incepta est a Raymundo Ursino finita ab Urso, atque Episcopio Nolano J.A. Tarentino…”. Non avendo avuto figli legittimi, istituì eredi i tre figli naturali: Felice, Conte di Nola e Principe di Salerno, nonché Duca di Ascoli e Signore di Lauro e Forino; Daniello, Conte di Lauro; Giordano Conte di Atripalda. Il Re Ferdinando d’Aragona, per legare a sé Felice gli diede in sposa la figlia naturale Maria, ma ciò non gli servì a nulla poiché Felice, in breve tempo, passò alla parte Angioina. Gli altri due fratelli, per non essere da meno, tradirono anche loro gli Aragonesi e per la loro condotta, dopo la battaglia di Troia, furono spogliati dei loro beni che passarono ad Orso. Lo stesso Felice fu spodestato della Contea nel 1459”. Da www.conteanolana.it
55. Tafuri, op.cit. Così la Cronologia in Tafuri: “Anno 1443. A dì 26 Febbrarii ad ore 16 entrao in triunfo Re de Raona ad Napoli sopra Carro, et sotto Pallio, et lo seguitaro omne Segnore, et Barone de lo Reame. / A dì 3 Marzo Re de Raona declarao Duca de Calabria lo so Fillio Ferdinando, et vulio, che omne Barone le desse obbediencia…”
56. Degli Arienti, op.cit. Così Degli Arienti: - Per la qual cosa Ixabella regina exitte virilmente cum florente exercito contro il suo inimico Alphonso non altrimenti facesse Tamiris regina de li Sitii possedetrice del regno loro quando cum feroce exercito li venne Cyrro per torli el regno, più presto perhò per gloria, che per accrescimento de imperio. Così duncha guerezando la regina Ixabella come fusse stata usa e perita ne l’arme et in molti lochi prosperando, in fine, come fortuna volse, che a belli principii voluntier contrasta, il re Alfonso prese la Puglia cum Basilicata.
57. Degli Arienti, op.cit.
58. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.
59. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.
60. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit.
61.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
62.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
63. Bartolomeo Fazio, Bartholom: Facii De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege.
64. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784.
65. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
66.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
67.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811i Cfr. Annali di Rainaldo; Cfr. Annali di Bonincontro.
68.Il 22 marzo 1443 sarebbe morto Raimondello di Claramonte figlio del conte Tristano de Cupertino, al quale successe Sancia sua sorella duchessa d’Andre [moglie del Duca di Andre Francisco de Baucio il 7 dicembre 1443]. Aveva forse sposato il vedovo della sorella Maria chiamato duca d’Andre dallo stesso cronista in precedenza, anticipando di meno di un anno la morte (1444) dell’altra sorella Donna Antonia, sempre figlia a Tristano, perita in Francia. Altri dicono che era il 3 gennaio 1444, quando si spense Raimondo, fratello di Isabella (o fratellastro, visto che é sempre detto figlio di Tristano, ma mai fratello della Regina), cioé Raimondello Conte di Copertino. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
69. Così la lapide: - Joannes Antonius de Baucio de Vrsinis Tarenti princeps, Dux Borii, Lycii Comes, Regni Siciliae Magnus Conestabulus, eie. Hanc contimi fecit Ecclesiam sub vocabuìo, et nomine B. Antonii, anni» Christi MCCCXLVllI.
Così l’altra: - Haec Domus Antonio Patavino sacra locatur, / Principe Joanne Antonio dominante Tarenti, / Sub quo praeses erat fidus Nicolaus ibidem / De Cupressano Leonardo mitite cretus, / Mille quatereentum septem / Sol aureus orbes / Aree sub aetherea Christi quadraginta rotabat.
Indi la pergamena domini Iohannis antonii de ursinis principis Taranti e Conte di Lecce. E’ nello statuto di Lecce fatto fare da Maria fu redatto nel 1445, riporta una pergamena del 1350 ai tempi di Gio.Ant. de Ursini: Matricula appretii civitatis litii facta pro satisfatione salis tempore recolendae memoriae Illustris et jncliti domini domini Iohannisantonii de ursinis principis Taranti comitis litii et cetera,qui serenissimus princeps ex gratia speciali mandavit et voluit: quod homines pro eorum personis non taxentur sub anno domini MCCCL.
70. P. Andrea della Monica, Istoria di Brindesi, vol.IV, cap. 8 cita l’iscrizione sita nella Chiesa dei PP. Osservanti Riformati di San Francesco della Città di Taranto. Da cui il Tafuri, cit: “prima di questo tempo il Principe Gio. Antonio intitolavasi Conte di Lecce, onde, o prima del 1446 cessò di vivere la Regina Maria, o che non per la morte di questa succeduto fosse il Principe Gio. Antonio alla menzionata Contea di Lecce”: Joannes Antonius de Baucio de Ursinis Tarenti Princeps, Dux Barii, Litii Comes, Regni Siciliae Magnus Comestabilis hanc construi fecit Ecclesiam sub vocabulo a nomine Beati Antonii Anno Chrisli 1444.
71. Proviamo a ricostruire un minimo di albero genealogico.
Ugo del Balzo conte di Soleto ebbe per figlio primogenito Raimondo del Balzo (1303-1375) il quale morì lasciando erede per testamento NICOLA figlio della sorella Sveva o SIBILLA (1300-1336) che portò Ariano in dote al marito ROBERTO ORSINI (1295-1345), primogenito di Romanello e Sveva, conte di Nola da cui nacquero Giacomo ORSINI primogenito cardinale (m.1379) e Nicola ORSINI (1331-1399), morto lo zio Raimondo nel 1375, incamerò per testamento tutti i beni e fece il patrizio romano. Sposò nel 1355 Giovanna de Sabran (m.1379) ed ebbe per figli Roberto II (1360-1394) primogenito sposo di Margherita Sanseverino e Raimondo (1361-1406) secondogenito, a cui diede il nome dello zio materno. Roberto generò Pietro detto Pier/Pirro I (1392-1420) da cui nacque Raimondello junior (m.1459).
Sansovino dice che da un Orsino si ebbero Romondo Orsino principe di Taranto (generò Gabriello di Venosa, Rinaldo, Giannantonio principe tarantino padre di “tre figlie femmine, delle quali una dice che fu Regina di Napoli, ed un maschio naturale”, e un altro fratello Roberto Orsino (1360-1384), il quale (sposando Margherita Sanseverino) (viceré dell’Abruzzo?) generò Romondo II (m.1459), principe di Salerno, e duca di Amalfi (detto Raimondello junior morto nel 1459), il primo dei 16 designati alla guida del Regno nel testamento di Giovanna II. Da qui la tesi sposata con Conigero-De Ferraris e dal Duca di Monteleone nelle loro cronache scritte a penna, a cui fanno eco Di Costanzo e Costa quando sostengono che Romondello fu secondogenito di Nicolò Orsino Conte di Nola. Cfr. Francesco Sansovino, l’Historia di Casa Orsina, fratelli Stagnini, Venezia 1565.
a) Raimondo Orsini sposa Marie d’Enghien Contessa di Lecce detto Raimondello Orsini del Balzo, perché ritornato intorno al 1380 dall’Oriente occupa con violenza la contea di Soleto e alcune altre terre appartenenti al fratello della madre e si mette Nel maggio del 1382 contro il padre Niccolò, a favore di re Carlo III di Durazzo poi ribellle e passa dalla parte di Luigi I d’Angiò ottenendo l’redità con l’Angioino, che gli fa sposare nel 1384, sposa Maria d’Enghien, contessa di Lecce), libera Urbano VI che gli concede ‘licenza di costruire’ “un convento con ospedale e chiesa ‘sub vocabulo Sanctae Chatarinae’ in S. Pietro in Galatina”, passando con Ladislao (1399). che lo contrasta a Taranto mentre muore nel 1406 lasciando vedova Maria d’Enghien.
Per altri ricompare nel 1389 Raimondello Orsino da Nola (che muore nel 1405) a Principe di Taranto:/
a1). Giovanni Antonio Orsini del Balzo Principe di Taranto sposa Anna dei Principi Colonna, muore nel 1465 Il figlio Giovanni Antonio non succede nel 1407, a motivo delle nozze che sono intercorse tra sua madre e il re Ladislao impedendo le nozze con Maria d’Angiò-Valois, figlia di Luigi II. Più tardi, nel 1417, egli sposa una nipote di Papa Martino V, Anna dei principi Colonna. Parteggiò per Alfonso V d’Aragona (Alfonso I°, re di Napoli) e si oppose al di lui figliolo, Ferdinando I (Ferrante), re di Napoli. Muore nel 1463, ad Altamura, assassinato, ed i suoi feudi vengono revocati dalla Corona.
a2).Gabriele Orsini del Balzo Duca di Venosa sposa Jeanne Caracciolo, muore all’assedio di Costantinopoli del 1455 e ha due figlie:
- Maria Donata Orsini del Balzo (muore intorno al 1487 dopo aver sposato Pirro del Balzo IV Duca di Andria).
-Ramondina Orsini del Balzo muore ca 1490, sposa Roberto Sanseverino Principe di Salerno
a3) Caterina Orsini del Balzo sposa Tristano di Chiaramonte Conte di Copertno da cui ebbe per certo:
- Isabella di Chiaramonte, sposa Ferrante I re di Napoli e muore nel 1494 ;
- Sancia di Chiaromonte, sposa Francesco III Duca di Andria muore intorno al 1482
Un altro studio vuole Raimondello junior (m.1459), il primo fra i 16 Nobili Napoletani lasciati in testamento dalla Regina Giovanna II, a governare il Regno in attesa di Renato, che dallo zio G. Antonio Orsini ebbe per sposa una cugina del Re di Casa d’Aragona e per dote il Principato di Salerno ed i Ducati di Amalfi e Sarno, Maiori e Minori, Scala e Ravello, insieme ad altri Feudi, e fu fatto anche Giustiziere del Regno. Questo Raimondello Orsini di Nola sposò Isabella Caracciolo (sorella del Gran Siniscalco Gianni, ed in seconde nozze, nel 1439, Eleonora d’Aragona, cugina di Primo Alfonso). Urbano VI gli regalò Benevento e la Baronia di Flumeri, che consisteva in 18 Castelli, ma non ebbe figli, solo i figliastri Felice, Daniello e Giordano, facendosi Diacono-Cardinale, ma non é accertato che Raimondo accettasse la Porpora. Nel XVI capitolo del De Nola, il Leone scrive che la Cattedrale di Nola incepta est a Raymundo Ursino finita ab Urso, atque Episcopio Nolano J.A. Tarentino. Senza figli fece eredi i tre figli naturali: Felice (riconosciuto erede naturale di Raimondello Junior), Conte di Nola e Principe di Salerno, nonché Duca di Ascoli e Signore di Lauro e Forino; Daniello, Conte di Lauro; Giordano Conte di Atripalda. Ferrante fece sposare la figlia naturale Maria a Felice confermandogli l’eredità paterna ma lo spodestò stesso nel 1459 perché tutti i fratellastri passarono lo stesso con gli Angioini.
Spinto dal principe di Taranto tradì anche Orso Orsini figlio illegittimo di Gentile Orsini (conte di Soana) - fedele di Alfonso dal 1437, nel 1439 e fra 41-47 fatto Gran Cancelliere del Regno, tra il 1441 ed il 1447 - istigati dal Principe di Taranto ribellatisi nel 1458 a favore di Giovanni d’Angiò. Orso su Ascoli e Manfredonia, dal 1460 su Foggia, Nola. Ma fu respinto da Felice Orsini, Principe di Salerno e Conte di Nola ripassato con Ferrante il 1 luglio 1460, entrò in Nola respingendo Orso con le armi, al grido di Aragona. Giovanni d’Angiò riportò una vittoria strepitosa ed Orso, il 7 gennaio 1462, innalzò di nuovo la Bandiera Regia sulle mura di Nola: il 14 gennaio Orso ottenne la Contea di Nola, Atripalda, la Signoria di Baiano, Lauro, Palma, Avella, Ottaiano, Monteforte e Forino. Dopo aver combattuto ancora per Ferdinando, nella Battaglia di Troia, il 18 agosto 1462, ebbe da quel momento delicati incarichi dal Re, fra i quali, quello di assistere per oltre 15 anni il Duca di Calabria.(ricostruzione da: http://www.conteanolana.it/uomini%20illustri%20libro%20M-P/Orsini%20(Famiglia).htm)
Ebbe poi Nola un altro Nicola Orsini II, nato nel 1442, secondogenito di Aldobrandino, Conte di Pitignano e di Bartolomea, figlia di Carlo Orsini, Conte di Tagliacozzo; con il titolo di Conte di Pitignano, fu investito della Contea di Nola, da Alfonso II Duca di Calabria. Nel 1459 (ancora giovanetto) lo troviamo tra le fila dell’esercito inviato da Pio II a riconquistare Viterbo. Sposò Elena dei Conti, morta a Nola l’8 giugno 1504.
Queste invece le parentele più altolocate dei Conti di Tagliacozzo e Manopello conquistatori dell’Abruzzo invischiati nelle parentele coi Duchi di Sessa avversari di Ferrante e favorevoli agli Angioini.
Primi Viceré dell’Abruzzo:
* 1383. Rinaldo Orsini. Raynaldo delli Orsini Conte di Tagliacozzo. Patrizio rettore del patrimonio di San Pietro, signore di Orvieto (1380), Spoleto (1383) e Pescara (1388), forse non fu proprio il primo Viceré, ma sicuramente Governatore della città dell’Aquila assegnatagli nel 1381 dalla Regina Giovanna I di Napoli. Nel 1383 si diede a Re Luigi I d’Angiò, indi (alla sua morte avvenuta l’11/9/1384) al successore Re Luigi II d’Angiò, finendo assassinato nel 1390.
* 1383-1390. Bartolomeo di San Severino della Marca. Nominato Viceré da Re Carlo III di Napoli entrato in provincia il 17 luglio 1383, ma penetrò in L’Aquila solo il 14 aprile 1390 mentre il governatore Rainaldo stava complottando con familiari e servitori nel convento di S.Francesco, poco prima della morte del fratello Gianni Orsini, già senatore di Roma, che era al suo seguito, avvenuta il 31 agosto 1390, giorni in cui sarebbe stato assassinato anch’egli, dopo che furono tradotti in casa del Conte di Montorio. Il Viceré liberò l’Abate di Montereale.
* 1414-1415. Conte da Carrara. Conte fu Obize da Carrara della famiglia dei Carraresi fu uno dei più potenti capitani di ventura. Padre di Ardizzone e Obizzo fu da re Ladislao I di Napoli fatto Viceré dell’Abruzzo e poi premiato con il Principato di Ascoli ereditato dai figli. Fu nominato Viceré da Re Ladislao I di Napoli dopo essere entrati insieme in L’Aquila. Dimorò in Paganica odierna frazione de L’Aquila prima di stabilirsi ad Ascoli Piceno dove morì e fu tumulato dai figli nel Duomo.
* 1415-X. Giacomo Caldora. Fu viceré di tutto l’Apruzzo nominato dalla Regina Giovanna II di Napoli dopo essere stato governatore dell’Aquila l’anno prima.
* 1420-X. Cristoforo Gaetani. Fu viceré dopo l’incoronazione di Giovanna II a Regina di Napoli.
* X-1460. Pietro Lallo Camponesco. L’Aquila fu di Renato d’Angiò Re di Napoli che vi lasciò Petri detto Lallo Camponisco a suo Viceré.
Sui racconti dell’ingresso di Alfonso per l’acquedotto, del carro, della sfida del principe v. Fra Luigi Contarino, L’Antiquità di Napoli, Napoli 1575, pag.82; in: Giovanni Villani, Luigi Contarini, Benedetto di Falco, Raccolta di vari libri, overo opuscoli d’historie del Regno di Napoli,Castaldo, Napoli 1680, pag.141. Per la storia dei cronisti v. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Fernando Guida, da internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Sulle nozze v.Regina Poso, Saggi, in Kronos n.10, pagg.120-122. Cfr. Rogeri De Pacienza, Opere, a cura di M.Marti, Lecce 1977, Lib.I poema in 8 libri e 8112 versi Lo Balzino, vv.385-393, Lib.II in 612 versi Il Triunfo. Cfr. L.Schiappoli, Isabella di Chiaromonte regina di Napoli, in miscellanea storica salentina G.Cingolani, n.4, marzo 1995, pagg.69-85. Per note su Rogeri v.Giovanni B Bronzini, Rassegna bibliografica, pag.379 e segg., Archivio storico pugliese, 1978. Queste nozze fra Isabella del Balzo con Federico, l’altro figlio di Alfonso, furono celebrate ad Andria il 28 novembre del 1487, quando la principessa giunse nella cattedrale in pompa magna. Sono versi sicuramente scritti più tardi, nel 1498 ad opera di Rogeri, il quale tratteggia la figura della nuova sovrana investita del Regno di Sicilia e Gerusalemme che quindi non fu questa Isabella del Balzo degli Orsini, ma la futura cognata Isabella del Balzo, orfana di Pierre principe di Altamura e duca d’Andria. Così Rogeri: - Stava Isabella assai contenta e lieta / chiamata era Duchessa de lo Monte; / de panni, broccati, velluti e seta / non era principessa li stesse a fronte; / li varii ornamenti non avea meta, / catene, gran collane, gioie in fronte, / ch’invero una regina più pomposa / non saria ossuta andar in omne cosa. Sullo sbarco di Ferrante v. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit. Sul figlio di Caldora avuto come amico appena giunto dalla Catalogna al fianco del padre Alfonso v. Di Costanzo, op.cit. Così di Costanzo: Ai tempi in cui Re Renato perse Raimondo Caldora e il Ducato di bari e passò con Re Alfonso, questi deciso di dargli per sicurezza e pegno di amicizia il figlio primogenito per paggio, bello e disponibile, “il quale era di così gran bellezza e disposizione, che il Re lo diede per compagno a Don Ferrante suo figlio bastardo, ch’era venuto pochi dì innanzi da Catalogna, e lo facea servire a modo di figlio di gran Principe scrive Bartolommeo Facio che stava in quei giorni appresso a Re Alfonso. Cfr. Bartolomeo Fazio, Bartholom: Facii De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege. Sulle qualità di Ferrante v. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Sui maestri di corte v. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
La cronologia nel Diario riportato da Tafuri: Anno 1444, indictione septima. A dì 3 ianurio morto Ramondello Claramonto filio di Tristano Claramonto Conte de Copertino. Cfr. Ludovici di Raimo, Annales Ludovici de Raimo, RIS XXIII, col. 231. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Un barone poteva infatti anche cedere solo la riscossione, per intero o in porzioni, del Burgensativo, della Cappellania e di altri diritti o jus (sui quali deteneva l’esazione) a dei privati, all’Università, ma ciò accadde per secoli. Cfr. A.Bascetta, Il Tesoro del Marchese Amoretti di Capriglia, Abedizioni, Avellino 1996. Sugli atti: Archivio storico per le province napoletane, Nuova Serie, 1938. Sulle vicende dei feudi verginiani: A.Bascetta. Mugnano del 1742, Catasti onciari di Terra di Lavoro, Abedizioni, Avellino 2006. Cfr. A.Bascetta, Joanna secunda, Giovanna II d’Angiò Regina di Napoli, Abe, Avellino 2010. Cfr. V. Pontano, cit. Cfr. sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Cfr. Giovanni Sabadino degli Arienti, Gynevra de le clare donne, a cura di C.Ricci e A.Bacchi della Lega, Romagnoli-Dell’acqua, Bologna 1887, opera composta da 33 biografie di donne famose scritta alla corte di Ginevra Sforza che vide la luce nel 1483. Dice Arienti che quando Alfonso venne nel regno chiamato in soccorso dai grandi (i magnati della magnifica Corte istituita da Ladislao) ovvero li primati de Neapoli per succedere nel regno, come adoptivo figliuolo, diventato Re solo dopo molte guerre, non havendo altro unico herede che Ferdinando, suo figliuolo, dubitò, come savio re, che doppo la morte sua non intervenisse qualche defectione nel stato, per essere il figliuolo Ferdinando, alhora duca de Calabria, di etate anni xvi. Quindi Ferrante aveva 16 anni quando impalmò Isabella, che era de anni xxii, già erede designata al titolo di principessa, in quanto cara nepote (come propria figliuola) del principe de Taranto, et figliuola già del predecto illustre cavaliero Tristano.
72. Dal sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com.  Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Cfr. Dal sito internet: www.ilportaledelsud.org. Cfr. Tafuri così continua: “Ivi ad istanza del Re tradusse dall’Ebraico in Latino il Salterio, dal Greco l’Isagoge di Porfirio, il libro delle Categorie di Aristotele, i dieci libri dell’ainicomaco, i sette ad Eudemeo, ed i due intolati Magnorum Moraliunij che si credono tutti composti dal medesimo Aristotele, ed il testamento nuovo”. Oltre ad alcuni trattati da lui composti, come quello de Terremota libri trei, De recta inlerprelalione lib. V, Vita Senecae, De Pace servanda. Ottenne 900 scudi d’oro annui, “per quel che ne scrive il Naldi; ed il Gaddi nella pag.159 degli Elogj trascrive la carta del Privilegio spedito in Napoli a’5 Ottobre del 1455, il quale fu confermato dal Re Ferdinando suo figliuolo nel 1458". Cfr. Benedetto Gareth detto Il Chariteo, Cantico V, la Pasqua. Il poeta originario di Barcellona, giunse a Napoli nel 1467 e vi morì nel 1514.
73. Il 13 settembre 1446 passò a miglior vita l’ex Regina Maria d’Enghien, madre del Principe di Taranto, e tutti si diressero a Lecce dove furono fatti i funerali in molti luoghi. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Coì: “A dì 13 Septembre moìo in Lezze Maria de Engenio fo Molliera de Re Lauslao, et Madre dello Segnore Prencipe Iuhanni Antonio Prencipe de Tareno, et pe omne loco fora facte l’Exequie”. Coniger dice che ciò accadde il 9 maggio 1446, quando le “furon fatte honorate exequie cum cultra di imbroccato sopra carmosino al chiauuto, et pallio d’oro sopra seti celestro, et suo corpo stà ad Santa “+” (segno di croce). Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
74. Degli Arienti, op.cit. Le date di nascita sono state tratte dal confronto coi cronisti. Berzeviczy ricorda come Beatrice d’Aragona, regina d’Ungheria per avere sposato Mattia Corvino, durante tutta la vita conservò pietosa memoria della madre troppo presto scomparsa facendo celebrare settimanalmente messe in suffragio). Da internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida.
75. Il 22 Giugno 1450 fu soave per la nascita di Dianora. .M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Così: A dì 22 Iunio filliao ad Napoli...E ancora: 1448/ A d’ 4 Novembre die lunae filliao in Napolo la Segnora de Claramonti Molliera de lo Duca de Calabria et facio no bello... Cfr. L. Volpicella, Regis Ferdinandi primi instructionuni liber, a cura di L. Volpicella, Napoli 1916; Diario ferrarese dall'anno 1409 sino al 1502 di autori incerti, in Rer. Ital. Script., 2 ed., XXIV, 7, vol. I, a cura di G. Pardi.
76. Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
77.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
78. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), cit., nota: “Lettera a Ferrante del 20.VIII.1452, ACA, Cancelleria, Registros, 2798, ff. 33v-34r). PASSERO, Historie, pp. 92, 94-95 testimonia i festeggiamenti a Napoli alla notizia dei successi in Calabria dell’esercito aragonese e spagnolo (il 1.III e 7.IV.1496)”.
79.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Così: “1451. A dì 15 Marzo fo incoronato ad Roma in la Ecclesia de Sancto Pietro lo Imperatore Federico, et so Moghiera Dianora. / A dì 1 Aprile venìo ad Napoli la Imperadrice Dianora Nipote de lo re Alfonso cum grande sollennitate, et regalati di pietre prizziose, imboreati d’oro, et panni di razza, che foro co gusto receputi. /A dì 19 dicto filliao la Segnora Duchessa Isabella, et feci no filliolo mascolo, che lo vattisciao lo Imperadore, et li volio ponere lo so nome. / A dì 23 dito se partio pe Roma lo Imperadore, et so Mohùghera Dianora vulìo andare ad Pullia ad Sancto Michele pe visitarlo, et po se barcao da Manfredonia pe Vinecia. / In lo Mesi de Iunio Re Alfonso mandao lo Segnore Duca de Calabria collo Exercito contro de Florentini, et le pilliao multi lochi”.
80. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota: “A titolo di esempio: in occasione dell’adesione di Alfonso il Magnanimo alla pace di Lodi e alla lega italica (gennaio 1455)”. Da una lettera di A.Maletta e B. Visconti a F. Sforza, Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 204, v. p. 199.
81. Dal Diario di M.Lucio Cardami non note di Tommaso Tafuri. 15 dicembre. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
82. Lettera di Maletta, ivi, p.279. E’ riferito al matrimonio Aragona-Sforza (ottobre 1455). In: .FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota.
83. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. V. giorno 15 dicembre... Cfr. Raffaele Colapietra, in: Il ‘400 in Abruzzo e in Molise, Vol. VI, Storia del Mezzogiorno, pagg. 55-56.
84. Muratori, Annali d’Italia,voll.31,pp.514-15, Venezia 1790. Nel tomo XXI (anni 1421-1480) così riporta: “Nel dì 5 di dicembre (1456), e in altri susseguenti giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel Regno di Napoli, che fu creduto di non essersi da più secoli indietro provato un somigliante eccidio in quelle contrade...Le persone morte sotto le rovine chi le fece ascendere sino a centomila, con esserne perite nella sola città di Napoli, per attestato d’alcuni, venti, o trentamila”. Cfr.Antinori, Annali degli Abruzzi, nel XV volume. V. anno 1456. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
85. Balla Enrico, Pereto, storia, tradizioni, ambiente, statuti, Roma 1986, pag. 98-99. In: http://www.pereto.info/terremoto_5dicembre1456.htm. Cfr.De Blasiis G. 1885Il terremoto del 1456Archivio storico prov. napoletano, anno X , Napoli. Cfr. GNGTS – Atti del 22° Convegno Nazionale / 05.04 / U. Fracassi, G. Valensise, E. Guidoboni e G. Ferrari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma e dello SGA, Storia Geofisica Ambiente srl, Bologna. LA SORGENTE DEL TERREMOTO DEL 1456: NUOVE IPOTESI DAL RIESAME CONGIUNTO DI DATI STORICI E STRUTTURALI. Così scrivono: “Nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal MIUR l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la SGA hanno intrapreso un riesame della catastrofica sequenza sismica iniziata il 5 dicembre 1456. Per l’estensione della zona colpita e la severità dei danni questo terremoto é ancora oggi ritenuto il più forte terremoto della storia italiana. La ricerca si avvale di un’ampia reinterpretazione delle fonti storiche, di una nuova visone d’insieme dell’assetto profondo del settore crostale interessato dall’evento e di analogie con le caratteristiche di sorgente dei terremoti molisani del 31 ottobre-1 novembre 2002".
86.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
87.Così nel Diario: - A dì 5 Decembre die Dominico ad hore 11 venne pe tutto lo Reame no tremolizzo grande, che nullo se ricorda averene nteso simile. Rovinao tutta terra de Abbruzzo, s’aprìo in paricchi lochi la terra alla Campagna di Napoli, de Benivento, Esernia, Adice, et Ascoli; parecchi Cittati, et terre se rovinaro adfatto. In Provincia de Terra d’Otranto facio grande damno ad Brindesi, Oria, Alessano, Castro, Mandurio, Nerito, et Lezze. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
88. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. Sulla pergamena di Altavilla del febbraio del ‘58 v. P. Tropeano, CDV, cit.
89. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli. Opuscola historica, pag.145.
90. Così nel Diario: “1457. A dì 14 Novembre filliao ad Napoli Reina Isabella, et facìo na bella filliola femmina, che se chiamao Beatrice. / A dì 20 dicto in Terra de calabria vi fo no tremendo Tremolizzo, che facìo paricchi damni pe tutti quei lochi, et ci moriro multe Persone. / A dì 2 decembre venne nova, che Re Alfonso s’avea nimicato collo Segnore Papa, che no li vulìo declarare Re de Napoli lo so filliolo Ferrante pe essere bastardo. / A giugno del 1458 moriva il 27 Re Alfonso. / A dì 27 dicto ad ore sette della notte morìo ad Napoli…”.
91. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. note 97 e 98 sui Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 666; ivi, vol. II, pp. 3-4); Ivi, vol. II, p. 45. Da: http://www.fedoa.unina.it/3023/1/Senatore_Cerimonie_2207.pdf. Per le notizie su Lucrezia Alagni v. Giovanni Di Meglio, La bionda Lucrezia castellana per amore del re, in: Storie del Castello di Ischia, dal sito internet: www.isoladischia.net
92.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
93. S.Degli Arienti, op.cit; cfr. Cardami, cit. Così Cardami: - Re Ferrante se trovao a male partito a lo Reame, et sapendo tutto Regina Isabella, mandao subito a chiamare ne lo Mise de Aprile da Otranto lo Archiepiscopo pe nome Stefano de Pendinellis, che foa so Confessoro, quanno stia Episcopo a Nerito, prima che se sposasse. Et ito a Napole con molta fretta, perché era assai bene voluto da lo Principe Iuanni Antonio Zio, nce lo mandai segretamente, et de notte tempo sotto a Sarno pe ritirarlo contro de lo Re Ferrante, ma non li riuscette, perche se trovava assai impegnato pe lo Duca Juhanni;
94. Sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
95. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Tafuri, op.cit. Così scrive Tafuri: “Fu fama, che Isabella di Chiaromonte Regina vedendo le cose del Marito disperate, si fosse partita daNapoli con la scorta d’un suo Confessore in abito di Frate di S.Francesco, e fosse andata a trovare il Principe di Taranto”. E aggiunge: “Nel 1460, notarono il Cardami, ed il Passero. Pag. 485, lin. 4”. Cfr. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
96. Cardami, cit. Pag. 489, lin. 28: Conte venne ad accordarsi. Nel 1461. Libro xx, pag. 499, lin. 40. Li duo Ruberti Sanseverino, ed Orsino si partiro da Calabria. Cfr. Cesura di Gio.Bernardino Tafuri sopra li giornali di Matteo Spinelli di Giovenazzo indiretta al signor Lodovico Antonio Muratori, v. correzioni, e supplementi alli xx libri dell’Istorie del Regno di Napoli del Costanzo, Gio.Bernardino Tafuri, pagg.353 e segg. In: M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
97. Sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
98. S.Degli Arienti, op.cit.
99.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
100. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr. Napoli nobilissima, vol.11-12., Napoli 1921; cfr. Francesco Ceva Grimaldi, Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente, Napoli 1857.
101.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
102. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota “105. Le due luminarie attestate per Cava de’ Tirreni (SA) nelle delibere universali finora pubblicate coincidono con quelle documentate a Capua (vedi Appendice I, nrr. 29-30): il 29.IV.1559 si festeggiò la pace di Cateau-Cambrésis (7 giorni dopo Capua)”. Cfr.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.
103. Michele Vecchioni, cit. Cfr.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
104. S. Degli Arienti, op.cit.
105.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
106. Passaro, cit., dal sito internet: www.culturasalentina. wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
107. S. Degli Arienti, op.cit.
108. Pontano, cit. In: Dal sito internet: www.culturasalentina. wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
109. Biblioteca Nazionale Francese, Italien, 1588, 332-333, minuta scritta nella cancelleria milanese, CONTRATTO TRA SIMONOT DE BELLPRAT E GIULIANO GONDI, Milano, 30 settembre 1460; Contratto in 13 capitoli fra Simonot de Bellprat della tesoreria napoletana su procura del duca di Milano e Matteo Gondi, un mercante fiorentino agente per sé e per il fratello Giuliano. Fu pignorata la terza parte della corona del re in cambio di 11.000 ducati; FERRANTE D’ARAGONA A GARÇIA BETES, Napoli 8 ottobre 1460; BNF, Italien, 1588, 350; STIMA DEI GIOIELLI DELLA CORONA DI FERRANTE D’ARAGONA, Firenze, 22 dicembre 1460, stima fatta da Giorgio di Niccolò, gioielliere veneziano.
110. Pietro Giannone, op.cit. Scrive Giannone: “Andrea Mariconda del seggio di Capuana, fiori pure in questi medesimi tempi, ed acquistò fama di celebre giureconsulto. Fu dalla giovinezza dato allo studio delle leggi, e prese il grado di dottore in Napoli a’ 5 d’ottobre del 1460. Riuscì nel fóro celebre avvovato, e dalla regina Isabella, luogotenente generale del re suo marito, fu creato consigliere nel 1461. Da Ferdinando poi fu fatto presidente della regia Camera, e rat. Vedi Toppi, de Orig Ti ib., tomo 2, lib. 3,c. l,num.9. Vedi Platina, in Paulo II”.
111. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
112.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851, pagg.540 e segg. Cfr. Testi Temporum, Gaspare Fuscolillo. Croniche, edizione critica a cura di Nadia Ciampaglia, Nuovi Segnali, Napoli 2008, pag.640. Cfr. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti.
113. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
114. Così “egli stesso raccontò a F. Sforza in una lettera del 30.VI.1462, ivi, 208, c. 106”. In Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota 100.
115. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
116. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811
117.Dal sito internet http://www.orsini-gotha.com
118. Op.cit. Nel 1462 notò Cardami, pag. 508, lin. 34. Avendo distribuite le genti dell’esercito per li luoghi convicini, e di poi se ne venne in Napoli. Nel fine di Gennajo 1463. Pag. 542, lin. 32. Re se ne venne di Napoli a fine gennaio 1463.
119. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811
120. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
121. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr..M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit. Così: venìo ad Tarento, passao ad Nerito, et Gallipoli, et da Gallipoli andao ad Otranto visitando le fortalizzi, et omne loco dello principe, et alle 11 dicto entrao ad Lezze, et pe omne loco fo receputo...
122. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811
123.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, op. cit. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
124. Da internet: Davide Shamà, Breve storia della dinastia Orsini. Cfr. Cardami, op.cit. Cfr. Giannone, Storia.
125. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti..., op.cit.
126. Lo ricorda un documento che era nell’Archivio Comunale: Ferdinandus Dei gratia Rex Siciliae, Hyerusalem, et Hungariae. etc. / Universis et singulis praesentes literas inspecturis tam praesentibus, quam futuris notum facimus per praesentes, quatenus pro parte Nobilium, et Egregioum Virorum, Universitatis, et Homninum Terrae nostrae Carvignedae Provinciae Hydrunti fidelium nostrorum dilectorum, qui propter subsecutum obitum illustris quondam Principis Tarenti, decedentis absque legitima prole ad nostram obedientiam, et fidelitatem cum animi promptitudine, et eorum spontanea voluntate devenerunt, fuerunt oblata Nobis nonnulla capitula, et petitiones quas, et quae juxta, et secundum deactaciones, et responsiones nostras in fine unius cujusque capitulorum ipsorum sigillatim continuata, et continuatis, apposita, et appositas, atque declaratas admisimus, et acceptavimus gratanter, quorum quidem capitolorum, decretationum, et responsionum nostrarum in fine singulorum ipsoruni apposimus, ut profertur, et seguitur in vulgari modo.
Segue la preghiera dei carovignesi, i quali, alla Sacra Regia Majestas humiliter, et devote supplicatur per parte dell’Università della Terra di Carvigna, che vostra Majestà se degna volerli tenere, et confermare tutti loro privilegii, sì come l’hanno fatto l’altri Signori, che hanno tenuto la detta Università di Carvigna. - Placet Regiae Majestati pout in possessione fuerunt, et sunt.
Item supplicano la detta Majestà Vostra, che la Regina Maria d’Engenio volze per un anno in dono onze otto, et dopo sempre l’hanno pagate. Però supplicano alla detta Vostra Majestà, se degna remetterli le dette onze otto. - Placet Regiae Majestati. / Item supplicano alla detta Vostra Majestà, che la Regina Maria predetta volze per un furno, che aveva dentro la Terra predetta de Carvigna onze quattro per anno, et dopo s’é guastato lo dicto furno, et sempre la detta università hanno pagato le dette quattro onze, per lo dicto pagamento supplicano alla detta Vostra Majestà, se degna volerli remettere tal pagamento - Si ex furno praedicto beneficium non habent, placet Regiae Majestati. / Item supplicano alla detta Majestà Vostra, che avendo a permutare altro Ufficiale, la Majestà Vostra se degna volerli confermare Masello de Lattera, come fu, é stato per lo passato, e che sia pagato per lo Erario di Vostra Majestà onze dieci per anno. - Regia Majestas aut illum confirmavit, aut de alio bono providebit. / Item supplicano la Vostra Majestà ch’essi esponenti so remasti poveri e miserabili alla Corte dell’anno passato in onze cinque. - Placet Regiae Maiestati. / Item supplicano alla Vostra Majestà, che attesa la loro povertà se degni farli franchi da ogni pagamento per anni cinque. - Placet Regiae Majestatis pro annis tribus.
Expedite fuerunt dictae petitiones, et Capitula in Regiis felicibus Castris prope Sanctam Mariam de Quarantana die vigesimo octavo novembris millesimo quatercentesimo sexagesimo tertio. Rex Ferdinandus -Dominus Rex mandavit mihi - Bartolomeo de Rataneo.
Fu poi lo stesso Re Ferrante d’Aragona a confermare Carovigno al figlio di primo letto del defunto Principe di Taranto, a quanto pare ripudiato dal padre, non avuto dalla prima moglie Anna Colonna (accertata per sterile), chiamato Magnifico Bartolomeo (Del Balzo) de Ursinis. Fu infatti Bartolomeo de Orsini che Re Ferrante confermò barone della Terra di Carovigno e dei Casali di Salice e Guagnano e Conte di Lecce, cioé la terra di Carvigna, e li Casali di Salice, e di Guagnano de Provincia Hydrunti devoluti per morte senza eredi dell’Illustrissimo Principe di Taranto. Considerando i servizi del Magnifico Vartolomeo de Ursinis dona al detto Bartolomeo la detta Terra (ASN, 1464). E a lui restò fedele, quando nel 1452 il Re gli chiese manforte, tramite il cavallaro Antonio Masullo, per partecipare alla guerra d’Otranto del 1480-81, prima della morte avvenuta nel 1484, quando vendeva il diritto alla riscossione delle tasse su scannaggio, chianca e bosco sui feudi di Salice e Guadano a Luigi Paladini.
127.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit. Così: venìo ad Tarento, passao ad Nerito, et Gallipoli, et da Gallipoli andao ad Otranto visitando le fortalizzi, et omne loco dello principe, et alle 11 dicto entrao ad Lezze, et pe omne loco fo receputo... In: Bartolomeo Ravenna, Memorie istoriche della città di Gallipoli, Tip.Miranda, Napoli 1836.
128. Gaudenzio Claretta, Gli ultimi anni di Bona di Savoia duchessa di Milano, Cellini, Firenze 1870.
129. Antonio Campi (1523-1587) - Agostino Carracci (1557-1602) - David Laudi (fl. 1550-1599) - Giovanni Paolo Bianchi (ca. 1590- ca. 1646), Cremona fedelissima citta et nobilissima colonia de Romani:rappresentata in disegno col suo contato et illustrata d'una breve historia delle cose piu notabili ... et dei ritratti ... de duchi et duchesse di Milano e compendio delle lor vite / da Antonio Campo, Gio. Battista Bidelli (per Filippo Ghisolfi), Milano 1645, pag.128 e segg.
130. S.Degli Arienti, op.cit.
131. S.Degli Arienti, op.cit.
132. Roberto delle Donne, Regis servitium nostra mercatura. Culture e linguagi della fislalità nella Napoli aragonese, In: Linguaggi e pratiche del potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed età moderna, a cura di Giovanna Petti Balbi e Giovanni Vitolo. Centro interuniversitario per la storia delle città campane nel medioevo. Quaderni (4).Laveglia editore, Salerno 2007, dal sito internet: www.fedoa.unina.it/1125. Nota 28. Cfr.G.Battista Aiello, Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, Napoli 1845, vol1. Nella tribuna saranno collocati i “sepolcri di Isabella di Chiaromonte moglie di Ferrante I d’Aragona e di Pietro d’Aragona fratello di re Alfonso, morto nell’assedio di Napoli del 1459 e qui poi trasportato da Castel nuovo e tumulato nel 1444. L’iscrizione é la seguente: OSSIBVS ET MEMORI AE ISABELLAE CLARIMONTIAE / NEAP. REGINAE FERDINANDI PRIMI CONIVGIS / ET PETRI ARAGONEI PRINCIPIS STRENVI / REGIS ALFONSI SENIORIS FRATER / QVI NI MORS EI ILLVSTREM V1TAE CVRSVM INTERRVPISSET / FRATERNAM GLORIAM FACILE ADAEQVASSET / OH FATVM! QVOT BONA PARVVLO SAXOCONDVNTVR. Quivi anche riposa la spoglia di Cristoforo di Costanzo gran siniscalco di Giovanna I, morto nel 1367; e qui Beatrice figliuola di Ferrante I e d’Isabella, rimasa vedova di Mattia re d’Ungheria, leggendovisi l’epigrafe: BEATRIX ARAGONEA PANNONIAE REGINA / FERDINANDI PRIMI NEAP. REGIS FILIA / DE SACRO HOC COLLEGIO OPT. MERITA / HIC SITA EST / HAEC RELIGIONE ET MVNIFICENTIA SE IPSAM VICIT.
133. S. Degli Arienti, op.cit.
134. S. Degli Arienti, op.cit.
135.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
136. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
137. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
138. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
139. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.Per la lettera di cordoglio di Sforza v. BNF, Italien, 1590, 338, Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo, Milano 10 agosto 1464.
140. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii.., op.cit.
141. Archivio di Stato di Modena, Archivio Segreto Estense, sezione Casa e Stato, Inv. a cura degli Archivi di Stato, XIII, Roma 1953. Cfr. Il Carteggio "Medici - Este" dal sec. XV al 1531. Regesti delle lettere conservate negli Archivi di Stato di Firenze e Modena, a cura di M. Del Piazzo, Roma 1964. In:Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
142. S. Degli Arienti, op.cit. Così: - Tendea solamente cum summo studio a la recta gubernatione del regno. Infra li altri effecti de iustitia, accadette uno giorno, che essendose absentato el re, uno suo carissimo curiale, chiamato don Ferrante de Juvara, adimandò de gratia a lei uno suo creato familiare, che era detenuto per certi furti et altri commissi delicti; et non possendone alcuna gratia consequire, mandò a supplicare al re, li facesse gratia de liberare questo suo creato. Così il re li fece gratia, scrivendo lettere a la regina per questa liberatione. Et le lettere, portate ad tre hore de nocte, non parse a don Ferrante de Juvara indisposto el tempo a presentarle, et il tempo defferitte a la sequente matina. Questo sentendo, Isabella regina, come desiderosa punire li delinquenti secundo loro delicti, avanti giorno de tre ore, et prima che le lettere li fusseno presentate, fece suspendere el delinquente. Recepute poi le lettere, respose al re che sua Maiestà havea comandato fusse liberato l’incarcerato, quale non havea, ma non l’homo impichato. Per questo spectaculo certo li selerati non manco se spaventavano, che li boni se alegrasseno de la conversatione de iustitia, et quiete vivere.
143. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli, Opuscola historica, cit.
144. Lettera di A. Maletta a Francesco Sforza, 26 luglio 1455, in C. Canetta, p. 142). In: Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
145. Nicola Ferorelli, Il Ducato di Bari sotto Sforza Maria Sforza e Lodovico il Moro, in Arch. stor. lomb. s. 5, I Milano 1914. Cfr. Wikipedia, voce Eleonora d’Aragona.
146. Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
147. F. Scandone, I Cavaniglia, conti di Troia e di Montella, in Arch. stor. per le provv. napol., n. s., IX Napoli 1923. In: Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993. Cfr. Gioacchino Paparelli, Da Dante al Seicento, 1971. Alessandro Cutolo, Storie minime, Fausto Fiorentino, Napoli 1963.
148. Ivi. Atto ufficiale di nomina, 13 settembre 1477. In: Salvatore Moscariello, Diego Cavaniglia tra storia e leggenda.
149. Ivi. Cfr. Archivio storico per le province napoletane, vol. 48, Detken & Rocholl e F. Giannini, 1923, pp. 146-147.
150. Bernardino Corio (1459-1519 ca.), Viri clarissimi mediolanensis patria historia, Alessandro Minuziano, Milano 1503.
151. Ivi.
152. Ivi.
153. Tracce dei luoghi, tracce della storia. L’Editore che inseguiva la Bellezza: scritti in onore di Franco Cosimo Panini, Roma, Donzelli, 2008, pp. 133-190. Formato digitale, “Reti Medievali”, www.biblioteca.retimedievali.it]. La frase é tratta da Giovanni Sabadino nel suo De triumphis religionis. Cfr.W.L. Gundersheimer, Art and Life at the Court of Ercole d’Este, Droz, Genéve 1972, pp. 77-78. Sabadino degli Arienti dedicò ai novelli duchi estensi anche un'opera di lodi intitolata il Libro consolatorio.
154. Corio, cit.
155. Corio, cit.
156. Corio, cit.
157. Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
158. Angelantonio Spagnoletti, Le dinastie italiane nella prima età moderna, Il Mulino, Bologna 2003. Cfr. A. Luzio, Isabella d'Este e Francesco Gonzaga promessi sposi, in Arch. stor. lomb., s. 4, IX Milano 1908.
159. Corio, cit.
160. Anonimo, Diario ferrarese, Biblioteca Ariostea, ms, classe I, n. 470. Cfr. Rerum Italicarum scriptores, Diario Ferrarese di Bernardino Zambotti, vol. 24, 1934. V . Ugo Caleffini, Croniche 1471-1494, 2006. Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Eleonora_d%27Aragona_(1450-1493).
161. Corio, cit.
162. Codice Aragonese, a cura di F. Trinchera, II, ibid. 1870. Cfr. G. Fuscolillo, Le Croniche de li antiqui Re del Regno di Napoli, a cura di B. Capasso, in Arch. stor. per le provv. napol., I, Napoli 1876. Cfr.
163. Emiliano Manolesse, Relazione su Ferrara, in: Ms. Relationi politiche diverse di Napoli, Sicilia, Malta, Ferrara, Florencia, Genova, Venecia y Savoya, pag.72 e segg.
164. Ivi.
165. Corio, cit.
166. Corio, cit.
167. Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993. Cfr. B.Zambotti, Diario ferrarese dall'anno 1476 sino al 1504, ibid., vol. II, a cura di G. Pardi. I.Simonetae, Rerum gestarum Francisci Sfortiae Mediolanensium ducis commentarii, ibid., XXI, 2, a cura di G. Soranzo.
168. Rerum Italicarum scriptores, Diario Ferrarese di Bernardino Zambotti, vol. 24, 1934, p. 57.
169. Ivi.
170. Julia Mary Cartwright, Beatrice d'Este, Duchessa di Milano, traduzione di A. G. C., Edizioni Cenobio, Milano 1945.
171. V. Malipiero. In: Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
172. Pietro Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
173. D.Fava, La Biblioteca Estense, Vincenzi, Modena 1925.
174. L.Ariosto, Orlando Furioso, XIII, 68-69.
175. Ludovico Ariosto, Orlando furioso, III, 46-48.