64. TUFO NEL 1753

30,00


Tutti i capifamiglia che seguono abitano in una casa sita nel territorio di Tufo. Coloro che in particolare hanno casa in un luogo che già possiede nome, sono chiaramente indicati come abitanti al Mondezzaro, al Vico di San Giovanni, alla Ruva, alla Ruva di San Giovanni, alla Piazza, Sopra la Isa, allo Vico dei Fabbri, alla Porta, Codacchio, Sotto la Chiesa, Sotto Il Palazzo, Porta di Sopra, Orto dello Mulino etc..
Per tutti gli altri fa fede il territorio di Tufo, senza specifica del luogo. Idem per il possedimento di terre, o vigne, nei luoghi precisati di Corticelle, S.Stefano, Chianoviano, Piesco, Orto sotto le Mura, Orto al Cimitero, Castellone, Orto al Molino, Cicogna, Ponte, Piesco, La Laura, Castellone, Torrecino, S.Lucia, Valli Maurielli, Forno, Favale, Santo Marco, Ortara, S.Paolo, La Serra, etc. che sono identificati come luoghi di lavoro e di possedimento del bene fondiario, più o meno distante dal centro abitato, situato intorno al palazzo, o rocca-castello………………………………………………. Chiusano, bracciale, possiede casa al Mondezzaro e una terra a Serra………………………………………………………………./

2. Antonio Russo, bracciale, abita a Lo Vico dei Fabbri e possiede una casa a la Riva………………………………………………………../
3. Angiolo Izzo, bracciale, possiede una casa a Lo Codacchio e due terre a Chiano Viano e Corticelle………………………………………./
4. Antonio Ciullo, bracciale possiede casa sopra la Isa e una terra a Palude……………………………………………………………/
5. Antonio Barile, bracciale, possiede casa a Porta Fetida con orto……………………/
6. Angelo Galiero, bracciale possiede casa e abita a La Piazza con terra a Serraino e una a Corticelle……………………………………../
7. Alessandro Vicario, soldato di Montefuscolo, possiede e abita casa a Lo Vico di San Giovanni con una terra a Raione……………………………………………………../
8. Antonio Izzo, bracciale con casa a Li Denti con terra a S.Paolo e una al Molino……………………………………………………………./
9. Antonio Di Vito, bracciale possiede una casa a La Ruva e una terra a Laura……………………………………………………………../
10. Angiolo Corbo, bracciale con casa a Li Denti e terra a Piesco…………………………/
11. Antonio Luzzolo, bracciale, abita in casa Sotto La Chiesa e possiede terra a Chiano Viano…………………………………………./
12. Angiolo Russo, bracciale, conc asa a Lo Codacchio e terra a Palata e Chianoviano……………………………………………./
13. Antonio Grosso, bracciale…………../
14. Alfonso D’Agostino, bracciale con casa a La Chiesa e terra a Fontana e Orto del Molino……………………………………………../
15. Alessandro Grosso, bracciale con terra a Laura………………………………………………/
16. Agnello Spiniello, bracciale abitante a Ruva di San Giovanni con terra a Bussi e Pezzilli…………………………………………………./
17. Andrea Popolo, soldato della Regia Udienza di Montefuscolo, possiede casa nello Trave di più membri e una terra a Piesco………………………………………………………/
18. Antonio Simeone, bracciale, possiede casa nello Trave e terra a S.Paolo e Cupatelle…………………………………………………/
19. Berardino Dato, bracciale, con casa a Li Denti, possiede terra a Cupatella e una a Isca………………………………………………………/
20. Bartolomeo Chiusano, bracciale, possiede casa nel forno dell’Isa e una vigna a Vignali…………………………………………../
21. Biagi Grosso, bracciale di Sotto La Chiesa possiede una terra a Capo del Capitano, una a Cicogna e una a Saracina…………………………………………………../
22. Bartolomeo Di Vito, bracciale, con casa a Lo Forno della Ise, possiede un somaro e una terra a Le Laore………………………/
23. Berardino Barile, bracciale, possiede casa a Il Forno e una terra a Chiano Viano………………………………………………………/
24. Biagi Russo, bracciale di Lo Codacchio con terra a Pezzilli e una a S.Paolo……………………………………………………../
25. Costantino D’Agostino, fabbricatore, abita a Il Modezzaro e possiede una terra a S.Paolo e una a Chiano Viano………………………………………………………../
26. Carmine Vicario, soldato di Tribunale con casa a La Ruva di S.Giovanni possiede una terra a Castellone e una a Orticella…………………………………………………./
27. Carlo Grosso, bracciale con una terra a Cicogna…………………………………………/
28. Crescenzo Vicario, bracciale con casa a Fuori La Porta, possiede una terra a Gravocchia e una a Castellone…………………./
29. Ciriaco Corbo, bracciale con casa Sotto La Teglia, possiede due terre a Castellone………………………………………………………/
30. Carlo Lucerino, bracciale con casa a Lo Forno della Isa, possiede un somaro e due terre: la prima terra si trova a Vigna Calica e l’altra a Ruso……………………………../
31. Cristofaro Rigiola, bracciale, con casa nel Cimitero, e terre a Piscara e Cicogna…………………………………………………………./
32. Carmine Chiusano, bracciale, con casa a La Taverna, possiede una terra a L’Angiolo…………………………………………………/
33. Ciriaco Barile, bracciale, possiede casa a Lo Trave e terre a Ossia e Broneta……………………………………………………/
34. Magnifico Carlo Vicario, vive del suo, con casa a La Ruga di S.Giovanni, con tre pecore e 4 somari, e una terra a Piesco……………………………………………………../
35. Domenico Perone, bracciale abita in Mezzo alla Piazza con terre a Valli Maoriello e Carcare………………………………../
36. Domenico Barile, bracciale abita in casa alla Cappella del SS.Rosario e possiede una terra a Castellone……………………/
37. Domenico Antonio Nigro, bracciale abitante in a casa sua a Porta Fetida possiede una terra a Chiano Viano…………………/
38. Domenico Nigro, bracciale con casa a Codacchio e tre terre a La Laura, S.Paolo e Sarracino…………………………………/
39. Domenico Di Freda, bracciale, con casa a La Piazza e terra a Ischitella e Corticella…………………………………………………/
40. Donato Molinaro, bracciale della Ruva di S.Giovanni possiede terre al Castellone e Orto al Molino……………………/
41. Domenico Nicoloro, bracciale, con terre a La Lura e Lo Raio…………………………./
42. Domenico Corbo, bracciale, con casa a Corticelle e con terra a Le Corticelle e a La Laura………………………………………………………./
43. Domenico Russo, bracciale, con casa nel Codacchio e una terra a Ischitella…………………………………………………../
44. Domenico Barile, bracciale con casa a S.Lucia possiede un somaro, una terra a S.Lucia e una a Limiti………………………………../
45. Felice Grosso, bracciale che abita in Mezzo alla Piazza, possiede terra a Molino, S.Lucia e Acquafredda……………………………/
46. Francesco Di Eggidio, bracciale, con casa nel Cimitero e una terra a Piesco…………/
47. Francesco Russo, bracciale con una terra a Bramale e una a Orto………………………../
48. Francesco Cialella, bracciale di Codacchio con una terra a S.Stefano…………………………………………………/
49. Felice Corbo, bracciale di Sotto La Chiesa con terra a Piano Viano e a Piesco………………………………………………………/
50. Felice Barile, bracciale, di Le Vignole, possiede terra a Le Vignole e Cravorchia…………………………………………………./
51. Francesco Izzo, bracciale, con casa Nelli Denti, possiede un orto Sotto…………./
52. Filippo Noglieri, bracciale di La Ruva, possiede terra a Corticelle e Chiano Viano………………………………………………………./
53. Francesco Roggiero, bracciale, con casa Sotto La Chiesa ha una terra a Orticelle…………………………………………………../
54. Francesco Grasso, bracciale, abitante nella Ruva, possiede casa a Chianoviano e Corticelle………………………………………………../
55. Felice Vicario, bracciale con casa a Orto allo Molino……………………………………../
56. Francesco Di Pasqua, bracciale che abita a Lo Codacchio, possiede orto Sotto Le Mura…………………………………………………../
57. Giuseppe Falciataro, bracciale posabita nello Trave………………………………./
58. Giacomo Perone, bracciale abita Sotto Il Palazzo e possiede terra a Orto al Cimitero e Castellone………………………………./
59. Giuseppe Oliviero, sartore, abita a La Ruva e possiede una terra a S.Paolo……………………………………………………./
60. Giovanni Grosso, sartore, possiede orto a Molino e uno a Cicogna…………………/
61. Geronimo di Freda, bracciale, possiede casa a Lo Codacchio e terra a Ponte e Piesco………………………………………………………/
62. Giovanni di Vito, bracciale, di Sotto la Chiesa, possiede un somaro, una terra a La Laura e una a Orto al Molino………………./
63. Giovanni Pasqua, bracciale, abita a La Chiesa e possiede una terra a Capetella………………………………………………………./
64. Giovanni Luciano, bracciale, di Sotto La Teglia, possiede terra a Elcine e Sansone…………………………………………………./
65. Giovacchino Risola, bracciale, abitante Sotto Le Mura, possiede terra a Piscone e Chiano Viano…………………………../
66. Giuseppe Di Vito, bracciale, abitante nella Piazza, possiede un somaro e una terra a Cicogna, S.Paolo e Capo del Capitano……………………………………………………………./
67. Giuseppe Barile, bracciale, con terra a Ripa……………………………………………………../
68. Giacomantonio Di Eggidio, sartore, dnella Parte de Denti con terra a Torrecino…………………………………………………./
69. Giuseppe Di Marzo, bracciale, con casa a Li Denti e terra a Bussi e Giardino……………………………………………………………/
70. Giovanni Russo, bracciale, abitante nella Ruva dei Fabbri, possiede una terra a Chianoviano…………………………………………/
71. Giuseppe Di Pasqua, bracciale, abitante a Lo Vico, possiede un somaro con due terre a Cicogna…………………………………/
64. Giuseppe Molinaro, bracciale, abitante alla Porta di Piedi La Isa con terre a Pellegrini e Castellone………………………………/
65. Gennaro Di Marco, calzolaio, abitante alla Casa della Corte con terra a Caravocchie e Chiano Viano……………………/
66.Giuseppe Antonio Nigro, bracciale, possiede casa a La Piazza e terra a Vigna e Sotto Le Mura………………………………………../
67. Giuseppe Izzo, bracciale, con casa alla Porta del Paradiso, possiede terra a S.Paolo e Chiano Viano……………………………/
68. Giovanni Grosso, bracciale, abita nel Forno della Strada e possiede terra a Acquafredda e Orto del Molino……………../
69. Giovacchino Nicoloro, bracciale, abita nella sua casa Sotto La Chiesa e possiede terra a Olivella e Chiano Viano……………………………………………………./
70. Lorenzo Izzo, bracciale, possiede una casa nella Ruva e terra a Pizzelli…………./
71. Luigi Chiusano, bracciale abita alla Ruva della Piazza e possiede terra a Chianoviano e Torrecino…………………………./
72. Luca Petrizzi, bracciale, possiede casa a Lo Codacchio e terra a Orto Sotto Le Mura………………………………………………………../
73. Lorenzo Vicario, bracciale, possiede un somaro e una terra a Rajo…………………/
74. Magnifico Lorenzo Mongello, vive del Suo, alla Porta di Sopra, possiede terra a Orto alla Porta e Castellone…………………../
75. Michelangelo Barile, bracciale, abitante Fuori La Porta con terra a Ortora, Torrecino, Castellone………………………………/
76. Modestino Russo, bracciale, abitante al Codacchio, possiede una terra a Orta di Mezzo e Fondara…………………………./
71. Mattia Barile, bracciale, abitante a Porta Fetida, possiede terre a Orta Sotto al Palazzo, Porta Fetida………………………………/
72. Matteo Nicoloro, bracciale, di Fuori alla Porta, possiede una terra a La Laura……………………………………………………………./
73. Modestino Di Marzo, bracciale abita a La Porta del Paradiso ……………………./
74. Matteo Grosso, bracciale abita Sotto La Trave con terre a S.Paolo e Torrecino…………………………………………………./
75. Matteo Flavio, bracciale abitante nel Forno della Trave possiede somaro e una terra a Ripa Gruttella e Le Raine…………./
76. Nicola Di Pasqua, bracciale con casa nella Ruva possiede terra a Castellone e Capetella……………………………………………../
77. Nicola Campanile, bracciale, di Sotto Le Mura, possiede terra a Li Limiti…………/
78. Nicola Custalo, bracciale con terre al Castellone, Piesco e S.Paolo…………………./
79. Nicola Perone, bracciale, nella Ruva di S.Giovanni con terra a S.Paolo e Torna Favale……………………………………………………../
80. Nicola Cialella, bracciale di Codacchio con una terra a S.Paolo e Orto Sotto Le Mura………………………………………../
81. Nicola Barile, bracciale, di Sotto Il Palazzo possiede terra a Orto al Molino e S.Paolo…………………………………………………../
82. Nicolò Iannaco, bracciale, abitante Sotto La Teglia, possiede terra a Chiano Viano e Capetelle……………………………………../
83. Nicolò Alviero, bracciale, abita in Piedi La Porta e possiede terre a Corticelle…………………………………………………/
84. Paolo Petrizzi, bracciante, possiede casa a Lo Trave, terra a Castellone e Pezzilli………………………………………………………/
85. Paolo Di Pasqua, bracciale, abitante a Porta di Piedi, possiede terra a Castellone………………………………………………./
86. Pietro Barile, bracciale, abitante a Porta Fetida, possiede una terra a Ortara e Torrecino…………………………………………………./
87. Pasquale di Marzo, bracciale abitante nella Piazza, possiede una terra a Vignale e Torrecino…………………………………../
88. Pietro Ruggiero, bracciale che abita al Forno, possiede una terra a Cicogna…../
89. Pasquale Nigro, bracciale, abita nella Porta e possiede terra a La Laura e Cicogna……………………………………………………/
90. Pasquale Paolone, bracciale di Porta Fetida, possiede una terra a Vigna Colica……………………………………………………………./
91. Paolo Barile, bracciale, abita Fuori la Porta e possiede terra a Chiano Viano………………………………………………………/
92. Polito Romano, bracciale, abita al Codacchio con terra a Broneta e Torrecino../
93. Pietro Perone, bracciale, abita Fuori La Porta, possiede terra a Bussi e Codacchio………………………………………………/
94. Romualdo Iannaco, bracciale, abitante a La Trave, possiede terra a S.Paolo e all’Orto al Cimitero…………………………………../
95. Sabino Russo, bracciale, abitante al Codacchio, possiede una terra a Corticelle…………………………………………………./
96. Serafino D’Agostino, bracciale, abiante alla Porta del Paradiso, possiede terra a La Serra…………………………………………./
97. Scipione Petrizzo, bracciale, abitante nel Codacchio, vi possiede una terra………………………………………………………………/
98. Tommaso Perone, bracciale, abitante al Codacchio, possiede terra a Corticelle…………………………………………………/
99. Tommaso Barile, bracciale, abitante in mezzo alla Piazza, possiede terra a Capetella……………………………………………………………….

Description

 Il Barone concede ai torrionesi le terre di Tufo pari a 2.200 once!

 

 

 

 

 

 

 

 

Se diversi forestieri possederono terre in territorio di Torrioni è anche vero il contrario, cioè che molte famiglie di Torrioni possedevano beni, specie a Tufo. Questo perchè, come vedremo, fu lo stesso Barone di Torrioni, Don Pasquale, Conte Piatti e Marchese del Tufo, a concederglieli in cambio di un annuo reddito, cioè a censo. Un nobile che si definisce Ecc[ellentissi]mo Sig[no]r D[on] Pasquale Conte Piatti Marchese del Tufo Barone di Torrejoni, patrizio beneventano privileggiato napolitano Ill[ustr]e possessore di questa T[err]ra del Tufo, e Castello di Torrejoni.
Il documento fu stilato, evidentemente, soprattutto per assegnare ai cittadini di Torrioni delle terre più fertili, sebbene in territorio di Tufo, altro feudo di proprietà dello stesso Barone, in quanto l’intestazione precisa è: Censi seu annui redditi si esiggono da particolari di Torrejoni per concessione di territori in pertinenza del Tufo, come distintamente si descrivono ut infra.
In questo caso si tratta quindi di beni del feudatario. Vale la pena di ricordare che i forestieri censuari dei beni posseduti in Tufo dal Barone, quasi tutti di Torrioni, su territorio del Piatti, producono un reddito imponibile pari a once 2.140.11 e 5/12. Fra essi si distinguono un Lepore, un dell’Abbate ed un Centrella, i quali, essendo benestanti e non dovendo pagare tassa alcuna, non superano le 15 once ciascuno.
Si tratta di terre date dal barone a Giuseppe Lepere a Piano, Giacchino Lepere a Piano, Angiolo Oliviero a Piano, Francesco dell’Abbate a S.Stefano, seu Vallo dell’Asino, Andrea dell’Abbate a S.Stefano seu Vallo dell’Asino, Domenico Lepere a S.Stefano, Michele Di Vito a Capanaro, Matteo di Vito a Torre de Lento, Pietro di Vito a S.Stefano, Giovanni di Vito a Torre de Lenti, Nicolò di Vito a S.Stefano. Vi sono poi altri piccoli fondi che Piatti ha assegnato a censo ad altri forestieri come Giuseppe Sarracino di S.Angiolo à Scala a S.Stefano, Felice Barone di Ceppaloni a S.Stefano, Crescenzo Zoina a Capo.Nero e Vallo dell’Asino, Giovanni Centrella a Vallo dell’Asino, Francesco Zoina a Vallo dell’Asino, Pietro Zoina di Monte Rocchetto a S.Stefano, Pietro Oliviero a La Pagana a La Pantana, Sabbato Oliviero a La Pantana e a La Pagana, Crescenzo Oliviero a La Pagana e a La Pantana, Bernardino Avella a La Pantana, Angelo Garofalo a Li Marianielli, a S.Stefano e a Capanaro, Antonio Cennerazzo a La Pagana, Donato Oliviero a S.Stefano, Carmine Oliviero a S.Stefano, gli eredi di Nicola Sabbato a S.Stefano, Lorenzo Centrella a Li Manganielli, Simone Iommazzo a Capanaro, Nicola Oliviero a La Pantana, Nicola Saracino a Piano.
In Giurisdizione di Tufo ha chiesto beni al Barone perfino la Chiesa Parrocchiale di Torrejoni per un territorio seminatorio a La Pagana, oltre Lorenzo Lepere che lo tiene a Li Pellegrini.
Nello stesso documento vengono quindi elencati l’infrascritti Corpi Feudali, ch’esso Signor Conte D.Pasquale Piatti Marchese del Tufo, e Barone del Castello di Torrejoni, possiede in q.[ue]sta sud.[dett]a T.[err]a [del Tufo].
E’ interessante notare che i cittadini di Tufo, oltre i torrionesi forestieri ivi presenti, hanno da pagare, oltre quelle conosiute, un’infinità di tasse, come il Molino, le Prime e seconde cause, lo Jus Scannagi (macellazione), quella sulla Taverna con Passo (almeno in un luogo del territorio), il Forno, la Mastrodattìa civile, criminale e bagliva.
Il Barone di Torrioni, dal canto suo, in Tufo possiede numerosi beni, fra cui il Palazzo Marchesale, col suo rivellino, e giardino attorno, con magazzino, dove si ripongono le vittovaglie che si raccolgono nel feudo, che gli servono per uso proprio; e i territori di: Li Limiti, S.Lucia, e Bosco del Serrone, La Mela, e S.Paolo, A Chiaviniano, la Corte di Giovan farina per uso del Molino. Si aggiungano inoltre la Fida delle Capre e Pecore ed altri animali forastieri fiscali in d.a Terra, Grani sei per ogni fuoco nella medesima Terra, il Giardino sopra La Taverna, e perfino il cappone il giorno di Capo d’anno tenuto dare l’Università all’Illustre Signor Marchese.
Oltre questi ha preteso i diritti su prete, chiesa, nomina dei sindaci e vendita del vino, gualchiera ed altri redditi minuti: Jus patronato dell’Arcipretura, Jus patronato della Chiesa Arcipretale, Jus di eligere [i sindaci] due delle quattro persone nominate in Pubblico Parlamento per Eletti, Sindaci dell’Università suddetta, lo Jus proibendi [sul vino] nel mese di agosto à cittadini di vendere vino, avendo egli solo la facoltà di far vendere il vino a minuto nella sua cantina, Balchiera col pargo. Senza aggiungere i proventi dovuti dai censuati di Santa Paolina e dal Principe della Riccia per l’appoggio della Palata nel fiume Sabbato in giurisdizione del’esso Ecc.mo Sig. Marchese annui docati trenta.
Il documento si conclude con l’esatta delimitazione dei 14 confini fra Tufo e gli altri comuni. In particolare si definiscono quelli fra la Giurisdizione di Torrioni e la Giurisdizione di Tufo posti nell’anno 1716 dal Regio Tavolario Magnifico Antonio Piatti coll’intervento del Regio Consigliero Andreasso Commissario in quel tempo, come appare dagli atti in Banca, del Mastrodatti allora in Napoli, oggi Bova, scrivano. Si parte quindi col primo confine dal Ponte delle Tavole di Prata sulla Tea, e sale per la strada pubblica che divide la Giurisdizione del Tufo, e [la Giurisdizione di] Castel Muzzo, e tira via via sino alla Fontana di S.Lucia, ed ivi stà il primo termine lapideo distante da detta fontana da sopra la strada palmi sessantaquattro in c.a che divide le Giurisdizioni del Tufo e Castel Muzzo. Si ha quindi il secondo termine piantato in Fontana Tea, nel principio della viocciola, che sale sul Montetto, dove stà edificata la Massaria di Giacom’Aniello Zuzzolo, ed all’incontro di detto termine, vi è la via che cala al Ponte di Zeza. Seguono il terzo termine che sta posto in puntone dove si incontrano due vie, e proprio nel punto dove si dice Cappella di Sette Grani, e quivi termina la Giurisdizione di Castel Muzzo, e comincia quella [detta Giuridizione] di Montefuscolo e S.Paolina, il quarto che sta nella Callina, dov’era la Cappella di S.Felice, il quinto termine sta posto nell’angolo della strada che da Torrejoni va a Montefuscolo, distante dalla Fontana nominata Zirfa, passi quarantadue in c.a frà due termini si camina Serra serra acqua pendente. Vi è poi tutto il tracciato dal sesto termine sta posto nel luogo detto Il Sambuco, che dal detto quinto termine camina strada strada. Il settimo termine stà posto sopra il Vallone di Cincipaglia, e fra questo ed il sesto termine, vi è la linea retta, che cala per mezzo un concavo territorio, ed in questo punto termina la Giurisdizione di Montefuscolo e S.Paolina e comincia quello di Cucciano, l’ottavo termine stà posto sopra un Montetto detto Le Canfore, il nono termine sta posto sopra una collina, e proprio nel luogo detto Francomero, il decimo termine stà posto in un crucifero pubblico e proprio nel luogo detto Lo Pezzaco sopra il Montetto, l’undicesimo termine sulla selva di Orsola Ferraro in Giurisdizione del Tufo, da dove poi la linea retta si cala al basso. Vi sono poi il dodicesimo termine che stà posto sopra la Fontana delle Mandre, e da questo sino alla sommità del Monte detto Varvazzano, con il tredicesimo termine stà posto in detta sommità del Monte Varvazzano, dal quale si cala la linea verso basso. Per quanto riguarda il quattordicesimo termine è sito a Lo Pezzaco di Masto Agnello, da sopra un piede di castagno vecchio, dove vi sta incisa una croce per maggiore evidenza, restando però detto castagno in Giurisdizione di Toccanisi; come anche Il Pantano, che sta distante da detto termine passi dieci in circa, e da questo ultimo punto descritto tira la linea retta, sino alla Fontana dell’Acqua Fresca, dove finisce la giurisdizione di Toccanisi e questa costantemente serve per termine e di là serro serro per quello era del fù Francesco di Vito cala la via, che và a Petruro, e poi cala per sopra li Valli di Petruro, ed esce al Montetto, dove si dice il Termine Rotto, e di là cala sierro sierro sopra la via, che va a Petruro, che vi stà altro termine, e di sopra la linea esce al Vallone si chiama Recupo, da sopra il territorio di Giulio Capozzo e cala per d.o Vallone sino alla via pubblica, che và a Benevento. Qui risaliva per la via vicinale, uscendo oltre il salto, nel luogo detto La Pera, seu La Pantana, ove sta posto altro termine, e di la esce alla via pubblica che va al Ponte d’Arcone, e, serra serra del Boschetto, esce a Pietra Amara, che è avanti la Taverna del Celso in Giurisdizione di Altavilla.Li l’Università del Tufo s’incatasta dal Vallone detto Recupo, e viene via via sino al montetto del Capanaro e cala per detta strada pubblica sino a S.Stefano, risalendo per la via pubblica di S.Paolo che esce al Vallone di Salacino. Da qui il confine risale con la via a Le Profichi ed esce al terzo termine dove si dice Cappella di Sette Grani. In questo luogo sotto resta la Giurisdizione del Tufo e, sopra, comincia la Giurisdizione di Torrejoni.
Per la maggior parte, dunque, si tratta di torrionesi che, ovviamente, nel Catasto di Tufo, sono considerati forestieri bonatenenti non abitanti restando la loro dimora in Torrioni.
Si notano l’infrascritti Corpi Feudali, ch’esso Signor Conte D.Pasquale Piatti Marchese del Tufo, e Barone del Castello di Torrejoni, possiede in q.[ue]sta sud.[dett]a T.[err]a, e sono, cioè:
– Il Molino
– Le Prime e seconde cause
– Il Jus Scannagi
– La Taverna con Passo in tutto il terr.[ritori]o, però in un sol luogo si deve pagare
– Il Forno
– La Mastrodattìa civile, criminale e bagliva
– Il Palazzo Marchesale, col suo rivellino, e giardino attorno, con magazzino, dove si ripongono le vittovaglie che si raccolgono nel feudo, che gli servono per uso proprio
– Il ter.[ritori]o nominato Li Limiti
– Il ter.[ritori]o d.[ett]o S.Lucia, e Bosco del Serrone
– Il ter.[ritori]o d.[ett]o La Mela, e S.Paolo
– La vigna d.[ett]a A Chiaviniano
– Il ter.[ritori]o d.[ett]o La Corte di Giovan Farina per uso del Molino
– Fida delle Capre e Pecore ed altri animali forastieri fiscali in d.a Terra
– Grani sei per ogni fuoco nella medesima Terra
– Il Giardino sopra La Taverna
– Il Cappone il giorno di Capo d’anno tenuto dare l’Uni.[versit]à all’Ill.[ustr]re Sig.[no]r Marchese p.[rese]nte
– Il Jus p.[atro]nato dell’Arcipretura
– Il Jus p.[atro]nato della Chiesa Arcipretale
– Il Jus di eligere [i sindaci] due delle quattro persone nominate in Pubblico Parlamento per Eletti, Sindaci dell’Uni.[versi]tà sud.[dett]a
– Il Jus proibendi [sul vino] nel mese di agosto à cittadini di vendere vino, avendo egli solo la facoltà di far vendere il vino a minuto nella sua cantina
– Balchiera col pargo
– E’ tenuta l’Uni.[versi]tà del Tufo a far esigere li redditi ch’esso ecc.mo Sig. Marchese tiene in S.Paolina, che sono docati [ ] come dal relevo che da nel S.R.C.
– Esigge ogni anno da S.E. il Sig. Principe della Riccia per l’appoggio della Palata nel fiume Sabbato in giurisdizione dl’esso Ecc.mo Sig. Marchese annui docati trenta, come dallo strumento rogato dal Mag.[nifi]co N.[ota]r Salvatore Palombo a 8 luglio 1733.
Si nota come i confini della Giurisdizione del Tufo, sono l’infrascritti quattordici termini lapidei posti nell’anno 1716 dal R.[egi]o Tavolario Mag.[nifi]co Antonio Piatti coll’intervento del Regio Consigliero Andreasso Commissario in quel tempo, come appare dagli atti in Banca del Mastrodatti allora in Napoli, oggi Bova scrivano, comincia tal Giurisdizione [del Tufo] al Ponte delle Tavole di Prata sulla Tea, e sale per la strada pub.[bli]ca che divide la Giurisdizione del Tufo, e [la Giurisdizione di] Castel Muzzo, e tira via via sino alla Fontana di S.Lucia, ed ivi stà il p.[ri]mo termine lapideo distante da d.[ett]a fontana da sopra la strada palmi sessantaquattro in c.a che divide le Giurisdizioni del Tufo e Castel Muzzo; [/]
il secondo termine stà piantato in Fontana Tea, nel principio della viocciola, che sale sul Montetto, dove stà edificata la Massaria di Giacom’Aniello Zuzzolo, ed all’incontro di d.[ett]o termine, vi è la via che cala al Ponte di Zeza. [/]
Il terzo termine stà posto in puntone dove si incontrano due vie, e proprio nel punto dove si dice Cappella di Sette Grani, e quivi termina la Giurisdizione di Castel Muzzo, e comincia quella [detta Giuridizione] di M.[on]tefuscolo e S.Paolina; [/]
Il quarto termine stà posto nella Callina, dov’era la Cappella di S.Felice; [/]
Il quinto termine stà posto nell’angolo della strada che da Torrejoni va a M.[on]tefuscolo, distante dalla Fontana nominata Zirfa, passi quarantadue in c.a frà due termini si camina Serra serra acqua pendente; [/]
il sesto termine stà posto nel luogo detto Il Sambuco, che dal d.[ett]o quinto termine camina strada strada. [/]
Il settimo termine stà posto sopra il Vallone di Cincipaglia, e fra questo ed il sesto termine, vi è la linea retta, che cala per mezzo un concavo territorio, ed in questo punto termina la Giurisdizione di Montefuscolo e S.Paolina e comincia quello di Cucciano; [/]
l’ottavo termine stà posto sopra un Montetto d.[ett]o Le Canfore per linea retta di sud.[dett]o termine, e proprio nel territorio che fù d’Angiolo Lepere. [/]
Il nono termine sta posto sopra una collina, e proprio nel luogo d.[ett]o Francomero, nel quale punto si uniscono fra gli altri, due territorij, uno di Rocco Melone, e l’altro del q.[uonda]m Cesare Ferraro. [/]
Il decimo termine stà posto in un crucifero pub.[bli]co e proprio nel luogo d.[ett]o Lo Pezzaco sopra il Montetto in mezzo di essa via a costo della quale vi sono due tronchi di castagno. [/]
L’undicesimo termine stà posto sopra la selva di Orsola Ferraro, che vi sono due alberi di castagno giovine, nelli quali per migliore dimostrazione, vi sono incise croci, e da sopra vi stà la selva de q.[uonda]m Vincenzo Severino di Altavilla, che resta in giurisdizione del Tufo, da dove poi la linea retta si cala al basso. [/]
Il duodecimo termine stà posto sopra la Fontana delle Mandre, non essendosi potuto mettere nel luogo della Fontana per esservi vicino un vallone, e proprio dove si uniscono i territorij del q.[uonda]m Orazio Macchia da un lato versa il Tufo, due partite di territorij una d’Angiolo Bianco e l’altra di Giulio di Pasqua, che restano in Giurisdizione del Tufo, e da questo seguita la linea per li confini de’ territori di Giulio di Pasquale sino alla sommità del Monte [detto Varvazzano]; [/]
Il decimo terzo termine stà posto in d.[ett]a sommità del Monte d.[ett]o Varvazzano, dal quale si cala la linea verso basso; [/]
Il decimo quarto ed ultimo termine stà posto nel luogo d.[ett]o Lo Pezzaco di Mas[t].o Agnello, da sopra un piede di castagno vecchio, dove vi sta incisa una croce per maggiore evidenza, restando però d.[ett]o castagno in Giurisdizione di Toccanisi; come anche Il Pantano, che sta distante da d.[ett]o termine passi dieci in c.[ir]ca, e da questo ultimo punto descritto tira la linea retta, sino alla Fontana dell’Acqua Fresca, dove finisce la giurisdizione di Toccanisi e questa costantemente serve per termine e di là serro serro per quello era del fù Franc.[esc]o di Vito cala la via, che và a Petruro, e poi cala per sopra li Valli di Petruro, ed esce al Montetto, dove si dice il Termine Rotto, e di là cala sierro sierro sopra la via, che va a Petruro, che vi stà altro termine, e di sopra la linea esce al Vallone si chiama Recupo, da sopra il ter.[ritori]o di Giulio Capozzo e cala per d.o Vallone sino alla via pub.[blic]a, che và a Benevento, e sale per detta via sino a quello di D.[omeni]co Capozzo, che si piglia per la via vicinale, che stà da salto, ed esce dentro la vigna, che si chiama La Pera, seu La Pantana, ove sta posto altro termine, e di la esce alla via pub.[bli]ca che va al Ponte d’Arcone, e di la piglia serra serra del Boschetto, ed esce a Pietra Amara, che è avanti la Taverna di Altavilla d.[ett]a del Celso, dalla quale Giurisdizione [di Altavilla] l’Uni.[versit]à del Tufo s’incatasta dal Vallone detto Recupo, e viene via via sino al Montetto d.[ett]o Capanaro e cala per detta strada pub.[bli]ca sino a S.Stefano, e proprio dove stà il Parlamento dell’Eredi di Ferraro, e di là per linea retta al Parmiento delli Pasqua, e cala al Vallone, e poi sale li territorij di Gennaro di Vito, ed esce linea retta, e va sotto la Massaria di Paolino Aufiero, che resta in Giurisdizione del Tufo, e sale alla via pub.[bli]ca d.[ett]a di S.Paolo e per di là via via esce al Vallone d.[ett]o Salacino, sale per d.[ett]a via, d.[ett]a Le Profichi, ed esce al terzo termine dove si dice Cappella di Sette Grani, e da sotto resta la Giurisdizione del Tufo, e da sopra quella [detta Giurisdizione] di Torrejoni.12
Nel Catasto seu Onciario formato per l’Unità di q’esta Terra del Tufo, giusta le reali istruzioni, nel quale sono tassati cittadini, forestieri, eccl.[esiasti]ci, chiese, e luoghi pij, principato nell’anno del governo di Nicolò Florio Sind.[aco] e Biaggio Grosso eletto dal 1741 in 42 e terminato nell’anno del governo di Angelo Izzo Sind.[ac]o e Franc.[esc]o Vicario eletto dal 1752 in 53. Nel Catasto di Tufo vengono riportate anche le famiglie di forastieri che si sono definitavemente insediate in quel paese. Sono solo due: Alessandro Oliviero di Torrioni che abita nel logo detto Monnezzaro e Giovanni di Pierro.
Le famiglie di forestieri di Torrioni in Tufo sono due: quella del bracciale Alessandro Oliviero di 27 anni, con la moglie Teresa Lucenno di 24 anni e la figlia Angela di 3 anni, proveniente da Terrajoni; quella del bracciale Giovanni di Pierro di 40 anni con la moglie Angela Barile di 40 anni e i figli Pasquale di 9, Fortunato di 4 e Teresa di 2 anni. La famiglia torrionese di Alessandro Oliviero abita in casa propria sita nel luogo di Tufo chiamato Monnez.[zaro] e possiede 3/4 di terreno seminato e un paio di giovenchi che tiene alla società con Luca Petrizzi, pagando 2,20 once. La famiglia di Pierro, invece, abita in casa di Michele Genovese di S.Paolina e non possiede altro, vivendo colle sue proprie fatighe, pertanto paga 1,2 once e 10, solo per lo jus habit.[atio]nes.
Sempre a Tufo sono decine i torrionesi ufficiali non residenti, quindi considerati forestieri, cioè non abitanti laici, in quanto possessori di beni per i quali debbono pagare le once che riportiamo in parentesi. Si tratta di: Angiolo Garofalo (once 2,27 e 1/2), Angiolo Oliviero (once 0,12), Antonio Sabbato figlio di Nicola (1,20), Andrea dell’Abbate (4,48 e 1/2), Antonio di Vito (3,10), Andrea Cennerazzo (3,28), Berardino Avella (6), Ciriaco di Vito con tre terreni a S.Stefano e uno a Ripafavale (once 23,20), Crescenzo Zoina (4,15 e 2/3), Carmine Oliviero (1,5 e 1/2), Crescenzo Oliviero con la madre Angiola de Lo Franco (3,28), Carlo Romano (2,15), Domenico Lepore (0,20), Domenico di Vito (1,8), Francesco dell’Abbate (1,6 e 1/3), Francesco Zoina (4,14), Gioacchino Lepore (42,13 e 1/2), Giuseppe Lepore con territorio seminato arbustato e vitato a Piano (3,17 e 1/2), Giovanni di Vito (2,28 e 1/2), Giovanni Centrella (3,17 e 1/2), Gennaio Cennerazzo col territorio parte seminatorio e parte vitato a Padube (2,5), Lorenzo Centrella (3,7 e 1/2), Michele di Vito (0,5), Nicola Saracino (1), Nicola Oliviero (2,18 e 1/2), Onofrio di Vito con un territorio seminatorio con poche viti a S.Stefano (0,20), Pietro Oliviero (2,20 e 5/6), Simone Iommazzo (0,15) e Sabbato Oliviero (8,10 e 5/6)………..

Dettagli

EAN

9788872970829

ISBN

8872970822

Pagine

96

Autore

Bascetta

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

 Il Torrione appartenuto ai Del Tufo e ai Del Turco

Il feudo di Tufo e i 2/3 di Torrioni, prima del 1600 sono uniti nei possedimenti di un solo signore che si dice titolare di castrum e/o fortellezza, intendendosi per fortilizio la parte integrante di una rocca (come la roccha et fortelitio dicte terre Massa, per Massa), oppure di un Castello, equivalente di rocca (come Castrum Portus cum fortilitio seu Rocca Troiano, per Castello di Porto). Con il tiponimo fortellizio, dal 1200, si ha riscontro solo a Pozzuoli o nella molisana Torella del Sannio (v.C.Conte-W.Conte, Torella del Sannio nei suoi antichi capitoli municipali, Arte della Stampa editore, Cannarsa).
Già dal 1500, come già abbiamo avuto modo di vedere, il territorio di Torrioni si presenta frazionato, come scrive anche Donnarumma, una parte del feudo, quella confiscata dagli Angioini alla famiglia del Turco, la Torrioni del signor Camillo descritta nei documenti, fu nelle mani di Don Camillo Caracciolo, distrutta dalla peste e dai soldati.1
L’altra parte, chiamata Casale di Torrioni, dopo molti anni, la ritroviamo nelle mani dei Del Tufo, almeno dal 1420, quando la Regina di Napoli, Giovanna II, investì del feudo Giovanni Antonio del Tufo - secondo il primo Cedolario della provincia di Principato Ultra, già analizzato dal Ricca nella Istoria dei feudi, conservato insieme agli altri degli anni a seguire presso l’Archivio di Stato di Napoli (questo Cedolario incomincia dall’anno 1639, nella relazione del razionale, fol.333 a tergo), semplificato in ASN oppure ASNA - e ciò sarebbe avvenuto alla morte del padre Giordano del Tufo, famiglia che il Ricca ritiene sia in possesso del feudo di Torrioni-Tufo da secoli, in quanto discendente direttamente da Raone, da cui ebbe inizio, fin dall’anno 1109, come narra Falcone Beneventano nella sua Cronaca.2
In verità la prima investitura ufficiale di Torrioni ai del Tufo appare essere quella conseguita, alla morte dell’avo Giovanni Antonio, con diploma di Re Ferrante I d’Aragona, il 31 agosto 1490, essendo stata acquisita da Bartolomeo del Tufo, signore del castello vicino, divenuto proprietario del Casale di Torrioni.
Bartolomeo la fece ereditare ai discendenti Giovanni Luigi, Giulio Cesare e Carlo del Tufo, per essere da questi venduta, nel 1572, con assenso regio, al nobile napoletano Alfonso Marchese per 5.400 ducati.
Passò a Domizio, nel 1574, e da questi venduto a Paolo Marchese, nel 1575, al prezzo di 11.000 ducati, il quale, rivendette il Casale di Torrioni e Tufo alla famiglia del Tufo, con regio assenso del 1580, per 12.000 ducati. A questo punto entra infatti nella storia la figura di Marcantonio Del Tufo, figliolo dell’ex feudatario Giovan Luigi, noto spendaccione indebitatosi fino al collo per aver sperperato le rendite dei due feudi. Questo personaggio, infatti, signore del Casale di Torrioni e di Tufo, fu nel mirino del Sacro Regio Consiglio che decise di mettere all’asta le Terre feudali e pagare i creditori. Cosa che avvenne recuperando ben 17.300 ducati.
Alla morte di Marcantonio Del Tufo, avvenuta il 27 agosto del 1601, fu il figlio Egidio del Tufo -contro del quale, sottolinea il Ricca, si era scagliata la Regia Camera della Sommaria, comunemente chiamata Tribunale della visione e revisione dei conti di Napoli, con una significatoria per il pagamento del rilievo feudale già dal 27 agosto 1602- ad essere presentato a Corte per il rilievo feudale (che ottenne il 17 dicembre 1602 in cambio di 247 ducati), pari alla metà delle rendite, sempre per Tufo et Casale di Terrajuni.3
Il 26 di gennaro 1607, però, l’illustre Conte di Benevento, Vicerè del Regno (di queste contrade aggiunge il Ricca), diede il regio assenso alla liberatione e vendita fatienda per l’incantatore in nome del Sacro Consiglio ad iusta de’creditori del quondam Marc’Antonio del Tufo ad Oratio Marchese di detta Terra del Tufo e Casale di Terrajuni in Provincia di Principato Ultra con suo Castello, sèu fortellezza e Banco della giustitia e cognitione de’ prime e seconde cause, civile, criminale, e miste.4
I corpi feudali, infatti, erano stati posti all’asta dal Sacro Regio Consiglio per pagare i debiti del padre (ma forse anche del figlio) verso l’erario regio e i numerosi creditori. Quasi tutta la Terra fu aggiudicata e comprata, con il consenso e in nome del Marchese di Corato, Alfonso Carafa, da Orazio Marchese, Marchese di Camerota, che volle riacquistare il feudo che era stato dei suoi avi per 17.300 ducati, per poi rimetterlo nelle mani di Giovanni Vincenzo Carafa, sempre a nome di Antonio Carafa, per 20.000 ducati.5

 

Un pezzo del feudo di Torrioni segue quindi le vicende feudali di Tufo (estrapolata la tassa sulla Portolania ceduta ad altri unitamente all’amministrazione della giustizia delle seconde cause) e, un altro pezzo, segue le sorti di Toccanise, territorio a cui è unito.
I due nomi compaiono nello alfabeto delle terre, et altri corpi feudali della Provincia di Principato Ultra, datato 1639, che riporta la tassa sulla Portulania della Terra di Tufo et Casale del Terrajone per la cifra di 130 ducati, facendo sempre distinzione con l’altro pezzo di Torrioni, cioè la Terza parte del Torrione et Toccanise per la quale si versano 5 ducati annui, e alla jurisdizione di 2e cause della Terra di Tufo e della 3a parte del Casale di Terrajoni calcolata in 336 ducati. Nel 1670 la Corte si pronunciò contro Vincenzo Conte indebitatosi per 37 ducati non pagati per il rilievo alla morte del padre Antonio Conte pro introitibus pheudalibus Castelli Toccanisij, et tertia parte Turrionis. Per la Portolania, però, facendosi riferimento a quanto accadeva nel 1595, era tassato dalla Corte, per un ducato annuo, Giovanni Angelo Forte in quanto tenet Portulania Terram Torre Tufi et Casalis Terrajuni.6

 

Alla tassa chiamata Portolania riscossa nel feudo di Tufo e nei 2/3 di Casale Torrioni, rinunciava Angela Forte in favore dell’Università di Tufo, per titolo di compera fatta nell’anno 1591, al prezzo di 250 ducati, da Giovanni Angelo Forte nominato dalla stessa Università, era poi passata ad Angela Forte, la quale, aveva espresso definitivamente rinuncia a beneficio della medesima Università, per ascriversi in testa di Domenico Barile, o altri nominato per essa. Ma il Parlamento dell’Università, il 4 gennaio, nominò proprio il Barile, quale odiernu possessore Portulania Terra Tufi et Casalis Turriuni. Chiesti dei chiarimenti nel 1598 si dovette risalire a Giovanni Angelo Forte, col di cui denaro fù acquistata la detta Portulania, passata al figlio Mercurio Forte, indi ai nipoti Luca Giovanni Antonio, Marcantonio e Angela Forte al valore di 54 ducati e passa (tassa rilevata nella metà per successione), quantunque l’Università ne avesse offerti 10 per transazione e poi, trovato l’accordo col privato, ebbe la Portulania dalla Corte con l’intestazione a beneficio di Luca Giovanni Antonio Forte nel 1696. Ne nacque una disputa nel 1737 in quanto si sosteneva che, pur essendo in vita Angela, andavano fatti due rilievi per la vendita della Portulania per la morte di due dei tre fratelli, Luca e Marcantonio, che furono liquidati, sempre per la metà del valore, in 12 ducati, benchè se ne dovesse uno solo in quanto Marcantonio era già morto prima di Luca.
L’Università quindi non poteva intestarsi tutta la Portulania prima di liquidare Angela Forte, sebbene abitasse in Napoli con le figlie Anna (maritata con Francesco d’Andrea con quattro figli) e Martia di Parma rimasta vedova con tre figli. Perciò con istrumento stipulato à 21 Marzo 1738 per mano di N.[ota]r Aniello Spavento di Napoli s’ha fatto detta Uni.tà cedere e rinunciare dalla detta Angela Forte la detta Portulania, con averli la medesima data la facoltà di nominare... Domenico Barile. Infatti: Domenicus Barile tenetur / Pro / Portulania per Terram Terra Tufi et Casalis Turriuni.7
Il 2 agosto 1610 il Vicerè di Napoli Conte di Lemos diede il regio assenso alla vendita del feudo per detto Oratio Marchese mediante il suo Procuratore D.Gio:Vincenzo Carrafa de’ voluntà dell’Ill.[ustr]e Don Antonio Carrafa Marchese de’ Corato della Terra del Tufo e Casale di Terrajuni ed suo Castello seu fortellezza e banco della Giustitia e cognitione de’ prime e seconde cause, civile, criminale, e miste. Regio assenso riconfermato per 18.000 ducati dal Duca di Ossuna Vicerè di Napoli il 16 7mbre 1617 in favore di Gio:Vincenzo Carrafa à Scipione del Tufo [figlio di Galeazzo e fratello di Marcantonio] della Terra del Tufo e Casale di Terrajuni in Prov.[inci]a de’ Principato Ultra con suo Castello, seu fortellezza e banco della Giustitia e cognitione de’ prime e seconde cause, civile, criminale, e miste. A causa però della morte di Scipione del Tufo, da Domenico del Tufo, suo figlio, fù contato nella Regia Camera il Relevio, e fù significato à 30 d’Aprile 1644 in ducati 214, pari alla metà dell’entrate pervenute in anno della morte di detto Scipione suo padre, seguita a sette de’ feb.[bra]ro 1643 della terra del Tufo e Casale di Terrajuni li, regolarmente pagati nella Regia Camera.8
Da Marcantonio del Tufo ai Carafa, nel 1602 Torrioni e Tufo tornarono ai Del Tufo e furono nelle mani di Scipione nel 1617 per 18.000 ducati e poi di Giovanni del Tufo, il quale, nel 1622, insieme ad altri, ebbe l’assegnazione di riscuotere i cespiti del Principato di Avellino sulla tassa della Piazza e su quella dei Molini siti nelle località avellinesi di Macchia, Pontarola e Ferrera. Morto il 7 febbraio 1643 Scipione, il piccolo Domenico suo figlio, venne affidato alla tutela della madre, come ricorda il Ricca, di Prudenzia Cesarani: il contratto del matrimonio di lei con Scipione del Tufo fu stipulato dal notaio Giovan Simone Pepe di Napoli agli 8 maggio del 1615, stando al Quinternione 300, ex nr.221, f.113. Scipione era figlio, come ricorda il Campanile, di Galeazzo del Tufo ed Hippolita Ottone, che fu marito di Livia Griffo, et a nostri tempi si ha comprato la Baronia del Tufo, che era stata venduta dagli heredi di Marco Antonio. Da Scipione col matrimonio di Livia Griffo sarebbero nati Giovan Antonio e Giovan Battista premorti. Da qui la deduzione del Ricca che Scipione avesse avuto due mogli, in quando dalla seconda, Prudenzia Cesarani, avesse avuto Domenico, Ippolita futura monaca in Benevento e Giulia. Il 4 settembre 1656, passava a miglior vita, senza eredi e nel Castello di Tufo, Domenico del Tufo, lasciando incamerare le Terre nuovamente al Regio Fisco, nonostante la paurosa depauperazione. E’ infatti questa la data della peste che colpì tutti i paesi. Era già passato un anno quando la Gran Corte della Vicaria, il 22 gennaio 1657, ufficializzò il rilievo del feudo ad opera della sorella Donna Ippolita Del Tufo. Ma ci ripensò presto in quanto, dovendosi fare monaca, rinunciava a favore della sorella Giulia - dal notaio beneventano Bartolomeo Matusto il 15 settembre 1657 su appresso (Terra di Tufo e Casale di Torrioni) del tavolario Antonio Guidetti -, quando i creditori di Scipione Del Tufo (morto il 7 febbraio 1643) ancora bussavano alle porte nella speranza di poter avere qualche ducato dalla vendita del feudo. Soldi che Donna Giulia recuperò dalla dote della madre, Prudenzia Cesarini, morta il 1 settembre 1656, facendo un favore ai fratelli successori: il Tenente di Mastro di Campo Generale [Domenico] Antonio (il quale assumerà il titolo di Marchese di Tufo fino alla morte avvenuta il 3 aprile 1688), Carlo (morirà il 5 giugno del 1688 come da certificato del vicario generale di Benevento sotto le pietre della casa di D.Giuseppe de Marco in Benevento caduta a causa del tremuoto e sarà sepolto nella chiesa di San Francesco), e Domenico (dichiarato successore il 18 agosto dello stesso 1688).9
Morto il primo Don Domenico (4 settembre 1656), quindi, il rilievo della sorella, Donna Ippolita del Tufo, fu significato il 14 novembre 1657 per 346 ducati, sempre per la metà delle entrate, sempre la Terra di Tufo e Casale di Terrajuni, li quali d.346.2.18 furono pagati alla Regia Corte à 16 di sett.e 1658 per il banco della SS.ma Annuntiata.10
Le Terre, infatti, rilevate da Donna Ippolita Del Tufo, furono riscattate da Donna Giulia del Tufo, la quale fece instanza per intestarsi la Terra del Tufo con il suo Casale chiamato Torrione del Tufo per reputa, e donatione fattali da D.Hipolita del Tufo sua sorella. Torrioni aveva una nuova proprietaria ad ogni effetto di legge con suoi feudi et sebfeudi raggione de Patronato de Chiesa, et de presentare in quello et con la potestà de’ reintegrare et intiero stato, et dell’istesso modo, et forma suì come essa D.Hipolita, et suoi Predecessori detta Terra, e Casale meglio et pienamente hanno havuto, tenuto, et posseduto in beneficio di D.Giulia del Tufo sua sorella prossima, et immediata succedettrice, non riservandoli cosa alcuna sopra detta Terra e Casale.11
Questo prima che, nel 1694, l’erario del Regno intimasse all’ultimo Don Domenico il pagamento delle due tasse di successione per i beni di proprietà dei fratelli marchesi defunti, Domenico Antonio e Carlo Del Tufo (vittima del terremoto del giugno 1688, seguito a quello di febbraio dello stesso anno), per la significatoria della Camera della Sommaria del 12 ottobre per l’arretrato pagamento dei due rilievi di Terra del Tufo e Casale di Torrioni. Ma sempre e solo per quanto riguarda Tufo e la parte vicina di Torrioni, per Tufo et due terze parti di Terrajuni in docati 16, che erano state nelle mani di Mariantonio Del Tufo, il quale, per l’anno 1660-61, era risultato tassato di 112 ducati (era il 19 maggio 1661).
Così, mentre il Tribunale del Sacro Regio Consiglio, per saldare i debiti, venderà per 49.000 ducati la Terra di Tufo e quel Casale di Torrioni al Conte Francesco Piatti di patria Venetiano, ma accasato, et abitante in Napoli da 46 anni a questa parte (cioè dal 1670) con sua moglie, e figli, et ove possiede tutto il suo avere, come scrive il Ricca, l’altro suffeudo di Torrioni, quello legato al feudo di Toccanise, viene ricordato nel medesimo documento come la terza parte delle tre parti che era nelle mani di Vincenzo Conte: Et per l’altra terza parte di Terrajuni appare per detti cedularij andarne tassato Vincenzo Conte per la terza parte di Toccanise et terza parte di Terrajuni in 10.2.10.

 

Morto Don Dom.[enico] Antonio del Tufo il 3 aprile 1688, e poi Carlo, stimate le entrate feudali, la Regia Corte intimò all’ultimo fratello, Domenico, di pagare il rilievo per il possesso di Tufo e Torrioni che valevano ducati 199.9 giusta la significatoria à 12 Ott.[ob]re 1694 contro l’Ill.[ust]re D.Domenico del Tufo, Marchese della Terra del Tufo e suo Casale di Torrioni.12
Un problema, quindi, che si riferisce addirittura a quando Don Domenico era ancora in vita: troppa povertà in giro. Almeno fino quando non si vide il Conte veneziano Francesco Piatti, il quale acquisì il feudo l’8 agosto 1716, e l’Università di Torrioni tornò a riunificare tutto il territorio. L’istrumento fu stipulato dal notaio Giovanni Caruso di Napoli, e venne convalidato dall’Imperatore Carlo VI d’Austria con privilegio sottoscritto in Vienna il 14 novembre 1716, che ebbe il regio-exequatur dal Conte di Teano, Vicerè di Napoli, e dal suo Collaterale Consiglio il 3 marzo 1717. Il mentovato Francesco Piatti, Console generale della nazione Veneziana in Napoli, come ricorda il Ricca, ottenne da quella Repubblica il titolo di Conte per sè e per i suoi legittimi discendenti con diploma del 28 giugno 1704, convalidato dal consiglio del Vicerè il 17 ottobre. Ecco le parole del diploma: Aloysius Mocenico Dei gratia Dux Venetiarum etc. Universis, et singulis Rappresentantibus, et ministris nostris, ad quos haec nostrae pervenerint significamus hodie in Consilio nostro Rogatorum captam fuisse partem tenoris infrascripti videlicet. Niente lascia desiderare di pontualità, fede, et habilità nell’esercitio delle proprie incombenze il fedel Francesco Piatti, che doppo più anni s’impiega in qualità di Console in Napoli con intiera sidisfazione, non solo de nationali, che colà esistono, ma di questa piazza ancora, come pienamente risulta dalle giurate informationi del mag. de cinque Savii alla mercantia hora lette, et le lettere pure del dilettissimo nobile Nostro E.Giovan Francesco Morosini, Ambasciatore in Roma, fanno un amplo attestato del servitio fruttuoso, che egli va prestando nel sostenimento della carica, e particolarmente del merito dal medesimo conciliatosi molto distinto nell’interstitio di quella residenza, nel quale egli ha sempre assistito a quei sudditi in qualunque loro occorrenza, et preservato li privilegii immuni da pregiudizii, che si è tentato d’inferirli nella mancanza del pubblico Ministro, lasciati per tale effetto in abbandono li suoi interessi, et sostenuti quelli della natione, anche con esborsi del proprio; Tutto ciò donando giusti motivi al Senato di contrasegnare al benemerito supplicante il gradimento, che se gli conviene, è d’estendere sopra d’esso alcun atto della munificenza publica, che vagli ad animarlo sempre maggiormente nel migliore servitio della Signoria nostra, ed in vantaggio della natione, et del commercio; l’anderà parte, che per atto della Publica benignità resti il fedel Francesco Piatti con suoi legittimi discendenti in perpetuo decorato col titolo di Conte, con tutte le preeminenze, privilegii, et immunità, che a tale grado convengono; da che apparisca la munificenza, et gradimento pubblico verso la benemerenza del supplicante stesso, ed egli riceva pure eccitamento di proseguire nei suoi fruttuosi impieghi all’occorrenza del nostro servitio. Quare auctoritate supradicti Consilii mandamus Vobis, et ita exequi faciatis. Datae in nostro Ducali Palatio die vigesima octava Junii indictione duodecima M.D.CC.IV - Francesco Savioni Secretario.
Morto il Conte Don Francesco Piatti, marito di Donna Giulia Ricupido, il 27 gennaio 1732, in età d’anni 77 e fu sepolto nella Chiesa di S.Anna de’ Lombardi, come attesta il parroco di S.Liborio in Napoli, nell’ottobre successivo, il procuratore del Conte Don Giacomo Antonio Piatti, erede legittimo ed odierno Possessore della terra del Tufo e Casale di Torrioni, pagate tutte le tasse, si recava direttamente alla Camera della Sommaria per non essere più molestato ed altro pagamento per detta causa, e spedirsi a beneficio del medesimo la debita investitura di d.[ett]i feudi.13
I Conti Piatti mantennero il titolo per quasi cento anni, cominciando con Francesco (1716-1732) e Giacomantonio (1732-1751), il quale, ufficializzato il 19 febbraio 1732 nel possesso dei feudi per i quali pagò rilievo (seppure in ritardo), potè accorpare nuovamente Tufo, dichiarandosi oltre che Conte anche Marchese di Tufo e dei 2/3 di Torrioni, e facendosi pagare le solite tasse (dalla Mastrodattia, a quella su capre, pecore e altri animali). Fra le intestazioni feudali dei registri dell’Archivio di Napoli, infatti, seguono citazioni su Pasquale Piatti, pro Terra Tufi et duabus partibus Casalis Torrejuni del 1754.14
L’Illustre possessore Don Giacomo Piatti, Marchese del Tufo e di Torrioni, era proprietario di molti beni che mostrata al piccolo figliolo Don Pasquale. Dal Catasto Onciario di Torrioni rileviamo che era di sua proprietà una selva cedua, un territorio boscoso di 73 ettari, macchioso, solito a tagliarsi ogni quattro anni, confinante con il magnifico notar Ciampi ed il vallone; oltre un altro fondo confinante con Don Luca Morano. Molte le sue rendite, a causa di censi enfiteutici e redditi perpetui sopra i terreni ed altro esistentino in suolo burgensatico in questo suddetto Castello. I primi 19 ducati e 20 grane li esigeva da particolari cittadini e droghieri; 4 ducati e 9 tornesi rappresentavano invece l’annua rendita entrante da diversi particolari cittadini. Altri soldi gli venivano poi dall’affitto dei somari ad uso lavoratura, uno a testa, da Matteo di Vito, Giacomo Ferraro, Ciriaco Oliviero e Giovanni Lepore. Qualche pagamento poi lo faceva anche il marchese in quanto, ogni anno, pagava di tasca sua 25 ducati per l’erario, 20 per la provigione del governatore, 36 per il guardiano e 12 al giurato per servizio della Corte.15
Inoltre, l’Illustre possessore D.Giacomo Antonio Piatti, Marchese del Tufo, e Torrjoni, possiede l’infratti corpi feudali, cioè tutti i servizi che dovevano essergli pagati sotto forma di ulteriori tasse. Erano, per esempio, di proprietà del feudatario la mastrodattia civile, e criminale con la bagliva e la fida de capre, e pecore, ed altri animali forastieri. Spettava di diritto al Marchese anche la tassa sulla famiglia, cioè sul fuocatico, ovvero sul nucleo, il fuoco; 30 ducati e 50 grane gli entravano su due de fiscali sopra l'Università, altri 6 per ciaschedun fuoco. Ogni famiglia, nel giorno di Pasqua, gli doveva inoltre 2 uova, cioè 2 ova a fuoco, oltre l’eventuale cappone di Natale. Il Marchese Piatti aveva comprato anche la riscossione dei fiscali sui fondi dati in enfiteusi da altri feudatari della zona: a lui dovevano pagare la tassa sul fuoco gli abitanti che ricadevano nei fondi dei nobili forestieri presenti sul territorio di Torrioni. Don Giacomo aveva comprato la riscossione di 10 ducati annui dalli signori di Toccanisi, Marchese di Molina, e Longarini e Barone di Toccanisi. Altri beni di sua proprietà erano il bosco di Bagnolo e quello di Nassano, per li quali esigge ducati a trasso.16
L’illustre Conte Don Giacomo Antonio Piatti, ultimo Marchese del Tufo, possessore di Terra Tufi et duabus partibus Casalis Terrejuni dal 1732, passò a miglior vita il 30 Agosto del 1751, come dalla fede fattane dal R.[everend]o Par[r]oco di S.Maria del Soccorso all’Arenella in pertinenza di Napoli, dove abitava. I beni passarono nelle mani del figlio, il Marchese del Tufo D.Pasquale Piatti, persona corretta nei riguardi della Corte Regia in merito alle spettanze dovute per l’intestazione feudale in quanto, certificava nel 1751 il razionale Valente, non occorre riferire altra cosa in contrario, per essersi anco pagato... il deritto delli Tappeti in summa de’ D.30.5 per lo B.[anc]o del SS.mo Salv.[ato]re. Pertanto D.Paschalis Piatti: / Prò / Terra Tufi et duabus Tertij partibus Casalis Torrejuni paga ducati 16.4.5. e, 2.4.12 e 1/6, per la Iurisd.[itio]ne 2da p’te Terre, et dua tertia parti Casalis p’eti.17
Il Conte Don Pasquale riceverà il titolo di Marchese di Torrioni e dei 2/3 di Tufo con decreto della Gran Corte della Vicaria il 17 settembre 1751, alla morte del padre avvenuta il 30 agosto, trasformandolo in quello di Barone, come descritto nei documenti della controversia con il Monte della Misericordia, circa le spettanze sulla Bonatenenza su un fondo di Montefusco in territorio del Casale di Santa Paolina. Don Pasquale fu un uomo duro, ma non da meno dovettero essere i Padri Scolopi di Benevento, quando se la presero con i fratelli Ferrara del Castello di Torrioni per il mancato pagamento di un debito contratto di 205 ducati facendogli sequestrare i beni dalla Regia Udienza di Montefusco per istanza del loro procuratore. I nipoti del Ferraro, chiamati in causa perchè esercitavano l’ufficio di erari, quindi di riscossione dei tributi che i cittadini dovevano al feudatario, non avevano pagato la somma richiesta perchè ritenevano doversi sborsare da Don Pasquale Piatti, Marchese delle Terre di Tufo e del Castello di Torrjoni. Da qui la disputa infinita, mentre i Piatti, senza mollare la presa, terranno il feudo fino alla morte di Don Pasquale, avvenuta il 29 maggio 1790 senza prole, lasciando che i feudi passassero alla Marchesa Donna Rosa Piatti, sua sorella che donerà la Terra di Tufo e le due porzioni di Torrioni al Marchese di Carife, Giovanni Capobianco, suo figlio primogenito, ricevendo l’ultima intestazione feudale, in seguito al privilegio regio del 1791, il 13 marzo 1794, dando origine al ramo dei Marchesi di Carife e Baronia di Prata che, come ricorda il Ricca, litigò non poco con il Comune di Tufo............