Parla la natura

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Parla la Natura

Non mi
ammirano più.
Mi guardano
come volgare merce.
Non mi
utilizzano più.
Non mi
rispettano più.
Mi offendono
giorno e notte.
Uomini vampiri
essiccano le mie vene.
Uomini vipere
avvelenano il mio sangue.
Moderni dinosauri,
sadicamente, mi stracciano
la pelle e la carne.
Uomini-bambini
mi usano come giocattolo
o come carte
per fare sporchi giochi.
Resisto, con pazienza,
finché posso.
Infine,
tremo, frano e vomito.
Mi fanno
diventare assassina
e, addolorata per la morte
di deboli e di bambini,
mi accartoccio.
Pochi amanti mi accarezzano
e, scusandosi, raccolgono viole.

Description


La poesia di Luigi Mainolfi

Chi legge abitualmente poesia? Quasi nessuno. Ma serve oggi la poesia? In un mondo che va a 1000 all’ora: la poesia è discreta, fa poco rumore dice Vittorio Sereni, ma ancora ci ficca l’infinito in tasca, anche se non ce ne accorgiamo. Oggi la poesia sembra messa in discussione da forze oscure che minacciano la sopravvivenza dell’atto creativo: alienazione, isolamento, materialismo. Eppure della sua funzione abbiamo tutti bisogno.
La poesia è un cammino d’introspezione che spinge a leggersi dentro, a comunicare con la parte più intima di sé, con la naturalezza di chi si lascia guidare da un’emotività istintiva e dal desiderio di dare libero sfogo ai sentimenti, ma va oltre i confini dell’autoreferenzialità, alla ricerca dei valori perduti o affievoliti.
Luigi Mainolfi coltiva da anni un sincero amore per le cose poetiche e letterarie. Non è nuovo a questo genere di esperienze: già qualche anno fa, nel 2010, diede alle stampe un gradevole e originale volumetto, La ballata dei soprannomi e altre storie, (Ed. A. Bascetta), in cui faceva parlare i morti del suo paese, per scavarne e penetrarne i sentimenti, senza tacerne i difetti.
Qui ha raccolto un insieme di emozioni che ha vissuto talvolta in contrasto con se stesso, talvolta in armonia con il mondo. Canta la bellezza della vita e stimola l’anima e la mente del lettore. Non ci è concessa alcuna finestra sul futuro, ma sul passato (e sul presente) sì.
Anche per lui la poesia è la musa riparatrice delle angosce  umane, che rasserena il proprio mondo interiore e permette di fissare i momenti lieti e tristi vissuti emotivamente, nel rapporto con persone, ambienti e varie realtà.
Due aspetti della nostra mente sono la razionalità e l’irrazionalità, in eterno conflitto solo in apparenza, in realtà legati come i due fuochi dell’ellisse, tali che dove l’io prevale, la forza dell’inconscio s’indebolisce, e viceversa, dove l’io s’indebolisce emergono le turbolenze dell’anima. Così la vita, la scienza e l’arte sono legate indissolubilmente nella storia dell’umanità.
Questa raccolta si colloca a pieno titolo nella tendenza poetica contemporanea, ormai lontana dall’originario ermetismo (poesia chiusa, arcana), sviluppatosi all’inizio del XX secolo. Qui troviamo una poesia scarna, ma piena di significati profondi, intimistica in alcuni componimenti. E’ il racconto di un’esperienza di vita che si sviluppa spaziando e prendendo spunto da argomenti diversi, come la natura, gli affetti, e naturalmente dà luogo a considerazioni personali. In questi versi che racchiudono stati d’animo, rimpianti e nostalgie sempre presenti nelle sue memorie, appare il volto delle intense emozione che salgono dal profondo dell’anima.
Le poesie di Mainolfi trattano varie tematiche tutte intese a pescare in quell’immenso fiume che è la vita. Sono presenti poesie di diverso genere, quelle delle cose quotidiane, quelle evocative, quelle dell’impegno.
Le prime esprimono pensieri, sentimenti, affetti, ispirati quasi sempre ad esperienze e riflessioni autobiografiche, che si collegano inevitabilmente alle questioni fondamentali dell’esistenza umana, il dolore, l’amore, il tempo, la morte.
Qui possiamo imbatterci in quadretti deliziosamente descrittivi: …foglie/ sollevate dal vento/ un gatto le insegue: vuol ballare/…un estemporaneo/ balletto: il vento,/ le foglie e un gatto;  o in significative pillole di saggezza, espresse con gradevole leggerezza: …Ammiro l’umiltà degli alberi,/ che s’inchinano/ alla forza del vento,/ per poi tornare retti…; o in riflessioni originali, come quando mette a confronto la nebbia viscida, che ti mette in guardia da lontano, con il ghiaccio, che si annida invisibile e tradisce; o ancora come l’idea del girotondo intorno a un tavolo con gli angoli spigolosi, che ognuno vuole scansare…Sono solo degli esempi;  ma, beninteso, spunti di cose quotidiane si possono trovare dappertutto in questo libro, anche come occasione e provocazione di processi di memorie e rievocazioni, o come spunti per riflessioni sui grandi temi del destino umano.
Le  poesie evocative  hanno la forza per creare e ricreare atmosfere e stati d’animo : è il percorso della propria vita interiore, delle riflessioni e domande  che si pone il poeta. A volte è la nostalgia di un’età felice e piena di sogni, di aspettative e speranze:Contadino di Rotondi…corro da te/ per bere l’acqua dei valori…
C’è l’attaccamento ai luoghi attraversati nel vario percorso della vita, accarezzati con l’anima: …le braccia di mia madre…nella culla rotondese… Nel profondo del cuore, nei tramonti, nei profumi e nei colori particolari della terra nostra, su cui siamo nati, cresciuti e viviamo, e nella gente che l’abita, puoi leggere l’humus territoriale dei fatti e degli uomini comuni con le loro debolezze e le loro storie. Mainolfi dimostra di essere malato d’amore per Rotondi e i Rotondesi e lo si capisce da ogni verso e ogni parola, da quelle dette e quelle non dette.
E c’è il tradimento del tempo che non mantiene le promesse, l’inadeguatezza delle parole, il mistero delle apparenze, la fatica, la pena e l’ansia, il “mestiere di vivere” per dirla con Cesare Pavese, esperienze perenni e sempre dolorosamente nuove.
Passioni tradite o piene di speranze, bellezze inattese, dolci ricordi sono la vitalità segreta della poesia, che sboccia davanti a qualsiasi incipit.
Un vulcano di emozioni, occhi spalancati sul mondo sembrano cercare, attendere, interrogare, lacrimare, desiderare di trovare una risposta a ogni domanda. I versi a volte sono dialoghi con la sua stessa anima, dove aleggia una magia di romanticismo e sogno, che padroneggia il verso.
La poesia d’amore, piena di affetto e gratitudine, diviene un ponte tra il poeta e le persone amate: …chi sa amare non fa soffrire.  E qui il poeta si esprime con voce sommessa, sottovoce, come per non guastare momenti di intimità, d’incanto irripetibili, di struggenti nostalgie (…e non conobbi la voce di mio padre; …Mia madre parlava coi fiori e le galline/…nel cortile/ sulla sua sedia muta…).
Il ricordo della propria terra, dell’infanzia, dell’adolescenza è il fondamento sul quale vivere il presente, edificare il futuro, in un’armonia di appartenenza che lega la natura e tutti gli esseri viventi, fino ad abbracciare in un impeto solidale il mondo intero:…guardavo le persone, i loro occhi,/ mi parlavano le mani…adesso le guardo distratto/ dai vestiti, dai profumi…Così, quando meno te l’aspetti, prevale il poeta intimista, la cui poesia vive soprattutto nel dolore, nella speranza e nella solidarietà,  in una spola continua tra stormi di pensieri avvoltoi, e sapore di vita. 
E si arriva alla terza fonte d’ispirazione di questa raccolta, quella dell’impegno. A volte il poeta alza la voce, per esprimere, senza mezzi termini, e senza riserve, la sua indignazione contro l’ipocrisia e l’opportunismo di chi pensa solo al proprio egoistico tornaconto: …istintivamente/ sono portato a fare/ il rabdomante sociale/ ma non sono riuscito/…a estrarre una goccia d’acqua/ dal sottosuolo morale…. Egli non rimpiange il passato, né idealizza il tempo perduto: sa che i valori del passato, se puri, non muoiono, ma sopravvivono alle trasformazioni e si trasmettono alle nuove generazioni, anche se oggi appaiono affievoliti e sbiaditi. Non dimentichiamo che Luigi Mainolfi ha dedicato una vita all’impegno politico all’insegna degli alti valori del socialismo: Alzati,/ non aspettare…dimostra che sei diventato uomo. E’ una continua esortazione a prendere le redini del riscatto, della liberazione: …Vieni dove l’acqua è alta,/ dimostra di saper nuotare,/ sulla spiaggia… 
Una silloge poetica è sempre un fare i conti con se stesso, in un certo momento della vita.
Giunto ad un’età in cui la vita è sempre più breve, la mente più ricca di ricordi (e rimpianti?), ma ancora viva la speranza che i sogni non subiscano naufragio, Luigi Mainolfi cesella e imperla concetti antichi sempre nuovi grazie alla poesia.
E’ terapeutico leggere poesia, come ascoltar musica: la poesia aiuta a depurare il linguaggio quotidiano, che banalizza la realtà.
Il poeta porta con sé la poesia, come una mamma porta in grembo il suo bimbo, e per questo ne sente il movimento, l’amore, il dolore, ma come la mamma non possiamo vederla per intero, se non quando nasce. Egli l’ascolta, la poesia, che è vita palpitante. E’ la nostra disponibilità a far risuonare dentro noi la vita, e questo risuonare è diverso da persona a persona. Ma ogni risuonare è importante …per imparare ad essere grembo a nostra volta, voce di quel mare immenso chiamato poesia, di cui potremo sempre cogliere qualche eco e farne suono dentro noi stessi, con un viaggio a ritroso, dall’esterno all’interno, e viceversa, plasmando l’energia vitale, sgorgante dall’intimo attraverso la penna.
Il lettore potrà leggere in questa raccolta, come in uno specchio limpido, almeno una parte di se stesso, per l’ardore che la parola sprigiona e la sincerità che sconvolge e coinvolge, quasi la sfrontatezza che vi è riversata, la sete di amare senza filtro, con la sua sensibilità umana.
Scrivere e leggere poesia è catartico: il suo ricettacolo è lo spirito stesso dell’uomo.
  Franco Martino

Dettagli

EAN

9788872970133

ISBN

887297013X

Pagine

96

Autore

Mainolfi

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