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CRONACHE EDITE E INEDITE PER RICOSTRUIRE LA STORIA DEL 1500 A NAPOLI

Rosse erano le insegne degli Spagnoli e i bianche, invece, quelle di chi stava dalla parte dei Francesi. La spartizione del Regno aveva creato un trauma a cui i «rossi» rimediarono presto con la riconquista, grazie anche alla peste. Ora Napoli aveva soltanto bisogno di rigenerarsi, sebbene fosse stata declassata a provincia imperiale sottomessa agli iberici.
Gli atti del Castaldo pubblicati da Gravier e i diari editi di Rosso e dell’Anonimo, sono di grande aiuto agli studiosi. Mancava però all’appello un manoscritto originale, da noi consultato, che in forma più affidabile degli altri e più vicina allo svolgersi dei fatti, ha colmato molte di quelle lacune in cui si sono persi gli studiosi più accaniti del passato.
Il manoscritto inedito, che oggi vede in parte la luce, aiuta autori e lettori a ricostruire la Rivolta di Fucillo Micone, il plebeo che tentò di sobillare il governo del terzo Viceré.
E’ questa in sintesi la premessa che annuncia al lettore la difficile era dei governatori spagnoli, e poi imperiali, in una capitale dove le vessazioni dei ricchi, da Lagnino a di Costanzo, erano all’ordine del giorno.
I cronisti ci conducono per mano in una lunga premessa sui predecessori Moncada, d’Orange fino al luogotenente Cardinale Colonna. Ed ecco che alle imprese dell’ammiraglio Doria e di Maramaldo a Firenze, un sottile filo lega il Cardinale Medici a Napoli proprio mentre muore Colonna, che ha appena condannato Monte, giudice corrotto e fatto tagliare le mani al suo cortigiano. Ma il Colonna è ormai un uomo morto, forse fatto avvelenare dal papa, mentre gusta l’ultimo fico del suo giardino alla Riviera di Chiaia.
Il vicetrono ha già un successore antisemita, che è Toledo, e Carlo V è troppo impegnato con Doria contro i Turchi, in Grecia e Ungheria, e ancora non s’immischia nei fatti di Napoli, pur avendo affidato proprio al Cardinal Medici il posto che era di Toledo, già entrato a fare Parlamento. Il Regno avrà presto la sua Dogana del Sale al posto delle Giudecche, la fontana della Sellaria del Merliano, strade più larghe e un nuovo selciato. Basterà buttare giù i banchi di ambulanti e strozzini e fissare una gabella sulla spicciolata per pagare i lavori.
Toledo non è poi così austero: ha il vizio delle carte, delle fidanzatine e della corrida, come quella impiantata a Napoli, dove finisce anche incornato. I caroselli piacciono ai nobili indigeni che salgano di livello per battere gli avversari spagnoli, ormai penetrati ovunque, e sempre lì a festeggiare imprese contro i Turchi, come l’ultima del Conte di Sarno.
Ma i commercianti non vogliono quell’odiosa tassa e si agitanto senza nobiltà di fianco. Alzano la voce i capi della plebaglia, perfino in dissenso con il loro consigliere eletto, piegatosi al volere del Governo.
Lo minaccia a nome di tutti un venditore di vino, Fucillo Micone, che nemmeno immagina di finire alla storia come il primo rivoltoso vicereale, il quale, invasa la Vicaria di Urrias e del giudice Barattucci, ci finì strangolato e appeso alla finestra centrale.
Non contento Toledo alza il tiro sui suoi complici, Volpe e Pagliara, per aver fomentato il popolo alla rivolta che voleva Fucillo libero, devastando portoni e cancelli degli imprendibili uffici giudiziari. Ma il Viceré non si ferma e fa prendere i tre complici, Cafusso, Fonzo e Correaro, liberando, ironia della sorte, un tal di nome ‘Maso-Aniello, precursore secolare di Masaniello.
Napoli si rassegna e il giustiziere si dà alle feste. Bastone e carota aprono le danze a giostre e corride, mentre torna col toson d’oro dalla Spagna il Marchese del Vasto per ricordare a Toledo chi comanda.
Diatribe e scaramucce fra i due non fermano il Viceré che tira giù la testa di Pignatello e le baracche della vergogna. Accorrono i teatini di Carafa, futuro Paolo IV, il papa più terribile della storia, alla corte di Toledo, macchina inarrestabile: se la prende con un Giudeo e con un Abate mandati alla forca. Egli non fa che alimentare il sentimento francese che spinge il pontefice a passare ai fatti, combinando le nozze della nipote col figlio del Re di Francia e prendendo le distanze dall’Imperatore.
Il 1533 di Napoli è tutto proteso alla beffa delle riforme dell’apparato cittadino, ma ancora si conclude con l’ultima condanna comminata al Rosso di Gaeta, assassino del primario Casalino.
Ora tutto è pronto per far sbarcare la Viceregina con le figlie, pronta a raggiungere il Toledo, ignara delle amanti. Ma delle sue debolezze amorose e altre canute stravaganze ci parlerà Corona, autore di un’altra cronaca inedita, da noi appena trascritta, e fulcro della prossima storia.
Sabato Cuttrera
Claudio Rovito
1. Ignoto, Manoscritto inedito. Estratti in copia di autore ignoto, fedeli all’originale e pubblicati per la prima volta a stampa. Stesura c.a. anno 1580. D’ora in avanti: Ignoto, Manoscritto inedito. Esso è simile alla copia letta da Gravier e firmata da Antonino Castaldo, Avvenimenti più memorabili fucceduti nel Regno di Napoli sotto il Governo del Vicerè D.Pietro di Toledo, in: G.Gravier, Raccolta di tutti i più rinomati scrittori dell’istoria generale del Regno di Napoli, Napoli 1769, VI. Ma l’inedito non è stato scritto dalla stessa persona, perché il linguaggio da diurnale dell’Ignoto appare antecedente a quello del copista Castaldo di circa 50 anni, seppure manomesso e storicizzato da Gravier. Pertanto, allo stato, risulta non esatto dire che Ignoto e Castaldo siano state la stessa persona. Ragione per cui, il MSS inedito, da noi consultato in copia originale, certamente differisce per terminologia e orientamento politico (chi è filofrancese, chi filospagnolo) e pertanto si resta dell’opinione che il testo dell’Ignoto, precedente e più genuino, non possa essere stato scritto dal Castaldo, il quale, sicuramente da esso attinge in un secondo momento.
C’è da aggiungere, infine, che il MSS primario può non essere neppure quello dell’Ignoto, il quale, come Castaldo, attinge gli episodi più antichi da altri, essendo state rinvenute in successioni copie di diverse cronache più o meno simili. Cfr. Capasso, Ristoria delli rumori di Napoli, Mss, in: Codice Vaticano latino (11 -735), ex Biblioteca Brancacciana (III, A, 9).
2. Ignoto, Manoscritto inedito, cit.
7. Gregorio Rosso, Historia delle cose di Napoli sotto l’imperio di Carlo V, a cura di Gravier, Napoli 1770.
8. Ignoto, Manoscritto inedito, cit.
9. Ivi.
10. Carlo Padiglione, La biblioteca del Museo Nazionale nella certosa di S. Martino in Napoli, Giannini, Napoli 1876. Cfr. Giannone, op. cit. Lib. trigesimosecondo; De Renzi, op. cit. Pag. 55. Baldacchini, op. cit. Pag. 178.
11. Ignoto, Manoscritto inedito, cit.
12. Rosso, cit. Cfr. Anonimo, Cronica di Napoli, d’incerto autore, che comincia l’anno 1452, e fenisce l’anno 1534, In: Alessio Aurelio Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, ed altri opuscoli, vol.I, Perger, Napoli 1780, pagg.195-199; pagg.200-207.
13. Rosso, cit.
14. Rosso, cit.
15. Ignoto, Manoscritto inedito, cit.
16. Rosso, cit.
17. Pelliccia, cit.
18. Summonte, cit., pag.232 e segg.; Summonte, cit., pag.65 e segg. Summonte, cit., pag.84 e segg. Il primo moto insurrezionale del Sud, fomentato dall’idea di libertà lanciata dai Francesi, era stato quello dei fratelli Imperatore (1523), fallito nell’intento di togliere la Sicilia alla Spagna per consegnarla a Marcantonio Colonna. Soffocata la congiura, coi capi mandati alla tortura, le acque del Mare Inferiore si erano calmate per dieci anni, prima di alimentarsi nuovamente all’arrivo di Lautrec nel Regno di Napoli. Fallita la spedizione francese, durò a lungo la vendetta degli Spagnoli contro chi si era schierato a favore del nemico. Il conte Enrico di Venafro venne accerchiato nel suo castello da 300 cavalieri. Condotto a Napoli, sarà decapitato nel 1528. Il popolo abruzzese dell’Aquilano, stanco delle continue vessazioni giungerà alla rivolta (1528), soffocata (1529) dal Vicerè d’Orange, accampatosi presso Fossa con un esercito di 2.500 Lanzichenecchi. Arresasi, la città di Ocre, dovette sottostare al Tallione, ossia all’obbligo di dover pagare 120.000 ducati. Subì l’impoverimento proprio dai saccheggi contro cui si era ribellata non essendo in grado di pagare il riscatto, costretta a ricorrere al prestito di ricchi mercanti, tra cui Francesco Incuria ed Angelo Sauro, sfruttatori di molte popolazioni aquilane. A seguito della “invasione et occupatione del regno da Francesi” si era inasprito anche il rapporto con gli Ebrei, i quali, non avendo più il tempo necessario per il dialogo, “foro perseguitati et sachigiati et andaro dispersi che non posseano stare securi né fare loro industrie”; Summonte, cit., pag.84 e segg. Il Vicerè Don Pedro da Toledo arriverà ad emanare un editto (1533) per stabilire l’espulsione entro sei mesi per chi non si convertiva; in caso contrario comandava di emigrare a “maschuli et femine, piccholi et grandi, non exceptuandone alcuno”, minacciando di farli diventare schiavi con la confisca dei beni mobili ed immobili. Città e sudditi del Regno, che avevano necessità degli usurai ebrei per far fronte ai debiti contratti per il riscatto, non mancarono di protestare per difenderli, asserendo che dal 1520 essi campavano più “modestamente et subvenuto li populi in loro necessità”, grazie ad un primo compromesso, quando la delegazione delle giudecche pugliesi insieme ai proti della giudecca di Napoli, capitanata da Don Samuele Habravanel e dal procuratore Vitale di Maestro Iosep della giudecca di Giovinazzo, sottopose una proposta di accordo al Regio Collaterale Consiglio ai fini della permanenza nel Regno. www.comunediocre.it. Ocre stessa nel 1530 deve pagare a Francesco Incuria 1.600 ducati. Oltre alle conseguenze economiche appena descritte all’Aquila viene tolta la giurisdizione dei castelli del contado che vengono infeudati, e quello di Ocre viene concesso dal 1529 al 1554 per 250 scudi all’alfiere del Marchese del Guasto, Domingo Lopez d’Azpeitia; Summonte, cit., pag.84 e segg. Nel 1534 il viceré di Napoli don Pedro di Toledo conferma, per 20.000 ducati, la vendita del feudo concesso dal principe d’Orange, al barone d’Ocre Lopez d’Azpeitia dandogliene il possesso dei castelli, degli uomini, delle case, delle vigne, delle terre coltivate ed incolte, dei boschi, dei pascoli, dei forni, dei macelli, della caccia, delle acque, dei mulini, dei passaggi, dei pedaggi, delle fide, dell’imposizione di gabelle e dell’amministrazione della giustizia nelle cause di prima e seconda istanza; N.Ferorelli, Gli ebrei nell’Italia meridionale, Torino 1915; La presenza ebraica in Puglia, cit. Doc. N.43. Gli ebrei della giudecca di Bari nominano Vitale di maestro Iosep, abitante in Giovinazzo, loro procuratore con l’incarico di recarsi a Napoli e lì insieme con Samuel Habravanel e i proti della giudecca di Napoli, negoziare con il Vicerè o con il Regio Collaterale Consiglio le condizioni per la loro permanenza nel Regno di Napoli; Summonte, cit., pag.84 e segg.
19.Privilegii et capitoli, cit. Geronimo de Albertini è regio auditore provinciale di Capitanata e Comitato Molisio nel 1530. Nel 1535 il Marchese del Vasto è Principe di Salerno e Bisignano con Pedro de Toledo Viceré del Regno, Duca Dalve Conte di Benevento ed altri, Marchese del Vasto, Principe di Molfetta, Principe di Melfi, Duca di Gravina, Duca de la Tripalda, con “Sindaci delle provintie città & Terre demaniali, riuniti in San Lorenzo per il parlamento generale del Viceregno. Fra gli elettori da presentarsi in parlamento l’imperatore Carlo dové vistare anche una sentenza emessa dalla magna curia di cui faceva parte anche il milite consigliere regio Giacomo Antonio Cesarino di Civitate Nola e il magistro giustiziario Giovanni de Pascali e Martolomeo Maxus Vid e consigliere anch’egli davanti alla magna curia napoletana, sotto Alfonso d’Aganona de Piccolomini magister justizia, dux Amalfi e Marchio Capistrano e Celano nel 1338 e Comes Regio Cola. che sottoscrive l’atto.
Cfr. Pietro Dusinelli-Nicolò de Bottis, Privilegii et Capitoli con altre gratie concesse alla fidelis Città di Napoli, & Regno per lo Serenissimi Rì di Casa de Aragona, Venetia 1588. V. AA.VV., Apice: il castello, i feudi, le chiese. N.34, Comune di Apice, Abedizioni, Avellino 2007. Il Viceré iniziò le riforme (dando il via all’espulsione degli ebrei), proprio come quelle a cui diede vita Papa Paolo IV riformatore a cui seguì, nel 1555, la decisione dell’imperatore di dividere tutto fra i figli: il trono a Ferdinando, la Spagna e Napoli a Filippo II. Cfr. Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontifica città di Benevento dal secolo VIII al Secolo XVIII, Parte III, Volume I, Roma 1769,pagg.422-425. Opere primarie in Napoli furono il nuovo Palazzo Reale dell’architetto Domenico Fontana, il Palazzo degli Studi (attuale Museo Archeologico Nazionale), i rinascimentali palazzi Orsini, Marigliano, Corigliano, la completa trasformazione della Certosa di S.Martino, il barocco Palazzo Donn’Anna, la chiesa del Gesù Nuovo ricavata dal Palazzo rinascimentale dei Sanseverino e decine di nuove chiese barocche nate dalle ceneri di precedenti edifici. “Le trasformazioni urbanistiche dell’età vicereale consistettero in un ampliamento della città soprattutto verso occidente, il che richiese nuove mura la cui costruzione, iniziata nel 1533, continuò oltre il 1547.
Del programma del vicerè Pedro de Toledo fece parte il tracciamento della via che porta il suo nome, l’edificazione degli adiacenti “quartieri spagnoli”, insediamento a scacchiera, destinato all’alloggiamento delle truppe vicereali. Furono inoltre previsti la ristrutturazione del porto e dei sistemi idrico e fognario. Altro importante fenomeno fu il sorgere, a dispetto del divieto imposto dalle prammatiche reali del 1566, di una serie di borghi extramurari: S. Antonio Abate e Loreto ad Est, i Vergini a Nord, l’Avvocata a Nord-Ovest e Chiaia a Sud-Ovest”. Don Pedro, morirà a Firenze il 2 febbraio 1553 e sarà sepolto in quel Duomo, senza poter riuscire a vedere per l’ultima volta il monumentale sepolcro fatto costruire nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli in piazza del Castello.
Fra i suoi uomini migliori vi fu sicuramente Giangiacomo d’Acaya, esperto in architettura e matematica, al quale “vengono riconosciute brillanti intuizioni di tattica militare, grande esperienza in problemi balistici e di strategia equestre e approfondite conoscenze della nuova tecnica delle fortificazioni bastionate che si andavano sempre più sviluppando con i progressi della artiglieria, dopo l’invenzione della polvere da sparo”.
L’opportunità per affermarsi definitivamente Giangiacomo la colse nel 1528 quando i francesi erano penetrati nel Salento. Si oppose all’invasione con 500 mercenari albanesi alla guida del Marchese Castriota, unitamente ad altri signori locali, offrendo “uomini, cavalli e spada”. La sua vittoria fu così eclatante che Carlo V volle incontrarlo a Napoli, lasciando incompiuto il viaggio sotto l’arco trionfale di Lecce, perchè aveva saputo del suo efficace metodo di fortificazione. Il fiore all’occhiello era proprio nel suo feudo di Segine, dove aveva sviluppato una nuova tecnica difensiva contro i Turchi, mettendo in pratica gli studi sulle fortificazioni e divenendo Ingegnere Generale del Regno. Peccato che finirà i suoi giorni da prigioniero, proprio nelle segrete del Castello di Lecce che egli stesso aveva costruito. T. Megale, Sic per te superis gens inimica ruat. L’ingresso trionfale di Carlo V a Napoli (1535), Atti del Convegno Carlo V Napoli e il Mediterraneo, Archivio Storico per le Province Napoletane, Napoli 2001; www.regionecampania.org. L’architetto Francesco Grimaldi rifece le chiese di S.Paolo Maggiore, dei SS.Apostoli, S.Maria degli Angeli a Pizzofalcone, seguito da Cosimo Fanzago (chiesa dell’Ascensione a Chiaia, S. Maria degli Angeli alle Croci, di S. Ferdinando, S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone, di S. Giorgio Maggiore, di S. Giuseppe delle scalze a Pontecorvo, di S. Teresa a Chiaia), da Arcangelo Guglielmelli (S.Giuseppe dei Ruffi e la Biblioteca dei Gerolomini) e da Frà Nuvolo (chiesa di S.Maria di Costantinopoli, di S.Maria della Sanità e di S. Sebastiano). Per una biografia del Vicerè, cfr. www.geocities.com, Nicola Garofalo, La Grande Napoli. Toledo aveva trasformato la vecchia Segine in una fortezza inespugnabile, con baluardi, fossati e un nuovo castello ribattezzato col suo nome in Acaya, a lavori ultimati, nel 1536, quando il Vicerè gli affidò la fortificazione costiera (1537) insieme ad Alarcon Marchese della Valle Siciliana e Melfi, nonché Capitano Generale del Regno. Ai due era stato affidato il compito di ispezionare, unitamente al Duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, i castelli di Napoli, Aversa, Capua, Nola, Pozzuoli, Baia, Ischia e Capri. Per Ferrari Carlo V riteneva Giangiacomo “uomo di alto ingegno, e valore, e per buonissimo architetto”, elevandolo, come scrive Don Vittorio de Prioli ad “ingegnere generale del Regno di Napoli e già in Napoli stessa si vedono le sue fortificazioni e per tutte le marine di questo regno”.Acaya, insieme ad Escrivà e Menga, realizzò le nuove mura di Castro, Barletta, Copertino, Mola, Galatina, Molfetta, Parabita e Gallipoli, dove si vede una sala ennagonale, come quella del castello di Acaya, giungendo a Lecce nel 1539, divenuto nuovo capoluogo, redigedo un apposito progetto per la nuova fortezza, affidando l’esecuzione dei lavori a Guarino Renzo, e (1548) per l’Ospedale dello Spirito Santo e l’Arco Trionfale di Porta Napoli. Ma i suoi impegni furono soprattutto per Castel S.Elmo a Napoli, Sorrento, Capua e Cosenza e alla muraglia di Crotone, su indicazioni del Vicerè che lo utilizzò fino alla morte, quando si ritirò nel suo feudo di Acaya si ritira, attorniato dai nobili locali, dal Governatore Loffredo e dai figli, due dei quali, Francesco Maria ed Isabella, vengono spediti rispettivamente nel monastero delle chiariste e nel convento di francescani di Lecce, mentre, proprio ad Acaya edifica per gli osservanti il monastero di S. Maria degli Angeli ai quali finisce poi per cedere anche il suo palazzo di Lecce, finito indebitato per una fideiussione messa (1570) a favore dell’esattore doganale di Puglia e Basilicata delle imposte sugli oli e sui saponi, portandolo, per la gravosa insolvenza, perfino prigioniero nelle segrete del Castello di Lecce che egli stesso aveva realizzato e dove sarebbe morto. V. Mario Mangione, da: www.acquaricadilecce.it.
20. Rosso, cit. Cfr. Antonio Doria, Compendio d’Antonio Doria delle cose di sua notizia et memoria occorse al mondo nel tempo dell’Imperatore Carlo Quinto, appresso Antonio Bellone, Genova 1571, pagg. 47-53.
21. Ignoto, Manoscritto inedito, cit.
39. Pelliccia, cit.
57. Bernardo Tasso, Le lettere, Giovanni Griffio, Venezia 1591, pag.53. I 100 ducati annui di paga permisero al Tasso di scrivere il famoso poema Amadigi, di materia amorosa (come le stanze pubblicate da Poliziano e Bembo) pur rappresentando un soggetto eroico in rima, ad imitazione dell’Ariosto, come promesso al Principe.
58. Robert J. Knecht, The Valois, London and New York, Longman 2004, ISBN 1-85285-522-3.
59. Jack Lang, Francesco I. Il sovrano francese che si innamorò dell’Italia, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-45445-8. Cfr. Wikipedia.
60. Rosso, cit.
61. Anonimo, cit.
62. Anonimo, cit.
63. Ivi. E’ la Fine della prefente Cronica dell’Anonimo trascritto dal Pelliccia, cit.
64. Silvio Corona, Successi diversi traggici, et amorosi occorsi in Napoli, et altrove a Napol[lita]ni, composti dà Silvio Corona, MSS originale inedito. Cfr. Camillo Tutini, Dell’origine e fundazione de’seggi di Napoli, Napoli 1754. Dice Camillo Tutini che una Donna Betrice Mormile, figlia del Duca di Campochiaro e Isabella Cafara d’Aragona, la ritrova sposata a Giacinto Rocco del seggio di Montagna, «appresso del quale si serbano molte scritture originali; dalle quali habbiamo raccolto, quanto da noi qui brevemente viene accennato».
riepilogo
le false riforme di toledo, vicerè e giustiziere dei poveri
premessa
regno diviso fra rossi e bianchi: scontri fra spagnoli e francesi
— Il trauma delle divisioni e i governatori spagnoli
— Gli atti del Castaldo pubblicati da Gravier
— I manoscritti editi: Rosso, Castaldo e Anonimo
— L’originale più affidabile è un manoscritto inedito
— La ricostruzione della Rivolta di Fucillo Micone
note introduzione
capitolo primo
la napoli vicereale premessa
nel manoscritto inedito
— L’era dei Viceré spagnoli e poi imperiali
— Vessazioni dei ricchi: Lagnino, di Costanzo…
— Il Regno si ribella e la peste ferma i Francesi
— Il gesto estremo del Viceré Moncada
— L’ammiraglio Doria passa con l’Imperatore
— Maramaldo e Viceré d’Orange ucciso a Firenze
capitolo secondo
un cardinale dissidente del papa
scelto per vicerè imperiale
— Il Medici a Napoli per avvelenare il Colonna?
— Colonna che condanna Monte, giudice corrotto
— Il Cardinale fa tagliate le mani al suo cortigiano
— Il Luogotenente fatto avvelenare dal Papa?
— Toledo è designato, ma a Napoli c’è Colonna…
— Carlo V con Doria contro i Turchi e in Grecia
capitolo terzo
la nomina del vicere’ toledo
e le feste ai primi dell’anno
— Il Cardinal Medici al posto di Toledo fatto Viceré
— Il Parlamento del padre-padrone antisemita
— La Dogana del Sale al posto delle giudecche
— Doria caccia di Turchi da Patrasso e Ungheria
— Il Viceré Toledo odiato dai nobili fin da subito
— Toledo ordina la fonte della Sellaria al Merliano
— Festa per il Conte di Sarno vincitore sui Turchi
— Corrida e caroselli importati dalla Spagna
capitolo quarto
la causa scatenante:
una tassa per i commercianti
— L’eletto del popolo favorevole alle tasse
— Terracina tradisce la plebe sulla gabella
— Fucillo minaccia l’eletto e viene arrestato
— Il popolo contesta Urrias, e il giudice Barattucci
— Fucillo strangolato e appeso alla Vicaria
— Toledo alza il tiro sui complici Volpe e Pagliara
— La Rivolta di Fucillo: la prima di un capopopolo
capitolo quinto
la prima sommossa che sfondo’
porte e cancelli della vicaria:
— L’arresto di Fucillo per le minacce all’Eletto
— Presi Cafusso, Fonzo, Correaro, Volpe e Pagliara
—Alcuni impiccati: salvo ‘Maso-Aniello e altri
capitolo sesto
da giustiziere a festaiolo:
bastone, giostre e corride
— Elogi in Spagna per il Marchese del Vasto
— La Giustizia incalza: giù la testa di Pignatello
— Subito via baracche e bancarelle dalle strade
— Feste per le imprese di Carlo V: ecco i Teatini
— Toledo geloso del Marchese del Vasto: il divo
— Don Pietro ferito nella corrida a Carbonara
capitolo settimo
papa e firenze coi francesi,
primi scontri col marchese
— Schiaffi al castellano: a Napoli comanda del Vasto
— Un Giudeo e un Abate mandati alla forca
— Il Papa traditore combina le nozze coi Francesi
— Caterina de’ Medici sposa l’erede di Francia
— Rosso di Gaeta assassino del primario Casalino
— Arriva la Viceregina, e Toledo ha già un’amante
collana
Cronache del Regno di Napoli
Titoli dei volumi pubblicati
— Alla fondazione di Manfredonia
Bizzarrìe di Manfredi di Svevia fra Napoli e Principato nel 1256 – ISBN: 978-88-88962-83-0
— Don Giovanni da Procida nel 1282
L’anima nera dei Vespri Siciliani – ISBN: 978-88-88962-1000
— Niccolò Gaetani Dux del Lazio Antico
L’assassinio di Re Andrea e la rivolta dell’aquila (1333-1346) – ISBN: 978-88-88964-85-0
— L’invasione dei Romagnoli di Galeotto Malatesta
La Gran Compagnia di ventura dall’Abruzzo a Terracina (1347) – ISBN: 978-88-88964-83-6
— L’invasione ungherese del 1348
Napoli, Benevento, Aversa, Foggia, Reggio (1348) – ISBN: 978-88-98817-97-9
— La rivolta dei Durazzo del 1355
L’antiregno di Sicilia Citra Italia del Gargano – ISBN: 978-88-98817-60-7
— Le Vicarie vaticane del 1379
Le quattro parti del Regno di Napoli senza più Regina- ISBN: 978-88-7297-048-5
— Carlo III dentro Napoli nel 1381
Il terzo Re di Sicilia del Monte Sant’Angelo – ISBN: 978-88-7297-024-9
— Il fratellastro della vera Regina
Ladislao Re di Neapolis a Gaeta e Giovanna II rinchiusa dal 1387 – ISBN 9788872972687
— Spose al veleno per Re Ladislao
Pupe e pozioni che uccisero il sovrano di Neapulia nel 1414 – ISBN 9788872972373
— Attendolo Sforza
Da Spoleto all’Aquila, da Napoli a Benevento (1372-1424) – ISBN: 978-88-88964-82-9
— La fuga di Re René
Da Nola a Benevento (1435-1442) – ISBN: 978-88-88964-68-3
— La Rotta di Sarno
Fra Nola, Diano e Scafati (1442-1465) – ISBN: 978-88-88964-64-5
— Amanti e Bastardi di Re Ferrante
Da donna Diana di Sorrento alla Duchessa di Amalfi (1465-1485) – ISBN: 978-88-88964-85-0
— La Congiura dei Baroni del 1485
Salerno, Lecce, Ariano, Matera (1485-1491)
I Ribelli pugliesi nella Baronia col covo a Lacedonia (1485-1487) – ISBN: 978-88-88964-70-6
— La conquista di Carlo VIII del 1495
L’Aquila, Napoli, Capua, Ischia, Salerno – ISBN: 978-88-7297-025-6
— La Duchesca e il testamento di Alfonso II
L’Aquila, Napoli, Capua, Ischia, Salerno – ISBN: 978-88-7297-078-2
— Quattrocento Napoletano
Lo Balzino di Ruggiero de Pacienzia (1487-1496) – ISBN: 978-88-88964-69-0
— Apice nella Riconquista aragonese
Sacco di Fragneto, Morcone, Flumeri, eccidio di Vallata (1496) – ISBN: 978-88-88964-62-1
— Apice in festa per la Regina Isabella
Nel viaggio della sovrana Del Balzo sull’Appia Antica (1497) – ISBN: 978-88-88964-67-6
— Il Bombardamento di Salerno del 1498
L’esilio a Venezia dei Principi Sanseverino (1498-1508) – ISBN: 978-88-88964-75-1
— Paola, Napoli, Tours
L’ultimo viaggio di San Francesco dal Re di Francia (1507) – ISBN: 978-88-7297-250-2
— La Battaglia di Cetara e le incursioni turche
Le guerre franco-spagnole che sconvolsero Salerno (1508-1544) – ISBN: 978-88-88964-73-7
— La Rivolta di Fucillo
Bettole, Pegni, Giudecchie: Napoli nel 1533 – ISBN: 978-88-7294-1581
i edizione 2024
In copertina: libero adattamento dell’immagine di pubblico dominio. Titolo originale dell’opera completa: Cronache del Regno di Napoli. Elaborazioni basate su testi di cronache originarie.






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