Sancia di Maiorca. La principessa gentile Sancha de Mallorca

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I costumi del Trecento, la pomposità del vestiario

Il 31 agosto 1310, i nuovi sovrani di Sicilia e quelli vecchi della Catalogna, si rividero tutti a Montpellier, dove Sancia rassicurò il padre della dote ricevuta sulle signorie di Potenza, Venosa, Lanciano, Alessa e S.Angelo dei Lombardi, Ruvo di Puglia. E’ come se la famiglia, attraverso le amicizie religiose, avesse da sempre frenato la Regina in tutte le cose moderne. Eppure la coppia reale, già un anno dopo il matrimonio, smise i soliti abiti per vestire più alla moda. Ma non solo.
Di stoffe lucenti e vesti colorate avevano reso partecipi i membri della corte, sempre più numerosi al proprio seguito, da Bernardo e Giovanni Caracciolo, a Rainaldo de Letto, che in verità già sfoggiarono i primi abiti di lusso durante le nozze dei principi catalani.
Insomma, nonostante la mancanza di un nuovo erede, dopo un così fruttuoso viaggio ‘di nozze’, la coppia reale poteva tornare a casa soddisfatta. Non prima di essere tutti passati per Cuneo, Fossano, Savignano, Cherasco ed Alba con 500 cavalieri, che fecero visita ai diversi comuni, prima di passare in Toscana. Qui i sovrani si recarono a Lucca e poi a Firenze, ove rimasero dal 30 settembre al 24 ottobre, alloggiando al quartiere Parlascio, nelle case dei Peruzzi. I fiorentini donarono loro 2.500 fiorini d’oro, raccolti in una tazza anch’essa adorna del metallo prezioso, adagiata su di un bacile d’argento. Furono poi pronti per recarsi a Siena, ove a Roberto furono donati altri 1.000 fiorini, e a Sancia ne toccarono 200.
Il 31 ottobre 1310 i regnanti giunsero a Perugia, per intascare altri 800 fiorini l’uno e 200 l’altra, quale prodigalità principesca di popolani magistrati.
In loro onore vennero organizzati festeggiamenti solenni con cento giocolieri, per poi fare rientro in Regno dalla parte dell’Aquila.8
Ma il bel ritorno a casa per i regali del nuovo anno sarà invece salutato dalla brutta notizia, proveniente da Maiorca, della morte di Re Giacomo al quale era già successo il principe Sancio.

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IL VIAGGIO DI NOZZE DELLA REGINA SANCIA DI MAIORCA

Obiettivo primario di Roberto era quello di servire il papa e pertanto contrastare Enrico VII, i cui ambasciatori, vescovo di Costanza compreso, erano stati inviati a spianare la strada per l’invasione della Lombardia.
Ma contro questa si schierarono quasi tutte le città del Nord-Ovest. L’11 luglio anche i Cheraschesi nominarono propri sindaci e procuratori, seguiti da Solari e Astesi, nonostante la forte presenza ghibellina in loco, per fare le dovute riverenze e affidarsi a Roberto, in quel di Alba, per sposare la causa del papa.7
In questa operazione di rastrellamento di consensi la Regina prende parte attiva nella conversione delle popolazioni ghibelline, per riportarle dalla parte della Chiesa. Nella sua Cronaca del Monferrato, Galeotto del Carretto stupisce il lettore e resta stupito egli stesso dalla bellezza di Sancia che in quel di Alba ricevette Bonifacio Povarino, Sibaudo e Carlotto Solaro, che molto accarezzò ed onorò. Questi ultimi due, il 28 luglio, chiuderanno il trattato che impegnava Asti e Re Roberto a prestarsi aiuto militare reciproco in caso di necessità nel nome di Bonifacio Solaro, sindaco della Repubblica, e Bertrando di Marsiglia, procuratore regio.
Il 9 agosto, Roberto e Sancia fecero il loro ingresso ad Asti con un seguito di 40 cavalieri, e il 10 agosto, giorno di s.Lorenzo, diedero gran pranzo invitando i notabili della città nel convento dei frati minori.
Per l’occasione ai servi fu ordinato di sfoggiare il lusso di casa angioina, mai visto in Piemonte, del vasellame d’oro e d’argento anche a mensa. Si videro perfino piatti decorati in argento e bicchieri sopraffini, sia per il vino che per l’acqua, almeno stando al meraviglioso racconto del Ventura.
Il 12 agosto Roberto si diresse ad assediare Alessandria e la conquistò per sottomissione al nuovo siniscalco Riccardo Gambatesa, dal quale pretese giuramento di fedeltà. Questo mentre Enrico VII cominciava la spedizione con solo 500 persone al seguito per passare dalla Svizzera alla Savoia con l’aiuto di Amedeo V.
I sovrani invece continuarono quello che può sembrare un lungo viaggio di nozze, ma in realtà fu una vera e propria sottomissione di repubbliche e signorie italiane agli stati angioini del Papa che fruttò un bel po’ di quattrini.

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Editorial Review

LA REGINA CHE COSTRUI' LA NUOVA NAPOLI

 

 

A marzo 1305 Sancia e Roberto appaiono una coppia affiatata, adorata dal pontefice e dalla sua corte avignonese. Il Duca viene addirittura indicato come gonfaloniere comandante dei guelfi in Toscana, spostandosi insieme alla moglie fra Perugia e Siena, dove sostarono dal 1 al 15 aprile.
Con 300 lancieri al seguito dei due cavalleggeri del Re e alla vista di 200 almugaveri catalani inviati dal suocero, famosi uomini d’armi, il 22 aprile seguente, si aprirono per loro anche le porte di Firenze.
Sancia si stabilì nel Palazzo del podestà per un mesetto e il futuro Re di Napoli fu qua e là a stringere accordi nei centri nevralgici toscani, con le buone maniere, ma anche con le cattive, allorquando assediò Pistoia.4
In quegli anni Roberto è come se avesse fatto le prove generali ricoprendo la carica di vicario militare del papa, meritando le sue medaglie sul campo. Il Re padre, del resto, fu sempre impegnato in quegli anni, fino alla morte, direttamente alla corte provenzale di Avignone, a causa del forte debito da pagare ancora alla Chiesa, per via dell’affidamento annuale del Regno.
§ — L’eredità: Roberto a Re e Sancia a Regina

L’occasione per Sancia e Roberto di diventare sovrani si presentò 5 anni dopo il matrimonio, alla morte di Carlo II, il 5 maggio del 1309, allorquando Roberto gli succedette al trono, venendo riconosciuto dai 13 fratelli riconosciuti. Il Cronicon Suessanum, precisa l’anno domini 1309 dictus Dominus Rex Carolus secundus abiit Neapoli, superstibus ejusque filiis. E poi de quibus sciorina nomi e cariche di cui si ritrovarono investiti gli eredi, almeno quelli di cui conosceva i nomi il cronista di Suessa, ai quali abbiamo aggiunto i mancanti. In ordine di nascita essi furono:
- 1. Primogenitus fuit Carolus [Martello] Princeps Salernitanus, qui postmodum fuit Rex Ungarie [morto nel 1295];
- 2. Secundus fuit Ludovicus, ordinis minorum [vescovo di Tolosa morto nel 1298];
- 3. Tertius fuit Robertus, Rex Siciliae [presto appellato Il Saggio];
- 4. Dominus Philippus, Princeps Tarentinus [Imperatore di Costantinopoli e signore di Durazzo e di Albania];
- 5. Dominus Joannes, Princeps Moreae, et Dux Duracii [Signore di Albania e Conte di Gravina morto nel 1336, padre di Carlo II, amato dai Napoletani che lo armarono capitano col titolo ereditario e militare di Dux di Calabria, quindi figliuolo che fu di messer Gianni, e nipote del Re Ruberto;
- 6. Dominus Petrus, qui fuit fine terra, qui postea occisus fuit in magna pugna Montis Casini, una cum Carolo filio Principis Tarentini, e aliis magnatibus regni [morto nel 1315 nella battaglia di Montecatini o Cassini da Conte titolare di Gravina];
- 7. Raimondo Berengario, Conte di Provenza e Conte di Andria, morto nel 1305;
- 8. Maria. Prima vero filia dicti Regis uxor fuit Regis Majorica [Sancio e alla sua morte Giacomo II d’Aragona];
- 9. Secunda Domini Friderici [II Re di Trinacria, ma morì nel 1302 a Messina];
- 10. Tertia Marchionis Ferraria, quae postmodum exor fuit Comitis Caveosi [perché sposò prima Azzo VIII d’Este e, nel 1309, Bertrando IV del Balzo portando in dote Andria];5
-11. Margherita moglie di Carlo di Valois del Maine morta nel 1299;
-12. Bianca, moglie di Giacomo II d’Aragona; e ci sarebbero anche un 14.Tristano prete, e il 15.Galeazzo, a quanto pare illegittimi].
Sancha fu quindi Regina consorte il 3 agosto 1309, per incoronazione di Clemente V, ad Avignone. Secondo tradizione ungherese, Sancia, fu anche unta, rito legato alla trasmissione del sangue reale, dopo aver letto la preghiera della fertilità.6
Il fatto che poi non avessero bambini apparve cosa nota, dopo gli svariati mesi di matrimonio, da preoccupare anche il papa, che vedeva il Re troppo spinto a ricercarsi avventure al di fuori del talamo nuziale. Per il resto non solo si erano integrati bene a corte, ma vivevano una bella vita, alternando i bisogni militari ai piaceri mondani anche oltre Regno.