MARIA DEGLI ÁRPÁD-HÁZI. Maria d’Ungheria: LA CUMANA DI BUDAPEST E RE CARLO II «LO ZOPPO» – EAN 9788872971017

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Copertina posteriore

MARIA DEGLI ÁRPÁD-HÁZI, la fondatrice delle Chiese di Napoli

una principessina sciamana

— Il predestinato a Roma con i genitori
— L’eredità di Buda di sangue «cumano»
— Principe Carlo II lo Zoppo: il promesso sposo
— La sposa di 14 anni nella Corte di Nocera
— Carlo, s.Luigi, Roberto e Filippo: i figli nocerini

2.

LA VICARIA DEL MARITO PRIGIONIERO

— Tutti fra Napoli e Provenza dal 1278 al 1282
— Il marito fatto prigioniero perde isole e flotta
— Maria libera Beatrice Sveva ma lo scambio fallisce
— Nel reame senza re dopo la morte del suocero
— Il nemico padrone dell’isola: Giacomo I Re di Sicilia
— Carlo è libero, al posto dei figli fatti prigionieri

3.

la corona e le nozze con il re

— 29 maggio 1289: l’incoronazione a Rieti
— Il viaggio da Assisi a Napoli col legato pontificio
— La Regina lascia Nocera a Carlomartello
— Maria impegna i gioielli e va in Provenza
— Progetto di pace con la Sicilia di Alfonso e Giacomo

4.

l’eredità del regno d’ungheria

— Carlo Martello Re d’Ungheria: il primogenito
— «S.Luigi» erede d’Ungheria prima di Caroberto?
— Trattato di Anagni: il Regno a Roberto, via s.Luigi
— Nuove nozze per i Catalani e i d’Este di Ferrara
— A Giacomo va la Sardegna, la Sicilia a Re Federico

5.

la fine della guerra del «vespro»

— Re Carlo è libero e vuole riprendersi la Sicilia
— Re Federico perde gli ammiragli: la fine del Vespro
— Carlo II sconfigge Federico III e occupa la Sicilia
— I Siciliani svevo-catalani assolti a Roma dal Papa
— Eleonora sposa di Federico III: la parentela
— Decide il Re d’Aragona: Roberto sarà Re di Sicilia

6.

il testamento del re e le nuove chiese

— Maria si dedica a s.Pietro à Monte D.Regina
— Roberto il Saggio sposo di Sancia in Napoli
— La morte del Re e l’eredità di Donna Maria
— La Religione arma di pace: s.Onorato arpadiano

Description

Spesso la storia è andata diversamente da come ce l’hanno raccontata. Anche la Regina Maria, da sciamana a fondatrice di chiese latine, ebbe una vita tribolata, con 9 maschi da incoronare e qualche femmina da cedere ai regni avversari. Bastò seguire l’esempio del marito, Carlo II lo Zoppo, e presto i giovani principi, nati nella corte di Nocera, avrebbero avuto un sogno da realizzare, come quello del suo matrimonio, cominciato a 14 anni e continuato nel Palazzo reale di Napoli.
Fra baby-regnanti e dolci principesse da far sposare ai Catalani, nacquero così due partiti diversi, che saranno poi la spina nel fianco del reame angioino negli anni a venire: quello ungherese e quello aragonese.
Perfino la morte dei primi figli fu occasione di scambio politico per il marito, che costrinse Ludovico Duca di Durazzo a ritirarsi dall’eredità ungherese, in cambio di un posto in paradiso. Anzi, dopo la sua dipartita, meritò anche l’appellativo di san Luigi, favorito dai provenzali, per aver lasciato il posto di Re a Roberto e alla bella Sancia.
Le vicende storiche, trattate in questa prima parte della storia della Regina di Buda, furono molteplici e la Maria quasi non ebbe tempo per stare dietro a tutti, divenendo vicaria del regno, ora attenta alle vicende provenzali, ora a quelle siciliane, conclusesi con svariati matrimoni di interesse, avendo a disposizione la mano di altre figlie femmine, con le quali recuperò perfino Ischia, Procida e Capri.
L’incoronazione avvenuta a Rieti, la vita di corte e l’eredità ungherese, fanno di questa donna una sovrana piena di vita, ma tutta dedita alla religione, nella speranza di poter creare un futuro anche al Regno d’Ungheria. La morte del Re, le donazioni e il rilancio forzato, quasi spocchioso, della tradizione arpadiana, riportano Maria alle origini cumane e la spingono, a metà della sua lunga vita, a dedicarsi alla fondazione di molti monasteri napoletani, seguita a ruota dalla giovane Sancia, trascurata dal figliolo, sempre impegnato con troppe cortigiane.
Il più grande successo di Maria, in questa prima parte della sua vita, fu sicuramente l’idea, sicuramente al femminile, di unire le forze di tutte le donne partorite, ormai regine di tanti regni, e convincere i mariti che la pace è sempre meglio della guerra. Solo così, d’accordo il Papa, si pose fine al secolare «Vespro» e la Sicilia tornò agli Angioini, gettando le basi al futuro trono del Regno di Napoli, che però nascerà solo con la Regina Giovanna II, nel 1348, nell’aula di s.Chiara che la bisnonna volle costruire.

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Editorial Review

LA REGINA CHE NON ENTRO' NEL TESTAMENTO DI RE CARLO II D'ANGIO'

Il defunto Carlo II discendeva dal beato Luigi, IX Re di Francia, e Maria da Santa Elisabetta d'Ungheria, col santo figliolo fatto vescovo di Tolosa, con il quale aveva mantenuto un contatto epistolare costante grazie al dotto francescano Pietro di Giovanni Olivi, ricevendo conforto dal suo pensiero e dalle sue imprese.
La sirocchia Maria e la nuora Regina Sancia avrebbero poi svolto il delicato ruolo di mediatrici di pace tra Roberto e tra Federico I e l'infante Ferdinando, aprendo momentanei spiragli di pace per i due regni delle Sicilie. L’occasione di bloccare i parenti si ebbe prima che le 60 galee armate dei Siciliani distruggessero tutto il naviglio dei Napoletani. Le trattative si tennero presso Palermo. Il 16 dicembre del 1314 l'accordo sarebbe stato siglato personalmente dalle sovrane, stando alla sola Chronica di Ramon Muntaner (comparata nella traduzione di Bernard Esclote), per il quale fu evitato che gli Aragonesi dell’isola di Sicilia attaccassero le truppe angioine con il rischio di una terribile strage.
A suo dire le Regine vennero a conoscenza dell’ordine segreto e «spedirono messi al signor Re di Sicilia e a messer lo Infante don Fernando che erano lungi di là due miglia, scongiurandoli che per tutto quello che avevano di più caro al mondo stornassero tanta sventura, e che per lo amore di Dio e per lo amore di loro a scrivere dell’antica amicizia fra Carlo Magno e il santo per giustificare i legami tra la casa reale di Francia e la casa reale arpadiana» d’Ungheria.
In realtà quella del sangue ungherese di s.Onorato è una forzatura che si rifà a Ramon Feraut (1245 ca.-1325 ca.), fedele di Re Carlo, rimasto al servizio di Sancia e della suocera Maria, prima di ritirarsi monaco nel cenobio dell'isola di Lèrins, situata di fronte a Canne.
Il Feraut tradusse dal latino al provenzale diversi scritti, specie su incarico della sirocchia Maria, infilandoci dentro le false origini ungheresi e arpadiane di s.Onorato, solo per compiacerla, poiché ella aveva chiesto protezione per il suo monastero. Così la lettera:

Car a la pros Reyna,
Que ves Dieus es enclina

Filha del Rey d'Ongria
Et que porta corona
De Cecilia la bona
En volrà far present

Scopo delle sovrane fu quello che si addivenisse presto ad un accordo affinché le parti «acconsentissero a una tregua d'un anno; sul volger del quale ciascuno sarebbe tenuto a fare osservare tutto ciò che avesse statuito il signor Re d'Aragona per fermar la pace fra loro; ed esse toglievansi il carico dal canto loro di fare approvare ogni cosa dal Re Roberto e dal Principe in modo che non s'avesse a riandar più su questo fatto».
Ad ogni modo, alle trattative di Palermo del 16 dicembre, furono presenti molti familiari, fra cui Maria, che era madre di Re Roberto e suocera del Re d’Aragona, e la Regina Sancia, che era sorella dell’Infante Ferrando e cugina del sovrano siciliano. Alle due sovrane si deve l’intuizione di trasmettere il messaggio di allarme a tutti i parenti nemici, distanti appena due miglia, sottoscrivendola «di mano delle due Reine com'era stato fermati». Con questa azione fu scongiurato un tragico finale della guerra del Vespro che tornò a vantaggio solo di Napoli.
Aver avuto nove maschi per nove regni, del resto, fu un alto prezzo da pagare per tutta la vita.

1. C.De Cherrier, Storia della lotta dei papi e degli imperatori della casa di Svevia, Volume 3, Francesco lao Tipografo, Salvatore di Marzo Editore, Palermo 1862.
2. Ricordano Malaspina, Istoria antica dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281, presso Gaetano Romagnoli, stabilimneto tipografico di G.Monti, Bologna 1867, pag.238.
3. Diurnali Ms A di Parigi in: Honoré Théodore Paul Joseph d'Albert de Luynes, Commentaire historique et chronologique sur Les Éphémérides intitulées Diurnali di Messer Matteo di Giovinazzo, Librarie de Firmin Didot frères, Paris 1839. Cfr. Diurnali Ms B in: I Diurnali di Messer Matteo Spinelli da Giovinazzo, Edizione Nuovissima con Discorso e note filologiche, Tipografia Cannone, Bari 1865 [I diurnali di messer Matteo Spinelli da Giovinazzo con discorso del professore Luciano Loparco e con note filologiche di Ciro D’Agostini].
4. Loyse De Rosa, Cronache dei tempi miei, III parte, a cura di V.Iandiorio, ABE 2022.
5. Sitografia. Wikipedia, voce Maria d’Ungheria.Cfr. sitografia: v. Wikipedia, voce Beatrice di Provenza.
6. Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/maria-d-ungheria-regina-di-sicilia_%28Dizionario-Biografico%29. Cfr. Fragment d'une cronique anonyme dite Chronique de Reims, in: Recueil des historiens des Gaules et de la France, XXII, Paris 1865. Cfr. Annales Ianuenses / Annales Sancti Victoris Massiliensis, in Monumenta Germ. Hist., Scriptores, XXIII, a cura di G.H. Pertz, Hannoverae 1874.
7. Romolo Caggese, Roberto D'Angiò e i suoi tempi, Volume 2.
8. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Stabilimento tipografico di Vincenzo Priggiobba, Napoli 1857.
9. Rerum Italicarum Scriptores vol. 7. pag, 1103. Cfr. CAFFARO Annales Genueses Rer. Ital. Script. vol. 6 CRONICH. PATAV. Rer. Ital Script. vol.8. =ANNALES PISANI Rer. Ital. Script. vol. 6. FRANCISCUS DIPINUS Chronic. Rer. Ital. Script. vol. 9 = CHRONICA PISANA Rer. Ital. Scrip. vol. 6 = MURATORI. Ann. d'Italia ann. 1267-1968.
10. Registro Angioino del grande archivio di Napoli 1274. B. fol. 87=Reg. 1272. C. fol. 72 e at. Vedi il documento XXX. Cfr. il documento XXIX. Ivi. Registro Angioino del grande archivio di Napoli 1274. B. fol. 87=Reg. 1272. C. fol. 72 e at. Vedi il documento XXX. Cfr. il documento XXXI.
11. Ivi. Cfr. Reg. Ang. del grand. arch. di Nap. 1276. B. fol. 9 at. Così: «Tutto ciò leggesi al fol. 36 at. del Registro Angioino del grande archivio di Napoli 1276-1277. A».
12. Registro Angioino del grande archivio di Napoli 1274. B. fol. 99 at. Cfr. documenti XXXI. e XXXII. V. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Priggiobba, Napoli 1857, pagg.12-15.
12. Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/ beatrice-di-provenza-regina-di-sicilia_(Dizionario-Biografico). Cfr. Andreae Ungari Descriptio victori. ae a Karolo Provinciae comite reportatae, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XXVI, Hannoverae 1882.
13.Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/ beatrice-di-provenza-regina-di-sicilia_(Dizionario-Biografico). Cfr. I registri della Cancelleria angioina, a cura di R. Filangieri, I-III, Napoli 1950-1951. «Il brano relativo è pubblicato in: A. de Saint Priest, Histoire de la conquête de Naples par Charles d'Anjou, II, Paris 1849, pp. 304-306)».
14. Diurnali Ms A di Parigi in: Honoré Théodore Paul Joseph d'Albert de Luynes, Commentaire historique et chronologique sur Les Éphémérides intitulées Diurnali di Messer Matteo di Giovinazzo, Librarie de Firmin Didot frères, Paris 1839. Cfr. Diurnali Ms B in: I Diurnali di Messer Matteo Spinelli da Giovinazzo, Edizione Nuovissima con Discorso e note filologiche, Tipografia Cannone, Bari 1865 [I diurnali di messer Matteo Spinelli da Giovinazzo con discorso del professore Luciano Loparco e con note filologiche di Ciro D’Agostini].
15. Cfr. Wikipedia, voce Beatrice di Provenza.
16. A. Javierre Mur, Constanza de Sicilia en las cronicas de su tiempo, in Rivista Stor. del Mezzogiorno, I, anno 1966.
17. Sitografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_IV_di_Svevia. Ernst Kantorowicz, Federico II imperatore, in Elefanti Storia, traduzione di Gianni Pilone Colombo, Milano, Garzanti, p. 673, ISBN 978-88-11-67643-0.
18. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Stabilimento tipografico di Vincenzo Priggiobba, Napoli 1857.
19. Francesco Aprile, Della cronologia universale della Sicilia libri tre del padre Francesco Aprile, Tip. Bayona, Palermo 1725, pag.129.
20. Loyse De Rosa, Cronache dei tempi miei, III parte, a cura di V.Iandiorio, ABE 2022.
21. Neocastro, cit.
22. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Priggiobba, Napoli 1857.
23. T. P. Boyer, Sacre et théocratie, cit, p. 30. Cfr:Mario Gaglione, Profili di Sovrani Angioini, da Carlo I a Renato (1266-1442), Lampi di stampa, Milano 2009. Formato elettronico di internet: www.lampidistampa.it.
24. Ivi.
25. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Priggiobba, Napoli 1857.
26. Ivi.
27. Ivi. Cfr. Muntaner, Cronache Catalane, cit. Saba Malaspina, cit. Cfr. Matteo Spinelli, Diurnali, cit.
28. Ivi. Cfr. Malaspina, cit., pag. 712. Cfr. Summonte; Minieri-Riccio, «come può leggersi nella sua dotta scrittura intitolata Genealogia di Carlo I d’Angiò, pag.89 e seg.».
29. Rivista Marittima, cit. Cfr. Bernat Desclot, Crónica, a cura di M.Colli Alentorn, Barcelona 1949-51.
30. Ivi
31. Ivi
32. Ivi.
33. Ivi. Cfr..M. Amari, La guerra del Vespro siciliano, a cura di F.Giunta, Palermo 1969. Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/costanza-di-svevia-regina-d-aragona-e-di-sicilia_%28Dizionario-Biografico%29/
34. Michele Amari, La guerra del Vespro siciliano, Vol.2. «Ad ogni modo Costanza non è celebrata nella cappella dell’Incoronata di Napoli, dove le figure dell’affresco sono attribuibili alla successiva Margherita, in quanto l’idea già fuj scartata a suo tempo.
35. Leonardo Aretino, Istoria fiorentina di Leonardo Aretino, Vol.1.
36. Ricordano Malaspina, Istoria antica dalla edificazione di Fiorenza per insino all'anno 1281, presso Gaetano Romagnoli, stabilimneto tipografico di G.Monti, Bologna 1867, pag.239. Cfr. Treccani, cit. Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/ beatrice-di-provenza-regina-di-sicilia_(Dizionario-Biografico). Cfr. J.H.Böhmer, Regesta Imperii, V, a cura di J. Ficker e E. Winkelmann, Innsbruck 1881-1901.
37. Nicola Palma, Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, Angeletti, Vol.II, Teramo 1832.
38. John Kelly, Grande dizionario illustrato dei Papi, Edizioni Piemme, Roma 1992. Cfr. L. Wurstemberger, Peter der Zweite, Graf von Savoyen, Markgraf in Italien, sein Haus und seine lande, Vol.4, Bern-Zurich 1858. V. par. n.636. Testamentum Beatricis, relictæ Raimundi Berengarii comitis Provinciæ. 1264. Januarii 14. Ambiani; Dai Testam. de' Princ. di Sav. Fasc. I. N. 11.
39. Aurelio Bianchi-Giovini, Storia dei papi, volume 11, Roma 1862.
40. John Kelly, Grande dizionario illustrato dei Papi, Edizioni Piemme, Roma 1992. Cfr. I Diurnali, cit.
41. Aurelio Bianchi-Giovini, Storia dei papi , volume 11, Roma 1862.
42. John Kelly, Grande dizionario illustrato dei Papi, Edizioni Piemme, Roma 1992. Cfr. I Diurnali, cit.
43. Dino Compagni, Dino Compagni e la sua Cronica: Il testo della Cronica riveduto, Le Monnier, Firenze 1879.
44. Aurelio Bianchi-Giovini, Storia dei papi , volume 11, Roma 1862.
45. Aurelio Bianchi-Giovini, Storia dei papi , volume 11, Roma 1862.
46. Bartholomaeus Neocastrensis, Historia Sicula, a cura di G. Paladino, in Rer. Ital. Script., 2ª ed., XIII, 3, ad ind.; S. Malaspina, Chronica, a cura di W. Koller - A. Nitschke, in Mon. Germ. Hist., Scriptores, XXXV, Hannover 1999.
47. Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/maria-d-ungheria-regina-di-sicilia_%28Dizionario-Biografico%29
48. Mariana, Storia di Spagna. Robertson, Vita di Carlo V, introdazione, sezione Ill, note 31, 32.
49. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Priggiobba, Napoli 1857. Cfr. Reg. Ang. del gr. ar. di Nap. 1278.
50. Villani, cit.
51. Loise de Rosa - Virgilio Iandiorio, cit.
52. Anonimo, Cronista di Sessa, cit.
53. Mariana, Storia di Spagna. Robertson, Vita di Carlo V, introdazione, sezione Ill, note 31, 32.
54. Ivi.
55. Ivi.
56. Vincenzo Di Giovanni, Cronache siciliane dei secoli XIII. XIV. XV, Romagnoli, Bologna 1865.
57. Ivi.
58. Cfr. Wikipedia.
59. De Rosa, cit.
60. Ivi.
61. Dice Loyse che «Uno dei nove fratelli, il più piccolo di età, Conte di Avellino era padrone di una galea e venne a Napoli; trovò che era stato strangolato il Re Andrea e che era venuto il Re d’Ungheria e aveva tagliato la testa al Duca di Durazzo e all’Imperatore Filippo.
Egli chiese dove fossero gli altri fratelli. Gli fu detto che ce n’erano due al Castello dell’Ovo e due a Gaeta. Costui andò al Castello dell’Ovo per parlare con loro. Venne ordinato a quelli che erano di guardia alla porta di farlo entrare da solo e di fargli deporre le armi, perché era violento.
Costui fu il maggiore traditore che sia mai nato; Caino ammazzò il fratello Abele, e fu uno solo, ma costui ne ammazzò quattro. Il traditore senza pietà, senza nessuna remora.
Questi più volte entrò nel Castello e una volta fece armare tutta la galea e si recò alla porta. Come gli fu aperto tirò fuori un pugnale e ammazzò il portinaio. Entrarono i compagni della galea e occuparono il Castello e catturarono i due signori e li misero nella galea.
Lasciò il castellano nel castello e se ne va a Gaeta, dove c’erano gli altri due che avevano due galee. Egli scese a terra ed andò a parlare con loro due.
Nella notte, a mano armata, investì le due galee mentre i marinai stavano dormendo e li prese entrambi. E discese a terra e andò dai due fratelli, li prese e li portò nella galea. Il mattino allo spuntare del sole fece lanciare molte bombarde affinché ognuno si affacciasse e sulla poppa della sua galea fece mozzare la testa a tutti e quattro, dicendo che essi avevano impiccato il Re Andrea. Ma egli fece questo per diventare Re lui.
Il secondo giorno venne nella città di Napoli e fece un bel parlamento con i Napoletani e andò a parlare con messere Otto e con la Regina Giovanna.34
Si era sparsa la notizia dell’uccisione che aveva fatto a Gaeta, perciò Napoli diede mano alle bombarde contro le galee; fecero vela e il mare se le bevve quelle galee e la gente non seppe mai che fine fecero».
62. Ivi.
63. Dante, Purgatorio XX, 79-81)
64. Montaner, cit. Cfr. Amari, cit.Cfr. D’Esclot, cit.
65. Mariana, Storia di Spagna. Robertson, Vita di Carlo V, introdazione, sezione Ill, note 31, 32.
66. Vincenzo Di Giovanni, Cronache siciliane dei secoli XIII. XIV. XV, Romagnoli, Bologna 1865.
67. Vincenzo Di Giovanni, Cronache siciliane dei secoli XIII. XIV. XV, Romagnoli, Bologna 1865.
68. Ivi.
69. La Bolina, cit. Cfr. Cod. dipl. dei re aragonesi di Sicilia, a cura di G. La Mantia, I, Palermo 1917; II, a cura di A.De Stefano - F.Giunti.
70. La Bolina, cit.a, Palermo 1956.
71. Ivi.
72. Vincenzo Broglio, Storia della guerra del Vespro siciliano, compilata sui più celebri cronisti. ; Cfr. Acta Aragon., a cura di H. Finke, I-II, Berlin-Leipzig 1908.
73. Ivi
74. Ivi.
75. De Rosa, cit.
76. Ivi.
77. Ivi.
78. Ivi.
79. Ivi.
80. Muntaner, cit.
81. La Bolina, cit.
82. Ivi.
83. Ivi
84. Vincenzo Broglio, Storia della guerra del Vespro siciliano, compilata sui più celebri cronisti. ; Cfr. Acta Aragon., a cura di H. Finke, I-II, Berlin-Leipzig 1908.
85. Muntaner, Cronica Catalana, a cura di Antonio de Bofarull, Jaime Jepus, Barcellona 1860, pag. 351 e segg.
86. Ivi. Cfr. H. Finke, Aus den Tagen Bonifaz VIII., Münster i. W. 1902, pp. XXXVI, CXXVI.
87. Cfr. Wikipedia.
88. Arch. di Stato di Napoli, C. De Lellis, III-IV bis: Notamenta ex registris Caroli II, Roberti et Caroli ducis Calabrie, I-III, ad indices; Montevergine, Arch. dell’Abbazia, perg. 2603.
89. Anonimo, Cronicon Suessanum, secolo XIV.
90. S. Mazzella, Le Vite dei re di Napoli. Con le loro effigie dal naturale, 1594, pagg.137-138. A proposito di Carlo Senzaterra aggiunge che «in diversi tempi hebbe tre mogli la prima fu Maria sorella di Filippo V Alois fratello del Re di Francia, della quale hebbe tre figli, cioè un maschio, e due femmine, il maschio morì in fasce e hebbe nome Carlo Martello, le femine furono Giovanna e Maria. La seconda sua donna fu la bella donzella Anatilde di Lusemburg figliuola del Conte di San Paolo, che li partorì una figliuola che morì in fasce, e fu detta Maria. L’ultima moglie fu Caterina d’Austria donna già dell’Imperador Arrigo VII figliuola d’Alberto Imperador né di essa hebbe figliuoli, e morì a 15 di gennaio 1323».
91. Ivi. Cfr. T. P. Boyer, Sacre et théocratie, cit, p. 30. Cfr:Mario Gaglione, Profili di Sovrani Angioini, da Carlo I a Renato (1266-1442), Lampi di stampa, Milano 2009. Formato elettronico di internet: www.lampidistampa.it.
92. De Rosa, cit.
93. Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia. Dizionario-Biografico. Cfr. J.H.Böhmer, Regesta Imperii, V, a cura di J. Ficker e E. Winkelmann, Innsbruck 1881-1901.
94. Gabriel Alomar afferma che fu tenuto a Colliure il 19 settembre 1304 (Alomar, Esteve, G; 1976; 11), Ronald G. Musto dice che fu tenuto in Provenza e che era un matrimonio della comodità della casa dell ‘Angiò contro la casa reale di Aragona (G, Musto, R 1985; 185) e, infine, Mario Gaglione propone Napoli come luogo dove si celebreranno ufficialmnete le nozze (Gaglione, M; 2004; 30). Cfr. http://www.aboriginemag.com/sanca-de-mallorca-mulier-divinitus-edocta-et-supernis-irradiata-fulgoribus.
95. Ivi.
96. Ivi. Cfr.. Sitografia: www.lampidistampa.it
97. Mario Gaglione, Profili di Sovrani Angioini, da Carlo I a Renato (1266-1442), Lampi di stampa, Milano 2009. Formato elettronico di internet: www.lampidistampa.it
98. Arturo Bascetta, Amanti e Meticci di Re Roberto «il Saggio», ABE NAPOLI 2020, ISBN 9788872972960.
99. Anonimo, Cronicon Suessanum, secolo XIV.
100. T. P. Boyer, Sacre et théocratie, cit, p. 30. Cfr:Mario Gaglione, Profili di Sovrani Angioini, da Carlo I a Renato (1266-1442), Lampi di stampa, Milano 2009. Formato elettronico di internet: www.lampidistampa.it
101. Minieri-Riccio, cit. Dal Registro Angioino 1309. A. fol. 341, che serbasi nel grande archivio di Napoli. Datum Neapoli per dominum Bartholomeum de Capua etc. anno domini mcccvii die primo lulij vii Indictionis.
102. Ivi. Sub datum Neapoli in Camera Regia anno domini Mcccx die xii mensis Janij vini Indictionis particulariter continetur de pecunia recepta propterea mutuo a Ioanne Bartholi mercatore de societate Peruciorum de Florentia in carolenis argenti quantitates pecunie subdistincte vidilicet Domino Petro episcopo Aversano pro expensis suis unc. XII. Domino Nicolao episcopo Botontino pro expensis suis unc. XII. et eidem pro robba una computande quidem in provisione sua presentis anni viu Indictionis unc. IIII. Domino Petro Rubeo Gallico pro expensis suis unc. xv. cidem pro marenarijs quatuor ordinatis ad Continuam Custodiam dicti Corporis unc. iii. tar. SXIII. Fratri Mattheo de Pennis Priori Aversano et Fratri Martucio Tomacello de Neapoli ordinis fratrum Predicatorum pro expensis eorum unc. Fratri Andree de Suessa Priori dicti loci S. Dominici pro certis necessarijs per eum factis unc. II. et pro bombice necessaria tar. XXIII. gr. X. unc. XI. Sarraceno do Amicto pro duobus pannis ad aurum et cendati celestis et rubei Canne septem computata in bordatura de auro laborato ad flores de lisa in circuitu dictorum pacnorum coniunctim positorum super dicto funere unc. vii. Hugoni Raymundi Laurentio de Linguis et ) patronis dictarum trium galearum. Guillelmo Martini Pro expensis marenariorum ccccLxxx galearum ipsarum pro diebus duobus quibus oportuit eos esse in portu Civitatis Neapoli ad rationem de granis x. pro quolibet marenariorum ipsorum per diem unc. XVI. Domino Anselmo Andrioli Preposito et eisdem patronis ga. learum ipsarum pro una pectia panni mellati et cendato necessario pro robbis eorum provisis exhiberi eis per Curiam Et Thomasio Copule de Neapoli speciario pro subscriptis quantitatibus cere pro laminaribus et speties um pro conservatione dicti Corporis emptis et habitis ab eo et assignatis tam predictis fratribus quam nuncijs quantitates pecunie subscripte videlicet Pró torcitijs cereis 60. ponderis librarum cccvii et unc. 111. ad rationem de gr. xu 1f1 per libram unc. vi. tar. XVIII. gr. xvIII.
Piperis libre xx.
Cannelle libre x.
Garofali libre ji.
Zafarane lib. 1.
Opice libre I.
Incensi libre yi.
Panni de Cannapació incerati come X. et secculis sex de corio computata delatura rerum ipsarum unc. III. tar. XXII. gr. XII. Que tota predicta pecunia soluta predictis personis ut supradistinguitur est in Carolenis argenti uncie centum et octo.
Questo documento leggevasi al fol. 44 at. e seg. del registro angioino 1310. H. che ora è perduto. Io ne tratto copia da uno dei MSS. da me posseduti e propriamente dalla pagina 4-5 di quello intitolato : NOTAMENTA REGUM CAROLI 2.
103. Minieri-Riccio, cit. Dalla pag. 1065-1076 del vol. 2. del Codice diplomatico d'Italia del Lunig.Extrait des Archives du Roy en Provence et du Registre intitulé. Copiae Testamentorum Regum Siciliae et Comitum Provinciae foi. Lvi. et suivas , et fut iceluy collationné par moy Conseiller du Roy, Auditeur et Secretaire de Sa Majesté soubsigné Magnan.
In nomine Domini Amen. Carolus II. Dei gratia Rex Ierusalem et Siciliae, Ducatus Apuliae et Principatus Capuae; Provinciae et Forcalquerii ac Pedemontis Comes ; Universis praesentis scripti seriem inspectoris.
Lex communis ab Adam conditioni humanae fragilitatis indicta, mortem, rerum ultimam Jineam, extremum terminum illi constituit, ipsamque inevitabili sorti fragilitatis salventis omnia sine aliqua personarum distinctione subegit; quae licet in ea sit certa , indicta praefixi diei terminatione suspensa, frequenter se dulcibus annis inserens actus primordia praemature succidit , praevenit infantiae : terminos , metas pubertatis anticipat, juventus florem intempestive decerpit, ac Principum spiritum auferens eorum consilia diutius maturata dissolvit. Et cum homnis status imbecillis et teDuis unum diem vitae suae in potestate, quidve futura pariat dies, ignorat, laxius semper vivendi spatium sibi promittit, ut presaepe spei promissione frustatus cautelam sui et posterorum dispositionem debitam negligat, et improvisa naufragia periculosae mortalitas incurrat. Praeveniendus est igitur ordinatae provisionis remedio dies iste, ut, cum ejus tumultuosa tempestas ingruerit, extremae tollens dispositionis arbitrium, per repentini casus eventum disponenti potestatem non auferat, et oblivionem ex supervenientis turbationis discrimine non ipducat. His itaque provise pensatis, et in scrutinio libratae considerationis adductis, Nos sani corpore, mentis propria integritate sinceri, tam pro nostrorum remissione peccaminum, quam pro cautela etiam posterum et parentum nostrorum animarum remedio, prout infra sequitur, deliberavimus disponendum.
2. Imprimis instituimus haeredem et universalem Successorem nostrum in Regnis nostris Ierusalem et Siciliae, Comitatibus Provinciae et Forcalquerii ac Pedemontis , atque in omnibus aliis terris, juribus et actionibus nostris Robertum primogenitum nostrum, Ducem Calabriae.
Si vero Dux ipse decederet sine liberis masculis vel foeminis, Nobis viventibus aut vita functis, substituimus haeredem nostrum et Successorem universalem in omnibus praedictis Reguis, Comitatibus et terris illum ex liberis nostris, masculum scilicet, qui justa tenorem collationis factae de Regno Siciliae bonae memoriae Domino Patri nostro per Sanctam Romanam Ecclesiam, succedere debebit in Regno ipso Siciliae.
Si vero secundum tenorem collationis ejusdem ad successionem ipsius Regni Sicilae factis foemina vocaretur, quaecunque sit, et ex quecunque libero nostro nata, in casu illo substimuimus illam haeredem et Successorem in eodem Regno Siciliae et Regno Ierusalem, ac aliis terris, juribus et actionibus nostris ; praeterquam in praedictis Comitaiibus Provinciae et Forcalquerii ac Pedemontis ac juribus et pertinentiis eorum omnibus : praeter etiam quam in aliis terris nostris quaesitis et conquaerendis extra Regna praedicta, in quibus Comitatibus ac praedictis aliis terris , in eo casu scilicet ubi foemina in dicto Regno Siciliae succederet, ut est dictum, substitaimus Philippum filium nostrum Tarenti et Achajae Principem, si tunc superesset, et si tunc non viveret, substituimus in dictis Comitatibus ac practactis terris quaqsilis et quaerendis dicto casu unum de aliis filiis nostris mascalis post eundem Philippum natis aut nascituris tunc supereresset, substituimus unum de nepotibus nostris masculis natis aut nascitaris descendentibus scilicet ex viventibus nunc filiis nostris masculis eum quidem qui ex nostro majore natu filio primogenitus esset; et si a majore natu non superesset masculus substituimus in eodem casu in supra tactis Comitatibus et terris primogenitum ex alio filio nostro sequenti, et super ordinem de sequentibus filiis nostris, si de priore non superesset masculus, servato ordine quo supra in casu ipso nepos ex majore natu filio nostro tunc superstes aliis nepotibus ex sequentibus nostris filiis praeferatur.
Si autem Nobis viventibus Dux praedictus decedat relictis liberis masculis vel foeminis aut utriusque, natis aut nascituris, et casus esset, in quo ad successionem dicti Regni Siciliae non vocarentur ex tenore collationis praedictae; substituimus ipsos liberos ejusdem Ducis in Ducatu Calabriae, sicut invenietur per Nos ipsi Duci concessus, ita quod inter eos masculus foeminae et primogenitus praeferatur: Ita quod idem primogenitus fratribus et sororibus teneatur previdere juxta consuetudinem et constitutionem Regni in talibus observatas, et in ipsa provisione substituimus eisdem minores.
3. Item reliquimus jure institutionis eidem Philippo filio nostro Principi Achaye et Tarenti ducentas uncias auri annuas solvendas sibi in vita sua tantum, de Camera Regis vel super aliquibus Regni partibus assignandas , ultra Principatus Achaye et Tarenti, et terras alias ac provisiones quas ex dono Celsitudinis nostrae tenet. In quibus omuibus ipsum Principem instituimus haeredem, et, si in vita nostra decederet dimissis liberis masculis vel foemenis aut utriusque, natis vel pascituris, substituimus ipsos liberos ipsis Principatibus, et praedictis terris, quos scilicet ex collatione nostra perpetuo tenet vel tenebit tempore mortis suae, majoris natu et sexus masculini in. ter eos praerogativa servata. Minores vero' ex ordine substituimus in provisione ipsis debita a Principatibus et terris eisdem juxta cousuetudinem et constitutionem predictis.
4. Item reliquimps, jure institutionis loanni et Petro filiis nostris Comitatus et terras, quos nunc tenent et habent in Domo nostra, qui si non valeant quatuor millia unciarum duo videlicet millia unciarum pro quolibet eorumdem , suppleatur eis defectus in alis ex cadentibus dicti Regni, et donec supplementum ipsum assequantur , recipiant illud annuatim de Camera nostra in pecunia. Reliquimus etiam jure institutionis aliis filiis nostris ex praesenti vel alio matrimonio nascituris , cuilibet scilicet eorumdem pro se et suis haeredibus , ex suo corpore legitime descendentibus, annuum reditum duorum millium unciarum auri assignandum cuilibet ipsorum in Comitatibus aut Baronjis, dummodo titulum habeant Comitatus, ita scilicet quod ipsi filii nostri nati et nascituri suo ordine hujusmodi assignationes recipiant, si simul non occurrerent omnibus vel pluribus eorum faciendae. Et intendimus , quod donec hujusmodi assignationes fiant eis, recipiant de Camera Regia vel super Regni proventibus in pecunia dictum reditum annuum duorum millium unciarum auri. Hoc salvo, quod si aliqui eorum essent impuberes, non teneatur haeres Regni huiusmodi assignationem vel solutionem eis facere usque ad tempora pubertatis, dummodo eis provideat in alimentis et aliis necessariis competenter. Intendimus etiam, quod omnes filii nostri tam Principes quam alii dictos Principatus Achayae et Tarenti , Comitatus, Baronias, terras et provisiones alias, quas iu dicto Regno et ubicunque extra illud, quae tamen sunt de feudis ejusdem Regni, habent et habebunt, teneant in feudum in capite a praedictis Duce vel alio, qui erit haeres et universalis Successor in praedieto Regno 'Siciliae, sub debito militari servitio ac consueto censu juxta tenores privilegiorum nostrorum, quae inde habent et habebunt.
5. Item instituimus Beatricem filiam nostram in dote, et dotario suis, et in centum unciis auri ei semel solvendis. Item instituimus quamlibet filiarum nostrarum viventium in dote data at in centum unciis auri similiter illi solvendis. Similiter etiam institoimus Nepotes et Neptes nostras ex quondam Margarita Comitissa Valesiae filia nostra susceptos in dotem ipsi quondam Margaritac datam, et in centum unciis illis similiter exolvendis, quae quidem filiae nostre nunc viventes , si in vita nostra decenderent, instituimus ad hoc liberos remanentes ex eis. Si vero aliqua earum absque sui corporis prole legitima moreretur, substituimus ei haeredem et universalem Successorem Regni praedicti.
6. Item reliquimus jure institutionis, Carolo Nepoti nostro, primogenito quondam primogeniti nostri Regis Hungariae duomillia unciarum auri semel et in Regno nostro Siciliae solvena dorum. Item instituimus. Beatricem filiam dicti Regis Hungariae in dote sibi per Nos donata, et in trecentis libris Turon. parvorum sibi semel exolvendis. Item relinquimus jure institationis Clementiae filiae Regis Hungariae pro dote octo millia unciarum auri, sed si voluerit religionem ingredi , instituimus eam in mille unciis ei semel solvendis.
7. Item relinquimus Mariae Regine Consorti nostrae quatuor millia unciarum auri annua in vita sua, pro jure et dotario suo, et volamus, quod percipiat eas in fundico et Doanna Neapolis, Terra Summae, et super secrecia Apuliae et alia terra quam tenet in dono nostro, quas sibi et propterea specialiter obligamus, et volumus assignationem et perceptionem ipsam et per haeredem et Successorem praedictum eidem Reginae inviolabiliter observari, habeatque pro habitatione sua castra Capuan. de Neapoli et Terram Summae, ita quidem quod Regina ipsa nihil petat nec petere possit in bonis illorum et nepotum sudrum discendentiam ab intestato.
8. Item volumus et mandamus quod omnia male ablata per Nos vel officiales nostros, si tamen ablata ipsa ad nostram Cameram vel curiam pervenerint, vel Nobis mandantibus aut volentibus ablata sunt, restituantur per executores nostros. Item relinquimus duo millia unciarum auri eroganda pro maritagio orphanorum virginum et aliorum pauperum honestarum ac sustentatione aliarum miserabilium personarum praedicti Regni nostri ac Comitatuum Provinciae et Forcalquerii et Pedemontis praedictis, videlicet mille in Regno, et millia reliqua in Comitatibus ipsis.
9. Item volumus et jubemus omnino persici et compleri Hospitale, quod per Nos ex provisione nostra in balneis Puteoli coeptum est, et jam pru majori parte constructum pro refu. gio pauperum et infirmorum illuc viventium, ac emi et tradi lectos et aliam necessariam suppellectilem ad opus infirmorum seu pauperum usque ad centum.
Quod hospitale sub dimus hospitalis Sancti Spiritus de Roma, et deputamus sustentationi hujusmodi pauperum et infirmorum usque ad eundem numerum, pecuniam, quam homines Puteoli pro juribus et proventibus ipsius terrae curiae solvere annuatim convenerint et debent, quae per manus illorum qui jura et proventus ipsos percipient, ad credentiam vel ex talium solvetur annis singulis per debitos terminos, praeceptori vel illi, qui praeerit eidem hospitali , et ipse praeceptor seu Praepositus retineat ibi tot personas, quae sufficient ad servitium dictorum pauperum et infirmorum, in quorum sustentationem et administrationem ejusdem hospitalis , et etiam pro sustentandis et retinendis in statu domibus hospitalis ipsius, convertet pecuniam supradictam, conve nienter providendo eisdem pauperibus, ac infirmis et ministris. Et si aliquando non concurreret, quod eis opus esset totam pecuniam ipsam expendere, quidquid supererit, convertit in me liorationem et avantagium hospitalis ipsius. Ipse autem Praeceptor, seu Praepositus ordinabitur per Magistrum dicti Hospitalis Sancti Spiritus, et non admittetur ad administrationem in dicto hospitali faciendam, nisi prius dicto haeredi et universali Successori vel ei, qui per eum statutus faerit, juramentüm praestiterit de praemissis fideliter observandis; et nihilominus ad cautelam duo probi homines ordinentur per curiam, quí videant, utrum convenienter provideatur dictis pauperibus et infirmis, et domus in statu debito teneatur; et si forte praedicta dictus Praeceptor aut Praepositus non servaret aut alias minime bene se gereret, Magister dicti Hospitalis sancti Spiritus ad requisitionem dicti haeredis teneatur eum amovere, et alium idoneum subrogare, et quilibet Praeceptor seu Praepositus faciat ingressum suae administrationis in testimonio publico, et praesentibus dictis duobus probis hominibus, in ventaria consimilia de omnibus bonis et rebus hospitalis ipsius quae recipiet, et in quo statu hospitale ipsum inveniet, quorum uu num sibi retineat, et aliud curiae dicti haeredis assignet; reservato haeredi predicto, quod si voluerit reditus et proventus dictae terrae in suis manibus retinere, id facere possit , dato tamen prius dicto Hospitali simili redditu in locis convenientibus et vicinis; volumus etiam, et ordinamus, quod Hospitale ipsam nullo unquam tempore detur alicui in beneficium, et si fieret nec revocaretur administratione dicti haeredis nostri per illum qui faceret, aut superiorem, ex nunc ut ex tunc eidem Hospitali adimimus dictam pecuniam jurium, redituum, et proventum dictae terrae vel alium quemcunque reditum, quem per. Nos vel haeredem praedictum de praedictis ex cambio, vel alias haberet, et ipsos in dicto casu transferimus ad haeredem eumdem, qui ea possit propria autoritate recipere in ipso casu, et retinere absque alicujus licentia vel assensu, et sub hac conditione intelligimus et intelligi volumus donationem , et assegnationem dictorum redituum eidem hospitali esse factam. Pro Capella vero , quae jam in ipso liospitali facta est pro diviais celebrandis, nullos reditus assignamus, sed volumus, quod dictus Praeceptor uni Capellano et uni Clerico retinendis ibi. dem ministret alimenta et alia necessaria competenter.
10. Item volumus et mandamus, quod gabella Niciae, deputata per Nos operi, quod fieri facimus in sancto Maximino, nec non et provisiones et essignationes factae per Nos pro operibus sancti Nicolai de Baro et Ecclesiae Civitatis S.Mariae, usque ad complementa ipsorum operum absque impedimento vel interruptione aliqua dimittantur. Item volumus et esperesse mandamus, quod omnia quae ordinavinius huc usque, et in antea Nos ordinare contingeret pro ipso loco S. Maximini, et fratribus, qui sunt et esse debent ibidem, et pro Monasterio Beatae Mariae de Nazaret de Aquis per Nos fundato, et omnes concessiones per Nos eidem loco et fratribus, Monasterio et sororibus factae et faciendae, per illum qui erit haeres in dictis Comitatibus Provinciae et Forcalquerii, tenaciter et inviolabiliter observentur. Volumus etiam, quod Prior et Moniales dicti Monasterii certas pecuniae summas, quas per manus ejusdem Prioris conventus fratrum Praedicatorum dicti loci sancti Maximini Conventibus Religiosorum dictae civitatis Aquensis, vidilicet Fratrum Praedicatorum, Minorum, Heremitarum sancti Augustini et Carmelitarum, annis sin. gulis pro eleemosyna et sustentatione ipsorum ordinamus erogari, de reditibus, per Nos eidem Monasterio assignatis, vel in posterum assignandis, juxta tenorem privilegiorum seu literarum nostrarum factarum exinde seu faciendarum, in an. tea absque defectu solvere teneantur.
11. Item volumus et mandamus, quod pro opera Capellae castri novi de Neapoli de mandato et provisione nostra incepta, tradatur usque ad ejus complementum pecunia opportuna, quodque ordinatio ipsius Capellae ac alia eam tangentia serventor , et fiant, prout in privilegiis inde factis vel faciendis distinctius exprimetur.
12. Item ubicunque Nos mori contingat, volumus et eligimus sepulturam corporis nostri in Ecclesia praedicti Monasterii Beatae Mariae de Nazaret de Aquis, ubi scilicet convenientius fuerit , ita quod si in Regno vel ubicumque alibi in posse dicti haeredis et successoris in eodem Regno Nos mori contingat, teneatur haeres ipse intra biennium ossa nostra facere ad Ecclesiam ipsam deferre, inibi tumulanda; qui si in hoc esset negligens et remissus in poenam ejus adimimus sibi Comitatus praedictos Provinciae, Forcalquerii et Pedemontis, et cos transferimus in eo casii, in eum ex liberis nostris, qui esset primogenitus post eum. Volumus etiam, quod interea corpus nostrum tumuletur in Ecclesiae sancti Dominici de Neapoli, fundata in honorem Beatae Mariae Magdalenae.
13. Item volumus et mandamus, quod Testamenta Domini Petris el Dominae Matris nostrorum mandentur executioni, et id quod ordinatum est per eos fieri in Regno, fiat per praedictum haeredem et Successorem in eodem Regno, et quod ordinatum est fieri in Provincia fiat per illum, qui erit haeres seu Successor in praedictis Comitatibus Provinciae et Forcalquerii; et quod executores nostri una cum executoribus dictorum Parentum nostrorum debeant dicta testamenta executioni mardare; et quicumque eorum possint melius et commodius hoc facere, faciant.
14. Item omnibus familiaribus, quibus provisum est, per Nos in annuo reditu, et nondum sunt assignatae provisiones in terra, dictus haeres, et universalis Successor in Regno Siciliae escadentiis, et bonis fiscalibus ejusdem Regni quae non sint de domanio, debeat, et teneatur facere assignationem juxta tenorem et formam literarum nostraram eis exinde concessarum. Item volumus , ordinamus et mandamus , quod omnibus familiaribus nostris , qui tempore mortis nostrae invenientur in Comitiva vel in servitiis aliis nostris esse aut qui apud hostes nostros capti tenerentur, illis scilicet quibus per Dominum Patrem nostrum aut Nos de terra vel aliis reditu provisum non est, per praedictum haeredem et universalem Successorem in Regno super excadentiis et bonis finalibus dicti Regni provideatur hoc modo: scilicet cuilibet militi de annuo reditu quadraginta unciarum auri , et ad haereditagium; cuilibet scutifero nobili et de genere militari de annuo reditu viginti unciarum auri ad haereditagium; scutifero vero, qui de genere militari non esset, de annuo reditu duodecim unciarum de haereditagium, cuilibet pediti dentur similiter in pecunia semel solvendae unciae auri sex; et nihilominus illi familiarium praedictorum, qui ad hoc apti et abiles fuerint, teneantur et sint de hospitio haeredis et Successoris praedicti.
15. Item reliquimus fratribus Praedicatoribus et Minoribus Capellae nostrae, qui erunt tempore mortis nostrae, equos de putatos ad equitatum eorum et arnesium, quod assignatum fuisset eis a curia nostra. Item duobus fratribus Minoribus ejusdem Capellae nostrae , qui essent seu erunt tempore mortis nostrae, principali libras quinquaginta, et socio eius libras viginti reformatorum. Capellanus et Clericus Capellae nostrae, qui invenientur tempore mortis nostrae, et quibus per Nos velalium provisum non esset de Ecclesiastico beneficio, cuilibet Capellano libras quinquaginta, Clericò vero libras quadragiota semel solvendas.
16. Item coronam nostram, sceptrum, pomum, faudestorium, et alia jocalia praetiosa, Regalia, nec non Vaysella et ornamenta Capellarum nostrarum, et omnia alia mobilia nostra, non derogando prioribus , relinquimus diclo Duci , vel alii universali Successori in Regno, deductis tamen debitis nostris, sive aere alievo.
17. Item volumus et mandamus, quod omnes donationes et concessiones factae per Dominum Patrem nostrum in nos et per Nos in antea faciendae quibuscumque personis Gallicis, Latinis, Provincialibus, et aliis cujuscumque nationis , sive laici sint, sive clerici, cujuscumque status et conditionis existant, irrevocabiliter observentur eis et Successoribus eorum per dictum Ducem et Successores suos , seu alium succedentem Nobis in Regno et Comitatibus supradictis, et concessiones et donationes eosdem ad simplicem requisitionem illorum quibus factae fuerint, approbare et confirmare teneantur expresse.
18. Item volumus, quod ea, quae ordinata sunt per dictum Dominum Patrem nostrum et Nos pro bono statu Regni Siciliae et Comitatuum praedictorum per haeredes et Successores nostros inviolabiliter perpetuo costodiantur et specialiter pro favore Ecclesiarum. Item yolumus et mandamus, quod si Collecta generalis, quae consuevit imponi in singulis annis in Regno Siciliae probetur indebita, nullo modo imponatur nec exigatur per haeredes et Successores nostros. Item volumus et mandamus, quod civitates, castra et casalia Calabriae vallis gratis, Basilicatae Principatus et aliarium partium Regni quae destructa sunt, devastata et diminuta in proxime praeterita guerra pro fide nostra servanda, habeant immunitatem a collectis et omnibus, quae imponentur per Curiam nostram pro tempore in parte vel in totum secundum haeredis et executorum nostrorum praedictorum arbitrium. Item volumus, quod omnia debita in quibus tenemur mercatoribus, et societati Bucensorum de Luca integraliter restituantur eisdem. Item volumus, quod dictus Dux vel quicumque Successor noster, sicut universalis. Successor et haeres , teneatur ad omnia debita nostra , et alii liberi nostri non teneantur ad ipsa debita, et si haeres specialis esset in Comi. tatibus Provinciae et Forcalquerii aç Pedemontis, haeres ipso ad illa debita , quae in eisdem Comitatibus fuerint , teneatur.
19. Item relinquimus pro cassia et tumulo faciendis pro corpore bonae memoriae Ludovici Episcopo Tholosani filii nostri duo millia librarum parvorum Turonensium. Item declaramus et volumus, quod omnia supradicta per Nos legata et relicta in pecunia semel solvenda solvantur per dictum haeredem et Successorem universalem tam Regni Siciliae quam dictorum Comitatuum Provinciae et Forcalquerii et Pedemontis. Sed si specialis haeres esset in eodem Regno, tenealur ad tres partes , et qui erit in eisdem Comitatibus, ad quartam partem legatorum et relictorum ipsorum. Et secundum eandem divisionem praedicta duo millia unciarum eroganda, sicut supra expressum est, pro maritagio orphanarum virginum, et aliarum pauperum honestarum ac sustentatione aliarum miserabilium personarum Regni et Comitatuum Provinciae et Forcalquerii ac Pedemontio, dentur et erogentur pro tribus partibus per haeredem Regni, et quarta per haeredem Comitatuum praedictorum: salvo quod dictum est supra de divisione duarum millium unciarum praedic tarum, pro maritagio orphanarum, virginum et aliorum ut praedictum est, personarum.,
20. Item si contingat, illum, qui secundum modum et ordinationem succedet praedictam in praedictis Comitatibus Provinciae et Forcalquerii ac Pedemontis, absque liberis decedere, et relinquat fratrem vel fratres, aut sorores, vel utrosque, in casu ipso substituimus in ipsis Comitatibus fratrem suum primogenitum, et si fratrem aliquem, non haberet, substituimus nepotem masculum primogenitum qui superesset ex fratre majore natu, et ita per ordinem de nepotibus descendentibus ex aliis fratribus, habendo respectum, quod nepos primogenitus ex frater primo natu aliis nepotibus praeferatur; et in defectu ; nepotum eodem modo substituimus pronepotes ex fratrum masculorom linea descendentes; io defectu vero nepotum et pronepotum masculorum substituimus sororem dicti succedentis in praedictis Comitatibus, quae tunc inveniretur innupta, et esset habilis ad nubendum, et si plures sorores essent innuptae, primogenita praeferatur; in defectu vero innuptarum ipsarum substituimus sororem nuptam majore natu; et in defectu sororum omnium praemissarum nuptarum et innuptarum ac habilium substituimus nepotes seu pronepotes, in defectu nepotum, servato gradu matrum nepotum hujusmodi, ut descendentes ex majore natu descendentibus ex aliis minoribus praeferantur, praerogativa etiam primogeniturae sexus masculini inter descendentes ipsos servata. Eodem modo substituimus in de. fectu nepotum et neptium, ipsorum pronepotes vel proneptes in eorum defectu ex ipsis sororibus descendentes.
21. Item volumns et declaramus , quod omnes et singulae substitutiones supra factae intelligantur directae, iu casu in quo jure directe valere possunt, et hae ut vulgaris vel pupillaris, in aliis vero casibus eas volumus intelligi fideicommissarias, et illo jure valere. Item si contingeret, Nobis in continenti aut vita functis, aliquam vel aliquos Datos vel nascituros apparere, qui praetextu praesens nostrum possent nullum reddere vel rumpere testamentum, illum, et eorum quemlibet instituimus in quingentis libris Turonensium sibi solvendis. Item ordinamus et precipimus, quod non detrahatur Falcidia vel Trebellianica de legatis seu relictis singulariter et universaliter in praesenti nostra dispositione seu testamento.
22. Et hanc ultimam voluntatem nostram perpetuo volumus firmiter observari, quam valere volumus jure testamenti, et si non valet vel valeret imposterum quocumque casu praeteritionis nati vel posthumi aut alio jure, valeat jure Codicillorum aut cujuslibet alterius ultimae voluntatis, non obstante quacunque alia ultima voluntate seu disposilione nostru jam facta, quocumque nomine censeatur, quam quidem ex nunc irritamus, revocamus et annullamus, expresse ctiam si supradictae voluntati seu dispositioni essent rerba derogatoria apposita, quae utique ex certa scientia revocamus et annullamus, nec habere volumus firmitatem, ita quod pro ea nullum fiat praejudicium huic nostrae ultimae voluntati praesenti. Et si contingat, Nos in futurum eligere, aut in praeteritum elegisse sepulturam nostram alibi, quam in Ecclesia sapra dicta, interveniente scriptura vel sine scriptura, quicquid inde pro tempore retro lapso electum esset, vel ordinatum in contrarium de sepultara ipsa, praesentialiter revocantes , quicquid etiam per Nos eligi inde contingeret in antea , valere volumus, nisi cum scriptura electio ipsa fieret , in qua praedictus articulus de scripturis nostris praetactis de verbo ad verbum inseretur.
23, Item volumus et ordinamus, praesentis nostri Testamenti seu ultimae dispositiones Executores, venerabiles in Christo Dominos I. Sanctorum Marcellini et Petri Praesbyterum, G. Sancti Nicolai in carcere Tulliano Cardinales, et praefatam Reginam Consortem nostram, Carolum Valesiae, Alapsoni et Andegaviae Comitem, Generum nostrum, praedictum Robertum, Ducem Calabriae primogenitum, ac Philippum Achajao et Tarenti Principem natos nostros, venerabiles in Christo Patres Archiepiscopum Aquensem ; qui erit pro tempore, et I. Forojuliensem Episcopum; viros nobiles Ermengarium de Sabrano; Comitem Arian. Mag. justitiarium, Bartholomaeum Siginulphum Thelesiae Comitem magnum Camerarium, Guillelmum Estendardum Connestabulum, Bartholomaeum de Capua Logothetam et Protonotarium, Hugonem de Baucio Seneschallum ejusdem Regni, Ioannem Pipinum de Barolo militem magnae Curiae nostrae Magistrum Rationalem, Seneschallum Provinciae qui pro tempore fuerit; loannem Cabasolem militem Magistrum Rationalem ejusdem magnae Curiae nostrae, Priores Provinciales ordinis fratrum Praedicatorum, qui erunt pro tempore in eodem Regno Siciliae citra Pharum, ac in Comitatibus Provinciae et Forcalquerii supradictis; Priores , qui erunt in dictis conventu Sancti Maximini et Monasterio Beatae Mariae de Nazaret de Aquis; dantes eis plenam et generalem liberam potestatem agendi et diffidendi pro Nobis et juribus nostris , et alienandi bona nostra, in quantum expediet pro executione dispositionis nostrae, propria auctoritate recipiendi et obtinendi, bona nostra seu possessionem bonorum nostrorum in alium transferendi, in negligentiam baeredis nostri seu haeredum nostrorum, pro executione eis commissa.
24. Volentes et ordinantes , quod tres ex dictis executoribus habeant potestatem exequendi secundum modum praedistinatum; et 'si alii interesse non possent aut nollent, etiam duo vel unus ex eis; ita tamen quod illi, qui exequentur ea quae sunt exequenda in Regno, habeant requirere consilium et consensum super illis omnibus exequendis praefatae Reginae consortis nostrae, Bartholom. de Capua et Ioannis Pipini praedictorum, vel alicujus eorum in hoc superstitum; in his vero, quae sunt in Provincia exquenda, habeant requirere consilium et assensum Priorum Loci Sancti Maximini et monasterii praedictorum, qui erunt pro tempore , vel alicujus eorumdem ; et alienationibus fiscalium, si fieri continget, trium ad minus executorum, si supersint, consensus et conscientia requiratur.
25. In cujus rei testimonium et cautelam praesens scriptum publicum duplicatum per manus infra nominati Notarii fieri jussimus, aureae Bullae impressae Majestatis nostrae Typario, ac etiam sigilli nostri appensione munitum. Et hoc ad abundantiorem cautelam; ut si forte casu accideret aliquo, sigillum aut Bullam ipsam frangi vel modolibet devastári , altero in sufficiente sui integritate manente, indubitata nihilominus fides eidem scripto debeat adhiberi. Actum Massilae praesentibus venerabilibus in Christo Patribus praenominato I. Forojuliense, P. Vinciense Episcopis, supra fato Hugone de Baucio Regni Siciliae Seneschallo, Magistro Guillelmo Ebraldi Archi-Diacono Aquensi Vice-Cancellario nostro, fratre Iacobo de Fusiniano Electo Civitatis Sanctae Mariae, Richardo de Gambatesa praedictorum Comitatuum Provinciae et Forcalquerii Seneschallo, jam dicto Ioanne Cabasola Magnae Regiae Curiae Magistro Rationali , et fratre Iacobo de Corva Eleemosinario nostro, testibus praemissorum ad hoc per Nos vocatis specialiter et rogatis. Et datum ibidem per eundem Magistrum Guillelmum Ebraldi Anno Domini millesimo trecentesimo octavo, die sexto decimo Martii, sextae Indictionis, Regnorum nostrorum anno vicesimo quarto. Et cgo Petrus Fiabi, clericus Petragoricen. dioecesis, ubique per Regnum Siciliae et Comitatus eosdem Proviciae et Forcalquerji ac Pedemontis et terras alias Regias Publicus Regia autoritatc Notarius, praemissis omnibus et singulis una cum testibus praenominatis interfui, et vocatus ac requisitus per ipsum Dominum nostrum Regem , ea omnia propria manu scripsi , et in hane publicam formam redegi, signoque meo consueto signavi.
104. Ivi.
105. Ivi.
106. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Priggiobba, Napoli 1857. Così leggeva Minieri Ricco al foglio 1 del Registro Angioino del grande archivio di Napoli 1280 C.
107. Sitografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/ beatrice-di-provenza-regina-di-sicilia_(Dizionario-Biografico). Cfr. I registri della Cancelleria angioina, a cura di R. Filangieri, I-III, Napoli 1950-1951. Cfr. C.Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angiò, prima generazione, Napoli 1857. R.Sternfeld, Karl von Anjou als Graf der Provence (1245-1265), Berlin 1880. G. Del Giudice, La famiglia di re Manfredi, Napoli 1896.
108. Camillo Minieri Riccio, Genealogia di Carlo I di Angio: prima generazione, Priggiobba, Napoli 1857. Così leggeva Minieri Ricco al foglio 1 del Registro Angioino del grande archivio di Napoli 1280 C.