RITI PROIBITI TRA SAN GIOVANNI E CEPPALONI: Persecuzione di Sibilla e sequestro dei beni: la repressione papalina del sapere sui sussurri. Settembre 1351 n.IX – I quinternioni del 135.- ISBN 9788872976432

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Copertina posteriore
Categoria:

premessa storica
LE MULIERES DE SORTILEGIIS DI VICO TRIVIO
NON JANARE, MA MAMMANE Evasore fiscali
introduzione
la vita nel casale prima delle accuse
san giovanni della rocca di cephaloni
La geopolitica del Sannio e il Castro Cephaloni
Il sapere matrilineare lungo il fiume Sabato
Il Solatrum (Erba Morella) – Le Erbe Calde – L’Idromanzia
La vigilia del contagio (1347)
Il terremoto del 1348 e l’arresto delle tre guaritrici
La fuga del 1349 post-peste e post sisma sulle montagne
Il caso del Casale San Giovanni di Ceppaloni
capitolo primo
IL CENSIMENTO DI TRE ANNI DOPO LA PESTE
TORNANO LE GABELLE PAPALINE SUI CASALI
1. La gabella sui sussurri delle ex mavane del Triggio
2. La multa alla guaritrice di San Giovanni
3. I coloni del Pantano firmano nuovi contratti post-peste
4. La morte del Prete Matteo, accusatore delle ‘streghe’
5. Tommaso di Padulo multato per uso d’unguento ad Apice
6. Tassa e sigilli dei funzionari all’orto delle erbe mediche
7. La morte di Giovanni, carceriere delle tre streghe
8. Due fiorini dalle donne di Apice per sussurri e sortilegi
9. Il mercante Andrea di Padulo paga per l’anima della moglie
10. La morte del fabbro Mastro Giovanni che fece i ceppi
capitolo SECONDO
ESAZIONI AD APICE E SANZIONI SUI PASSI
TORNANO LE GABELLE PAPALINE SUI CASALI
1. I dazi sui transiti commerciali tra le Porte della città
2. Sequestro di unguenti e vasetti di piante medicinali
3. Mani del fisco sulla vigna deserta a Piedimonte di Apice
4. La morte del notaio Gualtiero, custode giudiziario
5. Confiscati i beni delle streghe al Trivio, esattori ad Arpaise
6. Inventario del notaio con le prove di stregoneria: gli orci
7. L’addio a Pietro, il gabelliere di sotto Beltiglio
capitolo TERZO
SEQUESTRI A CHI RICERCAVA GLI UNGUENTI
MA NEL MIRINO CI SONO CONCIATORI E MACELLAI
1. Sequestri e comminatorie sui dazi a Paduli e sul Calore
2. I pegni in cera di Donna Maria a favore delle mavane
3. Gabella dei macelli a Porta Somma e conciatori al Trivio
4. Le mani sui boschi del Casale Chianche per dazi evasi
5. Il rastrellamento di Beltiglio e il sequestro delle vigne
6. Liberazione dopo l’accusa dell’aceto: ma lo usa la Chiesa
capitolo QUARTO
PIU’ RIGORE A PORTA AUREA E TERRANOVA
MORTE DEL RETTORE DELLE DECIME DI S.GIORGIO
1. Dazi sui beni per la Puglia e rafforzamento a Terranova
2. L’addio a Mastro Matteo, carrettiere del lazzaretto
3. Le decime di San Giorgio e la morte del rettore Don Nicola
4. Sequestri a Porta S.Lorenzo, semi ad Apice e vigne a Paduli
5. La morte di Don Giovanni, cappellano del Sabato
capitolo quinto
STRETTA DELLA REGINA SUI FUGGIASCHI
FUGA DEI COLONI RIBELLI VERSO IL REGNO
1. Monitorato il Passo sul Sabato per legname abusivo
2. Addio a Fra’ Bartolomeo, guardiano della Torre
3. Carnaggio papalino a Porta Aurea, immobili in Arpaise
4. Sequestro degli immobili di Sibilla e di bestie a Petruro
5. La morte di Don Nicola, canonico della metropolitana
capitolo sesto
LA MEDICINA DEI SUSSURRI: «I CARMINA»
MA NESSUNO ANNOTA MALEFICI E SORTILEGI
1. Stop ai riti magici di S.Giovanni: pignorati i casali di Paduli
2. Il carmina della «Dianara»: lo scongiuro del sangue
3. Messa per Mastro Bartolomeo, conciatore del Trivio
4. Ispezioni dazi urbani e requisizioni di terre a Beltiglio
5. Cancellazione dei ‘Carmina’ dalla memoria ecclesiastica
6. La tradizione laica preservata dai baroni del Regno
capitolo settimo
SPOLIAZIONE DEL CASALE DI SAN GIOVANNI
IL FINE-CONFISCA NELLE TERRE DEL PANTANO
1. Basta tasse a Ceppaloni: il Collettore di Avignone trasferito
2. Più oro nelle casse regie dopo le confische dei sospetti
3. Furono scienziate del Sabato, prima che seguaci di Diana
4. Una multa come scusa per cancellare il ‘reato di sussurro’
5. Via il Collettore vaticano, fine della caccia alle streghe
6. La tradizione laica preservata dai baroni del Regno
Note Bibliografiche
appendice documentaria
LA CRIMINALIZZAZIONE
DELLA SAPIENZA MEDICA POPOLARE
Registri Vaticani (1344-1351)
Fonti Diplomatiche
Fonti Archivistiche
Indice Analitico dei Nomi
Indice Analitico dei Luoghi
Indice Analitico dei Luoghi

Description

IL PROCESSO ALLE STREGHE DI BENEVENTO

A
Andreas de Padulo (Andrea di Padulo): Mercante operante nell’asse commerciale sannita. Viene costretto a liquidare coattivamente un vecchio debito in cera alla Mensa Arcivescovile per evitare il pignoramento immediato e definitivo della sua abitazione urbana [ASBN, Busta XXIII, n.6, 3 settembre 1351].
Angelo (Don): Cappellano rurale incaricato delle anime nel territorio collinare di Arpaise. Di lui viene registrato l’anniversario di morte e il relativo legato di sei soldi incamerato dal capitolo metropolitano [Obituario Cattedrale, 14 settembre 1351].
G
Gualterus (Don Gualtiero): Notaio e burocrate fiscale della Mensa Arcivescovile. Di lui viene celebrato l’anniversario liturgico con il versamento di dodici soldi da parte degli eredi per le passate trascrizioni delle terre confiscate al Pantano [Obituario Cattedrale, 29 settembre 1351].
Guillelmus de Roseriis (Guglielmo de Rosières): Collettore capo della Reverenda Camera Apostolica e Rettore pontificio. Nel settembre 1351 coordina l’apparato esattoriale per riscuotere le minute emende per sussurri nei casali e per ridefinire i canoni fondiari prima della chiusura del suo bilancio mastro [AAV, RCA, Vol.353-355].
I/J
Iohannes de Apicio (Giovanni di Apice): Defunto colono del casale di Apice. I suoi eredi vengono intercettati dal fisco e costretti a pagare tre modia di grano per la vigna sita ad pedem montis, per impedirne l’assorbimento definitivo da parte della Curia come bene vacante [ASBN, Busta XXIII, n.7, 4 settembre 1351].
M
Maria (Donna Maria): Defunta residente del rione del Trivio. Il 6 settembre 1351 i funzionari capitolari riscuotono forzatamente a carico dei suoi eredi la libbra di cera vincolata al suo legato testamentario [Obituario Cattedrale, 6 settembre 1351].
N
Nicolaus de Ceppalono (Nicola di Ceppaloni): Colono superstite del distretto di Ceppaloni. Compare davanti al notaio Pietro per firmare una ricognizione di debito coatta, impegnandosi a versare due modia di grano alla Mensa per poter continuare a coltivare i pascoli e le terre del Pantano [ASBN, Busta XXIII, n.4, 1° settembre 1351].
P
Petrus (Pietro / Notaio): Notaio della Mensa Arcivescovile delegato alla gestione dei censi, delle gabelle e dei confini. È l’uomo chiave del mese di settembre 1351: perlustra San Giovanni di Ceppaloni, Beltiglio, Arpaise, Petruro, Chianche, Terranova, Apice e Paduli per dare esecuzione ai pignoramenti di grano, legname e bestiame minuto [ASBN, Busta XXIII].
T
Thomas de Padulo (Tommaso di Padulo): Civile residente nel casale rurale di Apice. Viene intercettato dai messi del tribunale curiale (nuntii curie) e multato per dieci soldi d’argento con l’accusa di aver frequentato e fatto ricorso alle cure proibite della “medicina sospetta” e dei sortilegi delle donne [AAV, RCA, Vol.353, f.112v, 2 settembre 1351].

Libro IX (Settembre 1351)
premessa storica
LE MULIERES DE SORTILEGIIS DI VICO TRIVIO
NON JANARE, MA MAMMANE Evasore fiscali
introduzione
la vita nel casale prima delle accuse
san giovanni della rocca di cephaloni
La geopolitica del Sannio e il Castro Cephaloni
Il sapere matrilineare lungo il fiume Sabato
Il Solatrum (Erba Morella) – Le Erbe Calde – L’Idromanzia
La vigilia del contagio (1347)
Il terremoto del 1348 e l’arresto delle tre guaritrici
La fuga del 1349 post-peste e post sisma sulle montagne
Il caso del Casale San Giovanni di Ceppaloni
capitolo primo
IL CENSIMENTO DI TRE ANNI DOPO LA PESTE
TORNANO LE GABELLE PAPALINE SUI CASALI
1. La gabella sui sussurri delle ex mavane del Triggio
2. La multa alla guaritrice di San Giovanni
3. I coloni del Pantano firmano nuovi contratti post-peste
4. La morte del Prete Matteo, accusatore delle ‘streghe’
5. Tommaso di Padulo multato per uso d’unguento ad Apice
6. Tassa e sigilli dei funzionari all’orto delle erbe mediche
7. La morte di Giovanni, carceriere delle tre streghe
8. Due fiorini dalle donne di Apice per sussurri e sortilegi
9. Il mercante Andrea di Padulo paga per l’anima della moglie
10. La morte del fabbro Mastro Giovanni che fece i ceppi
capitolo SECONDO
ESAZIONI AD APICE E SANZIONI SUI PASSI
TORNANO LE GABELLE PAPALINE SUI CASALI
1. I dazi sui transiti commerciali tra le Porte della città
2. Sequestro di unguenti e vasetti di piante medicinali
3. Mani del fisco sulla vigna deserta a Piedimonte di Apice
4. La morte del notaio Gualtiero, custode giudiziario
5. Confiscati i beni delle streghe al Trivio, esattori ad Arpaise
6. Inventario del notaio con le prove di stregoneria: gli orci
7. L’addio a Pietro, il gabelliere di sotto Beltiglio
capitolo TERZO
SEQUESTRI A CHI RICERCAVA GLI UNGUENTI
MA NEL MIRINO CI SONO CONCIATORI E MACELLAI
1. Sequestri e comminatorie sui dazi a Paduli e sul Calore
2. I pegni in cera di Donna Maria a favore delle mavane
3. Gabella dei macelli a Porta Somma e conciatori al Trivio
4. Le mani sui boschi del Casale Chianche per dazi evasi
5. Il rastrellamento di Beltiglio e il sequestro delle vigne
6. Liberazione dopo l’accusa dell’aceto: ma lo usa la Chiesa
capitolo QUARTO
PIU’ RIGORE A PORTA AUREA E TERRANOVA
MORTE DEL RETTORE DELLE DECIME DI S.GIORGIO
1. Dazi sui beni per la Puglia e rafforzamento a Terranova
2. L’addio a Mastro Matteo, carrettiere del lazzaretto
3. Le decime di San Giorgio e la morte del rettore Don Nicola
4. Sequestri a Porta S.Lorenzo, semi ad Apice e vigne a Paduli
5. La morte di Don Giovanni, cappellano del Sabato
capitolo quinto
STRETTA DELLA REGINA SUI FUGGIASCHI
FUGA DEI COLONI RIBELLI VERSO IL REGNO
1. Monitorato il Passo sul Sabato per legname abusivo
2. Addio a Fra’ Bartolomeo, guardiano della Torre
3. Carnaggio papalino a Porta Aurea, immobili in Arpaise
4. Sequestro degli immobili di Sibilla e di bestie a Petruro
5. La morte di Don Nicola, canonico della metropolitana
capitolo sesto
LA MEDICINA DEI SUSSURRI: «I CARMINA»
MA NESSUNO ANNOTA MALEFICI E SORTILEGI
1. Stop ai riti magici di S.Giovanni: pignorati i casali di Paduli
2. Il carmina della «Dianara»: lo scongiuro del sangue
3. Messa per Mastro Bartolomeo, conciatore del Trivio
4. Ispezioni dazi urbani e requisizioni di terre a Beltiglio
5. Cancellazione dei ‘Carmina’ dalla memoria ecclesiastica
6. La tradizione laica preservata dai baroni del Regno
capitolo settimo
SPOLIAZIONE DEL CASALE DI SAN GIOVANNI
IL FINE-CONFISCA NELLE TERRE DEL PANTANO
1. Basta tasse a Ceppaloni: il Collettore di Avignone trasferito
2. Più oro nelle casse regie dopo le confische dei sospetti
3. Furono scienziate del Sabato, prima che seguaci di Diana
4. Una multa come scusa per cancellare il ‘reato di sussurro’
5. Via il Collettore vaticano, fine della caccia alle streghe
6. La tradizione laica preservata dai baroni del Regno
Note Bibliografiche
appendice documentaria
LA CRIMINALIZZAZIONE
DELLA SAPIENZA MEDICA POPOLARE
Registri Vaticani (1344-1351)
Fonti Diplomatiche
Fonti Archivistiche
Indice Analitico dei Nomi
Indice Analitico dei Luoghi
Indice Analitico dei Luoghi

(soggetti citati a Settembre 1351 nelle fonti)
A
Apice (Casale Apicii): Grande distretto agricolo collinare del Sannio orientale [1]. Il 2 settembre 1351 i messi del tribunale vi intercettano e multano i civili che ricorrono alle cure delle guaritrici rurale [2]. Il 4 settembre gli eredi di Giovanni di Apice vi subiscono il pignoramento di tre modia di grano per riscattare la vigna in località ad pedem montis [16, 17]. Il 11 settembre vi vengono sequestrate le sementi destinate ai granai [37, 38], per confluire poi nella rendita cumulativa delle minute emende per sussurri registrata a fine mese [46].
Arpaise (Casale Arpaisie): Comprensorio rurale e boscoso situato a ridosso dello Stretto di Barba [1]. Il 5 settembre 1351 i faldoni della Camera Apostolica vi registrano l’invio di esattori e il conseguente pignoramento di bestiame (una vacca) e attrezzi da lavoro per coprire le tasse arretrate [20]. Il 14 settembre il notaio Pietro vi esegue un sequestro domestico di casse e utensili di ferro nelle abitazioni dei coloni insolventi [40].
B
Beltiglio (Casale Beltiglii): Pertinenza agraria collinare posta all’interno del distretto di Ceppaloni [1, 2]. L’8 settembre 1351 i messi della Mensa Arcivescovile vi attuano un pignoramento definitivo sopra le vigne coltivate dalle famiglie dei coloni superstiti a causa del mancato versamento delle quote di grano arretrate [22, 23].Benevento (Civitas Beneventane): Città capofila dell’enclave pontificia nel Sannio, sede del Rettore, del Collettore e del tribunale della Curia [1, 2, 3]. Nel settembre 1351 funge da centro di accentramento di tutti i capitali estratti dai casali rurali prima della loro rimessa bancaria verso la corte papale [46].
C
Calore (Flumen Caloris): Asse fluviale settentrionale dello Stato beneventano [1, 2]. Il 6 settembre 1351 i messi della Camera Apostolica vi eseguono il pignoramento coatto delle farine e dei beni dei mugnai insolventi presso le strutture molitorie dislocate lungo il suo corso [26, 29]. Il 10 settembre vi viene intercettato e sequestrato il bestiame minuto (pecore e capre) al fine di bloccare il pascolo abusivo sulle sponde [31, 34].
Ceppaloni (Castrum Cephaloni / Casale Cephaloni): Snodo strategico, feudale e militare d’altura che domina la Valle del Sabato [1, 2]. Il 2 settembre 1351 vi vengono riscossi dazi in cera e soldi per l’uso dei pascoli [8, 9]. Il 13 settembre subisce il sequestro esecutivo di ingenti carichi di legname direttamente nei boschi del suo distretto [18]. A fine mese costituisce, insieme ad Apice, il fulcro contabile per la registrazione della gabella cumulativa sui sussurri delle donne rifugiate nelle sue campagne [46].
Chianche (Casale Chianche): Comprensorio collinare periferico situato a ridosso dello Stretto di Barba [1, 2]. Il 7 settembre 1351 i messi del notaio Pietro vi eseguono un pignoramento del legname e il blocco dei diritti comunitari di sfruttamento delle foreste [12, 13]. Il 23 settembre vi viene attuata la liquidazione forzata all’asta di utensili e panni contadini [43].
P
Paduli (Casale Paduli): Casale rurale di confine ad alta produttività agricola [1, 2]. Il 3 settembre 1351 vi si registra il recupero coatto di vecchi debiti in cera contratti dai mercanti locali [10, 11]. Il 6 settembre il notaio Pietro vi dichiara “vacanti” e incamera d’ufficio le terre dei coloni morti senza eredi [27, 28]. Il 12 settembre vi viene eseguito il pignoramento definitivo delle vigne a carico dei viticoltori insolventi [15, 18].
Pantano (Ad Pantanum): Piana umida e strategica posta alla confluenza fluviale tra il fiume Sabato e il Calore [1, 2]. Il 1° settembre 1351 il colono Nicola di Ceppaloni vi subisce la notifica di una nuova ricognizione di debito per due modia di grano, al fine di poter continuare a coltivare le terre dichiarate temporaneamente vacanti dopo la peste [4, 5].
Petruro (Casale Petruri): Comprensorio rurale collinare del distretto di Ceppaloni [1, 2]. Il 15 settembre 1351 i funzionari dell’arcivescovo vi eseguono un massiccio pignoramento di pecore e animali minuti per punire il pascolo abusivo e il mancato pagamento dei diritti feudali alla Mensa [18, 19].
Porta Aurea: Barriera daziaria orientale fortificata della città di Benevento (Arco di Traiano) [1, 2]. Il 9 settembre 1351 viene presidiata con rigore dai gabellieri per pesare e tassare i carichi di frumento e biade introdotti dai coloni di Apice [14, 15]. Il 14 settembre vi viene riscossa la gabella straordinaria del carnaggio sul transito del bestiame minuto diretto al foro urbano [41].Porta San Lorenzo: Varco daziario settentrionale della cinta muraria urbana, snodo d’accesso per le merci provenienti da Castelpoto e dalla Valle del Sabato [1, 2]. Il 4 settembre 1351 vi viene intercettata una guaritrice itinerante, multata di quindici soldi dopo il rinvenimento di erbe e unguenti nascosti tra i panni [11, 12]. Il 12 settembre vi si registra la tassazione immediata di ogni barile di vino nuovo introdotto dai viticoltori dei casali [15, 17].
Porta Somma: Varco daziario fortificato orientale della città, sede della torre carceraria della Curia [1, 2, 3]. Il 7 settembre 1351 vi viene applicato il pignoramento immediato delle carni e l’esazione di dodici soldi a carico dei macellai insolventi dei casali orientali [13, 15].
Principato Ultra / Sannio regio: Territori e feudi meridionali soggetti alla sovranità del Regno di Napoli e confinanti con l’enclave papale [1, 2]. Nel settembre 1351 sono presidiati dai giustizieri angioini di Giovanna I d’Angiò per intercettare i pastori e bloccare il transito occulto di bestiame, grano e legname verso i mercati di Benevento [24, 30, 44].
S
Sabato (Flumen Sabati): Asse fluviale collinare e cordone ombelicale delle attività delle guaritrici [1, 2, 3]. Il 2 settembre 1351 vi vengono recintati i diritti consuetudinari di pascolo [8, 9]. L’11 settembre i daziari vi intercettano i pescatori locali, imponendo tasse straordinarie sulle licenze d’uso delle acque sotto pena di sequestro dei battelli [39]. Il 13 settembre i militi doganali angioini vi stabiliscono un blocco militare e daziario per intercettare i fuggiaschi e reprimere il contrabbando di legname [24].
San Giorgio (Casale Sancti Georgii): Distretto rurale della valle del Calore [1, 2]. Il 10 settembre 1351 i messi del collettore vi eseguono il prelievo coatto delle decime sulle biade e riscuotono le minute emende a carico della popolazione rurale superstite [31, 34].
San Giovanni di Ceppaloni (Casale Sancti Ioannis de Cephalono): Frazione collinare e parrocchia rurale del distretto del Castro [1, 2]. È il perno geografico e narrativo dell’autunno del 1351: il 17 settembre vi vengono riscosse le ammende per i sussurri e i canti delle donne rifugiate nei boschi [25, 26], mentre il 29 settembre il notaio Pietro vi formalizza la chiusura dei conti e la vendita forzata all’asta di tutte le suppellettili contadine sequestrate nelle case coloniche [42, 45].
Stretto di Barba (Strictura Barbe): Gola profonda e boscosa scavata dal fiume Sabato tra i territori di Ceppaloni e Chianche [1, 2]. Il 24 settembre 1351 i messi della Curia vi bloccano e pignorano i carri di legname estratti dalle foreste comuni senza il pagamento dei diritti feudali dovuti alla Mensa Arcivescovile [21, 22].
T
Terranova (Casale Terranove): Avamposto agricolo orientale storicamente vulnerabile [1, 2]. Il 9 settembre 1351 i messi del notaio Pietro vi applicano la procedura della seisina (immissione in possesso), confiscando e immettendo nel patrimonio ecclesiastico un intero casamento rurale e le relative terre rimaste vacanti per la morte dei coloni [15, 16].
Trivio (Vico Trivii / Vico del Trivio): Rione popolare e artigiano nel cuore del centro storico di Benevento, nucleo originario delle attività di Sibilla e Gemma [1, 2]. Il 5 settembre 1351 il notaio Nicola vi esegue un inventario postumo in una casa vacante, confiscando gli orci di terracotta usati dalle mavane [38, 40]. Il 15 settembre vi vengono contabilizzate le rendite correnti derivanti dalla locazione forzata degli immobili sequestrati alle guaritrici storiche [15, 17].
premessa storica
LE MULIERES DE SORTILEGIIS DI VICO TRIVIO
NON JANARE, MA MAMMANE EVASORE FISCALI
A Settembre del 1351 le scienziate della Valle del Sabato finirono nella morsa del fisco. Il testo che stringete tra le mani non è la rivisitazione di una leggenda d’altri tempi, ma un reportage storico che poggia i piedi sulla terra nuda e sui documenti veri del Trecento.
Se cercate la favola delle ‘janare’ che volano di notte intorno al famigerato noce di Benevento, rimarrete delusi. Troverete invece la storia, molto più cruda e affascinante, di una comunità rurale — quella di San Giovanni di Ceppaloni — e di un gruppo di donne che usavano le mani, le erbe del fiume e le parole per curare i vivi e far nascere i bambini.
Custodivano un sapere antico, tramandato di madre in figlia lungo le sponde umide del fiume Sabato e nella gola selvaggia dello Stretto di Barba. Un sapere pratico, essenziale per la sopravvivenza dei contadini, che a un certo punto si scontrò con la forza più spietata del Medioevo: la macchina delle tasse dello Stato Pontificio.
Dalla ricostruzione monumentale di questa sezione della collana dedicata al settennio 1344-1351, rielaborata come una serie di lunghi reportage storici sui diversi casali beneventani, basati esclusivamente sull’analisi analitica dei faldoni della Reverenda Camera Apostolica (RCA), dei Registra Vaticana (Reg. Vat.) e degli Archivi di Stato di Napoli (ASN) e Benevento (ASBN), abbiamo estratto un profilo delle antesignane della stregoneria beneventana.
Il collettore pontificio del Papa di Avignone, Guglielmo de Rosières, appena insediato a Benevento, non vede nelle guaritrici un pericolo per l’anima, ma una perdita per il tesoro della Chiesa.
Per lui, la sapienza delle donne non costituiva un pericolo per l’anima, ma una perdita netta per le casse della Chiesa. Il Vico del Trivio di Benevento fa così la sua comparsa nei registri curiali: non come lo scenario di una leggenda, ma come un vero e proprio distretto fiscale. È qui che intere generazioni di donne discendono dai sentieri montuosi stringendo sacchi colmi di radici nere e piante palustri, la materia prima essenziale da lavorare e far bollire nei ripari naturali lungo il fiume Sabato. Da queste lavorazioni rurali a una fitta rete di spaccio il passo è brevissimo: i rimedi vengono venduti al mercato nero, rapidamente, agli anziani del rione Triggio per curare piaghe e ferite profonde, o barattati con i mercanti in transito lungo le rotte commerciali dirette a Napoli per il Ponte di Tufara.
Pur di fare cassa, rimasta troppo vuota per lo spopolamento seguito a peste e terremoto, la Chiesa inizia a monitorare perfino l’idromanzia (l’indovinare attraverso l’acqua), interpretandola come un’arte non tassata: è la nascita della tassa sul mistero (1344-1346).
L’anno 1344, come abbiamo visto, segna l’ingresso ufficiale delle pratiche magiche popolari nel bilancio dello Stato Pontificio. Guglielmo de Rosières si guarda intorno e decide che ogni attività non registrata tra i vicoli popolari del Vico del Trivio deve rendere qualcosa alle casse papali. Trova le donne che leggono i presagi e l’andamento dei raccolti guardando i riflessi nei pozzi e nei secchi d’acqua. Chi trae presagi dai riflessi dei pozzi nel Trivio viene colpito da “ammende di esercizio”.
È una “pace fiscale” ambigua: pagando 2 fiorini, la Mavana acquista il diritto di restare nell’ombra, mentre il Collettore trasforma il mistero in una voce di entrata ordinaria [RCA 350, f. 18r].L’anno dopo la pressione burocratica si sposta dal sacro al biologico.
Guglielmo de Rosières mette sotto assedio le Mammane, le ostetriche del popolo. Nelle pergamene della Mensa Arcivescovile [Busta XV, n. 12] emerge la criminalizzazione della farmacopea femminile. L’uso di erbe abortive o acceleranti del parto non è più solo un peccato, ma un “crimine di bando”. La Chiesa vuole il controllo totale sulla demografia beneventana; colpire la Mammana significa colpire l’unica figura che entra nelle camere da letto delle donne. La multa di 15 soldi inflitta alla “mulier medica” è il primo passo verso lo smantellamento di quella rete di protezione matriarcale che garantiva la salute riproduttiva nel quartiere Trivio.
Il 1346 è l’anno della “polizia della parola”. Un mandato del Rettore [Reg. Vat. 240, f. 88v] proibisce formalmente i susurros (sussurri) e i canti sui corpi degli infermi.
La medicina dei poveri, fatta di preghiere segrete e nenie, viene dichiarata illaegale se non supervisionata da un presbitero. Si colpisce l’essenza stessa della Mavana: la sua capacità di mediare tra il visibile e l’invisibile attraverso il suono.
Il Collettore pontificio comprende che il potere delle donne risiede nel segreto; obbligandole al silenzio o alla presenza del prete, la burocrazia pontificia tenta di spezzare la trasmissione orale del sapere medico-magico che da secoli governa i vicoli della città e dei casali.
Il fiume Sabato viene militarizzato, proprio mentre cade l’apocalisse della Peste (1347-1348). I primi sussurri di un morbo d’oltremare raggiungono Napoli nel 1347 e a Benevento l’attività delle “mulieres” si sposta lungo le sponde del fiume Sabato.
Guglielmo de Rosières stringe le maglie del controllo notturno. I verbali parlano di sequestri di “fatture e legamenti” [RCA 352, f. 54r] e appare per la prima volta il nome di Mabilia, descritta come colei che “conosce i segreti delle erbe”. Non è più solo una questione di multe: si inizia a mappare la gerarchia delle guaritrici. A dicembre, mentre il Collettore compra incenso per “purificare il palazzo” dal rumore del morbo in arrivo, la città è sospesa. Le Mammane e le Mavane lavorano freneticamente a rimedi che non sanno essere inutili contro ciò che sta per accadere.
Nel 1348 l’apocalisse ha un nome: Peste Nera. Ma per Guglielmo de Rosières, ha anche un prezzo. È l’anno del grande processo del Trivio. Tra il 1° e il 31 maggio, la burocrazia pontificia compie un capolavoro di sciacallaggio istituzionale.
Sfruttando la denuncia di Prete Matteo, le guaritrici (Sibilla, Mabilia, Gemma) vengono trasformate in capri espiatori del contagio.
Sequestri, aste, catene forgiate da Mastro Giovanni e l’agonia delle donne nella Torre di Porta Somma. È in questo momento che il notaio Nicola entra nella casa di Gemma ed esegue il sequestro che dà il titolo a questa storia: l’inventario porta via le coperte di lana, una cassa di noce e la caldaia di rame, il grande pentolone che serviva per bollire le erbe lungo il Sabato. Mentre la peste livella i testimoni e i carnefici, de Rosières spedisce 220 fiorini a Napoli [ASN].
Il mese si chiude tra i roghi delle masserizie e il silenzio dei notai morti, ma con i “diritti della Camera” portati in salvo.
La medicina popolare viene definitivamente marchiata come “maleficio”.
L’anno dopo la città è un cimitero a cielo aperto, ma l’emissario di Avignone è vivo e non dimentica i debitori: siamo alla spoliazione dei sopravvissuti a San Giovanni di Ceppaloni (1349-1351).
Il 1349 è l’anno della “liquidazione postuma”. Si vendono le case delle guaritrici morte o bandite [RCA 354, f. 22r]. La casa di Sibilla al Trivio diventa oro per la Chiesa. È una fase spettrale: la burocrazia insegue le ombre di donne che non ci sono più per incamerare l’ultimo mattone, l’ultimo orto.
Non c’è più bisogno di processi; la morte ha emesso la sentenza e il Collettore ne esegue il pignoramento. Benevento è una città svuotata dove l’unica cosa che si muove è la penna del notaio che registra successioni senza eredi e canoni sui fondi abbandonati dai coloni, come quelli del Pantano legati al distretto di Ceppaloni.
Con il Giubileo del 1350, la città si riempie di pellegrini terrorizzati. Riappaiono le Mammane e le nuove Mavane, che offrono unguenti “anti-peste” ai viandanti. La Chiesa responde non con il rogo, ma con la protezione del mercato. Un bando di giugno [ASBN, Busta XXIII] vieta alle donne di ospitare o curare i pellegrini sotto pena di 5 fiorini. È il controllo della “sanità turistica”.
La Mavana non è più una strega da distruggere, ma una concorrente sleale che vende talismani in un anno in cui solo le reliquie approvate devono rendere profitto. La superstizione viene normalizzata come un reato amministrativo ricorrente.
Il settennio si chiude nel 1351 con la sistematizzazione del sistema coercitivo di de Rosières e la sua applicazione nel distretto collinare di San Giovanni di Ceppaloni, che vede il clou nel mese di Settembre, analizzato in questo volume.
Le multe per “sussurri e piccoli sortilegi” nei casali di Apice e Ceppaloni diventano una tassa fissa cumulativa di dodici fiorini d’oro [RCA 355, f. 40v], utile a colpire le donne e le famiglie dei coloni che si erano rifugiate nei boschi del castello e dello Stretto di Barba per scampare al contagio della città.
Il Collettore si prepara a lasciare la città avendo creato un precedente eterno: la sapienza delle donne beneventane è un cespite del patrimonio papale, protetto da pignoramenti di legname e sequestri di scorte eseguiti dal notaio Pietro.
Nel computo finale inviato a Napoli [ASN], Guglielmo annota con orgoglio che «tutto è stato correttamente trascritto».
La Janara è stata sconfitta dalla contabilità: il suo sapere è stato frammentato in ammende, la sua proprietà in vendite all’asta, la sua voce in silenzio notarile.
La «peste della burocrazia» ha lasciato segni più profondi della Morte Nera.
introduzione

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Cuttrera

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Editorial Review

LA VITA NEL CASALE PRIMA DELLE ACCUSE
SAN GIOVANNI DELLA ROCCA DI CEPHALONI

 

premessa storica
LE MULIERES DE SORTILEGIIS DI VICO TRIVIO
NON JANARE, MA MAMMANE Evasore fiscali
introduzione
la vita nel casale prima delle accuse
san giovanni della rocca di cephaloni
La geopolitica del Sannio e il Castro Cephaloni
Il sapere matrilineare lungo il fiume Sabato
Il Solatrum (Erba Morella) - Le Erbe Calde - L’Idromanzia
La vigilia del contagio (1347)
Il terremoto del 1348 e l’arresto delle tre guaritrici
La fuga del 1349 post-peste e post sisma sulle montagne
Il caso del Casale San Giovanni di Ceppaloni
capitolo primo
IL CENSIMENTO DI TRE ANNI DOPO LA PESTE
TORNANO LE GABELLE PAPALINE SUI CASALI
1. La gabella sui sussurri delle ex mavane del Triggio
2. La multa alla guaritrice di San Giovanni
3. I coloni del Pantano firmano nuovi contratti post-peste
4. La morte del Prete Matteo, accusatore delle ‘streghe’
5. Tommaso di Padulo multato per uso d’unguento ad Apice
6. Tassa e sigilli dei funzionari all’orto delle erbe mediche
7. La morte di Giovanni, carceriere delle tre streghe
8. Due fiorini dalle donne di Apice per sussurri e sortilegi
9. Il mercante Andrea di Padulo paga per l’anima della moglie
10. La morte del fabbro Mastro Giovanni che fece i ceppi
capitolo SECONDO
ESAZIONI AD APICE E SANZIONI SUI PASSI
TORNANO LE GABELLE PAPALINE SUI CASALI
1. I dazi sui transiti commerciali tra le Porte della città
2. Sequestro di unguenti e vasetti di piante medicinali
3. Mani del fisco sulla vigna deserta a Piedimonte di Apice
4. La morte del notaio Gualtiero, custode giudiziario
5. Confiscati i beni delle streghe al Trivio, esattori ad Arpaise
6. Inventario del notaio con le prove di stregoneria: gli orci
7. L’addio a Pietro, il gabelliere di sotto Beltiglio
capitolo TERZO
SEQUESTRI A CHI RICERCAVA GLI UNGUENTI
MA NEL MIRINO CI SONO CONCIATORI E MACELLAI
1. Sequestri e comminatorie sui dazi a Paduli e sul Calore
2. I pegni in cera di Donna Maria a favore delle mavane
3. Gabella dei macelli a Porta Somma e conciatori al Trivio
4. Le mani sui boschi del Casale Chianche per dazi evasi
5. Il rastrellamento di Beltiglio e il sequestro delle vigne
6. Liberazione dopo l’accusa dell’aceto: ma lo usa la Chiesa
capitolo QUARTO
PIU’ RIGORE A PORTA AUREA E TERRANOVA
MORTE DEL RETTORE DELLE DECIME DI S.GIORGIO
1. Dazi sui beni per la Puglia e rafforzamento a Terranova
2. L’addio a Mastro Matteo, carrettiere del lazzaretto
3. Le decime di San Giorgio e la morte del rettore Don Nicola
4. Sequestri a Porta S.Lorenzo, semi ad Apice e vigne a Paduli
5. La morte di Don Giovanni, cappellano del Sabato
capitolo quinto
STRETTA DELLA REGINA SUI FUGGIASCHI
FUGA DEI COLONI RIBELLI VERSO IL REGNO
1. Monitorato il Passo sul Sabato per legname abusivo
2. Addio a Fra’ Bartolomeo, guardiano della Torre
3. Carnaggio papalino a Porta Aurea, immobili in Arpaise
4. Sequestro degli immobili di Sibilla e di bestie a Petruro
5. La morte di Don Nicola, canonico della metropolitana
capitolo sesto
LA MEDICINA DEI SUSSURRI: «I CARMINA»
MA NESSUNO ANNOTA MALEFICI E SORTILEGI
1. Stop ai riti magici di S.Giovanni: pignorati i casali di Paduli
2. Il carmina della «Dianara»: lo scongiuro del sangue
3. Messa per Mastro Bartolomeo, conciatore del Trivio
4. Ispezioni dazi urbani e requisizioni di terre a Beltiglio
5. Cancellazione dei ‘Carmina’ dalla memoria ecclesiastica
6. La tradizione laica preservata dai baroni del Regno
capitolo settimo
SPOLIAZIONE DEL CASALE DI SAN GIOVANNI
IL FINE-CONFISCA NELLE TERRE DEL PANTANO
1. Basta tasse a Ceppaloni: il Collettore di Avignone trasferito
2. Più oro nelle casse regie dopo le confische dei sospetti
3. Furono scienziate del Sabato, prima che seguaci di Diana
4. Una multa come scusa per cancellare il ‘reato di sussurro’
5. Via il Collettore vaticano, fine della caccia alle streghe
6. La tradizione laica preservata dai baroni del Regno
Note Bibliografiche
appendice documentaria
LA CRIMINALIZZAZIONE
DELLA SAPIENZA MEDICA POPOLARE
Registri Vaticani (1344-1351)
Fonti Diplomatiche
Fonti Archivistiche
Indice Analitico dei Nomi
Indice Analitico dei Luoghi
Indice Analitico dei Luoghi