MARIE D’ENGHIEN DEI BRIENNE DE LUXEMBURG. Maria d’Engenio di Lecce

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Sposa di Ladislao e Regina d’Heapoli a Partenope, nell’Acquola del Principato antico

E sarà proprio con questo principe reale, frenetico e arrivista, amicale e donnaiolo, che dovrà vedersela più in là Maria, finendo col cedere alle sue pressioni. In cambio del mega titolo di Principato di Taranto, ceduto a Re Ladislao, otterrà la corona di Regina dell’Acquola di Puglia, scippata alla parentela e trapiantata sul vecchio trono dell’Apulia di Heapoli, in costiera amalfitana, ch’ebbe il nuovo nome di Regno di Partenope nel Castello battente il vessillo dei crociati di S.Stefano.
Ma prima di allora molte furono le vicissitudini, perché la famiglia d’Enghien, sostenitrice dell’antipapa e degli Angioini di Giovanna I di Napoli, spodestata da Carlo III a Bari, fu tutta protesa al partito dell’erede Luigi Duca d’Angiò di Francia, osteggiando fino allo stremo il giovane Ladislao, erede di Re Carlo III Durazzo appoggiato dal Papa. La forza, il vigore e la determinazione di questo giovane conquistatore, però, dopo che morirono tutti i protagonisti della prima parte della loro vita, faranno della Contessa di Lecce la sua preda migliore. L’avversario Duca D’Angiò, dal canto suo, da figlio adottivo della Regina e contestabile, divenne Principe ereditario per successione indiretta, in quanto già investito dal Papa del titolo di Duca di Calabria nella Reggia barolitana di Matera.
Il cavaliere Brienne appare invece il Vicario dei Durazzo in Lecce, pronto a fare le veci primarie, ma la parola Vicarìa ricondurrebbe piu’ alla sede della curia di Tribunale, di un Giustizierato, non essendoci più un solo Regno ufficiale, ma ben tre fronti di guerra di diverso partito.
Certo è che i d’Enghien e i Brienne seguirono un Luigi d’Angiò, ma non è chiaro se fu prima quello indicato da Giovanna I nella successione al trono, oppure direttamente Luigi Durazzo, fratello di Re Carlo appena morto, che scippò momentaneamente Napoli al nipote Ladislao, costretto a riattare la vecchia sede della Neapuglia di Heapoli, in costiera amalfitana, a suo tempo costruita dai bizantini, come capitale valdo-ortodossa-armena di un diverso Regno di Puglia, che si rifacevano alla politica europea di un solo Imperatore e Re in Roma.
Ovviamente la contropartita dei Brienne era rappresentata sempre dall’impegno regio di riunire le due casate Brienne del Lussemburgo e d’Enghien dei Brienne. In verità pare che i due esponenti dei Brienne avessero già sposato ambedue le nobildonne leccesi figlie di Giovanni d’Engenio. I patti, ad ogni modo, furono onorati: Luigi di Brienne sposò Maria d’Enghien e il di lui figlio, Giovanni di Brienne, impalmò la di lei sorella, Margherita d’Enghien oppure, stando ad altri, Margherita del Balzo.2
Porta il nome di Luigi d’Angiò l’ultima pergamena che lo vide combattere in nome di Giovanna I ed è del 1382/83. Poi la Regina venne uccisa da Carlo III e il di lei vicario, Luigi I Dux Andegavie, si dichiarò Re di Sicilia e di Gerusalemme in Barulo (sebbene non riconosciuto dal Papa), godendo dell’appoggio dell’antipapa.
Accettato dalla Curia regia pugliese, elevò anche a nuovo Dux-Duce di Venusio, cioè a Vicario dell’antipapa, per riprendere i territori occupati di Taranto, proprio Luigi di Brienne, sposo dell’erede Maria d’Enghien Contessa di Lecce.
Luigi di Brienne fu sempre al fianco della sua sovrana, almeno per tutto il tempo che la storia la vide in fuga, in attesa che Luigi d’Angiò uscisse vincitore almeno nella provincia capuana di Terra di Lavoro.
La Regina Giovanna sfuggì ad un primo agguato dei Durazziani proprio perché era sotto scorta di Luigi di Brienne, mentre Luigi Duca D’Angiò, passato per Isernia, fu a stento sul Volturno. Quest’ultimo si definiva Dux dittatore in Terra di Lavoro da quando la sovrana era stata allontanata dalla capitale, in quanto perse la Signorìa di Napoli, restando poi uccisa da Carlo Durazzo. Fu allora che il fratello, Luigi Durazzo, spalleggiato dai Vicari Sanseverineschi, poté occupare Napoli col titolo di Re.
E tutto sarebbe filato liscio se i Del Balzo, in nome del Papa, non avessero tradito (subendo la cacciata da Andria) usurpando Taranto e sedendovi Giacomo, figlio di Francesco, a Principe Vicario di Papa Urbano VI e a sostenitore del partito dei Durazzo.
Del Balzo del Duca Francesco che poi sosterrà i Catalani del Regno di Trinacria, offrendo la figlia per Regina, legando l’ex provincia pugliese a quel diverso trono per non sottomettersi agli Angioini.
Perciò fallirono i tentativi di resistenza, da parte di Luigi di Brienne, Vicario dell’antipapa e sostenitore dei Durazzo, e gli eventi precipitarono, proprio mentre Maria d’Enghien, nel 1384, alla morte del fratello Pietro, ereditava Contea di Lecce e Castro a soli 17 anni.

Collana:

Description

§ — Nipote di Gualtiero, Duca di Atene e Signore di Firenze

Maria d’Enghien nacque nel 1367 e morì nel 1446. In quasi 80 anni vedrà scorrere con vivacità, sotto i propri occhi, i nomi di molti Principi e Principesse, Re e Regine.
Il ramo familiare era stato generato da Gualtieri Brehennae e Giovanna di Chatillon, dai quali erano nati Isabella e Gualtieri V che fu Conte di Lecce, III Duca di Atene e Signore di Firenze, nel 1342, dove abitò insieme alla sua sposa, Margherità di Taranto, detta Beatrice, prima che divenisse vedova.
Così Coniger: – 1347, die 23 aprilis. Fo ammazzato in la Cetà d’Athena lo illustrissimo signor Gualterio di Brenna Duca d’Athene et Conte de Lecce et de Brenna: et la sua testa fo condotta ad Lecce, et reposa in Episcopato al supulcro del q.Duca suo patre: al quale successe in lo Contato de Lecce lo eccellente signor Juhanne d’Enghenio; et in la Cetà et Stato de Cupersano lo signor Loyslo d’Enghenio figliuolo de la sorella del dicto Duca Gualtiero.
Da qui la dispersione del patrimonio delle due casate, dopo quasi 400 anni, pervendo giusto ciò che rimase ai due eredi: Giovanni Conte di Lecce (seguito alla sua morte nel 1373 dal figlio Conte Pierri che giunse in città la prima volta il 6 maggio 1376, morto nel 1384, quando i beni passarono alla sorella Maria) e Luigi signore di Conversano fatto Conte di Conversano a Castel Poggiardo nel 1368.
Luigi e Giovanni d’Enghien ereditarono quindi anche i beni tornati a Isabella Brienne per la morte del fratello. Pietro giunse per la prima volta a Lecce, ricevuto col pallio d’oro su velluto celeste, nel 1376, insieme al Duca d’Andria e allo zio Luigi.
La sovrana Giovanna I, vedova di Re Luigi Principe di Taranto morto nel 1362, era stata quella preferita da tutta la famiglia durante la lotta per l’investitura impiantata da Carlo III. La Regina, fuggita a Mururam, fu uccisa nel 1381, senza che Ottone, sposato l’anno prima, potesse succedere sul trono di Luigi II Duca d’Angiò.
Così la Cronica del Coniger riscritta dal Tafuri: – 1389. Fo morta la Regina Juhanna de Puglia a la quale successe Re Ludovico.
1394. Lo signore Pierri d’Enghenio Conte di Lecce fo morto in Lecce senza figlioli, al quale successo Madama Maria sua sorella.
1395. Lo eccellente Loysy d’Engenio Conte di Cupersano foi pigliato presune da Re Ludoico secundo, et se tallia de ducati quindecimillia.
[1395]. In eodem anno lo eccellente Sig.Raimondo de Baucio de Ursinis Conte di Solito pigliò per mogliere Madonna maria Contessa de Lecce, et recaptara per docati quindecimillia lo Conte di Cupersano.
1396. Lo Conte Raimondo pigliao Barletta, et la Baronia di Flumari, in lo quale anno fo morto lo re Ludovico Secundo, al quale successe Re Ladislao.
1398. Lo Signore Raimondo comprao lo Prencipato di Taranto et la mità del denaro lo pagò l’Università di Lecce, l’altra mità ipso, cioè docati settantacinquemillia.
[1398] In eodem anno re Ladislao de Sicilia con lo Principe Raymuno Principe di Taranto, et Conte di Lecce fero morire lo Duca di S.Marco, lo Duca di Venosa, lo Conte di San Severino, lo Conte di Thurso, Messere Malacarne de S.Severino, Conte di Cupersano, lo Conte di Ugento con tutti loro seguaci.
Da qui la guerra fra il superstite Viceré Sanseverino contro lil prepotente Carlo III Durazzo e il figliolo Ladislao, il quale, rimasto poi orfano, fu spogliato del titolo ereditario, dallo zio Luigi, intitolatosi I Re di Napoli, dal 4 agosto 1485.
Il delfino dei Durazzo si rimise però in sesto presto e, grazie ad un manipolo di guardie al seguito, scappato dalle mani dei tutori gaetani, giunse (il 5 giugno 1386 registrano i cronisti) in quel di Capua, dove pugnai con Re Luise suo zio, e col suo esercito e lo cacciò fora de lo Reame, et così rimase signore de lo dominio Re Lanzalao.1

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Editorial Review

La Contessa non sposò Luigi d’Angiò, né Luigi Durazzo

Luigi d’Angiò, nominato dittatore della Terra di Lavoro, era già sceso al fianco della Regina Giovanna, quando fu allontanata dalla capitale, per la guerra di successione mossale da Carlo III e dal Papa, che la videro fuggire nelle Terre di Bari, città dove si era arroccata mantenendo il titolo.
Rimasta vedova di Luigi di Taranto nel 1362, fatto Re consorte dieci anni prima, Giovanna si era risposata con Giacomo di Maiorca, che l’aveva abbandonata nel 1366 per dare autonomia al nascente Regno di Trinacria in Messina, da lei venduto ufficialmente nel 1372, al successore Federico IV di Maiorca, come ufficializzato dal Papa.
Così, mentre il Duca Luigi d’Angiò, scelto dalla Regina per suo nuovo erede col titolo salernitano di Duca di Calabria, combatteva verso il Volturno, Giovanna restò Regina di Sicilia in Barulo affiancata da Luigi di Brienne Conte di S.Paolo, Vicario del Dux di Venusio, con l’impegno regio di impalmare una delle Contesse d’Enghien di Lecce (padre e figlio sposeranno due sorelle), rimaste orfane anche del fratello Pietro, Cavaliere e Generale dell’esercito regio, perito insieme al loro Re, Luigi di Sicilia, nel 1384.
Il Vicario Luigi di Brienne avrebbe dovuto sposato Maria; al giovane figliolo Giovanni di Brienne sarebbe toccata la sorella Margherita, che poi sposò, avendo da lei avuto Pietro di Lussemburgo nel 1390 circa.3
Ma nel 1384 furono uccisi sia il fratello della promessa sposa, il cavaliere Pietro, che il prorex Luigi di Brienne.
Maria perse quindi il fratello e il futuro marito nella terribile battaglia pugliese del 1384, ma ereditò la Contea di Lecce, lasciando sposare il mancato cognato, Giovanni di Brienne, con la sorella Margherita d’Enghien, dalla quale ebbe Pietro di Brienne (o di Lussemburgo), nato intorno al 1390, futuro Conte di Conversano sedutosi a Salerno come Duca di Calabria di partito bizantino per la riconquista del regno.4
Gli orfani erano infatti Luigi III (1377-1417) e il fratello Carlo (1380-1404), ma erano troppo piccoli per difendere un Regno.
Nel 1385, infatti, compare a Re un diverso Luigi, fu Luigi, che è il fratello di Carlo III, morto nel 1384, tutto proteso a scippare il regno al nipote Ladislao. Fu lui che venne con una gran armata per mare ed è impensabile che fosse stata guidata dal ragazzino di 8 anni che. Re Luigi d’Angiò Durazzo, il 4 agosto, intrao a Napoli con grande allegrezza, et intrato, che fo a Napoli pigliò Don Lanzalao quale doveva dominare lo Regno come a figlio di re Carlo III, et lo mandai a Gaeta a stare privatamente, et la Regina Margherita sua matre fo mandata a Salierno, et là stette privatamente, e non come Regina de lo Reame.5
Questo Re Luigi fu Luigi er ail fratello di Carlo III perché a lui subentrò dopo la morte, avvenuta nel mese successivo alla partenza per l’Ungheria, cioè a febbraio 1386?
Marino Freccia scrisse che nel 1386 Carlo III, prima di partire, fece parlamento con i sette grandi del regno: alla sua destra sedettero il Contestabile Jocca S.Severino conte di Marsico e di Sanseverino, l’Ammiraglio Tommaso Marzano conte di Squillace e il Mastrogiustiziero Ruggiero Alerazamora; alla sua sinistra furono il Protonotario Gualtiero d’Eugenio conte di Copertino ed altri.6
Ma non c’è nulla di rilevante, nel frammento di cronaca, anche perché è monco, a meno del nome di Gualtiero d’Enghien di Copertino, che compare al suo fianco col gran titolo di Protonotario. Nessun Luigi. Bisognerà attendere il 1420 anche per vedere il Luigi Sanseverino a Conte di Copertino.
Fatto è che arrivò l’incoronazione di Carlo III a Re d’Ungheria, nel mese di gennaio 1386, e fu ucciso da Fregnam Poiasich per opera de la Regina d’Ungheria con un cortello le dette nella gola, stando essa a vedere adanzare certe donne d’Ungheria.7
Lecce, invece, rimase col partito di Re Luigi Durazzo, al fianco dei Sanseverino, essendo stata sempre di un feudatario fedele alla Regina Giovanna I, sempre difesa a spada tratta da tutti i gentiluomini del Conte Giovanni d’Enghien.
I salentini, in battaglia, seguirono anche le idee di Luigi di Brienne, Dux di Venosa e comandante Generale delle truppe reali della spodestata sovrana, ma la guerra per l’investitura diede ragione prima a Carlo III e poi a Ladislao, seppur ingiustamente appoggiati dal Papa, perché impropriamente riconosciuti titolari del Regno di Puglia.