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il 1617 : la bolla del papa e borgia favoriscono gli usurai, puttane, meretrici e dame in bianco e vesti d’argento, banche private date in affitto

IL TESORO DI SAN GENNARO FATTO A VIA DEGLI OREFICI
Agosto si apre con una passeggiata in carrozza a Posillipo. Il Viceré era turbato da una lettera, fatta leggere a tutta la città, con cui gli ambasciatori imperiali offrivano a Venezia la restituzione del bottino napoletano, mentre 2.000 soldati spagnoli sbarcavano a Napoli.
L’ira divina non mancò di prendersela calando sulla città tempesta, tuoni e fulmini che colpirono la cupola del tesoro, quella dell’Arcidiocesi appena ristrutturata, facendo saltare dalle mura solo la croce.
Brutte notizie giungevano da Vercelli per la morte di quindici ufficiali, fra cui Pimentel, Leyva e Mormile, Titta Griffo; salvo Giovanni Bravo.
Il Viceré aumentò feste e commedie, intensificandosi la tresca con Rosinella, e le due nipoti di Cicinella Carafa, però senza far mollare le incursioni dei Napoletani nel Golfo di Venezia, sbarcati a frotte a Trieste, all’incontro con quattro barche armate di Albanesi, ma senza lasciarsi sfuggire il carico d’olio delle due navi verso Ancona, sotto lo sguardo attonito dei veneti, fermi a Capodistria.
Intanto a Napoli i cavalieri si prendevano a coltellate, lasciando D’Afflitto, morto a terra, e Reviglioni, additati come spie dei Savoia e artefici del colpo alla banca di Amalfi, e accusati di aver avvelenato gli acquedotti napoletani.
In molti partono per Firenze, dove è richiesta cavalleria e fanteria dentro e fuori Napoli.
Uno schiavo di Giovanni Simone Polverino accoltella due o tre e anche uno sbirro e il panettiere, finché, preso, è impiccato.
Pietro Caravita diventa Consigliere comunale e fa vendere la Banca dei Longo, dopo la morte del titolare mastrodatti, fratello di Carlo e del giudice Aniello, padre del Marchesino fattosi nobile fra i Longhi di Cosenza.
Festa delle amazzoni a Palazzo: dodici Dame in bianco con le trenette d’oro e manto d’argento; ballano col gancio la Marchesa della Valle e la contessina Riccarda Fabri.
Muore il marinaro di Resina, Teodoro Scopione fa l’avvocato, preso il figlio del pittore nel chiostro di Montecalvario; il capitan Velasco carcerato scappa dalla moglie e due disertori di Milano finiscono impiccati. Pietro Celsi picchia il nipote del Cardinale dentro Roma e si rifugia dal Cardinal Montalto, mentre monsignor Leni si rompe l’altro braccio.
In tutto questo il Viceré gode per lo splendore della custodia d’oro del tesoro fatta dagli orefici all’Arcivescovado, benché osteggiato dal Viceré di Sicilia e dal Cardinal Borgia per le sue ripicche contro Venezia.
Il mese si chiude con uno schiavo del Duca di Grumo impiccatosi e la partenza del Duca di Nocera divenuto vicario generale in Calabria, mentre vengono confinati a Tronto, Manfredonia e Cotrone i reggenti della Vicaria, Lopes, Montalvo e di Costanzo, il quale ebbe giusto il tempo di dire al suo Vincenzo di far incetta di soldi e materassi da portare a Civitella del Tronto: la sua prigione.
«puttane» assassine e dame meretrici
la bolla del papa favorisce gli usurai
Si finanziano le monache di Donna Regina, dove si mangia, si beve e… si fa tardi; partono Petrino, Scipione Brancaccio, mentre Giovanbattista Manso si diverte con l’Accademia dove è entrato un vistoso giovane medico, mentre trenta pompose dame aleggiano alla festa di Cillo del Tufo.
Casca Cesare Frezza dalla carrozza, carcerato il dottore Antonio Serra, in tre sfidano il chianchiere del Pennino.
Miozza e la «puttana» Maltese uccidono Don Lucio Coppola in S.Spirito, venendo da casa dell’amato Ciccio Làntaro, poi ucciso anch’egli da un francese, dopo messere diventato cavaliere di Malta.
Nuovi reggenti per il Consiglio della Vicaria: Valenzuola, Rovito, Migliore e Palazzo col fiscale Giovanfrancesco Sanfelice, pronti per la causa dell’odioso abate Mocrone, di Modarna e Masillo de Franchis, assassini come il barone Galeoto; condannato a morte anche Capasso, mentre fu ammazzato Ciommo Ravaschiero per le parole dette al Duca di Sandonato.
Il Duca di Gravina, il Marchese di Campolattaro e il Principe della Riccia si godono la predica di padre Mirto in San Francesco, ma litiga il Duca di Laurenzano col fiscale Camillo della Marra.
Altri uomini partono per Milano e Filizzano è posta al sacco.
A Napoli però c’è la festa di San Gennaro ai Gerolomini, con l’imprevedibile uccisione di Antonio Martinello, da un mese marito della pasticciera alla Vicaria, e l’assassinio del prete di Santa Maria delle Gratie alle Paludi. Come pure finiscono dentro Belluccia e la sorella per aver ferito a morte Titta Seripando barone di Casapuzzano.
Editto del Cardinal Carafa a seguito della bolla papalina: nessuno debitore può più rifugiarsi in chiesa: festeggiano gli affittatori di denaro fra Sant’Antonio del Borgo e San Giovanni à mare.
il principe di montemiletto all’agp
l’economato di taranto agli alderisio
Il Principe di Montemiletto e il Principe di Colle nominati amministratori dell’AGP, fra Corcione, Aniello d’Amato, Ascanio d’Elia, e Iovene, mentre l’economato di Taranto andrà a Mario Alderisio fratello di Cesare: orazioni del padre teatino Francesco Olimpio.
Riabilitazione di Ferrante Ametrano al ritorno dei cavalieri da Roma col contestabile Colonna fermo a Gaeta, fra giudice Martino e Cappellano Saluzzo, dopo la Pace di Milano che ha visto le disciolte truppe sabaude riversarsi contro Venezia per la gioia del Viceré che ha donato alla Marchesella di Campolattaro una famiglia di schiavi, e alla Marchesa di Corleto due pezze di scarlatto.
Compaiono i primi sonetti per celebrare le lodi degli Spagnoli e del Viceré, il quale soffre e si ammala periodicamente, forse di gotta.
Annibale Bianco dei cavalieri di Malta è l’assassino di Fabrizio Puedrico.
BANCHE PRIVATE DATE IN AFFITO A TERZI
collegio dei medicI E Lezioni su illustrI
Nonostante gli screzi col Generale Don Pietro de Leyva, partono le galere in soccorso della flotta a Brindisi, e i 29 galeoni nuovi di zecca, con 30.000 pesate di calce per fabbricare un forte a Ragusa, ma lo troveranno eretto già dai nemici Veneziani.
Intanto il Re eleva Carlo Carafa a Principe, e Ciccio Imparato a Marchese di Spineta, il Marchese di Monteforte esce di galera e l’uditore di Salerno, Primicillo di Pomigliano, finisce ai ferri.
Nuovo consigliere Giovan Andrea de Giorgio, e nuovi giudici, Lanfranco jr e Caviedes, il quale, con Don Ottavio d’Aragona, fa visitare la Vicaria al «gran croce» di casa Mendozza. Il Viceré fa regali alla Contessa di Pacentro e alla Castellana, e dà soldi ai Barnabiti dell’Enstraurita di Portanova, favorendo l’affidamento del consigliere Cesare Alderisio che avalla l’affitto della Banca dei Mondelli data a Pisano, genero di Fabio Romano; Giovanni Caputo è cassiere della Cassa di Foggia al posto di Pasitano.
Non mancano le molestie del Vescovo di Andria al mercante degli Armieri, suo debitore, che se ne fuggì, né le coltellate date dal Principe del Colle, e un mandato per il Duca di Sandonato e Marino Loffredo dichiarati fuorgiudicati.
Feste per il dottor Plantario, in casa di Fulvio Lanario, e per le nozze di Prospero Planterio con la figliola di Tonno Scaglione.
Trasferito il reggente di Costanzo dal Tronto ad Aversa per entrare alla Torre. Morta la vedova Pinelli del marchese di Galatone: l’erede è il figlio, nemico e Duca della Acerenza.
Nuove cariche al Collegio dei Medici e all’Accademia degli Oziosi con Fabrizio Carafa e Francesco Zazzera, e lezione di padre Aniello de Ruggiero sugli antichi uomini illustri di Napoli.







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