MONTEVERDE NEL 1752

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Copertina posteriore

Tutti i luoghi e i cognomi antichi di Monteverde

Senza troppe ambizioni ma con molto amore, un agguerrito ed entusiasta gruppo di studio, ha posto mano alla rivisitazione della storia di Monteverde, ormai da quindici anni, al fine di ricostruire e proporre l’anagrafe, i costumi, le tasse, l’economia e qualche curiosità della comunità locale fatte di uomini e donne dediti ai mestieri della terra. Dallo studio emergono i valori della famiglia e del lavoro, semi preziosi di tante generazioni e radici robuste di molte nobili famiglie, di casati prestigiosi che, dalla nobiltà per censo dei tempi andati, sono pervenuti alla nobiltà della scienza, della cultura, delle professioni e dell’impegno sociale e politico.
Nulla nasce per caso e sovente la molla che spinge ciascuno di noi in una particolare direzione scatta proprio dalla memoria inconscia, una sorta di DNA spirituale, retaggio inconsapevole di altri impegni in direzioni simili, dei nostri antenati.
Sarà piacevole scorrere le pagine di questi singolari volumi, per ritrovare cognomi, il proprio e l’altrui, indirizzi di strade e vicoli e larghi e piazzette, ricostruendo con autentica gioia il percorso a volte doloroso, a volte anche tragico, di tante famiglie e capire qualcosa di più di se stessi, delle proprie radici umane e culturali, delle tradizioni più singolari della propria città, degli usi e dei costumi ancora vivi e di quelli coperti dalla coltre del tempo.
Mediante questa attenta e scrupolosa indagine condotta sui comuni dell’antica provincia di Principato Ultra, e prim’ancora delle Terre di Bari, in cui ricadde Monteverde, potremo tutti quasi rivedere luoghi e fatti e persone di alcuni secoli fa, i luoghi mutati, alcuni miracolosamente sfuggiti alla modernizzazione, i fatti sepolti dal tempo. E’ una miscellanea che, al termine di ciascun volume della collana, riporta l’affascinante raccolta di aneddoti e curiosità sulle famiglie, con l’età e le attività dei componenti, i matrimoni ed i lutti, i successi e le sfortune di essi e della nostra amata provincia, intesa come territorio di singolare ricchezza e straordinaria bellezza paesaggistica, che non può, non deve soggiacere all’ingiuria del tempo e all’incuria degli uomini.
Una realtà umana e un sodalizio di cervelli e di spiriti, ricchi e vitali, che vanno tutelati nella loro complessità e identità, per essere proposti fuori dai confini di Monteverde e della Regione Campania.
Tutti i capifamiglia che seguono abitano in una casa sita nel territorio di Monteverde. Coloro che in particolare hanno casa in un luogo che già possiede nome, sono chiaramente indicati come abitanti al Castello, Sottocastello, al Casale, alla Fontana, S.Nicola, Al Carmine, Murata, etc., dove alcuni, di rado, possiedono anche l’orto.
Per tutti gli altri fa fede il territorio di Monteverde, senza specifica del luogo. Idem per il possedimento di terre, o vigne, nei luoghi precisati di Fontana, Fontanafredda, Levanghe, S.Angelo Vecchio, S.Zaccaria, Cerreta, Canale, Canali, etc. che sono identificati come luoghi di lavoro e di possedimento del bene fondiario, più o meno distante dal centro abitato, situato intorno, anzi, sotto le mura del castello propriamente detto….

Description

LA MONTEVERDE NASCOSTA VERA E DIMENTICATA DALLA STORIA

Ricca, nell’Istoria dei Feudi delle Due Sicilie, scrive testualmente: – La città di Monteverde si possedeva dalla famiglia Orsino o de Ursinis fin dal secolo XV, siccome dimostreremo nell’Istoria del feudo di Gravina in provincia di Bari. Ferrante Orsino, Duca di Gravina, divenne ribelle all’Imperatore Carlo V, che nell’anno 1528 donò Monteverde ed altri castelli dell’Orsino a Filiberto de Chalon, Principe di Orange e Vicerè di Napoli.
Quest’ultimo morì senza legittimi eredi ne’ feudi, talchè il medesimo Imperatore nel 1532 donò ad Onorato Grimaldo, Signore di Monaco, le città di Campagna col titolo di Marchese, Canosa e Monteverde, e le terre di Terlizzi, Castelgaragnone e Ripacandida. Di Onorato Grimaldo fu figliuolo primogenito Carlo, cui succede nel 1590 il fratello Ercole, ed a questo il figlio Onorato 2° nell’anno 1604, siccome diffusamente diremo nell’istoria del feudo di Campagna posto nella provincia di Principato Citra.
Il mentovato Onorato 2°, principe di Monaco e Marchese di Campagna, perdè i detti feudi donati all’avo Onorato 1°, poichè egli non aveva osservato il patto convenuto nella medesima donazione, di dover cioè i Pricipi di Monaco esser fedeli ai Sovrani di Napoli. Laonde il Re Carlo II di Spagna con privilegio spedito dalla città di Toledo a’29 di aprile del 1698 vendè a Michele Sangermano, Dottor di leggi, la città di Monteverde nel prezzo di ducati 8500.Michele Sangermano morì in Monteverde il 5 maggio del 1729, e fu dichiarato erede de’ suoi beni feudali il figliuolo Giovan Battista con decreto di preambolo emanato dalla Gran Corte della Vicaria a’ 19 di luglio dell’anno medesimo. Da Giovan Battista Sangermano nacque Emmanuella, che soddisfece alla regia Corte il rilievo del feudo di Monteverde, essendo il padre trapassato nel 27 di settembre del 1745. La medesima Emmanuella sostenne una lite nel Tribunale del Sacro Regio Consiglio con Michele Sangermano 2°, cugino di lei, intorno alla spettanza della città di Monteverde. I litiganti vennero poscia a transazione, con la quale Emmanuella cedè a Michele 2° il feudo in contesa; a tale transazione venne approvata dalla Gran Corte della Vicaria con decreto del 21 giugno 1785. E qui vogliamo aggiungere che il predetto Michele 2° conseguì nel regio cedolario l’ultima intestazione della città di Monteverde a’19 di luglio dell’anno medesimo.6
Il Vescovo di Nusco, Mons. Benedetto Giacinto Sangermano, per non subire le turbolenze capitolari, si rifugiò, in Monteverde, presso il fratello Michele Sangermano, che era detto clerico coniugato coniugato, non dimenticando la Chiesa di Nusco, a cui legò 600 ducati, per l’acquisto di sei candelieri d’argento. Nel 1707 si stabilirono nel Regno di Napoli gli Austiaci, che produssero, per il cambio di regime durato 27 anni, altre violenze e intolleranze. Michele Sangermano, privo del fratello Vescovo, mirò a conservare le prerogative di dominio su Monteverde, indebolita da nuovi contrasti. Volendo riabilitare la figura di Michele Sangermano e della sua famiglia, Vito Buglione ha scritto: – Nella storia d’Italia, quando parlasi dei Baroni del Regno, senza altra qualificazione, intendesi sempre di discorrere dei feudatari del re e dei grandi vassali del Regno di Napoli. Quindi, nel 1695, dai privilegi e dagli atti notarili d’investitura e d’immissione in possesso, il signore di Monteverde vien fregiato pure col titolo di Barone, trasmissibile ai nati della stessa stirpe e di entrambi i sessi.
In tal guisa bene si esprimeva chi dettò la lapide fossale, esistente nel centro della cattedrale di Monteverde, facendo scolpire.
Questo tumulo, costruito dal primogenito Giovanni Battista, conserva le ossa dei fratelli Michele Sangermano e Benedetto Giacinto, Vescovo di Nusco, oriundo di Torano, e conserverà le ossa della moglie Geronima Valva, nonchè di tutti gli altri nati dalla medesima stirpe. Anno del Signore 1774».7

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Bascetta

Editore

ABE Napoli

Recensioni

2 reviews for MONTEVERDE NEL 1752

  1. Valutato 5 su 5

    Arturo Bascetta

    Le classi sociali del secolo successivo: il 1800

    Divenuto Monteverde dipendente dal Mandamento di Aquilonia, nel 1809, la Commissione feudale (il 24 novembre e il 12 febbraio 1810) emana due sentenze per la lite sorta tra Michele Sangermano II e il comune di Monteverde per gli usi civici del bosco Siricciardi per il pagamento del terraggio. Cominciano così le dispute tra feudatario e comune che dureranno per molti anni ancora. In questi anni il comune si avvia a sostituirsi prima e a sciogliersi poi dal vincolo feudale in materie di opere pubbliche, grazie anche alla collaborazione delle forze di polizia (nel 1816 la Guardia Nazionale era tenuta dal capitano Gaetano Gorbo) che sedano le piccole rivolte. Iniziano così quei lavori che ritroviamo anche in altri comuni, voluti dal governo napoleonico dopo la legge eversiva della feudalità. Ecco lo stato delle acque, il perfezionamento delle elezioni comunali e dei decurioni eletti (assessori), la costruzione, nel 1818, del nuovo camposanto; intanto non si placa la disputa intorno ai demani comunali e alle usurpazioni di un terrreno. Negli anni che vanno al 1830 abbiamo la massima operatività dell’amministrazione comunale con opere diverse, l’inserimento del nuovo personale alle dipendenze del municipio, degli accordi sottoscritti con la chiesa, il restauro della fontana, le liti con l’arciprete, un ameno documento sui venditori privilegiati, la causa con Di Lorenzo e Baldacchino. Non mancano modesti tumulti con bestemmie contro il re all’arrivo dell’Unità d’Italia del 1861, al punto che la prima denuncia per sommossa se la becca Angelo Capobianco e, nel 1863, abbiamo notizia addirittura di scioglimento del connsiglio comunale.
    Ormai il comune sta diventando una cittadina modello.
    Ha un nuovo impiegato (Bolletti), un nuovo segretario, una nuova maestra… ma ecco spuntare all’orizzonte una nuova condanna, stavolta per Nicola Mastrulli, accusato di sommossa contro lo Stato.
    Abbiamo qualche notizie del calzolaio Giuseppe Bocchetti fu Angelo, Calzolaio
    Già immediatamente dopo la seconda metà del 1800 abbiamo notizia della classe più agiata alla quale appartenevano sicuramente i possidenti Raffaele Gervasio di Michele e Antonio Gervasio fu Luigi, i proprietari Giuseppe e Michelantonio Capobianco fu Michelantonio e i farmacisti, il cavalier Angelo Capobianco e Pasquale Mastrilli fu Angelo.
    Sappiamo poi del primo calzolaio ufficiale, Giuseppe Bocchetti fu Angelo e del pizzicagnolo Angelo Maria Spirito di Francesco Saverio, come risulta dalla Lista Generale della Camera di Commercio ed Arti di Avellino degli Elettori Commerciali della Provincia per la parziale rinnovazione della Camera nel biennio 1884-1885.
    Piccoli dettagli che non ostacolano le imprese del comune alle prese con la toponomastica cittadina, coi i difficili conti, le questioni col monte frumentario, la sistemazione delle strade, la transazione Gogliormella.
    La classe più in vista di fine secolo appare quella dei medici. Sappiamo di Domenico Vella di Luigi, medico laureato presso la Regia Università di Napoli il 15 luglio 1846, di Angelo Mastrilli di Gaetano, chirurgo laureato presso la Regia Università di Napoli il 16 ottobre 1829, Giacomo Vella di Michele, medico laureato presso la Regia Università di Napoli il 17 novembre 1877, Angelo Cristiani di Gaetano, farmacista con cedola del 3 marzo 1860 e declarata dalla Regia Università di Napoli il 29 gennaio 1875, Antonio Capobianco di Giuseppe, farmacista con cedola del 18 dicembre 1867 e declarata dalla Regia Università di Napoli, Pasquale Mastrilli di Angelo, farmacista con cedola del 13 febbraio del 1874 e declarata dalla Regia Università di Napoli il 27 agosto 1875, Donato Cervino Donato di Paolo, flebotomo con cedola del 14 maggio 1872 e declarata dalla Regia Università di Napoli.
    Anche la chiesa era cambiata in tutti questi anni. La sede vescovile di Barletta da cui dipendevano Monteverde, Canne e Nazareth, fu soppressa. Nemmeno la cattedrale e il castello erano ancora lì, gravemente danneggiati dall’ultimo terremoto insieme a 50 case. Fortunatamente le vittime furono poche,ma i danni non terminano quì se è vero che pochi mesi dopo franò un’intera collina, quella dei Lavagna. Intanto il numero degli abitanti era cresciuto considerevolmente passando a 2317 anime nel 1881, mantenendosi stabile, nonostante l’emigrazione, per tutto il secolo successivo, fino allla seconda guerra mondiale.
    Monteverde arriva alla fine del 1800, diciamo intorno al 1890, con tanta voglia di riscattarsi, inconsapevole poi della futura piaga dell’emigrazione, producendo e lavorando cereali e alberi di faggio che prendevano la via di Melfi per la provinciale. All’epoca era sindaco Carlo Vella, mentre la carica di segretario comunale era ricoperta da Angelo Capobianco; quella di esattore spettava invece ad Angelo Buttiglione. Due gli assessori: Giovanni Capobianco e Daniele Amorosi. Presidente della Congrega di carità era il dottor Angelo Vella. Molto fervente l’opera monastica nella cittadina con don Giuseppe Amorosi a capo di una sfilata di chierici: Nicola Ricciardi, Michele Cristiani, Domenico Capobianco, Michele Corbo, Michele Capobianco, Luigi e Leopoldo Vella, Gaetano Mastrilli, Antonio Buglione, Giovanni Angelani, Antonio Gervasio, Michele Buglione e Leonardi Roberto. Per le opere pie provvedeva il monte frumentario.
    Alle liti ci pensava il conciliatore Daniele Amorosi.
    Una cittadella modello insomma con 5 scuole elementari e 105 alunni al seguito di tre maestri: Giovanni Berardi, Michele Fasano e Raffaella Mancini. Oltre al medico-chirurgo
    condottato, dottor Andrea Vella, vi erano diversi altri laureati che esrcitavano la professione: Giuseppe Mamini agrimensore, Emilio Capobianco avvocato, il cavalier Antonio Capobianco farmacista, come i colleghi Pasquale Mastrilli e Angelo Cristiani, il medico Giacomo Vella e la levatrice Rosa De Feo.
    Ma anche i contadini si erano fatti pi furbi: il terreno lo misuravano in tomoli da 1201 passi quadrati da 7 palmi. A viandanti e viaggiatori ci pensava Francesco De Lorenzo, che faceva l’albergatore e teneva pure una trattoria. Piccole osterie erano invece quelle di Maria Luigia Pelosi, Michele Perna, Micheleantonio Gizzi e Michele Lettieri. Alla barba dei signori provvedeva Generoso Laudisi, barbiere della domenica contadina, mentre per un buon caffè bisognava andare da Antonio Spirito e Filomena Clemente. Facevano pochi affari i calzolai, in numero di appena tre (Giuseppe e Gaetano Bocchetti, Raffaele Mancini), come stentavano l’unico fabbro ferraio Francesco Saverio Spirito e i due falegnami Giovanni e Basilio De Lorenzo. I fratelli Bocchetti, come Angelo Maria Spirito, vendevano anche il cuoio; Antonio Spirito e Leopoldo Capobianco si occupavano invece di generi diversi e per avere un litro d’olio te lo misuravano con lo staio, ossia 2 caraffelle e mezza da 22 once, equivalenti a 1,235 chilogrammi. Bisognava capirne per farne le spesa, altrimenti erano fregature serie. Ma tanto chi lo comprava l’olio se non i signori? Le donne del borgo lo prendevano direttamente dai contadini e, per il pane, provvedevano in uno dei vari forni di panettieri Michele Padulo, Pasquale Roberti e Michele, Domenico e Antonio Perna. Per un pezzo di stoffa bisognava andare da Nicola Nigro che faceva anche il sarto, come Giuseppe Capobianco e Michele Spirito. Per un po’ di tabacco buono non restava di andare da Domenico Vella oppure accontentarsi delle foglie prese in campagna.
    Tempi semplici quelli di fine secolo scorso. Sembra di vederli tutti i personaggi, come in un film, a cominciare dal direttore della Posta, Pasquale Mancini. Erano i tempi in cui si votava per il professor Errico De Renzi e per il barone Ottavio Anziani, eletti nella circoscrizione di Ariano di Puglia del II collegio della provincia di Avellino. Allora Monteverde era considerato circondario di Sant’Angelo Dei Lombardi del mandamento di Aquilonia e contava 2195 abitanti….

  2. Valutato 5 su 5

    Arturo Bascetta

    Gli uomini di valore da ricordare

    In questi due secoli sono sicuramente diversi gli uomini illustri che il Monteverde ricorda, mentre la vita che il paese menava era sempre la stessa. Ricorda F.Spirito, nelle sue tradizioni, una scena domestica nel breve canto che ben racchiude la vita di quel tempo:
    Maria Lavava,
    Giuseppe spanneva,
    Lu figli chiangeva.
    -Nu chiangi cchiù, figli,
    Mo venghi e ti pigli.
    Ti ronghi la zizza
    Ti torni a corcà

    Nonostante ciò, il paese era per qualche verso cresciuto. Monteverde aveva dato al mondo anche diverse intelligenze, da Benedetto Sangermano vescovo di Nusco, a monsignor Rossi vescovo di Venosa, a Domenico Piazza cardinale nel 1722. Come è il caso di ricordare i militi valorosi delle guerre mondiali.
    C’è Felice Cusmati (1899-1918) fra i decorati. Di origini contadine, era nato da Michele e Maria Pagnotta il 14 marzo 1899. Caporalmaggiore nel 39° Fanteria, morì combattendo nella località “La Costa” a Selva di Volpago il 20 giugno 1918 in seguito ad una ferita alla testa.
    Arduino Capobianco (1899-1918) fu invece Medaglia d’Argento. Impiegato statale, nato da Antonio e Teresina Vella il 26 febbraio 1899. Fu tenente nel 60° Fanteria. “Ferito non si allontanava dal reparto, e a coloro che benevolmente e fraternemente insistevano perchè si recasse al posto di medicazione, rispondeva non essere quello il momento di ritirarsi dalla lotta” (dal Val S. Lorenzo, 2-3 luglio 1918).
    Ettore Freda (1887-1917) fu Medaglia di Bronzo. Maestro elementare e poi tenente del 129° Fanteria, era nato da Michelangelo e Maria Giuseppe Vella il 13 luglio 1887; morì a Hudi Long il 24-26 maggio 1917.
    Anche Rocco Cufari (n.1897) fu decorato. Ferroviere, nato da Francesco e Filomena Spirito il 19 marzo 1897, fu soldato nel 3¡ Fanteria. Ferito all’emitorace destro con perdita di costole, fu decorato.
    Idem per Giuseppe Vella (1894-1917).Alunno di cancelleria, era nato il 22 gennaio 1894 da Angelo e Bice Capobianco. Sottotenente nel 253° Fanteria, morì a Ca’ d’Anna il 20 dicembre 1917 colpito da un proiettile.
    Medaglia d’Argento fu invece Giuseppe Fratello (1889-1918). Sarto, era nato da Giovanni e Raffaela Cicatella il 23 novembre 1889, fu sargente nel 9¡ Bersagliere. “Superbo per ardimento, si slanciava con un nucleo di bersagliere fin sotto le batterie austriache, sgominandone gli artiglieri e impadronendosi del materiale”. Fontigno 27 ottobre 1918…

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Editorial Review

Il nutrito volume sull'antica Monteverde

 

 

Presentazione

Capitolo I
Il feudo di Monteverde nelle pergamene di Bari
L’origine di una Monteverde presso il fiume Sarno

1. Il feudo di Montis Viridi attuale Monteverde
2. Il Pontifex antipapa a Bella di Ercolano e non a Mercogliano
3. Corninum e Montis Viridi paesi della Toscana?
4. S.Agnese dell’Episcopio di Montisviridis presso Sarno (1177)
5. I feudatari della nostra Monteverde in successione
note capitolo

Capitolo II
La stretta relazione con l’arcidiocesi di Conza
Le città dell’Alta Irpinia dipendono da Salerno

1. Il vescovo di Monteverde della provincia conzana a Palermo
2. Medania cognato del nuovo Re Tancredi (1189-1193)
3. Enrico VI Re contro Re Tancredi (1191) che perde Capua
4. Enrico occupa Salerno e vi lascia Costanza, Avellinesi in fuga
5. Conte Ruggiero di Avellino in fuga dai Balbano di Re Enrico
6. Avellinesi scappano: Guglielmo Svevo Principe e Duca (1194)
7. Conza al prelato-domino Pantaleone inviato di Federico II
8. Una Provincia inglese del Comitato del Giustiziariato?
9. La Provincia di Conza: 50 feudi soggetti all’arcivescovo
10. Balbano da Apice a Calabritto, poi Conte a Conza (1222-35)
11. Laviano Conti di Conza (1239), Giacomo arcivescovo (1263)
12. Un Principato che finisce a Melfi e Lagopesole (1242)
13. Le successioni feudali di Monteverde fino al 1600
note capitolo

Appendice Documentaria I
Le famiglie di Monteverde nel 1752
I. Frontespizio
II. Rubrica Cittadini capifamiglia, riportati in ordine di nome: lettera A- Z.
III. Rubrica Vedove
IV. Rubrica Ecclesiastici [Sacerdoti] Secolari cittadini
V. Rubrica Forestieri Abitanti Laici
VI. Rubrica Forestieri non Abitanti Laici
VII. Rubrica Chiese, Cappelle e Luoghi pij
VIII.Rubrica Consiglieri eletti deputati alla compilazione del Catasto

Appendice Documentaria II
Una Monteverde fra 1800 e 1900 più vicina a noi

1. Le classi sociali del secolo dopo: alla fine del 1800
2.Gli uomini di valore da ricordare
3.Il nuovo stemma civico
4. Dulcis in fundo: la curiosità
5. Il brigantaggio post-unitario
6. Il documento di Bourelly
7. Conflitti mondiali