Description
Dalla Contea di Civitate Frequentina degli Ecani in Lucera alla Battaglia di Frequento del 1254 tra Re Manfredi e i Guelfi nella Diocesi nata sull’Appia Traianea di Terra Beneventana

INDICE
Presentazione
Premessa Storica
la civitate frequentina dei troiani
rifondata dai migranti di eca
— Sul tratto ecano dell’Appia Traianea diretta a Venosa
— Eculano degli Eculanensi migrati da Urbe Eca (Lucera)
— Sciocchezze su Quintodecino che risulta essere Andria
— Confusione tra Civitate Aquaputida e Loco Acqua Putrida
— L’attuale Valle di Ansanto non è il Lago Velino di Ansanto
— A Mofeta mancano Grotta di Virgilio e Lago di Ansanto
— Frequentina e Quintodecimo diverse da Frigento e Mirabella
Capitolo Primo
l’episcopio degli ecani greci
sede di contea tra volturaria e andria
1. Le contee Frigentina e Volturariense di Re Ruggero I
2. Gli Avellinesi di Castelvetere eleggono antiré Ruggero II
3. L’Episcopio ecano di Frequento presso Canneto di Lucera
4. La Contea dell’ex Civitate Frequentina iniziava dopo Andria
Capitolo Secondo
dalla contea di civitate frequentina,
la migrazione sulla traianea di eca
1. Frigento di Eca in Giustizierato Samnia (Foggia)
2. L’Obituario di S.Sofia, annuario del Fortore nel 1137
3. Scompare Frequento tra Torre Pagana e S.Paolo Civitate
4.Frigento ricostruita con i ruderi appiani dagli Avellinesi
Capitolo Terzo
demanio nella contestabulia di conza
poi il distacco dal principato di salerno
1. Il feudo di «Fricento» in demanio di Elia Gesualdo
2. Baronia di Torgisio a Taurasi, Avellino in Castellovetere
3. Elia Gesuado favorisce la Badia di Cava: tutti con Salerno
4. La riconquista imperiale fa tornare i Bizantini via Nola
5. Il Pontifex invade l’Episcopio di S.Guglielmo a Urrita
6. Ruggero II è Re: Montevergine si riprende l’ex demanio
Capitolo Quarto
rinasce la citta’ vesovile
con le chiese di s.nicolai e s.croce
1. Sottomessi i Guiscardelli, S.Guglielmo erode Frequento
2. Giovanni, il primo vescovo certo del 1142, cede S.Croce
3. S.Nicolai e S.Croce: due antiche chiese frigentine
4. Alla Curia di Paternò del 1145 con lo strategoto Salomone
5. La Contea dei Dell’Aquila: da Capua su Avellino e Eculana
6. L’ex demanio a Rogerio Dell’Aquila di Castelvetere Avellino
7. S.Nicolai di Frequento nella Contea del Castello Vetere
8. Riecco il castello taurasino e la sede frequentina
9. L’epoca degli stratigoti locali commoranti a Taurasi
Capitolo Quinto
gli svevi smorzano le abbazie
ma ridanno potere agli episcopi misti
1. L’ultimo Ruggero battuto da Enrico: torna il demanio
2. Svevi a Civitate Frigento con i coniugi Falcone
3. L’ex abate domino di S.Maria del fiume ridotto a ‘don’
4. I Balbano redemanializzano gli ex castelli di Ruggero
5. Il vescovo di Frequento rinasce con gli altri a fine secolo
6. L’inaugurazione di S.Marco di Eca in quel di Bovino
7. Cerimonia presieduta dall’abate a S.Maria Incoronata
8. Fu dei Gesualdo la Contea di Grottaminarda nel 1229
Capitolo Sesto
la ritirata del principe manfredi:
elia gesualdo premiato dal papa
1. Il bosco del Formicoso sulla Via Antica di Frigento
2. Il racconto di Jamsilla sulla Battaglia del 1254
3. L’esercito avrebbe vinto, ma Manfredi ci rinuncia
4. Ritirata senza vittime: invenzione dei triboli a triangolo
5. Il Papa dà Frigento a Elia Gesualdo e la dicoesi a Benevento
Capitolo Settimo
la nuova frigento in eta’ moderna
da citta’ regia a perla dei gesualdo
1. Il primo vescovo della città angioina del 1299
2. Con la metropolia passata da Vetere a Ciivtate Beneventana
3. Il vescovo nella sede post sisma del 1348
4. La donazione della Camera Regia ai Gesualdo
5. Le successioni feudali registrate a Napoli
Appendice Moderna
le prime botteghe di fine ottocento
Civitate Frequentina, la storia oltre il mito
Quest’opera compie una radicale operazione di revisionismo storico e topografico, scardinando secoli di equivoci sull’identità di una delle aree più enigmatiche del Mezzogiorno medievale.
Il saggio non si limita a ricostruire le vicende di Frigento, ma ne ridisegna il baricentro geografico e politico iniziale, attraverso una meticolosa analisi delle fonti documentali, lungo l’Appia Traianea.
Il percorso analitico muove da una tesi dirompente: la Civitate Frequentina non nasce come isolata entità irpina, ma affonda le sue radici nella migrazione da Urbe Eca (Lucera).
L’autore, dipanando i toponimi, demolisce sistematicamente le leggende storiografiche accumulate nel tempo — come l’errata identificazione di Quintodecimo (che è Andria) o la confusione tra la Mefite in provincia di Avellino e quella del lago di Velino — restituendo coerenza ai tracciati appiani e alle dinamiche bizantine.
Attraverso sei capitoli densi di dati inediti, il testo ridisegna l’evoluzione di un territorio conteso tra l’influenza greca e le ambizioni normanno-sveve.
Dalla contea della Civitate di rito misto con Ruggero I alla rinascita come città vescovile sotto i Dell’Aquila, emerge il ritratto di una “città demaniale” capace di resistere alle erosioni delle grandi abbazie (Benevento, Cava, Montevergine) per rifiorire nel Trecento, dopo il sisma del 1348, la riorganizzazione delle urbe metropolitiche e dalla rinascita del Regno di Napoli.
Il volume culmina nell’ascesa dei Gesualdo, trasformando Frigento in “perla” feudale, fino alle soglie della modernità. Un’appendice sulle botteghe di fine Ottocento chiude il cerchio, collegando il prestigio antico alle sue ultime vestigia pre-industriali.
Perché leggerlo?
È un’indagine necessaria per chiunque voglia comprendere la vera genesi del potere territoriale tra Capitanata e Irpinia, dove il documento d’archivio prevale finalmente sulla leggenda.
Presentazione
indagine storica su Frigento:
dal Principato di Langobardia Minor
alla provincia di Terra Beneventana
Si è scritto che la Ecclesia Frequentina, in quanto diocesi ecana, ha radici molto antiche. Nei registri vaticani compare già nell’817 il nome di Giuliano Episcopus Frequentinus. Di una sede episcopale di rito misto (greco-bizantino) si ha però cognizione solo nel Medioevo, con la primaria Civitate Frigento.
La sua ubicazione resta un mistero, sebbene i documenti dell’epoca la pongano prima presso Eca (l’odierna Lucera angioina, non la nuova Troia) e poi presso un monastero di S.Guglielmo, già sede dell’Episcopio di Labella (corruzione della moderna Mirabella). E’ piaciuto agli storici aggiungere «Eclano», confondendo Quintodecimo (presso l’attuale Andria) sulla Via Appia, con il quindicesimo miglio della Via Appia Traianea, dove con ogni probabilità fu fondato il luogo chiamato Episcopio di Bella, trasformato da San Guglielmo in abbazia di S.Maria di Eca (cioè Ecana). Così nacque Bella Ecana.
L’elevazione di Frigento a sede vescovile è documentata con certezza dal 1061, anno in cui risulta dipendente dall’arcidiocesi di Benevento sotto il nome di San Marciano di Frigento, considerato protovescovo e patrono della città. La tradizione lo collega alla distruzione dell’antica Eca; secondo le agiografie, i superstiti ecani fuggirono sulla collina di Frigento portando con sé le reliquie del santo e fondando una diversa Civitate Frequentina. Ciò confermò lo status di città autonoma e sede di mensa episcopale (rendita del vescovo), legata a Benevento poiché il presule era spesso al seguito del Papa o dell’Arcivescovo in missioni diplomatiche e militari.
La cattedrale frigentina di Santa Maria Assunta, che sorge sul punto più alto del paese, nasconde la cripta che conserva la memoria storica. Questa si fonde con i “Misteri” di Frigento: una tradizione religiosa secolare che consiste nell’esposizione di tavole lignee a grandezza naturale durante la Quaresima, secondo l’uso degli antichi ecani di rito greco/romeo di Troia Vetere.
La ricerca conferma che i primi insediamenti provenienti dalle cittadelle tardo-romane dell’Apulia e del Sannio percorsero l’Appia da Cerreto Sannita verso la Lucania, dove ex Longobardi e “Troiani” (abitanti di Eca/Troia) si fusero nei nuovi nuclei abitativi, fino all’arrivo dei Lombardi di Re Corrado nel 1092 e allo scontro tra Franchi e Altavilla lungo l’Appia Antica e la Traianea.
L’Autore ricerca una corrispondenza logica fra l’antica Civitate Frequentina (e Frequento) con l’attuale Frigento, in provincia di Avellino, a ridosso di Mirabella Eclano. Si conferma la tesi della rifondazione, similmente a quanto accaduto per gli ex casali di S.Maria Vetere ai Loco Assano di Taurasia al Monte Bonioni, rifondati risalendo l’Appia Traianea nella provincia di Terra Beneventana (Castelvetere, S. Maria di Lapio, Luogosano e Taurasi). Sono i nuovi centri rinati nell’attuale Irpinia prima o dopo l’arrivo dei militi Lombardi del Re d’Italia descritti nel Catalogo dei Baroni retrodatato al 1092.
Seguendo la teoria di Bascetta, supportata da documenti storici, la prima Frigento sarebbe sita con sempre maggiore certezza presso San Paolo di Civitate (Fg), fondata dagli Ecani prima che la zona cambiasse nome in Lucera angioina. Esisterebbe dunque una Frigento foggiana, sede di contea vicina alla diocesi di Volturara Appula, entrambe sottomesse all’originaria Eca (la Troia dei Pagani), poi dispersa dalle guerre tra Altavilla e Normanni. I migranti avrebbero poi rifondato la nuova sede nell’attuale Frigento irpina.
E’ un lavoro minuzioso sui documenti (dalle pergamene benedettine a quelle verginiane), permette di accedere a notizie fondamentali per comprendere i nodi complessi della storia politica dell’Irpinia.
I duchi guiscardiani organizzarono il territorio in forma autonoma, liberandosi del viceré della “falsa Lombardia” dopo il fallimento di Re Corrado di Pavia.
Nasceva l’era della «Post Recuperazione», volta a riannettere a un’unica urbe cattolica (Nova Amalfi) sia le chiese greche che quelle bizantine della Terra Beneventana. Fu in questo contesto che i Guiscardelli sottrassero agli Altavilla di Palermo i feudi strappati al Papa in nome dell’Imperatore; con l’appoggio di Frigento, sostennero per il trono di Napoli il vero Re Ruggero I Sanseverino di Eca, forti dell’eredità dell’Apulia lasciata dai Comneni di Napoli e Costantinopoli a Boemondo. Tuttavia il Papa, che mirava a fondare un Granducato per annullare i riti greci e bizantini in favore di quello romano (San Pietro), preferì appoggiare i palermitani.
In questo scontro di potere, Borsa uccise Ruggero I Grancomes e gli Altavilla uccisero lui, rivoluzionando la Terra Beneventana: gli Avellinesi furono relegati nel Castello di Taurasi e la provincia conzana del Principato Citra cadde sottomessa alla «Novas» Salerno dei Siciliani.
Il loro anti-re fu dunque il giovane Ruggero II, che ebbe modo e tempo di riconquistare l’intero Regno di Sicilia.
Dalle pergamene di Montevergine emerge una Frigento inedita: una cittadella vescovile povera, simile a Nusco o Bisaccia. Il libro analizza meticolosamente la vita feudale sotto i Franchi di Radulfo e i Gesualdo, fino alla nascita della baronia conzana. Attraverso lo studio della conquista di Elia dei Balbano e della distruzione di Giffoni, assistiamo infine alla nascita del nuovo capoluogo di Avellino (trasferito da Atripalda alla collina della Terra), al quale fu unita la diocesi di Frigento, ormai staccata definitivamente da Benevento.
Il testo termina con un excursus sugli abitanti di fine Ottocento, restituendo l’atmosfera di una popolosa Frigento di artigiani e commercianti. Quella di Bascetta non è una banale cronaca di viaggio, ma storia documentata.
Sabato Cuttrera






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