SICULINO: una storia davvero magica ISBN 9788872971475

In offerta!

20,00 13,00


Copertina posteriore
Categoria:

Una storia davvero magica

C’era una volta, tanto tempo fa, un castello dove all’interno viveva un ragazzo con tante cose belle per giocare, ma troppo giovane per vivere in solitudine… Ma forse è meglio raccontarvi prima un’altra storia…

Era una mattina uggiosa e un tenue raggio di sole cercava di farsi strada tra le nuvole del cielo per poter illuminare le maestose mura del castello. Quella fioca luce attirò l’attenzione di chi abitava solo tra quelle mura; si affacciò alla finestra il mago Flivius, guardando pensieroso il maestoso vulcano Etnao che come sempre protegge l’isola di Siculia.
Era il 30 ottobre e in quella mattina Siculino, non potendo uscire fuori a giocare per via del tempo, decise di leggere qualcosa e rovistando nella libreria trovò un libro regalatogli dalla maga Lillù; lo prese e si sedette sulla poltrona sorseggiando la sua bevanda preferita “Sicuncello”, una bevanda al gusto di limone.
Tra le pagine del libro non vi erano tante figure, ma una di queste colpì l’attenzione di Siculino. Era l’immagine di un grande castello, azzurro come il mare, giallo come il limone e rosso come la lava. All’interno del castello viveva un mago di nome Flivius. Nella torre più alta del castello si vedevano dalla finestra ondeggiare delle grandi tende rosse e all’interno di quella stanza remota, sopra una colonna di marmo bianca, vi era posto un bottiglione con all’interno un fazzoletto incantato di nome Hanky.
Leggendo attentamente il libro Siculino si accorse che a ogni pagina la storia sembrava sempre più vera e ricordò che quello stesso castello si trovava su un’isoletta dall’altra parte dell’isola di Siculia, oltrepassando il bosco, e così gli venne un’idea.
Ormai Halloween era alle porte e Siculino decise di intraprendere un’avventura. Così, pieno di entusiasmo, prese la sacca, il mantello e la bacchetta magica “Sicanio”, anche questa regalatagli dalla maga Lillù. Una bacchetta speciale, con la magica pietra lavica sulla punta, e un corpo fatto di fico d’india.
Il coraggioso Siculino uscì di casa, andò nel retro, aprì la porta della piccola stalla e disse: «Ehi Nello, sei pronto ad affrontare un’avventura insieme a me?» Nello, che era sempre contento di andare in giro con Siculino, fece un cenno di approvazione con la testa, e così si misero in cammino alla ricerca del misterioso castello.
Durante il tragitto Siculino fantasticava su cosa avrebbe trovato all’interno del castello; a un tratto vide su una roccia una piccola zucca di colore arancio che luccicava. Siculino pensò che qualche mago passato da quelle parti l’avesse perduta. Senza alcun indugio si fermò, scese dall’asinello e avvicinandosi alla roccia osservò la zucca da vicino. Era davvero insolito vedere una zucca luccicante; la colse e la mise dentro la sacca. In realtà quella zucca era davvero misteriosa! Sembrava quasi fosse stregata per lo strano luccichio che emanava. Siculino e Nello si rimisero in cammino, mancava ancora tanta strada per arrivare al castello.
Attraversato il bosco ben presto raggiunsero la spiaggia, e già si scorgeva in lontananza la piccola isola con in cima il castello. Sceso dall’asinello Siculino esclamò: «Nello! E adesso come arriviamo laggiù?» L’asinello avvicinandosi a Siculino posò il muso sulla sacca per fargli capire di guardare all’interno di essa. Siculino capì subito che all’interno avrebbe trovato qualcosa per risolvere il problema. Senza esitare un attimo aprì la sacca e dal taschino interno vide la sua bacchetta magica, e disse: «Oh! Vero! Bravo Nello non saprei come fare senza di te!»
A quel punto Siculino impugnò la bacchetta e la puntò su un pezzo di legno che divenne improvvisamente una grande zattera capace di trasportarlo insieme al suo amico Nello, e così si imbarcarono. Siculino con la sua straordinaria magia aveva dotato la zattera di una maestosa vela bianca, di un piccolo riparo per Nello e infine di un timone per poter guidare l’imbarcazione.
All’imbrunire del pomeriggio, finalmente sbarcarono sull’isoletta, ma dovevano ancora percorrere un breve sentiero in salita.
Stanchi ma contenti arrivarono al portone del castello. Siculino scese dall’asinello, bussò e notò subito la grande iniziale incisa sulla grande porta. Dopo pochi istanti il portone si aprì, Siculino prima di entrare si girò verso Nello e vide che per magia vicino all’asinello erano apparsi una grande vasca d’acqua e un po’ di fieno. Sorridendo continuò ad avanzare verso l’interno del castello. Ma nel momento in cui varcò la soglia una cascata di bolle di sapone scorreva giù dal soffitto come a dargli il benvenuto; a ogni finestra vi erano delle grandi tende, ognuna con un colore ben definito: una rossa, una gialla, una verde, una viola… come a formare un arcobaleno. Avanzando lentamente all’interno dell’immenso salone, Siculino notò sulla destra un grande mobile con uno specchio e in fondo alla sala vide un camino, con ai lati una grande scala. In cima alla scala ad attenderlo c’era il leggendario mago Flivius. Siculino a quel punto intuì come tutto ciò che aveva letto nel libro fosse vero, il castello colorato e anche il mago che vi abitava. Il mago scendendo lentamente dalle scale lo accolse con un grande sorriso; aveva un cappello a cilindro da dove uscivano tante bolle di sapone, un mantello nero e un gilet blu luccicante, le cui tasche contenevano sempre qualche gioco di magia.
Flivius salutò: «Siculino! Benvenuto nel mio grande castello! Ti aspettavo già da tempo». Siculino con sua grande sorpresa rispose sorridendo: «Tante grazie mago Flivius!» Flivius continuò: «Spero tu non sia troppo stanco, voglio farti visitare il mio castello, ma prima posa il tuo bagaglio! Vieni, puoi poggiarlo su questo grande mobile!» Siculino non esitò un attimo, felice e impaziente di vedere quel magico castello, poggiò in fretta la borsa sul mobile e questo gesto fece aprire inavvertitamente la borsa e rotolare fuori la zucca che aveva trovato nel bosco.
I due salirono frettolosamente le scale, il mago Flivius non smetteva mai un attimo di parlare e Siculino era come incantato da quella figura dall’animo gioioso. Arrivati in cima alle scale si trovarono in un lungo corridoio con un tappeto rosso e alle pareti grandi quadri raffiguranti le fiabe di tutto il mondo; il corridoio aveva tante porte che all’improvviso si aprivano come per magia e, camminando, Siculino sbirciava all’interno delle stanze.
Il mago Flivius condusse Siculino a vedere per primo il suo magico laboratorio. Alla fine di quel corridoio vi era una porta più grande delle altre, Flivius con uno schiocco di dita la aprì e comparve una scala a chiocciola che portava direttamente all’interno del laboratorio, in cima a una delle torri del castello.
Siculino, non appena si trovò all’interno del laboratorio, fu meravigliato da quella stanza fantastica, piena di oggetti strani e colorati, vasi e boccette di ogni tipo e forma, un grande pentolone dove all’interno bolliva una misteriosa sostanza; in un angolo c’era anche un gran camino con il fuoco acceso e le fiamme che cambiavano colore come un arcobaleno. Dall’altra parte della stanza vi erano tre grandi cisterne, Siculino chiese: «Cosa contengono?» Flivius rispose: «Questi grandi contenitori contengono alcuni dei miei segreti magici! Uno contiene la lava del vulcano, un altro lo slime e un altro ancora la polvere di stelle». Ma ciò che attirò maggiormente l’attenzione di Siculino fu una teca di vetro dove all’interno era racchiuso il “fico d’india d’oro”. I due si avvicinarono e Flivius disse: «Questo è l’oggetto magico più potente che ho, tramandato da mio nonno Ugo, anche lui un grande mago di altri tempi».
C’erano ancora molte cose da vedere, ma il suono dell’orologio indicava che si stava avvicinando l’ora di andare a dormire, così Flivius disse: «Sbrighiamoci voglio ancora farti vedere una cosa!» Si avviarono verso una porticina più piccola delle altre, l’aprirono e scesero rapidamente su un grande scivolo fino ad arrivare a una vasca piena di palline colorate. Si trovarono all’interno di una sala giochi, con un grande playground, ovvero un gioco tutto colorato con vari ostacoli, piccole salite e con un altro scivolo che terminava nella vasca di palline.
Si avvicinarono a un tavolo imbandito di dolci, snack di tutti i tipi e bevande magiche. Mangiarono qualcosa e poi si adagiarono su dei cuscini rossi e si addormentarono quasi subito, sognando le fantastiche avventure che avrebbero vissuto il giorno successivo.
La mattina seguente, pronto per altre scoperte, Siculino si svegliò e toccò con mano uno strano liquido che si trovava accanto a lui, un liquido arancione appiccicoso; si pulì la mano e fece per alzarsi, quando Flivius gli apparve dietro e gridando disse: «Siculino svegliati! Andiamo, che oggi è Halloween e voglio raccontarti una storia!»
I due si incamminarono, uscirono fuori dal castello e si avviarono verso una enorme torre, talmente alta che in cima si poteva ammirare un bellissimo panorama dell’isola di Siculia. La torre era avvolta da una scala maestosa che girava a larga distanza dal muro, così che salendo si aveva l’impressione di mettere il piede sopra il cielo. La sommità della torre era a forma di mongolfiera e sembrava quasi che a momenti potesse spiccare il volo. I due raggiunsero la vetta, si affacciarono e ammirando l’isola di Siculia, Flivius iniziò a raccontare una storia. Flivius disse: «Vedi – rivolgendosi a Siculino – tutto è iniziato da qui, ero solo un ragazzo quando sono rimasto da solo. Vivevo nel mio castello con mio padre che era un grande mago. Ma sai non tutte le magie riescono! Lui mi insegnò che nella vita bisogna osare e anche se sbagli e cadi, puoi sempre alzarti e ricominciare. Io ero ancora troppo giovane per capire. Un giorno andai nel suo laboratorio a vederlo all’opera, ma qualcosa non andò per il verso giusto. Il pentolone che bolliva sul fuoco, in un attimo di distrazione, emanò uno strano fumo che avvolse tutta la stanza. Mio padre venne verso di me e mi avvolse la bocca e il naso con un fazzoletto di seta bianco e cercò di portarmi in salvo verso la porta. Si addentrò lungo la stanza per cercare di fermare quella magia andata male, e quando il fumo si dissolse mio padre svanì con esso, lasciandomi soltanto quel fazzoletto che sulle mie mani iniziò a prendere vita. Da quel momento restai solo, avendo come unico amico quel fazzoletto; “Hanky” è il suo nome, un fazzoletto magico». Siculino chiese meravigliato: «Un fazzoletto magico? Che magie potrà mai fare un fazzoletto?» Flivius rispose: «Hanky è molto più di ciò che si può immaginare. È dotato di uno spirito magico che ti aiuta a risolvere i problemi; quando hai bisogno di un aiuto lui si anima, vola in soccorso da te e danzando sprigiona una polvere di stelle che ti aiuta secondo le tue necessità». Siculino lo ascoltava incantato, cercando di immaginare come fosse quell’amico particolare. Nell’aria si respirava un’atmosfera di magia e Siculino disse: «Flivius, Io ho già letto di te in un libro, ho letto del tuo castello e della tua magia. E questo libro mi è stato donato da una maga di nome…» Siculino non fece in tempo a concludere la frase che Flivius la terminò «Certo! La maga Lillù! Sono io che ho regalato il libro alla maga, perché un giorno tu venissi qui a trovarmi». «Perché proprio io? Cosa vuoi da me?» chiese sorpreso Siculino, e Flivius rispose: «Voglio farti conoscere la storia di come è nata Siculia. Vedi, la compagnia di Hanky non bastava a non farmi sentire solo, così un giorno decisi di creare un amico. Andai nel mio laboratorio, mi avvicinai al pentolone e iniziai a pensare a come volevo che fosse un amico: magico come la polvere di stelle, coraggioso e potente come la lava del vulcano. Immersi una foglia di cactus, di cui l’isola di Siculia era piena, aggiunsi dello slime per assemblare il tutto e infine strappai un mio capello per rendere viva a animata la mia creazione. Dopo qualche istante tutti gli ingredienti si erano miscelati e racchiusi in quella piccola foglia che nel frattempo aveva preso vita. La presi tra le mani e la chiamai “Siculino”».
Siculino, incredulo per quello che stava ascoltando, non riusciva a dire nulla, ma i suoi occhi erano pieni di stupore. Allora Flivius continuò dicendo: «Si, Siculino! Sono stato io a darti la vita, ma quello fu solo l’inizio; con la mia bacchetta feci apparire un arcobaleno che portava fino all’isola. Ti misi sopra quell’arcobaleno e con una piccola spinta, come su uno scivolo, arrivasti sull’isola con il compito di dare vita a tutte le altre piante. Con la magica polvere di stelle che ti avevo donato hai dato vita a tutti. E così ebbe inizio la tua storia. Da quel momento non mi sono sentito più solo, perché ogni volta che mi affaccio dalla mia finestra vedo tutti voi». Siculino commosso si strinse a Flivius in un abbraccio, ma nel frattempo dal castello risuonavano strani rumori.
I due decisero di rientrare per capire cosa stesse accadendo. Di corsa giunsero al castello e subito notarono qualcosa di insolito; sembrava quasi che i colori brillanti che c’erano all’interno fossero sbiaditi. A un tratto Siculino notò, vicino alla sua sacca, la zucca luccicante che aveva trovato nel bosco e riconobbe per terra quello stesso liquido arancione che aveva trovato accanto a sé al suo risveglio. Flivius capì che quella zucca era stregata e con un colpo di bacchetta fece sì che lo specchio riflettesse ciò che in realtà era. Improvvisamente apparve il riflesso della malefica maga Mascherina sullo specchio. Siculino capì che non c’era un minuto da perdere e che dovevano fermare Mascherina; cercarono allora di distruggere la zucca, ma la potenza della maga cresceva sempre di più, perché il giorno di Halloween riusciva a rafforzare i suoi poteri.
Mascherina gridò: «Sciocchi! Non riuscirete a sconfiggermi, oggi la mia potenza è al culmine, Halloween è il giorno delle streghe e dei maghi… ah ah ah ah ah…» Siculino chiese: «Ma cosa vuoi da noi?» La maga rispose: «Voglio diventare la maga più potente del mondo. Consegnatemi il fico d’india d’oro così potrò distruggere finalmente l’isola di Siculia e trasformare tutte le sue bellezze in un deserto arido e polveroso! Non sopporto tutto quel verde, quei colori sgargianti dei fiori e tutto quell’amore che c’è nell’aria». «Non ti permetteremo di realizzare i tuoi piani malvagi! Sei cattiva! E i cattivi non vincono mai!». «Non riuscirete questa volta a fermarmi».
Improvvisamente la zucca si spaccò e Mascherina uscì fuori avvolta da una nuvola scura. Flivius restò immobile al ricordo di quel fumo scuro e intenso…
Flivius, si ricordò di avere delle pizze magiche fatte da Gennarino conservate in uno scaffale del laboratorio, è così scappò subito li prese le pizze e scendendo le scale, le lanciò contro Mascherina da deviarle l’attenzione su di esso.
Dovete sapere cari lettori, che non erano pizze semplici ma pizze davvero magiche. Lanciandole in alto sprigionavano della farina, ma non era farina normale, ma una farina magica scintillante.
Ma la maga Mascherina non sparì del tutto! Flivius volle continuare, così pensò all’unica cosa in grado di fermare quel fumo cattivo, ovvero Hanky. Scuotendo la bacchetta Flivius richiamò Hanky, attraverso una scia luminosa che raggiunse il bottiglione che conteneva il fazzoletto, risvegliandolo dal suo sonno. Hanky, cominciando a danzare, uscì fuori dal bottiglione e corse in aiuto del suo amico. Mascherina a quel punto colpì Flivius con un incantesimo, immobilizzandolo, così Siculino, ricordando il racconto di Flivius, chiese ad Hanky di aiutarlo a sconfiggere la maga malefica. Il fazzoletto non esitò un attimo e ballando sopra la testa di Mascherina fece calare la polvere di stelle che rimpicciolì la maga, facendola diventare sempre più piccola fino a svanire nel nulla. Il castello tornò a splendere con i suoi colori accesi e brillanti, Siculino e Flivius si abbracciarono contenti di avere sconfitto la maga malvagia, ringraziando anche Gennarino con le sue magiche pizze.
Quell’avventura aveva fatto nascere una grande amicizia, Siculino col cuore pieno di orgoglio e di gratitudine salutò il suo nuovo grande amico Flivius, promettendogli di rivedersi presto; salì in groppa al suo asinello Nello, ma prima di salutarsi Flivius volle fargli dono di un sacchettino con dentro la polvere di stelle. Grato del regalo, Siculino si mise in cammino per tornare nella splendida e magica isola di Siculia; nel suo cuore aveva la consapevolezza di essere nato per donare un sorriso e regalare un po’ di magia e felicità a chi ne avesse bisogno.

Description

SICULINO, IN OSPEDALE CON LA CLOWNTERAPIA, DIVENTA UN LIBRO

Flavio Franceschino, 40 anni di Catania, e da 25 anni è nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento per bambini. Fa spettacoli di magia, fra ombre cinesi e bolle di sapone, ma ha anche realizzato e condotto vari programmi televisivi, con sua moglie, andati in onda su emittenti regionali siciliane. Flavio è stato anche un artista noto presso la MSC crociere, reduce dal circo Orfei. Così si racconta: «Ho portato sorrisi anche all’interno degli ospedali pediatrici, e sono stato relatore di questa magica arte della clownterapia.
Nel marzo 2020 durante il periodo della quarantena l’ho passata gran parte scrivendo ed inventando varie storie è nello stesso tempo creando vari personaggi fantastici.
Ho sempre cercato di strappare sorrisi a grandi e piccini, stimolando la loro fantasia attraverso le miei spettacoli e adesso tramite questo mio personaggio.
Sono un grande sognatore e amando i bambini, e nello stesso tempo essere padre di una bambina di cinque anni, ho creato anche io questo personaggio SICULINO. Un personaggio buffo e divertente pieno di magia e amore. Siculino vive nell’isola di SICULIA con il suo maestoso vulcano Etnao. L’isola è abitata da tanti personaggi tra cui la compagna di Siculino dal nome SIculià, dalla nonna Lillù, dal papà Pietrino e come in ogni favole c’è sempre il cattivo, in questa si è la malefica MAGA MASCHERINA. Nome non casuale dato dal periodo che stiamo vivendo, un personaggio cattivo che vuole levare il sorriso agli abitanti dell’isola. Ma il magico ed avventuroso Siculino riesce con l’aiuto dei suoi amici ad mandare in fumo i piani della Maga Mascherina. Con questo personaggio mi piacerebbe fare una collana di libri. Dopo questo personaggio ho scritto anche un’altra storia, che mi piacerebbe un domani continuare il suo cammino. Una storia tra realtà e magia, il personaggio Flì (in realtà sono me stesso, tutti da quando ero piccolo mi hanno soprannominato con questo nomignolo)».
Intanto esce questo libricino per bambini che farà felici tutti i piccoli ammalati e i bambini italiani che vorranno leggere le sue fantastiche storie, per ora ambientate in Sicilia, con Siculino, e a Napoli con Gennarino.

Recensioni

Recensioni

Non ci sono ancora recensioni.

Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.

Editorial Review

<strong> Una storia davvero magica</strong>

 

C’era una volta, tanto tempo fa, un castello dove all’interno viveva un ragazzo con tante cose belle per giocare, ma troppo giovane per vivere in solitudine... Ma forse è meglio raccontarvi prima un'altra storia...

Era una mattina uggiosa e un tenue raggio di sole cercava di farsi strada tra le nuvole del cielo per poter illuminare le maestose mura del castello. Quella fioca luce attirò l’attenzione di chi abitava solo tra quelle mura; si affacciò alla finestra il mago Flivius, guardando pensieroso il maestoso vulcano Etnao che come sempre protegge l’isola di Siculia.
Era il 30 ottobre e in quella mattina Siculino, non potendo uscire fuori a giocare per via del tempo, decise di leggere qualcosa e rovistando nella libreria trovò un libro regalatogli dalla maga Lillù; lo prese e si sedette sulla poltrona sorseggiando la sua bevanda preferita “Sicuncello”, una bevanda al gusto di limone.
Tra le pagine del libro non vi erano tante figure, ma una di queste colpì l’attenzione di Siculino. Era l’immagine di un grande castello, azzurro come il mare, giallo come il limone e rosso come la lava. All’interno del castello viveva un mago di nome Flivius. Nella torre più alta del castello si vedevano dalla finestra ondeggiare delle grandi tende rosse e all’interno di quella stanza remota, sopra una colonna di marmo bianca, vi era posto un bottiglione con all’interno un fazzoletto incantato di nome Hanky.
Leggendo attentamente il libro Siculino si accorse che a ogni pagina la storia sembrava sempre più vera e ricordò che quello stesso castello si trovava su un’isoletta dall’altra parte dell’isola di Siculia, oltrepassando il bosco, e così gli venne un’idea.
Ormai Halloween era alle porte e Siculino decise di intraprendere un’avventura. Così, pieno di entusiasmo, prese la sacca, il mantello e la bacchetta magica “Sicanio”, anche questa regalatagli dalla maga Lillù. Una bacchetta speciale, con la magica pietra lavica sulla punta, e un corpo fatto di fico d’india.
Il coraggioso Siculino uscì di casa, andò nel retro, aprì la porta della piccola stalla e disse: «Ehi Nello, sei pronto ad affrontare un’avventura insieme a me?» Nello, che era sempre contento di andare in giro con Siculino, fece un cenno di approvazione con la testa, e così si misero in cammino alla ricerca del misterioso castello.
Durante il tragitto Siculino fantasticava su cosa avrebbe trovato all’interno del castello; a un tratto vide su una roccia una piccola zucca di colore arancio che luccicava. Siculino pensò che qualche mago passato da quelle parti l’avesse perduta. Senza alcun indugio si fermò, scese dall’asinello e avvicinandosi alla roccia osservò la zucca da vicino. Era davvero insolito vedere una zucca luccicante; la colse e la mise dentro la sacca. In realtà quella zucca era davvero misteriosa! Sembrava quasi fosse stregata per lo strano luccichio che emanava. Siculino e Nello si rimisero in cammino, mancava ancora tanta strada per arrivare al castello.
Attraversato il bosco ben presto raggiunsero la spiaggia, e già si scorgeva in lontananza la piccola isola con in cima il castello. Sceso dall’asinello Siculino esclamò: «Nello! E adesso come arriviamo laggiù?» L’asinello avvicinandosi a Siculino posò il muso sulla sacca per fargli capire di guardare all’interno di essa. Siculino capì subito che all’interno avrebbe trovato qualcosa per risolvere il problema. Senza esitare un attimo aprì la sacca e dal taschino interno vide la sua bacchetta magica, e disse: «Oh! Vero! Bravo Nello non saprei come fare senza di te!»
A quel punto Siculino impugnò la bacchetta e la puntò su un pezzo di legno che divenne improvvisamente una grande zattera capace di trasportarlo insieme al suo amico Nello, e così si imbarcarono. Siculino con la sua straordinaria magia aveva dotato la zattera di una maestosa vela bianca, di un piccolo riparo per Nello e infine di un timone per poter guidare l’imbarcazione.
All’imbrunire del pomeriggio, finalmente sbarcarono sull’isoletta, ma dovevano ancora percorrere un breve sentiero in salita.
Stanchi ma contenti arrivarono al portone del castello. Siculino scese dall’asinello, bussò e notò subito la grande iniziale incisa sulla grande porta. Dopo pochi istanti il portone si aprì, Siculino prima di entrare si girò verso Nello e vide che per magia vicino all’asinello erano apparsi una grande vasca d'acqua e un po' di fieno. Sorridendo continuò ad avanzare verso l’interno del castello. Ma nel momento in cui varcò la soglia una cascata di bolle di sapone scorreva giù dal soffitto come a dargli il benvenuto; a ogni finestra vi erano delle grandi tende, ognuna con un colore ben definito: una rossa, una gialla, una verde, una viola… come a formare un arcobaleno. Avanzando lentamente all'interno dell'immenso salone, Siculino notò sulla destra un grande mobile con uno specchio e in fondo alla sala vide un camino, con ai lati una grande scala. In cima alla scala ad attenderlo c’era il leggendario mago Flivius. Siculino a quel punto intuì come tutto ciò che aveva letto nel libro fosse vero, il castello colorato e anche il mago che vi abitava. Il mago scendendo lentamente dalle scale lo accolse con un grande sorriso; aveva un cappello a cilindro da dove uscivano tante bolle di sapone, un mantello nero e un gilet blu luccicante, le cui tasche contenevano sempre qualche gioco di magia.
Flivius salutò: «Siculino! Benvenuto nel mio grande castello! Ti aspettavo già da tempo». Siculino con sua grande sorpresa rispose sorridendo: «Tante grazie mago Flivius!» Flivius continuò: «Spero tu non sia troppo stanco, voglio farti visitare il mio castello, ma prima posa il tuo bagaglio! Vieni, puoi poggiarlo su questo grande mobile!» Siculino non esitò un attimo, felice e impaziente di vedere quel magico castello, poggiò in fretta la borsa sul mobile e questo gesto fece aprire inavvertitamente la borsa e rotolare fuori la zucca che aveva trovato nel bosco.
I due salirono frettolosamente le scale, il mago Flivius non smetteva mai un attimo di parlare e Siculino era come incantato da quella figura dall’animo gioioso. Arrivati in cima alle scale si trovarono in un lungo corridoio con un tappeto rosso e alle pareti grandi quadri raffiguranti le fiabe di tutto il mondo; il corridoio aveva tante porte che all’improvviso si aprivano come per magia e, camminando, Siculino sbirciava all’interno delle stanze.
Il mago Flivius condusse Siculino a vedere per primo il suo magico laboratorio. Alla fine di quel corridoio vi era una porta più grande delle altre, Flivius con uno schiocco di dita la aprì e comparve una scala a chiocciola che portava direttamente all’interno del laboratorio, in cima a una delle torri del castello.
Siculino, non appena si trovò all’interno del laboratorio, fu meravigliato da quella stanza fantastica, piena di oggetti strani e colorati, vasi e boccette di ogni tipo e forma, un grande pentolone dove all’interno bolliva una misteriosa sostanza; in un angolo c’era anche un gran camino con il fuoco acceso e le fiamme che cambiavano colore come un arcobaleno. Dall’altra parte della stanza vi erano tre grandi cisterne, Siculino chiese: «Cosa contengono?» Flivius rispose: «Questi grandi contenitori contengono alcuni dei miei segreti magici! Uno contiene la lava del vulcano, un altro lo slime e un altro ancora la polvere di stelle». Ma ciò che attirò maggiormente l’attenzione di Siculino fu una teca di vetro dove all’interno era racchiuso il “fico d’india d’oro”. I due si avvicinarono e Flivius disse: «Questo è l’oggetto magico più potente che ho, tramandato da mio nonno Ugo, anche lui un grande mago di altri tempi».
C'erano ancora molte cose da vedere, ma il suono dell’orologio indicava che si stava avvicinando l’ora di andare a dormire, così Flivius disse: «Sbrighiamoci voglio ancora farti vedere una cosa!» Si avviarono verso una porticina più piccola delle altre, l'aprirono e scesero rapidamente su un grande scivolo fino ad arrivare a una vasca piena di palline colorate. Si trovarono all’interno di una sala giochi, con un grande playground, ovvero un gioco tutto colorato con vari ostacoli, piccole salite e con un altro scivolo che terminava nella vasca di palline.
Si avvicinarono a un tavolo imbandito di dolci, snack di tutti i tipi e bevande magiche. Mangiarono qualcosa e poi si adagiarono su dei cuscini rossi e si addormentarono quasi subito, sognando le fantastiche avventure che avrebbero vissuto il giorno successivo.
La mattina seguente, pronto per altre scoperte, Siculino si svegliò e toccò con mano uno strano liquido che si trovava accanto a lui, un liquido arancione appiccicoso; si pulì la mano e fece per alzarsi, quando Flivius gli apparve dietro e gridando disse: «Siculino svegliati! Andiamo, che oggi è Halloween e voglio raccontarti una storia!»
I due si incamminarono, uscirono fuori dal castello e si avviarono verso una enorme torre, talmente alta che in cima si poteva ammirare un bellissimo panorama dell’isola di Siculia. La torre era avvolta da una scala maestosa che girava a larga distanza dal muro, così che salendo si aveva l’impressione di mettere il piede sopra il cielo. La sommità della torre era a forma di mongolfiera e sembrava quasi che a momenti potesse spiccare il volo. I due raggiunsero la vetta, si affacciarono e ammirando l’isola di Siculia, Flivius iniziò a raccontare una storia. Flivius disse: «Vedi – rivolgendosi a Siculino – tutto è iniziato da qui, ero solo un ragazzo quando sono rimasto da solo. Vivevo nel mio castello con mio padre che era un grande mago. Ma sai non tutte le magie riescono! Lui mi insegnò che nella vita bisogna osare e anche se sbagli e cadi, puoi sempre alzarti e ricominciare. Io ero ancora troppo giovane per capire. Un giorno andai nel suo laboratorio a vederlo all'opera, ma qualcosa non andò per il verso giusto. Il pentolone che bolliva sul fuoco, in un attimo di distrazione, emanò uno strano fumo che avvolse tutta la stanza. Mio padre venne verso di me e mi avvolse la bocca e il naso con un fazzoletto di seta bianco e cercò di portarmi in salvo verso la porta. Si addentrò lungo la stanza per cercare di fermare quella magia andata male, e quando il fumo si dissolse mio padre svanì con esso, lasciandomi soltanto quel fazzoletto che sulle mie mani iniziò a prendere vita. Da quel momento restai solo, avendo come unico amico quel fazzoletto; “Hanky” è il suo nome, un fazzoletto magico». Siculino chiese meravigliato: «Un fazzoletto magico? Che magie potrà mai fare un fazzoletto?» Flivius rispose: «Hanky è molto più di ciò che si può immaginare. È dotato di uno spirito magico che ti aiuta a risolvere i problemi; quando hai bisogno di un aiuto lui si anima, vola in soccorso da te e danzando sprigiona una polvere di stelle che ti aiuta secondo le tue necessità». Siculino lo ascoltava incantato, cercando di immaginare come fosse quell’amico particolare. Nell’aria si respirava un’atmosfera di magia e Siculino disse: «Flivius, Io ho già letto di te in un libro, ho letto del tuo castello e della tua magia. E questo libro mi è stato donato da una maga di nome…» Siculino non fece in tempo a concludere la frase che Flivius la terminò «Certo! La maga Lillù! Sono io che ho regalato il libro alla maga, perché un giorno tu venissi qui a trovarmi». «Perché proprio io? Cosa vuoi da me?» chiese sorpreso Siculino, e Flivius rispose: «Voglio farti conoscere la storia di come è nata Siculia. Vedi, la compagnia di Hanky non bastava a non farmi sentire solo, così un giorno decisi di creare un amico. Andai nel mio laboratorio, mi avvicinai al pentolone e iniziai a pensare a come volevo che fosse un amico: magico come la polvere di stelle, coraggioso e potente come la lava del vulcano. Immersi una foglia di cactus, di cui l’isola di Siculia era piena, aggiunsi dello slime per assemblare il tutto e infine strappai un mio capello per rendere viva a animata la mia creazione. Dopo qualche istante tutti gli ingredienti si erano miscelati e racchiusi in quella piccola foglia che nel frattempo aveva preso vita. La presi tra le mani e la chiamai “Siculino”».
Siculino, incredulo per quello che stava ascoltando, non riusciva a dire nulla, ma i suoi occhi erano pieni di stupore. Allora Flivius continuò dicendo: «Si, Siculino! Sono stato io a darti la vita, ma quello fu solo l’inizio; con la mia bacchetta feci apparire un arcobaleno che portava fino all’isola. Ti misi sopra quell’arcobaleno e con una piccola spinta, come su uno scivolo, arrivasti sull’isola con il compito di dare vita a tutte le altre piante. Con la magica polvere di stelle che ti avevo donato hai dato vita a tutti. E così ebbe inizio la tua storia. Da quel momento non mi sono sentito più solo, perché ogni volta che mi affaccio dalla mia finestra vedo tutti voi». Siculino commosso si strinse a Flivius in un abbraccio, ma nel frattempo dal castello risuonavano strani rumori.
I due decisero di rientrare per capire cosa stesse accadendo. Di corsa giunsero al castello e subito notarono qualcosa di insolito; sembrava quasi che i colori brillanti che c’erano all’interno fossero sbiaditi. A un tratto Siculino notò, vicino alla sua sacca, la zucca luccicante che aveva trovato nel bosco e riconobbe per terra quello stesso liquido arancione che aveva trovato accanto a sé al suo risveglio. Flivius capì che quella zucca era stregata e con un colpo di bacchetta fece sì che lo specchio riflettesse ciò che in realtà era. Improvvisamente apparve il riflesso della malefica maga Mascherina sullo specchio. Siculino capì che non c’era un minuto da perdere e che dovevano fermare Mascherina; cercarono allora di distruggere la zucca, ma la potenza della maga cresceva sempre di più, perché il giorno di Halloween riusciva a rafforzare i suoi poteri.
Mascherina gridò: «Sciocchi! Non riuscirete a sconfiggermi, oggi la mia potenza è al culmine, Halloween è il giorno delle streghe e dei maghi… ah ah ah ah ah…» Siculino chiese: «Ma cosa vuoi da noi?» La maga rispose: «Voglio diventare la maga più potente del mondo. Consegnatemi il fico d’india d’oro così potrò distruggere finalmente l’isola di Siculia e trasformare tutte le sue bellezze in un deserto arido e polveroso! Non sopporto tutto quel verde, quei colori sgargianti dei fiori e tutto quell'amore che c’è nell’aria». «Non ti permetteremo di realizzare i tuoi piani malvagi! Sei cattiva! E i cattivi non vincono mai!». «Non riuscirete questa volta a fermarmi».
Improvvisamente la zucca si spaccò e Mascherina uscì fuori avvolta da una nuvola scura. Flivius restò immobile al ricordo di quel fumo scuro e intenso…
Flivius, si ricordò di avere delle pizze magiche fatte da Gennarino conservate in uno scaffale del laboratorio, è così scappò subito li prese le pizze e scendendo le scale, le lanciò contro Mascherina da deviarle l’attenzione su di esso.
Dovete sapere cari lettori, che non erano pizze semplici ma pizze davvero magiche. Lanciandole in alto sprigionavano della farina, ma non era farina normale, ma una farina magica scintillante.
Ma la maga Mascherina non sparì del tutto! Flivius volle continuare, così pensò all’unica cosa in grado di fermare quel fumo cattivo, ovvero Hanky. Scuotendo la bacchetta Flivius richiamò Hanky, attraverso una scia luminosa che raggiunse il bottiglione che conteneva il fazzoletto, risvegliandolo dal suo sonno. Hanky, cominciando a danzare, uscì fuori dal bottiglione e corse in aiuto del suo amico. Mascherina a quel punto colpì Flivius con un incantesimo, immobilizzandolo, così Siculino, ricordando il racconto di Flivius, chiese ad Hanky di aiutarlo a sconfiggere la maga malefica. Il fazzoletto non esitò un attimo e ballando sopra la testa di Mascherina fece calare la polvere di stelle che rimpicciolì la maga, facendola diventare sempre più piccola fino a svanire nel nulla. Il castello tornò a splendere con i suoi colori accesi e brillanti, Siculino e Flivius si abbracciarono contenti di avere sconfitto la maga malvagia, ringraziando anche Gennarino con le sue magiche pizze.
Quell’avventura aveva fatto nascere una grande amicizia, Siculino col cuore pieno di orgoglio e di gratitudine salutò il suo nuovo grande amico Flivius, promettendogli di rivedersi presto; salì in groppa al suo asinello Nello, ma prima di salutarsi Flivius volle fargli dono di un sacchettino con dentro la polvere di stelle. Grato del regalo, Siculino si mise in cammino per tornare nella splendida e magica isola di Siculia; nel suo cuore aveva la consapevolezza di essere nato per donare un sorriso e regalare un po’ di magia e felicità a chi ne avesse bisogno.