L’ANTICA ESPERIA, UNIVERSO DI ENEA. «L’ATUM» ITALIA DAL 950 aC al 100 dC.

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Copertina posteriore

LE URBE ANTICHE FURONO SOLO TRE:

Laurentino (Roma), Laurolavinio (Latio) e Laurens (Troia)

 

Dai commenti di Servio sappiamo che, in origine, presso il Tiberim, di fronte ad Albam e a Romam, prima di Roma, fu territorio dei Tiberis Laurentini che qui avevano fondato Arva Laurentia.
Laurentum, invece, quella che era stata del re Pico, era in realtà nell’agro di Lavinum dei Latini, non sarà in un agro dei Tiberis Laurentini, anche se pure essi sarebbero poi stati originati dai Latini. Laurentum in Lavinum, cioè Laurolavinio, non potè essere nè presso il Tiberi, nè presso Albam, nè presso Romam, nè presso Arva Laurentia, pur essendo questo stato il futuro territorio dei Laurentini e poi dei Romani. Laurolavinium è sul litorale di Lavina.2 Laurolavio era infatti in territorio dei Latini di Latio.
Secondo Ovidio, inoltre, anche il Laurenti (o Laurentus) che fu di Pico, andrebbe andrebbe a sua volta distinto dal Laurens del fiume Freta, presso l’amnis Numicius, in territorio Harundino, cioè da quello che appare il santo luogo di Urio dove giunse Idalo (o re Italo) e dove nascerà Ancona Cnidumque Harundinosa, presso Amathunta e Golgos cantati da Catullo.
Da qui la considerazione che le città antiche originare sulle coste tirreniche della penisola fossero tre, nella sequenza di Urbe Latio, Urbe Troia, Urbe Roma. Nè mancando alcuni antichi alla considerazione: Aut Laurolavinium, aut Troiam, aut Romam.

Plino, nella sua ripartizione delle Regioni, cita l’intero litorale delle coste italiane facendolo cominciale dall’isola di Aetalia (Golfo dell’Elba) proseguendo per l’isola di Aenaria che è l’altro golfo in (agro) Puteolano è il Golfo di Pandateria,fino a terminare con il Latio Antico (Neapoli) che pone chiaramente al termine dell’elencazione fermandosi alla Penisola Sorrentina. Plinio parte da Capraria (Isola del Giglio), per finire a Caprea (Capri), l’isola di Tiberio.
Si comincia quindi con il Golfo di Populonio dell’Isola d’Ilva (Golfo Stella di Elba), antica Aetalia. Qui, non lontana dall’isola minore di Capraria, tramanda Plinio, era l’isola di Iunonam caratterizzata dalla presenza di numerose edicole provenienti da lapidi distrutte. Citate dopo Urgo, Capraria (dai Greci chiamata Aegilion per Igilium e Dianium) e Artemisiam (questo appare il nome dell’isola di Iunona) erano ambedue site di contro un litorale, il litus Cosanum. Era questo litus Cosanum il circondario di Barpana, Menaria, Columbaria, Venaria, Ilva. Ilva, detta Populonio, ricca di ferri metallici, era chiamata Aethalia dai Greci. Entrambe erano al cospetto di Ninguariam, dove le nubi e la neve erano perpetue.
Quello descritto subito dopo è il Golfo di Gaeta (Isole Ponziane), antica Formia Pontia in quanto v’è Planasia, e, ultra Ostia Tiberina, in (agro) Antiano, Astura, Palmaria e Simona, dal lato di Formias Pontiae.
Giunge quindi al Golfo di Prochyta (Procida), antica Aenaria che è l’altro golfo in (agro) Puteolano è il Golfo di Pandateria, v’è Prochyta, chiamata Aenaria quando vi sbarcò la nave di Aenea detta da Omero Pithecusa.
Per finire col Golfo di Neapoli (Sorrento), antico Latio dove v’è Pausilypum e Neapoli, Megaris e Sorrento, distante VIII miglia dall’Arce nobile di Capreaea del Principe Tiberio, come descritto nel circuito XI-M della cartina letta da Plinio.

Come ricorda Plinio l’Antico Latio era limitato da Oppido Antias e Oppido Stabia, a Surrentino ad Silerum ultra Surrentum, Salerni e Picentia di Oppido Tuscorum dei Picentini nell’agro Surrentino ad Silero, dov’era il tempio di Giunone Argiva.
Il Latio Antiquum era quello del Tiberi, tam tenues primordio imperi fuere radices, abitato dagli Aborigeni, Pelasgi, Arcades, Siculi, Aurunci e Rotuli, che aveva termine ad un Cerceo (ma sulla Costiera dei Picentini di Sorrento e non da Roma). Erano “Ultra Cerceius”, infatti, scrive a chiare lettere Plinio, Volsci, Osci e Ausones, nell’amnen di un Liri, “unde nomen Lati”.
Insomma quello di Oppido Stabia e Oppido Antias era il vero Latio antico, non essendoci alcun Latio nella zona di Ostia. L’attuale Ostia vide per la prima volta la presenza dei Latini allorquando, sempre a dire di Plinio, “in principio” vi fu trodotta una Colonia di popoli latini da parte del Re dei Romani che ivi fondava Oppido Laurentum che, ovviamente, essendo un Oppido per importazione coloniale, non poteva essere l’originaria Laurolavinio.
La regione del Latio antico, quella di Urbe Laurolavinio, appare quindi il cuore dell’attuale Campania e in alcun modo l’attuale Lazio, quella di Urbe Roma. Urbe Latina detta quindi anche solo Urbe dagli scrittori latini e confusa spesso dai lettori con l’altra Urbe di Roma degli scrittori romani. Ma in un discorso così semplicistico le difficoltà aumentano nella ricerca dei luoghi dell’antico Latio.

 

Description

L’ITALIA ERA PICCOLISSIMA, NACQUE COME UN GOLFO: IL CORNO CHIAMATO ESPERIA

L’originario litorale di un corno e un’isola sono l’Italia dell’Esperia.Urbe Latina detta anche solo Urbe dagli scrittori latini, è confusa spesso dai con un’altra capitale, che è Urbe Roma, dagli stessi scrittori romani.
In un discorso così semplicistico in verità le difficoltà aumentano nella ricerca dei luoghi dell’antico Latio, ma l’Autore, in questa nuova collana sui luoghi antichi dell’Italia prima dei Normanni, ci presenta un’Apulia inattesa, inaspettata. Senza arenarci abbandoniamo dunque momentaneamente Plinio per dedicarci a Servio, lo storico del poeta Virgilio. Servio, chiaro fin da subito, riapre egli stesso la questione del doppio Lazio: Latium duplex est. E questo ancora ai suoi tempi. Infatti, a suo stesso dire, si aveva un Latium a Tiberi, presso Fundi, e l’altro presso il Vulturnu, definito Vecchio Latio, fra cave e monti, in orgine abitate dai Casci, aggiungendo che il Latio dell’agro di Lauro dove fosse sbarcato di Enea fu quello abitato dai Latini
E l’Autore ricomincia proprio da zero, dal Promontorio detto Iapygia che scorre per l’Italia lunghissimo nel mare, per risalirlo e giungere subito all’Esperia, sul confine del Lato antico dell’Universo di Enea distrutto dalle fiamme eruttate dalla stella. L’Esperia era proprio un litorale, in agro Troiano, inghiottito dalla lava, che generò l’orto del male oro: la Daunia.

 

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Editorial Review

ANAPAESTUM ERA IL FIUME, LAURETUM ERA L'URBE DEL LATIO ANTICO

Il territorio del Latio antico è in alcuni casi definito come solcato dal fiume di Anapaestum.Questo fiume appare particolare in quanto è detto che anticamente, ai tempi del re Eridano, era diventato di fuoco.
A dire di Plinio anche il territorio della Baetica aveva in origine fatto parte della regione del Latio Antico. La Baetica del fiume secante di Baetis, cioè sul fiume Baetis che giunge sul litorae Oceani, dov’era Oppido Ossonoba detta Aestuaria e dove confluivano il LUxiam e l’Urium del Montes Hareni, erano proprio nel Golfo Inflexo (cioè di un golfo in flessione) del Montes Hareni.
Quattro erano i Conventus della Baetica: Gaditanus, Cordubensis, Astigitanus e Hispalensis. Il Conventus Gaditano della Baetica era di fronte al litu Curense, dell’isola ai piedi del Gadis, il promontorio di Iunonis, Portus Baesippo, Oppidu Baelo, Mellaria, l’ex Mare Atlantico chiamato Fretum, Carteia, chiamato Tartesos dai Greci, Mons Calpe. Questo aut Latio era identificato, ancora ai tempi di Plinio, come litorale dell’Oceano del fiume, con Oppido Ossonoba detta Aestuaria, alla confluenza di Luxiam e Urium, col Montes Hareni, il fiume Baetis, il litus Curense del golfo infexo, ex luogo adverso di Gadis entro l’Isulas. Molteplici sono le fonti laddove le Alpium cadono nel mare dell’Italia, ad Aenaria del Golfo Baiano e sul fiume Liri; nel mare ad Haustus dove ci sono molti loci fra l’insula di Chelidonia, Aradum e Oceano Gaditano.
Potremmo per esempio cominciare ad individuare l’isola di Gadis del promontorio di Giunone, sapendo che per promontorio di intende ancora oggi un’alta sporgenza della costa che degrada verso il mare. Ma se il promontorio di Giunone Argiva fosse la Penisola Sorrentina, l’isola di Gadis dovrebbe essere Capri.

Seguiamo ancora Plinio, il quale, dopo l’unica citazione su Laurentum, inserisce chiaramente il Latii antiqui nella III Provincia, la Provincia Universa Emeritensem che si divideva in tre conventi: Emeritensem di Colonia Emerita sul fiume Anae, Pacensem dei Pacensi e Scalabitanum di Scalabis.
Ora sappiamo che il Latio antico, nella ripartizione augustea letta da Plinio, non fu nè nella I Regione, nè nella II Regione augustea, ma nella III. Insieme al Latio antico quella regione comprendeva, sempre a dire di Plinio, la Colonia Augusta Emerita sul fiume Ana, Pacensis, i Metellinensi, Cesarina Norbense, Scalabis chiamato Presidio Iulio, e i municipi di Olisipo e Iulia Felice. In questa stessa Provincia Universa sarebbero stati inoltre ancora visibili gli oppidi romani fondati in Latii, cioè Oppido della l’Ebora, Oppido Iulia Liberalitas, Oppido Mytilis e Salacia.11

Senza arenarci abbandoniamo dunque momentaneamente Plinio per dedicarci a Servio, lo storico del poeta Virgilio. Servio, chiaro fin da subito, riapre egli stesso la questione del doppio Lazio: Latium duplex est. E questo ancora ai suoi tempi. Infatti, a suo stesso dire, si aveva un Latium a Tiberi, presso Fundi, e l’altro presso il Vulturnu, definito Vecchio Latio, fra cave e monti, in orgine abitate dai Casci, aggiungendo che il Latio dell’agro di Lauro dove fosse sbarcato di Enea fu quello abitato dai Latini.
Una notizia di fondamentale importanza. Ora possiamo dire categoricamente che il Latium del Tiberi presso Fundi non è il Latio Antiquo, che il Latio antico sarebbe percorso da un fiume chiamato Vulturno, dalle cave e dai monti dei Casci, e che, essendo quello antico fra i due, vi è anche l’agro di Lauro, già abitato dai Latini, ai tempi del mitologico sbarco di Enea.

Il Latio antico dei Latini era dunque in agro Lauro, presso i Monti Casci. Qui sarebbe sbarcato per la prima volta Enea. Il Castello di Enea non fu dunque sul Tevere, presso Ostia, ma a Laurolavinio del Latio Antico.
Enea era stato costretto fuggire in agro Laurentem per rifondare Troia, quando vide la stellam Lucifer Idae chiamata Veneris sul monte abitato da Hesperus Oetam.
La tradizione afferma che Enea, venuto dalla Macedonia, giunse in quella che diventerà la Sicilia, ai tempi di Livio, e tenne l’agro Laurente, come affermava lo stesso Livio, sotto il re Tatium. Egli stesso conferma che il litorale Antiatis era nel l’agro Laurente, presso Tiberis ostia. Ma il Latium non può essere in alcun modo confuso con il Tatium. Già Livio ricordava da una parte l’agro idi Laurentem del Latium fondato da Enea venuto in Sicilia, e, dall’altra, il Laurentium della gente del re Tati, che fu quindi del Tatium.
Parlando dell’attacco navale dei Greci al Castello dei Galli presso Tiberis ostia, discorrendo di vincitori e vinti, Livio meglio specifica un litorale Antiatis del Laurense.

Quando Enea giunse a Lauro, queste coste erano occupate dagli antichi abitatori, per cui anche Laurolavinium fu popolato dai Siculi, originati dai vecchi Sicani. Enea fondò il nuovo Castello di Troia a Lauro e chiamò la nuova città Laurolaviuniu, in omaggio alla moglie Lavinia.17 Enea, scrive Livio nell’Eneide, aveva preso in moglie Lavinia, la figlia del re Latino. Lauro o Laurolavinio è, quindi, lo stesso luogo.18 Anche Moenia è Laurolavinio.19 Quando quindi gli scrittori antichi parlavano di Urbe Latina, quella dei Latini, non intendevano affatto Roma, quanto Laurolavinio.
Laurolavinium fu abitato dai Siculi, cioè dai vecchi Sicani, mentre Italo, re Siculorum venuto dalla Sicilia e giunto presso il Tiberim occupò quest’altro territorio e lo chiamò Italia.

Laurolavinium era la città alla quale Ascanio imporrà il nuovo nome di Alba.21 Presso l’agro Laurentem di Albam, in Campania, erano giunti in origine i Troiani che ivi avevano fondato Urbe Troia di Enea. E’ questo un punto fermo, come conferma Livio, citando l’agro Laurente Campano come quello di Latino extra Poenam.

Anche la rem publicam di Thermitanorum Siculosque era nell’Universos che fu di Aenea. Laboriosi e facoltosi uomini erano i Thermitani per la costruzione di eleganti suppellettili, di Deliacam et Corinthiam della Sicilia che sarà occupata dai Romani, quando i Siculi fuggiranno a prendere Carthagine. Si ebbero quindi i vecchi Siculi rimasti sull’isola della Sicilia di Syracusa dagli unidici porti marittimi, e i nuovi Siculi a Carthagine.
L’Oppido Thermis, Oppido Thermitanorum col monumento a P.Africani, rimasta incolume all’imperare dei Romani, divenne ex alla conquista di Pompeius che, da pretore, possedette poi tutti i Siculos della Sicilia.
Thermis in agro Isdem, non lontana dall’Oppido antico (Oppidum Himeram Carthaginienses), era nata dalle ceneri della distrutta Himera Carthaginienses con maggiori ornamenti. Africani e Aequitani, e Oppidum Himeram Carthaginienses della Sicilia furono in seguito presi in primis da Scipione, allorquando i Siculi ripiegarono su Carthagine.
Una delle due Sicilie fu la Sicilia dalle undici uscite marittime: qui i suoi Loci, Syracusis, Agrigento, Lylybaeo, Panhormo, Thermis, Halaesia, Catina; qui i suoi Oppidi, il vero Oppodo Messana....