la differenza e’ l’amore: italiani e americani

Il nostro autore, R.Mayer, fornisce altre importanti notizie su un altro esponente della stampa di sinistra, la signora Mary Testa:
«Il gruppo editoriale de L’Unità riflette questa duplice leadership: i comunisti italoamericani che svolgono “lavoro di nazionalità”, per un piccolo Partito Comunista (statunitense), sebbene influente, e per un partito comunista di massa che conduce una lotta e si prepara a condividere il potere politico nel governo italiano del dopoguerra. Questo, in parte, spiega ciò che una studiosa, Nadia Venturini,26 ha descritto come il suo carattere bifocale, cioè un approccio parrocchiale alle notizie nazionali e un trattamento altamente sofisticato delle notizie internazionali. Il 12 dicembre 1944, il giornale annunciò la partenza degli «esiliati politici italiani, Berti e Donini, che hanno guidato il giornale politicamente dalla primavera del 1942 ad oggi. Speriamo che presto saranno in grado di riprendere il loro posto nella lotta del loro paese, l’Italia». I loro posti sono stati assunti da due nuovi direttori, Ferruccio Marini e Michele Salerno.27
In genere, scrivendo sotto il nome di Tito Nunzio, il Salerno rimase come editore fino alla chiusura e fine del giornale, che coincideva strettamente con la sua espulsione (dagli USA) nel 1950.
Il giornale è stato particolarmente avvantaggiato dalla presenza di Mary Testa, che è in cima alla lista delle leader delle donne radicali italoamericane, non ancora riscoperte. Mary Testa (Maria Pezzati, il nome da nubile) era nata nel 1910 nel Massachusetts, la terza di quattro figli di Sesto Pezzati, un ingegnere della città di Piacenza, vicino a Milano, e Cesarina, che proveniva da un ambiente contadino di una città vicina. Quando Mary aveva due anni, suo padre morì di tubercolosi. Spinta dalla povertà, la famiglia si trasferì da un posto all’altro e alla fine si stabilì a Boston. Le continue difficoltà le hanno impedito di diplomarsi alle scuole superiori. L’esecuzione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti nel 1927 radicalizzò il dissenso politico in lei e nel fratello minore, Alberto. Il suo primo matrimonio finì tragicamente quando, poco dopo di esso, suo marito Domenico (Dom) Testa morì in un incidente in barca.
ll legame della Testa con la realtà italoamericana è evidenziato nel suo articolo, Le piccole Italia d’America, in cui giustamente le descrive come «parte del panorama della vita americana, pur conservando il proprio sapore particolare». Ella osservò che: «ciascuna piccola Italia ha i suoi problemi, i suoi pregiudizi e le sue preferenze. Nascono dalle usanze che i nostri padri hanno portato dai loro paesi lontani e dalle nuove abitudini acquisite attraverso una lunga residenza con gli irlandesi, gli ebrei, i negri o semplici americani. L’occupazione ha molto a che fare anche con il modo di vivere di queste comunità, in alcuni casi legando insieme intere comunità in un interesse comune per la vita e il lavoro. È il caso di Red Hook [a Brooklyn], dove la maggioranza degli italoamericani sono scaricatori di porto e di Gloucester Massachusetts, dove sono pescatori».28
Nel 1940, Mary Testa aveva sposato Joachim (Pete) Rotolo, che era arrivato a Brooklyn dalla Sicilia da bambino, con il quale visse prima a Sunnyside e poi a Jackson Heights, nel Queens.
Mary Testa è sfuggita alla lista nera e suo marito non ha mai perso il lavoro. Tuttavia, nei primi anni Cinquanta, insieme agli altri leader dell’Unione dei Lavoratori delle miniere, delle fabbriche tessili e delle fonderie, suo fratello fu incriminato in base alle disposizioni della legge Taft-Hartley.29
Nondimeno, l’opera di demolizione del mondo della Sinistra e della sua componente italo-americana si era inasprita: i licenziamenti, le carceri, le espulsioni e specialmente il processo e l’esecuzione dei Rosenbergs,30 erano spaventosi. Tuttavia, parte dell’eredità di questo mondo perduto fu trasmessa alla generazione successiva; molti figli e figlie di quella generazione contribuirono alla formazione di comunità umanitarie e ad esprimere una cultura di opposizione. Altri sono diventati leader importanti nella Nuova Sinistra».31
Nel suo interessante saggio il Mayer delinea le caratteristiche del giornale a cui collaborava Gino Bardi:
«L’Unità non era un giornale nel senso ordinario della parola; ma su scala infinitamente più piccola, servì come l’Iskra 32 di Lenin per socializzare i suoi lettori all’interno del movimento comunista e mobilitarli politicamente. Il suo compito più immediato fu quello di servire come voce della Garibaldi American Fraternal Society, che nel 1940 vantava undicimila membri organizzati in 150 gruppi associativi. Fraternal Outlook, la pubblicazione mensile dell’International Workers Order, informava i suoi lettori nell’aprile 1939 di aspettarsi l’uscita de L’Unità del Popolo, che “sarebbe quasi un organo ufficiale del nostro Ordine”. L’associazione de L’Unità con la Federazione Garibaldi era di reciproco sostegno: il giornale contribuiva a costruire l’appartenenza dei membri alla Società e forniva loro l’orientamento politico del partito, mentre l’ associazione forniva una base di lettori e fondi per le attività generali».
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