08. COMUNE DI PRAIANO NEL 1752 (SA)

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Copertina posteriore

I cognomi studiati nel testo riferiti alle singole famiglie: nel libro figli, mestieri e progenie

Cognomi registrati a Praiano e Vettica Maggiore nella metà del Settecento sono, in ordine di diffusione: Rispolo, di Rosa, Irace, di Ruocco, Criscuolo, Montuoro, Gallo, d’Acampora, Galano/Gagliano, Merolla, Zingone, Ferriulo, Buonocore, Izzolo, Migliaccio, Lastaria, d’Urso, della Lama, Bolognino, Capriglione, Cimmino, Cinco, d’Ajello/d’Ayello, d’Apuzzo, di Vivo, Porzio, Rocco, Russo, di Fiore, di Luise, Esposito, Franco, Ientile, Mascolo, Mandara, Marchisciano, Miniero, Ricco, Vuolo, Palma, Punzo e di Milo. A questi vanno aggiunti i cognomi dei Praianesi trasferiti fuori sede, cioè che sono Cittadini assenti e non più registrati in loco: Amendola, Casabona, della Vecchia, Grillo, Longobardo, Monteforte e Natale.

Tali cognomi sono riconducibili, tutti, a famiglie di modesti marinari pescatori ed artigiani registrate nel Catasto Onciario, ma non mancano ceppi familiari che nella storia di Praiano e delle aree limitrofe si contraddistinsero per censo, nobiltà o personaggi illustri. Matteo Camera, nella sua opera Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi, menziona le famiglie distinte di Praiano e Vettica Maggiore: de Rocco, de Montorio (Montuori), Bolognino, de Urso, Ajello, de Lama, Zingone, Rispoli, Capriglione, Lastarìa, Gagliano, Merolla, Irace, Ricco23.
Riccardo Gallo, trattando delle famiglie Praianesi, ci trasmette una notizia molto interessante: In tutto, agli inizi del Cinquecento c’erano una decina di cognomi; oltre a Gallo, gli altri erano: Cinque, De Rosa, Della Lama, di Montorio, Ferraiolo, Irace, Merolla, Richa, Rispoli, con molteplici varianti. Nel 1532 a Praiano le case, o meglio i fuochi, cioè i focolari censiti dal fisco, erano 68. In ogni casa abitavano più nuclei familiari. Come ha ricostruito Rosalba Ragosta, tra il 1535 e il 1555 otto praianesi, appartenenti a sei di queste dieci famiglie, si immatricolarono all’Arte della seta: Michele Richa, Piero Merolla, Lucia Rispolo, Lisantonio de Jerace, Gio:Filippo Cinque, Paolo Merolla, Sebastiano Rispolo, Ferrante de Rosa. Dunque a Praiano la quasi totalità della gente lavorava la seta. Scrisse Giustiniani nel 1797: a Praiano «gli abitanti lavorano del filo, ch’è eccellente, e di costo, ma non è della qualità di un tempo… a Vettica Maggiore i naturali son tutti tiratori di seta»24.
Sempre il Gallo, sulle famiglie praianesi, scrive: La comunità di Praiano era chiusa e piccola. Tra il 1577 e il 1599, furono celebrati 60 matrimoni e 460 battesimi. Nel primo Registro dei Matrimoni mancavano purtroppo le pagine dall’anno 1579 al 1582 e quelle dal 1588 al 1594; inoltre alcune registrazioni erano del tutto illeggibili. Per questi due motivi, stimai che i matrimoni fossero in realtà un centinaio, cioè più di una volta e mezza i sessanta registrati, con una media di quasi 5 all’anno. Riguardo ai Battesimi, le pagine iniziali del relativo Registro erano assai mal ridotte, poco più che brandelli. Inoltre, anche alcune trascrizioni di battesimi erano illeggibili. Per queste due ragioni, stimai che il numero delle nascite nel periodo fosse almeno cinquecento, con una media di quasi 22 battesimi all’anno, quasi cinque figli per ciascuna delle cento coppie. In testa con il maggior numero di nascite, un centinaio, un quinto del totale, c’era la famiglia de Rocco, con tutte le varianti del cognome (di Rocco e inizialmente, a metà Cinquecento, de Ruocho o di Ruocho o de Ruoca). Il fatto che la “d” di “de Rocco” e varianti fosse minuscola o piuttosto maiuscola non era dimostrabile, perché nel Registro parrocchiale non trovai quasi mai lettere maiuscole. È come se cinquecento anni fa usassero il sistema oggi in voga sui motori di ricerca Internet, dove si scrive tutto minuscolo. Seguiva con una cinquantina di nascite la famiglia de Rosa, senza varianti di cognome. Al terzo posto in graduatoria, con un po’ più di una quarantina di battesimi, venivano i Rispoli, con molte varianti del cognome (Rispolo, Respolo, Respola, Rispulo, ecc.). Al quarto posto, con 35 nascite, c’era la famiglia Gallo. Tra i suoi componenti trovai una contessa Gallo (“cõtessa Gallo”). La trovai nel Registro dei Matrimoni quando il 16 febbraio 1583 sposò Giuliano Richa e in quello dei battesimi quando il 13 giugno 1585 fu battezzato il loro figlio Pietre Jacono. Seguivano, con una trentina di nascite ciascuna, le famiglie: Merolla (tra cui una marchesa Morolla); Richa (e Richo, Ricco, Ricca); Feriolo, con una amplissima gamma di varianti (Feriola, Ferriolo, Ferraiolo, Ferraiuolo, Feriulo, ecc.); Irace (raramente Irage, un paio di volte Yrace e un altro paio Jrace), comparsa nei registri di Praiano peraltro solo a partire dal 1585 (a Vettica Maggiore nel 1595 figurava un barone Irace); Crisconi (Crisconio, Criscuoni, Criscuonio, Creschuonj, Crescona eccetera). Con una ventina di battesimi ciascuna venivano poi le famiglie: Bolognino; de Montorj (de Mentori, de Montorio, de Montuori, de Montuorio), con talvolta l’appellativo “conte” prima del cognome. I de Montorj venivano dall’entroterra. Nel Duecento esisteva all’interno del Regno di Napoli il Principato di Montoro. Siccome era troppo esteso per essere amministrato con un unico distretto amministrativo, cinque anni prima di elevare Praiano a universitas, nel 1273 re Carlo I d’Angiò lo suddivise in due metà: “Principatus ultra serras Montorii” e “Principatus citra serras Montorii”, ovvero Principato al di là delle montagne di Montoro (a nord, tra Solofra e Mercato Sanseverino) e Principato al di qua delle montagne di Montoro (a sud). Il confine tra i due nuovi giustizierati era segnato dai monti Picentini. Dunque Nuntia di Montorio, sposa di Carlo Gallo nel 1596, apparteneva a una famiglia originaria dei monti Picentini. Con una decina di battesimi ciascuna, venivano poi tre famiglie, qui elencate in ordine alfabetico: Cimino (o Cimmino, anzi Cimino con quel grafema ~ sulla prima m che consente di omettere la seconda); Crapiglione (il cognome era scritto proprio così, con la “r” tra la “C” iniziale e la “a”); D’Apuenzo (D’Apunzo, D’Apuzo, D’Apuzzo). Chiudevano con pochissime nascite, ciascuna meno delle dita di una mano, le famiglie: de la Vigna, della Lama, Lante (a volte come secondo cognome accanto a Montorio), Loise (o de Loise), Migliaccio, Rossa e Russo. Nei registri parrocchiali non compariva alcuna famiglia Del Jodice. Nonostante la presenza di quattro titoli nobiliari da me riscontrata nel registro parrocchiale di S. Luca per gli ultimi decenni del Cinquecento (marchesa Morolla, contessa Gallo, conte de Montorio, barone Irace), nell’elenco ufficiale dei nobili delle terre di Amalfi, come confermò Manzi, non figurava nessuno di questi. Le famiglie patrizie che avevano detenuto il patronato sulle due parrocchie non erano di Praiano o di Vettica Maggiore, erano di Amalfi. Non è noto quanti fossero i residenti a Praiano nel 1577, ma dalle cifre dei registri parrocchiali emerge che nella seconda metà del Cinquecento si verificò un vero e proprio boom demografico, confermato dai dati di origine tributaria sui fuochi. Dopo il Concilio di Trento, ci fu una progressiva crescita del numero di case. A Praiano si passò dai 68 fuochi nel 1532, a 97 nel 1561, a 153 nel 1595. Siccome i matrimoni nella parrocchia di S. Luca furono in media cinque all’anno tra il 1577 e il 1599, negli ultimi trent’anni del Cinquecento le case di Praiano si riempirono sempre più. Come vedremo, solo l’edificazione di nuove case via via nei primi decenni del secolo successivo allentò un po’ la pressione della densità abitativa. Agli inizi del Cinquecento, insomma, Praiano era poco più che un piccolo villaggio. Visto inoltre che alcune famiglie (Cimino, Crisconio, D’Apuzzo, De Rosa) venivano da fuori (da Vico Equense e da Scala), giunsi alla conclusione che le famiglie presenti nel luogo già prima del Cinquecento erano pochissime: i Merolla, i de Montuoro, i Rispoli, i Rocco, le loro varianti, nonché la famiglia Gallo. Non esisteva una documentazione ecclesiastica prima del Concilio di Trento e della nascita della parrocchia di S. Luca. Perciò mi era impossibile continuare la ricerca più indietro nel tempo. Ma ero assetato di scoprirne di più. Così comprai e lessi tutti i testi pubblicati dal Centro di cultura e storia amalfitana. Ma soprattutto, a ferragosto del 2012, dopo averci pranzato nel noto ristorante La Caravella di Amalfi che proponeva piatti della cultura gastronomica più antica, chiesi aiuto a Giuseppe Gargano, studioso della storia medioevale amalfitana e curatore di un archivio informatizzato di antichi testi: il Codice Perris, Cartulario Amalfitano, Sec. X-XV; le Pergamene degli Archivi Vescovili di Amalfi e Ravello; Le Pergamene dell’Archivio Vescovile di Minori; la Regesta Amalfitana; le Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi; la Istoria dell’antica Repubblica d’Amalfi; il Codice Diplomatico Amalfitano; gli Archivi dei Monasteri di Amalfi25.
Procediamo, quindi, con una sintesi etimologica e storica dei cognomi sopraelencati, seguendo l’ordine di diffusione rilevato nel Catasto Onciario, e non quello alfabetico.
RISPOLO – Registrato attualmente nella forma pluralizzata Rispoli, trae origine dalla cognominizzazione del nome di persona medievale Rispolo. È attestato già in epoca longobarda, come dimostra il Codex Diplomaticus Cavensis, in cui si legge: signum manus Benedicti filii Tolomei Rispolo26. A Napoli è presente nel 1325 con un Nicolaus Rispolus incisor cuneorum nella locale Zecca. A Praiano fu importante un ramo dei Rispolo, poi Rispoli, ed i maggiori rappresentanti della casata furono: Ferrante Rispolo (o Rispoli) figlio di Giovanni Vittorio, nato agli inizi del Seicento, che divenne Maestro di Campo e fu fedele a Filippo IV. Morì il 4 marzo 1661 e lasciò una cospicua eredità ai fratelli Giuseppe e Carlo, i quali con la sua considerevole fortuna fondarono un Monte dei maritaggi per le donzelle discendenti dal ceppo familiare. Ancora, Nicola Rispoli, figlio di Vincenzo e Maria Teresa Punzo, perfezionatosi in Anatomia e Fisiologia, fu professore nel nuovo Collegio Veterinario a Santa Maria degli Angeli alle Croci, inaugurato il 13 ottobre 1815 da Ferdinando IV di Borbone, mentre Crescenzo Rispoli, fratello del predetto Nicola, nato il 18 febbraio 1785, occupò la cattedra del fratello dal 1819 al 1847 e morì a Barra il 3 marzo 184727. Un Rispolo di Vettica Maggiore, di nome Luca, è ricordato tra le prime vittime della peste del 1656. Pescatore, il 15 giugno di quell’anno stava doppiando Punta Campanella dopo aver costeggiato la penisola sorrentina sulla sua imbarcazione, per proseguire lungo Positano e arrivare a Gavitella. Ma morì sulla barca a Punta Campanella: i marinai del posto se ne accorsero e lo buttarono in mare28.
DI ROSA – Oggi De Rosa, si è formato nel medioevo da “rosa”, come augurio di bellezza, e si è affermato con il culto di varie sante con questo nome, e specialmente di Santa Rosa, patrona di Viterbo29. Il cognome è rappresentato a Praiano nella metà del Settecento dai Notari Francesco e Giuseppe di Rosa, che compaiono nel Catasto Onciario.
IRACE – Tipico di Praiano, deriva dall’ipocoristico aferetico30 del cognome Girace, a sua volta originato da Gerace. Potrebbe trattarsi della cognominizzazione di toponimi come Gerace (RC) o Gerace Marina, antico nome di Locri, ma le forme griche locali Ieraki e Ieraci derivano dal bizantino Hagía Kyriakç, cioè “Santa Ciriaca”31. Tra gli Irace, si menziona Isabella Irace, sposa del medico Tiberio Gagliano agli inizi del Seicento e tra i capostipiti della famiglia Gagliano di rango baronale.
DI RUOCCO e ROCCO – Oggi presente a Praiano nella forma Ruocco, senza il “di” patronimico per la variante dialettale Ruocco, è tra i cognomi tipici del luogo. Già nel 1562 Serio de Rocco de Plagiano è sindaco dell’Università di Praiano e Vettica Maggiore e da una cronaca tramandataci dal Camera, del 1645, abbiamo notizia di un Costanzo Ruocco padrone di un legno da pesca. Nel Catasto Onciario, le figure più rappresentative sono quelle dei medici dottorati Nicolò e Tomaso Rocco.
CRISCUOLO – Tipico della Costiera Amalfitana e di Salerno, si ha menzione di un casato Criscuolo amalfitano che godette di nobiltà. È, più precisamente, quello dei Crisconio, che donò alla storia personaggi di spicco quali Giovann’Angelo Crisconio, o Criscuolo, pittore e notaio a Napoli dal 1536 al 1560, fratello minore probabilmente del celebre pittore Giovan Filippo. A Praiano e Vettica i Criscuolo nel Settecento appartenevano al ceto borghese ed erano venditori di coralli, pescatori, maestri calzolai, venditori di filo, mercanti, tessitori, filatori e sacerdoti.
MONTUORO – Largamente diffuso in Campania sia nella forma originaria Montuoro che in quella pluralizzata Montuori, deriva dalla cognominizzazione del toponimo di provenienza della famiglia, appunto Montoro (AV). A Praiano si distinse particolarmente Padovano de Montorio o Montuoro autore di pregevoli opere come il quadro della Beata Vergine del Rosario nella chiesa di San Luca, che visse nella metà del Cinquecento.
GALLO – Tipico campano e panitaliano32 per diffusione, fu il cognome di un’aristocratica famiglia di Amalfi, come ricorda anche il Camera che ripercorre le tappe di due illustri personaggi di questa casata. Un Giacomo Gallo, nato a Napoli dall’amalfitano Luigi e da Giulia della Bella di Firenze, fu amico di Ferdinando-Francesco d’Avalos, marchese di Ferrara, e sposò Sarra Brancato nel 1494 circa, mentre Giacomo iuniore, figlio di Nicolantonio, nato a Napoli nel 1554, fu giureconsulto e professore di diritto all’Università di Napoli. Il figlio di Giacomo iuniore, Alessandro, fu arcidiacono e vicario generale di Salerno, poi vescovo di Massalubrense nel 163233. Il cognome Gallo è un patronimico, originato appunto da Gallo, nome documentato in Italia con alta frequenza già a partire dall’VIII secolo. Deriva da un soprannome scherzoso o polemico nell’accezione di “gallo, pollo”, oppure dall’etnico Gallo, ossia “abitante, oriundo della Gallia”: il soprannome esisteva già in tutti e due i valori semantici in epoca romana, con il cognomen Gallus34. A Praiano si ricorda la figura del parroco don Fabrizio Gallo, al quale agli inizi del Seicento fu donata da un religioso cappuccino di Amalfi la sacra reliquia della patella di San Luca, estratta dal venerando reliquiario del Monastero di Montevergine di Avellino35. Lo storico ed economista Riccardo Gallo fa menzione di un ceppo nobile dei Gallo di Praiano nella sua opera Dòmini, magnifici, mercadanti36.
D’ACAMPORA – Ancora registrato a Praiano, e tipico del Napoletano e del Salernitano, deriverebbe dalla cognominizzazione del luogo di provenienza della famiglia, appunto Campora nel Cilento, da cui da Campora, d’Acampora, Acampora, Campora e varianti come Canfora. La radice è il termine latino campus, con il significato di “campo o terreno coltivato, piazza, campagna”37. Un Carlo d’Acampora, medico napolitano di 36 anni, al tempo dei tumulti di Masaniello fu decapitato a Napoli per ordine della Vicaria, precisamente il 18 giugno 1630, perché accusato di corrispondenza de lettere con gl’inimici38. A Praiano menzioniamo Nicola Acampora, tra gli eletti dell’Università di Praiano e Vettica Maggiore nel 1749.
GALANO/GALANI/GAGLIANO – Diffusissimo in passato a Praiano e Vettica nelle due forme Galano e Gagliano, il cognome appartenne pure ad un ramo che si elevò al rango baronale. Si hanno infatti dei Gagliano le seguenti notizie: Giuliano Gagliano visse a Praiano nel XV secolo; suo nipote Vincenzo fu notaio regio dal 1563 al 1618 e sposò Girolama Cacace. Da questo matrimonio nacquero Tiberio, il 29 febbraio 1587, e Gian Vittorio, celibe. Tiberio studiò medicina a Salerno e fu medico condotto nella sua Praiano, dove celebrò nozze con Isabella Irace. Tiberio, con il fratello, fu coinvolto in una sanguinosa faida con la famiglia Zingone39, per cui fu costretto a rifugiarsi in Napoli. Ebbe tre figli: Pompilio, Donatantonio e una femina che sposò Scipione Vitagliano barone di Marianella. Pompilio Gagliano, addottoratosi nell’una e nell’altra legge, fu avvocato. Con il fratello dovette trasferirsi in Napoli per l’inimicizia con tal Michele Merolla lor paesano, uomo di maltalento. A Napoli poté dedicarsi agli affari e prese in appalto la portolania di Salerno. Acquistò la baronia di San Mauro Cilento e delle terre di Ortodonico e Cosentini. Sposò la nobile amalfitana Costanza del Giudice nel 1644. Nel 1652 fu ascritto al Seggio di nobiltà amalfitana. Morì nel 1656 e una lapide lo ricorda a Vettica Maggiore, nella chiesetta di Santa Maria a Grasta: Elemosina perpetua a magnifico Pompilio Gagliano V.J.D. Terrae sancti Mauro domino pro huius suae lampadis oleo – anno 1656. Figli di Pompeo Gagliano e Costanza del Giudice furono: Giuseppe, Tiberio, Matteo, Domenicantonio ed altri. Tiberio fu dottore in entrambe le leggi e Auditore di Provincia; Matteo fu abate commendatario della Badia di Santa Maria di Positano nel 1685 e vescovo prima di Fondi e poi di Sora nel 1699 e morì nel 1717; Domenicantonio fu religioso dei Padri Teatini e poi vescovo di Lettere nel 1709. Tra i discendenti: Michele (1773-1844), figlio di Giambattista, fu insigne e dotto religioso, professore di matematica nel Real Liceo del Salvatore in Napoli40. Nel Catasto Onciario spicca la figura del funzionario regio Michele Gagliano fu Notar Francesco, ventottenne Attuario della Regia Camera della Sommaria di Napoli. Dal punto di vista etimologico, il cognome deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome di persona Galano, già diffuso in epoca medievale.
MEROLLA – Tipico cognome praianese, è documentato in più epoche: un Michele Merolla è menzionato dal Camera come uomo di maltalento, in contrasto con i Gagliano; un Giovanni Merolla è citato come proprietario di una casa a Vettica Maggiore, nel luogo detto allo olivo, in un processo penale nel 161841; nella metà del Seicento ad un Pietro Merolla fu annullato dalla Diocesi di Amalfi il matrimonio con Giulia d’Apuzzo42. Dal punto di vista etimologico, deriverebbe dal nome femminile medioevale Merola, a sua volta ottenuto dal soprannome latino merula, col significato di “merlo”. Il cognome è attestato già nell’anno 832 d.C. a Nocera Superiore (SA), dove una donna di nome Merola compare in un documento nel quale è rappresentata dal figlio Marinus43.
ZINGONE – Tipico di Praiano e Vettica Maggiore, in passato registrato anche nella forma cognominale Zengone, è documentato già nel 1562 con il sindico uscente Laurentius Czingonus44. Agli inizi del Seicento alcuni Zingone furono in faida con i Gagliano. Un Cesare Zingone fu fatto prigioniero dai turchi nel 1645 mentre era su un’imbarcazione praianese nel golfo di Policastro45. Attestato fin dal medioevo come soprannome nel meridione d’Italia, deriva dall’appellativo “zingaro”, divenuto poi Zingarone ed infine contratto nella forma Zingone46.
FERRIULO (FERRAIOLI) – Registrato attualmente nella forma cognominale Ferraioli, deriva dall’attività artigianale del fabbro o del lavorante all’estrazione o ancora alla fusione del ferro (dal latino faber ferrarius, in dialetto campano ferraro o ferraiolo/ferraiuolo)47. Un ramo dei Ferraioli di Praiano si distinse per censo e diede i natali ad Elisa Ferraioli, madre del fotografo e tipografo Francesco Lauretano, attivo tra la seconda metà dell’Ottocento ed i primi decenni del secolo successivo.
BUONOCORE – Ampiamente diffuso in Campania nel Salernitano e nel Napoletano, anche nella variante Bonocore, deriva dal nome medioevale augurale Bonocore. È già registrato come cognome a Castellammare di Stabia nel 1451, come dimostra una testimonianza trascritta dallo storico Giuseppe D’Angelo: Item VI de agusto donay ad mastro Costanzo Bonocore e ad mostro Trophonello de Balsano de Vico magistri intallyaturi de petra per succurrimento delo escunalio e doye porte e lo bastione dela Torre Alfonsina quactro alfonsinj secundo appare per contracto per mano de notare Jacobo Coppola de Castelloamare48. Ad Amalfi è presente un magistro Pace Bonocore de Lipare nel 1525, in un istrumento notarile rogato il 30 novembre di quell’anno per la costruzione di una barca49, mentre nel 1527 è attivo a Solofra l’artigiano napoletano Sebastiano Bonocore, battargento50. A Praiano è sindaco nel 1749 Giambattista Buonocore.
IZZOLO – Tra i cognomi più antichi di Praiano e Vettica Maggiore, deriva dalla forma cognominale Rizzo e sua variante Rizzolo, la prima ampiamente diffusa in tutta Italia e attestata fin dall’epoca medievale. È originato dal soprannome “riccio”, utilizzato nell’accezione di “ricciuto, dai capelli ricci”, da cui “rizzuto” e “rizzo”. Una cronaca che riguarda un Praianese di cognome Izzolo è riportata dal Camera e riguarda le scorrerie dei turchi nel golfo di Salerno: Giambattista Izzolo di Praiano, marinaio pescatore, nel 1645 essendosi imbarcato sul legno da pesca del padrone Costanzo Ruocco del medesimo paese, navigarono insieme colla ciurma diretti per Calabria alla pesca. Non appena arrivati nel golfo di Policastro, che vennero assaliti e catturati insieme colla loro tartana da una nave turchesca e condotti in schiavitù a Tripoli. La moglie del suddetto Izzolo chiamata Giulia d’Apuzzo, dopo sei anni di assenza del marito, ebbe lettera da Tunisi direttale da Cesare Zingone di Praiano che rattrovavasi pure colà in schiavitù, nella quale lettera gli partecipava falsamente la morte del di lei marito. Per la qual cosa, dopo qualche mese essa Giulia passò a seconde nozze con Pietro Merolla di Praiano. Trascorsi dieci anni di prigionia in Tunisi Giambattista suddetto riscattato e sciolto dalle catene fece ritorno in patria nel 1658, e vi rinvenne sua moglie già passata a seconde nozze. In tale stato di cose, il povero Izzolo ne porse reclamo e ricorso alla curia arcivescovile di Amalfi; e questa dietro maturo esame e deposizione di testimoni sentenziò che la suddetta Giulia si riunisse tantosto al primiero suo marito, salvo però l’espiazione di talune pene canoniche51.
MIGLIACCIO – Tipico di Praiano, deriva dal termine latino miliacius, che indicava la farina di miglio, o più precisamente da miliaccium, nome dato al pane di miglio, ovvero il pane dei poveri. Nel Catasto Onciario sono presenti molteplici capifamiglia con questo cognome, tutti dediti alla pesca, all’artigianato e alla mercatura.
LASTARIA – Cognome praianese, è rappresentato nel Catasto Onciario da molteplici famiglie di estrazione borghese. Negli atti preliminari dello stesso Catasto non mancano cenni a personaggi di spicco, quali i Magnifici Domenico Antonio Lastaria e Nicolò Lastaria, i quali nel 1739 avevano in fitto rispettivamente la gabella della farina e il dazio del vino. Da citare è pure il canonico e dottore in Teologia Giuseppe Lastaria di Vettica Maggiore, figlio di Giovanni e Giovannella Rocco, nato nel 1766, che divenne tesoriere e teologo della Metropolitana Chiesa di Amalfi e vicario generale capitolare Diocesi di Amalfi, dopo avere insegnato nel seminario diocesano filosofia, diritto di natura e matematica. Morì ad Amalfi nel 183352.
D’URSO – Specifico di Solofra, ma ampiamente diffuso in tutta la Campania e principalmente a Napoli, Salerno, Positano, Vico Equense, Acerra, Ercolano, Torre del Greco, Acerno, Praiano e Casoria, deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del personale medievale Ursus, con il significato originario di “orso”, nome attribuito agli infanti allo scopo di propiziarne una futura prestanza fisica. In un atto redatto a Capua dal giudice e notaio Andrea de Caprio il 7 settembre 1432, al tempo della regina Giovanna II, compare il nome del testimone iudex Amicus de Ursis iurisperitus53. Ad Amalfi in un atto del 30 novembre 1525 è menzionato l’honorabili viro Philippello de Urso de terra Positani54.
DELLA LAMA – Cognome registrato in passato anche nella semplice forma Lama, trae origine da un toponimo, appunto una “lama”, nome dato ad un terreno avvallato con un torrente. A Salerno esiste come nome di luogo documentato già dal 1055, con l’indicazione dell’ecclesia Sanctæ Mariæ constructa intra hanc salernitanam civitatem (…) ubi Lama dicitur55. Di Praiano furono Giovanni Bernardo Lama, valente pittore, scolaro di Antonio d’Amato di Maiori, morto a 71 anni nel 1579 a Napoli, dove lasciò opere a Santa Maria della Sapienza, ed il suo pronipote Giambattista Lama, allievo di Luca Giordano. Ancora, don Mario Lama, sacerdote, fu accademico della società delle scienze e belle arti nel Settecento, nonché professore di Matematica e di Fisica sperimentale nella Regia Università degli studi di Napoli. Nel Catasto Onciario troviamo Pietro Antonio Lama, tra gli eletti dell’Università di Praiano e Vettica Maggiore nel 1739.
BOLOGNINO – Cognominizzazione in senso patronimico del personale e soprannome Bolognino, è attestato come nome già dall’epoca medievale. Un esempio di questo nome, ancora in uso nel XVI secolo, è offerto dal tipografo Bolognino Zeltieri, attivo a Venezia tra il 1555 e il 1576. Il bolognino era anche una moneta, iniziata a coniare dal comune di Bologna nel 1191. Nel Catasto Onciario è registrata la rivela, tra le altre di vari Bolognino, del Giudice a contratti e tessitore di tela Pietro Bolognino, fra i più abbienti di Praiano.
CAPRIGLIONE – Tipico di Praiano, il cognome appartenne a famiglie di vario ceto. Tra i più facoltosi ed “in vista” nel Catasto Onciario annoveriamo il medico Alessandro Capriglione a ed il Capitano della torre detta la Torricella Luc’Andrea Capriglione fu Donato, di 72 anni. L’origine è da attribuirsi ad un soprannome cognominizzato o ai toponimi Capri o Capriglia.
CIMMINO – Oggi registrato solo nella forma Cimino, deriverebbe dalla cognominizzazione del toponimo “cimino”, piccola cima di un monticello o di una collina. Il cognome è presente in un istrumento rogato in Amalfi il 6 gennaio 1443 per l’industria e la pesca del corallo, in cui si legge: Franciscus Cimina de loco Plagiani sponte promisit et convenit Loysio de Aflicto56. Fuori Praiano abbiamo altri esempi di formazione di questo cognome, come ad esempio Johannes de Cimino (1150-1212), arcivescovo di Dublino, o Serafino de’ Ciminelli (L’Aquila, 1466 – Roma, 1500), poeta e musicista noto con lo pseudonimo di Serafino Aquilano o dell’Aquila.
CINCO – Oggi presente nella forma Cinque, è tra i cognomi praianesi più frequenti in passato. Deriva dal numero cinque, divenuto nome e poi cognominizzato, nei secoli passati attribuito come personale ai quintogeniti oppure epiteto dato dalla comunità e legato a fatti personali non più ricostruibili.
D’AJELLO/D’AYELLO – Cognome diffuso in Campania nelle attuali forme Aiello e D’Aiello, ha origine nella cognominizzazione in senso patronimico del nome Aniello o Agnello. A Praiano esisteva anche una località chiamata lo Capo d’Ayello. Il 30 marzo 1776 nacque a Praiano Luigi d’Ajello, figlio del Dottore Fisico Francesco Saverio, che fu membro dell’accademia medico-cerusica dello Spedale degl’Incurabili di Napoli.
D’APUZZO – Derivato dalla cognominizzazione di un toponimo, appunto “da puzzo”, quindi “dal pozzo”, come erano nominate tante località in passato soprattutto campestri, è tipico di Praiano e Vettica Maggiore. Un’altra ipotesi potrebbe legarlo al cognome d’Apruzzo, originato a sua volta dalla provenienza dall’Abruzzo. Ne abbiamo traccia a Praiano già nel Cinquecento, e nella metà del Seicento con Giulia d’Apuzzo moglie di Giambattista Izzolo, alla quale fu annullato il secondo matrimonio con un Merolla dopo il ritorno del marito che era stato prigioniero dei turchi57. Nel Catasto Onciario, Paolo d’Apuzzo è estimatore.
DI VIVO – Tipico della Costiera Amalfitana, e attestato già nel Seicento ad Amalfi come testimonia la presenza del parroco Lorenzo de Vivo attivo durante il flagello della peste del 1656, deriva dalla cognominizzazione in senso patronimico del nome medievale Vivo. Nel Catasto Onciario di Praiano e Vettica Maggiore, i di Vivo registrati sono: il sacerdote Bartolomeo di Vivo; il marinaro pescatore Domenico di Vivo di 58 anni che abita in casa propria a Casa Rispolo con la moglie Angela Rispolo di 41 anni e quattro figli; e lo studente Giambattista di Vivo fu Pompeo di 21 anni.
PORZIO – Presente a Praiano e Vettica Maggiore anche nella forma latinizzata Portio, deriva dalla cognominizzazione del nome del capostipite, appunto Porzio. Tale personale è attestato fin dall’epoca romana con il gentilizio Porcius, da porcus, “maiale”, in riferimento agli allevatori di suini. Fu nomen tipico dei Catoni.
RUSSO – Deriva dal soprannome “rosso”, dialettizzato nell’aggettivo “russo”, in riferimento al colore dei capelli, oppure dal personale germanico Rotz o Rutz che, composto dalla radice hrod (gloria, fama), può essere tradotto come “glorioso”, “famoso”, ed essere ricondotto a possibili ascendenti di stirpe barbara, unna o normanna. Una leggenda amalfitana fa derivare il ceppo dei Russo da un mercante di nome Rubeis o Rubeo, vissuto nel IV secolo d.C. e capostipite di una ricca e nobile discendenza. Il cognome è registrato, nei documenti più antichi, anche nelle forme De Rubeo, De Rubeis, Dello Russo e Lo Russo58. Nel Catasto di Praiano e Vettica Maggiore sono da segnalare: il Notaro Giuseppe Russo fu Notar Vincenzo di 71 anni, che abita in casa propria a la piazza de morti con la sua seconda moglie Lucia Gallo di 55 anni e con figli e nipoti; lo Speziale di Medicina Crisostomo Russo fu Andrea Matteo di 45 anni che vive in casa propria a l’Astracchi con la moglie Paola Criscuolo di 40 anni e cinque figli; e il sacerdote Fabrizio Russo.
DI FIORE – Tipico campano, è un cognome derivato dal soprannome fitonimico “Fiore”. Dal punto di vista etimologico, è chiara la derivazione dal termine latino flos, floris, col significato di “fiore”, divenuto nome proprio in senso augurale allo scopo di propiziare la nascita di un figlio “bello come un fiore”, e infine cognominizzato nella forma base Fiore e nelle varianti Di Fiore, Fiorucci, Fioretti, Fiorillo, Fiorilli e Flora59.
DI LUISE – Registrato in Campania principalmente nel Casertano, a Gricignano d’Aversa e Marcianise, nel Beneventano a San Salvatore Telesino, e nel Salernitano a Nocera Inferiore, trae origine dalla cognominizzazione in senso patronimico del personale Luigi – o Aloisio, Aloise, Luise – diffusosi in epoca medievale.
ESPOSITO – Di derivazione dal latino expositus, con il significato di “esposto, abbandonato”, tale cognome era attribuito agli infanti “figli della colpa o del peccato” abbandonati (quindi expositi, ovvero “esposti”) presso brefotrofi, strutture religiose o sugli usci di case private. Usata per quasi ottocento anni da istituti di carità, la cosiddetta “ruota degli esposti” era il più comune sistema di accoglimento di neonati abbandonati, escogitato per salvare loro la vita60. Nel Catasto Onciario compare il cognome esteso Esposito d’AGP, ovvero d’Ave Gratia Plena, proprio ad indicare la nascita da genitori ignoti.
FRANCO – La famiglia (de/di) Franco, Franchi o Franchis, è originaria della città di Capua, dalla quale tal Landenulfus comes e suo figlio Landenulfus comes cui dictus erat Francus (il conte Landolfo che era chiamato Franco) furono esiliati a seguito della rivolta antinormanna del 106661. Ovviamente, le numerose famiglie Franco presenti in Campania e nel resto dell’Italia hanno origini diverse e molto più frequentemente discendono da un capostipite di nome Franco, contrazione di Francesco, oppure dall’etnico “franco”. Nel Catasto Onciario è registrato il medico e chierico Pietro Franco.
IENTILE – Variante del più diffuso Gentile, è tipico di Torre del Greco e deriva dal nome di persona Gentile, frequente in epoca medievale. Un esempio di questo nome, poi cognominizzato, si ha con la figura del celebre pittore Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio detto Gentile da Fabriano (Fabriano, 1370 circa – Roma, settembre 1427).
MASCOLO – Cognome meridionale e maggiormente diffuso in Campania, è originato dal termine “mascolo”, con il significato di “maschio”.
MANDARA – Tipico di Positano, Tramonti e Cava, ma frequente anche nel Napoletano e nel Casertano, potrebbe derivare dalla cognominizzazione del luogo di provenienza della famiglia o da un soprannome ad essa attribuito con radice “mendola”, ossia mandorla, da cui “mendolara”, “mendara” per contrazione e infine “mandara” per corruzione.
MARCHISCIANO – È originato dal soprannome “marchisciano”, ossia “marchigiano”, che indica la provenienza del ceppo familiare. Variante campana è pure il cognome Marchesano.
MINIERO – Prettamente napoletano, e molto diffuso principalmente a Napoli, Vico Equense, Sorrento e Sant’Anastasia, è la cognominizzazione in senso patronimico del nome germanico di tradizione francone Mainero, derivato da Maginarius, dai termini magin- (“forza, potere”) e haria-, (“potere”), con il significato quindi di “forza dell’esercito”62.
RICCO – Molto diffuso in Campania, è derivato dal nome di persona augurale Ricco, attribuito in epoca medievale agli infanti allo scopo di propiziarne una vita di agi e di benessere.
VUOLO – Tipico campano, è originato dal nome di persona Paolo, cognominizzato in senso patronimico nella forma Pavuolo, divenuta poi Vuolo per aferesi. A Praiano i Vuolo giungono agli inizi del Settecento con Michele Vuolo, napolitano, sposato con la praianese Antonia Ferriulo e padre del pescatore Francesco Vuolo, possessore di barchetta di 27 anni nel Catasto Onciario.
PALMA – Cognome campano, fitonimo63, deriva dalla cognominizzazione del personale Palma, diffusosi in epoca medievale soprattutto grazie al ritorno dei pellegrini dalla Terrasanta che erano soliti portare in patria una palma, appunto, in segno di pace. Tale nome è alla base anche dei cognomi De Palma, Di Palma, Palmiero, Palmieri, Palmentieri e simili. Filippo Palma è sindico di Praiano e Vettica Maggiore nel 1739.
PUNZO – Meridionale, diffuso anche nella variante pluralizzata Punzi, ha origine dal nome Ponzio o Ponziano, a sua volta derivato dal nomen latino Pontius.
DI MILO – Patronimico, è originato dal personale Carmine o Carmelo (da cui, appunto, Melo e Milo), diffusosi per effetto del culto cristiano della Madonna del Carmine.
AMENDOLA – Tipico campano, diffuso maggiormente a Salerno e a Napoli nonché nei Comuni di Amalfi, Pagani, Castellammare di Stabia, Ercolano e Gragnano, ha alla base il termine dialettale “mendola” – o “amendola” – che risale al tardo latino amendula, a sua volta derivato dal latino classico amygdala, con il significato di “mandorla”. Una seconda ipotesi ricondurrebbe il cognome al toponimo Amendolara, in provincia di Cosenza64.
CASABONA – Tipico di Conca dei Marini, deriva dalla cognominizzazione di un toponimo, appunto Casabona inteso come “Casa Buona”. Potrebbe indicare anche la provenienza del ceppo familiare da Casabona in provincia di Crotone.
DELLA VECCHIA – Molto frequente in Campania, principalmente nell’Avellinese e nel Napoletano, è originato dal soprannome “della vecchia”, adoperato per indicare l’appartenenza ad un nucleo familiare in cui era presente una donna anziana.
GRILLO – Cognome panitaliano, ossia diffuso in tutto il territorio nazionale, deriva dal soprannome cognominizzato Grillo, già documentato nella città di Bari nel XII secolo con un Nicolaus Grillo65.
LONGOBARDO – Deriva dall’etnico “Longobardo” in riferimento all’origine germanica del ceppo familiare. Una diversa ipotesi fa risalire il cognome al soprannome attribuito al capostipite: tra il XII e il XIII secolo, infatti, l’appellativo “longobardo”, o anche “lombardo”, era spesso adoperato nel Mezzogiorno d’Italia sia per indicare le persone che provenivano dal settentrione che coloro che erano dediti a tipi di mestieri particolari quali il mercante, il banchiere, il cambiavalute e l’usuraio, nella maggior parte dei casi professioni esercitate da toscani o, comunque, da settentrionali66. In altri casi, come probabilmente in quello di Praiano, il cognome deriva dalla Terra di Longobardi.
MONTEFORTE – Originato dalla cognominizzazione del toponimo Monteforte, indica il luogo di provenienza del ceppo familiare, come ad esempio Monteforte Cilento o Monteforte Irpino in Campania.
NATALE – Diffuso in Campania, è derivato dal nome del capostipite, appunto Natale. In passato era anche cognome attribuito ai trovatelli, in sostituzione di Esposito.

Altri cognomi sono registrati nel Catasto Onciario tra i forastieri bonatenenti, sia abitanti laici che non abitanti in Praiano e Vettica Maggiore. Questi sono: Cammardella, ossia Gambardella, di Amalfi; di Fusco; Villani; Cuomo; Girace e Santolujo. Fra questi, di Fusco ha dato origine al ceppo dei Fusco, oggi molto presenti nel Comune di Praiano. Le famiglie Fusco discendono tutte dai tre di Fusco forastieri abitanti laici i cui nominativi sono stati annotati nel Catasto: Elario di Fusco, Biase di Fusco e Giovanni di Fusco. Tutti e tre provenivano da Agerola.
Per certi cognomi è indicata la provenienza: Anastasio da Vettica Minore, Mandara dalla Terra di Montepertuso, un Criscuolo è Palermitano, Attanasio da Portici, Cuomo dal Furore, Mandarino da Longobardi, Sagese – Saggese – da Ottaviano, di Massa dal Piano di Sorrento, una Gallo è della Terra di Pontano……..

Description

Praiano e Vettica Maggiore: cenni storici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Località confinanti collocate su costoni di roccia elevati rispetto al mare, attualmente facenti parte di un Comune unico, Praiano e Vettica Maggiore sorsero in tempi remoti come enclave della Repubblica di Amalfi. In tali territori in antico extraurbani di Amalfi, ebbero infatti in origine possedimenti alcune importanti famiglie amalfitane quali i del Giudice, i Comiteorso, i d’Alagno, i Capuano, gli Augurstariccio, i Corsaro, i de Guizzone, i Treglia, gli Scrofa, i Galatola ed i Pentoma. I primi abitanti del luogo erano dediti principalmente alla pesca, ai traffici marittimi e, in minoranza, all’agricoltura.
Si deve a re Carlo I d’Angiò1 l’elevazione allo status di Università2 dei due borghi, dando luogo all’Universitas Plagiani et Betticæ, che seppure rimasero dipendenti da Amalfi fino agli inizi del XVII secolo dal punto di vista giurisdizionale, da quel momento iniziarono ad avere organizzazione propria. Due Sindici3 e due Eletti, rispettivamente per Praiano e Vettica, venivano eletti il 30 agosto di ogni anno in un pubblico parlamento formato da tutti i capi di famiglia dei due villaggi. Per equità, l’elezione avveniva un anno in Praiano e l’altro in Vettica, in maniera alternata. Il celebre storico e diplomatista Matteo Camera a tale proposito ci tramanda la trascrizione di un atto deliberativo del 3 ottobre 1562, in cui sono registrati i nominativi dei due sindaci di quell’anno: Serio de Rocco de Plagiano ed Alfonso Gagliano per Vettica4.
La morfologia del territorio della Costiera, poco adatta allo sfruttamento agricolo, ha contribuito nel corso del tempo allo sviluppo di altri settori che nei secoli XVI e XVII resero famosi i centri di quest’area5. Primi tra tutti l’attività manifatturiera e gli scambi marittimi per garantire l’approvvigionamento di derrate alimentari.
Nel XVIII secolo, periodo che trattiamo nel presente testo, l’elemento fondamentale che contraddistingue l’economia di Praiano e Vettica Maggiore, nonché le altre località costiere limitrofe, è la natura regia di queste: tutte, infatti, avevano un governo sottoposto alla tutela regia e perciò erano libere dal giogo feudale. Esse godevano di quel tanto di libertà e d’indipendenza che per quei tempi rappresentava un privilegio molto ambito e che poche città del regno vantavano: vivere sub dominio regis significava godere di leggi non influenzate dalla volontà o dal capriccio di un feudatario e dipendere direttamente dai magistrati regi, potersi riunire nei parlamenti pubblici per eleggere i propri rappresentanti nelle cariche amministrative e, soprattutto, sottrarsi alle prepotenze e ai soprusi propri delle terre feudali6.
Proprio per la loro natura regia, le Universitates della Costiera furono le prime ad essere invitate a confezionare il Catasto Onciario ideato da Carlo III, ma molte di queste, tra cui l’Università di Praiano e Vettica Maggiore, ultimarono i lavori dopo oltre un decennio7.

Il progetto del Catasto Onciario, frutto dell’acume di re Carlo di Borbone, prese avvio dalle istruzioni emanate dalla Regia Camera della Sommaria il 17 marzo 1741, completate dagli “avvertimenti” emanati il 15 agosto dello stesso anno, dopo il concordato raggiunto con la Santa Sede per quanto riguardava i beni degli enti ecclesiastici8. Il bando recitava: Riflettendo sempre più la Real Mente della Maestà del Re, nostro Signore (che Iddio sempre conservi) al Sollievo de’ suoi fedelissimi Vassalli, ha stimato necessario, che il peso che si porta da questa Università per la Regia Corte, per gli Fiscalarj, per gl’Istrumentarj, e per le spese inescusabili ordinarie, o estra ordinarie, sia con uguaglianza ripartito, in modo che il Povero venghi a’ pagare secondo che le sue forze comportano, ed il Ricco paghi a’ proporzione de suoi averi, sia permesso la sua Regal Clemenza, che si fosse in questa nostra Terra formato il General Catasto, per cui certamente riuscirà ad ogni uno, ed in particolare a’ Poveri, di farsi loro più lieve il peso, a cui presentemente soggiacciono: e potendosi con facilità pagare gl’enunciati pesi, sarà questa Università meno angustiata da Commissarj e da altre simili vessazioni, che per la di lei importanza si esperimentano (…)9.
Periodicamente, le Universitates civium ricevettero poi le istruzioni su come procedere nei lavori di confezione del Catasto Onciario, che doveva essere composto dagli atti preliminari (bandi, ordini, inviti, processi verbali, fedi, attestazioni varie), apprezzo (apprezzamenti agricolo-forestali effettuati da agrimensori ed esperti del territorio), rivele (vere e proprie dichiarazioni dei redditi dei cittadini), ed il catasto vero e proprio, detto onciario per la misurazione della tassa in once10.
I lavori per la confezione del Catasto iniziano, in via che potrebbe definirsi “sperimentale”, nel 1739 a Praiano e Vettica Maggiore. Il 16 luglio di quell’anno l’Illustre Duca Don Annibale Marchese11, Preside, e Governatore dell’Armi nella Provincia di Salerno emana l’ordine secondo il quale affinché detto Catasto si faccia a’ tenore di quelche stà disposto nelle Regie Prammatiche, Istruzioni, ed arresti della Regia Camera (…) si eliggono sei persone Cittadini, cioè due del primo Ceto, due de’ mediocri, e due altri dell’inferiori, che siano dabbene, timorosi di Dio, prattiche, ed esperte dell’affari dell’Università, ed intese dello stato di ciascheduno Cittadino (…) e altre persone quattro, cioè due cittadini e due forastieri de’ luoghi convicini per estimatori nell’apprezzo, e stima de’ beni suddetti12.
Il 21 giugno il Sindico Filippo Palma e gli eletti Pietro Antonio Lama e Francesco Irace, in pubblico parlamento con i capifamiglia del luogo, eleggono i deputati e gli estimatori: il Dottor Giovanni Galano e il Dottore Fisico Nicolò Rocco per il primo ceto; Carlo Galano e Baldassarre Rispolo di Nicola per il secondo ceto; Luca Andrea di Rosa e Isidoro Rispolo per il terzo ceto; Luc’Andrea Capriglione e mastro Andrea Punzo estimatori autoctoni; Valentino e Giovanni Amodio di Pogerola estimatori forestieri.
Il 3 luglio segue la nota da parte della Tesoreria della Provincia di Principato Citra, con il comunicato dell’Ufficiale Maggiore di Tesoreria Nicola Angrisano che certifica la presenza in Praiano e Vettica di 284 fuochi, ovvero famiglie, come risulta dal Libro Maggiore di detta Regia Tesoreria. Il giorno successivo, 4 luglio 1739, il Preside e Governatore intima ai regi notari del luogo, Magnifici Michele Rispolo e Giuseppe Russo, di esibire gli originali protocolli tanto della loro sede, quanto de’ loro predecessori di anni dieci a’ questa parte, in modo da controllare i titoli di proprietà dei residenti. Ancora, vengono invitati il sindaco e gli eletti ad esibire i catasti antichi e moderni, nonché i libri di tasse e gabelle, ed i Parrochi dei Casali di Poggerola, Tovere, Vettica, Lone e Pastina e delle Terre di Atrani, Agerola, Conza, Furore, Prajano, Monte pertuso e Positano a presentare gli Stati giurati dell’anime13, sempre al fine di poter utilizzare tale materiale per la confezione del catasto.
Gli ordini del Preside e Governatore continuano nei giorni seguenti a ritmo serrato: il 6 luglio comunica che tenemo bisogno del stato giurato di tutte le rendite, Entrate e pesi dell’Università, ricevendo risposta immediata dal sindaco Palma e dagli eletti14, il 7 luglio richiede documentazione circa i bonatenenti15 forastieri, e subito dopo la fede distinta di tutti li Molini, che sono nel tenimento, con le loro annue rendite.
L’11 luglio con fede del Notaio Giuseppe Russo in presenza di Alessandro Capriglione Luogotenente e Deputato del Regio Governatore Don Giovanni Pallante, si eleggono i deputati ed estimatori che dovranno occuparsi delle rivele dei deputati eletti. Vengono nominati deputati per Praiano Giambattista Buonocore e Pietro Bolognino, e Paolo d’Apuzzo estimatore, mentre per Vettica Pompeo di Vivo deputato e Gaetano Russo estimatore. Dopo tali disposizioni e provvedimenti, i lavori si interrompono per un decennio.
Il 9 maggio 1749 giunge la comunicazione del Duca Vincenzo Maria Caracciolo, il quale scrive al sindaco Giambattista Buonocore e agli eletti Nicola d’Acampora e Notar Antonio Russo che essendosi dal Tribunale della Regia Camera esperimentata la Contumacia per non aver sin oggi curato la suddetta Università di ultimare, e pubblicare il catasto a’ tenore dell’istruzioni ed avertimenti, il Marchese de Ferrante Luogotenente della Regia Camera ha communicato noi le disposizioni che si devono esigere. L’ordine di riprendere i lavori, pena condanna da parte del tribunale della Regia Camera, sprona i cittadini di Praiano e Vettica a procedere alacremente.
Vengono dunque riconfermati i precedenti deputati ed estimatori, con l’eccezione di qualcuno sostituito perché nel frattempo passato a miglior vita o trasferitosi altrove. Deputati del Ripartimento di Prajano sono: Crisostomo Russo, Notar Francesco di Rosa e mastro Luca di Ruocco; Deputati del Ripartimento di Vettica sono: Filippo Palma, Notar Michele Rispolo e Isidoro Rispolo; Esperti, ossia estimatori, sono: Luc’Andrea Capriglione, Andrea Punzo, Valentino Amodio e Giovanni Amodio. Tre anni dopo, nel 1752, il Catasto Onciario di Praiano e Vettica Maggiore è ultimato16.

Sfogliando le rivele del Catasto Onciario di Praiano e Vettica Maggiore, si ha la possibilità di immergersi totalmente nella società della metà del Settecento di queste due località, “incontrando” tutte le famiglie dell’epoca, una ad una, con le annotazioni dei mestieri o professioni e dell’età di ogni singolo componente.
Nella parte del catasto vero e proprio, poi, si trascrivono fedelmente le notizie essenziali con l’elenco delle famiglie numerate e riordinate per nome del capofamiglia, anziché per cognome, con la stessa impostazione di ordine delle rivele. Tutto è registrato e trascritto dai deputati e dagli estimatori incaricati alla redazione del Catasto: i nomi e cognomi di tutti i capifamiglia sono riportati in ordine alfabetico di nome, con relativo mestiere e composizione del nucleo familiare, seguiti dal parametro dell’oncia per stabilire l’esatto valore del reddito imponibile. Seguono le rubriche delle Vedove e Vergini in capillis, dei cittadini e delle cittadine assenti, dei sacerdoti reverendi, cioè dei cittadini secolari, chiese e luoghi pii. Dopo l’elenco a parte che estrapola i beni ecclesiastici, tassati diversamente in base al Concordato con la Chiesa17, il tutto viene registrato, confrontato e assommato nell’operazione di sommatoria definitiva delle tasse, che va sotto il nome di Collettiva delle once, per stabilire l’esatto importo della dichiarazione totale del reddito imponibile relativo all’Università.
Il mestiere più diffuso a Praiano e Vettica Maggiore, svolto dalla maggioranza dei componenti delle famiglie residenti, è quello del marinaro pescatore, o semplicemente pescatore, non mancando casi di proprietari di imbarcazioni per la pesca in proprio o dandoli in concessione a terzi, come Alfonso Irace fu Luca, il napolitano Francesco Vuolo fu Michele, Francesco di Rosa fu Antonio, Giambattista Buonocore fu Francesco, Gregorio Irace fu Francesco e Geronimo Rispolo fu Matteo. L’unico pesciaiuolo è Giuseppe Bolognino fu Francesco di 76 anni, che per la sua veneranda età si limita probabilmente soltanto a vendere i prodotti ittici e non più a procurarseli per mare, come invece fa suo figlio Giuseppe, marinaro pescatore. Meno diffusa, per la morfologia del territorio, è l’agricoltura, praticata in sostanza da tutta la popolazione grazie alla presenza in ogni casa di un piccolo orto o giardino coltivabile, ma attività di primo impiego per pochi Praianesi: i fratelli Innocenzo e Michele Mandara che vivono a casa del padre pescatore Domenico, Francesco Merolla fu Nicola, Giacomo Mascolo che abita a casa del fratello marinaro pescatore Gennaro ed il trovatello Lorenzo Esposito sono i bracciali, ossia braccianti, registrati. Tra coloro che vivono fuori sede: Andrea di Fiore è bracciale a Capua, Pompeo Montuoro, Gennaro Ferriulo18 e Tommaso (Tomaso) Zingone a Scanzano, Paolo Gallo a Nocera, Michele Ferriulo a Sarno, Francesco Ferriulo ad Angri, Michele Migliaccio a Gragnano e Luc’Antonio Monteforte a Penta. Il solo fioraro di Corte, ovvero giardiniere, è Giambattista Buonocore fu Giovanni.
L’artigianato è fiorente e le attività commerciali ad esso legate sono molteplici: si incontrano tantissimi venditori di filo, o più precisamente, come viene specificato, venditori di filo bianco, come ad esempio Andrea Montuoro, Bartolomeo d’Acampora, Bernardo Zingone, Domenico Migliaccio, Luc’Andrea di Ruocco fu Alfonso, Luca di Rosa fu Simone ed altri, mentre Marc’Antonio Irace fu Tomaso è l’unico riportato come negoziante di filo bianco. Altri sono specializzati nella vendita al dettaglio di ulteriori articoli come i venditori di filo bianco e pezzilli Antonio Migliaccio fu Andrea, Francesco Ferriulo fu Geronimo e Matteo Rocco fu Gennaro, quest’ultimo venditore viaggiante per il presente Regno. Come il Rocco, anche Francesco Antonio Russo fu Giuseppe e Gennaro Criscuolo fu Matteo sono venditori di filo bianco viandanti, ma per mare fuori Regno. Ancora, ci sono i venditori di filo bianco e telaria Bernardino di Rosa e Crescenzo Merolla fu Filippo.
Un numero consistente di trattori di seta, tra cui i capifamiglia Costanzo Galano, Gennaro d’Ayello, Michele Criscuolo, Nicolò Lastaria, Francesco Gallo figlio della vedova Giovanna Izzolo e Pasquale Irace, di tessitori di seta, di tele o di drappi come Giovanni Giacomo Irace fu Nicola, Giovanni Gallo fu Gennaro, Marco Antonio della Lama fu Carmine, Pietro Bolognino ed Isidoro Rispolo19, e di discepoli e garzoni di bottega in questo settore quali Alessandro Zingone di 15 anni figlio di Cristoforo, i fratelli Tomaso e Antonio Criscuolo di 19 e 16 anni figli di Michele, ed Antonio Irace fratello del tessitore di tele Giovanni Giacomo, lascia intuire che anche questo mestiere è tra quelli trainanti dell’economia locale. Non mancano i venditori di drappi, come Luca di Rosa, fratello del marinaro pescatore Vincenzo, che per la sua attività commerciale vive in Napoli. Solo un filatore di filo è registrato, e risponde al nome di Nicola Criscuolo fu Luca Marco, mentre l’unico sarlitore di rete è Francesco Antonio Gallo figlio del fu Gennaro.
Vi sono poi i bottegai, come i calzolai Felice Criscuolo fu Nicola, Matteo Migliaccio fu Filippo, che essendo ultrasettantenne è inabile a svolgere il suo mestiere, Antonio Rispolo che abita e lavora a Napoli e Luca Criscuolo che risiede ad Amalfi, e gli scarpari Domenico Antonio Cinco di 73 anni, pure sofferente di podagra, ed il mastro scarparo Giuseppe Criscuolo fu Domenico. Andrea Punzo, tra gli estimatori per il catasto, è mastro fabricatore, ed i sartori sono Vito Rispolo fu Nicola e mastro Luca di Ruocco deputato per la redazione del catasto, con suo fratello Francesco. Filippo della Lama fu Nicola di 29 anni è definito artista cositore.
Addetti alla vendita di generi alimentari sono Antonio Montuoro fu Filippo, venditore di pane e bottegaro con il fratello Tomaso, e Francesco Gallo fu Luca venditore di pane, caso ed alcune cose commestibili. Giambattista Izzolo fu Antonio fa invece il mestiere di Bottega lorda20. Il mastro calafato, ossia operaio specializzato nella costruzione delle navi, a Praiano e Vettica è Cristoforo di Rosa del fu Paolo di 35 anni. Alcuni cittadini di Praiano e Vettica Maggiore lavorano nel settore dei coralli: Angelo Antonio Criscuolo di 60 anni è venditore di coralli ed i fratelli Antonio e Catiello Bolognino figli del pesciaiuolo Giuseppe fanno l’arte di lavorar coralli a Napoli21.
Esenti da tassazione per il proprio impegno militare al servizio della corona sono il soldato a’ cavallo del Regimento Dragone della Regina Domenico Irace fu Matteo e suo fratello Baldassarre, soldato del Regimento Real Borbone22 che vive con lui, mentre il soldato provinciale Gerardo Irace figlio di Gregorio è assente ed il Capitano della torre detta la Torricella Luc’Andrea Capriglione fu Donato di 72 anni paga una tassa ridotta, se messa in relazione al suo reddito e alla sua elevata posizione sociale.
Alcuni cittadini di Praiano e Vettica hanno vita agiata: vivono civilmente o delle proprie sostanze (vive del suo) Gasparro Rispolo fratello del Giudice a contratto privilegiato Baldassarre, Carlo Galano fu Costanzo della Città di Avellino di 64 anni, con figli impegnati nella tessitura, Filippo Palma, che è stato sindaco nel 1739, e Francesco Irace fu Domenico di decrepita età di 67 anni, con i suoi figli venditori di filo.
Tra i benestanti troviamo anche il Giudice a contratti e tessitore di tela Pietro Bolognino, già menzionato, il napolitano privilegiato prattico di Medicina Alessandro Capriglione, il Dottore Fisico e medico dottorato Tomase Rocco, il medico e chierico Pietro Franco, i notari Giuseppe di Rosa, Nicola Rispolo fu Michele, Francesco di Rosa e Michele Rispolo, il funzionario regio Michele Gagliano fu Notar Francesco, Attuario della Regia Camera della Summaria di Napoli, nonché gli Speziali di Medicina, ossia farmacisti, Baldassarre Rispolo figlio di Nicola e Crisostomo Russo fu Andrea. Ben ventisette persone sono registrate come sacerdoti, diaconi, suddiaconi e chierici, tra cui frà Egullelmo Galano fratello di Carlo che vive civilmente, il quale è monaco agostiniano in Salerno, e quindi sono da annoverare tra coloro che appartengono al ceto più abbiente della società.
Una sorte meno felice, con una vita di sacrifici, è toccata invece ad alcuni Praianesi o residenti in loco, come Andreana Anastasio di Vettica Minore, serva a casa del prattico di Medicina Alessandro Capriglione, Michele Russo inabile e senza impiego che vive a casa del fratello venditore di filo e mercante Francesco Antonio Russo, il marinaro impotente – probabilmente per gli acciacchi – Antonio Rispolo di 68 anni, il vecchio Domenico d’Ajello fu Salvatore di 82 anni, impotente per la sua veneranda età, e Carmine Merolla fratello del marinaro pescatore Aniello, che risulta assente perché cattivo, cioè prigioniero, in mano de Turchi.
In ultimo, le vergini in capillis erano le donne di casa di età maritabile, considerate tali dagli 8 anni in poi.

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Paolucci

Editore

ABE Napoli

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Editorial Review

Il volume contiene uno studio sulle chiese

 

 

 

 

1. Chiesa di San Luca Evangelista. Once............................................................217
2. Andrea Migliaccio sacerdote cappellano beneficiato della Cappella di Santa Caterina. Once............................................................6.5
3. Monte di Casa Irace sotto il titolo di Sant’Antonio di Padova eretto nella Parochiale Chiesa di San Luca Evangelista di questa Terra di Prajano. Once.......................................48.11
4. Venerabile Cappella del Santissimo Sagramento eretta nella Parochiale Chiesa di San Luca Evangelista di questa Terra di Prajano. Once................................................0
5. Cappella di Santa Maria del Monte Vergine costruita dentro la Chiesa di San Tomase Apostolo di detta Università. Once............................................................0
6. Monte del fu Natale di Ruocco. Once............................................................0
7. Cappella del Santissimo Rosario eretta nella Parochiale Chiesa di San Luca Evangelista di questa Terra di Prajano. Once...............13.10
8. Oratorio del Santissimo Rosario di questa Terra di Prajano. Once.....................................0
9. Congregazione del Santissimo Sagramento della Terra di Prajano. Once............................................................0.20
10. Parochiale Chiesa di San Gennaro di Vettica Maggiore. Once............................................................44.5
11. Cappella di San Costanzo di Prajano e Vettica Maggiore. Once............................................................0
12. Don Giuseppe Rispolo celebrante delle messe del fu don Bartolomeo Rispolo suo zio. Once............................................................1.1
13. Cappella di San Bartolomeo Apostolo. Once............................................................3.11
14. Cappella di San Gennaro di Vettica Maggiore. Once...............................................0
15. Cappella di Santa Maria del Carmine. Once................................................................0
16. Monastero dei Padri di san Domenico sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie di Crasta. Once....................................................0
17. Cappella di San Giuseppe. Once............................................................12.15
18. Monte del Lino. Once............................................................14.75
19. Monte dei Morti. Once............................................................148.9

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