7. Annuario della canzone napoletana fine ottocento (2 parte) 1889 – 1899 / ISBN 9788872976937

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2 PARTE: NOMI, NOTIZIE INEDITE E SPUNTI

prologo
I.
Piedigrotta 1880
Il rinnovamento:
con l’industria nasce la canzone-attualità

II.
Piedigrotta 1881
Trionfo bis: gli autori Turco-Denza

III.
Piedigrotta 1882
Guerra, telefono e linee ferroviarie
le canzoni-attualità seguono la realtà
– Il debutto di Roberto Bracco
– La strategia di Martino Cafiero: debutta Di Giacomo
– L’ironia di Valente e le sue prime affermazioni

IV.
Piedigrotta 1883
Il successo negato: ‘A capa femmena di S.Di Giacomo
– La canzone napoletana nella Festa di Piedigrotta

V.
Piedigrotta 1884
Nuove canzoni napoletane
prima dello scoppio del colera
– Il debutto di Enrico De Leva
– Altri brani piedigrotteschi prima della tragedia

VI.
Piedigrotta 1885
Espolde l’interesse del momento
L’abbondanza delle canzoni-attualità

– Il trionfo di Salvatore di Giacomo
– Da Marechiaro/Era de maggio:successi senza tempo
– La canzone napoletana nella Festa di Piedigrotta

VII.
Piedigrotta 1886
I personaggi del momento:
Vincenzo Valente s’inventa la Mattinata

– Ferdinando Russo debutta e vince
il I° rudimentale concorso di canzoni napoletane
– Il boom: Di Giacomo e il successo di Oilì Oilà

VIII.
Piedigrotta 1887
Il ritorno agli eventi: la Festa di Piedigrotta

– S’afferma ‘A retirata di Salvatore Di Giacomo
– Roberto Bracco firma Comme te voglio amà
– Due artisti sconosciuti cantano Scetate e Munasterio
– La canzone napoletana nella Festa di Piedigrotta

IX.
Piedigrotta 1888
Il boom della canzone napoletana
e la nascita della Periodica

– Salvatore Di Giacomo diventa il numero uno
– I ladri di bambini di Ferdinando Russo

X.
Piedigrotta 1889
Emilia Persico trionfa
e arriva: ‘E bersagliere

– L’affermazione di E.De Leva con Vocca ‘e rosa
– Roberto Bracco e M. Costa omaggiano
il Re in visita a Taranto con Tarantì Tarantella
– Canzoni-attualità sulla Missione Scioana
e sulla Ferrovia Cumana

Note sull’Autore
Bibliografia

Description

L’INIZIO DELLA CANZONE DIALETTALE

Nel 1880 la canzone dialettale non è ancora diffusa o, comunque, non ha ancora un suo palcoscenico, per cui la si può ascoltare raramente e soltanto in occasioni ben precise, per esempio durante la festa di Piedigrotta o durante l’esibizione della banda municipale in Villa Nazionale o, ancora, nei teatrini minori dove recitano gli attori dialettali. Questo perché la musica è, in generale, una prerogativa dell’aristocrazia partenopea, nella quale essa identifica l’ornamento e il fondamento della propria identità. Al contrario, la canzone dialettale, è una prerogativa del popolo, che la inventa, la improvvisa e la rende orecchiabile attraverso le esecuzioni durante i festeggiamenti piedigrotteschi. Ovviamente la sua diffusione è circoscritta ai pochi giorni di settembre, durante i quali si festeggiano i miti religiosi napoletani.

La canzone Funiculì funiculà, nata proprio nel 1880, viene considerata la composizione regina dell’industrializzazione e del rinnovamento della canzone dialettale, che inizia ad avviarsi, dunque, effettivamente da questa data. Essa, rispetto a tutte le composizioni dialettali che l’hanno preceduta, presenta un rinnovamento nel testo e nella musica, che la rendono unica ed inimitabile.

Tuttavia non le si può assegnare il primato o il privilegio di essere stata la prima canzone che ha dato il via all’industrializzazione della melodia napoletana, in quanto lo straordinario successo di Te voglio bene assaie, avvenuto circa quarant’anni prima, ha dato una spinta determinante alla primitiva industrializzazione della canzone. All’epoca, Napoli vanta una considerevole tradizione in materia di copisteria e stampa musicale; in città i più antichi impresari di stampe musicali sono Tramer, Cali, Fabbricatore e, soprattutto, Guglielmo Cottrau, figlio di Giuseppe, un nobile francese inviato a Napoli da Napoleone come consigliere di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Nel primo quarto di secolo dell’Ottocento, con l’appoggio di Girard, Guglielmo Cottrau fonda una rivista dal titolo Passatempi Musicali, in cui pubblica canzonette e canti popolari. Per un pregiudizio da aristocratico, però, non assegna il proprio nome alla Casa Editrice Girard, che ha acquistato. Nei suoi locali si riuniscono i musicisti partenopei e quelli stranieri di passaggio; inoltre, pagando un canone annuo al Teatro San Carlo, il più importante teatro lirico del tempo, ne acquista la proprietà di tutte le nuove opere. Alla morte di Guglielmo, nel 1847, la ditta Girard, con un catalogo che conta ben duecentodieci pagine, è la principale casa editrice musicale d’Europa. Gli spartiti di Beethoven, di Thalberg e di Mendelsson, con incisioni di Pasinati e litografìe di Richter, non sfigurano affatto nei confronti della inattaccabile produzione della casa editrice Ricordi di Milano, cui passerà il primato nella seconda metà del secolo.

Con questo testo Antonio Sciotti raddoppia con la collana internazionale sui migliori decenni della canzone napoletana, con una edizione limitata in pochissime copie editata dedicata esclusivamente agli appassionati con le foto delle locandine a colori e di protagonisti dell’epoca. In uscita il primo decennio 1880-1890

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Editorial Review

UN LIBRO CHE RIPERCORRE TUTTE LE TAPPE DELLA MUSICA NAPOLETANA - 2 PARTE

 

La canzone napoletana è il nucleo intorno al quale l’intero studio si è incentrato ponendo al centro l’esclusivo operato di addetti ai lavori, editori, impresari, giornalisti per ricostruire lo straordinario processo evolutivo, dal vicoletto nel quale era relegata alla ribalta internazionale nelle ultime decadi del diciannovesimo secolo. Sono stati meticolosamente setacciati gli anni in esame per restituire un quadro esaustivo storico e sociale con l’ausilio essenziale di documenti di prima mano che hanno schiuso traiettorie imprescindibili nel percorso in analisi. Ogni singolo capitolo è un nitido fotogramma di storie ed eventi che tessono una narrazione documentaristica e argomentativa. In questa tavola del tempo per la quale è stato adoperato il termine di almanacco è stato rilevata ogni traccia del percorso della canzone napoletana, partendo dai suoi primi albori e ripercorrendo il suo tragitto nelle manifestazioni della Piedigrotta, dal 1880 al 1946 e di seguito dei Festival dal 1947 che sancisce quello che viene considerato il secondo rinnovamento della canzone vale a dire quello della Commercializzazione derivante dalle potenzialità del palcoscenico che sostituisce la Piedigrotta.
Il focus sulla canzone-attualità, genere che permette il primo lancio della ancora sconosciuta melodia partenopea erroneamente confusa con la canzone d’occasione e l’identificazione dei misteriosi primi interpreti napoletani e stranieri delle cosiddette canzoni internazionali (quali Voce ‘e notte, Era de maggio, Tu ca nun chiagne, Reginella, Torna a Surriento, ‘O sole mio, Santa Lucia luntana, ‘O marenariello, Palomma ‘e notte, Torna maggio, Maria Marì e altre) compensa un vuoto storico che meritava approfondimenti necessari. Viene tributato, inoltre, un posto d’onore agli investimenti stranieri, quello tedesco risalente al 1911 (Polyphon) e quello americano del 1923 (Santa Lucia), che rivelano non solo la capacità attrattiva della canzone napoletana, ma anche le diatribe derivanti da queste operazioni con rappresaglie da parte degli autori, editori e impresari.
L’ultimo paragrafo funge quasi da intruso rispetto all’excursus temporale in oggetto ed è quello nel quale si accenna brevemente ai primi anni ’90 del Novecento a completamento del quadro storico della canzone napoletana.