DIRITTO & DELITTI NEL CINQUECENTO: Dialoghi veritieri sul ‘500 Napoletano nella Venosa di Luigi Tansillo – 2 p. / ISBN 9788872974636

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Copertina posteriore

GIUDICI E POETI A VENOSA:
Luigi Tansillo

E’ un sogno straordinario: immaginare di ritrovarsi a Venosa, in una manifestazione dedicata ai libri e alla lettura, con due venusini che nel secolo XVI hanno dato lustro con le loro opere alla città dove sono nati.
Roberto Maranta1 e Luigi Tansillo,2 due personaggi che non hanno bisogno di presentazioni. Il primo è giureconsulto di fama europea, il secondo è poeta e drammaturgo dalla penna godevole, attenta e riflessiva.
Nella piazza ci sono molti stand con tanti libri e con tanta gente che si ferma a curiosare qua e là, attratta dai titoli, dai nomi degli autori e dalle copertine illustrate.
Al calar del sole, le luci della città si accendono. Dietro il tavolo posto a modo di palchetto ben in vista nella piazza, sono seduti gli ospiti d’onore. Roberto Maranta e Luigi Tansillo, due personaggi, tra i protagonisti del rinnovamento culturale dei secoli XV e XVI nel Regno di Napoli e in Italia.
Si apprestano a rispondere alle domande, che vengono poste da chi fa gli onori di casa.
Ecco si comincia.
indice

nota introduttiva DI dONATO BELLASALMA*
PREMESSA DELL’AUTORE

parte seconda

GIUDICI E POETI A VENOSA:
luigi tansillo

1.DELLA VIVACITA’ DI PENSIERO

2. VENOSA, CITTA’ DI POETI

3. TOPOGRAFIA DELLA CITTA’
DI VENOSA NEL XVI SECOLO

4. GUAI DELL’ALLOGGIARE SOLDATI

5. la poesia resiste alla violenza

6. utilita’ della favola
come educazione civica

7. gli «stranei» e noi

8. ritorno in famiglia

9. Il buon vino

APPENDICE I
FERDINANDO SARACENI:
BIOGRAFIA DI ROBERTO MARANTA

APPENDICE II
poesie di luigi tansillo:
LIVORNO – LONDRA 1782

INDICE ANALITICO
NOTE BIBLIOGRAFICHE – II
bibliografia AGGIUNTIVA
PROFILO BIOGRAFICO DELL’AUTORE

NOTE BIBLIOGRAFICHE
II PARTE

(26) G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Venezia 1796, tomo 7° parte 3° p.1180.
(27) Dall’introduzione al volume IL PODERE DI LUIGI TANSILLO, pubblicato per la prima volta in Torino 1769.
“Terminiamo finalmente col dire, che quest’ Opera è stata stimata di là da i monti a tal segno, che il famoso Malherba ne fece una imitazione in Francese, e Giovanni Sedenno una traduzione in lingua Spagnuola, in cui pure la traslatò il Maestro Fra Damiano Alvarez, dell’Ordine della Provincia di Spagna; la qual versione attesta d’ aver letta Urbano Chevreau nella seconda Parte delle sue Opere varie”.
(28) Tansillo si riferisce al viceré di Napoli.
(29) Il riferimento è a Hor., Epodi, III: uno scherzoso attacco a Mecenate per aver dato al poeta dell’aglio.
(30) Il viceré dell’epoca era Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, che governò il Regno di Napoli dal 4 settembre 1532 fino al 22 febbraio 1553; morì, infatti, a Firenze il 22 febbraio di quell’anno.
(31) Famoso cavallo alato della mitologia greca. Nel punto dove colpì con lo zoccolo il monte Elicona scaturì una sorgente, chiamata Ippocrene, o “sorgente del cavallo”.
(32) Il monte lucano paragonato al Parnaso è il Vulture.
(33) Febo, appellativo del dio Apollo, divinità della religione greca e romana, che esercitava la sua sovranità sull’arte della musica, della medicina e della divinazione.
(34) Urania, nella mitologia greca era la musa dell’astronomia e della geometria. Urania è il titolo dato da Giovanni Pontano a un suo poemetto in latino, Urania sive de stellis (Urania ovvero delle stelle). Il poema vasto e ricco di miti, originali o ricreati, si compone di 5 libri, sulle costellazioni celesti e i relativi influssi. Scritto nel 1476-79 venne pubblicato postumo nel 1505. L’opera poemetto ebbe fortuna artistica presso gli uomini di lettere contemporanei e anche quelli successivi.
(35) Giovan Lopes, dovrebbe trattarsi del docente di metafisica nell’università di Napoli nel XVI sec., cfr. Giovanni Giuseppe Origlia Paolino, Istoria dello Studio di Napoli, in Napoli 1754 Vol. 2, lib. V p. 3.
(36) Il riferimento è al fallimentare assedio di Rodi del 305 a.C. da parte di Demetrio I Poliorcete; nella città si trovava il pittore Protogene, per merito del quale la città venne risparmiata.
(37) Si tratta di Aristotele, che fu maestro di Alessandro Magno.
(38) L’episodio è riferito da Tucidide, quando nella disastrosa spedizione in Sicilia quegli ateniesi fatti prigionieri, che conoscevano le tragedie di Euripide, ebbero salva la vita.
(39) Il vicerè Don Pedro di Toledo aveva il titolo di marchese di Villafranca.
(40) Il nome che i latini davano al banditore in un’asta pubblica.
(41) Componimento poetico, derivato nella forma metrica, per imitazione (con carattere politico o didascalico o amoroso) o per parodia (con carattere burlesco o satirico o familiare), dalla terzina dantesca: per esempio i capitoli di F. Berni. Nella letteratura contemporanea è termine usato talvolta come sinonimo di elzeviro, di prosa d’arte o di saggio.
(42) Guerriero saraceno fortissimo, personaggio dell’Orlando innamorato di M. M. Boiardo e dell’Orlando furioso di L. Ariosto; come nome comune, indica un individuo prepotente e spavaldo, che fa minacce o soprusi.
(43) Metelino e Negroponte rispettivamente le isole greche di Mitilene o Lesbo ed Euebea.
(44) Grido di battaglia dei soldati turchi.
(45) Celebre villa di Bernardino Martirano, segretario di Carlo V nel Regno, nei pressi di Napoli.
(46) Fare l’Aristarco vuol dire essere persona maligna e pedante. Aristarco di Samotracia grammatico alessandrino (216-144 a. C.), ebbe la direzione della Biblioteca di Alessandria.

BIBLIOGRAFIA AGGIUNTIVA

Enrico Bacco, Il regno di Napoli diviso in dodici provincie…, Napoli 1620, p.81
G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Roma 1784, VII, parte II, l. II, p. 107;
L. Giustiniani, Memorie istoriche degli scrittori legali del Regno di Napoli, Napoli 1787, II, pp. 216-219, 295;
Domenico Martuscelli, Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli… tomo IV, Napoli 1817
Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli compilata da diversi letterati nazionali, presso Nicola Gervasi Napoli 1818, tomo V
R. Nigro, Basilicata tra umanesimo e barocco (testi e documenti), Bari 1981, pp. 52, 107-120, 187-193
Marco Nicola Miletti, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 69 (2007)
Andrea Marchisello, Il principio del processo: osservazioni sull’origine del judicium nello Speculum aureum di Roberto Maranta (1476-1534?) in Historia et ius rivista di storia giuridica dell’età medievale e moderna www.historiaetius.eu – 1/2012 – paper 7.
Erika Milburn, L. Tansillo and Lyric Poetry in Sixteenth-Century Naples, Leeds (UK) 2003.
Daniela Iovino, Un idiografo recuperato del Podere e della Balia di Luigi Tansillo, Italique, XV | 2012, 217-231.
Luigi Tansillo, Capitoli giocosi e satirici, a cura di C. Boccia e T. R. Toscano, Roma, Bulzoni Editore («Europa delle Corti» 153), 2010
Luigi Tansillo, Rime, introduzione e testo a cura di T. R. Toscano, commento di E. Milburn e R. Pestarino, Roma, Bulzoni Editore («Europa delle Corti» 154), 2011, vol. I,
Luigi Tansillo, Rime, introduzione e testo a cura di Tobia R. Toscano, commento di Erika Milburn e Rossano Pestarino, 2 tomi, Roma, Bulzoni Editore, 2011, pp. 1018 (Europa delle corti).88.
Luigi Tansillo, L’egloga e i poemetti, testi a cura di Tobia R. Toscano, commento di Carmine Boccia e Rossano Pestarino, Napoli, Paolo Loffredo Iniziative Editoriali, 2017, pp. 538.
Massimo Danzi, recensione al volume Luigi Tansillo, Capitoli gioiosi e satirici, a cura di Carmine Boccia e Tobia R. Toscano, Roma, Bulzoni Editore, 2010, in Bibliothèque d’Humanisme et Renaissance – Tome LXXIV – 2012 – n° 3
JESÚS PONCE CÁRDENAS, Veneri effimere: metamorfosi di un’immagine da Tansillo a Góngora, in Critica Letteraria ANNO XL FASC. II N. 155, Loffredo Editore Napoli, 2012.
Tobia R. Toscano, Tra corti e campi di battaglia: Alfonso d’Avalos, Luigi Tansillo e le affinità elettive tra petrarchisti napoletani e spagnoli, e-Spania [En ligne], 13 | juin 2012, mis en ligne le 01 juin 2012, consulté le 24 avril 2018. URL : http://journals.openedition. org/e-spania/21383 ; DOI : 10.4000/e-spania.21383
Marcella Trambaioli, Ecos de la lírica de Luigi Tansillo en los versos gongorinos. In: Criticón, 77, (Toulouse, 1999, pp. 53-70. Riassunto. Étude de l’influence, possible, de la poésie lyrique de Luigi Tansillo sur les poèmes de Góngora. Et, en particulier, des échos et réminiscences laissés par la Clorida et les Canzoni pescatorie du Napolitain dans les Solitudes et le Polyphème.

Description

NOTA INTRODUTTIVA di Donato Bellasalma*

Questo ulteriore lavoro del Prof.Virgilio Iandiorio, appassionato studioso di personaggi del nostro territorio, entusiasta ricercatore di nuovi filoni culturali, è una tappa significativa di ricerca con spunti del tutto originali su due grandi venosini, Roberto Maranta e Luigi Tansillo, giurista eccelso il primo, poeta fecondo ed originale il secondo.
Questo secondo volume sulle vicende venosine del 500, diviso in due parti, accende i riflettori, con una angolazione innovativa sotto forma dell’intervista, sui due personaggi definiti minori della storia di Venosa ma che hanno invece lasciato una traccia indelebile nello studio e nell’applicazione del diritto e nella poetica nazionale. Un’iniziativa volta ad aprire ad un pubblico sempre piu’ vasto la conoscenza di due illustri personaggi che sono stati parte integrante della storia e della cultura non solo nazionale.
La Città di Venosa, famosa a livello internazionale per aver dato i natali a Quinto Orazio Flacco, grande poeta della latinità, a Gesualdo da Venosa, principe dei musici, a Giovanni Battista De Luca, grande giurista del 600. Pasquale del Giudice, nato a Venosa nel 1842, docente e preside della facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia, deve annoverare Luigi Tansillo e Roberto Maranta nel «Pantheon» di coloro che sono parte integrante della sua storia e della sua cultura.
Luigi Tansillo era una guardia personale del viceré Pedro di Toledo. Nato nel 1510 a Venosa (morì a Teano nel 1568), era nato da una famiglia della nobiltà di Nola. Entrato alla corte del viceré Toledo, lo seguì in molte spedizioni, dividendosi tra gli impegni militari e l’esercizio poetico. Conobbe ed ammirò Vittoria Colonna, strinse amicizia con Garcilaso de la Vega (che lo ricorda nelle sue Rime) e lesse i versi di Juan Boscàn, l’altro grande del Cinquecento spagnolo. Non ebbe grande fortuna editoriale in vita: i versi un po’ lascivi del poemetto Il vendemmiatore gli costarono l’ iscrizione nell’indice dei libri proibiti; ma bastarono i pochi sonetti pubblicati nelle antologie veneziane a fargli guadagnare la stima di lettori e critici contemporanei. Grazie ad un paio di raccolte manoscritte, Tansillo fu presto letto ed imitato non solo dai poeti spagnoli, ma anche in Francia e in Inghilterra.
Roberto Maranta nacque nel 1476 a Venosa (qui mori il 1535), in Basilicata, che all’epoca era angioina (città che peraltro, come prima detto, circa un secolo e mezzo dopo, in pieno Seicento, avrebbe dato i natali anche ad un altro celebratissimo giurista, il cardinale Giovanni Battista de Luca). Si laureò a Napoli prima del 1502 e si dedicò inizialmente e per molti anni alla professione di avvocato, all’incirca tra il 1507 e il 1520, dividendosi tra Salerno, Venosa e Molfetta. La fama così acquistata fu tanta da valergli la chiamata come professore dapprima presso l’Università di Salerno (i biografi peraltro rilevano come l’arrivo allo studium di Salerno del Maranta costituisca un importante tassello del programma mecenatesco del principe di Salerno Ferrante Sanseverino, dando il via ad una stagione di aperture a nuove discipline dopo i fasti della celebre scuola medica).
Dopo l’insegnamento salernitano, quello in terra di Sicilia, probabilmente a Palermo, ed infine nella capitale, con la chiamata presso l’Università di Napoli (rimangono tuttavia ancora non ben definite le date dei passaggi da uno studium all’altro). La sua produzione fu essenzialmente pratica: l’opera che gli diede maggior fama è certamente lo Speculum aureum et lumen advocatorum, redatto tra il 1520 e il 1525 ma edito solo nel 1540 – circa 5 anni dopo la sua morte – per iniziativa del figlio Pomponio, studente padovano, sollecitato a ciò, a sua volta, da un altro grande giurista come Marco Mantova Benavides. Tra le altre opere vanno segnalate Consilia seu Responsa (edito ne1591) e Singularia et iuris notabilia (edito nel 1616). Alcune di queste opere sono conservate nella biblioteca comunale di Venosa all’interno del Castello «Pirro del Balzo». Versato negli studi letterari, scrisse poesie e sonetti in italiano ed in latino, nonché un De Sommariis delle leggi feudali, canoniche e civili, di cui ci dà notizia nella sua Cronaca, Giacomo Cenna letterato e storiografo venosino (Venosa 1560- 1640).
Luigi Tansillo e Roberto Maranta erano accomunati dai natali venosini di cui erano orgogliosi. Tansillo, nella supplica al Vicerè di Napoli, diretta ad ottenere che da Venosa fossero allontanati gli alloggiamento spagnoli scrive di Maranta: — Qui nacque e qui morio ai tempi nostri il Maranta, i cui libri andano il mondo sotto il favor dei privilegi vostri. Legista incorruttibile e profondo. Filosofo cattolico e sottile, e poeta umilissimo e giocondo.
Tansillo di sè stesso scrisse: — Mio padre a Nola io a Venosa nacqui. L’una l’origine mi diede l’altra cuna. Il che nei versi miei talor non tacqui.
Personaggi illustri ma non celebrati adeguatamente. Nell’ambito delle manifestazioni di celebrazione del V Centenario della nascita del poeta Tansillo, l’11 settembre 2010, presso il loggiato del Castello ducale «del Balzo», il Prof. Tobia Toscano, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento Filologia moderna, tenne un pubblica conferenza. Il 24 – 25 settembre 2010, a Nola, in collaborazione con l’Ateneo Federiciano di Napoli, presso la Chiesa dei SS.Apostoli si è svolto un convegno internazionale sulla figura del poeta venosino.
Alla manifestazione, come raccontano le cronache, hanno preso parte studiosi di fama internazionale: Prof. Tobia Toscano (curatore dell’evento), il Prof. Saverio Carillo, i professori Gennaro Toscano, Riccardo Nalli, Amedeo Quondam e Carlos Josè Hernando Sànchez. Per ricordare degnamente la figura di Roberto Maranta , tuttavia bisogna attendere il marzo 2017, allorquando un gruppo di avvocati della zona del Vulture-Melfese ha costituito l’associazione forense che porta il suo nome e di cui mi onoro di essere il Presidente.
L’Associazione, che non ha scopo di lucro, intende promuovere i valori della legalità e della giustizia, nonché favorire l’aggregazione, la condivisione di esperienze e lo scambio di informazioni, rapporti, conoscenze, suggerimenti e aiuti tra coloro che operano nel mondo del diritto. Organizza convegni e incontri su temi di interesse giuridico; assume posizione di fronte ad avvenimenti di attualità che possono interessare il valore e la pratica della giustizia, svolge attività di orientamento e formazione professionale; Svolge attività di impulso nei confronti degli enti istituzionali. L’Associazione Forense «Roberto Maranta» è cresciuta in questi anni non solo nei numeri, potendo annoverare circa 150 associati, ma soprattutto nella considerazione della intera categoria forense. L’azione dell’Associazione proseguirà per il futuro promuovendo l’ opera e la figura del giurista Roberto Maranta e le risorse umani ed intellettuali della nostra classe forense.
Un ringraziamento doveroso va all’editore Arturo Bascetta, persona dotata di sensibilità umanistica non comune e dello slancio tipico degli uomini di passioni generose. La sua attività editoriale è un lievito che documenta e commemora, personaggi, costumi, identità di popoli e luci di civiltà passate.

Donato Bellasalma, Avvocato, Presidente Associazione Forense «Roberto Maranta»

Dettagli

EAN

9788872970959

ISBN

8872970954

Pagine

96

Autore

Iandiorio

Editore

ABE Napoli,

ABE Torino

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Editorial Review

IL PADRE LO FECE NASCERE A VENOSA, COME ORAZIO

Nelle manifestazioni dedicate ai libri, siano essi saloni fiere o meeting, si fanno intervenire personaggi famosi e autori noti, che discutono in pubblico di argomenti attinenti alla lettura e alle materie da essi trattati nelle loro opere. L’interesse per la lettura da parte di un pubblico vasto non deriva soltanto dall’importanza che alcuni argomenti possono avere, ma anche dal modo come vengono presentati.
Le narrazioni di natura storiografica sono, in genere, considerate appannaggio degli specialisti o dei cultori di patrie storie. Il problema che mi affascina da sempre è come portare il racconto storico ad un pubblico sempre più vasto, e non esclusivamente a chi si interessa per motivi professionali o per personale passione della storia.
La narrazione, la ricostruzione di fatti storici può risultare accattivante e interessante quando si portano anche all’attenzione del lettore non specialista i personaggi e gli eventi come se fossero davanti ai nostri occhi. Un poco come avviene per i film, che parlano attraverso le immagini a tutti gli spettatori, senza distinzione di età, di cultura e di sesso.
Nel nostro tempo in cui spesso e volentieri l’ideale si trasforma pericolosamente in ideologia, che si fa violenta contro la tradizione e la storia in ossequio al pensiero unico e a chi lo impersona, il lavoro storiografico ci dice che non si può rinunciare agli ideali, che hanno fatto e fanno la storia; e ci conferma nella convinzione che ogni ricostruzione storica, che cerca onestamente e con la necessaria competenza la verità, è aperta ad interpretazioni diverse.
Il senso dell’eredità del passato è nella consapevolezza che il tempo non è mai perduto. “Non domandare: come mai i tempi antichi erano migliori del presente? poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza.” (Qoelet, 7, 10)
Di Roberto Maranta e di Luigi Tansillo è stato ampiamente trattato, a cominciare dal secolo in cui sono vissuti, il ‘500; e ai nostri giorni non si esaurisce l’interesse intorno alle loro opere e alla loro vita.
Se provassimo a immaginare, ma non tanto, il loro intervento in una manifestazione dedicata ai libri nella loro città, Venosa? E discutere delle loro lopere? E far loro pronunciare, come dal vivo, le parole che hanno scritto secoli fa?
Una mescolanza di immaginazione e di cose realmente accadute. Immaginaria la presenza degli autori, reali le loro parole, perché tratte dai loro libri. Senza stravolgere sensi e realtà, ma coinvolgendo il lettore in quest’opera di presentazione di argomenti trattati da Maranta e da Tansillo; come se volessimo annullare la distanza temporale che da essi ci divide.

V. I.