Scartoffie Beneventane 3. Cronache e atti notarili nei paesi dell’Appia Antica, l’ex Principato del Fortore e il Ducato dei Borgia: Benevento e Ariano nel 1501

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Notaio-cronista dal 1500 nella Valle di Vitulano

Altri rogiti di notai dell’epoca vi sono negli archivi, come Angelo de Vito di Sanseverino, già presente ai tempi di Ferdinando d’Aragona Re di tutta la Sicilia, al suo 8 anno nel 1510, e al 13° anno nel 1515, quando ormai la situazione politica andava a stabilizzarsi dopo il secondo matrimonio di Ferdinando Il Cattolico con Germaine de Foix, nipote del Re di Francia, che riunì definitivamente i baroni ribelli di partito angioino.103
Ma da studiare sarà soprattutto il notaio Nunzio Cerulo di Vitulano, già presente dal 1555, quando cita il venerabile monastero di Santa Maria de Gripta e il Marchese di Pescara, marito di Vittoria Colonna, che prese la possessione in Napoli di detto Regno di Sicilia nel giorno di S.Caterina, nel novembre dell’anno 1554, in nome di Re Filippo che si insediava nel suo primo anno di Regno. Affascinante il documento in cui il notaio veste i panni del cronista quando, tornato da Nopoli, cominciò il suo mestiere a Vitulano.
Così Cerulo: — Ritornato de Napoli l’ultimo di carnevale me accasai a notaio alli due di jennaro 1555 del medesimo suddetto inventario allo giorno da circa milli todeschi in dì di Santo Crotj vendero.104
La presenza dei 1.000 tedeschi nella Valle di Vitulano, a suo dire, si ebbe per due mesi, da gennaio a febbraio 1555, col al seguito i cavalleggeri albanesi e greci e la fanteria spagnola.
Così: — Fin dì delli febbraio di ogne stuolo si partirono, appresso cavalli leggieri Albanesi e Greci, in fanterie spagniuole, quasi si rustò l’uno, roina perpetua [oppure leggi: per Pascha].105
L’anno dopo, nel 1556, mostra la sua contentezza per il coraggio di Re Filippo II per rimuovere il padre Re Carlo V.
Cerulo: — Nel medesimo anno fu fatto la persecuzione li ladri, quale non fu dal principio del medesimo dì, ne penso sarà cosa ribedibile a chi non la viddi, che li pre’se fu armato lo figlio per rimuovelo cult a … delle cose meravigliose!106
Ovviamente continua a darci notizie locali. Il 28 dicembre 1555 c’è Domino Abbate Blasio Follocoli di Napoli del venerabile monastero di Santa Maria de Gripta ai tempi di Filippo d’Austria Re di Anglia e Francia e suoi regni dall’anno 1554, che è il primissimo di suo regno, riferendo anche di fatti legati al ciclo dell’anno e della vita dal sapore magico. Il 9 di aprile dell’anno 1578 dice che la moglie di Bruno Aucone di Foglianisi allo ne venne per una prima partorì tre figli mascoli vivi, ma si duerno essere il tempo si battezzò uno infante nani e dopo morsero tutti tre.107
Scrive poi che l’11, 12 e 13 aprile del 1578 fioccò neve minuta e seccha, e lo quattordici priovette abbascio nelle montagne fioccò poco neve ma fece tanto freddo. Si gelò tutta la Valle della Vite si erano usciti di manera che si rifarcue la polvere di per qua di S.Tocca uomo e nelle rei di non si trovò ma fattosi non l’offesa cosa mai ricordata dalli anziani di sassi ricopertino.
Aggiunge poi che il 27 di giugno 1578 aumentò a tre tornesi la carraffa e il pane a 5 tornesi.
Qualcosa di mistico, insomma, compare sempre nelle sue parole. Non va infatti dimenticato che siamo ai tempi di papa Paolo IV, delle persecuzioni di ebrei e marrani, che l’America è stata scoperta appena da mezzo secolo e che Galileo Galilei ancora doveva nascere.
Altra informazione dalla Valle di Vitulano Cerulo ce la dà sulle siccità estive e il freddo polare invernale di quegli anni.
Così: — Gran seccata poer tre anni e di state e l’inverno, nel quale tempo la fontana del Chiuppo non ci à apparsa né apparì acqua. In conto ne scrivo, e li sta scritti li Casali di li Gisi di asche ra le donne per aqua alle fontane di bascio, e freddo d’inverno e caldo d’estate, lo ferrato ri assai e poco neve.108
Le cronache sporadiche di Cerulo continuano il 12 febbraio nelli anno delli 1583, alla XI indizione, quando fioccò ininterrottamente per oltre quattro giorni e la neve durò un mese, a cui seguì una grandinata infinita ad aprile.
Così: — Il dudeci di febraro fioccò una neve universale grassa, e durò quattro dì e quattro notti e ci ferrò, detta neve, ali 24 del predetto, fioccò sopra poi di un palmo di neve supra durò circa uno mese…
A li 15 di aprile cascorno cose per la soverchia neve e le 6 de marzo grandinò la sera grandini grosse.In alcune parti di coppa la Terra piogge assai li 15 aprile consa non ricordata dagli anziani.109
Il 1585 fu particolarmente un anno seccho con polici. Le pulci non mancavano mai quando c’era assai e siccità delle fontane e tutti andarono al fiume: è giomme e si passò con la pesta per pigliar pesci. Il mese di dicembre, gennaio, febbraio in tutta Terra di Vitulano tre mesi non vi fu una neve, poco e poco durò, né fioccò alla montagna, piovve molto.110
Quello stesso maledetto 1585 viene anche ricordato per un’altra fatalità: la mortalità dei peccerilli.
Non v’è cosa più crudele di veder morire il proprio figlio infante, ma non è neppure immaginabile di poter capire che sono in Vitulano, in quell’anno, furono sterminati 300 bambini.
Il morbo è a noi oscuro, ma potrebbe trattarsi del vaiolo o del morbillo perché parla della presenza di cicciole.
Il notaio dice della mortalità dei peccerilli per le cicciole. Di bambini, per tale evento, cioé per le cicciole assai non ricordati nei tempi ne sono morti assai da circa 300 e più eravi case quasi nulle dove sono stati piccioli vi sono scampati.111
Sempre ad anno 1585, il notaio riferisce che dopo annata secca e polverosa piovette poco solo ali 12 di luglio piovette con alquanti grandini ciaccolse piena di polvere d’inverno e di etsate 9 settembre piovette una buona acqua.112
Un’ultima annotazione riguarda l’abbazia de la Grotta. Il notaio scrive che essendoli mancata acqua, e di cisterna e del puzo, habisognandosi alla fontana del Rione di unum et a la fontana del Fisolone e tutte le fontane picciole assediate, l’arbori in perduta la fronta per la gran secceta.113
Insomma, dopo la grandine, non mancò un’estate così torrida da far perdere le foglie agli alberi e, soprattutto, da alimentare quella maledetta epidemia che sterminò i bambini. E certo non toccà solo a Vitulano quella maledetta mortalità dei peccerilli per le cicciole…

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L’abbazia di S.Maria di Venticano era sul Calore

Qualche mese prima, al foglio 25v del medesimo rogito, il 4/12/1591, Mastro Tiberio de Parisi tratta la Domus col suo orto sita presso la Strada Regiam (quella vecchia per intenderci, sulle sponde del Calore, verso Apice), propre ubi dicitur Santa Maria de Venticano, quella del Rettore Domini Abbate Jacobus de Leo de Castro Altavilla, che era il venerabile abate della Ecclesia Santa Maria Venticani de Petre Fusis, in territorio di Pietradefusi.
Questa sottigliezza dimostra che l’antica abbazia di Venticano fosse in origine sul Calore, ejusdem Stradam Regiam justa bena dicti venerabile Ecclesia. Al foglio 86, il 22 settembre 1592, compare anche Lo Jardino seu Casa Stoppara della Terra di Pietradefusi, sempre presso S.Maria di Venticano e la via pubblica, adiacente anche i beni della venerabile Cappelle corporis JXisti, cioè la Cappella del SS.Corpo di Cristo.
Un testamento del 6 ottobre 1594 è pro Cappella intra Petram propriamente nel luogo ubi dicitur La Cappella. Si parla della Chiesa di S.Maria del Grano con la venerabile Cappella di S.Maria dell’Arco ivi costruita, unitamente ad una Cappella del Rosario nella Chiesa di S.Maria del Piano. Però, una medesima Cappella del SS.Rosario e quella del SS.Corpo di Cristo appaiono anche costruite dentro la venerabile Ecclesia Maggiore dell’Annunziata de ditta Pietra.94
In Petra Fusorum, il 10 settembre 1595, c’è il luogo propre ubi dicitur ad Venticanum dove si incontrano il domino Donato Cardillo, Andrea de Ijeso e Stefano de Ijeso e il magnifico Ascano Cutillo per una vendita alla venerabile chiesa di S.Giovanni de Balneo di Montefusco.95
In Petra Fusorum nel luogo di Li Baneo di Vinticano presso la via Pubblica e il Calore Vallone, c’era la Chiesa di S.Maria Montis Virgine citandosi Lesbia de Carro per il Campo de Spirito seu li Grancitielli. L’atto è del 16 ottobre 1694 datato nella casa del notaio in Montefusco, ma la chiesa pare essere sempre quella precedente fra Calore e via pubblica.96
Poco più di 50 anni dopo del toponimo di S.Maria di Montevergine non v’è traccia, ma ricompare S.Maria in Venticano fra i beni verginiani commissariati dalla commenda dell’Ave Grazia Plena della Casa feudale dell’Annunziata di Napoli. Eppure era lì almeno dal 1572, come risulta dalla campana fusa dall’abate Leo. A compendio della presenza di una sola chiesa rimasta in piedi in Venticano, ricordo infatti un altro atto del 1758, in Dei nomine amen, che fu redatto in die decima secunda mes Ianuariij seste indij vero millesimi septi centesimi quinquagesimi ottavi in Terra Petre Fusis Feudi AGP et prope in loco ubi dicit Venticano. A richiesta fatta in nome e per parte dei Magnifici Ciro Frisella e Silvio Musetta, amministratori dell’Università di Terra della Pietra de’ Fusi, feudo AGP, il notaio della Terra di Torrioni, Donato Leo, il notare Luca Luciano e notare Saverio Luciano ambedue della Terra d’Altavilla tutti, e tre della provincia di Principato Ultra, si portarono nella Terra della Pietra de Fusi e di là nel luogo denominato Venticano. Come scrive Leo ciò avvenne per visionare la campana: essendo saliti su del Campanile dell’unica chiesa ivi sita d’ispezione dell’unica campana ivi sostenuta, e pendente da tre legni, insieme col regio agrimensore notare Nicola Nisco di Santa Agnese, abbiamo con propri occhi veduto nella parte superiore un segno di croce + rilevante sul piano del metallo con verso di lettere ugualmente rilevante con queste parole. Ed infatti cita la scritta che lesse: Santa Maria De Venticano Abbate Iacobo De Leo ed un altro verso inferiore dettante Anno Domini mcccccxxxxxxxii (1572) ed in mezzo d’essa un’immagine di rilievo della Vergine Nostra Signora col Bambino in braccia il quale tiene in una mano un giglio; ed avendo misurata l’altezza di detta campana l’abbiamo ritrovata di palmi uno ed un terzo, e la rotondità del labro, ò bocca della medesima di palmi tre ed un quarto, ed in testimonio del vero.97
Ma la S.Maria di Montevergine con la campana non andrebbe confusa con l’antica Abbazia sul Calore, al confine con Apice, da cui unì il titolo probabilmente dopo la distruzione per il terremoto del 1688, al quale seguì quello del 1694 (come ricorda Napolillo che cita una Relazione anonima, consultata da Salvatore Pescatori e conservata nella Biblioteca Provinciale di Avellino) che procurò alla Terra detta Pietra delli Fusi la morte di circa cento persone.98
Fu questo forse il motivo che fece nascere famiglie di eccelsi muratori, come Guglielmo Consolazio e Carmine Ungaro della Terra di Pietradefusi feudo AGP, ai quali si rivolse il Duca di Monestarace Domenico Perrelli, barone di Chianche, quando nel 1780, volendo ripristinare i molini ubicati sul fiume Sabato, decideva di ricostruire la parata di fabbrica, cioè la palata, ordinando ai due capimastri fabbricatori di utilizzare 3 o 4 calcare di calcite…

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Editorial Review

Melisci e Colella di Apice nei notai di Montefusco

Tutti i documenti successivi sono spesso una piacevole prassi e attestano anche uno scambio commerciale con i paesi vicini.
Due della Terra di Apice, il 10 gennaio 1592, si portano a Petra Fusi. Sono Sabbastianus Colella di Terre Apitj e il chierico Cristoforo Colella.100
Questo mentre altri centri continuano ad essere casali di Montefusco con la possente Parrocchia di S.Petri de Ferrari, citata per esempio come luogo dove testamenta Donato Dente, da cui dipende un non meglio precisato mulino a vento, anzi un territorio ubi dicitur Li Molino ad Ventum, a meno che il luogo dove sta il mulino non si chiami Ventum.93
Come pure il luogo propri ubi dicitur Li SS.Apostoli Petri seu La Cappella de Santa Paolina presso la via pubblica che dimostra come S.Paolina fosse ancora cappella con poche case in tenimento di Montefusco.101
Il 12 giugno 1593, Federico Melisci, per lo sposalizio per mano consignavit dictam Madalenam dicto Berardino un saccone de duie pezze et mezze et una coltra de doje pezze con risto de bambace’ turchine et quattro lenzola de tela de casa, cioè duie de esse con certe turchine l’altro con tente bianche et una altro ad panalj. E ancora 4 cammise muhibre de tela de casa cioè, due de esse con manum de tela rama ed due altre con manicunj de tela casa lavorati alle maniche et in pecto, it quattro tovaglie muhibre de tela della Cava, cioè re de esse lavorate de filo bianco intorno et la tela lavorata de seta gialla e tranciata et carmosina con france intorno, queste se li consegnano per la Erema de lo Piomjppo, it duie altre tovaglie cioè una di essa de tela de casa lavorata de cente tre huie et l’altra de tela della Cava lavorata con centa de seta tomasca con francie de filo biancho et seta intorno, it una coscino de tela della Cava lavorato con tente intorno. E poi uno Tocchatu de tela della Cava lavorato de seta gialla e ranciata. It uno paro de tovaglie scote de tela de casa fatte ad chianelle et lavorat de bambace turchina, it due mesali ut un’altra tovaglia di tela de cava lavorata con certe bianche.
Questi si consegnano citandosi persone di Petra de Fus, fra cui Maddalena Melisci e Berardino Conte. La donazione, et libres 305, in vista del matrimonio, non è come accade solitamente per Apice, con la gonnella di saia imperiale, però il corredo da fornire, contrariamente a quanto accade nei casali intorno Montefusco (dove l’obbligazione del corredo per due anni ad uso della Montagna di Montefusco), in questo caso è ad ana quattro justa usorum Terre Pietre Fusoru
Sempre del 1594 è il Reverendo fratello Domenico Diomede, or nei Sancte Mariae Montis Virgini de Monte, cioé monaco di Montevergine, procuratore in Pietradefusi per Oratio de Stefano.
Il 6 ottobre 1594, il Reverendo Domino Cesare Garamellus de Turris Montis Fuscoli, cioè di Torre Le Nocelle, viene attestato come Abate curatore della Venerabile Ecclesia S.Maria de Platea alla presenza del Domino Geronimo dell’Aquila de Civitatis Beneventi.
Evidentemente lo fa per ricostituire il Domino patrimonio ejus patronato eiusdem Ecclesia S.Maria de Platea, a cui probabilmente finirono i beni di S.Maria de Vinticano à Calore Vallonem currente a pede questa via pubblica che confina anche a demite col Calore e abasio col Calore.102