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2. La madre Caterina e il padre Tristano conti di Matera

Il ruolo di Maria Caterina, madre di Isabella, e sorella di Giannantonio, non è proprio chiaro in tutta la vicenda. Perchè non è certo se si chiamasse Maria Caterina o solo Caterina. Il suo nome non ebbe mai in rapporto diretto con quello del defunto padre/patrigno Raimondo e della madre Maria. Da qui la difficoltà nel dire se Caterina fosse stata trattenuta prigioniera anch’essa a Napoli, se fosse rimasta ad Oria oppure a Taranto, o se fosse già vedova del duca di Atri Antonio Acquaviva (che in realtà sposò Maria II in prime nozze e poi la nipote Sancia in seconde nozze), tanto per rafforzare il matrimonio di Ladislao con Maria d’Enghien (1407). In ogni caso Caterina non sarebbe stata affatto piccola come Caterina II, invece, omonima avuta da Giannantonio, oltre Bartolomeo conte di Lecce e altre due femmine. Le fonti non concordano anche perchè le cronache la danno ancora fanciulla, sebbene tutti sostengano che, grazie alla bellezza di Caterina I, Re Giacomo potè liberare i tarantini per l’amore che le nutrì il di lui figlioccio e cavaliere Tristano. La Contea di Matera, sede ufficiale del vicariato del Principato di Taranto, venne occupata prima dal duca Antonio I Acquaviva signore di Teramo e Duca di Atri, quando forse sposò Maria II (o Caterina), rimasta vedova nel 1414, in quanto la città fu ereditata da Caterina, se è vero che giunse nel suo possesso prima di impalmare Tristano. Il dubbio è lecito perché il lutto anticipò di poco lo sposalizio di Caterina e Tristano (1415), quando la coppia prese sicura destinazione per Matera, sede della luogotenenza, cioè vicaria di Taranto, feudo dotale di proprietà della sposa. Il padre di Isabella, Tristano di Chiaromonte, era un cavaliere discendente di Berlinghiero de Clairmont, anch’egli di famiglia francese a cui i feudi della zona erano appartenuti fin dai tempi dei Normanni sotto Re Tancredi.
Tristano di Clermont si era messo al seguito di Giacomo Borbone de la Marche fin dalla partenza (o anche dal suo arrivo a Napoli): secondo gli scrittori sostenitori del partito francese fu proprio lui a convincere Re Giacomo (1415) a non accettare di tenere più rinchiusi in carcere tutti nobili di sangue blu della casa reale di Francia tenuti prigionieri. Giovane nobile e bello, Tristano di Clermont, divenuto cavaliere, avrebbe convinto Re Giacomo a liberare i tarantini, proprio mentre cominciavano i primi dissensi fra lui e la moglie Regina Giovanna II, già fatta prigioniera, al fine di circondarsi di una una corte di uomini fidati, cioè di soli cavalieri francesi, riuscendo così a far tornare nei propri feudi tutti i baroni ribelli, a cominciare dall’ex Regina Maria (contessa di Lecce) e da suo figlio Giannantonio (ex Principe di Taranto), forse a patto che Caterina, sposando Tristano, divenisse Contessa di Matera. Se Chiaromonte fu il cognome di Tristano, è vero anche che potrebbe averlo preso da signore domino dello stato feudale di Claromonte, cioè Chiaromonte, sempre in provincia Basilicata, sebbene la tradizione lo appelli Clermont e, nei documenti in volgare coevo, venga ufficializzato come Claromonte. La figlia maggiore Sancia, nel presentare una memoria per risolvere una contesa fra regno di Francia e parlamento di Tolosa, fece riprodurre il testamento del padre, cioè quondam bone memoria Tristani militus domini de Claromonte, a cui corrisponderebbero la relato Tristano Claromonte patre reginae Isabellae e un estratto, lo transupto del testamento del Sre de Claromonte fatto in Napoli. Item, testamentom originale domini Tristanii de Claromonte.8
Perciò, rimessi in libertà, i signori domini tarantini erano ripartiti per la Puglia: Maria madre nella contea di Lecce col figlio Giannantonio e Caterina con Tristano a conti di Matera (e signori di diversi altri luoghi rientranti nel loro stato feudale), forse vicari del principe di Taranto Giacomo della Marca prima della vendita nel 1419 a Giacomo o Gianni Antonio Orsini (nato nel 1386 fratello del fu Raimondo, il padre/patrigno di Caterina e padre di Giannantonio nato nel 1393).9
Arienti precisa che Tristano di Chiaromonte, famoso cavaliere cresciuto da Re Giacomo, fece liberare dalla sua prigionìa il principe di Taranto, il quale, per ringraziarlo, gli diede in moglie una figlia del defunto fratello, sua figlioccia, chiamata Caterina degli Orsini principi romani, la quale, stando al Cardami era quindi figlia di Raimondo Orsini principe della Grecia fratello di G.A. principe di Taranto, zio di Caterina e Giannantonio. Ad ogni modo la chiama Caterina degli Orsini, mentre la nostra specificherà sempre di chiamarsi del Balzo degli Orsini. Dice Coiro che la Regina Giovanna aveva tenuto sempre detenuta in Castelnuovo la Reina Maria dal Balso, che fu moglie di Ladislao, con Iacopo, Antonio, & Gabriello suoi figliuoli, e di Raimondo Orsino, principe vecchio di Taranto, dal Re Iacopo furono liberati.
Così il cronista:— Questo alhora principe de Taranto, per non essere a tanto beneficio ingrato, dette in matrimonio una sua cara nepote, figlia del suo quondam fratello et de la consorte de quello Catherina de li Ursini, principi romani.10
Maria sposò il duca d’Andre e morì nel 1411; indi Caterina e Maria figlie del principe greco d’Acaia Raimondo Orsino a cui sarebbe appartenuta Matera, oltre Soleto-Copertino. In questo caso fu liberata per rispetto del parentato riottenendo Matera col marito Tristano e fatti vicari del principe di Taranto, Re Giacomo della Marca. Fatto è che Tristano sposò una Caterina ed ebbe almeno tre figlie: Sancia, Margherita e per ultima Isabella, benché l’albero genealogico, nella ristampa del Boccadelli (1585), sostenga che Isabella fosse di Tristani comitis Venusini filia che regnavit 36 annos. Premesso un evidente errore poichè non esisterà a Venosa una linea di conte, se non in epoca precedente, bensì di duca e si definisce Isabella come proveniente da Venosa, si potrebbe far risalire la questione ad una paternità di Tristano, signore di Chiaromonte, ma di cognome diverso, Orsini o del Balzo, ai tempi di Pierre I Orsini, che risulterebbe padre o fratello di Tristano, se non la stessa persona, sicuramente erede di Roberto dal 1394 figlio del capostipite Nicola conte di Nola).
Comunque Tristano fu in Puglia. Difficile dire se lo fece da conte, da luogotenente generale del Re Giacomo, del principe Giacomo Antonio a cui avrebbe venduto il principato che ogni tanto compare o di Giannantonio, o da semplice cavaliere. Le concessioni di Re Giacomo furono sicuramente affidate a baroni fedeli e i posti-chiave dati ai suoi cavalieri, trascurando i signori locali che alienò molto da se; talchè parea che fossero saltati da un male in un altro, ma chiunque cominciò a desiderare di ricoprire uno dei sette uffici del regno, specie dopo la vacatio dei titoli di gran contestabile, gran camerlengo e gran siniscalco, tutti affidati ai francesi.11
Il 31 maggio 1416 Tristano di Chiaromonte era sicuramente nel pieno possesso di Matera, feudo dotale della moglie, pronto a concedere benefici all’Università comunale. Tristano si era quindi sposato. Lo aveva fatto impalmando Caterina de Baucio de Ursinis, la quale, in assenza del marito impegnato a guerreggiare, non disdegnava sottoscriversi, in quel di Materia, vicaria di Tristano di Chiaromonte, come se il marito fosse diventato luogotenente tarantino alla stregua del predecessore.12
Nel 1416 le cose si erano sistemate, sia a corte che in provincia, con Tristano e Caterina che sembravano offuscare Giannantonio e la madre, quasi fossero diventati essi i veri principi di Taranto.13
Il 10 giugno 1416 Re Giacomo e la Regina Giovanna, tornati ufficialmente insieme, assegnarono a Tristano perfino Brindisi e la Terra di Pescara. Questi fece sentire il suo valore ancora un anno dopo, quando, da genero di Maria, combatté per lei contro la città di NeritoNardò fino all’intervento di quel vescovo. Nonostante ciò fu sloggiato da Matera poco prima del ritorno dei Sanseverino, dopo la conquista e l’assegnazione dei feudi materani del circondario di Copertino. La Regina tradiva il patto iniziale che prevedeva il ritorno degli eredi Orsini nei feudi di famiglia fra Lecce e Taranto, oppure investì solo alcuni di essi.14
Il 16 ottobre 1417 rese visibile a tutti che le cose avrebbero preso una piega diversa, quando Giovanna liberò dalla detenzione Stefano Sanseverino, ex conte titolare di Matera, e, il 28 luglio 1418, tutte le rendite delle terre del Principato pervennero in beneficio del consorte Re Giacomo. Anzi, per l’occasione, Matera verrà dichiarata regio demanio, cioè non era più sede di un luogotenente tarantino, né aveva più padroni, se non la Regina titolare. Fu solo allora che, forse, Tristano si ritrovò relegato a Copertino, anche perchè stavano nascendo le nuove province e i circondari di Taranto e Matera rientrarono ufficialmente in Regno di Napoli, nella riorganizzazione amministrativa seguita all’investitura papale. Perciò, da quella data, Tristano appare solo signore del contado di Copertino, sebbene Giacomo lo avesse fatto suo luogotenente: il Re non meno il fece per suo disegno, che per amor di Tristano?15
Ad ogni modo, con la ‘pulizia generale’ del Regno, Re Giacomo intese ricostituire il Regno sognato dai francesi di Re Luigi, grazie all’appoggio dal papa, ma preferì i 40.000 ducati di Giannantonio, proventi della vendita del titolo, in cambio della sua partenza per la Francia. E da quel giorno Giannantonio Orsino fu per tutta l’Europa il Principe di Taranto, ma solo nel titolo, perchè la città festeggiò i privilegi di Giovanna II, sovrana e padrona del feudo regio divenuto provincia del Regno.

note bibliografiche al testo

1.Sui racconti dell’ingresso di Alfonso per l’acquedotto, del carro, della sfida del principe v. Fra Luigi Contarino, L’Antiquità di Napoli, Napoli 1575, pag.82; in: Giovanni Villani, Luigi Contarini, Benedetto di Falco, Raccolta di vari libri, overo opuscoli d’historie del Regno di Napoli,Castaldo, Napoli 1680, pag.141. Per la storia dei cronisti v. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Fernando Guida, da internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Sulle nozze v.Regina Poso, Saggi, in Kronos n.10, pagg.120-122. Cfr. Rogeri De Pacienza, Opere, a cura di M.Marti, Lecce 1977, Lib.I poema in 8 libri e 8112 versi Lo Balzino, vv.385-393, Lib.II in 612 versi Il Triunfo. Cfr. L.Schiappoli, Isabella di Chiaromonte regina di Napoli, in miscellanea storica salentina G.Cingolani, n.4, marzo 1995, pagg.69-85. Per note su Rogeri v.Giovanni B Bronzini, Rassegna bibliografica, pag.379 e segg., Archivio storico pugliese, 1978. Queste nozze fra Isabella del Balzo con Federico, l’altro figlio di Alfonso, furono celebrate ad Andria il 28 novembre del 1487, quando la principessa giunse nella cattedrale in pompa magna. Sono versi sicuramente scritti più tardi, nel 1498 ad opera di Rogeri, il quale tratteggia la figura della nuova sovrana investita del Regno di Sicilia e Gerusalemme che quindi non fu questa Isabella del Balzo degli Orsini, ma la futura cognata Isabella del Balzo, orfana di Pierre principe di Altamura e duca d’Andria. Così Rogeri: – Stava Isabella assai contenta e lieta / chiamata era Duchessa de lo Monte; / de panni, broccati, velluti e seta / non era principessa li stesse a fronte; / li varii ornamenti non avea meta, / catene, gran collane, gioie in fronte, / ch’invero una regina più pomposa / non saria ossuta andar in omne cosa. Sullo sbarco di Ferrante v. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit. Sul figlio di Caldora avuto come amico appena giunto dalla Catalogna al fianco del padre Alfonso v. Di Costanzo, op.cit. Così di Costanzo: Ai tempi in cui Re Renato perse Raimondo Caldora e il Ducato di bari e passò con Re Alfonso, questi deciso di dargli per sicurezza e pegno di amicizia il figlio primogenito per paggio, bello e disponibile, “il quale era di così gran bellezza e disposizione, che il Re lo diede per compagno a Don Ferrante suo figlio bastardo, ch’era venuto pochi dì innanzi da Catalogna, e lo facea servire a modo di figlio di gran Principe scrive Bartolommeo Facio che stava in quei giorni appresso a Re Alfonso. Cfr. Bartolomeo Fazio, Bartholom: Facii De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege. Sulle qualità di Ferrante v. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Sui maestri di corte v. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
2. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancería Real, Regesta Alfonso V, Reg. 2559, c. 62r; Reg. 2642, f. 118r.
3. Rogeri de Pacienza, in: A.Bascetta, Isabella del Balzo, l’ultima regina di Puglia, Abe Napoli 2020.
4. Archivio della Corona d’Aragona (ACA): Cancelleria, Reg. 2559, c. 62r. Il registro d’Aragona reca i mandati per le provvigioni finanziarie della delegazione aragonese capeggiata da Eiximen Perez de Corella inviata a Lecce per prelevare la sposa.
5. Archivio di Stato di Napoli (ASNa): Regia Camera della Sommaria, Quinternioni, Reg. V, ff. 173 e 192 (atti di ratifica dei capitoli dotalizi delle principesse aragonesi e legami patrimoniali).
6. Archivio di Stato di Milano (ASMi): Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 198, doc. 151; cart. 200, doc. 12. I carteggi degli ambasciatori ducali milanesi a Napoli descrivono i legami tra la corona e le corti baronali pugliesi per la gestione finanziaria dei corredi (iocalia et bona donativi).
7. Jerónimo Zurita, Anales de la Corona de Aragón, Libro XV, cap. LXIV (ed. D. Dormer, Saragozza 1610, pp. 286-287); cfr. nelle scritture feudali dei Quinternioni della Regia Camera della Sommaria (ASNa, RCS, Quinternioni, Reg. V, ff. 173-192).
8. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancillería Real, Regesta Alfonso V (continentale), Reg. 2559, c. 62r (Mandato finanziario per le spese di viaggio della delegazione guidata da Eiximen Perez de Corella).
9.Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancillería Real, Regesta Alfonso V (Tesoreria e spese di corte), Reg. 2642, f. 114v (Registrazione dei mandati di pagamento per iochalibus, aurariis et texturis aureis).
10. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancillería Real, Regesta Alfonso V (Trattati, alleanze e concessioni), Reg. 2911, f. 45r (Atto di ratifica e stabilità dei capitoli dotalizi contratti con il Principe di Taranto).
11. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancellería Real, Regesta Alfonso V (Spese di Corte), Reg. 2645, f. 92v.
12. Sabadino degli Arienti, cit.
13. La cronologia nel Diario riportato da Tafuri: Anno 1444, indictione septima. A dì 3 ianurio morto Ramondello Claramonto filio di Tristano Claramonto Conte de Copertino. Cfr. Ludovici di Raimo, Annales Ludovici de Raimo, RIS XXIII, col. 231. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Un barone poteva infatti anche cedere solo la riscossione, per intero o in porzioni, del Burgensativo, della Cappellania e di altri diritti o jus (sui quali deteneva l’esazione) a dei privati, all’Università, ma ciò accadde per secoli. Cfr. A.Bascetta, Il Tesoro del Marchese Amoretti di Capriglia, Abedizioni, Avellino 1996. Sugli atti: Archivio storico per le province napoletane, Nuova Serie, 1938. Sulle vicende dei feudi verginiani: A.Bascetta. Mugnano del 1742, Catasti onciari di Terra di Lavoro, Abedizioni, Avellino 2006. Cfr. A.Bascetta, Joanna secunda, Giovanna II d’Angiò Regina di Napoli, Abe, Avellino 2010. Cfr. V. Pontano, cit. Cfr. sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Cfr. Giovanni Sabadino degli Arienti, Gynevra de le clare donne, a cura di C.Ricci e A.Bacchi della Lega, Romagnoli-Dell’acqua, Bologna 1887, opera composta da 33 biografie di donne famose scritta alla corte di Ginevra Sforza che vide la luce nel 1483. Dice Arienti che quando Alfonso venne nel regno chiamato in soccorso dai grandi (i magnati della magnifica Corte istituita da Ladislao) ovvero li primati de Neapoli per succedere nel regno, come adoptivo figliuolo, diventato Re solo dopo molte guerre, non havendo altro unico herede che Ferdinando, suo figliuolo, dubitò, come savio re, che doppo la morte sua non intervenisse qualche defectione nel stato, per essere il figliuolo Ferdinando, alhora duca de Calabria, di etate anni xvi. Quindi Ferrante aveva 16 anni quando impalmò Isabella, che era de anni xxii, già erede designata al titolo di principessa, in quanto cara nepote (come propria figliuola) del principe de Taranto, et figliuola già del predecto illustre cavaliero Tristano.
14. Dal sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com.  Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida; v. anche dal sito internet: www.ilportaledelsud.org. Cfr. Tafuri così continua: “Ivi ad istanza del Re tradusse dall’Ebraico in Latino il Salterio, dal Greco l’Isagoge di Porfirio, il libro delle Categorie di Aristotele, i dieci libri dell’ainicomaco, i sette ad Eudemeo, ed i due intolati Magnorum Moraliunij che si credono tutti composti dal medesimo Aristotele, ed il testamento nuovo”. Oltre ad alcuni trattati da lui composti, come quello de Terremota libri trei, De recta inlerprelalione lib. V, Vita Senecae, De Pace servanda. Ottenne 900 scudi d’oro annui, “per quel che ne scrive il Naldi; ed il Gaddi nella pag.159 degli Elogj trascrive la carta del Privilegio spedito in Napoli a’5 Ottobre del 1455, il quale fu confermato dal Re Ferdinando suo figliuolo nel 1458″. Cfr. Benedetto Gareth detto Il Chariteo, Cantico V, la Pasqua. Il poeta originario di Barcellona, giunse a Napoli nel 1467 e vi morì nel 1514.
15. Dal sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida.
16. Il 13 settembre 1446 passò a miglior vita l’ex Regina Maria d’Enghien, madre del Principe di Taranto, e tutti si diressero a Lecce dove furono fatti i funerali in molti luoghi. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Coì: “A dì 13 Septembre moìo in Lezze Maria de Engenio fo Molliera de Re Lauslao, et Madre dello Segnore Prencipe Iuhanni Antonio Prencipe de Tareno, et pe omne loco fora facte l’Exequie”.
17. Coniger dice che ciò accadde il 9 maggio 1446, quando le “furon fatte honorate exequie cum cultra di imbroccato sopra carmosino al chiauuto, et pallio d’oro sopra seti celestro, et suo corpo stà ad Santa “+” (segno di croce). Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
18. Degli Arienti, op.cit. Le date di nascita sono state tratte dal confronto coi cronisti. Berzeviczy ricorda come Beatrice d’Aragona, regina d’Ungheria per avere sposato Mattia Corvino, durante tutta la vita conservò pietosa memoria della madre troppo presto scomparsa facendo celebrare settimanalmente messe in suffragio). Da internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida.
19. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Decreti e Mandati, Vol. III, f. 154v.
20. Il 22 Giugno 1450 fu soave per la nascita di Dianora. .M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Così: A dì 22 Iunio filliao ad Napoli…E ancora: 1448/ A d’ 4 Novembre die lunae filliao in Napolo la Segnora de Claramonti Molliera de lo Duca de Calabria et facio no bello…V. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
21. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 201, doc. 15.
22. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), cit., nota: “Lettera a Ferrante del 20.VIII.1452, ACA, Cancelleria, Registros, 2798, ff. 33v-34r). PASSERO, Historie, pp. 92, 94-95 testimonia i festeggiamenti a Napoli alla notizia dei successi in Calabria dell’esercito aragonese e spagnolo (il 1.III e 7.IV.1496)”. Cfr. .M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Così: “1451. A dì 15 Marzo fo incoronato ad Roma in la Ecclesia de Sancto Pietro lo Imperatore Federico, et so Moghiera Dianora. / A dì 1 Aprile venìo ad Napoli la Imperadrice Dianora Nipote de lo re Alfonso cum grande sollennitate, et regalati di pietre prizziose, imboreati d’oro, et panni di razza, che foro co gusto receputi. /A dì 19 dicto filliao la Segnora Duchessa Isabella, et feci no filliolo mascolo, che lo vattisciao lo Imperadore, et li volio ponere lo so nome. / A dì 23 dito se partio pe Roma lo Imperadore, et so Mohùghera Dianora vulìo andare ad Pullia ad Sancto Michele pe visitarlo, et po se barcao da Manfredonia pe Vinecia. / In lo Mesi de Iunio Re Alfonso mandao lo Segnore Duca de Calabria collo Exercito contro de Florentini, et le pilliao multi lochi”.
23. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota: “A titolo di esempio: in occasione dell’adesione di Alfonso il Magnanimo alla pace di Lodi e alla lega italica (gennaio 1455)”. Da una lettera di A.Maletta e B. Visconti a F. Sforza, Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 204, v. p. 199. Cfr. Dal Diario di M.Lucio Cardami non note di Tommaso Tafuri. 15 dicembre. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
24. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Fondo Sforzesco, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 195, doc. 118. Cfr. Lettera di Maletta, ivi, p.279. E’ riferito al matrimonio Aragona-Sforza (ottobre 1455). In: .FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota.
25. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. V. giorno 15 dicembre…
26. Raffaele Colapietra, in: Il ‘400 in Abruzzo e in Molise, Vol. VI, Storia del Mezzogiorno, pagg. 55-56.
27. Muratori, Annali d’Italia,voll.31,pp.514-15, Venezia 1790. Nel tomo XXI (anni 1421-1480) così riporta: “Nel dì 5 di dicembre (1456), e in altri susseguenti giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel Regno di Napoli, che fu creduto di non essersi da più secoli indietro provato un somigliante eccidio in quelle contrade…Le persone morte sotto le rovine chi le fece ascendere sino a centomila, con esserne perite nella sola città di Napoli, per attestato d’alcuni, venti, o trentamila”.
28. Antinori, Annali degli Abruzzi, nel XV volume. V. anno 1456.
29.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
30. Balla Enrico, Pereto, storia, tradizioni, ambiente, statuti, Roma 1986, pag. 98-99. In: http://www.pereto.info/terremoto_5dicembre1456.htm. Cfr.De Blasiis G. 1885Il terremoto del 1456Archivio storico prov. napoletano, anno X , Napoli. Cfr. GNGTS – Atti del 22° Convegno Nazionale / 05.04 / U. Fracassi, G. Valensise, E. Guidoboni e G. Ferrari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma e dello SGA, Storia Geofisica Ambiente srl, Bologna. LA SORGENTE DEL TERREMOTO DEL 1456: NUOVE IPOTESI DAL RIESAME CONGIUNTO DI DATI STORICI E STRUTTURALI. Così scrivono: “Nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal MIUR l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la SGA hanno intrapreso un riesame della catastrofica sequenza sismica iniziata il 5 dicembre 1456. Per l’estensione della zona colpita e la severità dei danni questo terremoto è ancora oggi ritenuto il più forte terremoto della storia italiana. La ricerca si avvale di un’ampia reinterpretazione delle fonti storiche, di una nuova visone d’insieme dell’assetto profondo del settore crostale interessato dall’evento e di analogie con le caratteristiche di sorgente dei terremoti molisani del 31 ottobre-1 novembre 2002″.
31. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Decreti e Lettere, Vol. IV, c. 89r.
32.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
33.Così nel Diario: – A dì 5 Decembre die Dominico ad hore 11 venne pe tutto lo Reame no tremolizzo grande, che nullo se ricorda averene nteso simile. Rovinao tutta terra de Abbruzzo, s’aprìo in paricchi lochi la terra alla Campagna di Napoli, de Benivento, Esernia, Adice, et Ascoli; parecchi Cittati, et terre se rovinaro adfatto. In Provincia de Terra d’Otranto facio grande damno ad Brindesi, Oria, Alessano, Castro, Mandurio, Nerito, et Lezze. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
34. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. Sulla pergamena di Altavilla del febbraio del ‘58 v. P. Tropeano, CDV, cit.
35. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 198, doc. 128 (Lettera di Antonio da Trezzo a Francesco Sforza, Giugliano, 13 giugno 1458). Cfr. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73
36. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli. Opuscola historica, pag.145.
37. Così nel Diario: “1457. A dì 14 Novembre filliao ad Napoli Reina Isabella, et facìo na bella filliola femmina, che se chiamao Beatrice. / A dì 20 dicto in Terra de calabria vi fo no tremendo Tremolizzo, che facìo paricchi damni pe tutti quei lochi, et ci moriro multe Persone. / A dì 2 decembre venne nova, che Re Alfonso s’avea nimicato collo Segnore Papa, che no li vulìo declarare Re de Napoli lo so filliolo Ferrante pe essere bastardo. / A giugno del 1458 moriva il 27 Re Alfonso. / A dì 27 dicto ad ore sette della notte morìo ad Napoli…”.
38. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. note 97 e 98 sui Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 666; ivi, vol. II, pp. 3-4); Ivi, vol. II, p. 45. Da: http://www.fedoa.unina.it/3023/1/Senatore_Cerimonie_2207.pdf. Per le notizie su Lucrezia Alagni v. Giovanni Di Meglio, La bionda Lucrezia castellana per amore del re, in: Storie del Castello di Ischia, dal sito internet: www.isoladischia.net
39. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. note 97 e 98 sui Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 666; ivi, vol. II, pp. 3-4); Ivi, vol. II, p. 45. Da: http://www.fedoa.unina.it/3023/1/Senatore_Cerimonie_2207.pdf
40.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
41. S.Degli Arienti, op.cit; cfr. Cardami, cit. Così Cardami: – Re Ferrante se trovao a male partito a lo Reame, et sapendo tutto Regina Isabella, mandao subito a chiamare ne lo Mise de Aprile da Otranto lo Archiepiscopo pe nome Stefano de Pendinellis, che foa so Confessoro, quanno stia Episcopo a Nerito, prima che se sposasse. Et ito a Napole con molta fretta, perchè era assai bene voluto da lo Principe Iuanni Antonio Zio, nce lo mandai segretamente, et de notte tempo sotto a Sarno pe ritirarlo contro de lo Re Ferrante, ma non li riuscette, perche se trovava assai impegnato pe lo Duca Juhanni;
42. Sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
43. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Tafuri, op.cit. Così scrive Tafuri: “Fu fama, che Isabella di Chiaromonte Regina vedendo le cose del Marito disperate, si fosse partita daNapoli con la scorta d’un suo Confessore in abito di Frate di S.Francesco, e fosse andata a trovare il Principe di Taranto”. E aggiunge: “Nel 1460, notarono il Cardami, ed il Passero. Pag. 485, lin. 4”. Cfr. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
44. Cardami, cit. Pag. 489, lin. 28: Conte venne ad accordarsi. Nel 1461. Libro xx, pag. 499, lin. 40. Li duo Ruberti Sanseverino, ed Orsino si partiro da Calabria. Cfr. Cesura di Gio.Bernardino Tafuri sopra li giornali di Matteo Spinelli di Giovenazzo indiretta al signor Lodovico Antonio Muratori, v. correzioni, e supplementi alli xx libri dell’Istorie del Regno di Napoli del Costanzo, Gio.Bernardino Tafuri, pagg.353 e segg. In: M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
45. Sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
46. S.Degli Arienti, op.cit.
47. S.Degli Arienti, op.cit.
48.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
49. S.Degli Arienti, op.cit.
50. Napoli nobilissima, vol.11-12., Napoli 1921; cfr. Francesco Ceva Grimaldi, Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente, Napoli 1857.
51. S.Degli Arienti, op.cit.
52.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
53. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota “105. Le due luminarie attestate per Cava de’ Tirreni (SA) nelle delibere universali finora pubblicate coincidono con quelle documentate a Capua (vedi Appendice I, nrr. 29-30): il 29.IV.1559 si festeggiò la pace di Cateau-Cambrésis (7 giorni dopo Capua)”.
54. ACA, Cancellería Real, Reg. 2914, f. 88r (in regesto). Si vedano in proposito anche le trattative diplomatiche analizzate da Jerónimo Zurita negli Anales de la Corona de Aragón, Libro XV, cap. LXIV.
55. ASNa, RCS, Decreti, Vol. III, c. 142v.
56.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.
55.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit. Cfr. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19.
57.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit.
58. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Decreti e Mandati, Vol. III, c. 198r.
59.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit.
60.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit.
61. S. Degli Arienti, op.cit.
62. Archivio storico per le province napoletane, Volume 9.
63. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 199, doc. 42. Cfr. Archivio storico per le province napoletane, Volume 9. Cfr. Arch. Di Milano Reg. Parigi, fol. 124 t. Dispaccio del 28 settembre 1459 inviato dal Duca di Milano ad Isabella. Lettera del Duca di Milano alla Regina Isabella del 15 ottobre 1459. Lettera della Regina Isabella al Duca di Milano datata Napoli 20 ottobre 1459. Lettera alla Regina e a Prospero Adorno del 5 novembre 1459. Cfr. sito internet: http://www.storia.unina.it/sforza/inventario1588.html
64. Francesco d’Angeluccio, Cronache delle cose dell’Aquila, pp. 897-898 e 904-905, 906. In: Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), cit. V. nota 100: “Una descrizione anonima della cerimonia è in asmo, Cancelleria ducale, Documenti di Stati e città, 85; il 20 agosto 1463 alzò le bandiere aragonesi, subito dopo la felice conclusione delle trattative con Alessandro Sforza, accampato nei pressi con l’esercito alleato”. Ivi, Lettera di Matteo da Capua a F. Sforza 22.VIII.1463, campo prope Caput Aquarum, ASM, Sforzesco, 211, c. 211.
65. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
66. Sulla ribellione ingiustificata dei baroni descritta agli Sforza v. Dispacci, cit. FERRANTE A F. SFORZA, Napoli, 10 febbraio 1460. F. SFORZA A SIMONETTO, FRATE AGOSTINIANO Milano, 1460 22 aprile 1460. L’attentato subito dal Re fu il 31 maggio 1460, come da lettera di Trezzo inviata a Sforza. Cfr. ANTONIO DA TREZZO A F. SFORZA, campo presso Calvi, 31 maggio 1460. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
67. Nicola Vivenzio, op. cit.
68. Nicola Vivenzio, Delle antiche, cit. Il discorso di Simonetto è ne Trattato del Pontano, Il discorso di Simonetto prima della battaglia, pp. 58-62. Cfr. Summonte G.A., op. cit., Tomo III, p.285.
69.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
70. ASNa, Regia Camera della Sommaria.
71.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. S. Degli Arienti, op.cit.
72.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
73.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
74. Passaro, cit., dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
75. S. Degli Arienti, op.cit.
76. S. Degli Arienti, op.cit.
77. ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 201, doc. 15; ASNa, RCS, Decreti, Vol. IV, c. 112r.
78. Giovannni Gioviano Pontano- Virgilio Iandiorio, De Bello Neapolitano, ABE Napoli 2026; cfr. Fondo Biblioteca Nazionale di Napoli. Cfr. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
79. Biblioteca Nazionale Francese, Italien, 1588, 332-333, minuta scritta nella cancelleria milanese, CONTRATTO TRA SIMONOT DE BELLPRAT E GIULIANO GONDI, Milano, 30 settembre 1460; Contratto in 13 capitoli fra Simonot de Bellprat della tesoreria napoletana su procura del duca di Milano e Matteo Gondi, un mercante fiorentino agente per sé e per il fratello Giuliano. Fu pignorata la terza parte della corona del re in cambio di 11.000 ducati; FERRANTE D’ARAGONA A GARÇIA BETES, Napoli 8 ottobre 1460; BNF, Italien, 1588, 350; STIMA DEI GIOIELLI DELLA CORONA DI FERRANTE D’ARAGONA, Firenze, 22 dicembre 1460, stima fatta da Giorgio di Niccolò, gioielliere veneziano. Cfr. Pietro Giannone, op.cit. Scrive Giannone: “Andrea Mariconda del seggio di Capuana, fiori pure in questi medesimi tempi, ed acquistò fama di celebre giureconsulto. Fu dalla giovinezza dato allo studio delle leggi, e prese il grado di dottore in Napoli a’ 5 d’ottobre del 1460. Riuscì nel fóro celebre avvovato, e dalla regina Isabella, luogotenente generale del re suo marito, fu creato consigliere nel 1461. Da Ferdinando poi fu fatto presidente della regia Camera, e rat. Vedi Toppi, de Orig Ti ib., tomo 2, lib. 3,c. l,num.9. Vedi Platina, in Paulo II”.
80. ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 201, doc. 88.
81. Lettera Politica di Isabella de Clermont a Francesco Sforza, Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Lettere, Vol. IV, c. 210r.
82. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
83. Lettera di Re Ferrante dalla Piana di Puglia (Archivio di Stato di Milano – ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 202, doc. 14, 2 luglio 1461.
84.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851, pagg.540 e segg. Cfr. Testi Temporum, Gaspare Fuscolillo. Croniche, edizione critica a cura di Nadia Ciampaglia, Nuovi Segnali, Napoli 2008, pag.640. Cfr. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti.
85. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Così “egli stesso raccontò a F. Sforza in una lettera del 30.VI.1462, ivi, 208, c. 106”. In Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota 100.
86. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
87. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811
88.Dal sito internet http://www.orsini-gotha.com
89.Discorso di Fedeltà e Sottomissione di Orso Orsini (Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Giuramenti, Vol. V, c. 88r, 20 agosto 1462
90. Nel 1462 notò Cardami, pag. 508, lin. 34. Avendo distribuite le genti dell’esercito per li luoghi convicini, e di poi se ne venne in Napoli. Nel fine di Gennajo 1463. Pag. 542, lin. 32. Re se ne venne di Napoli a fine gennaio 1463. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811 V. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli. Cfr. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr..M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit. Così: venìo ad Tarento, passao ad Nerito, et Gallipoli, et da Gallipoli andao ad Otranto visitando le fortalizzi, et omne loco dello principe, et alle 11 dicto entrao ad Lezze, et pe omne loco fo receputo…
91. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, op. cit. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
92. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 203, doc. 12.
93. Dispaccio di Antonio da Trezzo sulla morte del Principe di Taranto (Archivio di Stato di Milano – ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 203, doc. 45.
94. Archivio di Stato di Napoli -, Decreto della Regia Camera della Sommaria per l’incameramento dei beni.
95. Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. V, c. 192r, 1 dicembre 1463,17 novembre 1463. Cfr. Davide Shamà, Breve storia della dinastia Orsini. Cfr. Cardami, op.cit. Cfr. Giannone, Storia.
96. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti…, op.cit. Lo ricorda un documento che era nell’Archivio Comunale: Ferdinandus Dei gratia Rex Siciliae, Hyerusalem, et Hungariae. etc. / Universis et singulis praesentes literas inspecturis tam praesentibus, quam futuris notum facimus per praesentes, quatenus pro parte Nobilium, et Egregioum Virorum, Universitatis, et Homninum Terrae nostrae Carvignedae Provinciae Hydrunti fidelium nostrorum dilectorum, qui propter subsecutum obitum illustris quondam Principis Tarenti, decedentis absque legitima prole ad nostram obedientiam, et fidelitatem cum animi promptitudine, et eorum spontanea voluntate devenerunt, fuerunt oblata Nobis nonnulla capitula, et petitiones quas, et quae juxta, et secundum deactaciones, et responsiones nostras in fine unius cujusque capitulorum ipsorum sigillatim continuata, et continuatis, apposita, et appositas, atque declaratas admisimus, et acceptavimus gratanter, quorum quidem capitolorum, decretationum, et responsionum nostrarum in fine singulorum ipsoruni apposimus, ut profertur, et seguitur in vulgari modo.
Segue la preghiera dei carovignesi, i quali, alla Sacra Regia Majestas humiliter, et devote supplicatur per parte dell’Università della Terra di Carvigna, che vostra Majestà se degna volerli tenere, et confermare tutti loro privilegii, sì come l’hanno fatto l’altri Signori, che hanno tenuto la detta Università di Carvigna. – Placet Regiae Majestati pout in possessione fuerunt, et sunt.
Item supplicano la detta Majestà Vostra, che la Regina Maria d’Engenio volze per un anno in dono onze otto, et dopo sempre l’hanno pagate. Però supplicano alla detta Vostra Majestà, se degna remetterli le dette onze otto. – Placet Regiae Majestati. / Item supplicano alla detta Vostra Majestà, che la Regina Maria predetta volze per un furno, che aveva dentro la Terra predetta de Carvigna onze quattro per anno, et dopo s’è guastato lo dicto furno, et sempre la detta università hanno pagato le dette quattro onze, per lo dicto pagamento supplicano alla detta Vostra Majestà, se degna volerli remettere tal pagamento – Si ex furno praedicto beneficium non habent, placet Regiae Majestati. / Item supplicano alla detta Majestà Vostra, che avendo a permutare altro Ufficiale, la Majestà Vostra se degna volerli confermare Masello de Lattera, come fu, è stato per lo passato, e che sia pagato per lo Erario di Vostra Majestà onze dieci per anno. – Regia Majestas aut illum confirmavit, aut de alio bono providebit. / Item supplicano la Vostra Majestà ch’essi esponenti so remasti poveri e miserabili alla Corte dell’anno passato in onze cinque. – Placet Regiae Maiestati. / Item supplicano alla Vostra Majestà, che attesa la loro povertà se degni farli franchi da ogni pagamento per anni cinque. – Placet Regiae Majestatis pro annis tribus.
Expedite fuerunt dictae petitiones, et Capitula in Regiis felicibus Castris prope Sanctam Mariam de Quarantana die vigesimo octavo novembris millesimo quatercentesimo sexagesimo tertio. Rex Ferdinandus -Dominus Rex mandavit mihi – Bartolomeo de Rataneo.
Fu poi lo stesso Re Ferrante d’Aragona a confermare Carovigno al figlio di primo letto del defunto Principe di Taranto, a quanto pare ripudiato dal padre, non avuto dalla prima moglie Anna Colonna (accertata per sterile), chiamato Magnifico Bartolomeo (Del Balzo) de Ursinis. Fu infatti Bartolomeo de Orsini che Re Ferrante confermò barone della Terra di Carovigno e dei Casali di Salice e Guagnano e Conte di Lecce, cioè la terra di Carvigna, e li Casali di Salice, e di Guagnano de Provincia Hydrunti devoluti per morte senza eredi dell’Illustrissimo Principe di Taranto. Considerando i servizi del Magnifico Vartolomeo de Ursinis dona al detto Bartolomeo la detta Terra (ASN, 1464). E a lui restò fedele, quando nel 1452 il Re gli chiese manforte, tramite il cavallaro Antonio Masullo, per partecipare alla guerra d’Otranto del 1480-81, prima della morte avvenuta nel 1484, quando vendeva il diritto alla riscossione delle tasse su scannaggio, chianca e bosco sui feudi di Salice e Guadano a Luigi Paladini.
97.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit. Così: venìo ad Tarento, passao ad Nerito, et Gallipoli, et da Gallipoli andao ad Otranto visitando le fortalizzi, et omne loco dello principe, et alle 11 dicto entrao ad Lezze, et pe omne loco fo receputo… In: Bartolomeo Ravenna, Memorie istoriche della città di Gallipoli,
Tip.Miranda, Napoli 1836.
98. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Privilegi e Decreti, Vol. VI, c. 42r.
99.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit.
100. Privilegio d’esenzione per l’Università di Carovigno (Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Privilegi e Decreti, Vol. VI, c. 42r, 28 novembre 1463.
101. Ingresso solenne a Lecce, Diurnali Salentini, Fondo Manoscritti Biblioteca Provinciale di Lecce. Cfr. I sunti dei manoscritti salentini d’epoca aragonese in: Biblioteca Provinciale di Lecce, Fondo Manoscritti, Cronache e Diarii Salentini (MS. s.d.); vedi anche Girolamo Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Libro I, Iride, Napoli 1855.
102. Lettera di Antonio da Trezzo a Francesco Sforza sulle ricchezze incamerate (Archivio di Stato di Milano – ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 203, doc. 112, 30 dicembre 1463.
103. S.Degli Arienti, op.cit.
104. Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. V, c. 240r, 12 gennaio 1464).
105. Roberto delle Donne, Regis servitium nostra mercatura. Culture e linguagi della fislalità nella Napoli aragonese, In: Linguaggi e pratiche del potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed età moderna, a cura di Giovanna Petti Balbi e Giovanni Vitolo. Centro interuniversitario per la storia delle città campane nel medioevo. Quaderni (4).Laveglia editore, Salerno 2007, dal sito internet: www.fedoa.unina.it/1125. Nota 28.
106.G.Battista Aiello, Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, Napoli 1845, vol1. Nella tribuna saranno collocati i “sepolcri di Isabella di Chiaromonte moglie di Ferrante I d’Aragona e di Pietro d’Aragona fratello di re Alfonso, morto nell’assedio di Napoli del 1459 e qui poi trasportato da Castel nuovo e tumulato nel 1444. L’iscrizione è la seguente: OSSIBVS ET MEMORI AE ISABELLAE CLARIMONTIAE / NEAP. REGINAE FERDINANDI PRIMI CONIVGIS / ET PETRI ARAGONEI PRINCIPIS STRENVI / REGIS ALFONSI SENIORIS FRATER / QVI NI MORS EI ILLVSTREM V1TAE CVRSVM INTERRVPISSET / FRATERNAM GLORIAM FACILE ADAEQVASSET / OH FATVM! QVOT BONA PARVVLO SAXOCONDVNTVR. Quivi anche riposa la spoglia di Cristoforo di Costanzo gran siniscalco di Giovanna I, morto nel 1367; e qui Beatrice figliuola di Ferrante I e d’Isabella, rimasa vedova di Mattia re d’Ungheria, leggendovisi l’epigrafe: BEATRIX ARAGONEA PANNONIAE REGINA / FERDINANDI PRIMI NEAP. REGIS FILIA / DE SACRO HOC COLLEGIO OPT. MERITA / HIC SITA EST / HAEC RELIGIONE ET MVNIFICENTIA SE IPSAM VICIT.
107. Mandato della Regia Camera della Sommaria per i lavori a San Pietro Martire (Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. V, c. 240r, 12 gennaio 1464.
108. Archivio della Corona d’Aragona – ACA, Cancellería Real, Brevia Apostolica, Reg. 3122, f. 19r, 6 febbraio 1464.
109. S. Degli Arienti, op.cit.
110. Archivio di Stato di Milano – ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 204, doc. 15, 12 gennaio 1465).
111. S. Degli Arienti, op.cit.
112. Ivi.
114.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
115. Dispaccio di Antonio da Trezzo sulla malattia di Isabella (Archivio di Stato di Milano – ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 204, doc. 15, 12 gennaio 1465).
116. Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. VI, c. 312v, 31 marzo 1465
117. Registro di Spesa per le Esequie della Regina, Archivio della Corona d’Aragona – ACA, Cancellería Real, Tesoreria e Spese, Reg. 2688, f. 142r, :2 aprile 1465.
118. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
119. Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. VI, c. 312v, 31 marzo 1465).
120. A.Bascetta, Isabella de’ Clermont, ABE Napoli, 1999.
121. Pontano – Iandiorio, De Bello, cit. Cfr www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
122. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
98. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.Per la lettera di cordoglio di Sforza v. BNF, Italien, 1590, 338, Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo, Milano 10 agosto 1464.
123. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii.., op.cit.
124. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii.., op.cit.
125. Registro di Spesa per le Esequie della Regina, Archivio della Corona d’Aragona – ACA, Cancellería Real, Tesoreria e Spese, Reg. 2688, f. 142r, 2 aprile 1465).
126. S. Degli Arienti, op.cit. Così: – Tendea solamente cum summo studio a la recta gubernatione del regno. Infra li altri effecti de iustitia, accadette uno giorno, che essendose absentato el re, uno suo carissimo curiale, chiamato don Ferrante de Juvara, adimandò de gratia a lei uno suo creato familiare, che era detenuto per certi furti et altri commissi delicti; et non possendone alcuna gratia consequire, mandò a supplicare al re, li facesse gratia de liberare questo suo creato. Così il re li fece gratia, scrivendo lettere a la regina per questa liberatione. Et le lettere, portate ad tre hore de nocte, non parse a don Ferrante de Juvara indisposto el tempo a presentarle, et il tempo defferitte a la sequente matina. Questo sentendo, Isabella regina, come desiderosa punire li delinquenti secundo loro delicti, avanti giorno de tre ore, et prima che le lettere li fusseno presentate, fece suspendere el delinquente. Recepute poi le lettere, respose al re che sua Maiestà havea comandato fusse liberato l’incarcerato, quale non havea, ma non l’homo impichato. Per questo spectaculo certo li selerati non manco se spaventavano, che li boni se alegrasseno de la conversatione de iustitia, et quiete vivere.
127. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli, Opuscola historica, cit.
128. Registro dei Decreti per le Esequie Solenni (Archivio di Stato di Napoli – ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. VI, c. 315r, 1 aprile 1465.
129. Dispaccio Diplomatico sulla Processione Funebre (Archivio di Stato di Milano – ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 204, doc. 42, 1 aprile 1465.
130. S. Degli Arienti, op.cit.
131. Per il contesto della sepoltura sotto il coro e il legame con la cappella di San Vincenzo Ferrer, si rimanda a Giovan Battista de Grossi, Inscriptiones monumentaque in ecclesiis Neapolitanis ordinis Praedicatorum, Typographia Regia, Neapoli 1643, p. 72.
132. La descrizione morale e materiale delle ultime volontà e del guardaroba convertito in paramenti sacri è tramandata dal cronista coevo Giovanni Sabadino degli Arienti, De plurimis claris selectisque mulieribus, ed. critica a cura di P. Chandler, C. Raffini, Bullzoni, Roma 1989, pp. 240-244.
133. Per la stabilità delle assegnazioni feudali pugliesi e la dote dei beni parafernali attribuiti alle figlie Eleonora e Beatrice, cfr. ASNa, RCS, Privilegi e Decreti, Vol. VI, c. 112r-115v.
134. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Testamenti e Successioni, Vol. II, c. 310v (in regesto);
135. Iscrizione registrata nei repertori storici monumentali: si veda Cesare d’Engenio Caracciolo, Napoli Sacra, per li Sannii, Napoli 1623, p. 272; cfr. anche Giovan Battista de Grossi, Inscriptiones monumentaque in ecclesiis Neapolitanis, Typographia Regia, Neapoli 1643.

Description

Isabella dei Chiaromonte di Lecce

indice

premessa
L’ULTIMA EREDE DELLE CASATE
ORSINI DI TARANTO – ENGHIEN DI LECCE

1. Il parto e la profezia del Salento
2. I nonni materni, Raimondo e Maria di Taranto
3. Nata Principessa nelle terre dello zio eversivo
4. La gioventù circoscritta alla corte
5. Lo sposo Duca Ferrante, erede di Re Alfonso
note bibliografiche alla premessa

capitolo i.
LA FAVOLA DELLA BELLA PRINCIPESSA
CHE SPOSA IL BRUTTO DUCA DI CALABRIA

— Re Alfonso d’Aragona, il suocero malaticcio
— Il matrimonio di interesse diventa una favola
— La sposa ideale per l’erede Duca di Calabria
— La famiglia, l’Imperatore e le feste per le vittorie
— La cometa di Halley come flagello: il sisma del 1456
— Palazzo Reale a lutto: muore Re Alfonso

capitolo ii.
LUOGOTENENTE DEL RE PIDOCCHIO
ROTTO A SARNO E COL TESORO PIGNORATO

— Donna Sabella, la nuova Regina di Napoli
— La successione provoca rivolte: la luogotenente
— La congiura dei baroni fomentata dallo zio principe
— La Regina salva il Re dalla Rotta di Sarno
— Isabella fa la colletta e resta sola al comando: la riconquista
— Guerra nel Principato Ultra, tra Sabato e Calore

capitolo iii.
LA Sovrana del Rinascimento
CHE INVENTò LA MODA NapoletanA

— La moda napoletana e l’arte introdotta da Isabella
— L’atroce malattia, cura a Pozzuoli e rifiuto dei medici
— La leccese di sangue francese per la moda napoletana
— Il testamento e la ricostruzione dei lasciti

note bibliografiche al testo

Isabella di Chiaromonte nacque di sangue blu, ma è difficile affermare a quale razza appartenne.
Il nonno e la nonna materni ebbero una vita intensa: due o tre matrimoni, una manciata di figliastri, una ventina di stati feudali e diversi papi o re ai quali sottomettersi malvolentieri. Furono due avi spietati, non proprio nell’assassinare i parenti, quanto nell’usurparne i beni: falsi (cambiavano continuamente partito), ingordi (occupavano una Terra e pretendevano l’altra), nepotisti (i matrimoni di interesse erano la loro specialità) e arrivisti (pensarono solo a sé stessi).
Di Raimondo, ministro contestabile delle conquiste da annettere ora al Regno di Napoli col titolo di dux, ora a quello del papa col vessillo di s.Pietro, si racconta che nel reprimere il brigantaggio che infestava il casertano, emanò un bando e promise il perdono ai briganti che deponessero le armi entro una settimana. Poi non mantenne il patto e li fece impiccare; altri furono attanagliati e squartati in Napoli, perchè sostenitori di Urbano VI. Erano i tempi in cui papi e antipapi facevano a gara con re e antiré a chi resistesse di più, visto che lo sport praticato dai provenzali era quello di dichiararsi possessori delle Calabrie. I papi venivano eletti e sostituiti nel giro di qualche mese, ma comunque temuti per il solo fatto che erano gli unici a confermare il possesso di un regno. Ma anche i re, acclamati dai baroni e poi traditi per non essere stati favoriti nel privato, erano necessari per contrastare l’uno o l’altro nemico con maggiore vigore.
Anzi, nonno Raimondo, dopo la morte del fratello Roberto, era divenuto principe stabile di Taranto (1399) per essere passato col partito regio dei Durazzo, da consigliere (1401) del fu Re Ladislao (1403), dopo aver fatto morire tutti i Sanseverineschi e una sfilza di avversari: il duca di S.Marco, quello di Venosa, il conte di S.Severino, quello di Thurso, messere Malacarne di S.Severino e i conti di Cupersano e di Ugento con tutti i lor seguaci.1
Alla congiura regia del 1403 era seguita la vendetta contro i capi della ribellione, che lo fece vero padrone del Sud, avendo ereditato già gran parte delle contee, a meno di Venosa che, vivo il padre Nicola, avrebbe assegnato al giovane nipote Raimondello junior figlio di Pierre I. La vendetta venne servita fredda, dopo la nascita del primogenito Giannantonio (1401) e in seguito alla morte agostana (1404) della potente suocera Madame Sancia de Baucio che raggiunse l’anima del congiunto conte Giovanni d’Enghien, rattristando e rallegrando contemporaneamente tutta Lecce.2
Sempre più bramoso, Raimondo si ribellò a Re Ladislao nel 1405, dichiarandosi autonomo da ogni sovrano e soggetto solo alla Chiesa. Probabilmente si rese vassallo marchionale di Roma, insediando in Lecce perfino la magistratura, prerogativa dei sovrani, gli unici ai quali toccava amministrare la giustizia.
Era il 17 gennaio del 1406 quando, forte del titolo di conquistatore del papa, con cinque figli, figliastri e figliocci a carico, fece dichiarazione testamentale, almeno per i maschi avuti da Maria: a Giannantonio il principato di Taranto, a Gabriele il Ducato di Venosa, sebbene, anche molti anni dopo la sua morte, avranno sempre bisogno dell’avallo della madre per le alienazioni dei beni.3
Questo fu possibile perché risposando Maria d’Enghien, contessa di Lecce e sorella del luogotenente del precedente principe tarantino, Raimondo era diventato gonfaloniere di un altro papa vedendosi riconosciuta l’ereditarietà di tutti i beni. Perciò, contratte le nozze, si sentì obbligato a stare dalla parte della Chiesa concorrente facendo conquiste in tutta la penisola. Sarebbe andato anche oltre, se non fosse passato all’altro mondo, nel 1406, proprio nel giorno testamentale di s.Antonio abate. Da ciò si intuisce che l’atto fu forse un falso di Maria per confermare solo ai propri figli avuti da quel matrimonio un patrimonio immenso che, fra l’altro, sopraggiunto il papa ufficiale, non venne venne riconosciuto nè al principe Giannantonio, nè agli altri figli e figliastri, se non a Raimondello junior di Nola, ma comunque lo stato fu annesso al Regno di Napoli. Il nuovo sovrano, Ladislao di Durazzo, non vedeva l’ora di mettere le mani sul patrimonio del suo ex consigliere defunto che gli aveva voltato la faccia. Quando decise che ne avrebbe sposato la vedova Maria, la principessa aveva solo 36 anni, e se ne andò a risiedere ad Oria, col marito fresco morto nel castello di Lecce, nella discordante data del 12 maggio 1406, dopo aver furtivamente redatto il testamento tutto in favore di Giannantonio di 5 anni, dichiarandosi esclusiva sua tutrice.4
Da ciò si intuisce che neppure la nonna di Isabella, Maria d’Enghien, fosse uno stinco di santo. La chiamavano Maria d’Eugenio per italianizzarne il cognome che portava in dote con la sua contea di Lecce, quella appartenuta alle casate francesi fin dai tempi dei Normanni, ma era leccese di nascita. Le carte false le furono d’aiuto, ma stavolta gli intrecci familiari per appropriarsi del principato di Taranto non sortirono l’effetto desiderato e il nuovo papa, non potendo o volendo riconoscerne l’investitura alla prole, creò gonfaloniere Ladislao, pronto a marciare alla conquista di Taranto per arraffare tutti i beni col minimo sforzo. La principessa-contessa riuscì ad allontanarlo con le sue milizie, tramando di far riconoscere da Luigi II, il conquistatore francese avversario di Ladislao (1406), il figlio Giannantonio in qualità di erede del principato di Taranto, ricevendo in cambio la promessa di matrimonio tra il piccoletto e Maria, figlia del Re di Francia, sebbene fossero ancora fanciulli.
All’epoca i provenzali erano padroni di mezza Italia, essendo giunti nel regno con al seguito Amedeo di Savoia, il quale aveva consegnato loro gran parte delle conquiste, finendo i suoi giorni a Campobasso nel 1402, sulla scia di Amedeo IV conte di Savoia detto Il Pacifico morto a Castropignano (1383), all’epoca in Regno di Puglia. Fu lui a strappare dalle mani del defunto Raimondo anche il principato d’Acaia per essersi nominato principe del Levante nella Morea greca, occupata in qualità di vicario dello zio Giacomo Romanello del Balzo, ultimo imperatore di Costantinopoli fattosi duca d’Atene, facendolo sedere per la prima volta come vicario (1381) di Taranto.
Sarà cacciato dal Re Luigì d’Angiò, ricacciato da Re Ladislao, ma tanto fece che alla fine si riconobbe da solo perchè quel principato era il suo regno. Poi sopraggiunse la morte nel 1406 e la vedova si riorganizzò.
Il piccolo domino angioino Giovanni Antonio de Baucio de Ursini principe di Taranto e conte di Soleto era al suo primo anno di principato, nel 1407, quando la madre, non avendo la maggiore età dei 14 anni, consegnava l’atto di sottomissione agli ambasciatori francesi in cui prometteva fedeltà a Re Luigi II, come da Homagiurum dominorum principisse ac principi Tarenti, essendo amministratrice dei figliuoli, nella speranza di evitare l’invasione del Re di Napoli. Da qui il ritorno del gabbato Ladislao, il 15 marzo 1407, il quale, per appropriarsi del principato di Taranto, costrinse la principessa madre ad accettarlo come marito e senza riserve, tanto sarebbe finita anch’ella ristretta nella reggia partenopea, assieme alla precedente consorte.
E Maria: — Non me ne curo, ché se moro, moro da Regina.
Ma le vicende della Regina Maria e Giannantonio non finirono lì, perchè Giovanna II, defunto il fratellastro Ladislao (1414), s’impossessò della signorìa di Napoli, tenendo ben rinchiusi prigionieri l’una e l’altro, arrestato poco dopo insieme a Gabriele, con l’accusa di aver tentato di usurparle l’eredità del regno di Puglia.5
In fondo lo tenne dentro perché altrimenti avrebbe sposato la figlia del nemico Re di Francia. La Regina confiscò agli Orsini tutti i beni e poi fece guerra al papa, che glieli aveva concessi in feudo creandolo gonfaloniere conquistatore, perché considerava la Puglia un patrimonio di famiglia e non della Chiesa. Pareggiò infine i conti in casa francese prendendo per marito Giacomo Borbone, duca de la Marche, creando lui a principe di Taranto e successore (titolo dell’ex trono usurpato da Ladislao che andava all’erede del regno), offrendo privilegi alla città liberata dagli Orsini. In realtà pare che fosse stato arrestato un Giacomo Antonio (1386-1463) perché si era consumata la congiura di alcuni nobili, poi costretti (1416) al giuramento di fedeltà una volta tornati all’obbedienza della Corona Durazzo-Borbone.6
Per molti storici fu l’ex Regina Maria, appena subentrata Giovanna II al fu Ladislao che la teneva prigioniera, a chiedere la propria libertà e quella dei parenti, in cambio della mano della figlia Caterina al cavaliere Tristano de Clermont, favorito di Re Giacomo Borbone novello principe di Taranto. Da Caterina e Tristano sarebbe nata Isabella, non mancando alcuni di darla già per concepita nel lusso dello stato pugliese dei nonni, che appartenne in gran parte ai genitori.
Così Cardami: — Re Jaco incomenzao a fare tutto a so piacere, et desfare quello che vulia; feci scarcerare Reina Maria, et so filli, et diedi a lo Signuri Tristano de Claramonto so gentelomo, che se portao da la Marza la filla de la Reina Mari per nome Caterina, che fo filliastra de lo Re Lauslao, et fillia de Raymundo de Ursinis Principe de Lavante, et le feci dare tutto lo Stato, et Castelli, et cu lo Signuri Tristano se ne tornao sana, et libera culli filli en Pullia a sò Stati.
Gli stemmi della basilica confermano le unioni fra Giannantonio e Anna Colonna, Caterina e Tristano, Gabriele e Maria Caracciolo (1431), ai quali vengono donati argentea vasa, iocalia et bona donativi seu corredi ipsius exponentis, come documenta l’assenzio regio ai capitoli nunziali. D’Egly, d’accordo con Costanzo e Summonte, scrive che nel 1419 Giacomo vendette, vendit la Principauté de Tarente à Jean Antoine des Ursins, e se ne ripartì per la Francia. Giovanna II si sentì libera, ma ad agosto del 1420 si presentò nel porto il nemico duca d’Angiò.

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Editorial Review

La Regina che portò la moda a Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il papa e i Francesi di Luigi d’Angiò erano sicuramente già penetrati nel Regno nel 1420, quando Alfonso, Re di Aragonia, dopo aver preso possesso del suo Regno di Trinacria in Sicilia, lasciandovi un vicerè a Messina, nel 1421, si affacciò su Napoli. Vi giunse, al posto del defenestrato Re Giacomo Borbone da La Marche, per essere adottato a successore dalla moglie Giovanna II d’Angiò. Accolto con benevolenza, servito e riverito, stavolta la sovrana non volle fare lo stesso errore e tenne lontano dagli affari di stato il figlio adottivo catalano, vivendo chi in un castello e chi nell’altro. La strana coppia regnante piaceva anche al principe di Taranto Giovannantonio Orsino e a Tristano da Clermont di Copertino, cavaliere francese ormai accasato alla corte del cognato in quel di Lecce, dove la moglie Caterina del Balzo degli Orsini partorì la bellissima bimba che portava in grembo. E questa fu Isabella quando nacque, già indicata come futura Principessa di Tarento, nel 1424, ultima di tre sorelle. Pontano, nel suo Diario, dice che erano quattro sorelle e che, dopo la morte di Tristano (1441), finchè non maritarono, furono tutte cresciute dal fratello maggiore chiamato Giovanni Antonio Tarantino. Tarantino, fratello di Isabella e possessore terriero in Lippo, città del Salento, viene confuso con lo zio Giannantonio da Lecce, principe di Taranto?
Il cronista:— Isabellae Pater fuit Tristanus Comes Cupertinensis ex Claramontia familia, quae Gallia ulteriore habita est nobilissima, Mater Catarina Joannis Antonii Tarentini, qui bellum hoc excitavit, utroque e parente soror. Patre mortuo, Joannes Antonius eam, quae minima natu erat, cum quatuor sororibus Lipii in Salentinis habuit, atque educavit.
Caterina e le sue tre sorelle crebbero il fratello Giovanni Antonio, ultimo figlio di Raimondo, che farà guerra alla nipote Isabella. Che Isabella, al di là dello zio, fu anche sorella di un Giovannantonio Tarantino (non detto principe), lo si affermò in più di un diurnale.
Il cronista: — Fuit soror Joannis Antonii Tarentini belli in maritum auctoris!17
Il fidato Arienti scrisse che Isabella e le sorelle erano in tutto tre, altamente maritate, ma di fratelli di sangue non ne fa menzione.
E ancora: — Del quale matrimonio ne nacque ne li anni de la salute mille ccccxxquatro Isabella prenominata et due altre figliuole, quale altamente maritate morirono.18
Isabella rimase orfana di madre fra il 1429 e il 1430, perché Caterina, mamma delle creature, morì nel 1429 in la citate de Lezze. Era la mogliera de lo conti Tristano de Calaramonte per nome Caterina fillia de la Reina Maria, a cui seguì una specie di diluvio, come riferisce il preciso Diario del Cardami. Poi Coniger fa morire una zia Maria, figlia di Maria d’Enghien e Raimondo Orsini, il 24 novembre del 1430, definendola contessa di Cupertino, quasi fosse una seconda moglie di Tristano. Resta il fatto che Tristano, morto dodici anni dopo la vedovanza, non si risposò ufficialmente per nessun cronista, sebbene spunti un Giannantonio piccolo. Fu un fratellastro di Isabella?
Certo è che, tornato a Napoli dopo la spedizione di Bologna al fianco del papa, è l’altro cavaliere, Caldora, ad essere creato duca di Bari dalla Regina, crescendo così tanto la sua potenza, che già comandava a tutto l’Abbruzzo. Il potere degli Orsini appare offuscato anche per l’influenza del ministro Sergianni Caracciolo, padre di un Tristano e suocero di Gabriele Orsini, fratello di Caterina, sposato proprio dopo la di lei morte.
Il testamento di Caterina Del Balzo degli Orsini Contessa de Cupertino porta la data del 24 novembre 1429 in Lecce, avendo lasciato lo stato feudale di quel castello, cioè tutte le Terre in cui signoreggiavano: Leverano, Galatone, Veglie, San Vito degli Schiavi. E la piccola Isabella orafana di 5 anni? E’ “ragionevole affermare che da orfana abbia vissuto prima con la nonna Maria d’Enghien a Lecce”. Oppure sotto la tutela dello zio Giovannantonio e della moglie Anna Colonna, dalla quale non riusciva ad avere figli.19
O anche a Venosa dallo zio Gabriello, oppure con la sorella Sancia, o con Raimondo Orsini junior. Intanto a Napoli la Regina Giovanna aveva cambiato nuovamente partito adottando a futuro successore un Angioino. Stavolta scelse il duca di Calabria Luigi d’Angiò, commissariando con i cardinali commendatari tutte le abbazia più irriducibili rimaste nelle mani degli abati aragonesi, fra il 1417 e il 1430.
La pace con la Chiesa e il commisariamento delle ex abbazie aragonesi assorbite in Commende approvate da papa Martino V segnano l’ufficialità della completa uscita da corte degli Aragonesi in retromarcia su Palermo. La Regina si liberò perfino dell’amante ministro Sergianni Caracciolo, finendo con l’allontanare anche gli Orsini suoi parenti (1432), a cominciare dal genero Gabriello di Venosa che nel 1432 era anche conte di Acerra. Ma già nel 1433 Giovanna e un G.A.Orsini fecero pace: il principe fu riconosciuto e accettò titubante l’Angiono per sovrano, venendo ricevuto con grandi onori a Napoli, ma perché timìa che no fosse preso a tradimiento, sende andao ad la Cerra sua cetate, ma lo confortai la Reina ad no timere, et così isso feci. Anche perché a comandare sarebbe stata sempre Giovanna, in quanto Re Luigi III fu fatto Duce di Calabria e non Re consorte, stabilendosi a Cosenza in qualità di erede designato al trono con territori ancora da conquistare (non già principe titolare), presto morto senza prole, quasi da esiliato, appena un anno dopo. Giannantonio di Taranto e Gabriele di Venosa, istigati da amici baroni filoaragonese, vennero allo scoperto e si dichiararono ribelli, subendo seri danni da Re Luigi (dux in Cosenza per la liberazione delle Calabrie) e da Giacomo Caldora (dux in Bari per la liberazione degli Abruzzi).20
Luigi fu quindi Re del regno Sicilia Ultra ma ebbe un’unica Provincia da annettere come dux di Calabria, fra l’altro presieduta da Filippo Caracciolo detto Pippo, uomo di Giovanna, divenuto suo vicerè (prima del 1433), già maresciallo consigliere e milite del regno di Sicilia, come ai tempi degli antichi atti angioni. Re Luigi riuscì a togliere agli Orsini quasi tutti i territori, lasciandogli Taranto, dove dimorava Maria, e Lecce, che assediò quando pose li pavilliuni dove la batia de S.Nicola et Cataldo. Rincorso da Giannantonio e dall’ex Regina Maria, che lasciò Taranto dove dimorava, riuscì a scalzare Onorato Gaetani conte di Fondi e recuperò in pochi giorni tutto lo stato-provincia di Terra d’Otranto.21
A novembre del 1434 Re Luigi fu colto da gagliardi febbri e morì nel Castello di Cosenza, seguito dalla Regina Giovanna tre mesi dopo.22
Il regno si spaccò a favore di Re Renato d’Angiò nominato nel testamento di Giovanna suo erede e di Re Alfonso d’Aragona sostenuto dal papa (e dalle abbazie commissariate da Giovanna) a favore degli Aragonesi. Il principe Orsini, approfittando della ritirata a Bari degli Angioini e Caldora, in un mese recuperò tutte le Terre perdute, “frutto massimamente delle sue amabili maniere, e della sua onoratezza, e giustizia”.23
Giannantonio sembrava essere diventato il Re di Lecce, nominandosi in forma privata, nel 1434, capo di un suo Tribunale, il Concistorium Principis, come poi riconosciuto dal futuro Re Alfonso d’Aragona a tutti i feudatari per amministrare la giustizia in loco e in proprio, considerandola non più come esclusiva di un sovrano. Giannantonio pronunziava le sentenze a Torre del Parco, sotto lo jardinello dove è la fontana intro la sala et la camera reale, in quella residenza che veniva chiamata Palazzo Reale.24
Un palazzo che, alla stregua dei castelli di Napoli, fungevano da casa e da prigione per i baroni ribelli. Qui Giannantonio abitava la moglie principessa Anna Colonna quando, maritata l’ultima sorella zita, avrebbe preso in affidamento Isabella. Tristano sarà invece ricordato dalle figlie con una statua a cavallo, in quel di Copertino, eretta dalla primogenita Sancia solo qualche anno dopo la morte del 1441.
Così il cronista sospetto: — Rimasta fanciulla Isabella sua ultima genita, fu trasferita ad allevarsi nella Corte del Principe Giovanni Antonio suo zio, il quale non aveva legittimi figliuoli.25
Da qui la sistemazione delle sorelle in area aragonese.26
Isabella di Chiaromonte (1424-1465) ebbe modo di istruirsi e di dilettarsi al piacere della lettura nella biblioteca del palazzo di Lecce, perfezionando la scrittura e arricchendo il suo sapere, già prima di perdersi fra gli scaffali di corte, zeppi di volumi pregiati e codici miniati, principale collezione del futuro marito.
Isabella sarebbe diventata una Regina degna di tal nome. Sulla lapide del padre Tristano, posteriore al 1441, è detta già Regina quando il suo nome compare a mo’ di firma insieme a due sorelle, senza citarsi ulteriori eredi e, per questo, non sarebbe corretto sostenere l’esistenza di un fratello, Antonio, se non come fratellastro uterino. Lo stesso dicasi per un altro fratello che viene tirato nella storia, che avrebbe avuto nome Raimondello Clermont.
Isabella aveva diciassette anni quando il padre morì, due giorni dopo aver festeggiato il capodanno del 1441. Secondo alcuni lasciò ciò che possedeva ai suoi sette figli, nel testamento che aveva fatto rogare a Copertino alla morte della moglie, quando Isabella aveva solo quattro anni, in cui compaiono tutte le future principesse: Sancia duchessa di Andria, Margherita principessa di Altamura, Antonia signora di Clermont, Maria, e anche il figlio naturale chiamato Raimondello che diverrebbe signore di Copertino.
Tristano, storico cavaliere amato pe le soe bone qualitati, fu pianto da tutti, mentre il Re d’Aragona si apprestava all’acquisto di un altro conquistatore, Giacomo Caldora di Bari, passato da dux angioino alla sua parte.27
Re Alfonso si preparava ad occupare il regno alla notizia della morte di Re Luigi e della Regina Giovanna, seguita a tre mesi, che aveva dichiato a nuovo erede Re Renato d’Angiò, pronto a spedire la moglie Regina Isabella di Lorena in quel di Napoli. Gli Angioini furono nella capitale del Regno per 7 anni, dal 1435 al 2 giugno 1442, dopo aver sconfitto Re Alfonso a Ponza. Coniger fa giungere Alfonso, Re dell’Isola de Cecilia, nel 1436, col favore del principe di Taranto e di altri baroni, per battersi nel porto contro Re Renato, quando perse il fratello Pietro sul campo di battaglia, dove per una bombarda de la Terra fo ammazzato lo infante de castiglia suo fratre.28
Ad aprile del 1436 il principe di Taranto fece alzare le bandiere aragonesi nei territori che si riprese fino a Bari, facendo arretrare gli Angioini.29
Del resto altri impegni, seguiti dalla prigionia, portarono presto via Renato, lasciando la vicaria Regina Isabella di Lorena nelle mani di Pippo e del Magnifico Raimondo Orsini junior, il parente campano di partito avverso alla linea tarantina, tornato sulla scena grazie ad una legge del 1436 con cui la Regina Isabella di Lorena lo elevò a M.Justitiario Regno Siciliae, e jus Locumtenenti, necnon Regenti Magnam Curiam nostra Vicaria. Isabella di Lorena era amata dai Napoletani, ma anche Raimondo fu pronto a tradire dopo due anni in cambio del titolo di principe di Salerno. E’ Raymundo de Ursinis Nolano, et Palatino comiti già Magistro iustitiario Regni Siciliae consiliario collaterali sotto gli Angioini dai tempi di Giovanna II, da prima del 1422, quando requisì la Terra di Ottaviano che fu di Origlia, presenti il cancelliere Algiasio Orsini e il gran siniscalco Sergianni Caracciolo.30
Raimondello junior di Nola fu sicuramente angioino dal 1422 al 1436. Dopo i bagordi di Giovanna, sotto Isabella di Lorena, fu serioso rivedere una Regina che alle vesti pompose preferiva i panni neri. Sebbene lo facesse per l’arresto del marito.
Diceva la Regina: — Non convenia andare cum liete et pompose veste per la captura del re suo marito.
Poco restò a Napoli, ma venne riconosciuta come una sovrana degna, accompagnata da tre parole: regina, giustizia e grazia.31
Il poeta: — O Ixabella sanctissima regina quanto sei degna de sempiterna laude per quelle tre beate geme che te ornarono al mondo, et per molte altre virtute, che in te regnarono!32
Ritornato a Roma e ricompensato dal papa per le sue imprese col titolo onorifico di patriarca di Alessandria, il 22 marzo 1435, il cardinale Giovanni Maria Vitelleschi firmò la pace con Iacopo Orsini di Monterotondo e Bracciano (marito di Maddalena Orsini di Bracciano sorella del cardinale Latino Orsini e figlia a Carlo Orsini), e il 26 maggio con Antonio Colonna, indi coi suoi alleati Savelli e Conti di Valmontone, Lorenzo Colonna, sottomettendo tutti all’obbedienza alla Chiesa.
Garzilli, che legge la Cronaca di Notar Giacomo, dice che il patriarca occupò città importanti, arrivando a fare prigioniero il Principe di Taranto il 5 luglio 1436, occupando sicuramente Salerno, perché anche Raimondello tradì, sebbene come ricompensa del suo passaggio dalla parte aragonese, si vedrà ugualmente riconosciuto il titolo di principe di Salerno (1438), sposando la cugina del Re, Eleonora d’Aragona, che gli portò in dote il ducato d’Amalfi, passato da Giordano Colonna (1405-1438), appunto, a Raimondello junior Orsini; da qui si ritrovò l’episcopio nolano ad essere retto dal vescovo J.A. Tarantino: Episcopio Nolano J.A. Tarentino.33
Nei Diurnali del Duca di Monteleone si legge che Re Alfonso tolse Salerno al Vitelleschi e già fece principe di Salerno e duca d’Amalfi Raimondello Orsini (1437).34
Del resto, a fine 1438, Re Alfonso d’Aragona era di nuovo a Taranto con Giannantonio, pronto ad assediare Napoli.35
Prima degli Aragonesi, il 2 giugno 1442, perduta la Puglia e la Basilicata, giunsero nella capitale, con gran pompa, il duca di Calabria e Raimondo Orsini principe di Salerno e si decise finalmente di poter occupare Napoli.36
Per il poeta fu allora che si “incominciò cantare quella cantilena”:
— Per Dio non mi chiamate più Regina
chiamatime Ixabella sventurata.
Haio perduto Capua gentile,
la Puglia piana cum Basilicata.37
Re Renato fu liberato e richiamò in Francia moglie e prole, concordando che l’antagonista Re Alfonso di Trinacria avesse poi adottato il figlio Giovanni II di Lorena a successore.38
Alle sedici del pomeriggio del 26 febbraio 1443 Alfonso entrava da Re trionfante a Napoli, e sopra Carro, et sotto Pallio.39
Proce’ poi fin da subito, il 3 marzo successivo, con la dichiarazione del figlio Ferdinando ad erede in qualità di Duca di Calabria.40

note bibliografiche al testo

1.Sui racconti dell’ingresso di Alfonso per l’acquedotto, del carro, della sfida del principe v. Fra Luigi Contarino, L’Antiquità di Napoli, Napoli 1575, pag.82; in: Giovanni Villani, Luigi Contarini, Benedetto di Falco, Raccolta di vari libri, overo opuscoli d’historie del Regno di Napoli,Castaldo, Napoli 1680, pag.141. Per la storia dei cronisti v. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Fernando Guida, da internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Sulle nozze v.Regina Poso, Saggi, in Kronos n.10, pagg.120-122. Cfr. Rogeri De Pacienza, Opere, a cura di M.Marti, Lecce 1977, Lib.I poema in 8 libri e 8112 versi Lo Balzino, vv.385-393, Lib.II in 612 versi Il Triunfo. Cfr. L.Schiappoli, Isabella di Chiaromonte regina di Napoli, in miscellanea storica salentina G.Cingolani, n.4, marzo 1995, pagg.69-85. Per note su Rogeri v.Giovanni B Bronzini, Rassegna bibliografica, pag.379 e segg., Archivio storico pugliese, 1978. Queste nozze fra Isabella del Balzo con Federico, l’altro figlio di Alfonso, furono celebrate ad Andria il 28 novembre del 1487, quando la principessa giunse nella cattedrale in pompa magna. Sono versi sicuramente scritti più tardi, nel 1498 ad opera di Rogeri, il quale tratteggia la figura della nuova sovrana investita del Regno di Sicilia e Gerusalemme che quindi non fu questa Isabella del Balzo degli Orsini, ma la futura cognata Isabella del Balzo, orfana di Pierre principe di Altamura e duca d’Andria. Così Rogeri: - Stava Isabella assai contenta e lieta / chiamata era Duchessa de lo Monte; / de panni, broccati, velluti e seta / non era principessa li stesse a fronte; / li varii ornamenti non avea meta, / catene, gran collane, gioie in fronte, / ch’invero una regina più pomposa / non saria ossuta andar in omne cosa. Sullo sbarco di Ferrante v. Bartolomeo Fazio, olim Bartholom Facii, De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege, op.cit. Sul figlio di Caldora avuto come amico appena giunto dalla Catalogna al fianco del padre Alfonso v. Di Costanzo, op.cit. Così di Costanzo: Ai tempi in cui Re Renato perse Raimondo Caldora e il Ducato di bari e passò con Re Alfonso, questi deciso di dargli per sicurezza e pegno di amicizia il figlio primogenito per paggio, bello e disponibile, “il quale era di così gran bellezza e disposizione, che il Re lo diede per compagno a Don Ferrante suo figlio bastardo, ch’era venuto pochi dì innanzi da Catalogna, e lo facea servire a modo di figlio di gran Principe scrive Bartolommeo Facio che stava in quei giorni appresso a Re Alfonso. Cfr. Bartolomeo Fazio, Bartholom: Facii De rebus gestis ab Alphonso Primo, Neapolitanorum rege. Sulle qualità di Ferrante v. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Sui maestri di corte v. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
2. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancería Real, Regesta Alfonso V, Reg. 2559, c. 62r; Reg. 2642, f. 118r.
3. Rogeri de Pacienza, in: A.Bascetta, Isabella del Balzo, l’ultima regina di Puglia, Abe Napoli 2020.
4. Archivio della Corona d'Aragona (ACA): Cancelleria, Reg. 2559, c. 62r. Il registro d'Aragona reca i mandati per le provvigioni finanziarie della delegazione aragonese capeggiata da Eiximen Perez de Corella inviata a Lecce per prelevare la sposa.
5. Archivio di Stato di Napoli (ASNa): Regia Camera della Sommaria, Quinternioni, Reg. V, ff. 173 e 192 (atti di ratifica dei capitoli dotalizi delle principesse aragonesi e legami patrimoniali).
6. Archivio di Stato di Milano (ASMi): Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 198, doc. 151; cart. 200, doc. 12. I carteggi degli ambasciatori ducali milanesi a Napoli descrivono i legami tra la corona e le corti baronali pugliesi per la gestione finanziaria dei corredi (iocalia et bona donativi).
7. Jerónimo Zurita, Anales de la Corona de Aragón, Libro XV, cap. LXIV (ed. D. Dormer, Saragozza 1610, pp. 286-287); cfr. nelle scritture feudali dei Quinternioni della Regia Camera della Sommaria (ASNa, RCS, Quinternioni, Reg. V, ff. 173-192).
8. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancillería Real, Regesta Alfonso V (continentale), Reg. 2559, c. 62r (Mandato finanziario per le spese di viaggio della delegazione guidata da Eiximen Perez de Corella).
9.Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancillería Real, Regesta Alfonso V (Tesoreria e spese di corte), Reg. 2642, f. 114v (Registrazione dei mandati di pagamento per iochalibus, aurariis et texturis aureis).
10. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancillería Real, Regesta Alfonso V (Trattati, alleanze e concessioni), Reg. 2911, f. 45r (Atto di ratifica e stabilità dei capitoli dotalizi contratti con il Principe di Taranto).
11. Archivo de la Corona de Aragón (ACA), Cancellería Real, Regesta Alfonso V (Spese di Corte), Reg. 2645, f. 92v.
12. Sabadino degli Arienti, cit.
13. La cronologia nel Diario riportato da Tafuri: Anno 1444, indictione septima. A dì 3 ianurio morto Ramondello Claramonto filio di Tristano Claramonto Conte de Copertino. Cfr. Ludovici di Raimo, Annales Ludovici de Raimo, RIS XXIII, col. 231. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Un barone poteva infatti anche cedere solo la riscossione, per intero o in porzioni, del Burgensativo, della Cappellania e di altri diritti o jus (sui quali deteneva l’esazione) a dei privati, all’Università, ma ciò accadde per secoli. Cfr. A.Bascetta, Il Tesoro del Marchese Amoretti di Capriglia, Abedizioni, Avellino 1996. Sugli atti: Archivio storico per le province napoletane, Nuova Serie, 1938. Sulle vicende dei feudi verginiani: A.Bascetta. Mugnano del 1742, Catasti onciari di Terra di Lavoro, Abedizioni, Avellino 2006. Cfr. A.Bascetta, Joanna secunda, Giovanna II d’Angiò Regina di Napoli, Abe, Avellino 2010. Cfr. V. Pontano, cit. Cfr. sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida. Cfr. Giovanni Sabadino degli Arienti, Gynevra de le clare donne, a cura di C.Ricci e A.Bacchi della Lega, Romagnoli-Dell’acqua, Bologna 1887, opera composta da 33 biografie di donne famose scritta alla corte di Ginevra Sforza che vide la luce nel 1483. Dice Arienti che quando Alfonso venne nel regno chiamato in soccorso dai grandi (i magnati della magnifica Corte istituita da Ladislao) ovvero li primati de Neapoli per succedere nel regno, come adoptivo figliuolo, diventato Re solo dopo molte guerre, non havendo altro unico herede che Ferdinando, suo figliuolo, dubitò, come savio re, che doppo la morte sua non intervenisse qualche defectione nel stato, per essere il figliuolo Ferdinando, alhora duca de Calabria, di etate anni xvi. Quindi Ferrante aveva 16 anni quando impalmò Isabella, che era de anni xxii, già erede designata al titolo di principessa, in quanto cara nepote (come propria figliuola) del principe de Taranto, et figliuola già del predecto illustre cavaliero Tristano.
14. Dal sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com.  Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida; v. anche dal sito internet: www.ilportaledelsud.org. Cfr. Tafuri così continua: “Ivi ad istanza del Re tradusse dall’Ebraico in Latino il Salterio, dal Greco l’Isagoge di Porfirio, il libro delle Categorie di Aristotele, i dieci libri dell’ainicomaco, i sette ad Eudemeo, ed i due intolati Magnorum Moraliunij che si credono tutti composti dal medesimo Aristotele, ed il testamento nuovo”. Oltre ad alcuni trattati da lui composti, come quello de Terremota libri trei, De recta inlerprelalione lib. V, Vita Senecae, De Pace servanda. Ottenne 900 scudi d’oro annui, “per quel che ne scrive il Naldi; ed il Gaddi nella pag.159 degli Elogj trascrive la carta del Privilegio spedito in Napoli a’5 Ottobre del 1455, il quale fu confermato dal Re Ferdinando suo figliuolo nel 1458". Cfr. Benedetto Gareth detto Il Chariteo, Cantico V, la Pasqua. Il poeta originario di Barcellona, giunse a Napoli nel 1467 e vi morì nel 1514.
15. Dal sito internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida.
16. Il 13 settembre 1446 passò a miglior vita l’ex Regina Maria d’Enghien, madre del Principe di Taranto, e tutti si diressero a Lecce dove furono fatti i funerali in molti luoghi. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Coì: “A dì 13 Septembre moìo in Lezze Maria de Engenio fo Molliera de Re Lauslao, et Madre dello Segnore Prencipe Iuhanni Antonio Prencipe de Tareno, et pe omne loco fora facte l’Exequie”.
17. Coniger dice che ciò accadde il 9 maggio 1446, quando le “furon fatte honorate exequie cum cultra di imbroccato sopra carmosino al chiauuto, et pallio d’oro sopra seti celestro, et suo corpo stà ad Santa “+” (segno di croce). Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
18. Degli Arienti, op.cit. Le date di nascita sono state tratte dal confronto coi cronisti. Berzeviczy ricorda come Beatrice d’Aragona, regina d’Ungheria per avere sposato Mattia Corvino, durante tutta la vita conservò pietosa memoria della madre troppo presto scomparsa facendo celebrare settimanalmente messe in suffragio). Da internet: http://culturasalentina.wordpress.com. Isabella di Clermont, regina di Napoli, I e II parte, 25 marzo 2010, testo di Fernando Guida.
19. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Decreti e Mandati, Vol. III, f. 154v.
20. Il 22 Giugno 1450 fu soave per la nascita di Dianora. .M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Così: A dì 22 Iunio filliao ad Napoli...E ancora: 1448/ A d’ 4 Novembre die lunae filliao in Napolo la Segnora de Claramonti Molliera de lo Duca de Calabria et facio no bello...V. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
21. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 201, doc. 15.
22. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), cit., nota: “Lettera a Ferrante del 20.VIII.1452, ACA, Cancelleria, Registros, 2798, ff. 33v-34r). PASSERO, Historie, pp. 92, 94-95 testimonia i festeggiamenti a Napoli alla notizia dei successi in Calabria dell’esercito aragonese e spagnolo (il 1.III e 7.IV.1496)”. Cfr. .M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Così: “1451. A dì 15 Marzo fo incoronato ad Roma in la Ecclesia de Sancto Pietro lo Imperatore Federico, et so Moghiera Dianora. / A dì 1 Aprile venìo ad Napoli la Imperadrice Dianora Nipote de lo re Alfonso cum grande sollennitate, et regalati di pietre prizziose, imboreati d’oro, et panni di razza, che foro co gusto receputi. /A dì 19 dicto filliao la Segnora Duchessa Isabella, et feci no filliolo mascolo, che lo vattisciao lo Imperadore, et li volio ponere lo so nome. / A dì 23 dito se partio pe Roma lo Imperadore, et so Mohùghera Dianora vulìo andare ad Pullia ad Sancto Michele pe visitarlo, et po se barcao da Manfredonia pe Vinecia. / In lo Mesi de Iunio Re Alfonso mandao lo Segnore Duca de Calabria collo Exercito contro de Florentini, et le pilliao multi lochi”.
23. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota: “A titolo di esempio: in occasione dell’adesione di Alfonso il Magnanimo alla pace di Lodi e alla lega italica (gennaio 1455)”. Da una lettera di A.Maletta e B. Visconti a F. Sforza, Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 204, v. p. 199. Cfr. Dal Diario di M.Lucio Cardami non note di Tommaso Tafuri. 15 dicembre. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
24. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Fondo Sforzesco, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 195, doc. 118. Cfr. Lettera di Maletta, ivi, p.279. E’ riferito al matrimonio Aragona-Sforza (ottobre 1455). In: .FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota.
25. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. V. giorno 15 dicembre...
26. Raffaele Colapietra, in: Il ‘400 in Abruzzo e in Molise, Vol. VI, Storia del Mezzogiorno, pagg. 55-56.
27. Muratori, Annali d’Italia,voll.31,pp.514-15, Venezia 1790. Nel tomo XXI (anni 1421-1480) così riporta: “Nel dì 5 di dicembre (1456), e in altri susseguenti giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel Regno di Napoli, che fu creduto di non essersi da più secoli indietro provato un somigliante eccidio in quelle contrade...Le persone morte sotto le rovine chi le fece ascendere sino a centomila, con esserne perite nella sola città di Napoli, per attestato d’alcuni, venti, o trentamila”.
28. Antinori, Annali degli Abruzzi, nel XV volume. V. anno 1456.
29.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
30. Balla Enrico, Pereto, storia, tradizioni, ambiente, statuti, Roma 1986, pag. 98-99. In: http://www.pereto.info/terremoto_5dicembre1456.htm. Cfr.De Blasiis G. 1885Il terremoto del 1456Archivio storico prov. napoletano, anno X , Napoli. Cfr. GNGTS – Atti del 22° Convegno Nazionale / 05.04 / U. Fracassi, G. Valensise, E. Guidoboni e G. Ferrari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma e dello SGA, Storia Geofisica Ambiente srl, Bologna. LA SORGENTE DEL TERREMOTO DEL 1456: NUOVE IPOTESI DAL RIESAME CONGIUNTO DI DATI STORICI E STRUTTURALI. Così scrivono: “Nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal MIUR l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la SGA hanno intrapreso un riesame della catastrofica sequenza sismica iniziata il 5 dicembre 1456. Per l’estensione della zona colpita e la severità dei danni questo terremoto è ancora oggi ritenuto il più forte terremoto della storia italiana. La ricerca si avvale di un’ampia reinterpretazione delle fonti storiche, di una nuova visone d’insieme dell’assetto profondo del settore crostale interessato dall’evento e di analogie con le caratteristiche di sorgente dei terremoti molisani del 31 ottobre-1 novembre 2002".
31. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Decreti e Lettere, Vol. IV, c. 89r.
32.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
33.Così nel Diario: - A dì 5 Decembre die Dominico ad hore 11 venne pe tutto lo Reame no tremolizzo grande, che nullo se ricorda averene nteso simile. Rovinao tutta terra de Abbruzzo, s’aprìo in paricchi lochi la terra alla Campagna di Napoli, de Benivento, Esernia, Adice, et Ascoli; parecchi Cittati, et terre se rovinaro adfatto. In Provincia de Terra d’Otranto facio grande damno ad Brindesi, Oria, Alessano, Castro, Mandurio, Nerito, et Lezze. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
34. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73. Sulla pergamena di Altavilla del febbraio del ‘58 v. P. Tropeano, CDV, cit.
35. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 198, doc. 128 (Lettera di Antonio da Trezzo a Francesco Sforza, Giugliano, 13 giugno 1458). Cfr. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), nota, “Da una lettera di A. da Trezzo a F. Sforza, Giugliano 13.VI.1458, ivi, vol. I, p. 651; lettera degli ambasciatori sforzeschi a F.Sforza, Capua 31.VII.1458, ivi, vol. II, p.73
36. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli. Opuscola historica, pag.145.
37. Così nel Diario: “1457. A dì 14 Novembre filliao ad Napoli Reina Isabella, et facìo na bella filliola femmina, che se chiamao Beatrice. / A dì 20 dicto in Terra de calabria vi fo no tremendo Tremolizzo, che facìo paricchi damni pe tutti quei lochi, et ci moriro multe Persone. / A dì 2 decembre venne nova, che Re Alfonso s’avea nimicato collo Segnore Papa, che no li vulìo declarare Re de Napoli lo so filliolo Ferrante pe essere bastardo. / A giugno del 1458 moriva il 27 Re Alfonso. / A dì 27 dicto ad ore sette della notte morìo ad Napoli…”.
38. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. note 97 e 98 sui Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 666; ivi, vol. II, pp. 3-4); Ivi, vol. II, p. 45. Da: http://www.fedoa.unina.it/3023/1/Senatore_Cerimonie_2207.pdf. Per le notizie su Lucrezia Alagni v. Giovanni Di Meglio, La bionda Lucrezia castellana per amore del re, in: Storie del Castello di Ischia, dal sito internet: www.isoladischia.net
39. FRANCESCO SENATORE, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. note 97 e 98 sui Dispacci sforzeschi, vol. I, p. 666; ivi, vol. II, pp. 3-4); Ivi, vol. II, p. 45. Da: http://www.fedoa.unina.it/3023/1/Senatore_Cerimonie_2207.pdf
40.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
41. S.Degli Arienti, op.cit; cfr. Cardami, cit. Così Cardami: - Re Ferrante se trovao a male partito a lo Reame, et sapendo tutto Regina Isabella, mandao subito a chiamare ne lo Mise de Aprile da Otranto lo Archiepiscopo pe nome Stefano de Pendinellis, che foa so Confessoro, quanno stia Episcopo a Nerito, prima che se sposasse. Et ito a Napole con molta fretta, perchè era assai bene voluto da lo Principe Iuanni Antonio Zio, nce lo mandai segretamente, et de notte tempo sotto a Sarno pe ritirarlo contro de lo Re Ferrante, ma non li riuscette, perche se trovava assai impegnato pe lo Duca Juhanni;
42. Sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
43. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Tafuri, op.cit. Così scrive Tafuri: “Fu fama, che Isabella di Chiaromonte Regina vedendo le cose del Marito disperate, si fosse partita daNapoli con la scorta d’un suo Confessore in abito di Frate di S.Francesco, e fosse andata a trovare il Principe di Taranto”. E aggiunge: “Nel 1460, notarono il Cardami, ed il Passero. Pag. 485, lin. 4”. Cfr. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
44. Cardami, cit. Pag. 489, lin. 28: Conte venne ad accordarsi. Nel 1461. Libro xx, pag. 499, lin. 40. Li duo Ruberti Sanseverino, ed Orsino si partiro da Calabria. Cfr. Cesura di Gio.Bernardino Tafuri sopra li giornali di Matteo Spinelli di Giovenazzo indiretta al signor Lodovico Antonio Muratori, v. correzioni, e supplementi alli xx libri dell’Istorie del Regno di Napoli del Costanzo, Gio.Bernardino Tafuri, pagg.353 e segg. In: M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19. In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851.
45. Sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com, art. di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
46. S.Degli Arienti, op.cit.
47. S.Degli Arienti, op.cit.
48.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
49. S.Degli Arienti, op.cit.
50. Napoli nobilissima, vol.11-12., Napoli 1921; cfr. Francesco Ceva Grimaldi, Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente, Napoli 1857.
51. S.Degli Arienti, op.cit.
52.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
53. Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota “105. Le due luminarie attestate per Cava de’ Tirreni (SA) nelle delibere universali finora pubblicate coincidono con quelle documentate a Capua (vedi Appendice I, nrr. 29-30): il 29.IV.1559 si festeggiò la pace di Cateau-Cambrésis (7 giorni dopo Capua)”.
54. ACA, Cancellería Real, Reg. 2914, f. 88r (in regesto). Si vedano in proposito anche le trattative diplomatiche analizzate da Jerónimo Zurita negli Anales de la Corona de Aragón, Libro XV, cap. LXIV.
55. ASNa, RCS, Decreti, Vol. III, c. 142v.
56.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente.
55.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit. Cfr. M.Grisolia, I doveri del principe di Gio(vanni) Gioviano Pontano (traduzione di). Con sue annotazioni storiche, critiche, morali e politiche, Michele Morelli, Napoli 1784. Cfr. Mariana, li.22, cap.19.
57.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit.
58. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Decreti e Mandati, Vol. III, c. 198r.
59.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit.
60.Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie, cit.
61. S. Degli Arienti, op.cit.
62. Archivio storico per le province napoletane, Volume 9.
63. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 199, doc. 42. Cfr. Archivio storico per le province napoletane, Volume 9. Cfr. Arch. Di Milano Reg. Parigi, fol. 124 t. Dispaccio del 28 settembre 1459 inviato dal Duca di Milano ad Isabella. Lettera del Duca di Milano alla Regina Isabella del 15 ottobre 1459. Lettera della Regina Isabella al Duca di Milano datata Napoli 20 ottobre 1459. Lettera alla Regina e a Prospero Adorno del 5 novembre 1459. Cfr. sito internet: http://www.storia.unina.it/sforza/inventario1588.html
64. Francesco d’Angeluccio, Cronache delle cose dell’Aquila, pp. 897-898 e 904-905, 906. In: Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi), cit. V. nota 100: “Una descrizione anonima della cerimonia è in asmo, Cancelleria ducale, Documenti di Stati e città, 85; il 20 agosto 1463 alzò le bandiere aragonesi, subito dopo la felice conclusione delle trattative con Alessandro Sforza, accampato nei pressi con l’esercito alleato”. Ivi, Lettera di Matteo da Capua a F. Sforza 22.VIII.1463, campo prope Caput Aquarum, ASM, Sforzesco, 211, c. 211.
65. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
66. Sulla ribellione ingiustificata dei baroni descritta agli Sforza v. Dispacci, cit. FERRANTE A F. SFORZA, Napoli, 10 febbraio 1460. F. SFORZA A SIMONETTO, FRATE AGOSTINIANO Milano, 1460 22 aprile 1460. L’attentato subito dal Re fu il 31 maggio 1460, come da lettera di Trezzo inviata a Sforza. Cfr. ANTONIO DA TREZZO A F. SFORZA, campo presso Calvi, 31 maggio 1460. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
67. Nicola Vivenzio, op. cit.
68. Nicola Vivenzio, Delle antiche, cit. Il discorso di Simonetto è ne Trattato del Pontano, Il discorso di Simonetto prima della battaglia, pp. 58-62. Cfr. Summonte G.A., op. cit., Tomo III, p.285.
69.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
70. ASNa, Regia Camera della Sommaria.
71.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg. Cfr. S. Degli Arienti, op.cit.
72.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
73.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.540 e segg.
74. Passaro, cit., dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
75. S. Degli Arienti, op.cit.
76. S. Degli Arienti, op.cit.
77. ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 201, doc. 15; ASNa, RCS, Decreti, Vol. IV, c. 112r.
78. Giovannni Gioviano Pontano- Virgilio Iandiorio, De Bello Neapolitano, ABE Napoli 2026; cfr. Fondo Biblioteca Nazionale di Napoli. Cfr. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
79. Biblioteca Nazionale Francese, Italien, 1588, 332-333, minuta scritta nella cancelleria milanese, CONTRATTO TRA SIMONOT DE BELLPRAT E GIULIANO GONDI, Milano, 30 settembre 1460; Contratto in 13 capitoli fra Simonot de Bellprat della tesoreria napoletana su procura del duca di Milano e Matteo Gondi, un mercante fiorentino agente per sé e per il fratello Giuliano. Fu pignorata la terza parte della corona del re in cambio di 11.000 ducati; FERRANTE D’ARAGONA A GARÇIA BETES, Napoli 8 ottobre 1460; BNF, Italien, 1588, 350; STIMA DEI GIOIELLI DELLA CORONA DI FERRANTE D’ARAGONA, Firenze, 22 dicembre 1460, stima fatta da Giorgio di Niccolò, gioielliere veneziano. Cfr. Pietro Giannone, op.cit. Scrive Giannone: “Andrea Mariconda del seggio di Capuana, fiori pure in questi medesimi tempi, ed acquistò fama di celebre giureconsulto. Fu dalla giovinezza dato allo studio delle leggi, e prese il grado di dottore in Napoli a’ 5 d’ottobre del 1460. Riuscì nel fóro celebre avvovato, e dalla regina Isabella, luogotenente generale del re suo marito, fu creato consigliere nel 1461. Da Ferdinando poi fu fatto presidente della regia Camera, e rat. Vedi Toppi, de Orig Ti ib., tomo 2, lib. 3,c. l,num.9. Vedi Platina, in Paulo II”.
80. ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 201, doc. 88.
81. Lettera Politica di Isabella de Clermont a Francesco Sforza, Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Lettere, Vol. IV, c. 210r.
82. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811.
83. Lettera di Re Ferrante dalla Piana di Puglia (Archivio di Stato di Milano - ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 202, doc. 14, 2 luglio 1461.
84.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii di L.Luio Cardami colla di oui vita, e note (composte da Tommaso Tafuri). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851, pagg.540 e segg. Cfr. Testi Temporum, Gaspare Fuscolillo. Croniche, edizione critica a cura di Nadia Ciampaglia, Nuovi Segnali, Napoli 2008, pag.640. Cfr. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti.
85. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Così “egli stesso raccontò a F. Sforza in una lettera del 30.VI.1462, ivi, 208, c. 106”. In Francesco Senatore, Cerimonie regie e cerimonie civiche a Capua (secoli xv-xvi). V. nota 100.
86. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
87. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811
88.Dal sito internet http://www.orsini-gotha.com
89.Discorso di Fedeltà e Sottomissione di Orso Orsini (Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Giuramenti, Vol. V, c. 88r, 20 agosto 1462
90. Nel 1462 notò Cardami, pag. 508, lin. 34. Avendo distribuite le genti dell’esercito per li luoghi convicini, e di poi se ne venne in Napoli. Nel fine di Gennajo 1463. Pag. 542, lin. 32. Re se ne venne di Napoli a fine gennaio 1463. Cfr. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811 V. sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli. Cfr. S.Degli Arienti, op.cit. Cfr..M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit. Così: venìo ad Tarento, passao ad Nerito, et Gallipoli, et da Gallipoli andao ad Otranto visitando le fortalizzi, et omne loco dello principe, et alle 11 dicto entrao ad Lezze, et pe omne loco fo receputo...
91. Nicola Vivenzio, Delle antiche Provincie di Napoli, Volume 2, Stamperia Simoniana, Napoli 1811. Cfr. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, op. cit. Cfr. Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
92. Archivio di Stato di Milano (ASMi), Carteggio Visconteo-Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 203, doc. 12.
93. Dispaccio di Antonio da Trezzo sulla morte del Principe di Taranto (Archivio di Stato di Milano - ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 203, doc. 45.
94. Archivio di Stato di Napoli -, Decreto della Regia Camera della Sommaria per l'incameramento dei beni.
95. Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. V, c. 192r, 1 dicembre 1463,17 novembre 1463. Cfr. Davide Shamà, Breve storia della dinastia Orsini. Cfr. Cardami, op.cit. Cfr. Giannone, Storia.
96. Bernardino Coiro, Historia continente de l’origine da l’origine di Milano tutti li gesti..., op.cit. Lo ricorda un documento che era nell’Archivio Comunale: Ferdinandus Dei gratia Rex Siciliae, Hyerusalem, et Hungariae. etc. / Universis et singulis praesentes literas inspecturis tam praesentibus, quam futuris notum facimus per praesentes, quatenus pro parte Nobilium, et Egregioum Virorum, Universitatis, et Homninum Terrae nostrae Carvignedae Provinciae Hydrunti fidelium nostrorum dilectorum, qui propter subsecutum obitum illustris quondam Principis Tarenti, decedentis absque legitima prole ad nostram obedientiam, et fidelitatem cum animi promptitudine, et eorum spontanea voluntate devenerunt, fuerunt oblata Nobis nonnulla capitula, et petitiones quas, et quae juxta, et secundum deactaciones, et responsiones nostras in fine unius cujusque capitulorum ipsorum sigillatim continuata, et continuatis, apposita, et appositas, atque declaratas admisimus, et acceptavimus gratanter, quorum quidem capitolorum, decretationum, et responsionum nostrarum in fine singulorum ipsoruni apposimus, ut profertur, et seguitur in vulgari modo.
Segue la preghiera dei carovignesi, i quali, alla Sacra Regia Majestas humiliter, et devote supplicatur per parte dell’Università della Terra di Carvigna, che vostra Majestà se degna volerli tenere, et confermare tutti loro privilegii, sì come l’hanno fatto l’altri Signori, che hanno tenuto la detta Università di Carvigna. - Placet Regiae Majestati pout in possessione fuerunt, et sunt.
Item supplicano la detta Majestà Vostra, che la Regina Maria d’Engenio volze per un anno in dono onze otto, et dopo sempre l’hanno pagate. Però supplicano alla detta Vostra Majestà, se degna remetterli le dette onze otto. - Placet Regiae Majestati. / Item supplicano alla detta Vostra Majestà, che la Regina Maria predetta volze per un furno, che aveva dentro la Terra predetta de Carvigna onze quattro per anno, et dopo s’è guastato lo dicto furno, et sempre la detta università hanno pagato le dette quattro onze, per lo dicto pagamento supplicano alla detta Vostra Majestà, se degna volerli remettere tal pagamento - Si ex furno praedicto beneficium non habent, placet Regiae Majestati. / Item supplicano alla detta Majestà Vostra, che avendo a permutare altro Ufficiale, la Majestà Vostra se degna volerli confermare Masello de Lattera, come fu, è stato per lo passato, e che sia pagato per lo Erario di Vostra Majestà onze dieci per anno. - Regia Majestas aut illum confirmavit, aut de alio bono providebit. / Item supplicano la Vostra Majestà ch’essi esponenti so remasti poveri e miserabili alla Corte dell’anno passato in onze cinque. - Placet Regiae Maiestati. / Item supplicano alla Vostra Majestà, che attesa la loro povertà se degni farli franchi da ogni pagamento per anni cinque. - Placet Regiae Majestatis pro annis tribus.
Expedite fuerunt dictae petitiones, et Capitula in Regiis felicibus Castris prope Sanctam Mariam de Quarantana die vigesimo octavo novembris millesimo quatercentesimo sexagesimo tertio. Rex Ferdinandus -Dominus Rex mandavit mihi - Bartolomeo de Rataneo.
Fu poi lo stesso Re Ferrante d’Aragona a confermare Carovigno al figlio di primo letto del defunto Principe di Taranto, a quanto pare ripudiato dal padre, non avuto dalla prima moglie Anna Colonna (accertata per sterile), chiamato Magnifico Bartolomeo (Del Balzo) de Ursinis. Fu infatti Bartolomeo de Orsini che Re Ferrante confermò barone della Terra di Carovigno e dei Casali di Salice e Guagnano e Conte di Lecce, cioè la terra di Carvigna, e li Casali di Salice, e di Guagnano de Provincia Hydrunti devoluti per morte senza eredi dell’Illustrissimo Principe di Taranto. Considerando i servizi del Magnifico Vartolomeo de Ursinis dona al detto Bartolomeo la detta Terra (ASN, 1464). E a lui restò fedele, quando nel 1452 il Re gli chiese manforte, tramite il cavallaro Antonio Masullo, per partecipare alla guerra d’Otranto del 1480-81, prima della morte avvenuta nel 1484, quando vendeva il diritto alla riscossione delle tasse su scannaggio, chianca e bosco sui feudi di Salice e Guadano a Luigi Paladini.
97.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit. Così: venìo ad Tarento, passao ad Nerito, et Gallipoli, et da Gallipoli andao ad Otranto visitando le fortalizzi, et omne loco dello principe, et alle 11 dicto entrao ad Lezze, et pe omne loco fo receputo... In: Bartolomeo Ravenna, Memorie istoriche della città di Gallipoli,
Tip.Miranda, Napoli 1836.
98. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Privilegi e Decreti, Vol. VI, c. 42r.
99.M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii, cit.
100. Privilegio d'esenzione per l'Università di Carovigno (Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Privilegi e Decreti, Vol. VI, c. 42r, 28 novembre 1463.
101. Ingresso solenne a Lecce, Diurnali Salentini, Fondo Manoscritti Biblioteca Provinciale di Lecce. Cfr. I sunti dei manoscritti salentini d'epoca aragonese in: Biblioteca Provinciale di Lecce, Fondo Manoscritti, Cronache e Diarii Salentini (MS. s.d.); vedi anche Girolamo Marciano, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Libro I, Iride, Napoli 1855.
102. Lettera di Antonio da Trezzo a Francesco Sforza sulle ricchezze incamerate (Archivio di Stato di Milano - ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 203, doc. 112, 30 dicembre 1463.
103. S.Degli Arienti, op.cit.
104. Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. V, c. 240r, 12 gennaio 1464).
105. Roberto delle Donne, Regis servitium nostra mercatura. Culture e linguagi della fislalità nella Napoli aragonese, In: Linguaggi e pratiche del potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed età moderna, a cura di Giovanna Petti Balbi e Giovanni Vitolo. Centro interuniversitario per la storia delle città campane nel medioevo. Quaderni (4).Laveglia editore, Salerno 2007, dal sito internet: www.fedoa.unina.it/1125. Nota 28.
106.G.Battista Aiello, Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, Napoli 1845, vol1. Nella tribuna saranno collocati i “sepolcri di Isabella di Chiaromonte moglie di Ferrante I d’Aragona e di Pietro d’Aragona fratello di re Alfonso, morto nell’assedio di Napoli del 1459 e qui poi trasportato da Castel nuovo e tumulato nel 1444. L’iscrizione è la seguente: OSSIBVS ET MEMORI AE ISABELLAE CLARIMONTIAE / NEAP. REGINAE FERDINANDI PRIMI CONIVGIS / ET PETRI ARAGONEI PRINCIPIS STRENVI / REGIS ALFONSI SENIORIS FRATER / QVI NI MORS EI ILLVSTREM V1TAE CVRSVM INTERRVPISSET / FRATERNAM GLORIAM FACILE ADAEQVASSET / OH FATVM! QVOT BONA PARVVLO SAXOCONDVNTVR. Quivi anche riposa la spoglia di Cristoforo di Costanzo gran siniscalco di Giovanna I, morto nel 1367; e qui Beatrice figliuola di Ferrante I e d’Isabella, rimasa vedova di Mattia re d’Ungheria, leggendovisi l’epigrafe: BEATRIX ARAGONEA PANNONIAE REGINA / FERDINANDI PRIMI NEAP. REGIS FILIA / DE SACRO HOC COLLEGIO OPT. MERITA / HIC SITA EST / HAEC RELIGIONE ET MVNIFICENTIA SE IPSAM VICIT.
107. Mandato della Regia Camera della Sommaria per i lavori a San Pietro Martire (Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. V, c. 240r, 12 gennaio 1464.
108. Archivio della Corona d'Aragona - ACA, Cancellería Real, Brevia Apostolica, Reg. 3122, f. 19r, 6 febbraio 1464.
109. S. Degli Arienti, op.cit.
110. Archivio di Stato di Milano - ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 204, doc. 15, 12 gennaio 1465).
111. S. Degli Arienti, op.cit.
112. Ivi.
114.Gio.Bernardino Tafuri, Cronache del Coniger (con note di). In: Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio.Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò. Ristampat ed annotate da Michele Tafuri, Vol.II, dalla stamperia dell’Iride, Napoli 1851. Pagg.471 e segg.
115. Dispaccio di Antonio da Trezzo sulla malattia di Isabella (Archivio di Stato di Milano - ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 204, doc. 15, 12 gennaio 1465).
116. Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. VI, c. 312v, 31 marzo 1465
117. Registro di Spesa per le Esequie della Regina, Archivio della Corona d'Aragona - ACA, Cancellería Real, Tesoreria e Spese, Reg. 2688, f. 142r, :2 aprile 1465.
118. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
119. Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. VI, c. 312v, 31 marzo 1465).
120. A.Bascetta, Isabella de’ Clermont, ABE Napoli, 1999.
121. Pontano - Iandiorio, De Bello, cit. Cfr www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
122. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.
98. Dal sito internet: www.culturasalentina.wordpress.com. Articolo di Fernando Guida, Isabella di Clermont, regina di Napoli.Per la lettera di cordoglio di Sforza v. BNF, Italien, 1590, 338, Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo, Milano 10 agosto 1464.
123. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii.., op.cit.
124. M.Lucio Cardami, Diarii (con note di Tommaso Tafuri) in: Tommaso Tafuri, Diarii.., op.cit.
125. Registro di Spesa per le Esequie della Regina, Archivio della Corona d'Aragona - ACA, Cancellería Real, Tesoreria e Spese, Reg. 2688, f. 142r, 2 aprile 1465).
126. S. Degli Arienti, op.cit. Così: - Tendea solamente cum summo studio a la recta gubernatione del regno. Infra li altri effecti de iustitia, accadette uno giorno, che essendose absentato el re, uno suo carissimo curiale, chiamato don Ferrante de Juvara, adimandò de gratia a lei uno suo creato familiare, che era detenuto per certi furti et altri commissi delicti; et non possendone alcuna gratia consequire, mandò a supplicare al re, li facesse gratia de liberare questo suo creato. Così il re li fece gratia, scrivendo lettere a la regina per questa liberatione. Et le lettere, portate ad tre hore de nocte, non parse a don Ferrante de Juvara indisposto el tempo a presentarle, et il tempo defferitte a la sequente matina. Questo sentendo, Isabella regina, come desiderosa punire li delinquenti secundo loro delicti, avanti giorno de tre ore, et prima che le lettere li fusseno presentate, fece suspendere el delinquente. Recepute poi le lettere, respose al re che sua Maiestà havea comandato fusse liberato l’incarcerato, quale non havea, ma non l’homo impichato. Per questo spectaculo certo li selerati non manco se spaventavano, che li boni se alegrasseno de la conversatione de iustitia, et quiete vivere.
127. Tristano Caracciolo, Genealogia Caroli Primi regis Neapoli. Tristani Caraccioli, Opuscola historica, cit.
128. Registro dei Decreti per le Esequie Solenni (Archivio di Stato di Napoli - ASNa, RCS, Decreti e Mandati, Vol. VI, c. 315r, 1 aprile 1465.
129. Dispaccio Diplomatico sulla Processione Funebre (Archivio di Stato di Milano - ASMi, Carteggio Sforzesco, Potenze Estere, Napoli, cart. 204, doc. 42, 1 aprile 1465.
130. S. Degli Arienti, op.cit.
131. Per il contesto della sepoltura sotto il coro e il legame con la cappella di San Vincenzo Ferrer, si rimanda a Giovan Battista de Grossi, Inscriptiones monumentaque in ecclesiis Neapolitanis ordinis Praedicatorum, Typographia Regia, Neapoli 1643, p. 72.
132. La descrizione morale e materiale delle ultime volontà e del guardaroba convertito in paramenti sacri è tramandata dal cronista coevo Giovanni Sabadino degli Arienti, De plurimis claris selectisque mulieribus, ed. critica a cura di P. Chandler, C. Raffini, Bullzoni, Roma 1989, pp. 240-244.
133. Per la stabilità delle assegnazioni feudali pugliesi e la dote dei beni parafernali attribuiti alle figlie Eleonora e Beatrice, cfr. ASNa, RCS, Privilegi e Decreti, Vol. VI, c. 112r-115v.
134. Archivio di Stato di Napoli (ASNa), Regia Camera della Sommaria, Testamenti e Successioni, Vol. II, c. 310v (in regesto);
135. Iscrizione registrata nei repertori storici monumentali: si veda Cesare d'Engenio Caracciolo, Napoli Sacra, per li Sannii, Napoli 1623, p. 272; cfr. anche Giovan Battista de Grossi, Inscriptiones monumentaque in ecclesiis Neapolitanis, Typographia Regia, Neapoli 1643.