22. MERCOGLIANO, TORELLI E VALLE: Viaggio sotto Monte Vergine fra 1500 e 1900 – ISBN 9788872971390

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 M.Vergine, Priorato, Loreto Nuovo e Loreto monastero Vecchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fra cittadini di Mercogliano, spesso datisi ai voti per restare vicini parenti, per non disperdere e quindi mantenere il patrimonio donato agli altari di proprietà di famiglia esistenti nelle chiese dove si facevano sotterrare, o solo perchè inviati a svolgere il proprio sacerdozio, ne ritroviamo una novantina.
Vediamo tutti con la relativa qualifica ecclesiastica e, dove è stato possibile, con il luogo che abitarono. E’ chiaro che per gli altri la loro casa fu la chiesa di appartenenza.
Il Sacerdote Don Angelo Bianchi. Don Bartolomeo Bianchi, Sacerdote, in Napoli. Il Sacerdote Don Flaviano Bianchi commorante in Napoli. Don Pasquale Bianchi, Sacerdote, possiede una casa a Li Gradoni.
L’Abate Sacerdote Don Giuseppe Bucino commorante in Napoli. Il Sacerdote Don Alessandro Bucino commorante in Napoli. Don Biasi Bucino, Sacerdote, commorante in Napoli.
Don Giovanni Buonconte, Sacerdote, possiede una casa Sotto La Chiesa. Don Giovanni Battista Buonconte, Sacerdote, abita in casa di suo fratello.
Il sacerdote Don Angiolo Barbatello.
Don Bendetto Bonafede, Sacerdote, possiede una casa a Piedi Casale.
Don Salvatore Chiochi, Sacerdote, possiede un territorio a La Vigna. Don Simone Chiochi, Sacerdote, possiede una casa con stanza nel luogo detto Valle. Don Modestino Chiochi, Sacerdote, possiede una casa in mezzo al Casale della Valle. Don Donato Maria Chiochi, Sacerdote, nel Casale della Valle. Don Domenico Chiochi.
Don Stefano Calabrese.
Don Modestino Cervarelli, Arciprete della Chiesa di Ospedaletto.
L’Arciprete Don Giuseppe Crisci possiede una casa a Piedi Casale.
Don Crescenzo di Filippo, Sacerdote.
Don Crescenzo Damiani, Sacerdote. Don Francesco Damiani, Sacerdote, possiede una casa Sopra Il Salvatore.
Don Francesco di Leo o de Leo possiede una casa Sopra Il Salvatore e Sopra La Piazza. Don Tommaso Leo, Sacerdote, possiede un comprensorio di case a casale delli Torelli.
Don Giovanni Battista di Laurenza, Sacerdote, possiede una casa Sotto La Chiesa di San Pietro.
Don Francesco di Lisi, Sacerdote, possiede una casa a Melito.
Don Michele Angiolo di Stefano, Sacerdote, possiede casa a Piazza del Casale.
Don Nicola della Vecchia, Sacerdote, possiede una casa alla Piazza di Capocastello.
Don Pietro Giudice.
Il Diacono Don Angelo Napolitano.
Don Giovanni Gennarello o Gennarelli, Sacerdote.
Don Gennaro Gensale, Sacerdote con comprensorio di case con orto a Piedi Casale.
Il Sacerdote Don Carmine Izzo commorante in Napoli. Don Giacomo Izzo, Sacerdote, possiede casa con cortile in Capocastello.
Il Sacerdote Don Antonio Luciano, canonico della Chiesa della Terra del Tufo.
Don Gennaro Lisone, Sacerdote, possiede comprensorio di case In Piedi Casale.
Il Sacerdote Don Antonio Masuotto possiede casa a Capocastello.
Don Modestino Mastro Jacono, Arciprete della Terra di San Martino nel feudo di A.G.P.. Don Marco Mastrojacono, Sacerdote.
Il Suddiacono Don Nicola Napolitano possiede una casa dove abita nel Casale della Valle.
Don Benedetto Jacenna, Sacerdote. Don Francesco Jacenna, Sacerdote, casa al Casale della Valle. Don Luca Jacenna, Sacerdote, Parroco della Chiesa Feliale nel Casale della Valle. Don Giovanni Battista Jacenna, Sacerdote.
Don Carmine Manso, Sacerdote, possiede casa a Il Salvatore e territori a Torelli.
Don Ciriaco Pio, Sacerdote, possiede una casa a Capocastello e altra casa. Don Marco Pio, Sacerdote, con territorio a Strada Regale e Melito. Don Gaetano Pio, Sacerdote, possiede orto a Capocastello. Don Nicola Pio, Sacerdote, possiede una casa nel luogo detto Li Santi.
Don Domenico Mazzarotta, Sacerdote, possiede casa a Capocastello.
Don Francesco Prata, Sacerdote, possiede una casa Sotto al Casale.
Don Giuseppe Pietra, Sacerdote, possiede una stanza di casa terranea Sopra Il Salvatore.
Il Suddiacono Don Giovanni Marino Ruggiero commorante nel Romitorio della Terra del Tufo, possiede una casa a La Trinità dove abita suo fratello Flaviano. Don Giuseppe di Ruggiero, Sacerdote, possiede una casa a Il Salvatore.
Don Pasquale Preziosi, Sacerdote, a Preturo e a La Sala. Don Stefano Preziosi, Sacerdote, possiede una casa nel Vicolo di Casa Russo. Don Modestino Preziosi, Sacerdote, posiede territori a Melito. Don Michele Preziosi, Sacerdote. Don Angelo Preziosi, Sacerdote, possiede casa Sotto La Chiesa della SS.Trinità. Don Francesco Preziosi, Sacerdote, posiede una casa Sopra Il Ponte. Don Giacomo Antonio Preziosi, Sacerdote, possiede una casa a Piedi Casale.
Don Ciriaco Renna, Sacerdote, possiede casa a Il Ponte. Don Francesco Renna.
Il sacerdote Don Antonio Rosso possiede casa dove abita nel luogo detto Casa Russo. Don Gennaro Russo, Sacerdote, possiede casa a Vicolo di Casa Russo. Don Giuseppe Rossi, Sacerdote, possiete a titolo di Cappellania Patronato del Dottore Fisico Francesco Renza, dottori fisici.
Don Paolo Sant’Angiolo, Sacerdote, possiede una casa in Piazza del Salvatore a Li Torelli.Il Sacerdote Don Angelo Sant’Angelo.
Il Sacerdote Don Noberto Sensale. Don Crescenzo Sensale, Sacerdote, casa al Vicolo di Casa Russo e Vicolo del Carmine.
Don Giovanni Camillo Spiritillo possiede due stanze di casa nel luogo detto Capocastello.
Don Nicola Sarraciniello, Sacerdote, possiede una casa al Vicolo detto Lo Vicinato. Don Carmine Sarraciniello, Sacerdote, possiede una casa di 5 stanze .a Serrone.
Don Andrea Silvestro possiede territori a Melito, Via Piana, Rialdo. Don Flaviano Silvestro, Sacerdote, possiede una casa a Casale della Valle. Don Francesco Silvestro, Sacerdote, possiede una casa nel Casale della Valle. Don Giuseppe Silvestro, Sacerdote, possiede casa dove abita con cortile avanti al Casale della Valle. Don Marco Silvestro, Sacerdote, possiede territorio a Melito e Rialdo. Don Matteo Silvestro, Sacerdote, possiede territorio a Bosco e Le Pezze. Il Sacerdote Don Nicola Silvestro. Don Nunziante Silvestro, Sacerdote commorante nella Città di Avellino.
Don Domenico Tirone, Sacerdote, commorante in Napoli, casa a Vicolo del Carmine.
Don Giulio Vecchiariello, sacerdote, possiede una casa a Capocastello. Don Luca Vecchiariello, Sacerdote, possiede un appartamento di case a Casale della Valle. Don Sabato Vecchiariello, Sacerdote, possiede una casa Sopra Il Salvatore.
Don Giuseppe Zigarella [appariva Pigarella nel confronto con l’indice], Sacerdote, possiede una casa a Ponticello.26

La Mercogliano del 1700 era ricca di chiese, con tante cappelle e altari di proprietà privata, cioè dove avevano beneficio di essere sotterrati solo i membri di quella famiglia che ne curava l’aspetto e vi poteva far dire messa da sacerdoti privati, di famiglia appunto. Il luogo di culto più antico del paese appare essere quello del Monastero di Montevergine. Esso possiede un comprensorio di case sito nella Piazza del Casale denominato Il Priorato, giusta li beni del Reverendo Don Pascale Preziosi, e Chiesa della SS. Assunta, da per la maggior parte affittate a Modestino, e Biagi di Lisi per annui Ducati 20. I monaci sono proprietari anche di un’altra casa terranea fittata a Gennaro Calabrese, di due stanze a Li Torelli, di una Taverna sita nel luogo detto La Strada Regale, di altre stanze 4 di casa con istrumento o sia ingegno da far maccaroni contiguo a detta Taverna fittata a Carlo Ippolito e Giuseppe Maiello per annui Ducati 40, di altre due stanze di casa per uso di Ferriera con territorio Sotto la Strada Regale, di altre case di 2 membri con piccolo orto nella stessa Strada Regia affittata a Vincenzo Greco e di un’altra casa di 7 stanze Soprane e 5 inferiori per uso di Taverna sito nel luogo detto Santo Stefano. Sempre di Montevergine, sono molti territori siti sotto la Strada Regia territori a Torelli, Macera, Lo Bosco seu La Strada Regia ò siasi la Torretta, Vesta, l’Ortale, L’Acqua delle Noci, Lo Copone, La Sala, Cardito, Baccanico, Preturo, Pretole, Il Priorato, Santo Stefano, Serroni, La Starza, Santo Modestino, Cervito, Caputi, Pennino, Marcellino, Cesinola, Vallicelle, Rialdo Vallerotonda, Valle Defonti, La Lavora, Pennaturo, Chiajo, Savorete, Valle di Coccilli, Vallonaldo, Salam Spiritillo, Costa della Sala, Acqua delle Noci. Ci sono da ricordare il grande orto a Lo Rito Vecchio, cioè l’orto murato di 2 moggia arbustato e vitato; quello Sotto Santo Stefano (un orticello di 1 terzo di moggio e piedi di celzi).
I Verginiani riscuotono altresì tantissimi censi enfiteotici a redditi; censi Redemibili; rendite, che si usufruiscono dal Convenzo professo Fra’ Mauro Sensale per i Serroni.
Stando però al concordato con il Re, pagano poche tasse. Soprattutto perchè dichiarono essere molti i pesi fiscali sostenuti, che vanno sottratti dalle tasse: per messe piene ridotte al numero di 978; per messe cantate ridotte al n.72; per mantenimento del Reverendissimo Abbate Procuratore Generale in Roma annui Ducati 169. Pertanto il conto in once è meno di 6000 (5959.11). C’è da dire che del Loreto Nuovo, progettato dall’architetto Domenico Antonio Vaccaro fra il 1735 e il 1750, nel Catasto non pare se ne faccia menzione. Sebbene fu ricostruito dopo il terremoto del 1732, vide la luce non prima della risoluzione della contesa fra i monaci e il comune, a cui seguirono i lavori di ultimazione, ripresi nel 1746, quando l’architetto era già morto l’anno prima.

La prima notizia sulla Chiesa di San Pietro si fa risalire alla prima metà del 1100, ma i documenti non sono chiari. In realtà questo edificio fu ricostruito dopo l’incendio del 1656. La Chiesa Madre sotto il titolo di San Pietro Apostolo, cioè la Chiesa recettizia del Reverendo Clero, nella seconda metà del 1700, ascende al numero di settanta Preti ed suo Arciprete, e tutti partecipano delle rendite.
Essa possiede tantissimi territori. Sono quelli di Serte Sozze, Croce di Valle Defonti, L’Acqua delle Noci, Sotto la Strada Reggia, Le Valli, Macera, Serroni, La Piana del Termine, Li Serroni, Veglia [appare sempre VEGLIA e mai VESTA o VASTA], lo Bosco, Il Ponte della Valle, la Padulam Baccanico, Preturo, li Caputi, Marcellino, la Cisterna, Cesinole, L’Acqua de Nuolfi [sempre NUOLFI], Cortellessa, Ciesco di Consoletti, Pietro Antonio, Vesceglito, Valle de’ Travi, Girone, Valle Defonti, Nardo di Uova, Via Piana, La Lavora, Vallicelle, Bocca Lo Monte, Pennaturo, La Sala.
La chiesa riscuote anche molti censi Enfiteotici, censi Redemibili, rendite in vigor di Legati pii, redditi a minuto, o siansi Censi Reservativi e altre rendite adette all’Arciprete, che fà uno Corpo. Ma, con i pesi da dedursi, dichiara appena 830.26 e 3/4 di once. Sappiamo che la Chiesa andò poi in rovina e fu ricostruita nel 1780, subendo nuovi lavori nel 1937, nel 1958 e nel 1969.

 

Nella Chiesa Madre c’erano quindi diverse Cappelle. Fra esse, primeggia la Cappella del SS.Corpo di Cristo eretta nella Chiesa Madre sotto il titolo di San Pietro, ed amministrata da due Governatori laici, che si eliggono dalli predecessori, possiede territori a Sala, Melito, L’Ortale, L’Acqua di San Nicola, Veglia, San Modestino, Li Caputi, S.Stefano, un orto vitato a Il Vicolo del Carmine, Foresta, Cesinole, Sette Sozze, Melito, Vallicelle, Valle Defonti, La Lavora, Santa Toppa, Cretazzo, Serroni, Li Coponi, Marcellino. La Cappella era proprietaria anche di una decina di case fittate ai Mercoglianesi e all’Università Comunale, visto che Dall’Unità in nome della Santa Casa A.G.P. per 2 stanze siperiori site nella Piazza del Casale, queste servono per uso di carcere;
dall’Unità per altra stanza inferiore nella stessa Piazza, queste servono per uso di Botega.
I censi sono una trentina. Seguono i pesi, fra cui: la contribuzione del sagrista minore per la cera delle lampade, e di dare il segrestano per lo viatico 20 carlini; per mantenimento della lampada annui Ducati 8; per l’apparato, ed ornamento convenevole nella solennità del Corpus Domini per tutta l’ottava, annui Ducati 25; per la cera din tutto l’anno, ed espositura del sepolcro nel Venerdì santo, annui Ducati 30; per mantenimento della Sarcra Suppellettile, annui Ducati 10. In tutto dichiarava 265 once reddituali. Sempre in San Pietro v’era la Cappella di Sant’Antonio di Padua, della quale ne era compatrone, e Cappellano il molto Reverendo Aciprete Don Modestino Mastro Jacono. Possedeva un solo territorio, da 6 once e passa, a Via Piana.
V’era anche la Cappella di San Giacomo, e ne era Cappellano il Reverendo Don Noberto Sensale. Possedeva un territorio a Melito. Questa Cappella era proprietaria della zona del Castello, un territorio petroso di un terzo di moggio, ne fu fabbricata una calcara, giusta li beni di Berardino Jovane, e via pubblica, affittata a Giuseppe Montefuscoli per annui carlini quattro. Nella Chiesa Madre fu costruita anche la Cappella di San Gennaro, di cui era Cappellano il Reverendo Don Andrea Silvestro. Possedeva territorio a Santo Modestino e rendite varie. Il peso delle tasse assorbiva le rendite, anche per le messe cantate nel giorno festivo dedicato al santo.
La Cappella di Santa Maria delle Grazie, Santo Nicola da Tolentino, e San Berardino, sempre eretta nella Chiesa Madre di San Pietro, era di patronato della famiglia dei Sarraciniello, di cui era Cappellano, o Beneficiato il Reverendo Don Nicola Sarraciniello. Possedeva territori a Toccoveta, La Laura, Marcellino. La rendita però era assorbita dal peso di una candela per ciascuno compatrone in signis honoris, e da Sante Messe quante per a proporzione dell’anno frutto in vigore di fondazione.
Per quel che concerne l’altra Cappella di Santa Maria delle Grazie, sempre eretta nella Chiesa Madre di San Pietro, era patronato delle famiglie dei Silvestri, della quale era Cappellano, o Beneficiato il Reverendo Don Francesco Leo. Possedeva territori a Li Torelli, Copone, Santa Toppa, Melito, La Frusta, Valle Defonti, La Sala, Li Caputi.
La Cappella del Glorioso Santo Michele era invece padronato della famiglia Bucino, da cui presentemente ne è Cappellano, ò Beneficiato il Reverendo Don Giuseppe Bucino. Possedeva una casa consistente in una bottega affittata a Fortunato della Vecchia, due camere affittate al Reverendo Don Marco Silvestro, due stanze superiori con cocina, e stanze inferiori al presente per uso di Botega Lorda, affittate a Tommaso Sensale per annui ducati 10. Suoi erano la selva a Cerro Segnato e tre territori situati rispettivamente a Melito,Cesinola, Bocca lo Monte.
Infine v’era la Cappella del SS. Rosario, e Santo Biagi eretta nella Chiesa Madre di Santo Pietro, che risulta di Patronato dell’Università comunale. Possedeva territori a Vesta, ma arrivava a dichiarare solo 39 once e mezza, per via dei pesi per mantenimento dell’altare, cera, e recita del Rosario che costaa 4 Ducati annui.

 

A farla da padrone fra il popolo erano sicuramente le Congreghe

Description

LA STORIA DALLA A ALLA Z DEL COMUNE DI MERCOGLIANO CON TORELLI PRIMA DI CAPOCASTELLO

L’Università di Questa Terra di Mercogliano in virtù de privilegi della Casa Santa A.G.P. di Napoli, di cui è Feudo, non è andata mai in tassa per numero di fuochi, ed in vigore de decreti della Regia Camera Summaria s’è trattata sempre immune da qualsivoglia contribuzione tanto ordinaria, quanto straordinaria a beneficio della Regia Corte. Tutto ciò poteva essere osservato nello stato discusso del comune, rimesso alla Regia Camera nell’anno 1743, da cui si evinceva che il comune non tiene altro, che i seguenti pesi [fiscali] da pagare. E cioè: alla Casa Santa AGP di Napoli: per antichissimo solito annui Ducati 62.1.0; per la concessione della Portolania annui Ducati 20.0.0; per la Taverna nel Largo delle Teglie annui Ducati 12.0.0. Quarantaquattro ducati annui al Real Monastero di Montevergine e quaranta al reverendo Clero per la trascrizione delle decime sacramentali. Indi le spese verso gli istituti religiosi: alli sacrestani della Chiesa Madre, sotto il titolo di San Pietro recettizia dell’Università annui Ducati 18.0.0; alla Cappella del SS. per cera nelle tre processioni de SS.Protettori in vigor di Concordia coll’Università annui Ducati 6.0.0. Poi le spese ordinarie del comune: quelle legali, all’avvocato di Napoli annui Ducati 25, ai due percettori in detta Città Ducati 24, all’avvocato e procuratore in Provincia Ducati 3, alli revisionali per visura dei conti Ducati 6; alli Cancellieri D.12; al Giurato D.12; al Governatore per banni pretori nell’ingresso Ducati 8; per mantenimento dell’orologio D.6; oltre quelle per il Predicatore quaresimale, incluso il piggione dell’abitazione D.36. Poi vi sono centrotrenta ducati per le spese straordinarie, giusta la limitazione di detto Stato, dove sono incluse le riparazioni delle strade, e fontane, mantenimento della Chiesa di Santo Modestino Patronato dell’Università, stipendio al Reverendo Clero per le Processioni de SS.Protettori, pompa festiva nella solletità de medesimi ed altro. Da cui il peso accresciuto doppo lo Stato discusso per sussidio di uno carlino il giorno a dodici povere orfane, che si nutriscono nell’antico spedale di detta Università, Ducati 36. In totale siamo a 500 Ducati di spesa.
Ma dal Bilancio emergono anche le entrate. Si tratta delle Rendite annue che assommano a 444 ducati. Da questa annotazione viene confermata la proprietà della Taverna, sopra Montevergine, davanti al Monastero, dove ancora oggi svetta l’ultimo tiglio. Ma anche il diritto pagato dai negozi di alimentari e quelle imposte sul macello e la vendita delle carni: la medesima Università percepisce le seguenti rendite: dell’jus prohibendi del minuto, o siasi Botteghe Lorde 350.0.0; dell’jus prohibendi del Macello collo scannaggio, Ducati 70.0.0; della Taverna nel Largo delle Teglie avanti Il Real Monistero di Montevergine, Ducati 24.
Vi erano poi altre entrate, sulla zecca dei pesi, specialmente sull’utilizzo del forno a cotte di pane, non come tassa sul pane. Sono altre entrate ricavate dalla vendita dell’erbaggio delle Calvarine, Ducati 5; dalla Fida, Zecca, e Misura, Ducati 30; dal Forno ed Jus prohibendi, ma senza Gabella, Ducati 60.
Il totale delle rendite annue comunali ammontava quindi a 539 ducati che, sottratte le spese per l’AGP, restava un avanzo di cassa pari ad appena Ducati 38.3.25. Però c’è da dire che, paradossalmente, il comune era in attivo… Sicchè avanzano annui Ducati 38 e grani 75, giusa il Piano formato sui lo Stato Discusso, quantunque di presente siano avanzate le rendite, e d’anno in anno si alterano gli affitti a lume di candela giusta l’istruzione, e l’incarico della suddetta Regia Camera Summaria.19..

Quando nel 1754 fu pubblicato il Catasto onciario, a Mercogliano, vi fu come una festa. Forse perchè gli amministratori comunali scoprirono di dover pagare meno tasse, anzi di non doverne pagare proprio al Regio Fisco del Regno, in quanto, come vassalli dell’Annunziata, ne appaiono esenti. Primi a festeggiare, stavolta per aver terminato la redazione del Catasto, furono sicuramente i trascrittori: i consiglieri Eletti dal popolo, cioè gli assessori Dottor Salvatore Sensale, Magnifico Prospero Preziosi, Onofrio Izzo, e i Deputati alla compilazione e alla redazione del Catasto: Dottor Giovanni Chiochi, Giovanni Bianco, Michele Giudice, Modestino Sti Deputato, Stefano Sensale, Aniello Lisone. Questa la nota a tergo dell’onciario, cioè la fede [scritta dall’]ordinario Cancelliere dell’Università della Terra di Mercogliano addì 1 gennaio 1755 dove si dice che i cittadini dell’Università comunale furono adunati nel Pubblico Seggio della medesima Università di Mercogliano, come da banno di Nicola Corbo, ordinario giurato della Corte di detta Università per procedere alla pubblicazione del Generale Catasto: “si è determinato e conchiuso che stante questa Università Feudo della Santa Casa A.G.P. di Napoli, ed addetta al Sacro Ospedale della medesima è esente, ed immune da pesi fiscali, e da tutti gli altri ordinari”.20

Qui di seguito sono riportate tutte le famiglie del Catasto Onciario, con luogo di residenza su tutto il territorio della Terra di Mercogliano. Con la parola Casale si intende il centro di Mercogliano. Dalla lettera A, con Anselmo, Arrodora e Argenziano, si passa subito alla leggeta B, con i gruppi dei Bianco, che sono il più nutrito formando un casale intero, quello di Casa Bianco, che primeggiano insieme ai Bionna.
Anselmo, braccianti a Lo Salvatore.
Arrodora, dottori al Vicolo di Casa Bianco.
Argenziano, braccianti alla Cappella del Santissimo. Argenziano braccianti nella Piazza del Casale al Vicolo del Vicinato.
Baldassarre, scarpari della Città di Avellino trasferitisi alla Sballata della Valle.
Barbatello braccianti di Sotto Il Salvatore.
Bianco, Signori possidente a Casale della Valle. Bianco, dottori fisici col titolo di Don a Li Gradoni Sotto La Fontanella. Bianco, venditori dei Regi Tabacchi del Casale della Valle. Bianco, bracciali e fabbricatori al Casale della Valle. Bianco, fabbricatori del Casale di Valle nel luogo detto Il Ponte. Bianco, fabbricatori e apprendisti dell’arte del fabbricare nel Casale della Valle dove si dice La Strada del Ponte. Bianco, fabbricatori de Lo Ponte. Bianco col titolo di Magnifici che vivono civilmente a Li Gradoni. Bianco case nella Piazza del Casale. Bianco al Casale di Valle.
Bionna, braccianti in Piedi del Casale. Bionna dediti alli arte di far fusci a Capocastello. Bionno, braccianti di Capocastello. Bionno, braccianti de Lo Salvatore vicino alla di lui Chiesa. Bionna, bracciali di Capocastello.Bionna, braccianti de La Concezione. Bionna, braccianti di Capocastello. Bionna, braccianti. Bionna, braccianti Vicino San Giovanni.
Bonafede, speziali della loro speziaria di medicina, vivono del proprio col titolo di Magnifici Sotto la Piazza del Casale e possiede altre stanze al Vicolo di Casa Bianco.
Buonconte, vivono del proprio Sotto la Chiesa di S.Pietro.
Buonvicino, case in Capocastello. Buonvicino a L’Acqua dello Piro.
Barbiero, nel Vicolo della SS.Trinità.
Balletta, nel Vicolo di Casa Russo.
Brosca, nutrici di Summonte….

Dettagli

EAN

9788872970492

ISBN

8872970490

Pagine

112

Autore

Bascetta

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Editorial Review

LA VERA STORIA STACCATA DALL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE

 

INDICE DEL LIBRO

nati fra sulla via campana di nola
fra i principati di salerno e capua

1. I feudi della Contea (1096) nel Principato della Civitate
2. Nella regione di Urbe Salerno del Viceré d’Italia (1096)
3. Mercogliano ai Loritello-dell’Aquila con Civitate Salernitana
4. Re Malo di Sicilia annette Mercogliano a Capua (1158-69)
5. Tancredi libera Salerno, sposa dell’Aquila e si fa Re (1169-93)
6. Mercogliano e Montevergine in Principato di Capua (1194)
7. Due Province: Terre beneventane e Giustizierato di Conza

 

Introduzione

nel regno capuano di puglia
poi in quelli di palermo e napoli

1. In Baronia dell’abate, extra province di Terre e Principato
2.Principato in due su Montorio (Lauro): Ultra e Citra (1284)
3. L’abate in Provincia Beneventana: l’antipapa di Avignone (1320)
4. Beneventana conquistata dai Catalani e unita a Napoli
5. Distaccata da Benevento sta col papa e col Re di Napoli (1350)
6. Staccata da Montevergine dipende dalla Regina (1353)
7. Usurpata dall’abate, presa da Re Ladislao (1400) e riconsegnata
8. Il Casale fomenta gli Angioni, il Re l’incendia: poi al santuario
9. Regno di Sicilia a Napoli sotto la Regina Giovanna ‘Nova’ (1412)
10.Gli abati verginiani padroni di mezza Campania angioina
11. Marino della Leonessa imprigiona Orsini nel 1425
12. L’abate rivuole i feudi dalla Regina Giovanna II nel 1450
13. Montevergine sottomessa al Cardinale di Mugnano: la Commenda
14. Nella Commenda fra i feudi beneventani commissariati
15. I feudi verginiani ceduti all’A.G.P., la Casa dell’Annunziata

Capitolo I.
il cinquecento
— Un maestro del Rinascimento partito da Mercogliano
— Anche Pietro da Mercogliano si trasferisce da Pacello?
— Nello Stato feudale della Baronia dell’AGP di Napoli

Capitolo II.
il seicento
— Il tardo-Rinascimento nelle chiese mercoglianesi
— L’Assunta, un Ospedale comunale per le orfanelle
— I prosciutti dell’Assunta di Valle ai Cappuccini pro Civitatis
— La Chiesa Madre di San Pietro: 70 preti, 8 cappelle e 1 congrega
— L’Ospedale dell’Ave Grazia Plena padrone di Mercogliano
— Il priorato del ‘Loreto monastero vecchio’ sostituito dal nuovo

Capitolo III.
il settecento
— Una vita da paese religioso diversa da quella delle città
— Avellino differente perché Stato dei Caracciolo
— La gonnella imperiale scarlatta, dote delle donne del Partenio
— La nota della sposa e le suppliche al Re per alienazioni dotali

Capitolo IV.
l’ottocento
— Pasquale Pirone traditore del brigante Laurenziello
— I commercianti della Nazionale e i carri dei pellegrini
— L’appoggio del sindaco Bianco dato a Morelli e Silvati
— L’idea venuta ai monaci della vettura senza ruote: la funicolare
— La vita del borgo nella seconda metà dell’Ottocento
— Il fiorire delle attività di fine del Secolo
— Una domenica d’altri tempi, fra bettole e trattorie

Capitolo V.
il novecento
— Il contributo alla Grande Guerra del 1915/18
— L’atteso arrivo della corrente elettrica nel 1926
— Alcune opere pubbliche della seconda metà del ‘900

Note Bibliografiche

1. Salerno era la metropoli del Ducato Apulia sotto Roberto Guiscardo, in provincia del Principato Regio della Capitale Venosa, e gli successe il figlio Ruggiero Guiscardo a Duca (1086) e la sede della metropoli fu trasferita da Salerno a Bari (1087), ma fu distrutta dai parenti avversari capeggiati dal glorioso Ruggiero I.
Ma seguì la Santa Tregua chiesta dal papa a Melfia (1087) da cui nacque la riorganizzazione dei feudi come descritti nello Statuto (1089) col vessillo di Vicario di Roma dato da papa Urbano II al Duca Ruggiero Guiscardo anche in vista delle Crociate, mantenendo per sé il titolo di Re dei Romani: nasceva la Curia Romana (1089) come nel vecchio Impero.
Nel Catalogo, infatti, non compare alcun Re. Perché è il Catalogo dei feudi del papa concessi ai baroni.
Fino ad oggi la storiografia ha sempre posticipato la data di questo elenco dei feudi e dei relativi feudatari di Ducati e Principati del Sud. Si tratta di un quaderno conosciuto con il nome di Catalogo dei Baroni, trascritto dalla Jamison, prima che la copia, a sua volta fatta nel 1200, andasse perduta. In esso sono contenuti i nomi di castelli e casali, nonché di Comestabuli, cioè di conti riuniti in comitato militare per fornire tutti insieme la milizia, come si fa per un reclutamento eccezionale, come poteva essere quello in vista delle Crociate.
Il Catalogo fu redatto nel 1096 durante la Santa Tregua e nello specifico, fra i vari stati del Sud, cita il Ducato del vecchio Principato di Urbe Regia Venusia, a suo tempo fondata dal Re Corrado, suocero di Ruggiero I. Quindi dallo stato del Ducato fu esclusa Salerno perché, questa sorta di provincia rappresenta solo l’allargamento del Principato di Venusia, nella direttrice Monteverde-Conza-Avellino.
Comprese un’area presieduta dai militari che lo hanno diviso in comestabulie, cioè Contee non ancora ben definite: la Comestabulia dei Baroni del Comitato Loritelli (con Biccari, Caprile, Barano), l’ex Comestabulia di Ruggiero Borsello (da Bantia a Montecalvo); e un’area centrale, quella del precedente Principato (con S.Leucio del vescovo, S.Trifone, S.Nicandro e altri feudi) nato dalle ceneri di Venusia (diremmo Conza fra Troia e Ascoli) sita fra Monte Rotaro, Monte Ylari a Monte Orrisi e de Liceto (Iliceto è Calitri).
2. L’abrasione, se non è voluta, ci fa immaginare che sia stato depennato Riccardo perché morto nel 1078. Ad ogni modo è questa la situazione del 1100. Perciò dal 1096 a capo della Contea dell’Aquila (con o senza abrasione in originale o in copia) furono i Conti Riccardo e Ruggiero dell’Aquila, che ebbero fra le proprietà i feudi di Mercogliano, Avellino e circondario. Mercogliano fu un feudo della Contea dell’Aquila che appartenne alla provincia Ducato fatta di diverse Contee che ebbero come capoluogo Civitate.
3.Ugo de Blois (genero del Duca) fu quindi un Marchese guelfo nell’Urbe del viceregno (Salerno): un Marchesato lombardo/parigino del Marchisio d’Este del Maine, Ugo de Blois (1032-1098) e della moglie, la Principessa Costanza di Francia, al quale successe il figlio Guglielmo (1098).
4.Re Corrado e il Duca di Bari muoiono (1101) e il Principe Guglielmo Marchisio, rimasto solo in Salerno, comincia ad essere disturbato dagli Altavilla, appoggiati dall’imperatore Enrico V, fuggendo ad Antiochia dove morirà con lo zio Tancredi Marchisio nel 1111. Intanto Enrico, fatta prigionera la Regina vedova Costanza, nominò Matilde di Toscana a Regina d’Italia fino alla morte (1111-1115). In realtà spettava al defunto (1111) Guglielmo fu Corrado diventare Re d’Italia o al greco Guglielmo Maccabeo di Napoli cugino di Ruggiero II di Sicilia, una volta presa Salerno col consenso del papa.
5.Guglielmo Maccabeo fomentò l’invasione dei bizantini napoletani nel 1111 e occupò Salerno facendo poi pace col papa e divenendo anche Duca d’Apulia a Bari lasciando la città al cugino Guglielmo Loritello (col figlio Roberto principe ad Avella).
6. CDB, prg n.83, pag.120. Nel 1157/58, il Domino Angot dona il diritto sulla piazza del Foro di Civitate Canne. Guglielmo è re di Sicilie e Ytalie dal 1150. “Quapropter ego Angot (o anche firmato “Angotais”) gratia dei et domini nostri magnifici regis Guilelmi (nella pergamena definito magnifico Re di Sicilie et Ytalie da otto anni), Cannarum dominus”, assistito da Petro de Fasanella, “nostro stratigoto et Gaiderisio”.
7. Istrumento del notar Ravellese, a.1155, maggio, III ind. (Bari) - Ed. Cod. Dipi. Barese - Vol. V - Le pergamene di S.Nicola di Bari, Bari 1902, p.193. Scrittura beneventana notarile. 4- Incarnationis domini nostri Jesu Christi. Anno millesimo centesimo quinquagesimo quinto, regni vero felicissimi domini nostri Guidelmi Sicilie et Italie regis invictissimi anno quinto, / mense madio tertio die infrante, indictione tertia. Ego Andrizius filius Petracce de civitate Baro, declaro quoniam Letitia uxor mea rogavit me ut acciperem prò ea in prestito a Leone / filio Kiri Nicolay Rizzi, ex predicta civitat...
8. Sull’ambone della Cattedrale di Troia: ANNO D(OMI)NICE INCARNATIONIS MCLXVIIII REGNI VERO D(OMI)NI N(OST)RI W(ILLELMI) DE(I) GRA(TIA) SICILIE ET ITALIE REGIS MAGNIFICI OLIM REGIS W(ILLELMI) FILII ANNO IIII M(ENSE) MAI(S) II INDIC(TIONE) FACTU(M) E(ST) HOC OPUS. Traduzione: “Quest’opera è stata fatta nell’anno 1169 dell’Incarnazione del Signore, nella seconda indizione, nel mese di maggio del quarto anno di regno del nostro signore Guglielmo, per grazia di Dio Re magnifico di Sicilia e d’Italia, figlio di Re Guglielmo”. Da: http://www.bluedragon.it/medioevo/romanico-tar.htm. Guglielmo Loritello (1150-1160) continuava a definirsi Re d’Italia nei feudi della Puglia e della Campania, ma Benevento fu conquistata dal Malo di Palermo e donata al papa nel 1156, quando si accordò proprio a Benevento sul modo di nominare i vescovi feudatari (i chierici di ogni singola Cattedrale eleggevano il nome segreto e, anziché il popolo, sarebbe stato il Re a ratificarlo con il regio assenso dopo essersi assicurato che non fosse un traditore; ne seguiva la consacrazione del papa -o la sua indicazione in caso di più nomi- che, nel caso si fosse trattato di metropolìa, avrebbe fornito anche il pallio).
Fu su Benevento, Salerno, e nel 1156 su Conza data ai Medaunia di Acerra che abbatterono la sede vescovile della Diocesi della Città suffraganea di Salerno facendo scappare i Balbano ad Apice e in Valle Caudina, compresa la probabile Diocesi di Avellino (facendo arretrare Ruggiero fra Castelvetere e Paternopoli) e donando tutti i feudi conquistati uno dopo l’altro ai Medaunia, compresi Nusco e l’abbazia del Goleto, indi Mercogliano conquistata nel 1158. Al 1158 bisognerebbe dare l’avvio all’annessione dei feudi del Partenio.
9.Dovette quindi tenere buoni, in questi primi anni, sia il cugino principino Tancredi II che la zia Costanza moglie di Enrico, mentre si dedicava all’arte e alla cultura, godendosi l’edificazione del Duomo di Monreale e di altri bellissimi edifici in tutta la Sicilia palermitana. v. Doc.I., 18 nel liber. Guglielmo II concedeva all’abbazia di Monreale anche la chiesa di Santo Spirito nel porto di Brindisi, costruita da Durante di Brindisi: «In nomine dei eterni et salvatoris nostri Iesu Christi. Amen. Willelmus divina favente clemencia rex Sicilie et principatus Capue...
10. Gli Svevi furono però frenati a Napoli dal Conte d’Acerra dove Re Tancredi fu osannato dal papa e dai Napoletani. Nel 1154 è il figlio del morto Ruggiero II, Guidelmo, che spunta dal versante orientale in quanto compare su Ascoli Satriano, raggiunge Nola, confermandosi Re d’Italia su Avella nel 1155 e su Nocera, mantiene Montoro (1158), attestandosi finalmente su Mercogliano da magnifico e gloriosissimo Re Guglielmo. Gli uomini di Casale Cassani erano stati già confermati nel 1184 in donazione a S.Giovanni in Gualdo, mentre il feudo di Serra del Casale era assoggettato al Castellione.
11.Stando alla Cronaca di Fossanova, nel maggio del 1190, il Comes Bertoldo di Koeningsburg, legato imperiale tedesco, fece il suo ingresso nel Regno d’Apulia.
12. Papa Celestino III non ebbe il tempo di concedergli l’investitura ufficiale della Sicilia, Calabrie e Puglie, che Re Tancredi era già morto, nel 1193, seguito in cielo dal Principe Ruggiero III nel 1194, lasciando per qualche mese il Regno nelle mani di Guglielmo III, proclamato dal parlamento siciliano, benché avesse solo otto anni, sotto la tutela della Regina Sibilla. Stavolta furono i cavalieri del Regno a richiamare Enrico VI, costringendo la Regina ad asserragliarsi nel castello siciliano di Caltabellotta. Ingannato e sopraffatto, il giovane Guglielmo venne punito con la castrazione (1195), che avrebbe evitato in cambio dell’umiliazione di assistere all’incoronazione di uno spietato Enrico VI di Svevia che conquistò Palermo con l’appellativo di Enrico Il Ciclope. Il giorno dopo l’incoronazione, i regnanti se ne ripartirono trafugando i tesori siciliani sul dorso di 150 muli.
13.Re Tancredi (1191) perde Capua con Enrico VI che si fa Re ed occupa Palermo e fa liberare Salerno da Guglielmo Svevo e vi lascia Costanza, Avellinesi in fuga. Conte Ruggiero di Avellino in fuga dai Balbano di Re Enrico.
14.Il Domino Ruggiero (e figlio Matteo) di Vetere Castello Avellino avevano scelto il partito sbagliato. Schierandosi contro Guglielmo Lo Svevo, figura che compare nelle pergamene del 1193, Ruggiero di Avellino ebbe per nemico direttamente l’Imperatore Enrico IV e i suoi alleati rappresentati in zona dal potente Filippo Balbano, morto nel 1196. Scegliendo di patteggiare per Re Tancredi, che si dichiara diretto successore al trono di Sicilia, gli avellinesi continuano a spostarsi di castello in castello ritirandosi fra Castelvetere sul Calore, Lapio e Taurasi, quando, nel 1194, Ruggiero di Avellino apprende della fine del suo Re e l’ascesa al trono dello Svevo, dopo pochi mesi di interregno alla guida di Costanza.
15. Zigarelli, nell’Elogio funebre per Pio VIII, dai Torchi di Giuseppe Guadagno, Avellino 1831.
16. Enrico VI di Svevia si sentiva forte del matrimonio con Costanza, prelevata da monaca nel monastero guglielmino di S.Salvatore proprio per giutificare la guerra fatta al fratellastro Re Tancredi (1191), ma perse Capua fin da subito, appena fatto imperatore (1191).
Il Medaunia, nemico dei Balbano, era deciso a mantenere il potere e prese a sottomettere i baroni ribelli che non volevano riconoscere Tancredi. Questo Riccardo d’Acerra fu spietato fino ad Ascoli. Sfidò addirittura l’Imperatore Enrico VI di Svevia in persona combattendo fino alla morte di Tancredi (1194).9
Gli Svevi furono frenati a Napoli e persero subito Capua (1192) quando Enrico se ne tornò in Germania.
Solo che la guerra non terminò e l’imperatore mandò contro il Regno l’esercito al comando di Roffredo di Montecassino e del Conte Bertoldo, arretrato in Molise dallo stesso Re Tancredi, dove morì per una sassaiola mentre conquistava un castello, seguito dalla morte del Principe Ruggiero III (1194), dall’arresto della moglie Sibilla (1194), dalla castrazione del piccolo Guglielmo III (1195) per il ritorno dello spietato Enrico VI di Svevia. Ma morì giovane e il papa permise il ritorno del figlio, fra rivolte continue in tutti gli stati (1197).
17.Come la Signoria di Apice sarebbe appartenuta (1208), dopo i fratelli Elia e Raone, a terzo fratello Conte Filippo II fu Ruggiero fu Filippo di Balbano, più o meno dalla data del matrimonio fra Costanza (figlia del Re normanno Ruggero ed erede del Regnum Siciliae) ed Enrico IV (figlio ed erede dell’Imperatore Federico di Svevia detto Il Barbarossa), anche Calabritto finì nelle mani di un Balbano.
Prima di Ruggiero e poi del figlio Raone (1220 circa), futuro Conte di Conza (1222) e Signore di Sant’Angelo dei Lombardi (1223), grande amico di caccia dell’Imperatore Federico II di Svevia.
18. Il Re è l’unico Maestro Giustiziere che può istituire una magna curia in un Castello qualunque di tutto il Regno): regius et principalis iustitiarius, come accade nel 1255.Come nel documento verginiano del 1259 scritto a Montella in cui si precisa che il Re di Sicilia è anche Mastro Giustiziere di tutti i Giustizieri, Conti, Baroni, Mastri Percettori, Mastrogiurati, Baiuli, Giudici e ufficiali: Manfridus dei gratia rex Sicilie magistro iustitiario, iustitiariis, comitibus, baronibus, magistris percattoribusa, magistris iuratis, baiulis, iudicibus et officialibus singulis tam presentibus quam futuris, fidelibus suis, gratiam suam et bonam voluntatem. Cum monasterio Sancti Salvatoris de Guillito.
Il capo dei Giustizieri è sempre il Principe tarantino Manfredi. Nel 1254, in Gioa del Colle, il mandato dei principalis capitaneus et iustitiarius di Terra di Bari e Terra d’Otranto è per Galvano Lancia. E, sempre nel 1254, il mandato dei Capitani regi e Giustizieri, regius capitaneus et iustitiarius, di Capitanata e Honor Monte S.Angelo sia affidato a Guglielmo di Siponto. In altra pergamena dell’Archivio della Badia di Cava del 1257, su mandato di Manfredi, è iustitiarius del Principato e Terra di Benevento, Guglielmo di Ralveto. Idem, sempre da pergamena della Badia di Cava del 1260, il mandato di iustitiarius dei Principats e Terra di Benevento è Nicola di Malgerio.
19. Stando ai Registri della Cancelleria Angioina curati dal Filangieri: Mentio nob. mulieris Margarite, relicte qd. nob. viri Henrici Valdemontis et Ariani comitis, que inducitur in possessionem castri Montismilitum de Iustitiariatu Principatus et castri Cisterne de Iustitiariatu Basilicate.
20. Rescritto di Carlo II d’Angiò spedito a Gregorio Filomarino, Giustiziere del Principato Ultra, il 9 agosto 1299, in cui sono elencate le Terre della Provincia, fra Benevento ed Avellino:
Nomina ergo terrarum et locorum quae tuam ultra serras provinciam sapiunt, et distinguunt sunt hae, videlicet. Consia, Calestrum, Castellionum de Comitissa Sancta Maria de Ylice, Carbonaria, Monsvirdis, Laquedonia, Rocca sancti antimi, Bisaccium, sanctus Angelus de Lombardis, Guardia Lombardorum, Arianum, Oppidum, Tegora, Monticulum, Rocca sancti Felicis, Torella, Girofalcum, Castrum de Francis, Balneolum, Nuscum, Montella, Cassanum, Vulturaria, baianum, Mons Maranus, sanctus Andreas de Veteranis, Castellum vetus, Petra Aczardi, Tuppanum, Taurasium, santa Maria del loco sano, sanctus Angelus ad escas, paternum, fontana Rosa, Gisualdum, Vallata, Frequentum, Vicum cum casalibus, Flumarium, Zunculum, Amandum, Cripta Monardi, agua putida, Apicium, Monsfalconus, casalbulum, Bonus albergus, Monscalvus, Cursanum, Mons Malus,
Molinaria, Sanctus Georgius de Molinaria, Petra maior, sanctus Andreas de petramaiori, Padulum, sanctus Severus, Terra Rubea, Petra pulcina, paum, Monsleonus, Reginum, Butticella Morconum, Campus gattarius, Montoronum, Farnetum de Monteforte, Farnetum de Rapinella, Farnetum de Abbate, pons Landolfus, sanctus Lupus Casaleonum, Ferrarisium, Turrispalatium, Turcolicosum, Caprarium, Fenuculu, Castellumpoti, Toccum cum casalibus, Casale nocarii, Leoncellus, Ceppalonum, pelusia, Monssarculus, Sancta Agatha, Ayrola, Arpadium, Campora, Cervinaria, Sanctus Martinus, Rocca de Guassarano, Casale pandarani, Fossaceca, petrasturmina, Altavilla, Sanctus Angelus de scala, Cripta Castanaria integra Caprilia, Submons, Casale Montis virginis, Merculianum, Avellinum, Monsfortis,
Forinum, Monsfredanus, Atropaldum, Prata, Tufum, sive Tursium, Monsfusculus cum casalibus, Mons apertus, Mons Milectus, Monsfalconus, Candida, sanctus Barbatus, Serra cum Salsa, Turris Morelli, Clusanum, Serpicum (Sorbo), Solofra, Serinum, Andrecta, Casale pontis, Balba prope Ceppalonum, Petra palumb, Pulcarinum (Villanova del Battista), Genestra (degli Schiavoni), Vetrassellum, Sabinianum (S.Maria de Ferraria- Savignano), Locubaneum, Campanarium, sanctus Magnus alter, Morra, sanctus potitus, sancta Theodora, Trasellonum, Ferraria, Pescolum, Morronum, Grecium, Castellum Francolum, Bonetum, Cayranum sive Guardianum, Aquadia et Casale palate.
21. Nel 1322 si parlava ad esempio di Persano come feudo sito in Principatus citra Serras Montorii. Negli anni avvenire si parlerà infatti, indicando una condizione di stabilità, direttamente di Principato Ultra Serra e Principato Citra Serra, come nel caso della Terram Murconi de provincia principatus ultra serras Montorii (1393) sebbene appaia sempre come se fosse rimasta una sola grande provincia divisa in due parti: Principatus citra ultraque serras Montorii sotto Re Ladislao di Napoli. Ad ogni modo furono entrambi le parti abbreviate in P.U. Serra Montorio e P.C. Montorio.
22. L’Italia delle Marche, regioni della Chiesa, era sopra il Faro, perché sotto il Faro v’era la Sicilia Citra Italia, rappresentata dall’Episcopio metropolitano della ex Beneventana, ora retta da un vescovo, Walramo, che l’amministra col Rettore Enrico nell’ex Castello S.Marco (1338), futura Vicaria papale d’Italia (1348) della Sicilia [Citra?], prossima a Capitale Regia sotto Bertrando Decio.
Ciò accadde perché nel 1338, Gotio, Patriarca Costantinopolitano, divenne nunzio apostolico dell’antipapa di Avignone mandato dopo i confini dell’Italia dell’epoca, nella parte del Regno di Sicilia detta Regno Citra Faro dell’Italia, da partes regni Siciliie seu terram dicti regni citra Pharum, per redimere una controversia fra il commissario del papa e il tesoriere dell’Episcopio di Beneventana alla morte dell’arcivescovo metropolitano, quando l’Episcopio fu spogliato dei beni, cioè delle Terre feudali, che furono incamerate dal papa Giovanni XXII.
Il Patriarca Gozio, da parte sua, pensò bene di abbandonare l’isolotto siciliano di Trinacria, passando sulla frontale terraferma, e quindi sedendosi sul promontorio di fronte, quindi nello stesso Golfo, cioè il Faro isolano di Trinacria era di fronte S.Marco, col il titolo di arcivescovo metropolita.
Ecco perché questa parte della Terra Citra Faro fu riconquistata e consegnata a Roma a novembre del 1338.
Ma quando il Patriarca Gozio si trovò sull’Isola siciliana, Pietro d’Aragona lo corruppe e lo fece referente religioso dell’alto papa, lasciandogli occupare il territorio nonostante fosse di proprietà di Roberto d’Angiò. Si ritrovarono quindi entrambi i presuli dalla parte catalana e, quando il Patriarca sedette Citra Paro da Signore Domino, i due furono considerati Arcivescovo e Vescovo del Regno di Sicilia, chi sull’Isola e chi in Civitate Regia, la capitale della Sicilia Citra.
Nel 1338, infatti, fu costituito un diverso Regno di Sicilia Citra Faro filo-aragonese, sui territori strappati al Regno Angioino di Sicilia, con tutto l’universo ecclesiastico dell’Isola e della circoscrizione della Città Regia, compreso l’ospedale di San Giovanni Gerosolomitano e Santa Maria Teutonica, che già erano in un solo Palazzo, che divennero la Domum, quindi la sede della Reggia, dove prestarono giuramento conti e baroni del nuovo Regno.
Di fronte all’Isolotto di Dio detto Partenope della Trinacria (sede delle monache di S.Chiara ex arcidiaconia di San Gregorio) nacque l’Urbe [Regina] di Bertrando (ex Diaconia Villa San Marco di Beneventana) dove poi sedette Gozio (ex convento di S.Maria Nazaret) come arcivescovo dell’Urbe Regio Capitale di Sicilia Citra.
Nella Basilica di Torre/Rocca S.Felice dell’ex Diaconia beneventana nacque la capitale (di Sicilia Citra Italia) insieme all’Isolotto del Faro di Dio, cioè l’Ostia Sacra del Salvatore, riconoscibile dal Castello Neapoli delle monache di S.Pietro (già sede del Patriarcato imperiale del Paululu, papa dei Greci e Imperatore fuggito dall’Oriente) conosciuta come Partenope, occupando l’Arcidiaconia e costringendo il papa di Avignone a far arretrare il suo Cardinale Bertrando nella Diaconia Beneventana a Rocca S.Maria in Villa S.Marco di Aqui dal 1328 al 1338 (quando vi nacque l’Urbe metropolitana da cui dipese Ariano-Apice nel 1338 fino al 1348 quando divenne Vescovo di Civitate Sabina).
Sull’isolotto dell’Urbe Vetere di Dio c’era la Basilica di San Gregorio dei Gretis capitale dei Cardinali della Diaconia di cui fu fatto primo Pontifex Greco del Regno aragonese di Sicilia, in opposizione agli Angioni in Napoli, il patriarca costantinopolitano Nicola Gozio (dopo il 1338) che tradì il papa, e pose il suo vice di fronte, sulla terraferma, in nome dell’antipapa Clemente VI.
Nei regesti di Clemente VI si trova chiamata S.Gregorio de Gretis.
23. Giovanni di Bononia Camerae apost. cler., nuntios, inquisitores per Sed. Ap. depulatos contra eccl., monast., et personas ecclesiast. decimam impositam ultimis sex annis in regno Siciliae citra Pharum minus integre solventes, che per farsi pagare agì contro Guillelmum, abb[ate] monast[ero di] s.Mariae Montis Virginis, et ejus conv. ad solut. dictte decima1 ultra 30 uncias non teneri pratendentes. Cui appellationi utfrivolae praefati nuntii minine detulerunt. (A. 54, f. 369, 370.)
24. Nella primavera del 1348 Clemente VI scrisse al vescovo della Diaconia di Civitate Beneventana sostenendo che morto l’Imperatore Enrico, Ludovico di Baviera aveva invaso il Reno, e che lui aveva elevato a Marchione della Moravia il suo amico d’infanzia, che parlava fluentemente diverse lingue fra cui l’italiano, Re Carlo di Boemia della tedesca Civitate Argentinense, concedendogli il titolo di Re dei Romani, prima come antirè, poi fece confermare la sua elezione una seconda volta, il 17 giugno 1349, a Francoforte, da dove sarebbe ripartita la riconquista dell’Italia.
25.Hofmann, Johann Jacob (1635-1706): Lexicon Universale. Clemens Papa VI. Legatum misit Bertrandum Cardinalem Deucium, a quo habitâ omnium diligenti informatione et antiquorum limitum, terminos Territorii Beneventani sic definivit diplomate Pontificiôm quod servatur in Archivo civitatis; estque huius tenoris: Urget nos Apostolicae servitutis etc. ex certa scientia limitamus per modum et terminos infrascriptes, In primis Castrum Pontis inhabitatum, et inde ascendere Castrum Casaldoni, Castrum Campi lattari, Castrum montis Leonis, Castrum Sancti Severi, Castrum Fragneti Monfortis, Castrum Fragneti Abbatis, Castrum Sancti Georgii Molendinaria, Castrum Sancti Andreae de Molinaria, Castrum petrae maioris, Castrum Paduli cum suo suburbio, sive Casali Sancti Archangeli, Castrum montis mali, Casale Templani, Castrum Apicii cum casalibus, Castrum Moroni, Castrum Venticani, Castrum montis Militum, Castrum montis aperti, Castrum montis Fuscoli cum casalibus, Castrum Tufii, Castrum Altavillae, Castrum Cepalloni, Castrum Petrae Strumierae, Castrum S. Martini, Castrum Cervinariae, Castrum montis Sarveli, Castrum Tocci cum casalibus, Castrum Torregusii, cum casali Popisii et aliis casalibus. Volumus itaque etc. Datum Avenione septimô Kalendes Iunilannô nonô, salutis autem 1350.Sicque territorium Beneventanum erat amplum; nunc autem ab Hispanis valde suit imminutum: complectiturque tantum in praesentia Castra S. Angli de Cupola, Mottam, Panellam, Montem Orsi, Maccolum, Sciarram, Pastenam, Balnearam, S. marci a montibus, S. Lucii, S. Angeli, et Francavillam; quae omnia vix 3. aut 4. milliaribus distat a Benevento.
Un privilegio di papa Lucio III morto nel 1185 già citava un locum Sancte Crucis in Marchia iuxta Francam villam, que antiquitus Eremus vocabatur, cum omnibus pertinentiis suis, terris, pratis, vineis et molendinis.
La Regione (Metropolia Beneventana, Vescovo di Nola e Diaconia S.Felice di Regio sede di Gozio) appartenne alla Reggia Capitale di Puglia (Stabia?), dal 1352 al 1360, quando fu sottomessa dalla Regina Giovanna I di Puglia che divenne anche Regina della Sicilia (Citra Italia) essendo venuta in possesso della ex Regio della Diaconia in S.Felice e frontale Isola di Dio a Partenope.
Ritiratisi gli Ungheresi nel 1352 e incoronata Giovanna per volere del papa di Avignone, il regno visse dieci anni di tranquillità in cui la chiesa di Avignone si preoccupò di ricostruire il patrimonio. Come accadde per quello della Rocca di San Felice che era stata la capitale della Diaconia sull’Isola e la sede extra Isola che era nata intorno al foro.
Nel 1360 il Regno di Sicilia, Citra Magna Regio Italia che ebbe a Vicaria del papa di Avignone la città di Bologna essendo sede del Tribunale e delle Magne Curie Regionali) e sue Regioni Marchionali delle Rocche dei Rettori dei distretti vescovili come la Regione Marca di Fermo, da cui era distaccata la Regione Marca di Benevento che apparteneva al Regno di Puglia di Giovanna I (in Stabia?).
Il papa Innocenzo VI di Avignone domino di Lombardia, Tuscia e di tutte le Marche, aveva infatti nella sede di Bologna il suo Vicario, che, essendo vescovo di Città Sabina, voleva far nascere una Marca regionale proprio nell’area della sede di S.Felice, che appare la medesima ex sede Archidiaconale di Villa Isidori (Basilica S.Ippolito in Legione Saldania) dei Distretti Cardinalizi che fino a quel momento era appartenuta a Benevento, quando era sede di tutti i Cardinali diaconali fino all’arrivo di Gozio sulle coste Siciliane (che l’aveva eretta a sede vescovile dipendente dalla frontale isola arcimetropolitana Isola di Dio) in quel di Piedimonte dove ora si decideva l’elezione del Pontifex della Magna Grecia. Egli parlava a nome del papa, referente di tutti i vescovi, da una parte, e, dall’altra, a nome del Collegio dei Cardinali, referente di tutti i cardinali che fino ad allora si erano riuniti nella sede in S.Felice dell’Urbe Magna. La Civitate beneventana di S.Felice era la sede della Arcididiaconia dell’ex Urbe Isola Magna della Sicilia accorpata (a Stabia?) dalla Regina Giovanna I di Puglia che, fatta diocesi vescovile dal vescovo di Ancona, insieme alla diocesi vescovile di Nola, era stata accorpata alla Marchia di Benevento. Quando la Regina Giovanna I di Puglia fu scomunicata vi fu il tentativo di accorpamento.
26. G. Mongelli, Regesto delle Pergamene di Montevergine, vol.IV, Roma 1958, perg.3802-3810.
27. Anche De Lellis, citando Castel Franculi e Casale Campanario parla di pertinentiis P.U. Serras Montorii ancora nel 1381. Così il feudo di Paterno nel 1409: Paterni de provincia principatus ultra serras montorii, nei Regesti Angioini.
La ribellione a Ladislao del 1392: Amalfi, Benevento e Salerno
E’ proprio del 1392 il Viceré del Principato Citra. Si tratta di Antonio da S.Angelo, detto l’Ungaro (+1417) di Sant’Angelo in Pontano, che fu Conte e Signore di Sarno e di Caivano (figlio di Andreolo e nipote di Villanuccio da Villafranca). Diversi Signori si ribellarono a Ladislao nel 1392, anche Luise della Porta, Signore di Filetta, San Cipriano e Castiglione, nel Cilento. Melfi, che era stata conquistata da Ludovico d’Ungheria e data a Corrado Wolf, nel 1392 fu riconquistata da Ladislao. Nel 1392 cadde il Ducato di Amalfi. E’ l’anno in cui Martino d’Aragona detto Il Giovane conquista Messina e tutta l’isola siciliana. Questo nel 1392, ma già nel 1393 la conquista cambiò, almeno negli Abruzzi, in quanto Cicco si definisce Giustiziere degli Abruzzi nel 1393 col compito di arretrare il Gongaloniere papalino Raimondello di Taranto. E sarebbe rimasto Giustiziere d’Abruzzo anche durante la conquista di Taranto da parte di Ladislao, cioè quando Ladislao divenne Re di Taranto (1398), indi di Neapulia (1398). Cicco è riconosciuto Giustiziere dell’Abruzzo Ultra anche dal 1403 e nel 1406, quando appoggiò l’ascesa di della Regina Giovanna seconda. Fu lui che andò a prelevare la vedova venendo nuovamente riconosciuto Viceré di tutto l’Abruzzo fin dopo la morte di Ladislao.
28. Come da istrumento dell’AGP in Iamalio, La Valle Mugnanense.
29. Ben presto anche Ladislao, pur tenendo stretta la Puglia, sarà costretto a retrocedere nel Castello di Neapulia, fra il 1409 e il 1410, quando lasciò la sede di Napoli usurpata da un altro Luigi, detto Duca d’Angiò. Il Regno di Neapulia nacque con la rottura dei rapporti fra il Re e il papa, dopo l’occupazione di Benevento, nel 1408, e la nascita della nuova città di Pescara nel 1409. Fu allora che Ladislao si nominò I Re di Partenope nella sede di Castel Sant’Elmo, che faceva da tandem con Gaeta, fin dai tempi di Re Roberto.7
Cicco dichiarò l’Abruzzo soggetto al Regno di Giovanna, la sola pronta ad essere riconosciuta a nuova Regina del Regno di Sicilia. Cicco era già sulla via della città di Grado per andare nel Ducato Austriaco friulano a prelevare Giovanna, la quale, prima di essere sorellastra di Ladislao, era stata sorella di Re Luigi di Taranto, primogenito della prima moglie di Carlo III (indi fratello di Giovanna), morto nel 1384 durante gli scontri fra il padre e Luigi d’Angiò a Baris, e quindi anche erede della Corona di Puglia. Quando la Duchessa Giovanna di Zara rimase vedova del marito Duca d’Austria nel Ducato di Cividale (Austria-Grado-Aquileia), non potendo più occupare il trono tarantino di Puglia, appartenuto in origine al vero fratello Re Luigi, morto senza eredi, nè il titolo, usurpato ma riconosciuto al fratellastro Ladislao da una diversa autorità ecclesiastica, fu quindi momentaneamente seduta dalla Chiesa ufficiale presso l’antica Aequala già come Regina.
30. V. G.Zigarelli, Storia della Cattedra di Avellino..., pag.100
31. Nel 1413 nelle pergamene di Montevergine compare sempre Pietra de fusi (AMV, XCIC, f.219).
32. Non venne ufficializzata dal pontefice Alessandro V (morto nel maggio del 1410 riconoscendo nominalmente il titolo a Luigi II d’Angiò), perché era sostenuta dall’antipapa Benedetto XIII e quindi seguì le scelte aragonesi spalleggiata da Federico I d’Aragona nel 1412, prima della morte del fratellastro nel 1413 (era già Ladislao Re Neapolis), e prima della fine del grande scisma che aveva portato all’elezione di 4 papi che appoggiavano quattro diversi sovrani. I sostenitori dell’antipapa e del Duca Luigi d’Angiò, sebbene investito a Re di Sicilia e Gerusalemme, tennero Castelnuovo dal 1400 al 1410. Luigi e Jvhanda Regina Aqua, Re provenzale e Regina aragonese sposi dal 1400 in Arles, compaiono su un’altra moneta (con sul retro il globetto simbolo dei Regnanti provenzali incoronati dall’antipapa Re di Sicilia e Gerusalemme) dal 1410 al 1412, quando si ritirarono lasciando la sede ai parenti aragonesi. Sebbene fosse stato dichiarato da quel partito religioso Re titolare di 4 Regni, dal 1410 al 1412, quando gli Infanti, eredi della Corona d’Aragona, fecero il Compromesso di Caspe, la Corte Aragonese scelse Ferdinando I a Re di Trinacria, alleato di Giovanna, riconoscendo a Luigi d’Angiò solo la Calabria Citra.
33. A.Bascetta, Joanna la nova, Giovanna II d’Angiò, Regina di Napoli, abe, Avellino 2010.
34. Riccio, cit.
35. Mastrullo, cit.
36. Iamalio, La Valle Mugnanense, cit.
37. Un barone poteva infatti anche cedere solo la riscossione, per intero o in porzioni, del Burgensativo, della Cappellania e di altri diritti o jus (sui quali deteneva l’esazione) a dei privati, all’Università, ma ciò accadde per secoli. (A.Bascetta, Il Tesoro).
38. Essa, come tutte le magistrature di antico regime, aveva una pluralità di compiti di natura amministrativa, militare e giudiziaria, sia civile che penale.
39. Napoletani alla corte di Carlo VIII - Nuovi documenti francesi sull’impresa di Carlo VIII. In: Archivio storico per le province napoletane, Nuova Serie, 1938.
40. Giustiniani, cit. in: Bascetta, Mugnano, cit.
41. A.Bascetta. Mugnano del 1742, Catasti onciari di Terra di Lavoro, Abedizioni, Avellino 2006. Cfr. A.Bascetta, Joanna secunda, Giovanna II d’Angiò Regina di Napoli, Abe, Avellino 2010.
42. Luigi Conforti, Napoli dal 1789 al 1796 con documenti inediti, R. tipi di de Angelis (oggi A.Bellisario e C.), Napoli 1887. “La Biblioteca del Principe di Tarsia è superba: la sua scuderia è magnificamente dipinta e decorata, prova che l’intenzione del signore non era quella d’onorare le Muse. La Biblioteca del Principe di Tarsia era non solo ricca di opera, ma le pareti e gli scaffali, di fregi ed oro. Una sala fornita di molti strumenti matematici, un’altra di ritratti d’uomini dotti, nazionali e stranieri. Sulle porte, in caratteri d’oro, si leggeva il seguente distico di G. B. Vico: Heic Jovis e cerehro quae in coelo est nata Minerva / Digna Jove in terris aurea tecta colit. La Regina ha raccolto, da qualche anno a questa parte, una Biblioteca di opere tedesche per suo uso; Fuger, pittore di Vienna, l’ha dipinta con molto gusto. Erano, su per giù, queste le condizioni e la fisonomia sociale del Regno fino ai tempi di Carlo III, salvo, s’intende, quelle differenze proprie delle provincie cagionate dalla maggior o minor prevalenza del feudatario, del cattivo amministratore, e della maggiore minore lontananza dalla Capitale, ove era accentrato il potere il quale, per mancanza di sollecite comunicazioni, di frequenti scambi, non poteva infondere un’azione rapida e concorde in tutte le membra del Reame”.
43. R.Pane, Il Rinascimento nell’Italia meridionale, Napoli, 1977, vol. II, p.38.
44. R.Pane, Il Rinascimento nell’Italia meridionale, Napoli, 1977, vol. II, p.73; Francesco Abbate, Storia dell’arte nell’Italia meridionale, Volume 2, 1998, ISBN 88-7989-429-3
45. Sui giardini cit. lettera a Pietro di Borbone del 14 marzo 1495, tutto in: scuola secondaria di i grado “guido dorso”, Orti di Corte, Pacello da Mercogliano: i Giardini Reali e le Erbe del Partenio.M.Lena (docente), M.A.Carbone-A.Criscitiello (tutors), M. Goretti Oliviero (dirigente), Mercogliano 2010; Cfr. Luigi D’Aragona, Diario di viaggio del Cardinale Luigi D’Aragona, Napoli 1517. Cfr. Voce “Catello Mazzarotta”. Da Wikipedia, sito internet. Cfr. G.Mongelli, Storia di Mercogliano: dalle origini ai nostri giorni.
46. Anatole de Montaiglon, État des gages, des ouvriers italiens employés par Charles VIII, J.-B. Dumoulin, Paris 1852; cfr. Bosseboeuf, Louis Augustin, Palustre, Léon, La Tauraine, Amboise. Su Pacerot, v. Inventaire analytique des Archives communales d’Amboise, 1421-1789, Georget, Tours 1874.
47. Così scrivono: “Pacello introdusse gli agrumi, soprattutto l’arancio, i cui profumatissimi fiori erano l’omaggio annuale al principe. E una particolare varietà di prugna verde e tondeggiante, dalla polpa compatta e dolce che denominò Regina Claudia, in omaggio all’omonima regina. Inoltre sperimentò la fruttificazione in cassette di legno, e non solo in piena terra, trasportabili all’interno durante i rigori invernali. Creò, quindi, il sistema delle serre calde. Contemporaneamente, si dedicò alla totale revisione dei giardini reali di Amboise che rivoluzionò completamente, apportandovi tutte le innovazioni acquisite con gli studi e le esperienze naturali”. E così continuano su Leonardo: “Ivi il re offrì a Leonardo la somma di 700 scudi d’oro un vitalizio che ricompensava il geniale artista per l’onore che concedeva al re con la sua presenza dotta e straordinaria. Qui Leonardo si trattenne per tre anni finché il 2 maggio 1519, morì e fu sepolto dapprima nel chiostro reale di St.Florentin e poi nella cappella di St. Hubert posta all’interno del castello reale. Carlo VIII , suo mecenate, purtroppo, venne a mancare, prematuramente nel 1498. Ne fu designato, come successore, re Luigi XII, il quale, aveva già conosciuto e visitato i giardini di Pacello e gli dimostrò la sua attenzione, perfezionandogli la piena donazione di Chateau Gaillard, per cui, fino ad allora Pacello, aveva versato un canone, seppur esiguo, per la sua locazione”.
48. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona, Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
49.La vita di Consalvo Ferrando di Cordova detto il Gran Capitano, scritta per Monsignor Paolo Giovio Vescovo di Nocera, & tradotta per M.Lodovico Domenichi, Lorenzo Torrentino, Fiorenza 1552.
50. scuola secondaria di i grado “guido dorso”, Orti di Corte, Pacello da Mercogliano: i Giardini Reali e le Erbe del Partenio.M.Lena (docente), M.A.Carbone-A.Criscitiello (tutors), M. Goretti Oliviero (dirigente), Mercogliano 2010 Così scrivono: “Qui Pacello si cimentò nella realizzazione di quanto ordinatogli, impegnandosi per circa 10 anni (dal 1498 al 1508). Suddivise i giardini in: giardino interno e giardino esterno al castello. Razionalizzò l’inclinazione della collina in terrazzamenti di tante tipologie, denominate diversamente e unì le varie estremità con un ponte. Luigi XII e sua moglie Anna di Bretagna, prediligevano il cosiddetto “Giardino Basso” che era circondato da un vasto pergolato ricoperto da piante rampicanti. La leggende narra, che la regina lo utilizzasse con devozione, allorché chiedeva voto alla Madonna per dare degli eredi al re. Nella parte denominata “Giardino Alto” lasciò ampio spazio alle piante da orto e quindi insalate, rosmarino, timo, asparagi, gelsi e un vasto aranceto, numerosi esemplari di melograno che d’inverno ricoverava in serre calde e le già citate piante di prugne “Reine Claude”. E ancora: “Pacello consolidò la sua fama ed ebbe come ricompensa la colleggiata di Saint Souveur e una retribuzione di circa 700 lire tornesi annue. Ingaggiato dal cardinale Giorgio d’Amboise, all’epoca l’uomo più potente di Francia e amante dell’arte italiana, che a Gaillon, ridente cittadina di Normandia aveva fatto costruire la sua residenza in stile rinascimentale italiano, Pacello si interessò dei giardini. Ne diede una forma rettangolare, delimitandoli con mura di cinta di varia natura che sottostavano al bosco. Creò circa 26 aiuole, separate da viali. All’interno vi era un padiglione in pietra a pianta ottagonale e piante come timo, rosmarino, rose canine e roseti bassi. Più a nord ci si addentrava nella “Maison Blanche” o Hermitage, dove abili interventi e la natura stessa del luogo, anfratti e grotte naturali, si combinavano magicamente. A sud del castello, Pacello, volle, come di consueto il frutteto, con le caratteristiche che contraddistinguevano i suoi interventi”. In: scuola secondaria di i grado “guido dorso”, Orti di Corte, Pacello da Mercogliano: i Giardini Reali e le Erbe del Partenio.M.Lena (docente), M.A.Carbone-A.Criscitiello (tutors), M. Goretti Oliviero (dirigente), Mercogliano 2010; Archivio dipartimentale di Blois, 10 perg. 21/11/1510 - 27/6/1534; Cfr. Luigi D’Aragona, Diario di viaggio del Cardinale Luigi D’Aragona, Napoli 1517. Cfr. J.A. De Cerceau, Le plus excellentes bastiments de France, XVI Sec; F.Zecchino, Pacello da Mercogliano giardiniere alla corte di Francia.
51.A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona, Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007, in: Antonio de Beatis, Giornale di Viaggio, 1517; Antonio de Beatis, Itinerario di Monsignor reverendissimo et illustrissimo il cardinale de Aragona, mio signor, incominciato da la cita de Ferrara nel anno del Salvator MDXVII...., pubblicato a cura di L.Pastor, Die reise des Kardinals Luigi d’Aragona..., Frigurgo in Brisgovia 1905.
52. Dal sito internet: wikipedia, voce “Catello Mazzarotta”.
53. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona, Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007. Cfr. Gennaro Toscano, Rinascimento in Normandia: i Codici della Biblioteca Napoletana dei Re d’Aragona acquistati da georges d’Amboise, Conferenza tenuta presso il Dipartimento d’Italiano dell’Università di Caen, Equipe de Recherche des Départements d’Italien et d’Espagnol, Caen 23 maggio 1990.
54. A.Bascetta, Juana. Giovanna d’Aragona, Le Regine di Napoli, ABE, Avellino 2007.
55. ASAV, Catasto onciario di Mercogliano. Cfr. A.Bascetta, Mercogliano nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2010. ASAV, Catasti Onciari, Fotocopia dell’originale in 4 tomi, come da Archivio della Regia Camera della Sommaria, Serie Catasti Onciari, Provincia di Principato Ulteriore, [Distretto di Avellino], Mercogliano, pag.590 e segg. dell’originale, Rubrica Stato dell’Università. ASAV, Catasti Onciari, Fotocopia dell’originale in 4 tomi, come da Archivio della Regia Camera della Sommaria, Serie Catasti Onciari, Provincia di P.U., Mercogliano, pag.624 e segg. dell’originale, Rubrica Firme. Ivi, Mercogliano, Frontespizio dell’originale: Catasto o sia Onciario p[er] l’Uni[versi]tà di questa Terra di Mercogliano, feudo della Santa Casa A[ve] G[razia] P[lena] di Napoli, formato a simplicem istructionem p[er] essere esente in vigore di privilegij con il titolo oneroso, così dichiarato con sentenza della Regia Camera della Som[m]aria, nel quale sono giuste le regali istruzioni descritti cittadini, forastieri, ecclesiastici, chiese, e luoghi pii nell’anno 1754. Qui ci siamo limitati a trascrivere i cognomi e relativo mestiere o qualifica, così come riportato nel testo originale. Ivi. . Rubrica Cittadini assenti. Non possono specificarsi nè per fuochi, nè per dipendenti da fuochi perché mai questa Terra di Mercogliano è stata numerata per fuochi. Ivi, pag.462 e segg. dell’originale, Rubrica Forastieri abitanti laici [Bonatenenti]. Ivi, pag.558 e segg. dell’originale, Rubrica Forastieri non abitanti laici. Ivi, pag.579 e segg. dell’originale, Rubrica Ecclesiastici Forastieri non abitanti. 1.Don Nicola Forti canonico della Terra dell’Ospedaletto per castagnale a Baccanico....19.5 - 2. Don Giuseppe Antonio Cesil sacerdote della Città di Avellino....8.5 Ivi, pag. 329. Rubrica Ecclesiastici cittadini. Ivi. Rubrica Chiese, Monasteri, Luoghi pii siti nel Paese e gli Reali Monasterio de PP.Benedettini di Monte Vergine, pag.386 e segg. Ivi, Rubrica Chiesa Parrocchiale, ed altri Luoghi Pij esenti in vigor Concordato. Ivi, pag.585 e segg., Rubrica Chiesa Parrocchiale, ed altri Luoghi Pij esenti in vigor Concordato. Ivi, pag.580 e segg. dell’originale, Rubrica Luoghi Pii Bonatenenti.
56. Zigarelli, nell’Elogio funebre per Pio VIII, dai Torchi di Giuseppe Guadagno, Avellino 1831.
57. ASAV, Catasto onciario di Mercogliano. Cfr. A.Bascetta, Mercogliano nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2010.
58. ASAV, Catasto onciario di Mercogliano. Cfr. A.Bascetta, Mercogliano nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2010.
59. Zigarelli, nell’Elogio funebre per Pio VIII, dai Torchi di Giuseppe Guadagno, Avellino 1831.
60. ASAV, Catasto onciario di Mercogliano. Cfr. A.Bascetta, Mercogliano nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2010.
61. ASAV, Notai di Mercogliano.
62.A.Bascetta, Mercogliano nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2010.
63.A.Bascetta, Mercogliano nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2010.
64. A.Bascetta, Pietrastornina nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2006. Cfr.A.Bascetta, Il Principe di Avellino F.Marino II Caracciolo, II Edizione, Abedizioni, Avellino 2003.
65. Archivio di Stato di Avellino (d’ora in poi troverai scritto ASAV), Catasti Onciari, Fotocopia dell’originale in 4 tomi, come da Archivio della Regia Camera della Sommaria, Serie Catasti Onciari, Provincia di Principato Ulteriore, [Distretto di Avellino], Mercogliano, pag.585 e segg. dell’originale, Rubrica Chiesa Parrocchiale, ed altri Luoghi Pij esenti in vigor Concordato. Tutti i dati catastali sono stati inseriti in un volume a parte denominato Mercogliano nel 1754, di A.Bascetta, in via di pubblicazione per i tipi della nostra casa editrice. ASAV, Catasto onciario di Avellino. Cfr. A.Bascetta, Avellino nel 1742, Catasti onciari del Principato Ultra, Abe, Avellino 2005.
66. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3226, Regio Notaio Antonio Zigarelli del Casale di Valle, anno 1790.
67. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3177, Notaio Salvatore di Leo, anno 1746.
68. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3225, Regio Notaio Antonio Zigarelli del Casale di Valle, anno 1801.
69. ASAV, Notai del Distretto di Avellino, Notai di Apice, anno 1742.
70. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3226, Regio Notaio Antonio Zigarelli del Casale di Valle, anno 1789.
71. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3218, Notaio Rossi di Mercogliano, anno 1780.
72. ASAV, Notai del Distretto di Avellino, Notai di Pietrastornina, Notaio Ragucci, Busta 5200, pag.298.
73. Ivi, Busta 5201, pag.42.
74. Ivi, Busta 5204, pag.8.
75. Ivi, Busta 5204, pag.253.
76. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3219, Notaio Rossi di Mercogliano, anno 1785.
77. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3218, Notaio Salvatore Jacenna di Mercogliano, anno 1807.
78. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3257, Notaio Salvatore Jacenna di Mercogliano, anno 1786/87.
79. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3257, Notaio Salvatore Jacenda o Jacenna di Mercogliano, anno 1789.
80. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3257, Notaio Salvatore Jacenda o Jacenna di Mercogliano, anno 1789.
81. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3257, Notaio Salvatore Jacenda o Jacenna di Mercogliano, anno 1789.
82. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3257, Notaio Jacenda o Jacenna di Mercogliano, anno 1789.
83. ASAV, Notai di Avellino, Busta 3257, Notaio Jacenda o Jacenna di Mercogliano, anno 1789.
84. Edmondo Marra, Il brigante Rinaldi e la sua banda, Abedizioni, Avellino 2010.
85. Ivi.
86. Zigarelli, nell’Elogio funebre per Pio VIII, dai Torchi di Giuseppe Guadagno, Avellino 1831.
87. Mercogliano. Mercogliano e Torrette. Il Giornalibro, Abedizioni. Avellino, 29 dicembre 1996. Libero adattamento dall’Annuario esercenti della Provincia e della Camera di Commercio, Avellino 1889.
88.ASAV, Busta 171, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 20. Copia del 9 dicembre 1929.
89.ASAV, Busta 171, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 6.
90.ASAV, Busta 172, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 3 e 12.
91.ASAV, Busta 171, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 3 e 8.
92.ASAV, Busta 172, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 3.
93. ASAV, Busta 172, Prefettuta, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo n.11.
94. ASAV, Busta 173, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 12.
95.ASAV, Busta 171, Prefettura, Inv. n.17, Affari comunali, fascicolo 12.
96. Ivi.