MARIE de’ Blois de CHâTILLON. Regina, Vedova e Balia: Amedeo di Savoia e il trono di «Herola» di Re Luigi d’Angiò ISBN 9788872974025

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L’APULIA DEI PROVENZALI, DA VENAFRO A LECCE

La regina discesa dalla Bretagna, Maria, si trova al centro di una complessa rete di alleanze e conflitti che attraversano l’Italia medievale. Figlia di una mamma dei Blois e di un padre Angioino, Maria è la madre di Ludovico II, figlio di Luigi I, e viene adottata come erede del Regno. Tuttavia, il suo cammino verso il trono è ostacolato da Carlo III, che fomenta i ribelli contro di lei, costringendo Luigi a ritirarsi sulle Alpi.
La conquista del Regno di Sicilia è un altro capitolo importante nella storia di Maria. Dopo la morte di Amedeo Savoia Conte Verde a Campobasso, Luigi II diventa Re sulla carta del Principato di Puglia, e Maria riceve lo stendardo da papa Clemente di Avignone, simbolo di una crociata contro i Durazzo e Luigi si stabilisce nel Principato, dove viene riconosciuto come Re.
Tuttavia, la vendetta del generale Carlo III Durazzo non si fa attendere. Carlo ottiene la Signorìa di Napoli, ma non il trono, e riceve a sua volta lo stendardo dall’antipapa di Roma per una crociata contro Luigi e il suo generale Raimondello Orsini di Venosa.
La ricerca di una moglie per l’erede maschio di Maria, Luigi, porta a trattative con la famiglia di Lucia Visconti, scelta come sposa. Tuttavia, la morte del re consorte e la successione di Luigi III a soli 7 anni creano un vuoto di potere che Maria cerca di colmare, dichiarando da sola guerra a Carlo III. Stavolta anche Papa Urbano VI si schiera contro Carlo, e la guerra si estende, con Maria e Luigi III che cercano di affermare la loro autorità contro il rivale Carlo III
assassino della Regina Giovanna, di Re Luigi finito egli stesso pugnalato a Budapest quando divenne Re d’Ungheria.

QUEL PICCOLO FRANCESE FIGLIO DI LUIGI II DUCA D’ANGIO’

CRESCIUTO NEL BALIATO DELLA MADRE MARIA DE BLOIS

I primi dieci anni di matrimonio di Maria e Luigi furono dedicati alla costruzione di una famiglia su basi solide. Il grande amore che ne scaturì faceva trascorrere il tempo in una visione della vita all’ombra del castello, senza alcuna partecipazione attiva a Corte. Due lustri che furono di rodaggio alla felicità della famiglia più che a quella delle popolazioni del Ducato. Finalmente Maria restò incinta e si intravide un erede.
Erano trascorsi dieci anni di matrimonio quando dalla coppia della maison de France nacque il primo dei tre reali venuti al mondo.
In realtà fu una femmina, Marie (1370-1383), che non potrà ricevere nessuna felicitazione, perché, ancor prima di qualsivoglia matrimonio, fu sopraffatta dalla morte, sopraggiunta in tenera età, avendo chiuso gli occhi a soli 13 anni.
Ma ecco che dopo 17 anni di matrimonio arrivò l’atteso Luigi II (1377-1417) Duca d’Angiò, titolo sul groppone unito a quelli di Napoli e Provenza, seguito, tre anni dopo, da Carlo del Maine (1380-1404), poi Principe di Taranto, morto a 24 anni.
Fu allora che i duchi d’Angiò cominciarono a concentrarsi sui propri stati, a cominciare dalla Provenza, ad essi assegnata dalla Casa reale, entrando nelle grazie dell’antipapa, che lo scisma religioso aveva stabilito in Francia.

Già nell’aprile del 1379, dopo aver creato una corte autonoma ad Avignone, l’antipapa cominciò a stimolare Luigi d’Angiò, spronandolo a combattere dalla sua parte. Le promesse erano allettanti e l’investitura a generale papalino in cambio del «Regno di Adria», l’equivalente del Regno di Puglia, apparve la vera alternativa allo stato pontificio del papa di Roma, quello che Carlo III, uccisa la Regina, tenne a sé ben stretto e sottomesso a Napoli.
Nel maggio 1382, Clemente VII, pur di ricreare in nome di Dio il patrimonio ravennate, ripartì dalla marca dei Normanni che ne fu vicaria.
L’antica villa di Copertino, feudo di Luigi de Brienne di stanza a Venosa, suo gonfaloniere avignonese in Italia, fu la scelta giusta per investire Luigi d’Angiò direttamente del titolo ereditario di Re del Regno di Sicilia, sebbene fosse tutto da riconquistare, proprio come ai tempi dei Normanni.
Dopo aver ricevuto omaggio dal Re in pectore, Clemente permise a Luigi di divenire figlio adottivo di Giovanna I di Napoli, al posto dello snaturato durazzesco, e ordinò al suo esercito di proseguire la marcia in aiuto della Regina, attaccata dall’ingrato nipote Carlo III.
Luigi partì deciso e contento, accompagnato dai conti Pierre di Ginevra (fratello dello stesso Clemente) e da Amedeo VI di Savoia, suo generale, sostenuto a distanza dalla consorte. La futura Regina partecipò alla lotta per sostegno morale, prima con tante lettere e in un secondo momento, in maniera più attiva, con aiuti materiali ed economici. Scontri locali inattesi però frenarono, e non poco, l’evolversi della riconquista del Regno di Sicilia, essendo quei militi osteggiati da nobili contrari a continuare la sottomissione verso Giovanna I. Ma non solo. Maria si ritrovò da sola a fronteggiare anche la fastidiosa rivolta, capeggiata, in più luoghi della Provenza, da improvvisati sostenitori di Carlo III, divenuto il principale nemico del marito.

Description

Luigi fatto Re delle due parti di Sicilia

L’antipapa aveva nominato il provenzale Luigi d’Angiò a titolare di tutti i frammentati regni di Sicilia, cioè Utrusque Sicilia, spostando definitivamente il trono da Barolo a Castel dell’Ovo di Napoli e costringendo a fuggire a Gaeta il giovane Ladislao.
Nel 1385 gli Angioini cominciarono ad occupare quindi Castel dell’Ovo dichiarando Luigi Re di tutta la Sicilia e riavviando nell’immediato la costruzione del castello a forma di torre, cominciato 100 anni prima, ad immagine e somiglianza di quello provenzale. Lo fecero costruire sul Ponte Bario e venne chiamato Castel Novo dichiarando nata la Provincia provenzale, del Comitato di Napoli-Barii, cominciata presso il Muro di Bario che si trovava a Ponte, dall’altra parte del mare del centro storico di Neapolis.
Il maniero a forma di torre era stato cominciato dal fu Carlo II dalle fondamenta, nel 1279, davanti alla porta del diruto Castello di Bario. Infatti nel 1283 il Castello era al Ponte ex parte Neapolis usque de novo construi, et a Turri que est iuxta portam castri. Poi, esattamente ad Murum dicti Balij, ne fu costruito uno chiamato Castelnuovo perche il Castelvetere, nel 1275, era già crollato nel mare, cioè era andato distrutto l’antico castello sito oltre il Muro di Bario dove ora era il nuovo.
Così i testi: — Karolo primogenito principi Salernitano. Quia relacione mag. Petri de Angicuria… nuper nostra serenitas intellexit, quod murus castri nostri Bari, qui est ex parte maris, ruinam minari videtur, cui nisi ad presens reparacione necessaria succuratur.
Cacciato Ladislao, gli Angioini ebbero 13 anni per sistemarsi nel grandioso Castel Novo, oggi detto Maschio Angioino.

luigi prende l’aquila, campobasso, «mathelon et herola»: e’ re di puglia

 

L’ex Regina Giovanna I nomina Luigi a suo erede: è Duca di Calabria

Nel mese di febbraio del 1381 Luigi Duca d’Angiò, zio del Re di Francia, giunse dal papa di Avignone per la riconquista del Regno di Napoli richiesta dalla deposta Regina Giovanna I. La figlia del grande Duca di Calabria, famoso conquistatore e governatore di Firenze, morto giovane, aveva perso il reame di Re Roberto d’Angiò. Esso era finito nelle mani del nipote Carlo III Durazzo, vicario del Re d’Ungheresi, subendone l’umiliazione della confisca dopo l’uccisione del fratello Andreasso Re consorte. Da allora, la Regina vedova, pur avendo recuperato soltanto la potestà sui suoi stati piemontesi e sulla signoria di Napoli, era stata privata del titolo dal pontefice romano.
E così, detronizzata dal generale Carlo, detto della Pace, incoronato a Roma da Bertolmeo den Tiule alias delle Ayglas fattosi papa, l’antipapa Clemente VII accolse la sua richiesta di investire lei e il Duca d’Angiò del titolo scoperto di sovrani di Cecilia.
L’angioino quindi, come primogenito della Regina Johana, ebbe il titolo di conquistatore, cioé di Dux, ovvero di Duce di Calabria, se non di Duca, in quanto da lei creato a suo erede di un reame tutto da riconquistare.
Così Parvus: — En lo mes de febrier, lo dessus dich moss. lo duc dAnjou oncle de nostre senhor lo rey de Fransa venc de Fransa ad Avinhon et aqui pres de nostre senhor lo papa la conquesta del realme de Napols per madama Johanna la regina, del qual realme moss. Karles de la Pas nebot de la dicha regina se era fach coronar per lo dich Bertolmieu den Tiule alias de las Ayglas dizen se papa: e daqui avant, lo dich mossenhor lo duc se fes apelar premier nat de la dicha regina Johana e duc de Calabria.1

Con l’elezione papale di Urbano e di Clemente la Regina Giovanna di Napoli, che non poteva difendersi, scelse così Luigi d’Angiò, fratello di Re Carlo di Francia, per suo figlio adottivo, donandogli in eredità quel reame da governare dopo di lei, se lo avesse riconquistato.
Fatta l’adozione, valida dopo la morte la Regina Giovanna, il Duca accettò di proteggerla per il desiderio di prendere possesso del reame, e si legò a Papa Clemente in Avignone, spiegandogli come Urbano, colui che gli aveva scippato il papato in Roma, voleva donare quello che già era il suo Regno di Sicilia a messere Carlo di Durazzo.
I due strinsero così alleanza cercando di capire come rientrare chi a Roma e chi a Napoli, sui loro legittimi troni occupati da altri, affidandosi, a parere di tutti, soltanto nelle mani di Amedeo di Savoia, mandandolo a chiamare per parlare di persona in Avignone.
E subito corse da Clemente che lo accolse come un figlio, spiegandogli che avrebbe voluto il seggio di Roma per vera eredità, alla stregua di Luigi, quello di Napoli.
E disse: — Sappiate come la Regina Giovanna ha già fatto suo figlio adottivo ed erede del suo regno di Sicilia Loys d’ Anjo nostro figlio, che è qui, e che Bartolomeo arcivescovo di Bard, che si fa chiamare Urbano Sesto, ha già investito messire Charles de Duras, detto della Pace.
Le quali cose noi non vogliamo soffrire in alcun modo, ma vogliamo andare a Roma a privare lo scismatico del feudo papale, e da Roma andare a Napoli ad incoronare nostro figlio il Duca d’Angiò qui presente.
Ti preghiamo come vero cattolico e figlio della santa Chiesa, e faremo in modo che nel cristianesimo non ci sia che un solo pastore, perché tu lo sai e lo saprai fare molto bene.2
E così, conosciuta la parola del papa, rispose il conte di Savoia.
Disse: — Santo padre, se mi fosse possibile fare ciò che mi ordinate, lo farei con la massima misericordia; Ma ora mi verrebbe male, perché sono costretto ad andare oltre il mare, è questo che viene, e sono disposto a prendere la città santa di Gerusalemme da affidare la custodia ai fratelli minori dei cavalieri di Roddez; e propongo di portare il Santo Sepolcro di Encosta nella mia città di Chambery su un tumulo chiamato Montgella, sul quale luogo voglio costruire un’abbazia per concludere i miei ultimi giorni; e la dame Bonne de Bourbon, mia moglie, vuole tornare ad una religione di donne monache chiamate Minoretez.
E per fare questo i veneziani mi hanno promesso di darmi 60 galee per la loro missione, e i jannoys e da lì sono fornito di 20, e 12 grosse navi che trasporteranno artiglieria e vettovaglie. E per la gloria di Dio porterò a termine la mia sfida. E quando tornerò dal mio viaggio, farò ciò che mi vorrai comandare.
Replicò il Duca d’Angiò: — Mio caro cugino, puoi ben vedere di finire in tempo questo viaggio, e quando ti piacerà di tornare, ma non sempre sarai in tempo per compiere un compito così alto, come quello di aiutare a realizzare l’ unione della nostra madre Chiesa.
Se pregate affinché siate pronti a venire con me, e poi io con voi a Roma, da dove lo scacceremo e vedremo il nostro santo Padre, quale dobbiamo sistemare sul soglio di San Pietro, e di lì andiamo a Napoli; e io sarò coronato Re, ti prometto di dare mille uomini d’arme, pagati per un anno, che si farà a mie spese.
Aggiunse Papa Clemente: — Te lo prometto anch’io, bellissimo figlio di Sauoye, dopo che io andrò a Roma e tu vorresti continuare il tuo viaggio di Jherusalem, ti affiderò la missione di mettere in salvo le navi e le galee necessarie per trasportare gli uomini d’arme che il buon figlio d’Anjo ti darà.
Papa Clemente e il duca d’Angiò parlarono e promisero tanto al conte di Sauoye che egli acconsentì a rinviare il suo viaggio a Gerusalemme, per andare a Roma e in Puglia. A loro spese, il Papa mandò il Conte nel suo paese di Sauoye per preparare lui e la sua gente d’armi per i servigi in Italia.3
Il 22 maggio del 1382 il papa di Avignone fece suonare la campana e investì con tanto di sermone il Duca d’Angiò, mosso alla riconquista del reame di Napoli.4

Sette giorni dopo, il 29 maggio, papa e concistoro, investirono la Regina Giovanna del Reame di Napoli, e trasferirono l’ereditarietà del titolo all’erede angioino fatto Duca di Calabria. Per segno del suo possesso questi ebbe lo stendardo e la bandiera con su le armi di «Cesselia», cioè le insegne calabresi della Sicilia Ultra e quelle del Regno di Gerusalemme per la conquista del trono sito in Puglia.
Così la cronaca: — Nostre senhor lo papa en son gran consistori donct lo realme de Napols a la regina Johanna et al dich moss. lo duc d’Anjo e de Calabria, e per possession li baylet una bandieyra de las armas de Cesselia e de Jerusalem, el dich mossenhor lo duc lui fes homatge e lui bayet lo pe, e pueys totz los senhors cardenals en la boqua, e puoys benezi tot larneys del dich mossenhor lo duc e la dicha bandieyra et i peno cayrat de las armas del dich mossenhor lo duc.5
Alla morte della Regina, cioè, il Regno sarebbe stato solo di Luigi I, come titolare, così come accadde dal 1382 al 1384, per poi succedergli il figlio.6
Sette giorni dopo, il 29 maggio 1382, papa e concistoro, investirono la Regina Giovanna del Reame di Napoli, trasferendone il titolo ereditario a Luigi, già fatto Duce di Calabria.7
Al Conte di Savoia non restò che dare in sposa il figlio alla figlia del conte di Berry e partire con il nipote Luigi al fianco dell’omonimo Re di «Cicilia», al quale il pontifex di Avignone aveva concesso lo stendardo di Santo Stefano e quello di Gerusalemme.
La storia di Chamberlain riporta che Amedeo, quando riferì ai suoi consiglieri e ai diversi baroni del suo paese, la promessa che aveva fatto al Papa e al Duca d’Angiò, ne furono molto dispiaciuti. E restarono anche sorpresi del fatto che non fosse già andato in viaggio con il Duca d’Angiò, perché gli mostrarono il pericolo che ciò avrebbe potuto comportare per lui.
Disse Amedeo: — State zitti, non parlarmi più. Se dovessi morire, vi darò ciò che vi ho promesso. Ma prima di andarmene, voglio sposare l’anima di mio figlio. Ho sentito parlare di una figlia che ha il duca di Berry, di nome Bonne, che gli darei volentieri in moglie.
Poi il Conte di Savoia mandò i suoi ambasciatori in Francia, dal duca di Borbone, fratello di sua moglie, per parlargli del matrimonio. «Parlò anche al Duca di Berry affinché il matrimonio potesse essere celebrato. Il Duca la mandò a prendere e molto nobilmente la fece scortare, e accompagnare al Ponte di Mascon, dove fu ricevuta da diversi baroni, cavalieri e scudieri del Conte di Savoia, [che] la condussero al castello di Pont de Vielle, e di lì a Pont d’Ains, dove si trovava Amedeo, che l’accolse in tal luogo sacro. E quella stessa notte cantarono, ballarono e banchettarono, finché a mezzanotte l’incendio pirotecnico divorò il castello e bruciò tutto il giorno dopo. Il Duca salì a cavallo e condusse sua figlia nella città di Ginevra. Lì era il Conte, una buona moglie, una famiglia, una compagnia molto numerosa e nobile di dame e donzelle; la festa iniziò con balli, canti e baldoria, e il giorno dopo con gli appunti; e questa festa durò tre giorni consecutivi; poiché ognuno sapeva ballare e divertirsi», come si usava fare tra nottambuli.8
Dopo aver festeggiato l’arrivo della figlia, il Conte spiegò la storia ai suoi baroni, cavalieri, scudieri e uomini d’arme, che partirono per seguirlo a Roma.
«Si prepararono e si misero in grande stato di armi e cavalli, tende, padiglioni e altre cose necessarie. Raccomandò sua moglie, suo figlio Ame e sua figlia dai prelati e agli antichi cavalieri del suo paese, e lasciò Dame Bonne de Bourbon, governatrice di tutti i suoi paesi e delle sue terre fittizie. Poi partì e andò a Thurin, dove trovò i suoi nipoti, il principe Amedeo de la Moree e Lois de Savoia suo fratello, che volevano entrambi andare con lui; il quale accettò solo quando il principe andò lì e ordinò a suo nipote Lois de Sauoye di seguirlo. E così partì al comando del conte Pierre de Geneve, del signore Pierre d’Ammine, del messere Odde de Villars, e di molti altri baroni di diverse regioni che lo accompagnarono volentieri, e con fervore, per l’amore della generosità che gli dimostrarono. Potè così spiegare il suo vessillo a cavalieri, scudieri e uomini d’armi, ai quali aveva precedentemente parlato del viaggio nella Campagna di Roma e in Puglia. Messere Boniface de Challant fu designato a reclutare e finanziare tutte le compagnie nemiche, affinché durante la marcia potessero aggregarsi e avere la paga, in modo che Urbano, che si faceva chiamare papa, e Messer Charles de Duras, che si dichiarava Re di Napoli, restassero privi di uomini d’arme». In tal modo, Re Luigi e il Conte di Savoia, nell’andare a Roma o in Puglia, non avrebbero trovato alcuna resistenza.9

Dice lo storico che il Conte di Savoia stava per recarsi a Torino quando giunse il duca d’Angio con molti conti, baroni, stendardi, cavalieri e scudieri, provenienti da Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Portogallo, Aragona, Navarra, Danimarca, Escousse e gente di molte altre lingue diverse, in un gran numero di uomini d’arme.
Ebbe così modo di vedere come il conte di Sauoye faceva fare bella mostra delle sue genti; anzi, quando li vide in così gran numero e ben riuniti, si tranquillizzò.
Disse al conte: — Vorrei scegliere di andare più lontano, ma, poiché vedo te e la tua bella e numerosa compagnia, non ho alcun desiderio di andare così lontano.
Fatta la parata degli uomini d’arme, il conte di Sauoye e i savoiardi, ricevuto il denaro per le loro paghe, lasciarono Torino.
Il duca e il conte e tutte le loro compagnie, che erano più di 15.000 cavalli, cavalcarono così attraverso la Lombardia per il Piacentino, e di lì alla Città di Parma, dove erano messir Bernabò e donna Domnia, la sua donna per amante, che ricevettero con onore il Duca d’Angiò e il Conte di Savoia.
Lì arrivò il cavaliere messir Bonifacio di Chaland, che il conte aveva inviato nella Campagna di Roma e in Puglia, per lasciarvi gli uomini armati, i quali riferivano al duca e al conte che avevano pagato a loro nome tutti gli uomini armati di quelle regioni, e sapevano solo loro come provvedere ai fondi per le loro paghe.
Poiché il duca d’Angiò non voleva trattenere ancor di più il popolo che il conte aveva fatto assoldare, ma conoscendo il Conte di Sauoye che quegli uomini d’arme che aveva fatto reclutare sarebbero stati ancora necessari a lui e al duca d’Angiò, i militari chiesero al duca di sbloccare i fondi per pagare le persone da lui fatte assoldare.
Non vi fu altro rimedio se non che il Duca volle accettarlo, e dovette rispondere al Conte attraverso i suoi consiglieri che aveva abbastanza uomini armati senza prendere loro.
Al che il Conte ne restò alquanto scontento.
E disse: — Dio conceda che il consiglio non torni per il meglio, perché dubito che queste persone non ci causassero ancora tantissimo male.
Lui rise e non ne parlò più.
Il conte partirono da Parma e cavalcarono in territorio di Bologna, e da lì nella Romagna, chiamata Romanie, attraverso il territorio dei Malatesta, signori di Rimini
Lasciate le valli delle Marche, si recarono nella tenuta di messere Rodolfo de Cameri e furono ricevuti in modo garbato, amicale e grandioso da messer Galliot, il quale, come si scrisse, rese loro grandi onori.

UNA REGINA DISCESA DALLA BRETAGNA

— Una mamma dei Blois e il padre Angioino
— La nascita di Ludovico II figlio di Luigi I
— Adozione a erede del Regno e investitura
— Carlo III fomenta i ribelli contro Maria
— Luigi asserragliato sulle Alpi

LA conquista del regno di sicilia

— La morte di Amedeo Savoia a Campobasso
— Luigi II Re sulla carta del Principato di Canne
— Ai Durazzo lo stendardo: crociata del nemico
— Il padre nel Principato di Canne: è II Re
— Lettere del Re di Accola alla Regina Maria

la vENDETTA DI carlo iii re DI NAPOLI

— A Carlo, la Signorìa di Napoli, non il trono
— Stendardo del Papa: crociata contro Luigi
— Raimondello con Luigi: pronti alla guerra
— Carlo evita l’attacco: solo scaramucce

una moglie per l’erede maschio

— Lucia Visconti come dolce sposina
— Le trattative condotte da Enguerrand
— Il tesoro perso al gioco a Venezia da Craone
— Orsini con Luigi d’Angiò per la d’Enghien
— La Regina annuncia le nozze con la Visconti

la morte del re consorte

— Luigi Re di Puglia a S.Maria di Uria
— La morte del padre e di Pietro Luxemburg
— L’eredità del paadre: Luigi III sovrano a 7 anni
— Maria, sirocchia e vedova, vuole la guerra

capitolo vi
IL PAPA e luigi iii contro carlo III

— Urbano VI dice No a Carlo III: la fuga
— Saltano le nozze con Lucia Visconti
— Investitura dall’antipapa il 21 maggio 1385
— Terzo fidanzamento con la Visconti
— Carlo III dichiara guerra a Papa Urbano
— Assediano il Papa, fatto liberare dalla madre
— Raimondo col Papa per avere Benevento
— Urbano VI fugge e annuncia la fine del Regno
— Carlo spodestato, tornano le vicarie ducali
— Gualtiero Copertino braccio destro di Carlo
— Così morì Carlo III dopo il Parlamento
— A cominciare fu L’Aquila: W la Pace!

Note Bibliografiche

1. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
2. Pelliccia, cit.
3. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
4. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
5. Ibidem.
6. Ibidem.
7. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 222 e segg.
8. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-14.
9. Da A.Bascetta, Raimondello, ABE Napoli, 2021.
10. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
11. Da: www.storiadimilano.it
12. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
13. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
14. Barbara W Tuchman, Un espejo lejano. El calamitoso siglo XIV (1ª edición). Península, Barcellona 2000. ISBN 84-8307-263-7.
15. Edmond-René Labande, Un’ambasciata di Rinaldo Orsini e Pierre de Craon a Firenze, Milano e Avignone 1933, Mélanges de l’école française de Rome , vol. 50, n o 1,1933, p. 194–220. Cfr. Wikipedia, Pierre de Craon le Grand. Dal sito: www.persee.fr/doc/mefr 0223-4874 1933 num 50 1 7237.
16. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
17. Ibidem.
18.Filippo Crassulli, Annalium de Rebus Tarentinis. In: A.Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1782, pagg.114-115.
19. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860.
20.Filippo Crassulli, cit.
21. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
22. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833. Cfr. Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Volume 1, pag.25-28. Cfr. Georg. Ios. Egghius Purpurae Doctorum, L. II, XLIX, An. Ch. 1383: Idem Vrbanus Carolum Dyrachinum excommunicat.
– Nunc primum prodit ex Codice MS Bibliothecae S. Eusebii Monachorum Ordini S. Petri Coelestini Romae. Annali in: A. Pelliccia, Raccolta di varie croniche, diarj, et altri opuscoli così italiani come latini appartenenti alla storia del regno di Napoli. Tomo V, Napoli 1782, pp. 111-125.
23. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
24. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-886.
25. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
26. Giovanni Battista Carafa, Dell’historie del regno di Napoli del sig. Gioan Battista Carrafa, libro VI, pag. 144 v.
27. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
28. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
29. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
30. http://www.storiadimilano.it/Personaggi/Visconti/visconti.htm#Lucia.
31. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
32. Valentina, benché nel 1386 fosse stata poi promessa a Luigi d’Orléans (fratello del Re di Francia Carlo VI promesso anche a Maria d’Ungheria), sposerà Luigi di Turenna Duca d’Orleans, dopo che saltò il suo matrimonio, quello tra Luigi di Turenna che, da Duca d’Orleans, ne divenne sposo il 17 agosto 1389 e il 29 novembre 1394 nacque Carlo di Orléans. Nell’aprile del 1396, Valentina Visconti, dovrà lasciare Parigi per Asnières sotto l’accusa di avere fatto impazzire con arti magiche il Re di Francia Carlo VI. A luglio nacque Filippo. Da: www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
33. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
34. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
35. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
36. Etienne Baluze, Josè Maria Fonseca de Evora, Paul Du_Mont, Vitae Paparum Avenionensium, hoc est, Historia Pontificum, Vol.1, pag.490-510.
37. www.capitanidiventura.it
38. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160. Mette l’anno al 1385 alla maniera bizantina.
39. www.capitanidiventura.it
40. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
41. V. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78.
42. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 104
43. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
44. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.104
45. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag.
46. Da A.Bascetta-S.Cuttrera, Un Pugnale per Carlo III, ABE Napoli, 2021.
47. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442. Cfr. Soldati, pag.20, cit.
48. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
49. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi
50. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.130-160.
51. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860 25. Nelli anni 1385 a dì 15 de gennaro Paolo de misser Janni di Rogio intrò in Aquila di notte tempo con multi partesciani usciti, et altri del paese d’intorno; intraro dalle mura rotte intra Porta di Bangnio, e di Rogi, e salerono per le mura, e alcuni n’entraro dentro gridando: – Viva la Pace; et in fine in pede la piacza d’Aquila dal popolo forono caciati, et infugati in poco d’ora.
26. El predetto anno a dì 11 de lullio al Viscovo de Aquila, tornato da Vignone dal Papa Benedetto Clemento, arrecò ducati 7000 a li Aquilani per subbenzione delle guierre, e altri besongni necessarij.
52. F. Aceto, il Castrum, in R.Cassanelli (a cura di), Cantieri medievali, Milano 1995, pagg.252-256.
53. Salvatore Bongi, Le Chroniche i Giovanni Sercambi Lucchese, vol.1, Tipografia Giusti, Lucca 1892, pag. 230 e segg., CCLXXV. Chome il dugha d’Angiò morìo.
54. A.Miceli di Serradileo, Concessioni di cariche ed uffici nel Regno di Napoli fatte da Marie de Blois vedova di Luigi I d’Angiò negli anni 1385-1388 a cavalieri ed altri suoi fedeli durante la minore età del figlio Luigi II d’Angiò, in: Araldica Calabrese, Cosenza, n. 5, 2005, p. 99-106.
55. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.168-200.
56.www.capitanidiventura.it
57. www.capitanidientura.it
57. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
58. Uno dei figli di Carlo V è Luigi I di Valois e d’Orleans che poi diverrà anche Duca di Turenna (1386-1382) detto il Grande (13/3/1372-23/11/1407).
59. Così Teodorico da Niem nel De Schismate, lib.II, cap.XIV, pag.68 e segg.: Teodorico di Niem, storico tedesco, nato a Nieheim nel 1345 e morto il 22 marzo 1418, all’età di 73 anni. In: Soldati, Confutasione degli errori e calunnie contra la Chiesa e la Sobranitá, pag.21.
60. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.168-200.
61. Fleury Di Claude, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre, N.Bettoni, Brescia1825-1833, pagg.168-200.
62. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860
63. Lorenzo Cantini, Saggi storici d’antichità toscane, Tomo IV, Nella Stamperia Albizziniana da S.Maria in Campo, Napoli 1857, pag.60-78.
64. Così Teodorico da Niem nel De Schiscmate, lib.II, cap.XIV, pag.68 e segg.: Teodorico di Niem, storico tedesco, nato a Nieheim nel 1345 e morto il 22 marzo 1418, all’età di 73 anni. In: Soldati, Confutasione degli errori e calunnie contra la Chiesa e la Sobranitá, pag.22.
65. Frammenti del cronista Coniger e considerazioni tratte alla Cronica del Coniger riscritta dal Tafuri. In: Francesco Casotti, Scritti inediti e rari di diversi autori trovati nella provincia d’Otranto, pagg.12-23.
66. Soldati, pag.21, cit.
67. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi
68. Ladislao Re di Sicilia contro il papa che voleva creare a Re di Partenope in Napoli il nipote Principe di Capua: no degli 8 Grandi spalleggiati da Re Pietro IV d’Aragona (1386)
Ladislao, morto il fratellastro Luigi Re dell’Aquila di Puglia in Taranto lasciando la Regina vedova Iolanda spalleggiata da Raimondello per volere del papa, restò alleato degli Aragonesi, ma finirono tutti per scontranrsi col papa Urbano VI che cominciò a vantare pretese per il nipote per crearlo Re di Napoli.
Ladislao e la madre puntavano oltre che a riprendersi il titolo di Sicilia, a creare in Castelnuovo un Consiglio di Reggenza degli Otto del buongoverno, fra cui Luigi de Capua e Tommaso di Marzano, nella speranza di ottenere il titolo di Re di Napoli o quello di Re di Puglia cheil papa lo voleva dare al nipote.
69. Il papa accetta Ladislao (1384) e rifiuta Luigi II d’Angiò fatto Re dall’antipapa a Bari (1385) e guidato nella conquista dal Contestabile Tommaso Sanseverino. Alla morte di Re Luigi I dell’Aquila di Taranto (1384) primogenito dello scomunicato Carlo III e della sua prima moglie, papa Urbano VI, d’accordo la di lui vedova Iolanda d’Aragona e la sorella Giovanna II, anch’essa figlia di Carlo e della prima moglie Margherita di Zara, accettò le preghiere della loro matrigna Margherita di Durazzo, seconda moglie di Carlo, sebbene scomunicata, purchè disconosciuto Carlo III, pronto a risposarsi una terza volta in Ungheria prima della morte, si allontanasse da Luigi d’Angiò.
70. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
71. Ladislao è Re di Sicilia (25.2.1386) in Castelnuovo, prima che morisse il padre scomunicato ex Re di Sicilia Carlo III (3.6.1386) divenuto Re d’Ungheria, senza prendere il trono in Taranto e contrastare il Re angionino seduto in Bari
Alla morte del fratellastro Luigi dell’Aquila in Taranto, con il consenso della vedova Iolanda d’Aragona e del padre Pietro IV Re d’Aragona reggente del Regno di Trinacria di Palermo, Ladislao fu nominato successore del Regno di Sicilia, titolo appartenuto al padre, il 25 febbraio 1386, quindi prima della morte di Carlo III, fatto Re in Ungheria.
Ciò era avvenuto perchè Ladislao era riconosciuto dai grandi uomini Partenopei e Aragonesi, per contrastare Luigi d’Angiò fatto dall’antipapa Re di Sicilia Bari.
Carlo III, comunque, presa la corona d’Ungheria, vi morì avvelenato il 3 giugno 1386.
72. Scipione Ammirato, Delle famiglie nobili napoletane, Volume 1, pag.25-28.
73. Gli Aragonesi passano con l’Antipapa con l’idea di sopprimere il trono di Trinacria creando Luigi d’Angiò Re di tutta la Sicilia trasferendolo da Bari in Castel S.Elmo di Napoli facendogli sposare un’aragonese e scavalcando le pretese di Ladislao Re sloggiato a Gaeta
74. Aragonesi e antipapa trasferiscono Luigi d’Angiò Re di Sicilia in Bari di nuovo su Napoli (1387): Ladislao fu seduto a Gaeta (1389) sobillato da Luigi De Capua di Altavilla che lo fece sposare con Costanza Chiaromonte scelta dai feudatari antiaragonesi di Palermo.
I fedelissimi di papa Urbano VI furono espulsi da Napoli: dopo un anno di governo come Re di Sicilia, Ladislao, si trasferì a Gaeta con la madre lasciando Castelnuovo, mentre il Principe di Capua fu cacciato da Castelcapuano e riparò ad Aversa.
Il trono di Castel S.Elmo per la nascita del primo Re di Napoli era ancora libero in quanto Luigi d’Angiò fu seduto a Castelnuovo.
75. L’antipapa elegge Luigi d’Angiò a Re di tutta la Sicilia (Isola di Trinacria compresa) sul trono di Castelnuovo o di Castel S.Elmo in Napoli il 1 novembre 1389.
La confusione continuò anche perchè Napoli era stata occupata per volere dell’antipapa e degli Aragonesi dal Re di Bari Luigi d’Angiò, prossimo a Re di tutta Sicilia, utrusque, a patto di sposare Iolanda II d’Aragona, figlia del defunto Pietro IV, cosa che avverrà nel 1400. Luigi II fu eletto dall’antipapa Re di tutta la Sicilia (Isola di Trinacria compresa), cioè utriusque Sicilia, sedendosi in Napoli il 1 novembre 1389, un giorno prima che (morto Urbano VI) Roma nominasse a papa Bonifacio IX pronto a seguire le orme di Urbano VI per sostenere il partito avverso di Ladislao relegato a Gaeta.
76. Niccolò da Borbona, Cronaca delle cose dell’Aquila dall’anno 1363 al 1424. In: L.A. Muratori, Historia Aquilana, in: Antiquitates Italicæ medii ævi, sive Dissertationes, T.VI, Ex Tipografia Società Palatina in Regia Curia, Milano 1742, pagg.858-859-860
77. Domenico Crivelli, Della prima e della seconda Giovanna regine di Napoli, Padova 1832. Cap: Giovanna seconda regina di Napoli. Anni da Gesù Cristo 1382-1442.
78. Questo accadde quando Roberto quondam contra Stephanum Ducem Bavariae tenente imperium che nello stesso 1390 condusse Firenze contro Milano. V. D’Andrien de But, Chronique relatives a l’Historie de la Belgique, F.Haiez, Bruxelles 1870.
79. Da: www.condottieridiventura.it
80. Bascetta, Bonito
81. Da: http://www.irpinia.info/sito/towns/montefusco/storia.htm
82. Andrea, tornato a Sora, sposò Giuda Caracciolo Pisciotta da cui ebbe Samuele; Giannello, ormai lontano da Bonito, nel 1407, morto anche il papa, fu da Ladislao dichiarato decaduto facendo riassorbire il feudo al regio fisco. Asseriva invece il Pennetti che a succedere ai Tomacelli fu invece direttamente un Marino Bonito, che però potrebbe essere appunto il figlio primogenito di Rinaldo che chiese ed ottenne la Signoria di Bonito “come i suoi antenati aveanla posseduta”. Da qui il suo viaggio a Bonito del 1445, favorendo i vassalli e sospendendo definitivamente la ruota della tortura e facendo costruire una strada nel rione Ariella verso Ariano.
83. Claudio Fleury, Storia ecclesiastica, continuata dal P. Fabre e tradotta dal francese da Gasparo Gozzi, Vol.49, N.Bettoni e Co., Brescia1832, pagg.202-2014.
84. www.storiadimilano.it, Cronologia di Milano dal 1376 al 1400, a cura di Maria Grazia Tolfo e Paolo Colussi.
85. Ladislao Re di Puglia incoronato a Gaeta (1390) spalleggiato dalla madre Margherita Sanseverino Durazzo ebbe dalla sua parte i Sanseverino quando si ribellarono al Re Luigi d’Angiò in Napoli che accenna appena alla ribellione di Margherita Sanseverino Durazzo nel 1393, quando Raimondello di Taranto passa con Luigi di Napoli sottraendo i feudi di Matera al Contestabile Sanseverino.
Da qui la rivolta dei Sanseverino, fino ad allora sostenitori di Luigi, che occupano la Terra di Lavoro schierandosi intorno alla loro ex Regina Margherita II Sanseverino relegata a Gaeta. Ma anzichè dirigersi su Napoli, appoggiati dal papa, questi prendono la via della Puglia, cacciare Raimondello da Taranto schieratosi al fianco di Re Luigi d’Angiò.
86. A.N. KK 1213 f° 32 r°; in Francoise Arlot, Marie de Blois, cit.
87. www.capitanidientura.it
88. Bello etiam id temporis Romam lacessivit Ladislaus, filium Caroli Dyrrachini, in quem Urbanus VI. Regnum Neapolitanum, abdicata eo Regno Joanna Regina, transtulerat. Hic, inquam, Ladislaus, flagitiosi patris non misus flagitiosa proles, Romam haud semel occupare conatus est, sed à Ludovico Duce Andegavensi, & filio hujus Ludovici Andriumitidem Ducis, fatto erede da Giovanna I oppressa da Carlo, morendo in Apulia nel 1411. E l’altro fu fatto Re d’Italia. Ma Ladislao, che teneva il Regno Neapolitano, nel 1413 invase Roma mettendo in fuga Giovanni XXIII, divenendo dominatore di tutta Italia prima di morire nel 1414, quando subentrò la sorella Giovanna per diritto ereditario.
Fra Ignatio Hiacyntho, Historia ecclesiastica, Tomus VI, Ex Tipografia Tinassio, Romae 1722, pag.27-28.
Maria Teresa Giovannoni, Gli Equi. Notizie sull’origine, sugli insediamenti e sulle guerre contro Roma.In: www.aequa.org/public/documenti/aoniine/guerrecontroroma.doc. Scrive: “Aequi” è la forma primitiva del nome di questo popolo, convalidata da tre toponimi della regione degli Irpini: AECAE (Livio XXIV, 20), AEQUUM TUTICUM, AECLANUM. I primi due si trovano nella zona di Foggia, il terzo nella valle del Calore. L’aggiunta dei suffissi etnici CI e LI ha dato luogo alle nuove forme: Aequici e Aequicoli”. Ma tutti furono deportati dall’originaria Aequa di Ab Colis, Bacolis.
89. John N.D. Kelly, Grande dizionario illustrato dei Papi, Edizioni Piemme, 1989.
90. F. Aceto, il Castrum, in R.Cassanelli (a cura di), Cantieri medievali, Milano 1995, pagg.252-256.
91. Il titolo del Regno di Trinacria in Palermo che era congelato con la prigionia di Maria in Aragona, fu poi ripreso col nuovo marito Martino il Giovane nel 1391, il quale, senza eredi neppure da Bianca di Navarra, portò il Regno al padre Martino il Vecchio nel 1409, che, a sua volta senza eredi, lo riportò a Ferdinando I figlio di Giovanni di Castiglia nel 1412, lasciando reclamare l’eredità alle figlie di Giovanni il Cacciatore fu Re Pietro della Corona il Cerimonioso morto nel 1396, fra cui Iolanda II (1384-1442) che andò in sposa a Re Luigi III nel 1400 che vantava non solo l’eredità aragonese dell’Isola siciliana di Trinacria ma l’intero Regno che andava restituito agli Angioini di Napoli successi a Giovanna I già da prima.
La Trinacria fu quindi contesa fra Iolanda II d’Aragona (1384-1442) che sposa (1400) di Re Luigi II, e il parente Ferdinando I d’Aragona (1380-1416) a cui però fu lasciato il titolo.
92. Nel febbraio del 1400 Raimondo Orsini si incontra a Spinazzola con Luigi d’Angiò ed ospita quest’ultimo a Taranto.
Ad ottobre ha una controversia con Ugo da San Severino per il possesso di Castellaneta. Lotta con Bernabò da San Severino, che lo sconfigge a San Pietro in Galatina. Il conflitto ha termine solo per l’azione di Tommaso da San Severino che, su sollecitazione di Ladislao d’Angiò, si pone come paciere tra i due contendenti.
93. V. voce Wikipedia
94. Françoise Arlot, Nel tumulto del XIV secolo. Marie de Blois, Contessa di Provenza e Regina di Napoli. In Provenza storica, sito internet: http://provence-historique.mmsh.univ-aix.fr/n/2006/Pages/PH-2006-56-224_03.aspx.
95. Françoise Arlot, Nel tumulto, cit. Cfr. E. Rose, Marie de Blois, ses guerres en Provence et en Italie, Études historiques et religieuses sur le xive siècle ou Tableau de l’Église d’Apt sous la Cour papale d’Avignon, Avignon 1842. Cfr. M. de Bouard, Les origines des guerres d’Italie. La France et l’Italie au temps du Grand Schisme d’Occident, Paris 1936.
96. Cfr. voce Wikipedia.
97. Cfr. voce Wikipedia
98. A.Bascetta, Marie de Blois, ABE Napoli 2021

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