16. NOVA CIVITATE REGIA, LA MARCA DELLA GRAN CONTEA APULIA: I LORITELLO CONSOLI DI GAETA A S.NICOLA DI HEROLA E MAGDALUNA DEL MONTE ESSART DI CASERTA VETERE ISBN 9788872971871

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indice

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Capitolo I.

caserta marca imperiale d’italia
di contea, ducato e principato

1. La Civitate è un Duomo: S.Nicola e Bairano
2. Irculano, S.Pietro in Bairano, S.Agata a Turcino
3. Mancano 200 anni di storia dall’861 al 1052
4. La Contea e Riccardo Drengot di Biccari
5. Roberto dell’Aquila 1° Conte di Loritello
6. M.Pelusia: via i Franchi, nasce Tricarico
7. Loritelli dell’Aquila contro Altavilla del Leone
8. Rocca S.Nicola a Casertavecchia
9. S.Angelo di M.Mataluli nel distretto dal 1092
10. Il tempio di San Pietro ad Montes

Capitolo II.

il marchionato dei loritello
altavilla contro i dell’aquila di gaeta

1. I Magnifici eredi Dell’Aquila di Caserta
2. Ruggiero di Bari contro Borsa a Barulo
3. L’imperiale Ugo d’Este de Blois è Marchio
4. I Marchisi: Tancredi, Guglielmo e Roberto
5. I Loritelli di Calabria a Salerno e Gaeta
6. Roberto Sanseverino e Emma Marchisio
7. Il 1° Normanno fu Goffredo di Calabria

Capitolo III.

GLI ALTAVILLA SI SPACCANO IN DUE RAMI,
BORSA CON I LORITELLO E I MACCABEI

1. Morto Guiscardo, Borsa fugge dai Loritelli
2. Gaeta ai Loritelli, Borsa Principe a Salerno
3. Guglielmo del Principato è Dux Tricarico
4. S.Angelo di M.Mataluni e S.Pietro a Cancello
5. Casa-Essart: il trono di Re Luigi d’Angiò

Capitolo IV.

il castello di roberto sansseverino
s.maria e s.angelo di monte mataluni

1. Una Civitate fra i monti e con una sola porta
2. Il Castello costruito da Roberto Sanseverino
3. Tancredi d’Antiochia fu di stirpe dei Loritelli?
4. Tancredi è figlio a Guglielmo d’Este della Marca
5. Con Boemondo Principe di Loreto (at Aureto)
6. Nella Marchia c’è il Marchese Guglielmo d’Este
7. Duca Ruggiero dà Benevento M.Calvo al Papa
8. Episcopio:, la Torre Dacomani sul M.Sableta
9. Nasce Nova Barletta di assoluto rito cattolico
10. Pronta la crociata degli straccioni: fine 1095
11. Boemondo parte da «Baro» il 15 agosto 1096
12. Tancredi chiamato a Brundisioo da Boemondo

NOTE BIBLIOGRAFICHE

BIBLIOGRAFIA AGGIUNTIVA

Description

mont essart dell’harola vetere,
E’ apulia di baroli a teano e capua

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Mont essart dell’harola vetere, è il trono dell’Apulia di Baroli, fra Teano e Capua. Nel Capitolo 44° del suo libro, Histoire de Braine et de ses environs, Stanislas Prioux parla di un castello chiamato Mont Essart, eretto in Francia, al ritorno dalle Crociate. Egli dice che ancora nel 1500, i pellegrinaggi cristiani, erano molto venerati per la dinastia Valois. «In diversi punti erano state costruite cappelle isolate, senza donazione e senza ministri, al solo scopo di servire da stazioni per le processioni e per le persone che onoravano con un culto particolare il santo sotto la cui invocazione erano state erette. Nei pressi di Braine, oltre alle cappelle di Vauberlin, Mont-Essart e altre località, Enguerrand, signore di Courcelles, per adempiere a un voto fatto durante le Crociate, ne fece erigere una nel 1265, nei pressi del villaggio di Courcelles, su un luogo elevato che si trovava ai margini della grande strada romana, attualmente strada reale da Parigi a Reims, e le diede il nome di Calvario. Questo signore la fece costruire solidamente e le diede una forma quadrata che terminava con una volta: Courcelles si trova alla stessa distanza che il Calvario aveva da Gerusalemme. Ogni anno, il Venerdì Santo, la gente si reca lì in pellegrinaggio per raccogliere le offerte dei passanti caritatevoli. C’erano anche altri pellegrinaggi nella zona attorno a Braine: per esempio, da tutte le parti la gente veniva a Serches per curare il mal di gola; a Saint-Rufin de Bazoche per gonfiore; a Viel-Arcy e Chery per i bambini che muoiono di tisi e a Limé per proteggersi dall’idrofobia. Nella chiesa di questo luogo sono ancora conservate le reliquie di Sant’Uberto, in onore del quale un tempo fu fondata una confraternita».1
Il toponimo di Mont Essart è quindi antico e si fa risalire alle Crociate, per essere, evidentemente, parte integrante di una terminologia giunta dalla Giudea. Adolphe Gros, nel Dictionnaire étymologique des noms de lieu de la Savoie, dice di non illudersi perché è un nome che lo si trova di frequente nei documenti di tutta la Savoia, derivabile da Exartis, essendo di base latina, exartum ou essartum, riducendolo a un monte fangoso, o bonificata dal bosco, quindi calva perché sradicata, selvaggio, sbiancato, rivoltato e forse limaccioso, scabbioso, come le pareti di un vulcano spento.2
Ma ciò che interessa è che il toponimo era vivo in Italia ancora ai tempi del Duca Luigi d’Angiò, intorno al 1381, creato Dux conquistatore dell’Apulia dall’antipapa di Avignone, per dominare e intronarsi Re d’Apulia e poi Re di Sicilia e di Gerusalemme, contro le scelte del filo-durazziano papa di Roma, Urbano VI.
Il titolo era valido una volta entrati nelle due contee del Tricarico di Ascoli e della Grotta, rispettivamente di Puglia e Sicilia. Esse infatti avevano originato i due Ducati, quello dei Siciliani a Nova Loreto della Magdaluna del Monte Essart, e quello dei Pugliesi di Yriano al Monte Pelusia. Da qui i due Principati delle due diverse urbe che anticamente erano le rispettive capitali di Latini e Greci.
– Herola, trono dell’Apulia antica a Vetere Urbe Uria;
– Capua, Principato del trono di Sicilia a Vetere Eca.
Un bel viaggio da fare per il Re, lungo l’Appia, poi divenuta Via Francigena, se si considera che i luoghi antichi sono fra Lazio e Campania, ma che i luoghi della nuova Puglia e nuova Sicilia, rifondati dai Popoli Italici dopo la migrazione del 950 a cui seguirono le guerre fra Altavilla e Loritelli, si ritrovavano raddoppiati sulla costa sipontina. Qui, la sede di Contea di Bitonto aveva originato la provincia Ducale di Baruletto in quel di Trani. Il Principato di Nova Baruletto fu a Bisceglie e dopo lo spostamento nacque Barletta a Canne.
Inglobando Bisceglie Principato nel proprio territorio, la reggia gerosolomitana fu fatta coincidere con la vicaria del Regno di Gerusalemme in Canne, sede della corona del Principato gerosolomitano.
In Puglia si erano però spostati anche i Greci del comitato del Monte Caveoso giunti dal principato capuano di Vetere Eca a Siponto, dove avevano rifondato il Ducato Ecano a Siponto, sottomesso al Principato Heapula del Monte Sant’Angelo, prima della rifondazione di Troiana vecchia a Foggia, indi nella nuova Troia (Fg). Ecco perché Re Luigi d’Angiò impiegò un tempo troppo lungo per prendere tutti questi luoghi e assicurarsi le tre corone di Puglia, Sicilia e Gerusalemme, mentre un altro Re ne apossedeva almeno una delle tre per occupazione di quel territorio.
Fatto è che dalla provincia di Caserta sarebbe ripartito necessariamente alla volta di Monte Sant’Angelo e di Bisceglie, ultimo trono da conquistare, dove invece della corona trovò la morte. E’ questa l’Urbe che, si sa, non riuscì a prendere, lasciando il reame nelle mani di Re Carlo III detto Carlo della Pace, investito dal papa e fattosi erede universale di Napoli per la morte della Regina Giovanna II d’Angiò.
La storia è nota e anche i luoghi sono sempre gli stessi. Solo che se si ha il trono di un reame, ossia il Principato, e non si possiede il suo consolato, cioè il viceregno, o Duceto, ovvero la capitale precedente alla sua fondazione, non ci si può fregiare del titolo di Re.
Torniamo quindi ai troni originari di Teano e Capua, ambedue rinentranti nella provincia di Caserta, cioè nella Gran Contea che seguì l’anno Mille.
Charles di Durazzo, questo il giusto nome dell’avversario, ricevette la notizia che il Duca d’Angio e il Conte di Savoia erano entrati con la forza, dal varco di Sora, nel «paese di Abruzzo e Puglia», assoldando la compagnia di San Giorgio e gli altri uomini d’arme che il cavaliere del Conte di Savoia aveva trattenuto in loco o fatti verire da Roma. Lo facero per conquistare il regno, e perciò il Duca di Savoia cavalcò davanti a Saint Victoria, città che prese a forza di combattimenti e che misero a saccomanno, pur non essendo chiaro se trattasi di San Vittore o di Santa Maria della Vittoria, un famoso monastero fondato da Carlo I, appena si entra in Abruzzo, a Scurcula, presso Avezzano.
Solo che le cronache riferiscono che essi combatterono lì stesso, cioè da dove entrarono, a Mathelon, dove alloggiarono per alcuni giorni, e da questa città, il duca d’Angiò fu nel luogo vetere della Civitate vetere del Ducato Apulia, ossia il vicetrono ducale dell’Ascola del Guiscardo, ma forse la grotta che fu di Guffrido, quello detto Herole, divenendo ufficialemente «Dux». Il Conte di Savoya, invece, fu nel Campo militare di fronte al castello e alla città di Mont Essart, da lui raggiunto, dove stettero in compagnia per alcuni giorni, mentre armi bellissime venivano realizzate da quelli del Conte, anch’egli Marchio d’Italia, così dal nemico Carlo III.
Così i Dux conquistarono la vicaria del reame dell’ex Ducato Apulia, la Civitate Regina di Barulo, presso i ruderi del consolato di Teano Vetere, e l’annessa vice-vicaria, se così possiamo dire, della prima Contea d’Apulia, quella del Molise di Campobasso, principiata nell’abbazia di S.Stefano, poi detta in Limosani (Cb), senza la quale il Dux non poteva fregiarsi della carica superiore, sebbene anch’essa potrebbe essere stata confusa con Alife, dove esiste il culto di S.Sisto che nella traduzione dal francese delle cronache sarebbe diventato Stefano: Saint Sixte non è Saint Étienne!
Per farla breve, presa S.Stefano, si era Conti d’Apulia e, presa la grotta dell’Ascola si era «Dux Apulia», cioè titolari del Duceto, la Marchia di Puglia, fino alla terza carica, quella di Principe, che dava diritto al titolo di Re di Puglia laico, oppure di Marchio, cioè «Dux Italia» della Chiesa, essendo Bisceglie la vicaria più recente finita nel fu Regno di Pavia di Re Corrado, dal 1093 al 1101. Quindi, pur non avendo le insegne di San Pietro, ma sicuramente lo stendardo di Santo Stefano, a Luigi d’Angiò bastò l’omaggio dei signori e baroni di Puglia, con il loro orgoglio, la loro lealtà, la loro audacia e il loro vigore, e l’obbedienza, come a loro principe sovrano, per incoronarlo «Re di quel paese».
C’è da dire che, mentre il Conte di Savoya si trovava sempre a Mont Essart, vicaria del Ducato d’Apulia, per caso scoppiò una pestilenza tra gli uomini armati, di cui molti morirono, costringendo a continui cambiamenti al comando, facendo prima capitano e governatore del castello e della città Sir Boniface de Challant, che poi la tenne per lungo tempo, divenendo maresciallo dei Savoia, prossimo a governatore del Piemonte a partire dal 1410. Nulla sappiamo di più, se non che fu castellano di Chambéry, Ambronay, Varey, Gex e Bard, che potrebbe identificarsi con «Barol».
Fatto è che da Mont Essart, Duca e Conte, andarono nell’accampamento di Campobasso, e da lì si recarono nella Città di Saint Estyenne, che appare Santo Stefano poi detta Limosani dopo la migrazione di quel popolo, dove il Conte di Savoia si infermò per la grave malattia, tanto che non poté restare in piedi e dovette rimanere a letto e a Saint-Estyenne-de-Puille, ricevuti molto umilmente i sacramenti, fece testamento e morì.3
Adriani dice che Luigi era già Re di Napoli in quel momento, intendendo il reame d’Apulia, e che dopo fu con il Conte Verde, Amedeo VI, nella Valle di Maddaloni.
Un cronista affidabile dice che il 6 ottobre il Conte di Savoia era stabilemente fra Molise, Lazio, Abruzzo e Campania, perché «portava il suo quartiere a Santa Vittoria, addì 25 dello stesso mese a Caserta», lasciando intendere che la Città con il venerabil corpo del S.Stefano in questione fosse quella della Cattedrale di Capua, tale da ritenersi sede del Principato Apulia.
E continua: «A Caserta, dove infermò, curato da maestro Azzolino di Camerino, medico e chirurgo del signore di Camerino, condotto agli stipendi del Conte di Savoia colla provvigione di venticinque ducati d’oro al mese. Fino a quel momento l’esercito era proceduto prosperamente, e sebbene il nemico avesse guasto il paese, le vettovaglie erano sì state scarse, ma non erano mancate. Guido da Polenta, signore di Ravenna, aveva innalzate le bandiere angioine: Ancona aveva aperte le porte: Aquila aveva imitato quell’esempio: Nola, Mataloni, Montesarto ed altre terre eransi pure agevolmente recate a devozione del duca d’Angiò, il cui esercito era stato ingrossato da un grande stuolo di baroni napolitani, amici dell’ infelice regina, alla quale prima ancora che si movesse l’esercito angioino, il 22 maggio di quest’anno medesimo era stata per comando di Carlo di Durazzo con un laccio di seta rotta la gola, con esecrando esempio d’ ingratitudine e di crudeltà».4
Il Campo base in questione, dunque, non sarebbe stato Limosani di Campobasso, ma era, a suo dire, presso il luogo de La Pilosa, che è vicino all’Airola ma si chiama Apollosa, dove giunsero i capitani, senza specificare altro, cioè lasciando confondere gli storici di Airola e Montesarchio perfino con un’Airola di Marcianise, già fondata nel 1200.
Di certo La Pilosa fu un luogo capuano da dove, illo tempore, partì il comitato degli Altavilla per sobillare la Capua dei Drengot imperiali dell’Aquila di Puglia, fuggiti ad Aversa.
A La Pelusia era presso il Castello longobardo chiamato Castelvetere Yriano, detto Triano, marchionato fondato dai Salernitani del Duca Arechi II in Sannio e divenuto Principato, con la nascita dell’annessa città della Villa Franca di Carlo Magno, che lo nominò Principe imperiale, cioè console vicario del consolato romano dell’antica Teate, che avrebbe potuto genereare, anche Itria-Itriano, volendo identificate i resti di Gaeta con quella dell’antica Teate dell’Atium.
Nell’ex acto Lucerino delle 7 Curtis longobarde, fra cui quella del Monte Vergene sul fiume Volana di Palombino, luoghi antichissimi descritti da Livio lungo il percorso delle Forche Caudine, dove finiva l’acqua discendente per le Petre Stormene, nelle terre donate a San Modesto di Beneventum, di cui vanta paternità molisana la Valle di Cominio e Crito, a cavallo di Isernia e Campobasso.
Qui avevano costruito una sorta di Palazzo fortificato da una cinta muraria, appartenendo alla ex curtis longobarda di La Pelusia, e non all’altra adiacente detta Luriano (o Nuriano che era propriamente presso l’oppido di Yriano), su un altro monte degradande verso La Valle che si disse Monte di Pelusia, che nell’anno Mille non fu lungi dal Monte Scaggioso o Scabbioso di Santa Maria, la Civitate, quella dei Seberiani di Emma, figlia del Guiscardo, e del marito che, manco a dirlo, faceva di cognome de Molisio. Ai cognati Altavilla appartennero l’Ascola e la Grotticella del S.Angelo, già famosa per la conversione dei Longobardi, dove costruì il suo potente castello dopo aver sconfitto Alipergo di TAureto, che è Lecce, prima di prendere la strada di Corato, la nuova capitale fondata dai popoli italici nel 950, dopo la migrazione storica dal Latio Antico alla Puglia Piana. Insomma si intravede un confine storico fra Ducato di Puglia e Ducato di Sicilia, proprio nel bel mezzo del Molise, con una delle due città fondate dai Seberiani, cioè i Maccabei, altrimenti detta Civitate Seberiana, magari del Castello arechiano di Iriano, di cui Venafro ha tutte le caratteristiche, compresa la forma ottagonale, accosto ai paesi Volturnensi e confinante con San Vittore. Da questo acto presso l’antica Lucerino partì la rivolta capuana degli Altavilla contro i Normanni, insignoritisi del trono di Capua, e contro il Papa che li aveva chiamati. E per questo motivo a essi si sarebbero aggiunti Greci e Bizantini.
In questo piccolo luogo nascosto fra i monti – può sembrare assurdo – si decisero a tavolino le sorti nella più importante operazione militare del periodo Normanno che la storia ricordi. Il maggiore dei rivoltosi, Tristano Altavilla da Monte Pelusia, che si elesse a capo di un comitato di liberazione militare dei Franchi da Capua, guidò l’operazione che sarebbe servita a portare in auge Tancredi e Ruggiero I Altavilla abbattendo il Castello di Nova at Laureto fondato dai popoli italici di Alipergo e scippato ai Laurotelli di Lecce dal Guiscardo, presso Barulo, senza entrare in confusione con la successiva Baruletto presso Corato di Bari, con la restaurazione. Quindi la sede delle tre cariche dei Re di Civitate S.Maria di Loreto in Ducato Apulia, vicaria del Regno di Puglia del Tricarico, sarebbe stata proprio l’Arola, ossia l’antica Barola presso Urbe Vetere S.Maria del Principato, città fra Capua e La Pelusia del Monte Virgo, o fra Venafro e San Vittore sul Volana delle Pietre Stormene.
Lo storico dice che nei primi giorni dell’anno 1383 «essendo il campo angioino a Pilosa, il Conte Alberigo, gran contestabile del regno, e Giovanni Hawkwood negoziarono un trattato di pace. Poco dopo, presso ad Airola, volevano i due contendenti ridurre la guerra a singolar tenzone di dieci contra dieci, e venivano al campo angioino il Duca d’Andria, il Conte di Nola, il Conte di Loreto per eleggere il campo; ma quel combattimento non ebbe luogo. Il Conte Verde ebbe poi Montesarto e vi deputò governatore Bonifacio di Challant». Guichenon aggiunge che «addì 19 febbraio era a Campobasso, due giorni dopo a s. Stefano nel contado di Molise in Puglia, dove cadde ammalato, fece testamento, e addì 1o di marzo morì».5
Indi compare la notizia sulla sepoltura, tratta da una cronaca antica dell’abbazia di Staffarda, in cui si afferma che il suo cadavere portato in Altacomba, «dove fu seppellito con grande onore e gran pianto un venerdì 8 di maggio del 1383».6
«L’esercito angioino erasi, come tutti gli altri eserciti feudali, andato logorando solo col volgere del tempo, perchè finiva il servizio pattuito: erasi vieppiù diminuito per la pestilenza, più ancora perchè parte delle milizie savoine era stata da Amedeo VI congedata a Montesarto, e il resto era tornato in Savoia dopo la morte di lui. Non pertanto il Duca d’Angiò persistette nelle imprese e si mantenne nella Puglia e negli Abruzzi, finchè addì 10 ottobre del 1384 mancò egli stesso di vita in Bisceglio», mentre scippava il trono di Sicilia a Re Carlo III di Napoli.7
Nell’agosto del 1347, egli stesso già si firmava, nous Amés Comte de Savoye, Duc de Savoye, Duc de Chablais & d’Aouste, & Marquis en Italie, anche prima di essere vicario del Santo Impero, alla stregua di altri Marchesi, a Saluzzo, come di Lombardia, come in Romagna, del Monferrato.
Alla luce di tutti questi elementi, volendo fare una prima ricostruzione sull’antico trono delle tre cariche, Contea, Ducato e Principato Apulia furono così ripartiti:
– Lapelusia, Contea venafrana a S.Vittore di Teate.
– Asculo, Ducato loretino a Monte Essart di Teano;
– Barulo, Principato mariano a Vetere di Capua.
Ecco perché la guerra, ai Magnifici Normanni di Lecce del Principato di Taureto, non può essere confusa con quella che i figli, divenuti consoli di Cassino, nel Principato di Loreto, fecero ai nemici Gloriosi degli Altavilla, da quando occuparono il trono capuano di Teate. Urrita di Teate, antica sede del consolato romano, fu il luogo del martirio romano dei Greci, la S.Maria Vetere dei Troiani. E’ il trono Vetere dell’Ate che i Franchi di Carlo Magno lasciarono ai Longobardi di Arechi II, suo vicario in veste imperiale nel Castello Vetere di Yriano, o Atriano che dir si voglia.
Dall’Urbe Vetere ripartirono i Capuani, cacciati da Tristano del Monte Pelusia, dando vita al Comitato delle tre cariche, detto del Tricarico, nella nuova Civitate Regia: ad Novas.

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Editorial Review

L'ANTICO CASTELLO FONDATO DA ALIPERGO (CHE NON E' BUONALBERGO) DOPO LA FUGA DEI POPOLI ITALICI IN PUGLIA NEL 950 DC QUASI COINCIDENTE CON CAURATO FRA I RUDERI DI YRIANO (CHE NON E' ARIANO IRPINO) MA IL CASTELLOVETERE DI FRANCHI SUL FINIRE DELLA VIA FRANCIGENA LUNGO IL CANDELARO

 

abeNella leggenda di San Nicola, o meglio dalla penna anonima di chi la narra, spacciandosi per coevo, si la notizia secca che Erberto fosse conte di una S. Agata. Fu S. Agata di Puglia?
Trascrive Praga che «il ricordo del primo miracolo è freschissimo, come abbastanza vivo quello dell’assedio posto da Roberto il Guiscardo nel 1078. La basilica, per quanto già disegnata, è appena all’inizio della costruzione e ben lontana ancora dall’essere in quella forma nella quale Ansone nel 1097 ne farà dono a Montecassino. Del resto, l’agiografo stesso insiste più volte sul fatto di narrare cose recentissime, moderne, e, pur essendo informato che altri scriveranno dello stesso argomento, si compiace quasi di essere il primo a trattarne».
L’autore va insomma «ricercato tra quei custodes, non ignari di ecclesiastiche discipline, deputati da Dacomario a celebrare, dopo il primo miracolo, i misteri divini nella chiesa di San Niccolò. Asserisce egli stesso di aver avuto a collega nell’interrogatorio del fanciullo decenne miracolato, il venerabile arciprete Giovanni della detta sede. Molto importante è la menzione che si fa nella leggenda di alcuni personaggi storici: il Conte Eriberto di Sant’Agata; il vescovo Sarulo della stessa sede; i vescovi Ruggero di Larino e Alberto di Boiano».
Dice Praga «non perché questi nomi ci siano ignoti, ma perché quanto se ne dice ci porta a ricostruire con bella compiutezza la situazione politica che intorno a Benevento s’era determinata in seguito all’atteggiamento di indipendenza assunto da Dacomario.
Sorprendiamo il conte Eriberto mentre viene a Benevento a conferire col preside; vi torna poi col vescovo Sarulo ed ambedue riconoscono i miracoli e rendono omaggio a San Niccolò.
Questi fatti bastano a testimoniarci che Dacomario era riuscito ad attrarre nell’orbita della sua politica i conti di Alipergo e il vescovado di Morcone».
Nella nota aggiunge che «Questo conte Eriberto è senza dubbio da identificare con l’Eribbertus comes dei doc. gennaio 1079, febbraio e dicembre 1100».56
Se così fosse dovremmo identificare Erberto come Conte di S. Agata e il suo vescovo titolare dell’ex cattedra di Yriano.
Lo studioso continua dicendo che «gli sfuggirono invece i territori di Boiano e Larino, i cui vescovi da un secolo mordevano il freno della soggezione beneventana, e certamente accolsero come una liberazione il fatto di poter, senza mancare di fede ed obbedienza alla Santa Sede, orientarsi finalmente verso le Puglie».57