Mi chiamavano Roberto. San Francesco da Paola (la vita, la storia, i miracoli)

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Copertina posteriore

LA CHIAMATA DEL RE DI FRANCIA

 

 

 

 

 

 

 

 

…Scrive Regio che Francesco, «mentre in terra con noi abitò, fu ancor riverito da Principi; e da quelli, come servo di Cristo a Cristo grato; lodato e ammirato».
La fama di beato, attribuita al santone di Paola, in poco tempo divenne di dominio pubblico, sia per i racconti «narrati, e altri infiniti miracoli di questo santissimo Confessore», sia per l’opera medicamentosa, essendo fra’ Roberto «ripieno di tante mirabili virtù, quantunque nato nell’ultima parte del Regno di Napoli, humile di nascimento, e pouero dei beni temporali».
Una fama che non mancò di interessare i Re di Francia.
Così il biografo: — Era sparsa in tanti luochi la fama delle sue opere miracolose; che era anco penetrata nel Regno di Francia; perilché peruenuta all’orecchie di Ludouico XI, Rè Christianissimo gli fè nascer tanto gran desiderio di veder questo santo huomo; che non mai cessò con lettere, e con messi fino a tanto, che lo hebbe seco nel Regno. Imperochè alfine vedendo, che non poteua con le proprie lettere, e imbasciate persuaderli, che à se venesse, come colui che teneua tutte le ricchezze, e grandezze di questo mondo per transitorie, e vane (hauendo per solo oggetto il sommo, e eterno bene) penfaua con la vita umile e rustica che meneva alienarsene. Ma il Re, che in ogni modo desideraua hauerlo in Francia, mandò un suo Imbasciadore in Napoli al Re Ferdinando Primo, per tale effetto; e pregò Sisto IIII Papa, che glielo volesse in virtù di Santa vbbidienza comandare.64
Le trattative cominciarono nel 1481, sebbene sia scarsa l’attività epistolare. Sappiamo però che Papa Sisto IV, «che al Rè Christianissimo desideraua compiacere, ordinò al santo uomo, che lo douesse compiacere in questo, con far à lui cosa grata».
La chiamata in Francia viene raccontata quasi come una imposizione per il fraticello povero calabrese, senza neppure immaginare l’opera che stette per mettere in piedi nel castello di Tours. Il primo passaggio fu quello da Paola a Napoli, che sarebbe avvenuto una prima volta nel 1481.
«Al cui comando l’ubbidiente figliuolo di Santa Chiesa, giudicando comettere gran peccato lo disubedire al Vicario di Christo; partitosi dalla sua Patria; dopo c’hebbe ammaestrati i suoi frati con vtili documenti, e necessari dandoli a Dio, sen venne in Napoli, dove era concorso gran numero di gente per vedere un sì famoso, e Santo Padre, negli anni del Signore 1481»…..

 

Description

QUELLA STRANA COPPIA: CARLO VIII DI FRANCIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…Il sant’uomo Fra’ Roberto, chiamato a corte dal Principe Carlo VIII, lasciò Paterno Calabro diretto a curare Re Luigi XI di Francia, gravemente ammalato.
Prima di mutare nome e diventare San Francesco di Paola, frate Roberto di Calabria, fu un eremita di gran fama, di buona e di santissima vita, e perciò da tutti chiamato il Santo huomo. In Francia era addirittura venerato dal Re, in honore del quale Carlo ottavo suo figliolo fece poi edificare un tempio nell’entrata del parco della Città di Tours in contracambio della Cappella ch’era nell’estremità del ponte vicino à sudetto parco. Partito per il lungo viaggio e giunto nel Vallo di Diano, l’eremita fece sosta a Polla e poi all’abbazia di S.Maria la Nova di Campagna, indi a Salerno. Il cronista dice che nel 1381 San Francesco, nel venire da Salerno, entrò a Napoli, designando il suo monastera, e Chiesa di S.Luigi, doue hora si vede pieno di religiose, e devote persone. Gli fu detto da alcuni «che vi si ritrovorno presenti, che in quel luoco non vistava bene, per esser deserto, e lontano dall’abitato, anzi di più nido di malfattori; come in effetto allora era. Ai quali egli pieno di spirito profetico, notificò, che quella parte allora così deserta, e vile in breve tempo doveva essere una delle principali contrade, e più belle della Città; e che sarebbe babitata da Principi, da valorosi signori; il che hoggi si vede chiaramente adempito».72
L’interesse del biografo, insomma, è proiettato alle fondazioni lungo il viaggio di Roberto e pochi sono i fatti di colore che racconta, se non quello del pranzo inviato dai reali, trasformandolo in miracolo, col ritorno in vita dei pesci arrostiti.
Così Regio: — Qui dunque dimorando accade, che il Re Ferdinando gli mandò alcuni pesci arrostiti per suo pasto, i quali alla presenza di molti furon posti dal santo in due piatti; e in uno istante si viddero vivi guizzare, come sogliono fare, quando nella rete son presi, con gran meraviglia del cuoco, che li condusse, e di coloro che è tal miracolo furono presenti….

 

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Editorial Review

L'ARRIVO A SALERNO E LA FONDAZIONE DELLA SUA CHIESA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Narrasi che, nel 1481, San Francesco di Paola, «passando per Salerno, nel venire à Napoli predisse, e disegnò il loco, doue si doueua edificare il Monastero del suo ordine». Il convento di cui si parla sarebbe in realtà stato eretto da Giovanni Cadurio di Roccabernarda, ma per volontà di Francesco, durante la visita successiva del 1484.66
Si tratta di un tempietto al di fuori del corpo del borgo racchiuso entro le mura della città, dove si inginocchiò e disse ai suoi seguaci che lì doveva sorgere il convento del suo ordine. Cosa che poi avverrà, perché la costruzione fu terminata ad opera dei Padri Minimi nel 1516, su un terreno del principe Sanseverino, su concessione del parlamentino della città, sito oltre Porta Catena.
«Il convento, dalla struttura imponente, con chiostri e giardini fu costruito in un luogo isolato, vicino al mare. Nel convento i padri minimi si occupavano per lo più di assistenza agli infermi e crearono anche una farmacia che riforniva il vicino ospedale. Nel 1531 venne ampliato. Tra il 1703 ed il 1707 si effettuano lavori di ampliamento con la realizzazione del dormitorio nuovo e a dirigere i lavori è l’ingegnere padre Gaetano di Gesù e Maria dell’Ordine dei carmelitani scalzi. Nel 1774 il monsignor Sanchez De Luna, arcivescovo di Salerno, dona cento ducati ai padri minimi per gli accomodi necessari alla struttura del convento. In questa fase dei lavori fu creata anche una spezieria. Nel 1779 divenne dimora dell’arcivescovo Spinelli che costrinse il monastero a ridurre i religiosi a 8 persone che divennero 6 nel 1806. Con decreto napoleonico fu soppresso nel 1807 e fu consegnato al Real corpo del genio per ospedale militare. Ex sede della caserma Vicinanza oggi è in via di restauro e al termine ospiterà uffici di questura e procura.67
Due furono in Salerno le chiese dell’Annunziata. Quella nuova, detta Maggiore, era nata poco prima il 1500 rubando il titolo a quella vecchia, situata fuori le mura, più antica ma anche più piccola (perciò detta Minore), appartenuta (1372) alla fondazione dell’Ave Grazia Plena di Napoli per la gestione dell’Ospedale di Porta Busanola, la porta della Catena, e già attestata nel 1330. Fu il Principe di Salerno a donare (1515) l’ex proprietà dell’A.G.P. ai frati minori di San Francesco di Paola, il cui nome di ‘Annunziatella’ era abbreviato in ‘Nunziatella, i quali vi fecero nascere un Conservatorio. Per qualche motivo, poi, la struttura dovette essere ceduta anche dai francescani minori in quanto nel 1755 il Conservatorio di Via Canali, situato a ridosso della Dogana, risulta autonomo. La chiesetta venne quindi registrata nel Catasto Onciario settecentesco come Conservatorio nuovo dell’Annunziatella che possedeva la casa accosta al Conservatorio, un cellaro con tre magazzini e un comprensorio di case al Vicolo di S.Anna con un reddito dichiarato pari a 1.355 once. Non arrivavano a 2.000 once (1.918) i monaci del Monastero di San Francesco di Paola per il possesso del comprensorio ad uso di Locanda fuori la Porta della Catena, la casa a Porta di Ronca e la casa alle Fornelle....