Ricchi e Poveri di Avellino. (prima parte)

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RICCHI E POVERI DI AVELLINO CITTA’
IL TUO REGALO DI NATALE

 

Il primo principe fu Marino Caracciolo. Seguì Camillo Principe II successore di tutti gli stati paterni, il quale divenne ancora gran Cancelliero del Regno, e cavaliero del Toson d’oro. Hebbe tre mogli, la prima, Roberta Carrafa figlia del Duca di Mataloni; la seconda, Beatrice Orsina figlia del Conte di Muro; e la terza Donna Dorotea Acquaviva d’Aragona figlia del Duca d’Atri, con le quali generò molti figli, e essendo morto in Lombardia, mentre era Capitano generale della cavalleria napoletana, e che governava tutto il regio essercito, gli successe”.
“Nell’uscita di questa città verso Puglia sta posto il suo antico Castello, che dal Principe Camillo Caracciolo, è stato abellito, e magnificato, à pie’ del quale si vede il Parco per la caccia di cervi, e altri animali, e un giardino abbondante di gran quantità d’acque fatte dal medesimo Prencipe venire per acquedotti da diverse lontane parti, ove in diverse maniere compartite si veggono formare varie fontane, che con belli, e ingegnosi artificij mandano fuori continuamente copiosissime acque non senza diletto, e meraviglia insieme di chi le mira, e vi è la seguente iscrittione nella Porta del detto giardino”:

Mulcendo per pacis Blanditias Marte
Exercendaque per ludicra Martiis Pace
Naturae, artisque ad oblectandum Certamina,
In Amplissimo hoc Viridarij Theatro
Sibi, suisque, Indigenisque, & addensi
Paravit
Martis delicum Pacis Praesidium.
Camillus Caractiolus Abellini Princeps.

§ – Marino alza mura fra 2 Porte: Puglia e Napoli

Il III Principe Marino Caracciolo figlio del II Principe Camillo e di Roberta Carrafa che “l’havea generato, il quale è terzo Prencipe d’Avellino, e medesimamente Duca della Tripalda, Marchese di Sanseverino, conte di Galeratu, e della Torella, signor dello stato di Serino e delle baronie di Capriglia e Lancusi, gran Cancelliero del Regno e cavaliero del Toson d’oro, e capitano di gente d’Arme. Il Principe Marino ebben due mogli, “la prima fu Lesa Aldobrandina, nipote, che fu di Clemente VIII sommo pontefice e sorella di Margherita Duchessa di Parma, e Piacenza, con la quale havendo generati alcuni figli morirono nella tenera età insieme con la madre. Dopo la cui morte si è casato il Principe Marino la seconda volta con Don Francesca d’Avalos d’Aragonia figlia del Marchese di Piscaria, e del Vasto, con la quale hà generato Carlo Camillo Duca della Tripalda suo primogenito”. Avellino, venne “accresciuta di nuovi edificij tanto publici, quanto privati, e in particolare la rinchiusi i Borghi di essa, facendovi magnifiche porte, l’una dalla parte, che si va in Napoli, e l’altra alla strada di Puglia, nelle quali porte sono le sequenti inscrittioni: à quella ch’è nella porta della parte di Napoli si legge.

Marinus Caracciolus
Abellini Princeps III
Explicatis latè minibus
Inclitusq; suburbijs
Urbem laxius
Cives tutius
Advenas laetius
Omnes habuit munificentius
Anno Salutis 1620
E nella Porta di Puglia.
Marinus Caracciolus Abellini Princeps III
Frugi liberalitate, Domicilia de suo sirvit
Virginibus in dotem duit
Urbem amplat Civem duplat
Cascum, & recens, Portit morisq; clatrhat
Sibi foeneranus, ac fuis
Tum Vos à posteris
Augere largitate Ditionem.
Anno Domini M.DC.XX

Description

PRESENTAZIONE D’AUTORE

DI GIANNI RACE

Osservarlo e ascoltarlo, già la prima volta, fu un tutt’uno e conseguenza del fatto rivelatorio. Un fluire incandescente di pensieri, sillabe, frasi e parole il manifestarsi del logos; come immaginavo avvenisse sotto i portici dell’Accademia di Atene, tra allievi frenetici e solenni cattedratici maestri. Come avveniva per le frequentazioni nel foro, da parte d’indomabili giureconsulti o di stupefacenti curiosi, arrivando ad rostra, estasiati davanti ad epigoni di un Cicerone o di un Ortensio e anche di Antonio Oratore. Fiammeggiare di perifrasi e splendore di metafore, con metonimie d’anguille viscide, similitudini lunghe come di treni, carichi di alabastri.
Il divenire dei metri sui piedi della poesia, mutata in musica da miti viventi di arpe d’avorio o tube celestiali: scrivere per ogni artista della penna d’oca o di computer è un disco verde verso infiniti azzurri, spalancati da occhi viperini. La dolcezza di una chitarra, in mano a Garcia Lorca, un calendario sfogliato da Leopardi. Per Arturo Bascetta è dare ascolto alla voce di dentro, alla tarantola che gli rode le visceri. Un ineludibile comandamento dello spirito. Non so dove gli derivi, ma certamente Arturo ha la scorza dello storico. Presumo ambiziosamente la vocazione l’abbia colto, in qualche stellata pausa serale del suo soggiorno nei campi Flegrei, dove Virgilio è di casa, ma anche Omero è un fantasma di sogni ellenici. A sentire Croce, però, lo storico locale non ha bisogno d’ispirazione, nè di modelli. E’. Come Iddio e come la Musa Clio. Arturo dell’amore per i suoi paesi di montagne innevate o aspre rocce, di monconi e moncherini d’alberi, di capre lanose e di lupi accesi nel buio profondo delle notti ululanti, ne ha fatto una religione.
Incanta con le sue argomentazioni, Arturo. Non solo bravo giornalista, testardo nel servire la sua devozione di pennaiolo che butta sudore e stenti per realizzarsi, ma anche storico e scrittore brillante.
Non era nato a fare lo storico, vi dirà. Invece, sa di spacciare bugie. Egli è uno storico, da mandare in brodo di giuggiole anche il più asettico lettore, il meno influenzabile editore. Storico locale, urliamolo con Croce. Cioè vero storico. Gli altri ci guarderanno e ci commiseranno? Non lo credo. Perché il grande Frodoto incominciò con i logoi, che recitava, tutto compito e partecipe, ad Atene, finì con il diventare il massimo degli storici, insieme a Tucidide. Quest’ultimo più scrittore o narratore, meno storico/geografo/militare come l’autore delle lunghe battaglie di popoli di Ellade e di Asia, e dell’invasione persiana. Io, qualcosa, vorrei dirla per contrastare Arturo; “che ce lo troviamo dappertutto?” Per quanto riguarda però l’età moderna, ad andare a spulciare registri e documenti, Arturo Bascetta è capace di strabiliare, è veramente un folletto imprendibile.

Gianni Race †
Umanista e Storico della Campania

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Editorial Review

LE PARTI DI CUI SI COMPONE L'OPERA

premessa storica
I CAVALIERI DEL GRAN MAESTRO E PRINCIPE
MARINO CARACCIOLO DEL ROSSO

1. Angelo Comneno: i Maestri supremi dei Cavalieri
2. Il Viceré conferma a Cumneno la toga senza imperio
3. Il Protonotaio fa la cronistoria e il Papa si concede
4. Cibrario: i Cumneni faranno Marino Gran Maestro
5. Copia dell’istrumento del 10 maggio 1624
6. Il mensile di Avellino al Principe di Macedonia
7. Il notaio Brosca di Summonte Procuratore provinciale
8. Il notaio di Monteforte trascrive l’atto dei veneti
9. Il notaio di Avellino conferma il mensile al Macedonia
10. Cumneno crea Marino Caracciolo a Gran Maestro
11. Marino è il Gran Maestro: lo dice il libro degli Statuti
12. Caracciolo vara le regole: obbligo di Croce turchina
13. Nacque Bellizzi e poi la nuova Avellino di Maria Cardona
14. La Marchesa che volle la storia sull’eruzione del 1535
15. Il Principato cominciato nel 1580 con l’elevazione del Duca
16. Camillo cambia il suo Castello in Parco
17. Marino alza mura fra 2 Porte: Puglia e Napoli
18. Marino eleva 14 famiglie dal popolo: i nobili
19. Carlocamillo IV Principe padrone di Bellizzi

note bibliografiche alla premessa storica

capitolo i
iL PRINCIPATO del ‘500,
E LA CORTE DEI CARACCIOLO

— La città murata rifondata da Marino Caracciolo
— Paesi del Distretto di Avellino sotto Don Camillo
— Il Magistrato Marino II: la Casina in Lazzaretto
— Marino III ministro plenipotenziario a Vienna
— Gli Austriaci: fuori gli Spagnoli dal Regno (1707)

capitolo ii
LA FINE DELLA DINASTIA CARACCIOLO
NELLE MANI DEGLI ESATTORI ERARIALI

— Il Principe Francescomarino II in fuga a Bologna
— I Caracciolo lasciano Avellino ai loro agenti feudali
— Spagnoli di Carlo III: via gli Austriaci nel 1734

capitolo iii
LE ORFANELLE DEL LORETO
LA DOTE COME CONTRATTO DI NOZZE

— Il cambiamento epocale del Circondario
— I prosciutti dell’Assunta di Valle ai Cappuccini
— La Chiesa Madre di San Pietro di Mercogliano
— L’Ospedale dell’Ave Grazia Plena padrone di tutto
— Il priorato del ‘Loreto monastero vecchio’
— La dote fra Valle Avellino e Valle Beneventana
— Avellino differente perché Stato dei Caracciolo
— Mercogliano e paesi della Montagna extra Principato
— A uso di Montagna: panni per 3 anni e dissoluzione

capitolo iv
dal borgo al largo dei tribunali:
la futura piazza della liberta’

— Lo spostamento e la rinascita della città
— I luoghi pii rinati nell’ex slargo del Palazzo
— Gli artigiani dispiegati lungo la Piazza

note bibliografiche ai capitoli