Editorial Review
CASTALDO, COME L'ANONIMO, CONTINUATORE DEI DIARI DI...

Si è sempre detto che a dare inizio alla Historia di Napoli sia stato il notaio Antonino Castaldo.1
Questo perché egli stesso si cita in più di una occasione nel testo, riscritto, ora similmente ora con aggiunte varie, da decine di copisti.2
Dal titolo originario, inoltre, che è poi il frontespizio dei copisti, ha inizio anche il Diario manoscritto del cronista coevo Francesco Zazzera (Roma, 1574 - Roma, 1626), stando agli appunti rinvenuti in ultima pagina, dopo la parola «il fine», a chiusura del primo volume. Esso fu trascritto per volontà del proprietario del manoscritto originale e dell’artista che lo riscrisse, il quale, essendo appellato «eccellenza», si presume esserne stato anche finanziatore, cioè un copista a proprie spese:
Dalla cortesia del virtuoso gentilhuomo Don Antonio Savastano si è ottenuta la p[rese]nte copia nel 1667 per op[e]ra dell’Ecc[ellen]za pittore Domenico Gargiulo seu Micco Spataro.3
Cioè sarebbe stato il discendente di uno dei protagonisti dello scritto di Zazzera, del quale viene abraso poi il nome, che si presume essere quello di Savastano, da noi sbiancato, a custodire le memorie chieste dall’artista Domenico Gargiulo per ricopiare il manoscritto originale di mezzo secolo prima.
Fu quindi il famoso pittore, Micco Spataro, al secolo Domenico Gargiulo (Napoli, 1609/1612 – 1675), a riempire la prima copia di queste belle cronache di Zazzera, affiché non andassero perdute. Egli, sempre di suo pugno, terminata la laboriosa trascrizione, di voler poi continuare con il secondo volume:
Doverìano proseguire nel 2° tomo le seg.ti scritture curiose, delle quali hó havuta notitia, sperando un giorno haverle, e transcriverle con ogni fatica, per dar compimento all’ordine continuato d’un’opera perfetta, e sodisfare all’honesta curiosità de virtuosi Lettori, et al mio proprio genio.4
Questa postilla è di notevole importanza perché Spataro non solo è stato un famoso paesaggista italiano di stile barocco, testimone di eruzioni, flagelli e rivolte popolari, ma diventa un realista contemporaneo di una intera epoca: il pittore che dipinge quello che vede, ma anche quello che è appena accaduto perché gli viene raccontato. E’ una formula incredibile, il poter materializzare, in un certo senso il ridare vita, a personaggi e storie di cui era pregna la memoria popolare, ma ai quali nessuno aveva dedicato la giusta attenzione, studiandone la storia. La verità che ritorna e che non si perde, e che, ancora una volta è inconsapevole protagonista di una ulteriore trascrizione, la nostra, che porta alla conoscenza di tutti, storici, studiosi, universitari e appassionati, le cronache napoletane.
Lo abbiamo fatto integrando la nostra collana con altri volumi compresi fra il 1616 e il 1620, raccontanto per bocca dei protagonisti la cronaca vera, giorno per giorno, di quello che accadde in quegli anni, che abbiamo affiancato alla collana sulle dissertazioni, integrata dalle infinite «Istorie» che, si è detto, avrebbero avuto inizio con il Castaldo, per il solo fatto, che egli si cita nel Ms. del Libro 1 della sua Historia.
Questi diari sono una miniera preziosa di fatti, di aneddoti e di notizie che alimentano i nostri studi e ci permettono di aumentare la produzione editoriale di nicchia per soddisfare la ‘fame’ di storia ‘vera’, cioè delle cronache dei cronisti dell’epoca e non dei ‘romanzieri’.
Ma torniamo al nostro ultimo autore, Francesco Zazzera, figlio di Clarice Zaccarini e di Monte, profumiere di Firenze seguace del suo conterraneo di san Filippo Neri fino alla morte, al quale si era legato lo stesso Francesco, entrando nell’oratorio romano l’8 settembre 1595 da cui uscì sacerdote il 25 dicembre 1601, seguendo i fratelli, come Andrea, che proseguì gli Annales Ecclesiastici del Cardinale Cesare Baronio, e il cappuccino Simone Zazzara, zio paterno. Egli stesso raccolse alcune memorie del Baronio, legandosi al confratello Antonio Gallonio, dal quale ereditò la biblioteca, divenuta Biblioteca Vallicelliana, essendo i due in stretto rapporto, specie nel processo di canonizzazione di Filippo Neri, mentre veniva inviato all’abbazia abruzzese di San Giovanni in Venere nel 1602 appartenuta ai padri napoletani. Da Lanciano, nel 1604 tornò prefetto dell’Oratorio di Roma, dove morì, alla Vallicella, il 26 aprile 1626.5
Zazzera, conosciuto per essere stato fautore della canonizzazione di san Filippo Neri, in realtà concretizzò la sua esperienza di storico degli Annales, con una opera manoscritta di eventi contemporanei accaduti nel Regno di Napoli, a Napoli, sotto forma di giornale quotidiano, quasi fosse stato al seguito del Viceré d’Ossuna, o addirittura suo segretario.
Egli descrive più fatti accaduti quasi ogni giorno durante il viceregno di Don Pietro Girone, detto Duca d’Ossuna, inviato a governatore dal Re di Spagna e di Napoli, preannunciati da una brevissima premessa, che è poi - si presume - il frontespizio originale scritto da Zazzera e dato a questo testo.
Si tratta, come dice l’autore, di un vero e proprio diario dei fatti accaduti durante il governo di Ossuna, in questo volume, relativamente al primo anno, ossia dall’arrivo del Viceré, il 7 luglio, ma nel concreto dal 1 agosto al 31 dicembre 1616:
— Giornali di Francesco Zazzera napolitano nel felice governo dell'Ecc.mo D. Pietro Girone, Duca d'Ossuna, Viceré del Regno di Napoli, dalli 7 di luglio 1616, con il modo tenuto nel dare il possesso al Signor Cardinale Borgia suo successore, dalli Signori Eletti di questa fidelissima cittá, con intervento del Conseglio Collaterale.6
L’autore, in sostanza, trascrive piccoli episodi di notevole interesse cronachistico, ma a volte anche banalità, che danno il senso della realtà vissuta in quell’anno dai Napoletani, afflitti dalle tasse, minacciati di finire in carcere notte e giorno per un nonnulla, con la maggior parte dei nobili sempre a truffare il popolo, ladri in quantità e un Viceré ricco e potente, che si dedica ai festini, incontra gli ecclesiastici e seduce il popolino regalando dobloni d’oro ai poveracci e zecchini, per ultimo sogno, alle inabili vecchiette che riacquistano vitalità.
E’ un giornale, questa cronaca, scritto da un solo cronista, molto di parte, cioè filo-governativo, di un autore invischiato nella schiera degli ufficiali, quelli che scrivono i rapporti, ma non proprio alla Vicaria, come accade per altri cronisti dell’epoca, quanto direttamente a corte e al seguito del Viceré.
Dice Bartolommeo Capasso che «i fatti accaduti nella partenza del duca di Ossuna da Napoli e la parte che vi ebbe il Genoino sono specificatamente ed accuratamente narrati dallo Zazzera, scrittore contemporaneo, nei Giornali del governo del duca di Ossuna, 1616-16.20, libro, di cui esistono moltissime copie MSS., e che fu pubblicato dal Palermo nel vol. IX dell'Archivio storico italiano del Vieusseux, ma tronco delle notizie, che gli parvero frivolissime e personali, o contro il buon costume».7
Ecco perché lo stesso Capasso suggeriva testi introvabili che considerava «altre opere speciali sullo stesso argomento», come l'Ossuniana conjuratio, qua Petrus Giron Ossunae dux regnum neapolitanum sibi desponderat, cum relatione stratagematis, quo card. Borgia designatus Duci successor in eam provinciam sibi aditum et successionem fecit, di un tal Tortoletti, stampata in Venezia 1623 e 1625.8
V’erano poi i Conatus irriti Ossunae ducis, ne a regimine regni neap. amoveretur, liber unus, auctore Horatio Feltrio, viro patritio, manoscritto inedito del 1625.9
E anche l'opuscolo intitolato Neapolis liberata, sive Discursus juridicus politicus adversus Julium Genuinum populi pro-electum, ejus asseclas, complices et fautores super seditionibus et tumultibus ab eis Neapoli commotis, 1620, «che è un'allegazione giuridica di poco o nessun valore storico».10
Non restando altro che il testo del Parrino noto come Teatro eroico e politico de' Governi de' Vicerè di Napoli, dal quale copia Giannone nella sua Storia Civile, e Leti, con La Vita di D. Pietro Giron, duca di Ossuna, Amsterdam 1699, t. 3».11
A dire di Capasso era anche importante la Raccolta di relazioni, lettere e documenti diversi intorno ai fatti di quel tempo, che, meno qualche scrittura stampata con lo Zazzera, si conserva tuttora inedita. Essa è opera di not. Giovan Berardino Giuliani, o de Iuliani, che fu poscia segretario della Piazza del Popolo ed autore della Descrizione dell'apparato fatto nella festa di San Giovanni del 1631, e di un Trattato del Monte Vesuvio e de'suoi incendii del 1632.12
La Raccolta è variamente intitolata, fra «postille ed annotazioni illustrative», che «sembra l'originale del Giuliani, e che si conserva nella, porta il seguente titolo: Historia veridica delle cose notabili successe nel regno di Napoli e nella Corte di Spagna sotto i governi del duca di Ossuna e dei Cardinali Borgia e Zapata e del Vicerè duca d'Alba, etc. dall'anno 1617 all’anno 1624, coi documenti autentici dei fatti occorsi, registrati da me Giovan Bernardino de Juliani, segretario del fidelissimo Popolo di Napoli. Il Ms., dice Capasso, «è di carte 479 e finisce con una fede stampata di Notar Romano del 9 Giugno 1624 sulle cari che avute e lodevolmente esercitate dal Giuliani. Un altro esemplare pur anco originale, e che inoltre ha le postille autografe dell'autore, ma mancante della fine, si conserva da me, ed è intitolato: Cose varie e curiose raccolte da Notar Giovan Bernardino de Giuliani de Napoli, nelle quali particolarmente si ha notizia di quanto con verità passò in Napoli al tempo del duca di Ossuna et alla fine di esso nell'anno 1620, et di quello che succedè all' uscir di detto Duca da Napoli, et alla Corte et altre cose curiose».13
Un mezzo secolo dopo del Giuliani, «un benemerito cultore delle patrie memorie riuni in una sola opera tutto quello, che potette raccogliere intorno al governo del Duca di Ossuna e di alcuni Vicerè, suoi successori, sino al 1624, ed intitolò questa raccolta: Successi del duca di Ossuna. Egli distribuì la materia in 4 volumi, nel primo dei quali rescrisse lo Zazzera, e ne' 2o, 3o e 4o riunì la compilazione del Giuliani e vi aggiunse altre cose che sull'argomento a lui riuscì di trovare. Il raccoglitore ebbe l'opportunità di avere tra le mani alcune scritture autografe del Genoino che erano restate presso i suoi nipoti, e ne trascrisse nel suo libro le più notevoli... Molte copie di questa Raccolta dei successi del duca di Ossuna, fatta verso il 1670, le quali appartengono ad epoche ed a mani diverse, esistono nelle pubbliche e private biblioteche, e sono state da me consultate».14
A noi, però, più che di rileggere questi sunti, è venuto in mente di tornare all’idea iniziale del Diario, e quindi di consultare un diverso cronista affidabile, quale fu Tommaso Costo, edito nel 1618 da Bonino e riedito nel 1639 da Gaffaro, con le aggiunte di Gioseffo Mormile, risultato utile ai fini del confronto, con il suo Memoriale delle cose piu notabili accadute nel Regno di Napoli.15
Per queste ragioni, dopo averne consultate diverse copie pressoché identiche, abbiamo volutamente lasciato inalterata la trascrizione del testo dello Zazzera, restando fedeli a una delle copie di Spataro. Sono quelle manoscritte della Biblioteca Nazionale di Napoli e della Biblioteca Nazionale di Spagna, confrontate con i MSS. rinvenuti fra codici della Biblioteca Riccardiana di Firenze, segnato col n.° 2013, della Biblioteca Brancacciana di Napoli. Questi ultimi due furono confrontati con una copia privata da Francesco Palermo che, purtroppo, trascrisse il tutto privandolo di interi brani, parti, nomi, fatti, pettegolezzi, episodi che non ritenne di pubblicare. Per cui, per quanto ci riguarda, al momento non risultava pubblicata a stampa la trascrizione per interno del Diario di Zazzera a cui abbiamo messo mano.
Lo abbiamo fatto, passo passo, confrontanto la copia di Spataro, indicato come copista «A» (colore nero) alle trascrizioni di Palermo, indicato come copista «B» (colore magenta), e a quelle dell’Anonimo continuatore dell’Istoria di Napoli, che abbiamo indicato come copista «C» (colore ciano), fermo restante che tutte le copie appaiono molto simili e quindi, di conseguenza, si credono senza dubbio fedeli all’orginale di Zazzera, manipolazioni a parte.
La trascrizione del copista «B» in particolare, arricchita da alcuni sunti, a volte differisce in maniera sostanziale da quella di Spataro per via dei numerosi omissis e per i vistosi tagli che abbiamo scovato, oltre che per qualche inserto riportato nella trascrizione che si presume ricavato dall’Anonimo (copista «C») o da altro continuatore delle delle Istorie dei notai napoletani.16
Da qui l’idea di riportare I Giornali, nella forma primaziale e originaria dei Diari dello Zazzera, ma dando spazio al confronto con autori coevi, caratteristica di questa collana sulle Cronache, dedicata agli avvenimenti del Regno successi anno per anno. In tal modo il lettore si ritroverà ambientato nel contesto reale, volendo poi integrare le notizie apprese con gli approfondimenti che ritrova nella collana delle Dissertazioni, dove ritroverà diverse Istorie inedite dell’Anonimo, intrecciate con il maggior numero di notizie coeve per rendere più fluida e piacevole la lettura dei fatti accaduti nelle diverse epoche del Regno di Napoli.
Per quel che ci riguarda è forse questa la prima volta che Zazzera viene trascritto per intero, da manoscritto di testo non a stampa, il Diario, e confrontato, passo passo, con le notizie ricavate dal manoscritto delle Istorie dell’Anonimo e dall’edizione ottocentesca a stampa delle copie, seppur in forma parziale e tagliuzzata da Francesco Palermo.17
Questo primo anno del Diario di Zazzera, il 1616, è stato da noi volutamente lasciato nella forma originaria pervenuta al copista «A», a volte di non facile lettura per via della corrosione delle pagine, ma addolcito da quasi tutte le abbreviazioni e calendarizzato.
Con queste premesse, fra manoscritti originali e copie manomesse, il lettore ci perdonerà volentieri qualche accento sicuramente scappato, tanto all’autore, quanto al copista, così al nostro gruppo di lavoro, nelle prime edizioni dei Diari che abbiamo già pubblicato, ma che si riferiscono a periodi successivi delle Istorie di Napoli.
Da qui l’idea di andare a monte e quindi di pubblicare dopo aver fatto il confronto con i copisti «A» e «B» di Zazzera, anche l’Anonimo trascrittore che è di un periodo leggermente precedente e quindi più vicino ai fatti, inserendolo nei medesimi volumi dei Diari.18
Avendo poi rinvenuto i primi quattro libri del notaio Antonino Castaldo è giunta l’ora di dare vita alla di lui sottocollana, riportando il suo Ms., presente tanto nella ex Biblioteca Brancacciana di Napoli, tanto in quella nazionale di Spagna, in modo da avere un confronto ancora più serrato, veritiero e diretto anche sui fatti precedente che gli altri magari raccontano di riflesso, perché sono solo i continuatori.
Castaldo, infatti, appare il padre di tutte queste Historie, sebbene poi si scoprirà che altri ancora cominciarono nel Cinquecento prima di lui, «lo lascio da parte per sbrigarme», sebbene tratti «con brevità dalle cose più antiche, le Regine Giovanne et y Rè de Aragona, & le turbulentie di guerre a’ tempi loro seguite, così di assai Rè con y Prencipi esterni, con lor Baroni, il che da molti et segnalatamente dal gran Gioviano Pontano, et dal dottissimo Portio, e stato felicemente nàrrato», scritte da altri, dicendo di non volerne copiare la storia. Del resto, come si vedrà, anche parte dell’Historia era stata già scritta, e trascritta, da precedenti notai come Notar Giacomo della Morte e Rossi, che affrontiamo in altri studi.
In questa sottocollana dei Diari, tutta dedicata al Castaldo, invece, abbiamo trascritto il Ms. del suo copista, traendolo dall’originale, che perciò chiameremo copista «D», il quale, riporta fedelmente, almeno in apparenza, le frasi dell’Historia del Nostro, che abbiamo scoperta essere, a sua volta, fortemente simile, in gran parte, ma non del tutto, a quella dell’Anonimo, cioé non uguale, differendo in commenti e per alcuni nomi, che, si presume, siano stati tradotti da un Ms. originario in latino e quindi adattati al volgare.
Diversamente, ognuno, adatta la «&», con «et» o finanche con «e’», mandando spesso in confusione gli storici, già alle prese con virgole e ‘zampette’ scolorite, macchiate, sbiadite o scomparse; come pure accade con il «;» e i «:» intesi all’unanimità come ‘punto’ e seguiti da parola con lettera maiuscola; come pure con «dopo’», «doppò», «dopoi», etc, che mutano continuamente in un testo, anzi nel medesimo libro, e perfino nella stessa pagina o frase.
Abbiamo quindi proceduto alla trascrizione del I Libro del Ms. den notaio Antonino Castaldo, traendolo dal «Copista D», simile ma diverso dall’Anonimo, benché a lui coevo, ascrivibile tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, Historia del Regno di Napoli, BNN, confrontandola con quella della Biblioteca Nacional de Espana, Antonino Castaldo, Historia del Reyno de Napole en tiempo del Virrey Don Pedro de Toledo, item la Vida de esso, [in copertina] M.S., libro rarisimo, mss. cartaceo n.2986, pagg.1-141. Così leggiamo dal frontespizio di pag.1: Progressi, et ingresso dell’Imperatore Carlo quinto, nel Regno, e Città di Napoli, a’ tempo del Governo di Don Pietro di Toledo, all’hora suo luogotenente, e’ Vicerè in essi; con la Rebellione del Principe di Salerno, di Notare Antonino Castaldo divisi in quattro libri.19
Da qui hanno avuto origine i nostri Diari, la cui data va quindi anteposta a quelli dei copisti già affrontati, sostenendo il Castaldo, di aver affrontato i fatti «secondo il corso di tempi sono accaduti, in questa Città, et Regno, massime al tempo, che Don Pietro di Toledo fù Vicerè di Napoli, et per molti anni dopoi, con y tumulti dell’anno 1547 et la ribellione del Principe di Salerno, et altre cose seguite dipoi».
Per cui ha convenuto di andare a ritroso, cioè raccontando episodi da egli non vissuti, «riandando tutti quelli antecedenti, che la narratione de y suseguenti», perché essi fatti «ponno agevolmente» l’introduzione, ma che già «nell’Historie di molti illustri Autori, elle siano state più diffusamente descritte».
Lo stesso Castaldo, insomma, asserisce che di cronache coeve, già ai suoi tempi, «è cosa manifesta, et indubitata, & se ne son’ piene le Historie tutte, che questo Regno, come che sia stato sempre tenuto, de tutti gl’altri de Italia, et forsi dell’Europa, il più nobile, il più fertile, & il più delitioso, così parimente, è stato da y Rè di diverse nationi con sommo affletto desiderato, intanto, che per conquistarlo, si sono mossi delle loro sede, et da lontane regioni, con grossi eserciti ad invaderlo».
Qui comincia questa nuova sottocollana dei Diari dedicata al Castaldo.
Recensioni
Non ci sono ancora recensioni.
Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.