37. Lo scisma del 1378 con due papi e due re: Re Luigi nel Principato di Ascoli Piceno del Regno di Puglia a Caserta Carlo III nel Principato di Taranto del Regno di Sicilia Ultra a Napoli ISBN 9788872974674

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Copertina posteriore

INDICE E TESTO RICCO DI NOTE

indice
ricapitolazione.
i regni di foro Ylio, bis-Ylia e cis-Ylia:
barulo, baruletto a bisceglie e barletta

capitolo i
stop ad avignone: urbano vi resta a roma

— Taranto contro Napoli, Firenze contro Roma
— Regina e Orsini con l’antipapa: stop ai Balzini
— Del Balzo a Monte Caveoso, vicetrono di «Cecilia»
— Il Papa riconsegna la Sicilia alla Regina e muore
— Roma dice basta cattività: eleggete qui Urbano VI!

capitolo ii
ascoli con clemente vii antipapa a fondi

— Fuga a Fondi dei cardinali impauriti: aiuti dalla Regina
— Da Sabaudia parte il Comitato e rende la Marca di Ascoli
— Papalini in fuga ad Ancona: il Principato torna in Regno
— Giovanna I contro Papa e del Balzo: scomunicata
— Raimondo II Orsini seda la rivolta fino a Teano
— Catalani in Calabria, Sanseverino libera Matera
— Clemente torna in Avignone: lo scisma è concreto

capitolo iii
s.caterina chiama carlo iii per la pace

— Firenze e Pisa e la sollevazione estiva dei Ciompi
— S.Caterina chiamò Carlo III a Verona ma per la sede
— Ma il Durazzo, dal Papa di Roma, vuole solo la corona
— Firenze gli paga le truppe e lui si prende Arezzo
— Muore la madre di Carlo, la Regina traballa
— Pitti in missione in Avignone perde i soldi al gioco

capitolo iv
l’APULIA aL «dux» e la SICILIA A GIOVANNA

— La Regina adotta Luigi d’Angiò a erede di Sicilia
— Giovanna I accetta il «Duce» a Duca di Calabria
— Luigi ostacolato dai baroni che omaggiano Carlo
— Moglie e figlio a Roma: Carlo fatto Re dal Papa
— I Durazzo prendono la Reggia: Giovanna s’arrende

capitolo v

a luigi la «cesselia»: carlo uccide la regina

— La Regina salvata dagli Angioini fugge a Muro
— Dieci Sanseverino omaggiano Luigi d’Angiò
— L’antipapa: il Duca partirà col Conte di Savoia
— Gonfalone al Dux del Regno «Cesselia», la Sicilia
— I Durazziani sollevano la Provenza
— Carlo III uccide la Regina: è Re ma vuole lo stendardo
— L’eredita ungherese del Regno di Sicilia Citra Italia
— Luigi resta sulle Alpi, Amedeo fa reclutare truppe a Roma

capitolo vi

l’aquila e campobasso col re di puglia

— Parata a Torino con le truppe europee nelle Marche
— Da passo Sora a Città Regia e Montoro prese l’Aquila
— Savoia corrompe la «S.Giorgio» e prende Santa Vittoria
— Maddaloni, Erole e Castello Caserta: è trono di Puglia
— Luigi è Re, i Sanseverino di Caserta già suoi Viceré?
— Essart non è Montesarchio ma Casaessart / Caserta?
— Peste a Caserta, Amedeo nel Duceto Campobasso
— Il Conte spira il 2 marzo a S.Stefano in Limosani

capitolo vii

luigi re di gerusalemme a bisceglie

— Re Luigi su Ischia, Giacomo fugge a Taranto
— Raimondello assedia i del Balzo di Carlo III
— Carlo invade Venosa e arresta Raimondello
— Luigi da Re di Tricarico a Re del Principato Regina
— Ai Durazzo lo stendardo: crociata del nemico
— Nel Principato di Barletta: Luigi è Re di Sicilia Ultra

capitolo ix

la VENDETTA DI carlo iii re DI NAPOLI

— Urbano dà Napoli a Carlo III, ma è Re senza trono
— Il Papa gli dà lo Stendardo per la conquista
— Raimondello e Luigi: pronti alla guerra al Durazzo
— L’Angiò sposa la Visconti; a Raimondo, l’Enghien
— Il Re non riesce a tornare in regno
— I provenzali perdono i soldi al gioco e in guerra

capitolo x

luigi junior e’ re erede di barulo

— Sovrano del Principato imperiale dell’Urbe
— La morte di Luigi I e di Pietro dei Brienne
— Luigi III è Re a 7 anni, sotto la tutela della madre

capitolo xi

il papa riconosce luigi III, carlo muore

— Urbano VI dice No a Carlo III: la fuga da Nocera
— Saltano le nozze con Lucia Visconti
— L’investitura del 21 maggio 1385 per Re Luigi
— Terzo fidanzamento per la Visconti
— Carlo III dichiara guerra a Papa Urbano
— Il Papa liberato da Giovanna II Regina di Accola
— Raimondo con la Chiesa per ottenere Benevento
— Urbano VI fugge e annuncia la fine del Regno
— Carlo spodestato, tornano le vicarie ducali
— Gualtiero Copertino con Carlo: ultimo Parlamento
— Il sovrano erede della corona dei Durazzo in Ungheria
— Ucciso Carlo III, Orsini prepara il Regno al Papa
— L’Aquila grida W la Pace! E Napoli acclama Ladislao

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1. Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni di Raimondino Pitti, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pagg.20-40.
2. A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, t.V, Napoli 1782, pp. 111-125.
3. Bonaccorso Pitti, cit.
4. A Zara, il 25 giugno 1373 Margherita Sanseverino aveva partorito una bambina. Carlo della Pace e Margherita, il 7 luglio seguente, battezzarono la piccola con il nome di Giovannina II Durazzo nella Chiesa di San Grisogono, ad opera del decano dei benedettini, Simone de Grisogono, perchè la zona del Duomo era occupata dai ghibellini di Venezia. Il milite Carlo della Pace Duca in Zara era un valente militare, il migliore, e per questo era anche Generale di Re Luigi d’Ungheria.
5. V. Rivista Dalmatica, ott-dic 1971. Notizie interessanti il legame tra il Regno di Napoli nel ‘300 e la Dalmazia. Giovanna II di Napoli, sorella di Ladislao il re che cedette i diritti sulla Dalmazia a Venezia per centomila ducati d’oro, è nata a Zara e lì visse fino ai tre anni.
6. Abate Laduocat, Nuovo corso completo d’agricoltura teorica e pratica, Volume 3, Remondini di Venezia, Bassano 1795. Cfr. Jacques Bénigne Bossuet, cit.
7. Jacques Bénigne Bossuet, in una traduzione di Selvaggio Canturani, Discorso sopra la storia universale, stampata da Paolo Baglioni, edita a Venezia nel 1712.
8. Ivi. Cfr. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia
9. Lodovico Antonio Muratori, Rerum italicarum Scriptores, Volume 17, Società Palatina, Milano 1730, pag.963.
10.Buonaccorso Pitti, Cronica con annotazioni…, 1720, pag.56. Cfr. V. Rivista Dalmatica, ott-dic 1971. Notizie interessanti il legame tra il Regno di Napoli nel ‘300 e la Dalmazia. Giovanna II di Napoli: il re che cedette i diritti sulla Dalmazia a Venezia per centomila ducati d’oro, è nata a Zara e lì visse. V. anche: Giovanni Battista Carrafa, Dell’historie del regno di Napoli, cit., pagg.135-136. Cfr. Muratori, cit. Cfr. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
12.Buonaccorso Pitti, Cronica con annotazioni…, 1720, pag.56.
13. Archivio Storico delle Province Napoletane, Anno 25, f.1.
14.Ivi
15. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
16. Jacques Bénigne Bossuet, in una traduzione di Selvaggio Canturani, Discorso sopra la storia universale, stampata da Paolo Baglioni, edita a Venezia nel 1712.
17. Bonaccorso Pitti, cit.
18. Ivi.
19. N.Machiavelli, Istorie fiorentine, cit.
20. Ivi.
21. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
22. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
23. Rivista Dalmatica, ott-dic 1971. Notizie interessanti il legame tra il Regno di Napoli nel ‘300 e la Dalmazia. Giovanna II di Napoli: il re che cedette i diritti sulla Dalmazia a Venezia per centomila ducati d’oro, è nata a Zara e lì visse pag. 56 I ‘cacciati’ di Firenze si rifugiarono a Verona, e fra essi v’era come messer Carlo della Pacie &c. sarebe subito a Verona, e che i detti chaciati andavano tutti a Verona…
24. Bonaccorso Pitti, cit.
25. Federico Burlamacchi, Caterina da Siena (santa), L’epistole della serafica Santa Caterina da Siena, aggiunte di Federico Burlamacchi, Parte II, Volume 3, Stamperia di Francesco Quinza, Siena 1713.
Così l’autore: – Imperciocchè la Provincia di Puglia fu la prima a conquistarsi da Normanni nel Secolo undecimo, onde Guglielmo, che dette i primi passi a questa grand’opera, non si tolse che il titolo di Conte di Puglia; e l’illustre Roberto Guiscardo fuo fratello, che andò tanto innanzi al conquisto di questo reame, non ebbe dal pontefice Niccolò II altro titolo, salvo che quello di Duca di Puglia, e di Calabria, coi quali nomi venia il più del Paese, ma non gia Napoli, che col fuo territorio formava Ducea, cioè e che altra Ducea temata da altro Signore.
Il primo di loro, che avesse Napoli fu Ruggieri III, che dal pontefice Celestino II ebbe il titolo di Re, non di Napoli, ma delle due Sicilie di Re dell’Isola di questo nome, che è oltre il faro, e di quest’altro reame, che sta di qua di quello stretto si appellò Sicilia, perchè avealo sottomesso Ruggieri, che era in prima Signore di quell’isola.
Il Nome di Reame di Napoli vennegli parecchi Secoli poi, ne’ prima di andare in podere delli Angioini: forse perchè posero il loro Seggio Reale nella Città di Napoli: ai tempi di cui però correa ancora col nome di Reame di Puglia: onde il Boccacci nel secolo in cui visse la Santa di questa maniera lo appella, ed il Collenuccio, che fiorì nel seguente, gli dà pure anche il nome di Puglia.
Questa donazione di Urbano fu a condizioni si dure a Carlo, e vantaggiose agl’interessi dei congiunti al pontefice, che stimò dipoi non poterle attenere salva l’autorità reale, onde ne nacquero tra Urbano e Carlo si gravi disturbi, e sì fiera nemicizia, che a poco non riuscì fatale ad amendue.
Conquistò egli il Reame di Napoli quasi senz’altra briga, che d’entrarvi, e col far morire l’infelice Reina volle sicurarsene il possesso, e vi si sostenne contro gli sforzi di Lodovico Duca d’Angiò.
Ma passato di poi in Ungaria, come fu detto di sopra, vi fu morto per opera della vedova Reina l’anno 1386.
Il Maimbourg n’assicura, che questa morte fu castigo di quella data di suo ordine alla Reina Giovanna, ma con ugual ragione può dirsi essere stata giusta punizione de suoi eccessi contro il sommo pontefice, onde se egli sì fortemente ha lacerata la fama di questo Principe a titolo dell’ingratitudine usata inverso quella Reina, che al suo dire, tanto avealo beneficato, poteano gli altri a più giusto titolo dargli biasimo non ordinario pel mal’animo usato contro d’Urbano, che aveali dato un reame decaduto alla santa sede, e che da esso aveasi per legittimo vicario di Cristo.
26. Ivi.
27. Ivi.
28. Caterina da Siena (santa), L’epistole della serafica Santa Caterina da Siena, aggiunte di Federico Burlamacchi, Parte II, Volume 3, Stamperia di Francesco Quinza, Siena 1713. Il testo integrale della lettera:
– Carissimo Fratello in Cristo dolce Gesu.
Io Caterina schiava de’ Servi di Gesu Cristo scrivo a voi nel pretioso Sangne fuo, con desiderio di vedervi Cavaliero virile, che virilmente combattiate per gloria, e loda del Nome di Dio, e per la efaltatione, e reformatione della Santa Chiesa. Ma attendete Carifsimo fratello, che questo bene non potreste fare d’esser virile, e sovvenire alla necessità della Chiesa Santa, se prima non combatteste, e faceste guerra con i principali tre nostri nemici, cioè col Mondo, col Dimonio, e con la fragile Carne nostra, i quali son tre principali Tiranni, che uccidono l’Anima quanto alla Gratia in qualunque stato si sia Se ella con la mano del libero arbitrio apre la porta della volontà, e metteli dentro: El Mondo ci perquote con le vane, e disordinate allegrezze, ponendoci dinanzi all’ occhio dell’ intelletto nostro stati, ricchezze, onori, e grandezze con fcelerati diletti, le quali cose tutte sono vane, e corruttibili, che passano come el vento, e sono mutabili senza veruna fermezza. Questo vediamo manifeftamente, che l’Uomo oggi è vivo, e domane è morto, dalla fanità viene all’ infermità, ora è ricco, e ora è povaro; testè in grande altezza, e poco ftante èd venuto in grande bassezzza. Bene sen’ avede l’Uomo savio, c prudente, e però fa guerra con lui; traendone el cuore, el’ affetto per difordinato amore; ferragli la porta della volontà, usale come cose prestate, tienle care quanto elle vagliano, e non più. Concepe odio alla propria sensualità quando le volesse tenere, ò defiderare fuore della volontà di Dio. Questi sconfige el nimico con lo coltello dell’ odio del vitio, e con l’ amore delle virtù, e con lo scudo della Santissima Fede ripara a’ colpi de’ movimenti de’ vitij, quando veniffero.
Questi non dà luogo alla ingiuftitia, che per guadagnare, & acquistare lo stato, ricchezza ò diletti mondani faccia ingiuria al Prossimo, perochè l’ à spregiate, e non leva el capo per fuperbia reputandofi el maggiore, e volendo fignoreggiare el Proffimo suo ingiustamente; peroche egli è umiliato, perchè à spregiato sè, e el Mondo, ma vuolfi fare el più minimo, e facendosi piccolo diventa grande. In qualunque stato si sia, ò fuddito, ò Signore, egli è tenuto, e obligato di far guerra con questo tiranno; non dico, che se attualmente vuole possedere lo stato fuo nel Mondo, che egli non possa vivere in gratia, anco può, che noi abiamo di David, che fu Re, e di Santo Lodovico, e nondimeno furono Santissimi Uomini.
Questi tennero el Reame attualmente, ma non con disordinato affetto, ò defiderio, e però riluceva in loro la margarita della giuftitia con vera umiltà, & ardentissima carità: a ciascuno rendevano el debito suo si al piccolo come al grande; e al povaro come al ricco. Non facevano come quelli, che oggi regnano, ne’ quali tanto abonda l’amore proprio di loro medefimi, che di questo tiranno del Mondo si vogliono fare Dio; e da questo nafcono le ingiustitie, omicidij, e grandiffime crudeltà, & ogni altro difetto.
Questi si mettono dentro della Città dell’ Anima, il secondo nemico del Dimonio, & il terzo, cioè la fragile Carne sua intanto, che si fanno servi del Dimonio, e della Carne, seguitando volontariamente le malitie, e inganni suoi, c le varie, e diverse cogitazioni, seguitando li appetiti suoi carnali, involvendo la mente, & il corpo fuo nel loto dell’ immonditia. Se egli è Uomo, che abbi donna, contamina lo stato del Matrimonio con molta miferia.
In quel Sacramento non sta con debita reverentia, nè per quel fine, che gl’è ordinato da Dio, ma come smemorato cieco dell’ Anima, e del corpo si conducerà anco a quello maladetto peccato contra natura, el quale pute alle dimonia non che a Dio. La infinita sua Carità, e Mifericordia ve ne campi di questo, e degli altri difetti. E non pensano e miferabili, che già la scure à posta alla radice dell’Arbore, e non resta se non di tagliare pur che piaccia al Sommo Giudice; perochè doviamo morire, e non fappiamo quando. Ma quelli, che teme Dio, non fa così, perochè col Lume della Fede Santa à veduto quanto gl’ è nocivo ad accordarsi con la volontà loro, e con esso medefimo Lume vede, che ogni bene è rimunerato, e ogni colpa punita; e seguitandoli volontariamente offende, e dopo l’offesa seguita la punitione; E però fi leva col coltello dell’ odio, e difpiacere, e tagliane ogni disordinata volontà facendo il contrario di quello, che questi Nemici vogliono. El Mondo vorrebbe essere amato, & egli lo sprezza. El Demonio vorrebbe, che la volontà fua confentisse a lui, e concepiffe odio, e dispiacimento verso el Proffimo fuo, & empisse el quore di laidi penfieri; & egli vuol fare la volontà di Dio, stare nella dilettione del Proffimo perdonare chi gli fa ingiuria, & empire la mente, e memoria sua de’ benefitij, che à ricevuti dalla Bontà di Dio.
La fragile Carne fi vuole dilettare, e fatisfare agli appetiti suoi, la quale è una legge perversa legata nelle membra nostre, che sempre impugna contra lo spirito, & egli fa tutto el contrario, che la sottopone al giogo della Ragione, affligendo, e macerando el corpo fuo. Saglie sopra la sedia della coscientia, e tienci ragione; onde se è vergine, dà la sententia di volersi confervare infino alla morte nello stato della Verginità, el quale egli à eletto; el continente la continentia; e quello, che è nello stato del Matrimonio, conserva lo stato suo senza colpa di peccato mortale, cioè che in neuno modo voglia machiare quel Sacramento. Con questo dolce odore di purità lavarà la immonditia della mente, e del corpo fuo, e con l’acqua della Gratia, e con la buona, e ordinata vita spegnerà l’ incendio del disordinato fuoco, farà compita guerra conrro gli Nemici suoi, e con vittoria fornirà la Città dell’ Anima tenendo chiusa la porta della volontà per non effere affalito da’ Nemici; e così chiusa col tesoro delle Virtù entra per la porta della dolee volontà di Dio, seguitaudo la Dottrina di Cristo Crocifisso, il quale diè la vita per la nostra salute con tanto fuoco d’ amore. Allora difpone la memoria a ritenere il beneficio del Sangue dell’umile Agnello, l’intelletto ad intendere, e cognofcere la fua volontà, che non vuole altro, che la sua santificatione, e ciò che dà ò permette a noi sue creature dà per questa cagione, e dispone la volontà ad amarlo con tutto el cuore, e con tutto l’affetto fuo. Questi si può chiamar Cavaliere virile, che virilmente à confervata, e guardata la Città dell’ Anima sua da’ Nemici, e malvagi tiranni, che la volevano fignoreggiare.
Questi è atto a fare ogni gran cosa per Dio, cioè per gloria, e lodal del nome fuo, e per la Santa Chiesa può sicuramente pigliar la battaglia di fuori, poiche sì dolcemente à combattuto, e vinto dentro; ma se bene non combattesse dentro, male combatterebbe di fuori; e però vi dissi, che prima vi conveniva combattere den tro con tre vostri nemici principali. Ora dico a voi cariffimo, e dolciffimo Fratello in Cristo dolce Jesv, che vi studiate di vincerli purificando la coscientia vostra con la fanta Confeffione, evivere con ordine, e defiderio delle virtù, dilettandovi di udire, & offervare la parola dolce di Dio, stando con la continua memoria della morte, e del Sangue pagato per noi, cercando la conversatione di quelli, che temono Dio in verità, che sieno savj, difcreti, e con maturo consiglio, & in tutte le vostre operazioni ponere Dio dinanzi agli occhi vostri, acciochè giustamente rendiate a ciascuno el debito fuo, a Dio la gloria, al proffimo la benivolentia, & in voi difpiacimento del vitio, & amore della virtù. Ordinate la famiglia vostra quanto v’è poffibile, che vivano con ordine, e col timore fanto di Dio.
Accioche in verità potiate compire la volontà di Dio in voi Dio v’ha eletto per colonna nella santa Chiesa acciò che siate strumento ad estirpare, l’Eresie confondere la bugia, & esaltare la verità, dissolvere la tenebre, e manifestare la luce di Papa Urbano VI, el quale è vero sommo Pontefice eletto, dato a noi dalla clementia dello Spirito Santo a malgrado degl’iniqui, e malvagi Uomini amatori di loro medesimì, che dicono el contrario, e come ciechi non si vergognano di dire, e fare contra loro medesimi, facendosi mensogneri, e idolatri, che quella verità, la quale essi annunciarono a noi, ora la deniegano, e quella reverentia la quale essi gli fecero, a noi la vogliono tollere.
Mostrano li matti, ch’ el timore gli facesse idolatri, adorando, e facendo riverentia a Papa Urbano, el quale è vero Vicario di Cristo.
Se egli non era, come ora effi dicono, come sostennero di cadere in tanta miferia, e vergogna dell’ Anima, e del Corpo? Si che vediamo, che ci fanno bugiar di, e idolatri. E non è grande tenebre questa vedere in tanta Erefia contaminata la Fede nostra? E non è grande miferia di vedere contaminare, e fare tanto contra la verità? Vedere l’Agnello effere perseguitato da’ Lupi, e vedere mettere l’ Anime nelle mani delle Dimonia, e smembrare la dolce Sposa di Crifto? Quale cuore è si duro, che non ammolli? Quale occhio è quello, che non spanda fiume di lagrime? Quale Signore si può tenere, che non dia tutta la forza sua per fovenire alla Fede nostra? Solo li amatori di loro medesimi sono quelli, che non si sentono; indurati sono i cuori loro per lo proprio amore, come quello di Faraone. Non pare, che la Divina Bontà voglia, che il cuore vostro sia di si fatta duritia, e però vi chiama a sovenire alla fua Sposa. Ammollisi dunque il cuore vostro, e fiate virile con sollicitudine, e non con negligentia; venite feftinamente, e non tardate più, che Dio sarà per voi. Non è da aspettare tempo, perochè porta pericolo.
Adunque venite, e nascondetevi nell’ Arca della Santa Chiesa sotto I ale del vostro Padre Papa Urbano Sesto, el quale tiene le Chiave del Sangue di Cristo.
Io so, che se sarete virile, vi studiarete di compire la Volontà di Dio, non curando di voi me desimo, altrimenti nd. E però dissi, che io desideravo di vedervi Cavaliero virile; e così vi prego per l’amore di Cristo Crocififfo, che siate.
Che grande vergogna è a’ Signori del Mondo, e spiacevole a Dio di vedere tanta freddezza nelli cuori loro, che per ancora altro che con parole non anno fovenuto a quefta dolce Spofa: male darebbero la vita per questa veri tà quando della sustantia temporale, & adjutorio umano le fanno caro. Credo, che grande reprenfione n’averanno. Non voglio, che facciate così voi; ma con grande allegrezza diamo la vita se ‘l bisogna.
Perdonatemi, che troppo v’ò gravato di parole. L’amaritudine delle colpe, e l’amore della Santa Chiesa, me ne scusi dinanzi a Dio, & a voi. Altro non dico. Per manete nella Santa, e dolce dilettione di Dio. Gesù dolce, Gesù.

29. Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni di Raimondino Pitti, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pagg.20-40.
30. Raimondino Pitti, in: Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pag.XXXI. Aggiunge: «Tralle Paci, che si fecero in Firenze fra molte Famiglie nel 1399, in tempo che sedeva de’ Priori il nostro Buonaccorso, quella fu, siccome egli accenna, tra lla sua, e la famiglia de’ Corbizzi, riportata dal Salvi nelle Storie di Pistoia, ove per isbaglio fi legge Corbinelli, in vece di Corbizzi. E quì mi sia lecito in passaggio di considerare la condizione di que’ tempi in questa parte poveri, ed infelici; che le Paci, e le Tregue, nomi pubblici, e dedicati a Guerre pubbliche, fatte con autorità pubblica, s’avessero a udir celebrare tra guerre private, di casa a casa; Ma seguitiamo il ragionamento».
31. Ivi.
32. Pelliccia, cit.
33. Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni di Raimondino Pitti, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pagg.20-40.
34. Buonaccorso Pitti, cit, pag.27 8, v. notizie su Carlo 3 e Ladislao
32. Bartolomeo della Pugliola, Antichità di Bologna. In: “Le Antichità di Bologna di Bartolomeo della Pugliola”, tesi presentata dalla dott.ssa Flavia Gramellini. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche. Dottorato in Ricerca in Filologia Romanza e Cultura Medievale. Rel.Prof.Andrea Fassò. Esame finale anno 2008. V. sito internet: amsdottorato.cib.unibo.it, pag.112-113.; «Bernabò faceva da ambasciatore fra il campo militare di Carlo dalla Pace e i Genovesi. Ma l’impedimento al passaggio creò problemi: “questo disdengnio fe’ gran danno in sul Mantoano d’ardere, ben che tutti mosstrava uno trato insengnato. La ca(u)sone per che andava in sul terreno di messer Bernabò era perché messer Bernabò avea grande zente in sul Zenovese, a preghi de li Veniziani, e perzò era continuo uno inbassadore zenovese in lo canpo del ditto miser Charlo, sperando de menarli de lae. E finalmente fu tradito e vene in sul Ferrarese».
33. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510. Cfr. Simondo de’ Sismondi, Storia dei Francesi, vol.12, Capolago, Tipografia Elvetica, 1838. Cfr.Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782, pagg.114-115.
34. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Cfr. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
35. Bartolomeo della Pugliola, cit. Cfr. https://amsdottorato.unibo.it/id/eprint/830/1/Tesi_Gramellini_Flavia.pdf.
36. Thalamus Parvus, Le petit Thalamus de Montpellier, Jean Martel ainé, Montpellier 1836, pag.403 e segg. «Item, I dimecres av de mars, moss. Enguerran Deudin senescal de Belcayre, anan de Latas a Bezers, trobet prop Sant Vincens Dortols xx homes de Porssan sans armas, dels quals tamtost senes enformacion e senes enquesta de fach, el ne fes pendre en los albres xix e lautre fo aussit a glazi.
Item, I dimergue de Passione a XXIII de mars, moss. Milo de Dormans avesque de Beuvays et chansselier de Fransa venc a Montpellier, e lendeman anet a Bezers al dich moss. lo duc de Berry».
37. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Cfr. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78. Cfr.Crassullo, cit.
38. Giovanni Battista Carrafa, Dell’historie del regno di Napoli, cit., pagg.139-140.
39. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
40. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
41. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
42. Jehan Servion, Gestez et Croniques de la mayson de Savoye (Cronache e storie di casa Savoia), a cura di F.E.Bollati, Vol. X, F.Casanova, Torino 1879. Cap. Comme Pape Clement & le Duc d’Anjò manderet le Conte de Savoye quil alast vers eulx.
43. Jehan Servion, Gestez, cit., Cap. Come convenuto con papa Clemente, il Conte partecipò alla guerra contro l’intruso di Roma e in Puglia.
44. La cronaca prosegue con i fatti del 1382. «En lan MCCCLXXXII, digous apres Pasquas que era x dabril, venc a Montpellier lo dich moss. lo duc de Berry e lo comte de Sancerre, e pueys lendema sen anet vers Avinhon. Item, dissapte a xxvi jorns del dich mes dabril, venc devers Carcassona a Montpellier lo dich moss. lo chancellier de Fransa, e pueys lendeman sen anet vers Avinhon. Item, lo jorn de la Cros de mai, ac I gran combatement entro lo comte de Flandres e lo comu de Bruges duna part e lo comu de Gandautra, en lo qual lo comte, el comun de Bruges foron descofitz. Item, digous a xxii jorns de may, torneron en possession de la cloqua e de sonar la campana del cossolat los senhors cossols, e feron far i sermon al pobol en lostal del cossolat lo dich jorn sus lo fach de la anada de moss. dAnjo a Napols e de la garda de la vila, pen moss. Jacme Rebuff doctor en leys per vertut duna letra del dich moss. lo duc de Berry luoctenent de nostre senhor lo rey dada a Avinhon lo XXII jorn del dich mes dabril. Item, 1 digous a XXIX de may, nostre senhorlo papa, els senhors cardenals e motz autres prelatz, els senhors duc danjo e de Berry, lo comte de Savoya e motz autres grans senhors totz a pe aneron de Nostra Dona de Doms a Frayres Menors, et aqui cantet la messa e fes lo sermo moss. P. de la Barrieyra cardenal apelat dAustum per la dicha anada de mossenhor d’Anjo, e pueys nostre senhorlo papa, els senhors prelatz sen torneron a caval al palays, e los dichs senhors ducs lo destravon a pe.
45.Thalamus Parvus, Le petit, cit.
46. E’ sempre la cronaca che prosegue con i fatti del 1382. «Item, dissapte a xxx de may, lo dich mossenhor lo duc parti dAvinhon et anet al pon de Sorgua, e pueys parti daqui divenres a vi de junh et anet a Carpentras, e puéys parti daqui divenres a XIII de junh per anar en Lombardia. Item, a xvu jorns doctobre, fo messa la premicyra peyra del refector del monestrier nou de prolhan de Montpellier juxta la grant porta que solia eser del ospital de Sanct Guillem per lo reverent payre en Crist mossen Domergue de Florensa maystre en teulogia de lorde dels Prezicadors avesque de Sanct Pons de Tomieyras, lo qual ospital am totz sos drechs avian donat los senhors cossols coma patros, c nostre senhor lo papa avia donat la gleya de Sanct Guillem per lo dich monestier lan passat LXXXI. Item, a xxvi del dich mes, nostre senhor lo rey am sobre gran poder de gens darmas intret en Flandres, e cumbatet los Flamencs los cals eron ben LO LX milia combatens, e los descofit, de que ny moryron ben de x (?) milia personas, et aysso fo al mont Rezembert, et y morit atressi Phelip dArtavela capitani dels dichs Flamencs, e puoys tot Flandres venc a sa hobediencia e de nostre senhor lo papa Clamens XII, exceptat lo luoc de Gans quar davant se tenia am Bartholmieu de Roma».
Sene deduce che poi cominci il 1383.
47. Quando Luigi I morì [nel Ducato del Turaine, gli successe, figlio a Re Carlo V di Francia, il Conte Luigi di Valois (1372-1407) dal 1386, genero dei Visconti di Milano, indi il figlio Carlo di Valois (1394-1465), indi figlio Re di Francia Luigi II d’Orleans (1462-1515)] e in Provenza gli successe Luigi II (1377-1417).Luigi II Duca divenne Re titolare di Napoli dal 1389 al 1399, padre di Luigi III Duca (1403-1434) Re di Napoli (1417-1426), della Regina di Francia Maria e del futuro Re Renato d’Angiò (1438-1442).
48. Jehan Servion, Gestez, cit., Come il conte Amedeo diede in sposa suo figlio Maria alla figlia del conte duca di Berry.
49. Ivi. Come il Conte impartiva il mandato di recarsi a Roma e in Puglia.
50. Ivi. Come il duca d’Angiò e il conte di Sauoye si misero in viaggio per Roma.
51. Ivi. Come il Duca d’Angiò e il Conte di Sauoye entrarono con la forza nel Regno di Puglia, e come alcuni baroni pugliesi e romani vennero a parlamentare con loro.
52. Ivi. Come il Duca d’Angiò e il Conte di Sauoye entrarono con la forza nel Regno di Puglia, e come alcuni baroni pugliesi e romani vennero a parlamentare con loro.
53. Ivi. Come il conte di Sauoye consigliò al duca d’Angiò di intraprendere il viaggio verso Roma, non tanto quello di Puylle per prendere la città dell’Aquila o regno.
54. Come messere Carlo de Duras sfidava la compagnia di San Giorgio e poiché Santa Estivent prese una grave malattia nel conte.
55. Ivi.
56. Cfr. storiadimilano.it; condottieridiventura.it; storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi. – Giuseppe Mazzella, Malia a Noja, 18 Novembre 2011; dal sito internet: http://www.ischianews.com. – Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
57. Giovanni Battista Carrafa, Dell’historie del regno di Napoli, cit., pag.141.
58. Giovanni Battista Carrafa, Dell’historie del regno di Napoli, cit., pag.141.
59. Come messere Carlo de Duras sfidava la compagnia di San Giorgio e poiché Santa Estivent prese una grave malattia nel conte.
60. Ivi. Come a Saint-Estivent in Puglia, il conte di Sauoye accolse con grande umiltà gli ordini del fedele sacerdote, poi fece testamento e morì.
61.Thalamus Parvus, Le petit, cit.
62. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
63. Jehan Servion, Gestez, cit. Cap. Come il Duca d’Angiò si rammaricò della morte del Conte.
64. Ivi.
65. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
66. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
67. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78.
68. Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae.Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
69. Crassullo, cit.
70. Il 27 agosto 1371, al suono delle campane della sede arcivescovile, i beneventani furono riuniti in pubblico parlamento nell’aula dei bancha Curie Castri Novi dicta Civitatis della chiesa maggiore que vulgariter la Scarana.
Cfr.. Giuseppe Cappelletti, Le chiese d’Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol.III, Giuseppe Antonelli, Venezia 1845, pag.107. La Scarana era letteralmente un seggio di dogale memoria.
– Gianstefano Remondini, Della Nolana ecclesiastica storia, tomo I, Stamperia di Giovanni di Simone, Napoli 1747, pag.188.
– D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
– Cfr. D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
71. Giovanni-Michele Cavalieri, Galleria de sommi Pontefici, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi, Tomo II, Benevento 1696, pag.312.
Cfr. Cronache del Coniger, in: A.Tafuri-S.Tafuri-B.Tafuri, Opere, cit., pagg.465-472. Cfr. Niccolò Machiavelli in: Opere complete di Niccolò Machiavelli: con molte correzione e giunte, Alcide Parenti Editore. Firenze 1843.
72. Pelliccia, cit.
73. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
74. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-14.
75. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144.
76. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
77. Pelliccia, cit.
78. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
79. Ivi.
80. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
81. Ibidem.
82. Ibidem.
83. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
84. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-14.
85. Ivi.
86. A.Bascetta, Raimondello, ABE Napoli, 2021.
87. Ivi.
88. A.Bascetta, Carlo III dentro Napoli, ABE Napoli 2020.
89. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
90. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
91. www.storiadimilano.it, cit. V.Lucia. Cfr. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
93. Edmond-René Labande, Un’ambasciata di Rinaldo Orsini e Pierre de Craon a Firenze, Milano e Avignone 1933, Mélanges de l’école française de Rome , vol. 50, n o 1,1933, p. 194–220. Cfr. Wikipedia, Pierre de Craon le Grand. Dal sito: www.persee.fr/doc/mefr 0223-4874 1933 num 50 1 7237.
94. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
95. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
96. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
97.Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782, pagg.114-115.
98. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860.
99.Filippo Crassulli, cit.
100. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
101. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833. Cfr. Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Volume 1, pag.25-28. Cfr. Georg. Ios. Egghius Purpurae Doctorum, L. II, XLIX, An. Ch. 1383: Idem Vrbanus Carolum Dyrachinum excommunicat.
– Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae. Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
102. Ivi.
103. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
104. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-886.
105. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
106. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
107. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
108. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
109. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
110. http://www.storiadimilano.it/Personaggi/Visconti/visconti.htm#Lucia.
111. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
112. Valentina, benché nel 1386 fosse stata poi promessa a Luigi d’Orléans (fratello del Re di Francia Carlo VI promesso anche a Maria d’Ungheria), sposerà Luigi di Turenna Duca d’Orleans. Da: www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
113. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
114. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
115. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
116. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
117. www.capitanidiventura.it
118. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Mette l’anno al 1385 alla maniera bizantina.
119. www.capitanidiventura.it
120. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
121. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78.
122. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 104
123. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
124. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.104
125. Marini Frecciae, Commentarii Feudales: In Tres Libros Partiti: Quorum I, Napoli 1575.
126. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.104.
127. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021. v. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442. Cfr. Soldati, pag.20, cit.
128. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
129. Antonio Just-Verdus, Rivista Dalmatica, anno XLII, serie IV fascicolo IV, ottobre – dicembre 1971, pag.23-34. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
130. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Cfr. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi
131. A.Miceli di Serradileo, Concessioni di cariche ed uffici nel Regno di Napoli fatte da Marie de Blois vedova di Luigi I d’Angiò negli anni 1385-1388 a cavalieri ed altri suoi fedeli durante la minore età del figlio Luigi II d’Angiò, in: Araldica Calabrese, Cosenza, n. 5, 2005, p. 99-106.
132. www.capitanidientura.it

Description

ricapitolazione.

i regni di foro Ylio, bis-Ylia e cis-Ylia:
barulo, baruletto a bisceglie e barletta

In quest’ultimo testo è viva la corsa ai troni italici dei troiani di ogni tempo, tutta interna ai Provenzali (Del Balzo, Angioini e Tarantini), abbiamo un quadro sempre più completo sui tre fulcri del costituendo Regno intorno alla nuova Napoli, dove tutti i sovrani vollero mettere capo, per scrivere la parola fine a una conquista che durò tutto il Medioevo. L’occasione è data dal trasferimento della sede papalina dalla cattività avignonese a Roma, dove fu obbligatoria l’elezione di Urbano VI per convincere i cardinali, trattenuti con la forza, a votare un papa di patria napoletana, che potesse porre termine alle discordie feudali e affidare definitivamente ai Napoletani lo scettro di capitale e a Taranto quello di sua vicaria, cioè di unico Principato.
I più tremendi baroni furono quelli della Casa del Balzo, i quali, sempre scontenti per non aver portato a termine l’investitura imperiale di Costantinopoli, si erano riversati alla conquista del Levante, pretendendo di impossessarsi del trono di Gerusalemme, in quanto già proprietari del vecchio Principato del Monte Cavoso, più o meno coincidente con il trono dell’antica Cecilia continentale, fra Bisceglie e Barletta. Ma l’ultimo Papa, prima di morire, anziché ai Del Balzo, aveva riconsegnato la titolarità del trono di Sicilia alla Regina Giovanna, scartando di fatto l’adozione di un Balzino a erede del reame, già imparentati fra l’altro con i Catalani a Palermo e padroni delle Calabrie.
Per tenere la situazione del Regno della Chiesa sotto controllo, a Roma, si decise di dire basta alla cattività avignonese e fu obbligatoriamente eletto Papa Urbano VI.
La cosa non piacque ai cardinali, i quali, appena liberi, fuggirono a Fondi, più che impauriti, a chiedere aiuto alla Regina, eleggendo Clemente VII per antipapa, e lasciando che da Sabaudia partisse un Comitato militare per sequestrare al Papa di Roma la Marca di Ascoli, come avvenne, quando i papalini fuggirono su Ancona e la provincia ducale tornò al proprio legittimo soglio dell’urbe di Foro Julio della Langobardia Minor, sede del vecchio «Regno Apulia» nella Civitate mariana chiamata Principato.
Mancava però un Re per questo vecchio trono casertano, di rito misto ortodosso, che ogni tanto la storia tirava fuori per osteggiare le decisioni papali avverse.
Per tali motivi la Regina fu subito scomunicata, avendo rifiutato di fare i del Balzo eredi del Regno di Napoli, subendo la rivolta dei parenti Catalani in Calabria, della vicaria pugliese di Teano e di quella napoletana di Taranto, riuscendo però a liberare la vicaria ducale del Sasso Cavoso di Matera, grazie ai Sanseverino, scongiurando così la caduta del trono di Sicilia, appoggiato dall’antipapa.
Clemente riprese così la strada di Avignone e lo scisma divenne un fatto acclarato, sollevandosi perfino Firenze e Pisa per opera dei Ciompi.
C’è da dire che Santa Caterina ce l’aveva messa tutta, quando scrisse lettere a ogni sovrano, invitandoli all’obbedienza di un solo papa da far tornare a Roma, convincendo anche Carlo III che non mancò di andare a trovarla a Verona, non senza puntare fin da subito a strappare il trono a Giovanna I, proprio con l’aiuto del pontefice romano. Firenze gli pagò i costi delle truppe, ma il Durazzo ne approfittò per prendere Arezzo e arrotondare. La morte della madre tarantina, che vantava pretese sull’eredità del Re Luigi I, e quella di Santa Caterina, lasciano, a tratti, la cronistoria dell’autore per fare spazio agli interventi diretti di cronisti prestigiosi, come Pitti, il quale racconta fatti di Avignone e d’Ungheria vissuti in prima persona, mentre la Regina adotta Luigi d’Angiò dalla Provenza e lo crea erede di Sicilia. Non riuscirà però a sfuggire al nipote sanguinario che invece consumò la vendetta, strozzandola, mentre, asserragliata a Muro, aspettava invano l’arrivo del gonfaloniere avignonese nominato «Duce» delle Calabrie.
Ma Carlo III era già Re di Napoli incoronato a Roma, ivi giunto con la moglie e il figlio, quando fu pronto a prendere possesso della Reggia della defunta e a sfidare l’antagonista provenzale con il titolo in borsa dei sogli di «Biseglia» e «Cisselia», cioè del secondo e terzo trono dopo quello dell’Apulia di Foro Julio.
Il seggio di Bisceglie in Barletta, appartenuto al Principato, era infatti unito alla corona Gerusalemme, il cui trono, in Italia, era rappresentato dal Principato di Nazareth, tenuto ben stretto dall’ultimo dei Del Balzo, in quel di Monte Caveoso, in quanto eredità del fratellastro Carlo III.
Luigi calava in Italia con tre troni potenziali in tasca, più il quarto, rappresentato dalla sede metropolitica di Napoli, nata nel 1348, ma senza possederne nemmeno uno, materialmente, se non quello del Tricarico casertano, il cui Ducato di Ascoli, era già stato scippato dalla marca papalina per tornare al soglio originario di Teano apulo.
Era, questo, il primo trono apostolico in assoluto: quello papalino della Civitate Dei, la Vetere Santa Maria Magdaluna, dove il volto della Madonna di Costantinopoli era venerato da secoli, nella vicaria imperiale che fu di Arechi II, dei Capetingi, lungo la via Francigena dell’antico castello dei castrametati, cioè Urberiano, la città di Dio che aveva fuso il rito ortodosso a quello apostolico, creando il Principato presso i ruderi dell’Urbe Vetere del consolato romano, dove i martiri illiani furono uccisi dai Romani in nome di Cristo al Mercato Urrita, primo Loreto della storia.
E’ la vera Urbe Vetere, l’Ilio o Ylio o Ulio o Giulio che dir si voglia, altrimenti detta Teano apulo, o semplicemente Teano dei casertani, un tempo capitale del Sannio antico. E’ proprio Maleventum, rinata presso il foro Iulio, ma nelle adiacenze di un’Arola, col trono di rito misto, detta Urbe Principato Apulia, oppure Civitate Dei dell’Harola, o semplicemente Santa Maria. Qui l’icona della madonna di Magdaluna era tenuta ben stretta nel santuario dell’Arola, Harola o Barola che dir si voglia, nel distretto del Tricarico di Caserta, dove Ruggero Borsa, figlio del Guiscardo, fu privato del trono di rito misto dopo il sisma del 1088. Il tradimento venne proprio dal papa di Roma che ribaltò le carte e fece nascere ad Novas, la nuova Civitate della Puglia, costruita dai Beneventani. Nasceva un diverso Principato metropolitico di esclusivo rito latino, da dove si diramamarono i vescovi per fondare le diocesi cattoliche, innescando una guerra secolare al trono casertano del Principato Apulia.
Atteso da dieci militi dei Sanseverino, col gonfalone del Regno di Puglia affidatogli dall’antipapa, Luigi d’Angiò si avviò col Conte di Savoia, suo generale, probabilmente nominato erede alla morte della Regina Giovanna I, con una spettacolare parata tenutasi a Torino. Mentre le truppe europee già occupavano le Marche, fu breve il passo, da Sora a Città Regia e Montoro, per prendere l’Aquila.Il generale Savoia corruppe la compagnia napoletana di «S.Giorgio» e prese anche Santa Vittoria, giungendo così nella prima fondazione reale di Maddaloni, e da qui all’Arola e al Castello Vetere dei Franchi (S.Angelo in Formis?), dove gli fu consegnato il soglio del trono di Puglia dai Sanseverino di Caserta, già suoi Viceré.
Il nome esatto della località, tratto dalle cronache, fu Essart, che non è Montesarchio, ma Casa-essart, riconducibile a Caserta. Purtroppo Amedeo, giunta la peste, terminò la sua breve carriera di conquistatore del Regno di Puglia e della Ducea di Campobasso, lasciando questo mondo nella chiesa di S.Stefano, in Limosani.
Re Luigi si sanificò alle terme di Ischia, Giacomo fuggì a Taranto e Raimondello assediò i del Balzo di Carlo III, liberando il secondo seggio, la vicaria gerosolomitana, permettendogli di sedere anche a sovrano di ad Novas Barulo, ossia Baruletta, Principato della nuova Puglia, che poi è il soglio di Bisceglie, dove avvenne l’ultima battaglia, mortale per Luigi e Pietro dei Brienne, suo nuovo generale e gonfaloniere.
Luigi I Duca d’Angiò, Re di Puglia, Re di Sicilia Ultra e Re di Gerusalemme, morì senza rivedere Napoli, Signoria senza trono affidata da Papa Urbano a Carlo III.
Questi, con lo stendardo papalino avuto per la riconquista, sfidò Raimondello, nuovo generale dei provenzali, che non perse tempo a stringere matrimonio con Maria d’Enghien, vedova o erede di Pietro dei Brienne del Lussemburgo, corteggiato dal Papa di Roma, mentre l’antipapa creò erede il piccolo Luigi III di 7 anni, sotto la tutela della madre vedova Maria de Blois.
L’occasione gli venne offerta proprio alla morte di Re Luigi II e di Pietro Brienne, perché Urbano VI, dicendo basta a Carlo III, finì suo prigioniero a Nocera, chiamando proprio Raimondello per farsi liberare, dopo aver formalizzato a Regina di Rama e Roma, Giovanna II, fatta sovrana del nuovo Regno di Adria, appena rifondato sull’isola tiberina, da cui si voleva fare dipendere le originarie vicarie ducali dell’anno Mille. Insomma non sarebbe stato più necessario impossessarsi della Civitate Santa Maria Vetere Apulia per diventare Re di tutta la Terra di Lavoro, bastava farsi incoronare nel Castello di Adriano sull’isola tiberina.
Una follia a cui Carlo III rispose incatenando Papa Urbano e affogando i suoi cardinali, ma perdendo tutti i troni.
Papa Urbano, una volta liberato, affidò le vicarie papaline delle quattro Ducee (Gaeta, Nocera, Venosa, Matera) a Raimondo, annunciando la fine di tutti i reami terreni e il ritorno a un solo del Regno di Dio, quello dell’isola tiberina.
Carlo fu così spodestato, spalleggiato solo da Gualtiero Copertino, nel suo ultimo Parlamento a Napoli, prima di sparire in Ungheria, dove si era recato a prendere almeno quella corona di famiglia, appartenuta ai Durazzo, trovando invece la morte. Raimondello ora aveva tutto il tempo per fare il gonfaloniere di Roma e annettere le vicarie ducali dell’alto Medioevo al Regno della Chiesa di Roma, rappresentato da Giovanna II, essendo piccoli i due eredi avversari di Puglia e Sicilia: Luigi III e Ladislao.
L’Aquila non fece in tempo a gridare W la Pace! che Napoli già acclamò Ladislao a Re, creando le premesse al secondo scontro fra Urbano e Clemente.

Sabato Cuttrera

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Editorial Review

INDICE E TESTO RICCO DI NOTE

 

indice
ricapitolazione.
i regni di foro Ylio, bis-Ylia e cis-Ylia:
barulo, baruletto a bisceglie e barletta

capitolo i
stop ad avignone: urbano vi resta a roma

— Taranto contro Napoli, Firenze contro Roma
— Regina e Orsini con l’antipapa: stop ai Balzini
— Del Balzo a Monte Caveoso, vicetrono di «Cecilia»
— Il Papa riconsegna la Sicilia alla Regina e muore
— Roma dice basta cattività: eleggete qui Urbano VI!

capitolo ii
ascoli con clemente vii antipapa a fondi

— Fuga a Fondi dei cardinali impauriti: aiuti dalla Regina
— Da Sabaudia parte il Comitato e rende la Marca di Ascoli
— Papalini in fuga ad Ancona: il Principato torna in Regno
— Giovanna I contro Papa e del Balzo: scomunicata
— Raimondo II Orsini seda la rivolta fino a Teano
— Catalani in Calabria, Sanseverino libera Matera
— Clemente torna in Avignone: lo scisma è concreto

capitolo iii
s.caterina chiama carlo iii per la pace

— Firenze e Pisa e la sollevazione estiva dei Ciompi
— S.Caterina chiamò Carlo III a Verona ma per la sede
— Ma il Durazzo, dal Papa di Roma, vuole solo la corona
— Firenze gli paga le truppe e lui si prende Arezzo
— Muore la madre di Carlo, la Regina traballa
— Pitti in missione in Avignone perde i soldi al gioco

capitolo iv
l’APULIA aL «dux» e la SICILIA A GIOVANNA

— La Regina adotta Luigi d’Angiò a erede di Sicilia
— Giovanna I accetta il «Duce» a Duca di Calabria
— Luigi ostacolato dai baroni che omaggiano Carlo
— Moglie e figlio a Roma: Carlo fatto Re dal Papa
— I Durazzo prendono la Reggia: Giovanna s’arrende

capitolo v

a luigi la «cesselia»: carlo uccide la regina

— La Regina salvata dagli Angioini fugge a Muro
— Dieci Sanseverino omaggiano Luigi d’Angiò
— L’antipapa: il Duca partirà col Conte di Savoia
— Gonfalone al Dux del Regno «Cesselia», la Sicilia
— I Durazziani sollevano la Provenza
— Carlo III uccide la Regina: è Re ma vuole lo stendardo
— L’eredita ungherese del Regno di Sicilia Citra Italia
— Luigi resta sulle Alpi, Amedeo fa reclutare truppe a Roma

capitolo vi

l’aquila e campobasso col re di puglia

— Parata a Torino con le truppe europee nelle Marche
— Da passo Sora a Città Regia e Montoro prese l’Aquila
— Savoia corrompe la «S.Giorgio» e prende Santa Vittoria
— Maddaloni, Erole e Castello Caserta: è trono di Puglia
— Luigi è Re, i Sanseverino di Caserta già suoi Viceré?
— Essart non è Montesarchio ma Casaessart / Caserta?
— Peste a Caserta, Amedeo nel Duceto Campobasso
— Il Conte spira il 2 marzo a S.Stefano in Limosani

capitolo vii

luigi re di gerusalemme a bisceglie

— Re Luigi su Ischia, Giacomo fugge a Taranto
— Raimondello assedia i del Balzo di Carlo III
— Carlo invade Venosa e arresta Raimondello
— Luigi da Re di Tricarico a Re del Principato Regina
— Ai Durazzo lo stendardo: crociata del nemico
— Nel Principato di Barletta: Luigi è Re di Sicilia Ultra

capitolo ix

la VENDETTA DI carlo iii re DI NAPOLI

— Urbano dà Napoli a Carlo III, ma è Re senza trono
— Il Papa gli dà lo Stendardo per la conquista
— Raimondello e Luigi: pronti alla guerra al Durazzo
— L’Angiò sposa la Visconti; a Raimondo, l’Enghien
— Il Re non riesce a tornare in regno
— I provenzali perdono i soldi al gioco e in guerra

capitolo x

luigi junior e’ re erede di barulo

— Sovrano del Principato imperiale dell’Urbe
— La morte di Luigi I e di Pietro dei Brienne
— Luigi III è Re a 7 anni, sotto la tutela della madre

capitolo xi

il papa riconosce luigi III, carlo muore

— Urbano VI dice No a Carlo III: la fuga da Nocera
— Saltano le nozze con Lucia Visconti
— L’investitura del 21 maggio 1385 per Re Luigi
— Terzo fidanzamento per la Visconti
— Carlo III dichiara guerra a Papa Urbano
— Il Papa liberato da Giovanna II Regina di Accola
— Raimondo con la Chiesa per ottenere Benevento
— Urbano VI fugge e annuncia la fine del Regno
— Carlo spodestato, tornano le vicarie ducali
— Gualtiero Copertino con Carlo: ultimo Parlamento
— Il sovrano erede della corona dei Durazzo in Ungheria
— Ucciso Carlo III, Orsini prepara il Regno al Papa
— L’Aquila grida W la Pace! E Napoli acclama Ladislao

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1. Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni di Raimondino Pitti, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pagg.20-40.
2. A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, t.V, Napoli 1782, pp. 111-125.
3. Bonaccorso Pitti, cit.
4. A Zara, il 25 giugno 1373 Margherita Sanseverino aveva partorito una bambina. Carlo della Pace e Margherita, il 7 luglio seguente, battezzarono la piccola con il nome di Giovannina II Durazzo nella Chiesa di San Grisogono, ad opera del decano dei benedettini, Simone de Grisogono, perchè la zona del Duomo era occupata dai ghibellini di Venezia. Il milite Carlo della Pace Duca in Zara era un valente militare, il migliore, e per questo era anche Generale di Re Luigi d’Ungheria.
5. V. Rivista Dalmatica, ott-dic 1971. Notizie interessanti il legame tra il Regno di Napoli nel ‘300 e la Dalmazia. Giovanna II di Napoli, sorella di Ladislao il re che cedette i diritti sulla Dalmazia a Venezia per centomila ducati d’oro, è nata a Zara e lì visse fino ai tre anni.
6. Abate Laduocat, Nuovo corso completo d'agricoltura teorica e pratica, Volume 3, Remondini di Venezia, Bassano 1795. Cfr. Jacques Bénigne Bossuet, cit.
7. Jacques Bénigne Bossuet, in una traduzione di Selvaggio Canturani, Discorso sopra la storia universale, stampata da Paolo Baglioni, edita a Venezia nel 1712.
8. Ivi. Cfr. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia
9. Lodovico Antonio Muratori, Rerum italicarum Scriptores, Volume 17, Società Palatina, Milano 1730, pag.963.
10.Buonaccorso Pitti, Cronica con annotazioni..., 1720, pag.56. Cfr. V. Rivista Dalmatica, ott-dic 1971. Notizie interessanti il legame tra il Regno di Napoli nel ‘300 e la Dalmazia. Giovanna II di Napoli: il re che cedette i diritti sulla Dalmazia a Venezia per centomila ducati d’oro, è nata a Zara e lì visse. V. anche: Giovanni Battista Carrafa, Dell'historie del regno di Napoli, cit., pagg.135-136. Cfr. Muratori, cit. Cfr. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
12.Buonaccorso Pitti, Cronica con annotazioni..., 1720, pag.56.
13. Archivio Storico delle Province Napoletane, Anno 25, f.1.
14.Ivi
15. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
16. Jacques Bénigne Bossuet, in una traduzione di Selvaggio Canturani, Discorso sopra la storia universale, stampata da Paolo Baglioni, edita a Venezia nel 1712.
17. Bonaccorso Pitti, cit.
18. Ivi.
19. N.Machiavelli, Istorie fiorentine, cit.
20. Ivi.
21. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
22. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
23. Rivista Dalmatica, ott-dic 1971. Notizie interessanti il legame tra il Regno di Napoli nel ‘300 e la Dalmazia. Giovanna II di Napoli: il re che cedette i diritti sulla Dalmazia a Venezia per centomila ducati d’oro, è nata a Zara e lì visse pag. 56 I ‘cacciati’ di Firenze si rifugiarono a Verona, e fra essi v’era come messer Carlo della Pacie &c. sarebe subito a Verona, e che i detti chaciati andavano tutti a Verona...
24. Bonaccorso Pitti, cit.
25. Federico Burlamacchi, Caterina da Siena (santa), L’epistole della serafica Santa Caterina da Siena, aggiunte di Federico Burlamacchi, Parte II, Volume 3, Stamperia di Francesco Quinza, Siena 1713.
Così l’autore: - Imperciocchè la Provincia di Puglia fu la prima a conquistarsi da Normanni nel Secolo undecimo, onde Guglielmo, che dette i primi passi a questa grand'opera, non si tolse che il titolo di Conte di Puglia; e l’illustre Roberto Guiscardo fuo fratello, che andò tanto innanzi al conquisto di questo reame, non ebbe dal pontefice Niccolò II altro titolo, salvo che quello di Duca di Puglia, e di Calabria, coi quali nomi venia il più del Paese, ma non gia Napoli, che col fuo territorio formava Ducea, cioè e che altra Ducea temata da altro Signore.
Il primo di loro, che avesse Napoli fu Ruggieri III, che dal pontefice Celestino II ebbe il titolo di Re, non di Napoli, ma delle due Sicilie di Re dell’Isola di questo nome, che è oltre il faro, e di quest’altro reame, che sta di qua di quello stretto si appellò Sicilia, perchè avealo sottomesso Ruggieri, che era in prima Signore di quell'isola.
Il Nome di Reame di Napoli vennegli parecchi Secoli poi, ne’ prima di andare in podere delli Angioini: forse perchè posero il loro Seggio Reale nella Città di Napoli: ai tempi di cui però correa ancora col nome di Reame di Puglia: onde il Boccacci nel secolo in cui visse la Santa di questa maniera lo appella, ed il Collenuccio, che fiorì nel seguente, gli dà pure anche il nome di Puglia.
Questa donazione di Urbano fu a condizioni si dure a Carlo, e vantaggiose agl’interessi dei congiunti al pontefice, che stimò dipoi non poterle attenere salva l'autorità reale, onde ne nacquero tra Urbano e Carlo si gravi disturbi, e sì fiera nemicizia, che a poco non riuscì fatale ad amendue.
Conquistò egli il Reame di Napoli quasi senz’altra briga, che d'entrarvi, e col far morire l’infelice Reina volle sicurarsene il possesso, e vi si sostenne contro gli sforzi di Lodovico Duca d’Angiò.
Ma passato di poi in Ungaria, come fu detto di sopra, vi fu morto per opera della vedova Reina l’anno 1386.
Il Maimbourg n’assicura, che questa morte fu castigo di quella data di suo ordine alla Reina Giovanna, ma con ugual ragione può dirsi essere stata giusta punizione de suoi eccessi contro il sommo pontefice, onde se egli sì fortemente ha lacerata la fama di questo Principe a titolo dell’ingratitudine usata inverso quella Reina, che al suo dire, tanto avealo beneficato, poteano gli altri a più giusto titolo dargli biasimo non ordinario pel mal’animo usato contro d’Urbano, che aveali dato un reame decaduto alla santa sede, e che da esso aveasi per legittimo vicario di Cristo.
26. Ivi.
27. Ivi.
28. Caterina da Siena (santa), L’epistole della serafica Santa Caterina da Siena, aggiunte di Federico Burlamacchi, Parte II, Volume 3, Stamperia di Francesco Quinza, Siena 1713. Il testo integrale della lettera:
- Carissimo Fratello in Cristo dolce Gesu.
Io Caterina schiava de' Servi di Gesu Cristo scrivo a voi nel pretioso Sangne fuo, con desiderio di vedervi Cavaliero virile, che virilmente combattiate per gloria, e loda del Nome di Dio, e per la efaltatione, e reformatione della Santa Chiesa. Ma attendete Carifsimo fratello, che questo bene non potreste fare d'esser virile, e sovvenire alla necessità della Chiesa Santa, se prima non combatteste, e faceste guerra con i principali tre nostri nemici, cioè col Mondo, col Dimonio, e con la fragile Carne nostra, i quali son tre principali Tiranni, che uccidono l'Anima quanto alla Gratia in qualunque stato si sia Se ella con la mano del libero arbitrio apre la porta della volontà, e metteli dentro: El Mondo ci perquote con le vane, e disordinate allegrezze, ponendoci dinanzi all' occhio dell' intelletto nostro stati, ricchezze, onori, e grandezze con fcelerati diletti, le quali cose tutte sono vane, e corruttibili, che passano come el vento, e sono mutabili senza veruna fermezza. Questo vediamo manifeftamente, che l'Uomo oggi è vivo, e domane è morto, dalla fanità viene all' infermità, ora è ricco, e ora è povaro; testè in grande altezza, e poco ftante èd venuto in grande bassezzza. Bene sen' avede l'Uomo savio, c prudente, e però fa guerra con lui; traendone el cuore, el' affetto per difordinato amore; ferragli la porta della volontà, usale come cose prestate, tienle care quanto elle vagliano, e non più. Concepe odio alla propria sensualità quando le volesse tenere, ò defiderare fuore della volontà di Dio. Questi sconfige el nimico con lo coltello dell' odio del vitio, e con l' amore delle virtù, e con lo scudo della Santissima Fede ripara a' colpi de' movimenti de' vitij, quando veniffero.
Questi non dà luogo alla ingiuftitia, che per guadagnare, & acquistare lo stato, ricchezza ò diletti mondani faccia ingiuria al Prossimo, perochè l' à spregiate, e non leva el capo per fuperbia reputandofi el maggiore, e volendo fignoreggiare el Proffimo suo ingiustamente; peroche egli è umiliato, perchè à spregiato sè, e el Mondo, ma vuolfi fare el più minimo, e facendosi piccolo diventa grande. In qualunque stato si sia, ò fuddito, ò Signore, egli è tenuto, e obligato di far guerra con questo tiranno; non dico, che se attualmente vuole possedere lo stato fuo nel Mondo, che egli non possa vivere in gratia, anco può, che noi abiamo di David, che fu Re, e di Santo Lodovico, e nondimeno furono Santissimi Uomini.
Questi tennero el Reame attualmente, ma non con disordinato affetto, ò defiderio, e però riluceva in loro la margarita della giuftitia con vera umiltà, & ardentissima carità: a ciascuno rendevano el debito suo si al piccolo come al grande; e al povaro come al ricco. Non facevano come quelli, che oggi regnano, ne' quali tanto abonda l'amore proprio di loro medefimi, che di questo tiranno del Mondo si vogliono fare Dio; e da questo nafcono le ingiustitie, omicidij, e grandiffime crudeltà, & ogni altro difetto.
Questi si mettono dentro della Città dell' Anima, il secondo nemico del Dimonio, & il terzo, cioè la fragile Carne sua intanto, che si fanno servi del Dimonio, e della Carne, seguitando volontariamente le malitie, e inganni suoi, c le varie, e diverse cogitazioni, seguitando li appetiti suoi carnali, involvendo la mente, & il corpo fuo nel loto dell' immonditia. Se egli è Uomo, che abbi donna, contamina lo stato del Matrimonio con molta miferia.
In quel Sacramento non sta con debita reverentia, nè per quel fine, che gl'è ordinato da Dio, ma come smemorato cieco dell' Anima, e del corpo si conducerà anco a quello maladetto peccato contra natura, el quale pute alle dimonia non che a Dio. La infinita sua Carità, e Mifericordia ve ne campi di questo, e degli altri difetti. E non pensano e miferabili, che già la scure à posta alla radice dell'Arbore, e non resta se non di tagliare pur che piaccia al Sommo Giudice; perochè doviamo morire, e non fappiamo quando. Ma quelli, che teme Dio, non fa così, perochè col Lume della Fede Santa à veduto quanto gl' è nocivo ad accordarsi con la volontà loro, e con esso medefimo Lume vede, che ogni bene è rimunerato, e ogni colpa punita; e seguitandoli volontariamente offende, e dopo l'offesa seguita la punitione; E però fi leva col coltello dell' odio, e difpiacere, e tagliane ogni disordinata volontà facendo il contrario di quello, che questi Nemici vogliono. El Mondo vorrebbe essere amato, & egli lo sprezza. El Demonio vorrebbe, che la volontà fua confentisse a lui, e concepiffe odio, e dispiacimento verso el Proffimo fuo, & empisse el quore di laidi penfieri; & egli vuol fare la volontà di Dio, stare nella dilettione del Proffimo perdonare chi gli fa ingiuria, & empire la mente, e memoria sua de' benefitij, che à ricevuti dalla Bontà di Dio.
La fragile Carne fi vuole dilettare, e fatisfare agli appetiti suoi, la quale è una legge perversa legata nelle membra nostre, che sempre impugna contra lo spirito, & egli fa tutto el contrario, che la sottopone al giogo della Ragione, affligendo, e macerando el corpo fuo. Saglie sopra la sedia della coscientia, e tienci ragione; onde se è vergine, dà la sententia di volersi confervare infino alla morte nello stato della Verginità, el quale egli à eletto; el continente la continentia; e quello, che è nello stato del Matrimonio, conserva lo stato suo senza colpa di peccato mortale, cioè che in neuno modo voglia machiare quel Sacramento. Con questo dolce odore di purità lavarà la immonditia della mente, e del corpo fuo, e con l'acqua della Gratia, e con la buona, e ordinata vita spegnerà l' incendio del disordinato fuoco, farà compita guerra conrro gli Nemici suoi, e con vittoria fornirà la Città dell' Anima tenendo chiusa la porta della volontà per non effere affalito da' Nemici; e così chiusa col tesoro delle Virtù entra per la porta della dolee volontà di Dio, seguitaudo la Dottrina di Cristo Crocifisso, il quale diè la vita per la nostra salute con tanto fuoco d' amore. Allora difpone la memoria a ritenere il beneficio del Sangue dell'umile Agnello, l'intelletto ad intendere, e cognofcere la fua volontà, che non vuole altro, che la sua santificatione, e ciò che dà ò permette a noi sue creature dà per questa cagione, e dispone la volontà ad amarlo con tutto el cuore, e con tutto l'affetto fuo. Questi si può chiamar Cavaliere virile, che virilmente à confervata, e guardata la Città dell' Anima sua da' Nemici, e malvagi tiranni, che la volevano fignoreggiare.
Questi è atto a fare ogni gran cosa per Dio, cioè per gloria, e lodal del nome fuo, e per la Santa Chiesa può sicuramente pigliar la battaglia di fuori, poiche sì dolcemente à combattuto, e vinto dentro; ma se bene non combattesse dentro, male combatterebbe di fuori; e però vi dissi, che prima vi conveniva combattere den tro con tre vostri nemici principali. Ora dico a voi cariffimo, e dolciffimo Fratello in Cristo dolce Jesv, che vi studiate di vincerli purificando la coscientia vostra con la fanta Confeffione, evivere con ordine, e defiderio delle virtù, dilettandovi di udire, & offervare la parola dolce di Dio, stando con la continua memoria della morte, e del Sangue pagato per noi, cercando la conversatione di quelli, che temono Dio in verità, che sieno savj, difcreti, e con maturo consiglio, & in tutte le vostre operazioni ponere Dio dinanzi agli occhi vostri, acciochè giustamente rendiate a ciascuno el debito fuo, a Dio la gloria, al proffimo la benivolentia, & in voi difpiacimento del vitio, & amore della virtù. Ordinate la famiglia vostra quanto v'è poffibile, che vivano con ordine, e col timore fanto di Dio.
Accioche in verità potiate compire la volontà di Dio in voi Dio v'ha eletto per colonna nella santa Chiesa acciò che siate strumento ad estirpare, l'Eresie confondere la bugia, & esaltare la verità, dissolvere la tenebre, e manifestare la luce di Papa Urbano VI, el quale è vero sommo Pontefice eletto, dato a noi dalla clementia dello Spirito Santo a malgrado degl'iniqui, e malvagi Uomini amatori di loro medesimì, che dicono el contrario, e come ciechi non si vergognano di dire, e fare contra loro medesimi, facendosi mensogneri, e idolatri, che quella verità, la quale essi annunciarono a noi, ora la deniegano, e quella reverentia la quale essi gli fecero, a noi la vogliono tollere.
Mostrano li matti, ch' el timore gli facesse idolatri, adorando, e facendo riverentia a Papa Urbano, el quale è vero Vicario di Cristo.
Se egli non era, come ora effi dicono, come sostennero di cadere in tanta miferia, e vergogna dell' Anima, e del Corpo? Si che vediamo, che ci fanno bugiar di, e idolatri. E non è grande tenebre questa vedere in tanta Erefia contaminata la Fede nostra? E non è grande miferia di vedere contaminare, e fare tanto contra la verità? Vedere l’Agnello effere perseguitato da' Lupi, e vedere mettere l' Anime nelle mani delle Dimonia, e smembrare la dolce Sposa di Crifto? Quale cuore è si duro, che non ammolli? Quale occhio è quello, che non spanda fiume di lagrime? Quale Signore si può tenere, che non dia tutta la forza sua per fovenire alla Fede nostra? Solo li amatori di loro medesimi sono quelli, che non si sentono; indurati sono i cuori loro per lo proprio amore, come quello di Faraone. Non pare, che la Divina Bontà voglia, che il cuore vostro sia di si fatta duritia, e però vi chiama a sovenire alla fua Sposa. Ammollisi dunque il cuore vostro, e fiate virile con sollicitudine, e non con negligentia; venite feftinamente, e non tardate più, che Dio sarà per voi. Non è da aspettare tempo, perochè porta pericolo.
Adunque venite, e nascondetevi nell' Arca della Santa Chiesa sotto I ale del vostro Padre Papa Urbano Sesto, el quale tiene le Chiave del Sangue di Cristo.
Io so, che se sarete virile, vi studiarete di compire la Volontà di Dio, non curando di voi me desimo, altrimenti nd. E però dissi, che io desideravo di vedervi Cavaliero virile; e così vi prego per l'amore di Cristo Crocififfo, che siate.
Che grande vergogna è a' Signori del Mondo, e spiacevole a Dio di vedere tanta freddezza nelli cuori loro, che per ancora altro che con parole non anno fovenuto a quefta dolce Spofa: male darebbero la vita per questa veri tà quando della sustantia temporale, & adjutorio umano le fanno caro. Credo, che grande reprenfione n'averanno. Non voglio, che facciate così voi; ma con grande allegrezza diamo la vita se 'l bisogna.
Perdonatemi, che troppo v'ò gravato di parole. L'amaritudine delle colpe, e l'amore della Santa Chiesa, me ne scusi dinanzi a Dio, & a voi. Altro non dico. Per manete nella Santa, e dolce dilettione di Dio. Gesù dolce, Gesù.

29. Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni di Raimondino Pitti, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pagg.20-40.
30. Raimondino Pitti, in: Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pag.XXXI. Aggiunge: «Tralle Paci, che si fecero in Firenze fra molte Famiglie nel 1399, in tempo che sedeva de' Priori il nostro Buonaccorso, quella fu, siccome egli accenna, tra lla sua, e la famiglia de' Corbizzi, riportata dal Salvi nelle Storie di Pistoia, ove per isbaglio fi legge Corbinelli, in vece di Corbizzi. E quì mi sia lecito in passaggio di considerare la condizione di que' tempi in questa parte poveri, ed infelici; che le Paci, e le Tregue, nomi pubblici, e dedicati a Guerre pubbliche, fatte con autorità pubblica, s'avessero a udir celebrare tra guerre private, di casa a casa; Ma seguitiamo il ragionamento».
31. Ivi.
32. Pelliccia, cit.
33. Bonaccorso Pitti, Cronica di Buonaccorso Pitti con annotazioni di Raimondino Pitti, Giuseppe Manni, Firenze 1720, pagg.20-40.
34. Buonaccorso Pitti, cit, pag.27 8, v. notizie su Carlo 3 e Ladislao
32. Bartolomeo della Pugliola, Antichità di Bologna. In: “Le Antichità di Bologna di Bartolomeo della Pugliola”, tesi presentata dalla dott.ssa Flavia Gramellini. Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Scuola di Dottorato in Scienze Umanistiche. Dottorato in Ricerca in Filologia Romanza e Cultura Medievale. Rel.Prof.Andrea Fassò. Esame finale anno 2008. V. sito internet: amsdottorato.cib.unibo.it, pag.112-113.; «Bernabò faceva da ambasciatore fra il campo militare di Carlo dalla Pace e i Genovesi. Ma l’impedimento al passaggio creò problemi: “questo disdengnio fe’ gran danno in sul Mantoano d’ardere, ben che tutti mosstrava uno trato insengnato. La ca(u)sone per che andava in sul terreno di messer Bernabò era perché messer Bernabò avea grande zente in sul Zenovese, a preghi de li Veniziani, e perzò era continuo uno inbassadore zenovese in lo canpo del ditto miser Charlo, sperando de menarli de lae. E finalmente fu tradito e vene in sul Ferrarese».
33. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510. Cfr. Simondo de’ Sismondi, Storia dei Francesi, vol.12, Capolago, Tipografia Elvetica, 1838. Cfr.Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782, pagg.114-115.
34. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Cfr. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
35. Bartolomeo della Pugliola, cit. Cfr. https://amsdottorato.unibo.it/id/eprint/830/1/Tesi_Gramellini_Flavia.pdf.
36. Thalamus Parvus, Le petit Thalamus de Montpellier, Jean Martel ainé, Montpellier 1836, pag.403 e segg. «Item, I dimecres av de mars, moss. Enguerran Deudin senescal de Belcayre, anan de Latas a Bezers, trobet prop Sant Vincens Dortols xx homes de Porssan sans armas, dels quals tamtost senes enformacion e senes enquesta de fach, el ne fes pendre en los albres xix e lautre fo aussit a glazi.
Item, I dimergue de Passione a XXIII de mars, moss. Milo de Dormans avesque de Beuvays et chansselier de Fransa venc a Montpellier, e lendeman anet a Bezers al dich moss. lo duc de Berry».
37. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Cfr. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78. Cfr.Crassullo, cit.
38. Giovanni Battista Carrafa, Dell'historie del regno di Napoli, cit., pagg.139-140.
39. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
40. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
41. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
42. Jehan Servion, Gestez et Croniques de la mayson de Savoye (Cronache e storie di casa Savoia), a cura di F.E.Bollati, Vol. X, F.Casanova, Torino 1879. Cap. Comme Pape Clement & le Duc d’Anjò manderet le Conte de Savoye quil alast vers eulx.
43. Jehan Servion, Gestez, cit., Cap. Come convenuto con papa Clemente, il Conte partecipò alla guerra contro l'intruso di Roma e in Puglia.
44. La cronaca prosegue con i fatti del 1382. «En lan MCCCLXXXII, digous apres Pasquas que era x dabril, venc a Montpellier lo dich moss. lo duc de Berry e lo comte de Sancerre, e pueys lendema sen anet vers Avinhon. Item, dissapte a xxvi jorns del dich mes dabril, venc devers Carcassona a Montpellier lo dich moss. lo chancellier de Fransa, e pueys lendeman sen anet vers Avinhon. Item, lo jorn de la Cros de mai, ac I gran combatement entro lo comte de Flandres e lo comu de Bruges duna part e lo comu de Gandautra, en lo qual lo comte, el comun de Bruges foron descofitz. Item, digous a xxii jorns de may, torneron en possession de la cloqua e de sonar la campana del cossolat los senhors cossols, e feron far i sermon al pobol en lostal del cossolat lo dich jorn sus lo fach de la anada de moss. dAnjo a Napols e de la garda de la vila, pen moss. Jacme Rebuff doctor en leys per vertut duna letra del dich moss. lo duc de Berry luoctenent de nostre senhor lo rey dada a Avinhon lo XXII jorn del dich mes dabril. Item, 1 digous a XXIX de may, nostre senhorlo papa, els senhors cardenals e motz autres prelatz, els senhors duc danjo e de Berry, lo comte de Savoya e motz autres grans senhors totz a pe aneron de Nostra Dona de Doms a Frayres Menors, et aqui cantet la messa e fes lo sermo moss. P. de la Barrieyra cardenal apelat dAustum per la dicha anada de mossenhor d'Anjo, e pueys nostre senhorlo papa, els senhors prelatz sen torneron a caval al palays, e los dichs senhors ducs lo destravon a pe.
45.Thalamus Parvus, Le petit, cit.
46. E’ sempre la cronaca che prosegue con i fatti del 1382. «Item, dissapte a xxx de may, lo dich mossenhor lo duc parti dAvinhon et anet al pon de Sorgua, e pueys parti daqui divenres a vi de junh et anet a Carpentras, e puéys parti daqui divenres a XIII de junh per anar en Lombardia. Item, a xvu jorns doctobre, fo messa la premicyra peyra del refector del monestrier nou de prolhan de Montpellier juxta la grant porta que solia eser del ospital de Sanct Guillem per lo reverent payre en Crist mossen Domergue de Florensa maystre en teulogia de lorde dels Prezicadors avesque de Sanct Pons de Tomieyras, lo qual ospital am totz sos drechs avian donat los senhors cossols coma patros, c nostre senhor lo papa avia donat la gleya de Sanct Guillem per lo dich monestier lan passat LXXXI. Item, a xxvi del dich mes, nostre senhor lo rey am sobre gran poder de gens darmas intret en Flandres, e cumbatet los Flamencs los cals eron ben LO LX milia combatens, e los descofit, de que ny moryron ben de x (?) milia personas, et aysso fo al mont Rezembert, et y morit atressi Phelip dArtavela capitani dels dichs Flamencs, e puoys tot Flandres venc a sa hobediencia e de nostre senhor lo papa Clamens XII, exceptat lo luoc de Gans quar davant se tenia am Bartholmieu de Roma».
Sene deduce che poi cominci il 1383.
47. Quando Luigi I morì [nel Ducato del Turaine, gli successe, figlio a Re Carlo V di Francia, il Conte Luigi di Valois (1372-1407) dal 1386, genero dei Visconti di Milano, indi il figlio Carlo di Valois (1394-1465), indi figlio Re di Francia Luigi II d’Orleans (1462-1515)] e in Provenza gli successe Luigi II (1377-1417).Luigi II Duca divenne Re titolare di Napoli dal 1389 al 1399, padre di Luigi III Duca (1403-1434) Re di Napoli (1417-1426), della Regina di Francia Maria e del futuro Re Renato d’Angiò (1438-1442).
48. Jehan Servion, Gestez, cit., Come il conte Amedeo diede in sposa suo figlio Maria alla figlia del conte duca di Berry.
49. Ivi. Come il Conte impartiva il mandato di recarsi a Roma e in Puglia.
50. Ivi. Come il duca d'Angiò e il conte di Sauoye si misero in viaggio per Roma.
51. Ivi. Come il Duca d'Angiò e il Conte di Sauoye entrarono con la forza nel Regno di Puglia, e come alcuni baroni pugliesi e romani vennero a parlamentare con loro.
52. Ivi. Come il Duca d'Angiò e il Conte di Sauoye entrarono con la forza nel Regno di Puglia, e come alcuni baroni pugliesi e romani vennero a parlamentare con loro.
53. Ivi. Come il conte di Sauoye consigliò al duca d'Angiò di intraprendere il viaggio verso Roma, non tanto quello di Puylle per prendere la città dell'Aquila o regno.
54. Come messere Carlo de Duras sfidava la compagnia di San Giorgio e poiché Santa Estivent prese una grave malattia nel conte.
55. Ivi.
56. Cfr. storiadimilano.it; condottieridiventura.it; storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi. - Giuseppe Mazzella, Malia a Noja, 18 Novembre 2011; dal sito internet: http://www.ischianews.com. - Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
57. Giovanni Battista Carrafa, Dell'historie del regno di Napoli, cit., pag.141.
58. Giovanni Battista Carrafa, Dell'historie del regno di Napoli, cit., pag.141.
59. Come messere Carlo de Duras sfidava la compagnia di San Giorgio e poiché Santa Estivent prese una grave malattia nel conte.
60. Ivi. Come a Saint-Estivent in Puglia, il conte di Sauoye accolse con grande umiltà gli ordini del fedele sacerdote, poi fece testamento e morì.
61.Thalamus Parvus, Le petit, cit.
62. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
63. Jehan Servion, Gestez, cit. Cap. Come il Duca d'Angiò si rammaricò della morte del Conte.
64. Ivi.
65. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
66. Domenico Martuscelli, Rudimenti di storia del Regno delle Due Sicilie tradotti dal francese, II Edizione, Tomo V, Presso Giovanni de Bonis Tipografo, Napoli 1819, Pagg.138-143.
67. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78.
68. Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae.Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
69. Crassullo, cit.
70. Il 27 agosto 1371, al suono delle campane della sede arcivescovile, i beneventani furono riuniti in pubblico parlamento nell’aula dei bancha Curie Castri Novi dicta Civitatis della chiesa maggiore que vulgariter la Scarana.
Cfr.. Giuseppe Cappelletti, Le chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol.III, Giuseppe Antonelli, Venezia 1845, pag.107. La Scarana era letteralmente un seggio di dogale memoria.
- Gianstefano Remondini, Della Nolana ecclesiastica storia, tomo I, Stamperia di Giovanni di Simone, Napoli 1747, pag.188.
- D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
- Cfr. D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
71. Giovanni-Michele Cavalieri, Galleria de sommi Pontefici, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi, Tomo II, Benevento 1696, pag.312.
Cfr. Cronache del Coniger, in: A.Tafuri-S.Tafuri-B.Tafuri, Opere, cit., pagg.465-472. Cfr. Niccolò Machiavelli in: Opere complete di Niccolò Machiavelli: con molte correzione e giunte, Alcide Parenti Editore. Firenze 1843.
72. Pelliccia, cit.
73. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
74. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-14.
75. Giovanni Battista Carafa, Dell'historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144.
76. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
77. Pelliccia, cit.
78. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
79. Ivi.
80. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
81. Ibidem.
82. Ibidem.
83. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
84. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-14.
85. Ivi.
86. A.Bascetta, Raimondello, ABE Napoli, 2021.
87. Ivi.
88. A.Bascetta, Carlo III dentro Napoli, ABE Napoli 2020.
89. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
90. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
91. www.storiadimilano.it, cit. V.Lucia. Cfr. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
93. Edmond-René Labande, Un'ambasciata di Rinaldo Orsini e Pierre de Craon a Firenze, Milano e Avignone 1933, Mélanges de l'école française de Rome , vol. 50, n o 1,1933, p. 194–220. Cfr. Wikipedia, Pierre de Craon le Grand. Dal sito: www.persee.fr/doc/mefr 0223-4874 1933 num 50 1 7237.
94. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
95. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
96. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
97.Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782, pagg.114-115.
98. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860.
99.Filippo Crassulli, cit.
100. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
101. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833. Cfr. Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Volume 1, pag.25-28. Cfr. Georg. Ios. Egghius Purpurae Doctorum, L. II, XLIX, An. Ch. 1383: Idem Vrbanus Carolum Dyrachinum excommunicat.
- Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae. Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
102. Ivi.
103. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
104. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-886.
105. Giovanni Battista Carafa, Dell'historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
106. Giovanni Battista Carafa, Dell'historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
107. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
108. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
109. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
110. http://www.storiadimilano.it/Personaggi/Visconti/visconti.htm#Lucia.
111. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
112. Valentina, benché nel 1386 fosse stata poi promessa a Luigi d'Orléans (fratello del Re di Francia Carlo VI promesso anche a Maria d'Ungheria), sposerà Luigi di Turenna Duca d’Orleans. Da: www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
113. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
114. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
115. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
116. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
117. www.capitanidiventura.it
118. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Mette l’anno al 1385 alla maniera bizantina.
119. www.capitanidiventura.it
120. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
121. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78.
122. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 104
123. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
124. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.104
125. Marini Frecciae, Commentarii Feudales: In Tres Libros Partiti: Quorum I, Napoli 1575.
126. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.104.
127. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021. v. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442. Cfr. Soldati, pag.20, cit.
128. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
129. Antonio Just-Verdus, Rivista Dalmatica, anno XLII, serie IV fascicolo IV, ottobre - dicembre 1971, pag.23-34. Cfr. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
130. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Cfr. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi
131. A.Miceli di Serradileo, Concessioni di cariche ed uffici nel Regno di Napoli fatte da Marie de Blois vedova di Luigi I d'Angiò negli anni 1385-1388 a cavalieri ed altri suoi fedeli durante la minore età del figlio Luigi II d'Angiò, in: Araldica Calabrese, Cosenza, n. 5, 2005, p. 99-106.
132. www.capitanidientura.it