01a. CITTA’ DI SALERNO CORPO NEL 1755 (SA)

30,00


3. S.Angelo dei Marronibus e S.Bartolomeo in Plano Montis e Fratte
Premessa l’esistenza della località San Bartolomeo a Giovi e che un Beneficio ecclesiastico di San Bartolomeo era di Ogliara, è attestata, alla località Plano Montis, che differisce pure da S.Bartolomeo di Capezzano, la Parrocchiale di S.Bartolomeo, detta appunto in Plano Montis. In questo luogo possiede terreno il soldato dell’arrendam.to del tabacco Giacchino Greco, proprio accosto alla Parrocchiale di San Bartolomeo, a seguire quello di un Giannattasio di Giffoni.
Altro quartiere dove abitava il custode de’ grani Matteo Grimaldi era quello del Ristretto della Parrocchia di S.Angelo de Marronibus (once 131).

§ — I due distretti parrocchiali poi aggregati a S.Maria delle Grazie

Le due parrocchie, appena citate nel Catasto, erano forse già in rovina in quanto, di lì a poco, nel 1811, Monsignor Pinto trasferì l’antica parrocchia di S.Bartolomeo in Plano Montis e quella di S.Angelo de Marronibus nella Chiesa di S.Maria delle Grazie.

§ — La Chiesa di S.Maria delle Grazie dei padri Botticelli di S.Girolamo

Della Madonna delle Grazie si sa che era una chiesa costruita dopo l’omonimo convento iniziato (1506) dal Sacerdote Don Filippo Marotta che vi fece insediare i Padri Botticelli della Congregazione del Beato Pietro di Pisa, sotto l’ordine di S.Girolamo, donando loro molti beni, a patto di essere sepolto nella chiesa che sarà eretta solo nel 1518 e abbellita da una tavola del Cardisco raffigurante S.Maria Graziarum. Resterà in vita fino alla soppressione avvenuta coi Francesi nel 1807, non prima di aver subito il saccheggio durante i moti rivoluzionari del 1647. Incendiata la biblioteca andarono persi anche gli atti notarili ivi custoditi. Il resto lo fece la peste del 1656 che annientò fedeli e monaci lasciando disabitato il convento fino al restauro del 1662.
Nel Catasto del 1755 risulta essere il monastero maschile più ricco detto dei Padri Botticelli di S.Girolamo di Pisa chiamato Monastero di Santa Maria delle Grazie, dichiarando ben 2.947 once. Raggiungeva tale cifra sia per i numerosi crediti perpetui e consegnativi per montagne e terreni, sia per la proprietà di due importanti comprensori di case, a Portanova e adiacente il monastero, cioè accosto al Convento, sia per il comprensorio di terre per uso di riso nella Piana al Luogo detto La Pernina. Presso S.Maria delle Grazie abita il fondachiere Nicola Aceto di 43 anni che possiede anche una casa a incarto a S.Maria de’ Barbuti (once 142).

§ — Il Distretto di San Gregorio

E’ l’ortolano Matteo Pentavalle che abita in casa propria nel Ristretto di San Gregorio, ma anche il Patrizio Salernitano Don Giacomantonio Maria Carrara, dall’alto del suo Palazzo. E’ uno dei ricchi che possiede 145 bufale, territori nel Feudo di Fajano a Vicenza e S.Antonio, a La macchia, La Tentera con taverne, taverna a Taverna Penta, territori a Macchiapecia e la Torricella, al punto di dichiarare un reddito da 1.535 once.

§ — Il Ristretto di S.Margherita

E’ il bracciale Matteo Galderisi l’unico di cui si ha notizia certa che possedesse un territorio nel Ristretto di Santa Margarita, oltre casa propria, 6 bovi, una massaria a Li Sabbatini e uno alle Case Nuove (once 352).

§ — Il Ristretto Parrocchiale di S.Eufemia

Altro quartiere era quello del Ristretto Parrocchiale di S.Eufemia dove abitava in casa propria il calzolajo Orazio Postiglione

Description

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Castello e Torre Gentile fuori le mura: Distretto di S.Massimo

La commissione era riuscita a far fare rivela spontanea del possesso dei propri beni quasi a tutti i cittadini. I residenti non presenti, dei quasi però si conosceva il valore dei propri beni, risultavano solo dieci, fra cui quattro benestanti. Si tratta del Capitano d’Infanteria del Reggimento del Re Don Giuseppe Farao, che posseddeva massaria detta Siglia e casa Palazziata nella strada del Campo, con una certa consistenza economica (748 once), di Fortunato Viscatale per i tre magazzini nella Dogana e molino con ingegni a titolo di incarto a La Calcirogna (566 once), di Don Ferdinando Ferrara per la massaria che teneva a Ponte di Cagnano del gran bel valore di 1473 once dichiarate, e del Patrizio Salernitano Don Saverio Ruggiero, Barno di Tollo, che possedeva massaria a Li Spiriti, massaria a S.Romito, massaria a Mordantiello, territorio a L’Orto Luongo, magazzino a La Dogana e comprensorio di case a Casa Ruggiero che gli aumentavano la dichiarazione a 1159 once.
Assenti anche il Capitano d’Infanteria del Reggimento del Reale Italiano Don Ferdinando San Mango per la casa Palazziata avanti la Chiesa di S.Matteo con annuo canone dovuto al Monistero della Maddalena, Don Francesco Giordano per il basso nel Ristretto di S.Lucia (che possiede anche un comprensorio di case in mezzo la Piazza di Salerno, Don Francesco Marzano per il comprensorio a Capriglia con territorio a L’Arciacovo e castagneto accosto, il dimorante in Napoli Giovanni Paolella per la casa alla Dogana Reggia, il commorante in Napoli Don Carlo Incaldo per la masseria a La Valle, e il Patrizio Salernitano Don Benedetto Santomagno commorante in Napoli.4

Il fatto che Salerno in fondo non fosse una città grande lo si vede anche dall’esiguo numero di vedove. Solo tre delle ventidue, del resto, erano di famiglia benestante. Si tratta della vedova del fu Agostino di Leone, Anna Miranda con casa propria con cellaro e territori a Il Vaccarello, molti pezzi a Brignano e 1/2 massaria a Fontana di Gengo che la portano a dichiarare 515 once, seguita dalla vedova del fu Giuseppe Montesarchio, Cecilia Montesarchio di Pastorano che ne dichiara 351. Erano superate, in quanto a rendite, solo dalla ricca vedova Donna Petronilla Pinto che dichiarava 660 once, mentre la vedova Donna Giulia della Calce, che abita in casa Palazziata, dichiara 492 once.
Le restanti vedove erano quelle del fu Matteo Luzzo, Apollonia Pellegrino di Coperchia, del fu Giovanni Barone (Cecilia Baroni) che abita in sito di case a incarto della Cattedrale a canone annuo, del fu Ignazio Basso (Antonia Sernicola), del fu Antonio Ferrandino (Antonia Macinante) della Pastina, del fu Gaetano Galdo (Agnesa Basso) e del fu Benegno Gaeta (Margarita Sparni) di Pellezzano.
Per altre due vedove non è possibile conoscere i nomi come per quella del fu Sabbato de Santis (Maddalena Pagano), della vedova Camilla Federico di Capriglia, della vedova Colomba Grieco di Coperchia, della vedova Camilla Rocco, della vedova Orsola Galdo di Ogliara, della vedova Orsola Villani di Casabarone [oggi Valle di Baronissi], della vedova Orsola Ventura che possiede comprensorio di case nella Strada della Santissima Annunciata, e della vedova Nicoletta Galdo di Coperchia.
Solo due risultano invece le vergini. Si tratta di una zitella, la vergine in capillis Teresa Fiore di 54 anni, figlia del fu Michele di Coperchia abita in casa propria con massaria accosto e possiede territorio a La Piana, e della giovanissima vergine in capillis Donna Catarina Barone di 12 anni abita in massaria a Pastina a Lo Mogavero, unica davvero da sposare per la sua rendita da 696 once dichiarate.5
Le notizie a riguardo del Castello nel Catasto del 1755 sono scarsissime. Al contrario di altre città e di altri feudi infatti, dove sono emersi allegati preziosi relativi ai feudatari, sul Castello di Salerno non vi sono che rari cenni. Il primo viene dall’elenco dei forestieri in cui compare un certo Antonio Franco di Cava il quale possiede una masseria a la Torre di Gentile confinante collo Castello. Il secondo fa riferimento solo ad un Oliveto sotto il Castello di proprietà, insieme a diverse altre, del Barone Matteo Genovese, il quale è fra i ricchi salernitani con più alto reddito (dichiara 1816 once).
Queste due citazioni, però, specie la prima, confermano che il maniero era stato abbandonato del tutto e non mi abita neppure una famiglia, nè dentro, nè fuori, neppure in forma provvisoria.
La notizia in merito alla Torre del Castello solleva però il morale in quanto conferma l’esistenza e l’integrità della stessa, sebbene trasformata in massaria. Ciò che importa è che ha un nome: è la torre forse eretta da Gentile Orsini portatagli in dote dalla moglie quando sposò Isabella Orsini, figlia di Raimondo I Principe di Salerno ed Eleonora d’Aragona, dopo il 1480.6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pellezzano, Coperchia, Capriglia, S.Nicola e Cologna, Capezzano, Sordina, Casabarone, Coraggiano, Ruggiano, La Rocca di S.Spirito, Casa Sessa e Pastore, Capitinola, Licinella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensioni

Recensioni

Non ci sono ancora recensioni.

Recensisci per primo “01a. CITTA’ DI SALERNO CORPO NEL 1755 (SA)”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Editorial Review

Presentazione

Origini: Condome longobarde di Civitate Capuana
Litorale Domizio di Bella e il Bosco in Terra di Liburia di Arturo Bascetta
1. Un Castello nel Bosco Pantano fra Suessola ed Acerra
2. Villa Literno e Villa Avellino di Puteoli di Civitate Beneventana
3. Cesarano e Pantano ex rebus di Beneventana donate a S.Lorenzo
4. I Drengot su Napoli (1054), Cupoli (1063), Domicella e Ignano (1087)
5. S.Maria e S.Giovanni in Miniano tolta a Sorello e data ad Aversa
6. I Drengot sul Bosco di S.Maria a Pantano: il Castello a Mare-Eclano
7. I Drengot in fuga fra Napoli ed Atella (1114-1117): i baresi su Anglona
8. La fuga ad Avella e la donazione di San Pietro Apostolo in Cancello
9. S.Pietro Apostolo, S.Maria Magdalena e Casacugnana di Polvica
10. Casacugnana nel Bosco di S.Lucia poi detto S.Agnese
11. S.Maria Magdalena e S.Pietro Apostolo a Cancello-Volturno?
12. Ci fu un primo monastero del Monte Vergine in Terra di Lavoro?
13. La citazione ufficiale di Mugnano in territorio di Avella nel 1135
14. Mugnano di Pontiano è il Vico del ‘Campo dei Cummani’?
15. [A]Bella in Atium o Castello a Mare è presso Castel Volturno?
Note Origini

Storiografia/1: sulle origini del territorio domiziano
Le citazioni intorno al toponimo di “Vulturnum” di Angelo Cillo
1. L’emporio romano del Volturno gestito dai Capuani
2. Le città domizie dopo le guerre sociali
3. Calano vandali e Saraceni sulla Via Latina fino al Garigliano
4. Le prime citazioni altomedioevali su Castel Volturno
Storiografia/2: sulle questioni di geografia storica
Le citazioni intorno al toponimo di “Castel Volturno” di Lucio Fiore
1. Il centro agricolo sulla Via Latina
2. Il borgo altomedioevale: la “Civita” dei Longobardi
3. I vassalli e i tre ceti sociali nei feudi dell’Ave Grazia Plena
4. Nuovi e vecchi quartieri fra ricchi e poveri: una merceria
5. Non regge il confronto con la vitalità delle città

Politica: il nuovo metodo di tassazione
Il sistema tributario europeista di Carlo III di Borbone di Angelo Cillo
1. Carlo di Borbone nel Settecento in Europa
2. La politica economico-sociale del Re
3. L’Onciario come tentativo di giustizia tributaria
4. La terminologia catastale nei suoi termini principali
5. Ferdinando IV
6. Il Sovrano preferisce Caserta alla residenza di Napoli
Note Politica

Università: Castello a Mare di Volturno
La struttura feudale del Casale appartenuto a Capua di Arturo Bascetta
1. Castello a Mare di Volturno in Diocesi e Pertinenza di Capua
2. La struttura feudale della Corte Regia fra ‘600 e ‘700
3. Il Re sostituisce il Catasto austriaco con l’Onciario del 1741
4. La complessa elaborazione catastale: la consegna nel 1747
5. La comunità dell’AGP intorno a parrocchia e confraternite
6. I ricchi De Curtis, Toscano, Caramanna e il fattore Tomasella
7. Solo la tassa sui beni per vedove, vergini e forestieri
8. Il borgo di maestri d’arte e professionisti
Note Università
Comune: Castello al Volturno
Il Catasto Onciario del XVIII Secolo di Arturo Bascetta
1. Un inesistente ceto intermedio
2. Poco meno di 200 famiglie, vedove e sacerdoti compresi
3. Il confronto fra le Università in Terra di Lavoro
Note Comune

Appendice documentaria
Le famiglie di Castello nel 1754 di Bruno del Bufalo
1. Un microscopico borgo medioevale di braccianti e massari
2. Mestieri poveri legati alla terra, più che alla pesca
3. Don Luigi Toscano, lo speziale dell’Ospedale di Castello
Note Appendice Documentaria/1
I. Capifamiglia in ordine alfabetico di nome
II. Frontespizio del microfilm
III. Frontespizio del microfilm - deputati et estimatori che hanno redatto il Catasto
IV. Elenco nomi numerati e riordinati per cognome del capofamiglia
V. Rubrica di vedove e vergini
VI. Rubrica di cittadini e cittadine assenti
VII.Rubrica ecclesiastici secolari residenti, chiese e luoghi pii
VIII.Rubrica forestieri laici abitanti in paese
IX. Rubrica forestieri bonatenenti non abitanti, cioè esteri
X. Rubrica forestieri bonatenenti esteri ecclesiastici e beni di chiese forestiere
XI. Rubrica dei beni della Parrocchia
XII.Collettiva generale delle once
Note Appendice Documentaria/2