Regina Heapula, Canosa di Eca presa dai Guelfi nel 1095. Ducato di Barletta, Principato di Yria

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Copertina posteriore

CANOSA FU LA VERA VENERIA, LA VENOSA PRIMA DI VENOSA,
CAPITALE DEL PRINCIPATO DELLA GRECIA ANTICA

Dopo un primo tentativo di occupare Capua, sede tedesca, fu deciso di rifondare una nuova metropoli capitale, in un nuovo distretto, partendo dall’abbazia detta Cava, ribattezzata a metropolia diocesana e quindi inglobata nella Urbe Salernitana che, per questo motivo, fu fatta rientrare nella regione principale chiamata Principato Regio.
A Urbe risiedette il primo Duce-conquistatore che riuscì a portare nelle mani del papa i precedenti capoluoghi commissariati dai sui Comes e quindi considerati in Ducato. Erano già nati tutti i tre nuovi capoluoghi di regione, Urbe Salerno, Urbe Benevento e Urbe Capua, alcuni dei quali in luoghi diversi dai precedenti. Era stato questo il momento, per il Dux Roberto Il Guiscardo, comandante generale, di sedersi in Urbe Salernitana, senza avere il tempo di far nascere un vero regno, di cui pure si era intitolaro Re di Rama, se non di far rinascere un nuovo stato, il Principato Regio. Un colpaccio soprattutto per aver riunito i Dogi bizantini di Venezia, Amalfi, Napoli, Brindisi, Venusia e Gaeta, ma anche per aver ripreso Benevento e sottratto Uria-Troia e Bari al territorio dei Greci. In effetti è come se il Guiscardo avesse conquistato e diviso fra parenti una porzione dell’Impero d’Oriente, una porzione dell’Impero d’Occidente e quello che restava della Magna Greca.
La sua idea di sottomettere tutto e tutti, bizantini, cristiani e greci, all’Urbe Regia Salernitana era stata concreta, almeno fino alla morte, nel 1085. La politica del glorioso Roberto Il Guiscardo, conquistatore normanno, lo aveva portato a dominare tutto il Sud e l’Adriatico arrivando a dichiarare Salernitana capitale della Magna Grecia.
Guiscardo una volta conquistata Durazzo era giunto alle porte di Costantinopoli per sostenere Costantino Ducas, figlio dell’Imperatore Michele VII, a cui fece sposare la figlia Elena già da tutti chiamata Olimpiade, mentre Teodora, sorella di Michele, era già andata in sposa a Domenico Selvio, Doge di Venezia.
La deposizione di Michele, fuggito e sedutosi a Brundisium per scampare alla furia dell’Imperatore Alessio Comneno, sembrò infrangere questo sogno. Emma venne rinchiusa in un convento, ma i suoi parenti, il figlio Doge di Amalfi e il nipote Doge di Gaeta, così come il Doge Sergio VI di Heapoli, genero del Principe di Capua Riccardo Drengot per avergli sposato la figlia Anna, continuavano ad obbedire ai Ducas di Brundisiopoli, anche se Niceforo li cacciò (1081), perché Guiscardo li reinsediò (1085).
Intanto, presa Durazzo, tornò a Taranto e si disse Re dei Romei, ma anche Imperatore dei Romani per aver incendiato Roma e trasferendo il papa nella sua Urbe Salernitana, nata intono alla prima fondazione dell’abbazia di Cava, a Mitiliano, quando si permise di controbattere alle sue scelte fin troppo ortodosse. Egli stesso risultò infatti originariamente possessore del titolo papale di I Duca d’Apulia, Sicilia e Calabria relativo all’Impero d’Occidente, ma il figlio Guido (†1107) era già Doge di Amalfi, il fratello Giuffrida Ridello di Cheperano si trovava a Duca di Gaeta (1068-1086), Ruggiero Borsa era piccolo, Roberto Scalia (†1110) era su Sorrento, Boemondo era Principe di Taranto e vero conquistatore della Grecia, Heria (1045-1104) fu moglie del Marchese d’Este Ugo III de Maine, e Sibilla (1058-1090) maritò Ebulo II Conte di Roucy. L’altra figlia Mabilia restò zitella, finchè non sposerà, nel 1096, Guglielmo de Grandmesnil, signore di Crotone (c.1060-c.1114).
Nel 1080 Guiscardo occupò il Golfo di Hea, sottraendo ai Costantinopolitani Vari, Ascoli e Troia, ricevendo da papa Gregorio il titolo di I Dux d’Apulia, Calabria e Sicilia. Ciò accadde dopo che, nel 1079, Petronio fu a Vari sostenendo Abagelardo figlio di Unfredo che vantava diritti e, prendendo Ascoli, assediò Troia fugando Boemondo, ma il Guiscardo li cacciò occupando anche Trani, ricevendo da papa Gregorio il titolo di Dux d’Apulia, Calabria e Sicilia, mentre a Costantinopoli veniva fatto imperatore Alessio, dopo aver depoto Niceforo, che occupò Brundisio, scalciando Michele Ducas (1081) che vi tornò col Guiscardo (1085). Borsa incluse Casteldelmonte (Rama ex capitale degli Schiavi di Re Gusicardo) nel territorio di Canosa, Civitate Regina, e fondò il Principato regio.

Description

L’EX LONGOBARDIA MERIDIONALE COSì CHIAMATA
PER LA CHIESA DI SANTA MARIA MINOR DI CANOSA

Chi crede che la cosiddetta Longobardia meridionale morì per un’invasione dei Normanni piovuta a casaccio si sbaglia. Questi guerrieri della stirpe degli Altavilla detti Dell’Aquila dai Francigeni, giunti dalla Sarmazia, cioè dal fiume Rama, sempre guidati da un solo dittatore, un Duce, capo del potere militare in quanto Comes dei Comes.
Spesso sono confusi con i Normanni della Normandia, che furono in origine inviati dai Re d’Inghilterra ad occupare il territorio italiano soggetto ai tedeschi per dividerlo in regioni militari chiamate Ducati, come essi stessi fecero per il Ducato di Normandia.
Tante province, sotto la guida di un Principato, la città-stato, la Gran Contea Italia di Capua, nelle mani dell’Imperatore di Roma e Re francofono, Enrico IV, il quale, non aveva fatto altro che assorbire Capua Vetere dei Beneventani, già capitale della Longobardia Mertidionale.
Il Sud ebbe il pregio di accelerare il processo di unificazione dell’Italia, rallentato da una sottomissione secolare all’Imperatore tedesco di turno fino ad allora investito del titolo di Re dei Romani ogni qual volta occupasse Capua, considerata la capitale del viceregno della Contea italiana detta Sicilia, sottomessa corrompendo una delle famiglie normanne, i Drengot, elevati a principi, già al servizio dei Salernitani, sottomessi all’Impero.
I Normanni dell’Est divennero quindi delle pedine nelle mani dei papi, i quali, opponendosi all’investitura degli Imperatori francofoni e dei Normanni della Normandia (che continuò ad essere ufficializzata da antipapi da essi stessi nominati) perseguivano l’idea di unificazione delle regioni in un solo stato riunito dal Duce, Conte dei Conti, capo militare del Gran Ducato o Gran Contea chiamata Sicilia di Capua capitale, allo scopo di far rinascere le nuove regioni politiche dei tre Principati di Capua, Benevento e Salerno, sebbene le popolazioni non fossero nella città d’orgine, essendosi ricorsi, come nel gioco delle tre carte.

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Editorial Review

Sono i feudi pugliesi di Principato beneventano e Ducato barolitano

 

Il Catalogo dei Baroni fu dunque un elenco di feudi e feudatari delle province conquistate dai Casertani. Non appartenne ad un elenco precedente e fu redatto direttamente dopo la conquista di Capua imperiale, la S.Maria Vetere sottratta al territorio beneventano di S.Maria di Benevento (l’oppido di Casertavecchia è a ridosso di S.Agata dei Goti, cioè è anche più vicino a Benevento che a Caserta). In questo caso il Catalogo dei Baroni è riferito alla fondazione di Nova a Casertavecchia e tratta semplicemente della conquista dei feudi annessi al Gran Ducato di Caserta, come marchia papalina, al pari del Gran Ducato di Toscana. Si capirà poi se in Regno di Re Corrado, oppure se già in Regno della Curia, cioè della ritrovata Repubblica di Dio di Aversa.
Ad ogni modo, qui di seguito, abbiamo riportato un pezzo del Catalogo dei Baroni, fedelmente trascritto da una copia medievale.
Si tratta dei soli paragrafi riferiti a feudi della provincia del Ducato di Barulo (Barletta), e della regione del Principato di Hea-apula (Canosa), chiamati semplicemente Ducatus e Principatus.
E’ lo stato pugliese di Cumneni, Slavi, Salernitani e Beneventani dissidenti, soggetti dai tempi antichi agli Imperatori, conquistati dai casertani del Tricarico, e assorbiti da due diverse città rifondate in zona, il Ducatus Apulia (di Bari) e il Principatu Tarenti, divenuti soggetti all’Urbe dei Guelfi chiamata Nova, vicaria di Pavia; quando gli imperiali Ghibellini si rifugiarono a Salerno, vicaria di Roma.
La fondazione della diocesi di Torre di nova in S.Maria Minor, ex arcidiaconia di S.Magno, ebbe inizio nel 1095, quando poco discosto fu eretto anche il palazzo dell’antipapa troiano, sito a Betticano, ex Lucerino longobarda, da dove usciva il fuoco dal Campanile, il faro del Golfo di Eca, che illuminava la frontale isola di Dio, urbe di S.Maria Major.