41. DIARI DI NAPOLI, IL MANOSCRITTO DI ZAZZERA E MICCO SPADARO (1 Sett – 31 Dic1617) ISBN 9788872973837 (2 PARTE 1617-4 VOLUME)

In offerta!

44,00 32,00


PREMESSA STORICA
DI ARTURO BASCETTA

un generale di cavalleria a milano
il principe di avellino che liberò vercelli
Camillo Caracciolo (1563-1617).

Tutto il 1617, come abbiamo visto anche nella prima parte, gira intorno a due eventi principali. Uno è la sfida all’armata di Venezia, in un certo senso vinta dai Napoletani e festeggiata con il Carnevale dei grandi, la festa ricreta dal Viceré affinché nobili e popolo scendessero a Piazza Mercato tutti mascherati, quasi a suggellare la sconfitta veneta, che è la vera perdita del dominio sul Mare Adriatico. L’altro evento, che compare in questa seconda parte, va a chiudere il ciclio di un altro scontro, che quello con i Francesi e, in particolare con i Savoia, a cui i Napoletani furono chiamati per dare man forte al Toledo governatore spagnolo di Milano. Migliaia di uomini inviati al fronte, fra spagnoli, italiani, ex papalini, svizzeri, corsari, ragusei, turchi, fiamminghi e soprattutto la cavalleria napoletana. Questa era composta dai migliori cavalieri del Regno e da diversi nobili di gran valore, in parte già vittoriosi contro precedenti scontri avvenuti con gli Arabi, i Turchi, i Saraceni, gli Uscocchi, e i Barbari in generale.
Le migliori vittorie riportate in Lombardia, cioè legate alla liberazione di Vercelli dai Savoia, per riconsegnarla a Milano, e da altre fortunose battaglie fra Pavia e Mantova, che ebbero sicuramente non un solo vincitore, ma di certo un comandante di gran valore, quale il generale della cavalleria Camillo Caracciolo, Principe di Avellino.
Il 1617, quindi, passerà agli onori delle cronache non solo per la fine della guerra fra Milano e i Savoia, ma anche per la morte di questo nobile cavaliere, subito dopo la liberazione di Vercelli.
Nel 1563 egli ebbe i natali in Avellino, città vescovile della provincia di Principato Ulteriore del Regno di Napoli, il cui feudo era divenuto di proprietà privata della Casata Caracciolo, distaccandolo dalla precedente sede di Atripalda, rimasta in Ducato, e creando un Principato privato della progenie dei Caracciolo. Ma si può tranquillamente affermare che la Casata fosse padrona di tutti i feudi non solo irpo-sanniti che andavano da Avellino a Melfi, ma anche di quasi tutta la Lucania e la Basilicata, restando centro fondamentale, quello di Brienza, da dove ebbe origine il ceppo.
E’ chiaro che nel Principato di Avellino facevano eccezione i luoghi pii dipendenti dalla antica provincia diocesana di Tocco in Benevento, aggregata a quella arcidiocesi dal 1348, anno della rifondazione anche del reame, inteso come Regno di Napoli.
Ai Principi avellinesi era piaciuto circondarsi di altrettanta nobiltà, fin da quando scelsero di risiedere a Napoli, chiamati dalla gloria militare per servire il Re.1
Erano i tempi in cui Giambattista Manso (1560-1665) Marchese di Chianche e di Bisaccia diveniva amico di Torquato Tasso (1544-1595), estroso presidente dell’Accademia dei Dogliosi, al quale fu dedicato uno dei Dialoghi, precisamente l’ultimo, intitolato appunto Il Manso o vero De L’Amicizia, nel 1592, quaranta anni prima che i Principi Caracciolo scoprissero il celebre scrittore napoletano Gianbattista Basile, autore de Lo Cunto de li Cunti (libro improntato sugli usi e costumi irpini), nominandolo Governatore di Avellino.2
I nuovi capostipiti dei Caracciolo-Rossi, divenuti titolari del feudo di Avellino, vi si insediarono già il 6 maggio 1581, dando vita, a partire dal 25 aprile 1589, alla dinastia dei Principi di Avellino. Nei pressi del Palazzo baronale, da cui erano scomparsi merli e torrette, ponte levatoio, bastioni, corpo di guardia e macchine da guerra, spuntarono verande e belvedere nel Largo dei SS.Pietro e Paolo.3
Alla morte di Marino Caracciolo, lo stato del Principato di Avellino, fu quindi ereditato dal giovane e brillante Don Camillo, signore liberale avviato alla carriera militare cavallerizza a Napoli, ma senza mai vnir meno all’amore per la propria terra. A lui si deve, fra il 1610 e il 1616, il riammodernamento del Palazzo cittadino, ancora oggi Palazzo Caracciolo, e di un Casino di campagna a ridosso dell’antica Chiesa di San Tommaso, con un Parco di piante d’alto fusto, voliere, peschiere e fontane, divenuto riserva naturale con pavoni, cigni, fagiani e cinghiali.4
I feudi irpini dei vari esponenti della famiglia Caracciolo erano diversi e sparsi su un territorio vastissimo, da Casalbore a Torrioni, indi ad Arcella, fatta eccezione per Pianodardine, posseduta dal Marchese Amoretta di Capriglia o della Taverna di Torrette appartenuta ai Carafa di S.Angelo a Scala, a dimostrazione che, nel tempo, gli stati feudali erano andati via via sfaldandosi, a causa di permute, compere e controversie.5
Perfino il piccolo territorio di Torrioni si presentava frazionato quando solo una parte del feudo, quella confiscata ab origine dagli Angioini alla famiglia Del Turco, cioé la Torrioni del signor Camillo descritta nei documenti, restò nelle mani di Don Camillo Caracciolo di Avellino.6
L’unione in una sola provincia del Principato Ultra tocchense dei 29 paesi del Sannio al Principato Ulteriore restò sempre divisa in due distretti diocesani, e quindi nello Stato feudale dei Caracciolo, nacque questo titolo principesco nel territorio centrale, cio è appartenuto alla sola Avellino, pur possedendo, i medesimi Caracciolo-Rossi, la maggior parte dei feudi fino alla Lucania di Brienza.7
Sono proprio i nomi che si rinvengono nei cedolari dell’Archivio di Stato di Napoli in cui si riscontra che la piccola Torrioni era divisa in tre feudi diversi per anni, fra il papa di Benevento, i Caracciolo di Avellino e i Conte di Montefusco (indi i del Tufo e i Piatti che ne unirono 1/3 a Tufo).9
In questi paesi la tassa sull’enfiteutico, spesso riscossa con violenza, prendeva nome di Laudemio, cioè la quartame partem praedj vulgo dictam quarteria loco laudemii sive quinquagesimae, et hoc non sive violentia, ac propria autorità. Tassa a cui era soggetti i cittadini infeudati di Chianche, Bagnara, Petruro e Toccanisi sicuramente e, forse, quella parte di Torrioni in precedenza chiamata Torrione del Signor Camillo Caracciolo di Avellino.10
Erano gli anni in cui dalla prima moglie del Principe Camillo Caracciolo, la Principessa Roberta dei Duchi di Carafa (m.28.8.1603-?), nacque il Principe Marino II (n.9.4.1607), che si ritrovò per matrigne la Contessa Beatrice Orsini di Muro Lucano, trasferitasi e morta in città (m.11.11.1607), e la Principessa Dorotea Acquaviva d’Atri, già Duchessa di Spinazzola.
Sono gli anni in cui la rivolta di Masaniello aveva sviluppato ripercussioni sulla proprietà fondiaria con rivendicazioni che ebbero eco nei feudi della Basilicata, da Atena Lucana e Brienza, da Pietrafesa a Sasso, dove si creò un fronte antifeudale in cui confluirono sia i braccianti che i piccoli proprietari. Non sfociò in guerra civile, ma fu una vera protesta contro il potere amministrativo anche di alcuni Caracciolo, con episodi di lotta contro gli abusi registrati da Melfi a Potenza.
Il figlio di Don Camillo, Marino II, ebbe una vita comunque felice ed agiata, ricca di soddisfazioni, a cominciare dalla nomina a Gran Magistro del 1623, interrotta solo dalla peste del 1656, quando, pur trovandosi a Napoli in quanto Cancelliere del Regno, ordinò che si trasformasse ancora il Palazzo avellinese, stavolta in ospedale, per alleviare le pene dei colpiti dal morbo, delegando al governo dello stato feudale cittadino, cioè a proprio Governatore, il vescovo Pollicini, poi, contagiato anch’egli e, dopo morto, sostituito dall’abate Michele Giustiniani. L’ordine fu quello di impedire l’ingresso ai forestieri, ma la peste si era già diffusa al punto di ridurre il numero degli avellinesi da 4.500 abitanti a 2.000 unità circa.11
Nonostante ciò Francescomarino e Donna Antonia Spìnola Colonna superarono l’era del morbo con grande ‘entusiasmo’, trasferendosi a Napoli e facendo unire in matrimonio (1666) il figlio Marino II con Geronima Pignatelli (1644-1711) , la quale, nel 1688, diede alla luce Marino III. Ereditò Avellino alla morte del padre, nel 1674. Un principino degno di tal nome che possedette titoli feudali e titoli onorifici ereditari ed acquisiti da far invidia a grandi regnanti.12
Marino III (1668-1720) portò il peso dell’eredità a soli sei anni, in un decennale interregno principesco in cui imparò ad amare lo sfarzo napoletano.
Lo storico Bellabona così riferisce: – A Camillo terzo Caracciolo, Principe di Avellino, morto nel 1617, successe il figlio Marino, generato con la prima moglie Roberta Carrafa, figlia del Duca di Madaloni. Marino terzo Caracciolo, Principe di Avellino, benchè per le continue indisposizioni corporali imitar non potè i suoi maggiori con l’esercitarsi in atti militari, illustrò questo caro cielo con le scienze, che in lui tutte perfettamente annidarono; con la magnanimità, liberalità, grandezza e pietà, che in lui rilucevano, nelle qual virtù non pur i suoi avanzò, dai quali, come da originaria radice, discese, ma tutti delle altre nobili ed illustri famiglie, non solo dei nostri, ma dei passati secoli, sì nel tener nella sua Corte a soldo, non solo nobili private persone, ma onorate, di qual titolo si sia, come Giovanni Andrea, Angelo, Flavio Comneno, Principe di Macedonia, il Conte Pompeo Marsilio Colonna, il Conte Majolino Bisaccione, il Conte di Torone, il Marchese Montalbano ed altri, e gli primi dotti, che ai suoi tempi in ogni scienza fossero stati ec. ec. Pigliò due mogli, D. Luisa Aldobrandini, nipote di Clemente VIII S. P. e Sorella di Margherita Duchessa di Parma e di Piacenza, con cui avendo generato alcuni figli, nella tenera età insieme con ella morirono, e D. Francesca d’Avolos d’Aragona, figlia del Marchese del Vasto e di Pescara, con cui generò Carlo Camillo, che, vivente il padre, morì, e D. Antonia, prima Duchessa di Afraola et nora di Mataloni; e, lasciando pregna sua moglie, passò a felice vita li 4 di novembre 1630.13

Sabato Cuttrera
Napoli, 2025


INDICE

premessa storica di sabato cuttrera

un generale di cavalleria a milano
il principe di avellino che liberò vercelli

prologo sul 1617 di tommaso costo

una breve narrazione quasi coeva
nel «memoriale» di tommaso costo

introduzione ai ms del copista «A»
DIARIO DEL SIGNOR FRANCESCO ZAZZERA
IL PRIMO ANNO DEL DUCA DI OSSUNA – MS INTEGRO

introduzione ai ms del copista «B»
le narrazioni DI francesco palermo
L’EDIZIONE TRONCA, MONCA E MODIFICATA

introduzione ai ms del copista «C»
L’ISTORIA DI NAPOLI DELL’ANONIMO
GLI INSERTI TRATTI DAL MANOSCRITTO INEDITO


capitolo viii

festa a palazzo con 12 dame d’argento
e firenze recluta solo bei cavalieri

capitolo ix
«puttane» assassine e dame meretrici
la bolla del papa favorisce gli usurai

capitolo x
BANCHE PRIVATE DATE IN AFFITTO A TERZI
COLLEGIO DEI MEDICI E LEZIONI SU ILLUSTRI
capitolo xi
il principe di montemiletto all’agp
l’economato di taranto agli alderisio

capitolo xii
muore il gran turco, male l’avellino
beato re giacomo della marca c’è il corpo

capitolo vi
1200 soldati contro i savoia e venezia
gesualdo è vescovo, festa per s.giovanni

capitolo vii
imprese eroiche di avellino a pavia
epidemia: stop a carne e merci da grecia

Note Premessa Storica

Note Bibliografiche

l’agp ai tocco, collegio dei medici e lezioni sugli uomini illustri

Muore il gran turco, male l’avellino si prega il beato giacomo della marca

Dicembre comincia con un richiamo ai Capano, la grazia a Francesco d’Ocampo, tornato a lavorare in Vicaria, e i matrimoni in vista fra Levano e Salines per interesse della Banca di Ascanio Longo, e quello fra il consigliere Caravita con la figlia di Moles e Brancia.
Riabilitati Di Costanzo e Lopez dal Collaterale e Montalvo alla Camera, mentre il Vescovo d’Andria viene accusato di aver falsificato un protocollo.
Si fa la Festa della Concezione, con cappella in varie chiese, a partire dal Gesù, e Donna Roberta già si prepara alle donazioni di S.Aniello.
E’ scontro sulla carne col grassiero affittuario Alderisio, il quale manda in galera due chianchieri per aver venduto la merce prima che si decidesse il prezzo, come accadrà per il vino.
Morto il gran Turco, pianto dalle sue tante mogli e figlioli e successo dal fratello; morto il mercante Nardino che lascia l’eredità al Loreto e non ai figli pezzenti.
Ma è Natale e i nobili di corte fanno banchetto con meretrici per volere del Viceré in casa di Cillo del Tufo e poi pranzo dalle monache di San Gaudioso.
Segue la rissa di Santo Stefano durante il ballo in maschera al Palazzo, e per colpa della Capana e della Rota litigarono Francesco Caracciolo e due francesi.
Per fine anno sposano anche due, nipoti entrambi di Casa Cavaniglia, e Fabrizio figlio di Ferrante Dentice con una fanciulla di casa Veole, figlia del dottore che assassinò Antonio Antinoro.
Ma poi tutti a pregare, prima per la febbre alta che ha colpito il Principe di Avellino ormai bloccato moribondo in Piemonte, e poi il giorno 27 sul corpo del beato Giacomo della Marca, scoperto la notte di Natale, quando fu invece coperto con un drappo il crocefisso alla chiesa del Carmine.

SOMMARIETTI VARI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI NELLA SECONDA PARTE DEL 1617

l’agp ai tocco, collegio dei medici e lezioni sugli uomini illustri

L’armata di Napoli che fece tremare Venezia e i Turchi,
Carnevale, si travestono tutti con vivanne cotte e vino
l’Accademia degli Oziosi del Mansi, la spia del Papa,
naufragio della flotta, la lite sui resti di Bona Sforza
1200 soldati a Pavia, epidemia dalla Grecia: niente carne,
il piano dei Savoia per svaligiare la banca di Amalfi.

prologo sul 1617 di pietro giannone
golfo di venezia o adriatico mare?
la paternità sul già «mare superiore»

premessa storica di luca assarino
L’ARMATA CHE FECE TREMARE VENEZIA
I GALEONI DI NAPOLI PADRONI DEL MARE

introduzione ai ms del copista «A»
DIARIO DEL SIGNOR FRANCESCO ZAZZERA
IL PRIMO ANNO DEL DUCA DI OSSUNA – MS INTEGRO

introduzione ai ms del copista «B»
le narrazioni DI francesco palermo
L’EDIZIONE TRONCA, MONCA E MODIFICATA

introduzione ai ms del copista «C»
L’ISTORIA DI NAPOLI DELL’ANONIMO
GLI INSERTI TRATTI DAL MANOSCRITTO INEDITO

capitolo i
e’ già carnevale fra giostre e preti
rovito e saluzzo, i nuovi giudici

capitolo ii
obbligo di sfilare a piazza mercato
E LA POLONIA VUOLE I RESTI DI BONA SFORZA

capitolo iii
LE LITI, L’ACCADEMIA DEGLI OZIOSI
E 1 MILIONE DI DONATIVO PER IL RE

capitolo iv
LA SPIA DEL PAPA: NASCE DONNA ROMITA,
NAUFRAGA LA FLOTTA, PRESO IL PASCIà

capitolo v
OLIO E ZUCCHERO DEPREDATI AI TURCHI
COLPO DEI SAVOIA ALLA BANCA DI AMALFI

capitolo vi
1200 soldati contro i savoia e venezia
gesualdo è vescovo, festa per s.giovanni

capitolo vii
imprese eroiche di avellino a pavia
epidemia: stop a carne e merci da grecia

Description

il 1617 : la bolla del papa e borgia favoriscono gli usurai, puttane, meretrici e dame in bianco e vesti d’argento, banche private date in affitto

IL TESORO DI SAN GENNARO FATTO A VIA DEGLI OREFICI

Agosto si apre con una passeggiata in carrozza a Posillipo. Il Viceré era turbato da una lettera, fatta leggere a tutta la città, con cui gli ambasciatori imperiali offrivano a Venezia la restituzione del bottino napoletano, mentre 2.000 soldati spagnoli sbarcavano a Napoli.
L’ira divina non mancò di prendersela calando sulla città tempesta, tuoni e fulmini che colpirono la cupola del tesoro, quella dell’Arcidiocesi appena ristrutturata, facendo saltare dalle mura solo la croce.
Brutte notizie giungevano da Vercelli per la morte di quindici ufficiali, fra cui Pimentel, Leyva e Mormile, Titta Griffo; salvo Giovanni Bravo.
Il Viceré aumentò feste e commedie, intensificandosi la tresca con Rosinella, e le due nipoti di Cicinella Carafa, però senza far mollare le incursioni dei Napoletani nel Golfo di Venezia, sbarcati a frotte a Trieste, all’incontro con quattro barche armate di Albanesi, ma senza lasciarsi sfuggire il carico d’olio delle due navi verso Ancona, sotto lo sguardo attonito dei veneti, fermi a Capodistria.
Intanto a Napoli i cavalieri si prendevano a coltellate, lasciando D’Afflitto, morto a terra, e Reviglioni, additati come spie dei Savoia e artefici del colpo alla banca di Amalfi, e accusati di aver avvelenato gli acquedotti napoletani.
In molti partono per Firenze, dove è richiesta cavalleria e fanteria dentro e fuori Napoli.
Uno schiavo di Giovanni Simone Polverino accoltella due o tre e anche uno sbirro e il panettiere, finché, preso, è impiccato.
Pietro Caravita diventa Consigliere comunale e fa vendere la Banca dei Longo, dopo la morte del titolare mastrodatti, fratello di Carlo e del giudice Aniello, padre del Marchesino fattosi nobile fra i Longhi di Cosenza.
Festa delle amazzoni a Palazzo: dodici Dame in bianco con le trenette d’oro e manto d’argento; ballano col gancio la Marchesa della Valle e la contessina Riccarda Fabri.
Muore il marinaro di Resina, Teodoro Scopione fa l’avvocato, preso il figlio del pittore nel chiostro di Montecalvario; il capitan Velasco carcerato scappa dalla moglie e due disertori di Milano finiscono impiccati. Pietro Celsi picchia il nipote del Cardinale dentro Roma e si rifugia dal Cardinal Montalto, mentre monsignor Leni si rompe l’altro braccio.
In tutto questo il Viceré gode per lo splendore della custodia d’oro del tesoro fatta dagli orefici all’Arcivescovado, benché osteggiato dal Viceré di Sicilia e dal Cardinal Borgia per le sue ripicche contro Venezia.
Il mese si chiude con uno schiavo del Duca di Grumo impiccatosi e la partenza del Duca di Nocera divenuto vicario generale in Calabria, mentre vengono confinati a Tronto, Manfredonia e Cotrone i reggenti della Vicaria, Lopes, Montalvo e di Costanzo, il quale ebbe giusto il tempo di dire al suo Vincenzo di far incetta di soldi e materassi da portare a Civitella del Tronto: la sua prigione.

«puttane» assassine e dame meretrici
la bolla del papa favorisce gli usurai

Si finanziano le monache di Donna Regina, dove si mangia, si beve e… si fa tardi; partono Petrino, Scipione Brancaccio, mentre Giovanbattista Manso si diverte con l’Accademia dove è entrato un vistoso giovane medico, mentre trenta pompose dame aleggiano alla festa di Cillo del Tufo.
Casca Cesare Frezza dalla carrozza, carcerato il dottore Antonio Serra, in tre sfidano il chianchiere del Pennino.
Miozza e la «puttana» Maltese uccidono Don Lucio Coppola in S.Spirito, venendo da casa dell’amato Ciccio Làntaro, poi ucciso anch’egli da un francese, dopo messere diventato cavaliere di Malta.
Nuovi reggenti per il Consiglio della Vicaria: Valenzuola, Rovito, Migliore e Palazzo col fiscale Giovanfrancesco Sanfelice, pronti per la causa dell’odioso abate Mocrone, di Modarna e Masillo de Franchis, assassini come il barone Galeoto; condannato a morte anche Capasso, mentre fu ammazzato Ciommo Ravaschiero per le parole dette al Duca di Sandonato.
Il Duca di Gravina, il Marchese di Campolattaro e il Principe della Riccia si godono la predica di padre Mirto in San Francesco, ma litiga il Duca di Laurenzano col fiscale Camillo della Marra.
Altri uomini partono per Milano e Filizzano è posta al sacco.
A Napoli però c’è la festa di San Gennaro ai Gerolomini, con l’imprevedibile uccisione di Antonio Martinello, da un mese marito della pasticciera alla Vicaria, e l’assassinio del prete di Santa Maria delle Gratie alle Paludi. Come pure finiscono dentro Belluccia e la sorella per aver ferito a morte Titta Seripando barone di Casapuzzano.
Editto del Cardinal Carafa a seguito della bolla papalina: nessuno debitore può più rifugiarsi in chiesa: festeggiano gli affittatori di denaro fra Sant’Antonio del Borgo e San Giovanni à mare.

il principe di montemiletto all’agp
l’economato di taranto agli alderisio

Il Principe di Montemiletto e il Principe di Colle nominati amministratori dell’AGP, fra Corcione, Aniello d’Amato, Ascanio d’Elia, e Iovene, mentre l’economato di Taranto andrà a Mario Alderisio fratello di Cesare: orazioni del padre teatino Francesco Olimpio.
Riabilitazione di Ferrante Ametrano al ritorno dei cavalieri da Roma col contestabile Colonna fermo a Gaeta, fra giudice Martino e Cappellano Saluzzo, dopo la Pace di Milano che ha visto le disciolte truppe sabaude riversarsi contro Venezia per la gioia del Viceré che ha donato alla Marchesella di Campolattaro una famiglia di schiavi, e alla Marchesa di Corleto due pezze di scarlatto.
Compaiono i primi sonetti per celebrare le lodi degli Spagnoli e del Viceré, il quale soffre e si ammala periodicamente, forse di gotta.
Annibale Bianco dei cavalieri di Malta è l’assassino di Fabrizio Puedrico.

BANCHE PRIVATE DATE IN AFFITO A TERZI
collegio dei medicI E Lezioni su illustrI

Nonostante gli screzi col Generale Don Pietro de Leyva, partono le galere in soccorso della flotta a Brindisi, e i 29 galeoni nuovi di zecca, con 30.000 pesate di calce per fabbricare un forte a Ragusa, ma lo troveranno eretto già dai nemici Veneziani.
Intanto il Re eleva Carlo Carafa a Principe, e Ciccio Imparato a Marchese di Spineta, il Marchese di Monteforte esce di galera e l’uditore di Salerno, Primicillo di Pomigliano, finisce ai ferri.
Nuovo consigliere Giovan Andrea de Giorgio, e nuovi giudici, Lanfranco jr e Caviedes, il quale, con Don Ottavio d’Aragona, fa visitare la Vicaria al «gran croce» di casa Mendozza. Il Viceré fa regali alla Contessa di Pacentro e alla Castellana, e dà soldi ai Barnabiti dell’Enstraurita di Portanova, favorendo l’affidamento del consigliere Cesare Alderisio che avalla l’affitto della Banca dei Mondelli data a Pisano, genero di Fabio Romano; Giovanni Caputo è cassiere della Cassa di Foggia al posto di Pasitano.
Non mancano le molestie del Vescovo di Andria al mercante degli Armieri, suo debitore, che se ne fuggì, né le coltellate date dal Principe del Colle, e un mandato per il Duca di Sandonato e Marino Loffredo dichiarati fuorgiudicati.
Feste per il dottor Plantario, in casa di Fulvio Lanario, e per le nozze di Prospero Planterio con la figliola di Tonno Scaglione.
Trasferito il reggente di Costanzo dal Tronto ad Aversa per entrare alla Torre. Morta la vedova Pinelli del marchese di Galatone: l’erede è il figlio, nemico e Duca della Acerenza.
Nuove cariche al Collegio dei Medici e all’Accademia degli Oziosi con Fabrizio Carafa e Francesco Zazzera, e lezione di padre Aniello de Ruggiero sugli antichi uomini illustri di Napoli.

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Recensioni

Recensioni

Non ci sono ancora recensioni.

Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.