Memorandum Beneventano. Noterelle d’Archivio ai tempi di Angioini, Aragonesi e Spagnoli

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Copertina posteriore

UN VIAGGIO NELLA VITA REALE A CAVALLO DI DUE SECOLI

premessa storica
Aragonesi a Benevento, angioini in fuga
— Via da Napoli la Regina Isabel e poi il sovrano
— Re Renato sul Partenio: da Nola a Benevento
— René eleva Amedeo di Savoia ad antipapa
— Il ritorno in Provenza fra tornei e pastorelle
— Solo Napoli resta angioina col Conte Sforza
— Re Alfonso troneggia in S.Bartolomeo
— Benevento capitale momentanea del Regno
— Sequestro di beni a chi non si fa corrompere
— Il Re fa regali solo ai beneventani fedeli
— S’addobba il ritratto regio nel Palazzo vescovile
— Foschino Sforza preso a M.Fusco dal Viceré
— Il Re contro Sforza: artiglierie e corruzione
— Cadono Apice, Troia e Chieti: Sforza arretra
— Il Re fa Parlamento a Benevento: le province
— Alfonso è Re, Ferdinando I vicario dal 1442
— Alfonso cede Benevento al Papa senza la Valle
— Il Re cede i diritti alle fiere: S.Donato e S.Egidio

capitolo i
PALAZZO D’AQUINO A RIONE S.EUSTACHIO

— L’eredità di Don Francesco, siniscalco regio
— Spuntano i Capobianco per mezzo Palazzo

capitolo ii
BORGIA DUCA SENZA SANNIO

— L’ex Civitate Beneventana restringe i confini
— Le province del 1463: Ultra e Citra Benevento
capitolo iii
ARIANO AL PAPA, L’URBE AI RETTORI REGI

— Viri e Siri romani alla Vicaria di Ariano
— Carlo VIII invade il regno e sosta ad Apice
— Aquino amici del Re sobillatori di Benevento
— Benevento divisa: l’inquisizione

capitolo iv
META’ PROVINCE FASULLE AI FRANCESI

— Primi notai di Ariano durante l’interregno
— L’ultimo atto di Federico del 20 giugno 1501

capitolo v
col re di francia il notaio patriota

— I sonetti stile Petrarca di Angelo Tantaro
— La dogana di Atripalda ai Francesi nel 1502
— Francesi a Canosa: la resa negli atti di Ariano
— Montefusco e non Foggia a sede provinciale

capitolo vi
i francesi cedono il mezzo regno

— La mezza eredità francese dote del Cattolico
— Il Re dona Montefusco a Consalvo e va via
— L’Ultra di Principato Salerno con Benevento
— La peste e Gonzaga governatore a vita
— Cenni agli statuti della vicina Apice nel 1545

capitolo vii
le vicarie di montefusco e s.severino

— La nascita delle nuove province sotto Carlo V
— Statuti feudali nella Valle Beneventana
— Soricelli, il notaio della Montagna
— Pietradefusi si stacca e perde San Martino
— L’abbazia di S.Maria Venticano era sul Calore
— Melisci e Colella nei notai di Montefusco
— Il notaio-cronista della Valle di Vitulano
— Le dipendenze dell’arcidiocesi dopo la peste
— La Provincia di P.U. sotto i Viceré-Capitani
— Il Viceré-Vicario del Principato Ultra
— La rivolta di Gaspare Mascambruni del 1526
— Roberto Boschetto Governatore di Benevento

Note Bibliografiche Premessa Storica
Note Documentarie Testo

Così morì Giacomo Caldora a Colle Sannita,
da Viceré d’Abruzzo e Marchese del Vasto

[da: A.Bascetta-S.Cuttrera, Memorandum Beneventano, ABE Napoi 2021]
Ariano fece parte del ducato papalino e per questo non compare nella ripartizione delle province del regno, almeno fino a quando Benevento fu occupata dalle milizie e divenne capitale momentanea degli Aragonesi per diversi anni, perché gli Angioini non mollavano Napoli.
Nei primi di dicembre del 1438, si seppe che Re Alfonso era rimasto accampato per 36 giorni a Benevento, prima di tornare a Capua, Gaeta e poi in Puglia, insieme al principe di Taranto.
Re Renato e Giacomo Caldora furono a Napoli dopo essere stati all’Aquila un mese e mezzo, ma ripartirono il 9 dicembre per l’Abruzzo, dopo aver occupato le Terre di Sessa e fatto prigioniero Marino Marzano, figlio del duca, e acquisendo la città di Aversa.
In quei giorni giunsero rinforzi genovesi con quattro navi per cercare di conquistare Castelnuovo. Francesco Pontadera era rinomato per aver già preso la Torre di S.Vincenzo sparando dalle navi, che avevano continuato a tirare bombarde a S.Eramo.
Ne seguì la presa di Torre Beveriello e del Castello, mentre Alfonso ricoverava a Pizzofalcone, mandando a dire a Renato di voler cessare il fuoco. Avutone il rifiuto il fuoco continuò finché agli Aragonesi non mancò la polvere.
Castelnuovo si arrese nel giorno di s.Bartolomeo del 1439, nelle mani di Monsignor di Valdemonte, costringendo Alfonso e l’esercito a ritirarsi a S.Maria di Capua, riconquistando Melito e facendo bastonare i suoi ambasciatori che gli consigliavano di trattare.
Quando fu costretto a retrocedere, si insediò a Salerno, dove sventolavano le bandiere della Chiesa, essendo stata assoggettata a suo tempo dal patriarca. Toltà la città di s.Marco al papa, unitamente al Castello detto di s.Benedetto, ne confermò ufficialmente principe Raimondo Orsino, conte di Nola. Questi, di già passato dalla sua parte, in quanto veniva ad essere fratello consobrino del principe di Taranto, partì alla conquista della contea di Capaccio per toglierla al conte Americo di Sanseverino.
In quel 1439 Re Renato restava asserragliato in Napoli in attesa di vettovaglie genovesi, mentre Caldora discendeva dall’Abruzzo, riportando le Terre all’obbedienza lungo il percorso per la via di Benevento. Per temporeggiare il generale angioino raggiunse Colle della Baronia di Cercello, tenuto per la chiesa dai Della Leonessa, perché intendeva offrirne la conquista ai soldati, non avendo ormai più soldi per combattere.
Disse Caldora: — Io non ho denari da pagarvi, vi dono questo castello in preda: se lo volete lasciare sta a voi.
Per Contarino il paese tenuto da Giacomo della Leonessa non fu Colle ma Monsello e i soldati restarono sbandati perché Caldora morì passeggiando a cavallo, perciò incominciarono a migliorar le cose di Alfonso, mentre prendeva la decisione di portarsi a Napoli,
L’Anonimo, mostrandosi contrario alla politica di Caldora, sostenne che i militi si dissero pronti a depredare la Terra di Lavoro, offendendo Giacomo e accusandolo di essere diventato timoroso perché aveva 70 anni, e non più 25 anni, altrimenti sarebbe andato spedito contro Alfonso, anzichè temporeggiare a Benevento.
A quelle brutte parole, gli scese una gotta nel cuore che sarebbe caduto da cavallo se non fosse stato sostenuto dal conte di Altavilla e dal napoletano Cola Ofiero, perciò fu lasciato morire a Colle.
Il cronista: — Lo dismontarono, e lo posero in un pagliaio, e così fu lasciato Colle, spirando il 18 novembre 1439 da valentissimo capitano.
Così morì il grande Giacomo Caldora, famoso condottiere già viceré dell’Abruzzo e poi marchese di Vasto. Il corpo fu trasportato in S.Spirito, a Sulmona, dove il figlio Antonio promise miglior trattamento ai soldati, dicendo loro che a marzo gli avrebbe dato la mesata.

Description

UN LIBRO CON NOTERELLE SU CENTIANA DI PAESI FRA MOLISE, PUGLIA E CAMPANIA

S.SILVESTRO DI S.ANGELO A SCALA (AV) FRA LE 12 ABBAZIE BENEVENTANE DEL 1500

[da: A.Bascetta-S.Cuttrera, memorandum Beneventano, ABE Napoli 2021]
Erano 12 abbazie antiche beneventane usum Mitrae habent; nempe
[1.] S.Mariae de Strata (Matrice di Limosani),
[2.] S.Mariae de Fasolis (Faifolis di Montagano di Limosano – ma nel dubbio è Foglianise),
[3.] S.Mariae de Eremitorio (Campolieto di Limosani),
[4.] S.Petri de Planisio (S.Elia a Pianisi – Cb),
[5.] S.Laurentii de Apicio (Apice-Bn),
[6.] S.Maria a Guglieto (Vinchiaturo di Boiano),
in presentiarum Collegio beneventano Societatis Jesu unitae,
[6.bis S. Maria de Rocca prope Montem Rotanum (Monterotaro, lungo il Fortore]
[7.] S.Mariae de Decorata (Riccia-Gildone),
[8.] S.Maria de Campobasso (di Boiano),
[9.] S.Maria de Ferraria prope [Oppidum] Sabinianum,
[10.] S.Mariae de Venticano Bibliothecae Vaticanae unitae, et /
[11.] S.Silvestri in Oppido S.Angeli ad Scalam.
[12.] V’erano altre 4 abbazie et S[anta] R[omana] E[cclesia] cardinalibus commendatur, cioè che risultavano commisariate perché sono finite in Commenda:
– S.Sophiae Beneventi,
-S.Joannis in luco Mazzocca,
-S.Maria de Cripta in Oppido Vitulani,
-et S.Fortunati in Oppido Paulisiorum.
Erano poi le 3 Commende Equitum (prefettizie):
– S.Joannis Hierosolymitani Beneventi,
– Montisfusci,
– et in Oppido Montisherculis enumerantur.
E ve n’erano altresì 2 esistenti in Benevento:
– Collegiatas Ecclesias S.Bartolomae praecipui Patroni,
– et S.Spiritus.
Furono invece 6 quelle costruite o da costruire in Diocesi:
– nempe S.Joanuis in Balneo praefatae Civitatis Montifusci,
– SS.Annunciationis Altavillae,
– SS.Assumtionis Montiscalvi,
– S.Salvatoris Morconi,
– S.Bartholomei Padulii,
– et SS.Trinitatis in Oppido Vitulani anno 1716 eretta.
Nella nota seguono i dati sui 178 luoghi, compresi quelli con le grancìe ex dipendenze delle abbazie beneventane rientranti nelle due province del Regno di Montefusco e Lucera….

I confini originari della Diocesi di Larino erano quelli descritti nella sentenza emessa dal cardinale Lombardo, arcivescovo di Benevento, emanata dalla residenza di Laterano da papa Lucio III nel 1181, in cui si diceva che la Diocesi di Larino, comprendente 42 luoghi, andava fra questi fini: fiume Fortorii in Adriatico mare, mare, Biferni flumine in cui sfocia il rivolo Majo che sale a Torum qui Cippa dicitur, scendendo nel vallone Cinghi che scorre nel Fortore. Ragioni e privilegi di quella chiesa furono confermati in altra bolla di Innocenzo IV, dalla residenza di Anagni, nel 1254, citandosi Fortore, Adriatico, rivo Majo, Toro, Cippa, Vallone e fiume Cingla. V. Memorie Storiche Civili ed Ecclesiastiche, Libro III, cap.3, pag.183-183. Nella bolla del 1181 si elencavano i 42 luoghi a cui abbiamo affiancato i luoghi del 1254 [in parentesi quadra]:
-1. Larino, [1. Larino, 2. Olivola, 3. Monticello, 4. Canale]
-2. Campo marino,
-3. Porto cannonis,
-4. S.Martino in pensili,
-5. Olivola,
-6. Ruffo,
-7. Canalis,
-8. Cellemonticello, [5. Collegrimaldo seu Monticello]
-9. Murrone, [6.Murrone]
-10. S.Johanne de Ruffis, [7. San Johanne de Ruffis]
-11. Ripabrunualdo, [8. Ripabrunualdo]
-12. S.Vito, [9. San Vito]
-13. Ficarola, [10. Ficarola], è la Badia di S.Maria di Ficarola che appartenne nel 1713 a S.Elia e che il cardinale Orsini nel 1729 la indica come feudo diviso dal fiume Cigno, fino all’Oppido Collistorti, S.Giuliano e Bonefri iusdem Diocesi Larinensi.
-14. S.Pietro in Valle, [11. S.Pietro in Valle]
-15. Laureto, [12. Laureto]
-16. S.Helena, [13. S.Helena]
-17. Montecalvo, [14. Monte calvo]
-18. Casale alto, [15. Casale alto]
-19. Millanico, [16.Millanico]
-20. Fara, [17. Farato]
-21. Serra [18.Serra]
-22. S.Leucio, [19.S.Leucio]
-23. Venaquosa, [20.Venaquosa]
-24. Civitate Marina, [21. Civitate Marina]
-25. Vena Majori, [22. Vena majori, 23. Campo marino, 24. Porto cannonis, 25. S.Martino in Pensili], poi con Ururi e S.Agata di Tremiti, Chieuti, Serra Capriola.
-26. Cornito, [26. Corneto]
-27. Ordeario, [27. Ordeario]
-28. Pleuto, [28.Pleuto]
-29. Porticulo, [29.Porticulo]
-30. Lorotello, [30.Lorotelli], è Loritello.
-31. Ilice, [31.Ilice]
-32. Monte lungo, [32.Montelongo] è Montelongo.
-33. Monte Aureo, [33.Monteaureo] è Montorio.
-34. Girone, [34.Girone, 35.Rucola]
-35. Ovellana, [36.Ovellana]
-36. Casacalenda, [37.Casacalenda] è Casacalenda.
-37. Providenti, [38.Providenti] è Providenti, Morrone.
-38. S.Barbato, [39.S.Barbato]
-39. Venafro [40.Venafro]
-40. S.Juliano, [41.Juliano] è S.Giuliano, S.Croce, Colletorto, Bonefro, Ripabottoni che ora si chiama Ripafrancona.
-41. Civitella, [42.Civitella]
-42. Malianello [43.Mallianello].

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Editorial Review

 

Come effettuare una ricerca genealogica

 

Negli ultimi tempi sta diventando una moda sempre più diffusa andare alla ricerca delle proprie origini, delle proprie radici familiari, ed immergersi nel mondo lontano dei propri antenati riscoprendo la loro vita, le loro gesta: è questa una tendenza culturale dettata soprattutto dall’esigenza di riscoprire sé stessi attraverso chi ci ha preceduto, chi ci ha plasmato con la miracolosa combinazione dei propri cromosomi. È questo un bisogno sempre più avvertito in un periodo difficile come il nostro, nel quale la perdita di tanti valori sta prendendo il sopravvento, offuscando le sane tradizioni ed i sacrifici dei nostri Padri.

Mentre fino ad oggi le scienze dell’araldica e della genealogia si sono occupate principalmente della storia e le imprese delle grandi famiglie italiane, appartenenti agli alti ranghi della società, alla nobiltà e al notabilato, si tende oramai a ricostruire la storia anche “dal basso”, dalle vicende che hanno visto protagonista il popolo, vero unico attore e motore, il più delle volte vittima, degli eventi storici.

In linea con questo pensiero, attuale e d’avanguardia, nasce il vademecum per una corretta ricerca genealogica, che sappia fornire a chiunque voglia in maniera autonoma “affacciarsi a questo mondo” le conoscenze giuste per adoperare al meglio gli “strumenti del mestiere”, ovvero le fonti da consultare, interrogare e far parlare del nostro passato.

Si partirà da esempi pratici, per mostrare i documenti e come procedere in maniera corretta nella ricerca, muovendosi con destrezza tra gli archivi e i diversi tipi di fonti documentarie.