PRESEPOLIS. L’incantesimo dei pastori: fiaba in versi napoletani di Gaetano Iodice

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Copertina posteriore

li cunti de lo cunto: nuova collana di poesie dialettali

Sono testi di poesia come questa sul 1 DICEMBRE, Aneme e pasture

Anime Pezzentelle: “Pataterno bbuono, luce dell’aneme noste, porta de lu paraviso, lungariello e no scurdariello, misericurdiuso e maje ‘nzeriuso, quanta ati Natale avimma da passare accossì, dinto a li fiamme de la penitenzia?”
Voce dal cielo: “Quanti i vostri peccati e non Dio, v’han decretato! Anime Pezzentelle: Lu sapimmo ca fetiente de core e de capa simmo state, chesto è overo nun ve putimmo cuntrastà! Si’ putarria vostro Altissimo accurdarce nu pocorillo d’aria, pe rriciatà da lu castigo, ve ne sarriamo devote e ricunuscente pe l’eternità.”
Voce dal cielo: “Fate meco tenerezza. Ancor prima che parlaste, ravvisai l’eco delle vostre angosce.
Non è per codesta misericordia che il Figlio Unigenito patì di croce? Poiché tutti rinasceste come figli miei e non del principe di questo mondo.”
Anime Pezzentelle: ”Si’ lu sapite apprimma de lu verbo nuosto, pecchè ‘st’aneme affrante facite spantecà? Pe ttre ssecule de chisti juorne Sante, n’avimmo viste de pasture pe li puteche ca vuje tanto amate, ma bbelle comme a cchesti ccà ammirate maje. Comme v’avimma da cuntà chesta penzata?”
Voce dal cielo:” Enunciate senza timore alcuno! liete son le orecchie mie nell’ascoltarvi!”
Anime Pezzentelle: ”Si nce putissene rrialà quacche ggiro de lanzetta, comme sponta la Luna ‘nfino a lu primmo Sole, p’avè ll’aneme noste arricietto dinto a lu cuorpo de nu pastore? Campare nce paresse comme a ‘na vota, pe ve glorificà ogne Santu juorno la sacra famiglia de lu Figlio Vuosto.”
Voce dal cielo: ”Accordata sia tale richiesta e non vagheggiate raggiro alcuno verso il Signore! I miei angeli veglieranno su di voi per non abbandonarvi alle diaboliche tentazioni. Siate saggi, profeti e Santi! Fregiate i vostri cuori d’opere caritatevoli!
Allontanarvi dal presepio giammai! Condannati sareste in eterno, gementi e vagabondi nella valle della Geenna.
Ciò che dovevate udire l’avete udito, codeste son le leggi e non peccate. Cosi sia!

1. Geretiello e Teresina pag. 15

2. Ammore perduto pag. 21

3. Vino e maccarune pag. 27

4. ‘O riavulo tene ‘e ccorna pag. 33

5. ‘E ddoje Marì pag. 39

6. Addivina ‘nduvinello pag. 47

7. Tre ssorde e nu lazzarone pag. 55

8. ‘O guappo ‘e Santa Briggeta pag. 65

9. ‘A sirena e ‘a serenata pag. 73

10. Chi ‘a vita da morte nun vede pag. 85

Epilogo pag.101

25 Dicembre – Suonno o rialtà? pag.105

Description

IL POETA DEI PRESEPI
PRESENTA L’INCANTESIMO DEI PASTORI

“Te piace ‘o presepio?” Con questa iconica domanda, Luca Cupiello, alias Eduardo De Filippo, nell’intramontabile commedia “Natale in casa Cupiello” esorta più volte il figlio Tommasino, (Luca De Filippo) non solo a rispondere per ricevere un elogio e compiacersi del lavoro svolto nel riprodurre la commovente scena della natività, ma a riporre le proprie speranze d’ uomo, afflitto dalle vicende famigliari, nella incoscienza fanciullesca, che trascende i malesseri della vita creando un “submondo” in grado di alleviare i dolori e le incertezze del piano esistenziale.
La domanda stessa pone l’uomo dinanzi a un bivio da cui non può sottrarsi; Sei disposto a sacrificarti per amore, o preferisci voltare le spalle ai sentimenti, per il solo ego personale? Detto così, Luca Cupiello appare egoista, un uomo che discerne i problemi, ma finge di non vederli. In realtà il suo è un atto di fede, la fede in un bambino nato al freddo e al gelo in una grotta dimenticata dal tempo e dagli uomini, ma non da Dio, che intenerisce i cuori persino degli stolti. Luca è semplicemente un uomo umile e l’umiltà rende umani, ed il presepe è forse uno dei più tangibili atti d’umiltà intrapresi dall’uomo nel mondo artistico e soprattutto col presepe napoletano si è ripresa con prepotenza l’idea di un Dio incarnato in mezzo agli uomini, più di quanto la Chiesa stessa abbia mai saputo annunciare in due millenni di storia. Napoli e il suo popolo, con pregi e difetti, virtù, bellezze e nefandezze, Santi e peccatori, riuniti in una scena di vita quotidiana, mentre il Salvatore geme, sorride, piange, tra le braccia e il seno di Maria, pronto al sommo sacrificio che da li a pochi anni sarebbe inesorabilmente sopraggiunto.
Chi ama il presepe quindi, non può che essere un uomo d’amore, (Luciano De Crescenzo docet) un uomo appassionato, sincero, semplice, che antepone avidità e cupidigia, all’ amore per il prossimo, attingendo la propria gioia da questo intenso vortice di emozioni positive, scaturite dal donare più che dal ricevere.
Presepolis nasce sotto la mia buona stella cometa, archetipo di quella inseguita dai magi, che ha viaggiato lungo l’arco della mia vita, consegnandomi frammenti di luce artistica:
I già citati, Natale in casa Cupiello, il presepe napoletano, ed anche la Cantata dei pastori e pochi ricorderanno un film d’animazione datato 2003, Opopomoz, ambientato a Napoli, laddove due bambini tramite una formula magica, entrano in un presepe per sottrarre al diavolo il piano malefico di evitare la nascita del Divin Bambino. Ricordo una delle colonne sonore cantata da Peppe Barra, intitolata “Chesta felicità”, felicità che viene e va e solo un uomo generoso può sperimentarne il senso profondo che prescinde dai beni materiali. Perfino il “Canto di Natale” di Charles Dickens ha lasciato in me i suoi proseliti, rinvenendo il commovente cambiamento avvenuto nel protagonista, Ebenezer Scrooge, che messo dinanzi al triste commiato della sua avida esistenza da tre spiriti, (del Natale passato, presente e futuro) si ravvede per redimersi e modificare il corso degli eventi.
Sono vari e tutti interconnessi gli elementi fondanti di questa fiaba napoletana, lungi da me paragonarla ad una di queste o a ritroso, a quelle del Basile, ma ho cercato e ricercato per lunghi tre anni, uno stile tutto mio, che rendesse affascinante la storia, disponendo elementi dal sapore teatrale sette/ottocentesco, dai sentori Petitiani, volti a rendere la lettura leggiadra, spassosa, irriverente, finanche drammatica e di morale certamente Cristiana, nella quale mi riconosco fieramente. Sovente ho adoperato figure originali che ho trovato nelle opere d’arte presepiali dei fratelli Scuotto e la loro Scarabattola. Il mio è un omaggio vero e proprio ai prestigiosi capolavori oramai conosciuti in tutto il mondo, e ho fatto capo all’amicizia quasi decennale che mi lega ad essi, principalmente a Raffaele, il quale si è espresso entusiasta del suo diretto coinvolgimento nei fatti narrati, definendo il racconto di Scarpettiana memoria.
Quattro i personaggi principali, come si denota dalla copertina stessa: un pescatore, (Geretiello) un’acquaiola, (Teresina) Pulcinella e il Diavolo. Devo aprire una parentesi sui nomi dei primi due protagonisti, ispirati da una celebre poesia di Totò, “L’acquaiola” in cui Teresina è la morosa di un pescatore di nome Geretiello. Di questa poesia ne ho tratta addirittura una scena presepiale napoletana che posseggo da alcuni anni, dalla quale ho tratto ispirazione per le vicende in cui i due spasimanti sono coinvolti lungo l’arco del racconto.
L’eterna lotta tra il bene e il male, tra anime pezzentelle agguerrite più che affrante, miti e leggende napoletane rielaborate dai fratelli Scuotto, sacro e profano a confronto e una Napoli settecentesca che torna poderosa e affascinante, luogo in cui i protagonisti sono catapultati alla ricerca dell’amore perduto. Tutto ciò descritto in un napoletano ricercato, arcaico, verace, popolare.
Insomma non date nulla per scontato, archè sono certo che l’intera fiaba non solo vi sorprenderà, ma sarà in grado di lasciarvi un sorriso, un pensiero, una domanda e forse una certezza.

Gaetano Iodice

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Gaetano IODICE

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Editorial Review

 

 

DICEMBRE STIMOLA I POETI NON SOLO SUL PRESEPIO

Un freddo e limpido Natale accolse Napoli, sopraggiungendo ad una inverosimile silente alba, che trasportò con se tutta la magia della notte Santa.
Come in tutte le case, anche in quella di Don Raffaele, la trepidante infanzia scalpitava per l’apertura dei doni ricevuti durante la veglia notturna.
“Papà papà, svegliati! Babbo Natale questa notte ha portato tanti, tantissimi regali sotto l’albero, apriamoli insieme alla mamma!”
“E’ presto tesoro mio, sono appena le sette e mamma dorme come un ghiro, non senti come russa? Sussurrando sorrisero, poi Raffaele riprese: “Lo sai che invece stanotte ho fatto un sogno davvero favoloso? Vorresti ascoltarlo nel frattempo aspettiamo si svegli?””Cosa hai sognato papà di così bello? Dai non mi tenere sulle spine!”
“E’ una lunga e meravigliosa storia, un intreccio di miti, leggende ed eroi senza spada, anzi, con una spada finta! ricchi d’amore e d’umanità. Siediti sulle ginocchia che te la racconto....
Qualche ora dopo i consueti auguri e strenne, Raffaele uscì per una rilassante passeggiata, stabilendo, tormentato dal ricordo di quel sogno fantastico, di aprire la saracinesca della sua bottega per contemplare la natività in meditante solitudine, senza le abituali e quotidiane visite di clienti, turisti o semplici curiosi ed appassionati, per bearsi del fascino senza tempo delle opere da lui stesso plasmate. Ad un primo e fugace sguardo diretto al presepe, gli parvero delle stranezze, poi rinsaldando lo stesso non ebbe più dubbi. I pastori erano disposti in posizioni differenti da come li aveva riposti la sera prima e ne comparvero addirittura di nuovi, mai fabbricati. Il primo aveva le sembianze di Zèza, una verace pastorella dalle fattezze prosperose, che stringeva tra le mani un grazioso fazzoletto di seta ricamato e l’altro di un cagnolino, un meticcio bianco, ricoperto di macchie marroni e nere, allegro e birbante. Entrambi adagiati accanto a Pulcinella, mentre quest’ultimo tendeva la mano alla splendida donna danzando la tarantella, lieti e ridenti dinanzi al Bambin Gesù, supportati dalla fedele compagnia dell’amico a quattro zampe che gli saltellava intorno.
Rincasando poco dopo, Don Raffaele, girovagò perplesso, quasi frastornato di come fosse plausibile ciò che aveva appena accertato. “E’ suonno o rialtà?” Ripeteva martellante nell’inconscia seppur consapevole mente, austera per laicità ed agnosticismo, sebbene aperta al soprannaturale.
Rimise ogni risposta all’imperscrutabile mistero della fede, quella napoletana che non esclude nulla, intanto che sorseggiando una calda e squisita tazza di caffè al solito bar sotto casa, rinominò tra il serio e il faceto la sua illustre opera d’arte in “Presepolis”, ovvero la città del presepe, laddove vita e morte, passato e presente, amore ed odio, tangibile e surreale, sacro e profano, s’incontrano soggiogati dalla secolare opera artistica umana e dall’impenetrabile e mistica influenza divina che s’incarna nella più dolce delle creature, un bambino chiamato Gesù.

Ringraziamenti

Il primo e più doveroso omaggio è rivolto ad una persona che non c’è più, venuta a mancare circa un anno fa e ad appena due settimane dal mio matrimonio religioso, ed è mio suocero Eduardo, che ha lasciato in me e mia moglie, così come in tutti i suoi famigliari, un vuoto incolmabile. Una persona arguta, dalla spiccata intelligenza e sensibilità. I nostri discorsi erano incentrati spesso sulla cultura, assiduamente sulla nostra amata Napoli e so quanto andasse fiero di me e del mio operato, seppur ancora acerbo.
Altro argomento che ci appassionava affrontare era l’Universo, il senso della vita e di “Chi ha fatto il mondo”, frase estrapolata dal fisico Antonio Zichichi. Ora sono sicuro che lo sai e vegli su di noi in quello che napoletanamente denominiamo, ‘o munno ‘a verità!
Grazie altresì ai miei genitori che mi hanno educato, inculcandomi volontariamente durante la mia fanciullezza degli anni ’90 il cinema di Totò, il teatro di Eduardo, la canzone classica napoletana.. All’epoca non capivo, rigettavo e allo stesso tempo assimilavo, ciò che poi sarebbe diventato il senso della mia vita; L’arte, la poesia, la musica, la passione smisurata per Partenope.
A mia moglie, regina e sostegno della mia vita, sempre presente in ogni evento che mi coinvolge. Lo ha fatto costantemente negli anni ma ciò non è mai stato e ne dovrà essere un deterrente che renda tutto scontato, anzi, è proprio col passare del tempo che si dimostra ancor più la dedizione e l’amore che si prova, il che non è da tutti, oggi come oggi, in questo mondo più impegnato a dividere che ad unire e sono certo che a modo mio riesco a contraccambiare a tanto affetto riservatomi.
Il mio ringraziamento al disponibilissimo Domenico Coppola, detto Jeiko, un’artista disegnatore che ha coniato per la seconda volta la copertina di un mio libro.
Infine a due nuove amicizie artistiche, Roberta Minieri e Gianluigi Capasso, insieme abbiamo costituito il mio nuovo brano, “Io e tte”, interpretato da Roberta e arrangiato da Gianluigi. Questi due miei coetanei, professionisti pluripremiati nel settore musicale, hanno reso una mia poesia e melodia, fulcro di emozioni indescrivibili, da cui ne abbiamo ricavato presto delle soddisfazioni, come il primo premio della kermesse ‘O Sole ‘e Napule, diretta dal maestro Enzo Di Domenico. Sono sicuro che tante altre gratificazioni e riconoscimenti arriveranno nel tempo, sia con loro musicalmente che da solo con le mie poesie e magari con tanti altri amici ed artisti sempre prodighi alla causa della cultura, una cultura non fine a se stessa, ma che sia sinonimo di inclusione, sostegno, nemica dell’emarginazione e dell’odio, che fornisca alla pari della “Cometa di Betlemme”, una strada da percorrere, talvolta insidiosa, accidentale, da sostenere con tenacia e perseveranza, sicuri che la meta riservi il fine ultimo delle proprie ricerche e perché no, l’essenza della felicità.