29. Acerra nel 1754

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TUTTI I NOMI, COGNOMI, MESTIERI, STRADE E CHIESE DI ACERRA NEL 1700

Quando non esisteva il Catasto Onciario era in uso il Catasto Antico. Le Università comunali (Amministrazioni comunali) del Regno di Napoli adottavano due metodi di esazione fiscale: a Gabella oppure a Battaglione.
L’Università di Acerra optava per il sistema della Gabella. Il prelievo fiscale consisteva esclusivamente in dazi che gravavano sui servizi, in particolare su quello della macina; con il sistema a Battaglione, invece, veniva fatto l’apprezzo dei beni stabili di proprietà dei cittadini e dei redditi derivanti dalle loro attività, che, una volta detratti i pesi, vale a dire gli oneri finanziari ai quali erano assoggettati (censi, interessi, ecc.) erano sottoposti a prelievo fiscale (il sistema a Battaglione riguardava una minoranza di comunità locali in quanto, non avendo proprietà i contadini, si preferiva tassarli a Gabella). I Catasti antichi si riducono a pochi esemplari in cui sono elencate le rivele o la numerazione dei fuochi. Qualcosa di simile vi fu per Montemiletto, come riportato nella documentazione sui Principi Tocco, conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli (asna). Questo sistema, un po’ improvvisato, in quanto mutabile da feudatario a feudatario, verrà considerato superato solo con la nascita del Catasto Onciario, introdotto per mettere ordine sia nel campo delle tasse, che in quello sociale. Prima di allora i cittadini dell’Università dovettero sottostare alle scelte del feudatario che imponeva il Catasto a Gabella, con il pagamento della Gabella effettuato in genere presso la Lamia, la casa di un esattore, l’erario loco feudi (oggi diremmo un concessionario per la riscossione della tassa), adiacente il mulino dove in origine si andava a macinare il grano. Gli Onciari si presentano come dei grossi volumi divisi in sezioni, fra atti preliminari e rivele.
Nel 1753, a Catasto compilato, anche Acerra cambiò volto, adeguandosi al rinnovamento avuto con l’aumento delle libere proprietà che avevano permesso la nascita del ceto civile in tutto il Regno di Napoli. Niente più pagamenti a destra e a manca per i capifamiglia, ma solo tre tasse statali, che si imposero più di ogni altra, da versare nelle casse del Regno: quella sopra le teste dei suoi cittadini ed habitanti, loro beni stabili, animali ed industrie. In effetti si trattava del solo testatico, aumentato dell’imposta sui beni posseduti e dell’imposta sul reddito prodotto dai figli maschi lavoratori.
Ogni Università era mandata in tassa per tot fuochi. Questo sistema aveva evitato l’evasione di quei forestieri che dichiaravano di non abitare nè in un posto e nè nell’altro, specie degli ecclesiastici bonatenenti, mai tassati fino ad allora, che incameravano i censi provenienti da terre e case affidate in enfiteusi, da benefici privati sulle Cappelle erette dentro le chiese e sui beni delle parrocchie. Pesi fiscali, questi, che nell’Onciario vengono scalati dalle tasse, sebbene ad agevolarsene, oltre i minorenni, esentati di diritto, furono i non-lavoratori, quindi poverissimi e ricchissimi. Solo che i mendicanti non facero testo, mentre i ricchi, per vivendo del proprio, se ne guardarono bene dall’investire il capitale, cioè dal produrre industria tassabile, come nello spirito della legge, finendo col diventare solo dei possidenti che, senza realizzare ricchezza sociale, accumulavano danaro sull’altrui utilizzo dei beni posseduti.

Description

TUTTI I NOMI, I MESTIERI, LE STRADE E LE CHIESE DI ACERRA NEL 1700

Scopo di questo lavoro che andiamo a presentare al pubblico è documentare l’articolazione degli scenari politici ed economici attraverso arti, professioni, imposte e gabelle dei Catasti Onciari in modo che si abbia un quadro storico della vita sociale della Terra di Lavoro.
Mestieri, attività, famiglie che hanno un suono ancora oggi nelle nostre contrade. L’intento è stato quello di fornire, attraverso i dati storici, sussidi indispensabili per la comprensione e la corretta interpretazione degli eventi del 1700, giustamente definito il secolo dei lumi.
E’ questo un lavoro sulla storia di Caggiano più vicina a noi, e quindi anche più comprensibile, nella seconda metà del 1700. Cognomi di uomini che rivivono alla riscoperta delle nostre origini, attraverso il nostro gruppo di studio guidato da Arturo Bascetta. Ed ecco che siamo riusciti a far decollare, sostenendo questa pubblicazione, una affascinante raccolta all’affannosa ricerca di una identità.
L’intenzione resta quella di pubblicare un numero al mese, uno su ogni comune del Regno di Napoli.
Un merito che va soprattutto ad Arturo Bascetta, che si è sobbarcato con perizia e volentieri l’immane lavoro di una collana aperta a più collaboratori, come già abbiamo visto per i volumi pubblicati.
E’ la meravigliosa documentazione del Catasto Onciario portata alla conoscenza diretta degli eredi di quei nonni. Interventi, studi e note di chi, con proprie capacità, intelligenza e amore per la storia locale, ha messo su carta la vera riscoperta essenziale delle radici e della storia.

Dettagli

EAN

9788898817511

ISBN

8898817517

Pagine

112

Autore

Bascetta

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

UN LIBRO CON LE CHIESE E I PRETI E I NOMI DEGLI ABITANTI, UNO PER UNO. ECCO QUALCHE ESEMPIO...

  1. Il poniere Gennaro d’Urzo fu Francesco di 28 anni abita in un basso in affitto a L’Arcopinto e dichiara 18 once. Vive con la moglie Maria Bruno di 28 anni e la nipote Mariangela Scialò di 8 anni.
  2. Il giurato di corte Gennaro Fico fu Fabio di 57 anni abita in un basso proprio a la Cisterna. Vive con la moglie Orsola Silvestro di 50 anni e la figlia Antonia di 24 anni in capillis.
  3. Il bracciale Gennaro Formichella fu Stefano di 25 anni abita in un basso in affitto al Vicolo de 60. vive con la moglie Rosa de Sena di 25 anni e i figli Catarina di 2 anni e Cuono di 1 anno.
  4. Lo stroppio Gennaro Adorno fu Domenico di 26 anni abita in una piccola casetta propria al Vicolo de 60 e dichiara 7,15 once.
  5. Il braccaile Gennaro de Fiore fu Matteo di 40 anni abita in una camera in affitto al Vicolo dell’Annunziata. Vive con la moglie Geronima Mannardi di Casalnuovo di 30 anni.

Il bracciale Gennaro Marrone fu Giobatta di 23 anni abita in un basso in affitto dirimpetto al Monastero dei Padri Domenicani. Vive con la moglie Catarina Tufano di 30 anni e il figlio Giobatta di 1 anno