45. ABUSI E DISABILITà IN ETà MODERNA: INDAGINE SUGLI EMARGINATI DEL REGNO DI NAPOLI isbn 9788872973844

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per far crescere i diritti
e dar valore ai colori della vita

Colma un vuoto questo libro. Un vuoto di conoscenze su come è stata considerata e vissuta la disabilità in epoche passate. Le persone con menomazioni fisiche e mentali sono state per lunghissimo tempo marginalizzate dalla società, considerate quasi “non esistenti”. Rientravano nel calderone delle difficoltà fisiche o sociali, con i poveri, gli storpi, i vagabondi, i folli, tutti mescolati in un insieme globale e confuso. Nessuna investigazione analitica, nessuna documentazione specifica ci resta.
Il primo riconoscimento che la ricerca merita va dato quindi alla pazienza dell’autore che quasi con una lente da entomologo ha ricercato le tracce di ciò che in epoche passate non era oggetto di studio, intrecciando sapientemente varie tipologie di fonti.
In mancanza di documentazioni e testimonianze storiche specifiche soccorrono anche testi letterari, lettere, dipinti. Viene evocato alla nostra memoria Tersite, brutto, deforme e disprezzato, disabile certamente, ma pur protagonista dell’Iliade omerica. O il quadro famoso “La parabola dei ciechi”, di Bruegel il vecchio, con il corteo di storpi che sembra destinato a precipitare in un orrido abisso. Ma il lavoro certosino compiuto da Raffaele Sabatino, convalidato da una ricchissima bibliografia, ci fa conoscere tantissime esperienze molto poco conosciute con cui le società del passato hanno “rinchiuso” i portatori di disabilità. Sappiamo così, per citare solo alcuni riferimenti, degli Ospedali dei poveri, della Ruota dell’Annunziata a Napoli o degli “Incurabili” (il termine dice tutto!) sia a Napoli che a Milano, o la vicenda del “grande internamento”. Ma anche ci sorprendono i riferimenti ad alcuni personaggi famosi di cui vengono evidenziati atteggiamenti quanto meno da definire borderline. Ad esempio, lo zar Pietro il grande, apprezzato per aver modernizzato con vigore la Russia agli inizi del sec. XVIII, ma autore anche di comportamenti ed atti sconvolgenti che sono da alcuni studiosi attribuiti a tratti patologici fisici e psichici.
Tutto descritto con minuziosità scientifica, ma anche con partecipazione emotiva, cosicché ci immergiamo in alcune realtà vivendole empaticamente anche da lettori. E anche questo è un valore aggiunto del libro.
È solo a partire dall’epoca illuministica – ci dice Raffaele Sabatino – che inizia una maggiore sensibilità verso il tema della disabilità, che non si traduce ancora in forme di inclusione, ma quanto meno di assistenza. Lo spartiacque teorico è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: ”Tutti gli uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei diritti” (1789). Grazie al nuovo clima culturale e ai progressi della scienza i soggetti di diversa abilità iniziano ad essere oggetto di studio e ci si comincia a porre il problema di come inserirli nella società. Nel binomio esclusione/inclusione il pendolo sembra finalmente pendere verso il secondo termine.
E oggi? La domanda sembra scorrere sottesa tra i vari capitoli. Anche se analizzare l’oggi non è tra le finalità della ricerca, la partecipazione emotiva che innerva l’argomentazione ci spinge ad interrogarci su come stiamo oggi riguardo all’oscillazione esclusione/inclusione delle persone con disabilità. Spostandoci in avanti rispetto ai confini storici in cui si muove lo studio, possiamo considerare come nuovo spartiacque la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006), il cui art.1 recita: “Scopo della presente Convenzione è promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”.
Molti stati stanno adeguando le normative ai principi della Convenzione. Molti passi avanti sono stati fatti, negli aspetti giuridici e legislativi, e anche nel senso comune, negli atteggiamenti culturali, pur se nella pratica della vita quotidiana a volte sembrano prevalere atteggiamenti di commiserazione o richiesta di assistenzialismo piuttosto che riconoscimento dei diritti.
Bisogna diffondere conoscenze per abbattere i pregiudizi. Conoscere, far conoscere, è fondamentale per trasformare. Se ne siamo convinti, questo libro, queste pagine, che ci fanno conoscere tanto del passato, sono una porta aperta – è questo l’augurio per l’autore – che schiude la strada per “un futuro più equo e solidale per tutti”.

Roberta Calbi
Presidente dell’Aps “Vita attiva” – Napoli

Description

handicap, si nascondevano per vergogna, Bascetta pubblica il libro shock di Sabatino

Napoli – abusi e disabilità in età moderna, indagine sugli emarginati del regno di napoli è il titolo del libro di Raffaele Sabatino pubblicato in questi giorni dalla casa editrice ABE di Arturo Bascetta. «Colma un vuoto questo libro. Un vuoto di conoscenze su come è stata considerata e vissuta la disabilità in epoche passate. Le persone con menomazioni fisiche e mentali sono state per lunghissimo tempo marginalizzate dalla società, considerate quasi “non esistenti”. Rientravano nel calderone delle difficoltà fisiche o sociali, con i poveri, gli storpi, i vagabondi, i folli, tutti mescolati in un insieme globale e confuso. Nessuna investigazione analitica, nessuna documentazione specifica ci resta». L’elogio al giovane studioso irpino viene dalla dottoressa Roberta Calbi, presidente dell’Aps “Vita attiva” di Napoli, che ha curato la presentazione al volume. «Il primo riconoscimento che la ricerca merita va dato quindi alla pazienza dell’autore che quasi con una lente da entomologo ha ricercato le tracce di ciò che in epoche passate non era oggetto di studio, intrecciando sapientemente varie tipologie di fonti». L’autore, aggiunge l’editore Bascetta, ha messo in rilievo le trasformazioni culturali e istituzionali, analizzando l’emergere di approcci migliori nei confronti del ‘disabile’, e ha fatto riferimento ad alcuni eventi storici e all’evoluzione della medicina, fenomeni che hanno portato a una maggiore comprensione e accettazione della diversità. L’analisi si conclude con una riflessione sulle sfide attuali e future, sottolineando la necessità di continuare a combattere le forme di esclusione in modo da garantire a tutte le persone affette da diverse abilità il diritto a un’esistenza dignitosa e inclusiva. La casa editrice ABE si conferma leader nel settore della storiografia, specie quella del Regno di Napoli, in tutte le sfaccettature. Questo nuovo volume, l’oltre millesimo pubblicato dall’editore presente specie su Napoli, Avellino e Benevevento, rappresenta un nuovo salto di qualità, che segue quello appena incassato proprio da Roberta Calbi e da Virgilio Iandiorio pe ril volume dedicato al maestro Otello Calbi che hanno firmato a quattro mani il testo sottotitolato «Rapsodia libera di un seminatore di note», un altro aspetto della storia, stavolta musicale, di un autore internazionale.

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Editorial Review

presentazione

per far crescere i diritti e dar valore ai colori della vita

 

 

Colma un vuoto questo libro. Un vuoto di conoscenze su come è stata considerata e vissuta la disabilità in epoche passate. Le persone con menomazioni fisiche e mentali sono state per lunghissimo tempo marginalizzate dalla società, considerate quasi “non esistenti”. Rientravano nel calderone delle difficoltà fisiche o sociali, con i poveri, gli storpi, i vagabondi, i folli, tutti mescolati in un insieme globale e confuso. Nessuna investigazione analitica, nessuna documentazione specifica ci resta.
Il primo riconoscimento che la ricerca merita va dato quindi alla pazienza dell’autore che quasi con una lente da entomologo ha ricercato le tracce di ciò che in epoche passate non era oggetto di studio, intrecciando sapientemente varie tipologie di fonti.
In mancanza di documentazioni e testimonianze storiche specifiche soccorrono anche testi letterari, lettere, dipinti. Viene evocato alla nostra memoria Tersite, brutto, deforme e disprezzato, disabile certamente, ma pur protagonista dell’Iliade omerica. O il quadro famoso “La parabola dei ciechi”, di Bruegel il vecchio, con il corteo di storpi che sembra destinato a precipitare in un orrido abisso. Ma il lavoro certosino compiuto da Raffaele Sabatino, convalidato da una ricchissima bibliografia, ci fa conoscere tantissime esperienze molto poco conosciute con cui le società del passato hanno “rinchiuso” i portatori di disabilità. Sappiamo così, per citare solo alcuni riferimenti, degli Ospedali dei poveri, della Ruota dell’Annunziata a Napoli o degli “Incurabili” (il termine dice tutto!) sia a Napoli che a Milano, o la vicenda del “grande internamento”. Ma anche ci sorprendono i riferimenti ad alcuni personaggi famosi di cui vengono evidenziati atteggiamenti quanto meno da definire borderline. Ad esempio, lo zar Pietro il grande, apprezzato per aver modernizzato con vigore la Russia agli inizi del sec. XVIII, ma autore anche di comportamenti ed atti sconvolgenti che sono da alcuni studiosi attribuiti a tratti patologici fisici e psichici.
Tutto descritto con minuziosità scientifica, ma anche con partecipazione emotiva, cosicché ci immergiamo in alcune realtà vivendole empaticamente anche da lettori. E anche questo è un valore aggiunto del libro.
È solo a partire dall’epoca illuministica – ci dice Raffaele Sabatino – che inizia una maggiore sensibilità verso il tema della disabilità, che non si traduce ancora in forme di inclusione, ma quanto meno di assistenza. Lo spartiacque teorico è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: ”Tutti gli uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei diritti” (1789). Grazie al nuovo clima culturale e ai progressi della scienza i soggetti di diversa abilità iniziano ad essere oggetto di studio e ci si comincia a porre il problema di come inserirli nella società. Nel binomio esclusione/inclusione il pendolo sembra finalmente pendere verso il secondo termine.
E oggi? La domanda sembra scorrere sottesa tra i vari capitoli. Anche se analizzare l’oggi non è tra le finalità della ricerca, la partecipazione emotiva che innerva l’argomentazione ci spinge ad interrogarci su come stiamo oggi riguardo all’oscillazione esclusione/inclusione delle persone con disabilità. Spostandoci in avanti rispetto ai confini storici in cui si muove lo studio, possiamo considerare come nuovo spartiacque la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006), il cui art.1 recita: “Scopo della presente Convenzione è promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”.
Molti stati stanno adeguando le normative ai principi della Convenzione. Molti passi avanti sono stati fatti, negli aspetti giuridici e legislativi, e anche nel senso comune, negli atteggiamenti culturali, pur se nella pratica della vita quotidiana a volte sembrano prevalere atteggiamenti di commiserazione o richiesta di assistenzialismo piuttosto che riconoscimento dei diritti.
Bisogna diffondere conoscenze per abbattere i pregiudizi. Conoscere, far conoscere, è fondamentale per trasformare. Se ne siamo convinti, questo libro, queste pagine, che ci fanno conoscere tanto del passato, sono una porta aperta – è questo l’augurio per l’autore - che schiude la strada per “un futuro più equo e solidale per tutti”.

Roberta Calbi
Presidente dell’Aps “Vita attiva” - Napoli