Description

Senza mescolare troppo fra loro i vari toponimi di luoghi diversi chiamati ‘Eboli’, onde evitare confusioni, volendo però tracciare un minimo di percorso storico come prologo alla descrizione dei luoghi citati ufficialmente nel 1700, abbiamo voluto riportare qualche riferimento relativo alle pergamente dell’Archivio di Cava e dell’Archivio di Montevergine, vere o false che siano. Pertanto, già nell’anno 869 dopo Cristo, si ha notizia negli atti della originaria Badia di Cava, quella sita in Loco Mitiliano, di un primo toponimo riferito ad Eboli, cioé de Locum qui Eboli nuncupatur. Andato distrutto questo primario luogo abitato a causa delle continue guerriglie longo-normanne, sempre prendendo per veritiera la pergamena, i suoi abitanti si ritrovano trasferiti in un Castello, quindi in un luogo diverso. E’ la fortezza che nell’aprile del 1047 viene citata parlandosi di un ristretto ecclesiastico dipendente da Cava, plures rebus staviles foris Castello Evoli che comparirà anche come feudo, nel Catalogo dei Baroni, che, diversamente da altre interpretazioni, andrebbe datato 1092. Passati i suoi signori feudali al seguito di Federico II di Svevia, nel 1219, Eboli fu accolto nel Demanio Regio. Quando giunsero sul posto i monaci di Montevergine, nell’anno 1221, lo fecero per costruire un proprio ospedale, obedientiam et hospitale Ebuli, dipendente dai verginiani per volere regio; potere che si rafforzerà anche per la nascita dell’ecclesias Sancti Martini et Sancti Blasii et hospitale pauperum cum domibus molendinis redditibus et possessionibus suis, tolti e poi reintegrati al monastero da Carlo I d’Angiò con Ecclesiam Sancti Georgi, l’orto presso Sancte Catherine, da cui la tassazione delle decime pontificie, quando si ritrovò nella nuova ripartizione territoriale del papa seguita al terremoto del 1348. Ma la prima chiesa antica del Castello di cui si ha notizia nei documenti verginiani è sicuramente quella di San Lorenzo seguita da San Bartolomeo. Tralasciando la storia antica, ci piace sottolineare come località ebolitane oggi apparentemente ininfluenti dal punto di vista geopolitico siano state nel passato considerate beni di scambio fra i primi possessori ai tempi dei re normanni. Luoghi come Gorgo e Gratalia sono infatti citati in una pergamena del luglio 1168 scritta proprio ad Eboli e poi, per diverse vicissitudini, finita nell’Archivio Storico del Monastero di Montevergine. Prima di allora, ad essere citata, quale prima chiesa nata presso i preesistenti possedimenti cavensi, è San Lorenzo. S.Lorenzo compare come per la prima volta in una cartula venditionis del giugno 1135 quando Alberada vende una casa sita intus muro de Castello Ebuli in Vico Sancti Laurentii che, nel 1163, sempre da fonte cavense, possiede sicuramente il titolo di Parrocchia, in parochia Sancti Laurentii meglio precisato in una pergamena verginiana del 1168, mantenendolo fino al 1836 quando venne trasferito alla chiesa di San Francesco dei soppressi Padri Minori conventuali. Quello del 1168 è un documento originale, il n.485, in scrittura beneventana. La pergamena fu scritta pro defensione monasterii di Montevergine riferita ad una domus, cioè una casa della Parrocchia di San Lorenzo.
Introduzione
§ – Locum Eboli, Civitate Eboli e Castello Evoli: cenni sulle origini (869 d.C.)
§ – S.Lorenzo intus muro Castello, loco Francavilla, loco Gurgo, loco Gratalia (1168)
CAPITOLO UNICO / La Terra d’Evoli in Distretto di Campagna
Dall’Abbazia della Civitate alla Corte del Duca
1. Regno: Napoli; Provincia: Principato Citeriore; Distretto: Campagna
2. La struttura feudale della Camera Baronale fra ‘600 e ‘700
3. La peste del 1656 e i terribili terremoti che distrussero le Terre
4. Popolazioni in rivolta per le tasse, riassetto per le Università
5. Piccole curiosità all’ombra del Palazzo feudale
6. Il Borbone sostituisce il Catasto austriaco con l’Onciario dal 1741
7. La complessa elaborazione catastale: Eboli consegna nel 1755
8. La comunità riunita intorno a 4 parrocchie e 2 badie cardinalizie
9. Più ricco è il feudatario: Duca d’Evoli e Principe d’Angri
10.Per vedove, vergini e forestieri solo la tassa sui beni
11. Il borgo di pochi maestri d’arte e professionisti
Note
Appendice documentaria
Le famiglie del 1755 della Terra di Eboli a cura di S.Cuttrera e B.Del Bufalo
1. Nobili e braccianti in Terra d’Evoli
2. Nomi propri e toponimi punteggiati tradotti per facilitare la lettura
3. Le espressioni dialettali lasciate nella forma originale
Note
§ – I. Frontespizio del microfilm presso l’Archivio di Stato di Salerno
§ – II. Frontespizio del volume originale presso l’Archivio di Stato di Napoli
§ – III. 440 Capifamiglia in ordine alfabetico di nome
§ – IV. Rubrica dei 32 forestieri non abitanti in Eboli
§ – V. Rubrica dei 16 forestieri laici non residenti
§ – VI. Rubrica di 6 vedove e vergini
§ – VII. Rubrica degli 11 istituti ecclesiastici secolari residenti, chiese e luoghi pii
§ – VIII. Rubrica di 1 forestiere bonatenente laico: il Duca possessore del feudo
§ – IX. Rubrica dei 31 forestieri bonatenenti esteri ecclesiastici e beni di chiese forestiere
§ – X. Collettiva generale delle once
Postfazione / La Metropolìa suffraganea di Salerno di Arturo Bascetta
Fra le Terre dell’antica Arcidiocesi inglese di Conza
1. Herbert Middlesex, arcivescovo inglese a Conza (1178-1184)
2. Medania cognato del nuovo Re Tancredi (1189-1193)
3. Enrico VI di Svevia Re contro Re Tancredi (1191) che perde Capua
4. Enrico occupa Salerno e vi lascia Costanza, Avellinesi in fuga
5. Conte Ruggiero di Avellino in fuga dai Balbano di Re Enrico
6. Avellinesi scappano: Guglielmo Svevo Principe e Duca (1194)
7. Conza al prelato-domino Pantaleone inviato di Federico II
8. Una Provincia inglese del Comitato del Giustiziariato?
9. La Provincia di Conza: 50 feudi soggetti all’arcivescovo (1200)
10. Balbano da Apice a Calabritto, poi Conte di Conza (1222-1235)
11. Laviano Conti di Conza (1239), Giacomo arcivescovo (1263)
12. Un Principato che finisce a Melfi e Lagopesole.
La comunità riunita intorno a 4 parrocchie e 2 badie cardinalizie

In questi anni ogni paese è davvero uno stato a se. Sarà sempre meglio quindi distinguere prima le Chiese parrocchiali, così come accaduto per altri luoghi, perchè ogni Parrocchia rappresenta un quartiere religioso, ma non la singola Chiesa, che fa capo alla Colleggiata. Una Chiesa, infatti, può essere anche vacante, quando crolla e il titolo viene aggregato ad un’altra parrocchia, oppure funzionare anche solo amministrativamente, come abbiamo sottolineato in altri studi, da Caserta a Mugnano del Cardinale, in quanto vanno sorgendo, all’interno delle Chiese, Cappelle e Congregazioni di monti frumentari, rette da laici, talvolta indicate con nomi diversi, con decine di ecclesiastici che ci girano intorno.
Concetto meglio chiaritosi dopo gli studi sul Distretto della Montagna di Montefusco studiando Torrioni,32 con la parrocchiale di S.Angelo che possedeva terreni fino a Tufo, di proprietà e non, alcuni dei quali, pur essendo a censo enfiteutico religioso, appartenevano al Barone Piatti.33 Confusioni che si accentuano quando nascono più distretti parrocchiali dalle ceneri di una sola e antica abbazia, come accaduto a Pietrastornina. Sono infatti i beni delle abbazie precedenti che si distaccano e vengono trasformati anche nel titolo, prendono un nome aggiuntivo legato al luogo stesso dove nascono, come nel caso di Toccanisi, dove la Chiesa Parrocchiale, nel Catasto di quel paese, è intitolata a San Giovanni in Cotoli.34
Ciò premesso va detto che nel 1755 ad Eboli resistono in mano forestiera cardinalizia l’Abbazia di San Pietro a Toro e l’Abbazia di San Pietro Apostolo, oltre un distaccamento religioso della rettoria nella Grancia di San Vito à Sele, dipendenza del vescovo di Salerno per l’amministrazione delle case a censo e dei beni vescovili.
Il nostro paese consegnò il Catasto nel 1755. Il tutto in un tomo che, al contrario di una città come Caserta, per esempio, non ebbe bisogno neppure delle sezioni dei volumi catastali denominate Repertori.35
L’Onciario del nostro comune fu archiviato fra gli atti della Regia Camera della Sommaria come Vol[ume] N[umer]o 4133 / Principato Citeriore / Distretto di Campagna / Eboli / Onciario del 1755, come recita il frontespizio. Già a seguire cominciano i nomi dei capifamiglia, Don Antonio Novella, Don Andrea Paroli, Don Antonio Romano…, mentre, in genere, vengono preceduti dalle dichiarazioni di Apprezzatori e Deputati alla redazione materiale del Catasto, con la variante degli Estimatori, come accaduto per Torrioni.36
Ma ad Eboli, come a Apice, la popolazione dei Principati è rappresentata dalla massa di braccianti e da rari magnifici, compresi gli inabili (non lavoratori disabili e ultra sessantenni) e i minori (eredi senza lavoro), comunque lontani dai grandi numeri dei ricchi comuni di Terra di Lavoro.37
Viene dato quindi inizio alla redazione del Catasto, chiaramente diversa e di gran lunga superiore alle 6.129,21 e 1/2 once dichiarate da piccoli paesi come San Giorgio, San Nazzaro o Torrioni,38 dati dalla sommatoria di tutti i redditi imponibili, a cominciare da quelli del singolo capofamiglia.39
Eboli dichiara la modesta cifra di ben 70.600 once nel complesso delle dichiarazioni di residenti e forestieri. L’aggregazione ecclesiastica di Eboli è attiva al punto da superare quasi tutti gli altri comuni del circondario, con i sacerdoti che detengono il massimo potere sulla massa, stando ai loro beni. L’istituzione più ricca, oltre il Collegio, i Monasteri e le Mense, è sicuramente la Badia di san Pietro Apostolo d’Evoli:40
Seguono chiese41 e confraternite con le Cappelle erette nelle chiese.42 Tutte rappresentano le rendite ecclesiastiche perchè relative a privati cittadini, singoli o riuniti in Parrocchia, Collegi o Congregazioni varie, ma di ispirazione ecclesiastica.43
Vi sono anche beni e benefici sul territorio che appartengono a luoghi pii forestieri. Si tratta di beni posseduti anche da enti non sempre vicini, per effetto ereditario, di vendite o di permute.44 Una piccola sezione sottintesa è quella tutta dedicata ai Forastieri Abitanti Benitenenti Ecclesiastici.45
Restando nel Catasto di Evoli / Onciario del 1755 e sfogliando la rubrica degli Ecclesiastici, Luoghi Pii, e Monasteri e Benefici cittadini, rinveniamo i dati sulle chiese che ci portano ad effettuare alcune considerazioni.
Le istituzioni religiose cittadine elencate sono:
1. La Cappella di San Giuseppe del Cappellano Reverendo Don Sebbastiano Torretta;
2. La Colleggiata con Massa Comune, Procura Gen. e Confraternita del SS.Sacramento;
3. Padri Conventuali;
4. Il Convento dei Padri Minori di San Francesco di Paola;
5. Il Monastero di Donne Monache;
6. La Confraternita dei Morti;
7. San Giacomo de’ Fulgioni il di cui Beneficiato è il Signor Don Gennaro Cristofaro;
8. La Confraternita di San Giuseppe;
9. La Santissima Annunciata;
10. La Confraternita del Carmine eretta dentro la Parrocchial Chiesa di San Nicola La Scala Greca d’Evoli;
11. Reverendo Canonico Don Vincenzo Barra di Salerno.
Fra le chiese cittadine, le più interesanti dal punto di vista storico, appaiono dunque:
– La Collegiata;
– La Parrocchial Chiesa di San Nicola della Scala Greca d’Evoli.
Fra le forestiere ci sono:
1. L’Abbazia di San Pietro à Toro retta dal Cardinale Coscia;
2. L’Abbazia di San Pietro Apostolo retta dal Cardinale Mellini;
3. La Grangia e la Rettoria di San Vito à Sele che sono della Mensa Vescovile di Salerno.
9. Più ricco è il feudatario Duca d’Evoli, seguito dai 4 Distretti parrocchiali
Non v’è dubbio che fra i vari signorotti che si aggirano in paese colui che merita davvero il titolo nobiliare è l’Illustre Duca. Il proprietario del feudo risulta infatti il Duca d’Evoli che è poi anche Principe di Angri.46 Fra le riscossioni seguono i Beni Burgensatici.47
Il feudatario incassava quindi le tasse per essere proprietario e titolare di diverse riscossioni. Ma nella pratica sono sempre i preti, la Chiesa, a farla da padrone. Eboli si ritrovò infatti divisa in diversi quartieri, altrove chiamati rioni, in questo caso, come capitava per le città, sono definiti ristretti, cioé distretti su cui sovrintende il potere religioso che ha sede nella Collegiata. E nella Collegiata avviene l’amministrazione dei distretti cittadini delle diverse parrocchie – i cui beni, per vendite o permute, si sono in parte dispersi nelle mani dei privati e di altri istituti religiosi presenti sul territorio – ma ben distinte in Ristretto di Santa Maria ad Intus (così detta forse per differenziarla da S.Maria dello Reto, S.Maria delle Grazie e S.Maria del Soccorso), il Ristretto di S.Eustachio, il Ristretto di San Nicola, il Ristretto di San Lorenzo e il Ristretto di San Bartolomeo.48
Ma molti altri sono gli elenchi dei beni di feudatario e luoghi pii.49 E questo senza entrare nei particolari della tassa sul fuoco, cioè sul nucleo familiare, quella pagata da ogni famiglia, già trattata in altri volumi…





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