LE DIVE DALLA VITA SPEZZATA (presentazione 8 dicembre)

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DECINE DI SCHEDE BIOGRAFICHE SU OGNI PERSONAGGIO FRA EPILOGO E VITA ARTISTICA

Le canzonettiste di fine ‘800 e anni successivi, sono state le vere attrazioni dei maestosi spettacoli di cafè chantant: incatenavano alle poltrone il pubblico maschile e incantavano quello femminile con il talento, le toilette, i trucchi vistosi, le movenze delicate e scabrose, i potenti mezzi vocali, le danze, i gioielli e con tutto quello che poteva esaltare un perfetto corpo seminudo.
Nello stesso periodo, regnava l’altra faccia del varietà, fatta di splendide donne che poco avevano a che vedere con l’arte in generale e che spesso inquinavano il settore, ridicolizzandolo e soprattutto mortificandolo.
La critica, per anni, non fu tenera con loro, e spesso riuscì a ghettizzarle con articoli discriminatori.
«Basta considerare che, su 100 canzonettiste, 99 sanno meglio “impastire” una “chemisette” che dire una canzone; attaccare il “pizzo” ad una “joupe” che sottolineare un ritornello; adagiare una piuma sopra una paglia che collocare un gesto in armonia delle parole. Per esse superare i difetti di un abito è più semplice e più facile che superare quelli della propria pronunzia. Perché su queste 99 canzonettiste, 50 provengono dagli “ateliers” di modiste e di sarte, mentre le altre 49, Dio mio, hanno abbandonato, senza una lagrima, anche dei mestieri più vili».
Il giudizio tranchant è del poeta e commediografo Rocco Galdieri ed è tratto dal suo articolo Feminismo e… cafè-chantant, pubblicato sul periodico Eldorado il 25 settembre del 1905. Le canzonettiste, nelle parole di Galdieri, sono totalmente sprovviste di talento e ripiegavano nel settore della musica per pura convenienza. Il commento pungente non è solitario, cristallizza piuttosto un immaginario collettivo di un’epoca nella quale sbarcare il lunario si traduceva in opportunismi di emergenza e il mestiere della canzonettista per talune si configurava come ultima spiaggia. L’assenza di requisiti artistici e la provenienza da ambienti non propriamente affini al mondo dell’arte hanno rappresentato la cifra o forse lo stigma del mondo delle canzonettiste. I presupposti per emergere o risollevare le sorti di questo universo erano alquanto scarsi. La diffidenza della stampa viaggiava di pari passo con i luoghi comuni costruendo un muro insormontabile per coloro che, al contrario, possedevano talento e indubbie capacità artistiche. Le paillettes, le penne di struzzo, i trucchi abbondanti, i seni scoperti e i luccichii dei gioielli erano gli ingredienti salienti di un’uniforme identificativa di un varietà nel quale le aspettative di qualità erano pressocché compromesse. Fortunatamente le incisioni discografiche giunte fino a noi hanno smentito il comune sentire svelando una nutrita compagine talentuosa e dotata, sfatandone l’imperante pregiudizio che veniva da lontano. In realtà, dieci anni prima dell’affondo di Galdieri, il giornalista Federico Verdinois affilò lo stilo in un articolo del 5 settembre 1895, pubblicato sul fascicolo di Piedigrotta Ricordi dal titolo La Canzonettista. Una critica feroce, ma che offre al tempo stesso uno spaccato lucido di un’epoca con pochi margini all’immaginazione:
«La profanazione dell’arte è evidente, ma poiché cotesta profanazione è un’allegria, gli stessi piagnoni si sganasciano dalle risa, o battono le mani, o vanno in estasi alle sacrileghe provocazioni ch’essi condannano. Della canzonettista tutti parlano con disprezzo, e tutti le si prostrano adoratori. Qual è dunque, e dov’è, il fascino misterioso che ci fa essere così inconcludenti? Il fascino è in noi, ed ecco qual è.
Ad essere canzonettista non è precisamente necessario aver voce, buona o cattiva che sia. La canzonetta non è il canto, e la si può anche recitare, gridare, gorgogliare, gesticolare. Non serve nemmeno che la canzonettista sia bella o soltanto graziosa: tutti ne abbiamo conosciute delle bruttissime che “furoreggiano”.
Dicono alcuni che tutto il fascino della canzonettista stia nel costume, e che in ragione inversa di questo cresca l’entusiasmo: in altri termini, che la canzonettista debba far mostra il più che può delle proprie forme. Ma questi sono osservatori ingenui o superficiali, i quali dimenticano che cotesta mostra, per seducente che possa essere, non è un privilegio dei Caffè-concerto,e che si può aver delle forme senza essere canzonettista. Tutto considerato, parrebbe che la canzonettista non debba avere, e non abbia, che una sola grande qualità: il cattivo gusto del pubblico».
Verdinois smonta letteralmente la figura della canzonettista e punta il dito anche contro il pubblico, complice di quella che lui considera essere una mera profanazione dell’arte. Un affresco preciso e minuzioso di quello che nelle sue granitiche parole appare come un mondo malato e delirante, abitato da un irreversibile disagio umano in tutte le sue forme.
Con toni severi tratteggia i contorni di alcune delle vite delle quali questo libro intende illustrare.
«Non si vede alla prima se la canzonettista sia davvero uno strumento di corruzione. Che ha da fare la canzonettista, si dice da alcuni, con l’agiotaggio, coi processi bancari, col disordine della famiglia, con le arlecchinate politiche, con la coscienza a doppio fondo, con certe spudoratezze ufficiali? Tra una ragazza che mostra le gambe e un uomo di Stato che si mostra a nudo, certo lo spettacolo dato dalla ragazza è mille volte più grazioso: ma non pare che tra i due ci sia legame di sorta. Si può, all’incontro, pensare che tutte le corruzioni si tengono per mano e menano carole; né è poi strano fantasticare un gran ballo in tondo, una ridda vertiginosa, cui prendano parte il ministro ladro, il cassiere infedele, l’adolescente sfiorito dal vizio, il vecchio bamboleggiante, il marito compiacente, la moglie spregevole, – e la canzonettista».
L’incursione profonda di Verdinois prima e di Galdieri dopo, mi hanno stimolato ad indagare approfonditamente su queste artiste e, studiando le loro esistenze, mi sono imbattuto in vite spezzate in modo tragico a dispetto dei “lustrini e paillets” di cui si adornavano.
Le canzonettiste che popolano questo libro condividono il finale drammatico e la giovane età e la scelta si è basata fondamentalmente sull’eco che le loro morti hanno prodotto a livello di cronaca, un impatto mediatico forte e che oggi definiremo virale.
Le Dive dalla vita spezzata racconta l’ultima ribalta di artiste a volte bistrattate dalla stampa, ma osannate da un pubblico numeroso che assiste al triste epilogo della loro vita finita dietro un sipario che non si alzerà più. I giornali dell’epoca battevano le notizie della loro morte soprattutto nelle pagine della cronaca nera, come per l’omicidio di Renata Carpi, di Paolina Giorgi, il suicidio di Gabriella Bessard, di Ester Bijou, di Carolina Ropolo Favi, di Emma Santini.
La fatalità è stata spesso complice della loro fine, ed è il caso di Emma Carelli che muore per un incidente automobilistico dopo che era sopravvissuta ad un tentato suicidio; o di Gilda Mignonette che, beffata dal destino, muore tragicamente sulla nave, in una sorta di terra di mezzo tra Napoli e New York; o di Lina Resal che, riuscita a soddisfare le sue velleità artistiche solo in seguito alla morte del marito che la soffocava, muore crudelmente e fatalmente con l’agognato successo; o di Marianna Checcherini che muore di stenti chiudendo il cerchio di un’esistenza travagliata tra successi e insuccessi, o di Liliana Castagnola, scampata ad un tentato omicidio, che muore per mano degli stessi sonniferi che le avrebbero dovuto alleviare le dolorose emicranie e allucinazioni provocate da una pallottola mai estratta dalla sua testa; o di Gigina De Crescenzo che muore tragicamente di parto a soli 19 anni, dopo aver calcato le prime scene da primadonna; o di Eva Galliani che muore per un’operazione chirurgica sbagliata dopo esser stata perseguitata nell’intimità dalla stampa e dagli impresari; o di Amelia Rondini che dopo esser stata sfregiata da un guappo che le stronca la carriera, muore di febbre spagnola.
Il terremoto e la guerra mieteranno vittime celebri come Tina Vergani, Maria Fougére, Mimì Branca, Ida Durant e Lia Flirt; anche la follia contribuisce al travaglio: le sorelle Corinna e Bianchina De Crescenzo ne sono protagoniste.
Vite interrotte prematuramente nella maggior parte dei casi e che assomigliano a delle storie maledette di cronaca. L’intenzione di questo libro è quella di riportare alla luce artiste dimenticate nelle pagine polverose dei giornali dell’epoca: partendo dalla loro triste e drammatica fine, riavvolgo il nastro della loro esistenza per strapparle all’oblio e destinarle alla memoria storica del varietà.

Antonio Sciotti
Autore

Description

Le vite di 30 soubrette uccise, violentate e costrette al suicidio, vittime del successo, bruciato dai tempi, con cui fa i conti chi cresce troppo in fretta. Spesso condannate da giornali di ieri, giornalisti e studiosi di oggi, ricercatori di peso come Antonio Sciotti, le hanno riportane in auge, riconsegnando ai posteri queste tristi, ma brillanti storie vere. Piccole Donne bistrattate per anni che in pochi, con sagacia e cultura, come racconta la brillante penna di Antonio Sciotti, hanno saputo riabilitare e consegnare ai posteri da vere stelle, quali esse furono. Sabato 29 alle 16, la presentazione con il regista Stefano Amatucci e il poeta Claudio Pennino alla galleria Principe di Napoli nell’ambito di Ricomincio dal Libri. Poi ci rivediamo tutti per stare più tempo insieme e per riascoltare quei brani presso il teatro cortese di Anna Sciotti l’8 dicembre.

PREFAZIONE DEL REGISTA STEFANO AMATUCCI

Quando Antonio Sciotti mi ha comunicato il titolo del suo nuovo libro Le Dive dalla vita spezzata la mia mente è subito andata a quei meravigliosi films noir a cavallo tra il 1940-‘50 in cui il contrasto tra luci e ombre rappresentavano metaforicamente il conflitto tra bene e male. Storie, quelle che Sciotti racconta, in cui Eros e Thanatos danzavano abbracciati a passo di tango e sparivano inghiottiti dall’oscurità in fondo ad un elegante corridoio Liberty. Storie di amori malati, quelli che egoisticamente pretendiamo quando non si può averli e che si trasformano in Meduse con mille serpiente che l’abballano ‘ncapa cantando sotto le luci di un palcoscenico o di una festa di piazza o di un Cafè Chantant.
L’amore talvolta è come la droga che ti butti nelle vene e di cui è impossibile fare a meno perché senza di esso resterebbe solo il vuoto nelle nostre vite. E allora le nostre Dive hanno preferito un malammore invece che nessun amore. Così le loro esistenze si sono consumate tra un colpo di cipria profumata sul volto e barbiturici ingeriti con un vecchio Bourbon, tra pellicce e abiti luccicanti e missive mai spedite o mai recapitate, tra fasci di rose rosse profumate di sedicenti promesse e telefoni bianchi bagnati di lacrime, tra applausi scroscianti e colpi di rivoltelle. Alcune vite di Dive sono state spezzate da misteriose fatalità, da destini bari e crudeli come terremoti, guerre o malattie che le hanno sprofondate dall’alto delle luci della ribalta nel fondo di abissi fatti di miseria e disperazione in una continua lotta per la sopravvivenza. Altre ancora hanno pagato il conto di essere canzonettiste prive di talento ma che solo grazie alla loro bellezza hanno visto brevi e ingannevoli bagliori di celebrità che si sono poi spenti nell’indifferenza di tutti, perché cosa puoÌ alzare il vento nel deserto se non la sabbia?

Stefano Amatucci
Regista

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Editorial Review

IL LIBRO DA LEGGERE TUTTO D'UN FIATO

 

RINGRAZIAMENTI

A fatica terminata voglio ringraziare quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro di recupero della memoria teatrale partenopea di cui il presente volume è solo una parte, anche se notevole. Si ringraziano Gianni Aterrano, Maria Rosaria Vassallo, Pietro Catauro, Ferdinando Esposito per la Phonotype Record, Mariolina Cozzi-Scarpetta, Anna Sciotti, Claudio Pennino, l’editore Arturo Bascetta e Aldo Bovio che, negli anni in cui l’ho conosciuto, mi ha raccontato migliaia di aneddoti sul padre Libero.
Ringrazio principalmente mio padre, Alberto Sciotti, il suo prezioso archivio si è rivelato, ancora una volta, una fonte inesauribile e imprescindibile per la realizzazione di questo libro.

NOTE SULL’AUTORE

Antonio Sciotti, napoletano, classe 1967, figlio e nipote d’arte, ha ereditato dal padre una mirabile collezione di cimeli legati al teatro e alla canzone napoletana.
Saggista, scrittore e storico del teatro e della canzone partenopea, si occupa attivamente di tutto il movimento relativo al recupero della memoria storica del mondo di Cantanapoli. Cura gli archivi musicali della casa editrice La Canzonetta e collabora con diversi periodici di collezionismo musicale. Docente di Storia della Popular Music presso il Conservatorio Nicola Sala di Benevento; direttore artistico del teatro Cortese di Napoli.
Ha scritto: Gilda Mignonette: Napoli New York solo andata (Ed. Magmata, 2008), Ada Bruges, l’ultima sciantosa di Cantanapoli (Ed. Rabò, 2010), Alcuni successi de La Canzonetta: Da Tu ca nun chiagne a Indifferentemente (Ed. La Canzonetta, 2011), Cantanapoli: L’Enciclopedia del Festival della Canzone Napoletana 1952-1981 (Ed. Luca Torre, 2012), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 1° 1880-1922 (Ed. Bascetta, 2020), Almanacco della Canzone Napoletana Vol. 2° 1923-1980 (Ed. Bascetta, 2020), Le Dive del Fonografo 1900-2000 (Ed. Bascetta, 2021), I Divi della Canzone Comica 1900-2000 (Ed. Bascetta, 2021), Isa Danieli e la dinastia teatrale dell’800 1800-2000 (Ed. Bascetta, 2021), La Storia della Bottega dei 4 di Libero Bovio (Ed. Bascetta, 2022).

BIBLIOGRAFIA

· Enciclopedia della Canzone Napoletana di Ettore De Mura (Ed. Il Torchio, Napoli 1969).
· Almanacco della Canzone Napoletana 1880-1922 Vol. 1 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta, Napoli 2020).
· Almanacco della Canzone Napoletana 1923-1980 Vol. 2 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta, Napoli 2021).
· Le dive del Fonografo 1900-2000 di Antonio Sciotti (Ed. Bascetta, Napoli 2021).
· Gilda Mignonette: Napoli-New York solo andata di Antonio Sciotti (Ed. Magmata, Napoli 2007).
· Enciclopedia dello Spettacolo fondata da Silvio D’Amico (Ed. Le Maschere, Roma 1959).
· Il Cafè Chantant di Mario Mangini (Ed. Greco, Napoli 1967).
· Le Novelle del Varietà di Francesco Cangiullo (Ed. S. A. Richter & C., Napoli 1938).
· Varietà dell’Ottocento di Adolfo Narciso (Ed. Adriana, Napoli 1944).
· Il Teatro di Varietà in Italia di Antonio Morosi (Ed. Calvetti, Firenze 1901).
· Cinquant’anni di vita teatrale di Pasqualino Ruta (Ed. Gherardi, Bologna 1913).
· Memorie di Maldacea di Nicola Maldacea (Ed. Bideri, Napoli 1933).
· Da San Carlino ai Fiorentini di Eduardo Scarpetta (Ed. Pungolo Parlamentare, Napoli 1899).
· Andiamo al Teatro Nuovo di Gino Rossetti (Ed. Cortese, Napoli 1962).
· Il Teatro Nuovo di Napoli di Mario Mangini e Felice De Filippis (Ed. Berisio, Napoli 1967).
· Cronaca del Teatro San Carlino (1738-1884) di Salvatore Di Giacomo (Ed. Di Giacomo, Napoli 1891).
· Celebrità del San Carlino: Un’autobiografia di Antonio Petito di Salvatore Di Giacomo (Ed. Melfi & Joele, Napoli 1905).
· Vecchia Napoli di Amilcare Lauria (Ed. Enrico Voghera, Napoli 1895).
· Storia del Cafè Chantant di Raimondo De Angelis (Ed. Il Balcone, Milano 1946).
· Dal Fiorentini all’Eldorado di Erminio Scalera (Ed. Fiorentino, Napoli 1971).
· I Caffè napoletani di Alberto Consiglio (Ed. Arturo Berisio, Napoli 1967).
· Napoli amore e morte: Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao di Alberto Consiglio (Ed. Vito Bianco, Roma 1959).

Settimanali e Mensili

Cafè Chantant, Eldorado, La Canzonetta, Tavola Rotonda, Proscenio, Occhialetto, Musica e Musicisti, Fortunio, Napoli-Eden, Lo Spettacolo, La Scena, Cronaca Partenopea, Il Tirso, Lo Spettacolo, Arte e Varietà, Caporal Terribile, La Maschera, Vela Latina.

Quotidiani

Corriere di Napoli, Corriere della Sera, Il Mattino, Roma, La Stampa, Il Lavoro, La Gazzetta di Venezia, Il Pungolo, Il Piccolo, Don Marzio, Il Napoli, L’Avvenire del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Giorno, La Voce, Domani d’Italia, Il Giornale d’Italia, La Tribuna, Il Mattino d’Italia, Risorgimento.

 

 

INDICE

 

Prefazione

Introduzione

Maria Argenti

Gabriella Bessard

Ester Bijou

Mimì Branca

Emma Carelli

Renata Carpi

Liliana Castagnola

Marianna Checcherini

Liana Chery

Lalla D’Ardea

Bianchina De Crescenzo

Corinna De Crescenzo

Gigina De Crescenzo

Ida Durant

Lia Flirt

Maria Fougère

Eva Galliani

Paolina Giorgi

Gilda Mignonette

Tatiana Petrowna

Lina Resal

Amelia Rondini

Carolina Ropolo-Favi

Laura Sammarco

Emma Santini

Tsune-Ko

Tina Vergani

Bibliografia

Ringraziamenti

Note sull’autore

Ringraziamenti

Note sull’Autore

Bibliografia