IL TRONO DI PUGLIA DI ROGERIO BORSA. Barulo di Civitate distrutta dal sisma del 1088

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Copertina posteriore

Villa Magna dei Franchi dei S.Martiri contrastata da Villa del Principe Arechi

sul Monte di Prata Gargano che lo separa dal Castello sulla Via Francigena

L’ex Civitate Beneventana del Monte Calvo con la Condoma di Vetticano, donata dal Duca Gisulfo al Gastaldo Raodoaldo, quella sul confine del monte di Urbe Benafrana appartenuto ad Arechi è ormai in territorio dei Franchi, dove hanno fondato la Villa, facendola rientrare in Ducato di Spoleto. Ma non solo.
Abbiamo la certezza che il Monastero Santa Sofia era e resterà nella nuova Civitate negli anni a seguire a partire dall’anno 817.
C’è da dire che puzzano di falso le trascrizioni delle donazioni di Arechi ad una San Vincenzo al Volturno quando si trascrive che Arechi dona a quel monastero quanto è nei finibus Licinianenses.
Infatti la donazione è riferita a beni donati a San Vincenzo Apostolo: la Corte con servi ed ancelle del fu fratello di Petrus Maripahis chiamato Giovanni Lucanea con la sorte (selva) in Cameriano. Ma anche in Aquiluni presso l’altro fratello Audone, in Ficiniano, Tribiliano, in Paterno, in Cupuli.

Le ‘Corti’ del Monte Virgilio non si dovrebbero confondere con le precedenti ‘Condome’, ma la Corte Bentecano di Petrus Maripahis dell’anno 817, è proprio quella che lo stesso dona all’adiacente monastero di S.Sofia che si dirà sempre costruito nella Nova Civitate.
Nell’anno 815, inoltre, sarà il fratello di Grimoaldo, Alahis figlio e quindi erede di Arechi, a donare a S.Vincenzo Apostolo i beni in Mazano e Civitate Bonafrana, S.Maria sul fiume Sexto, cioè fino al Monte del fu Principe Arechi confinante con la zona di Riagine del Ravennola e i beni del (Gastaldo) Iohannis Radoaldi.
Così si viene a sapere che il Monte del fu Principe Arechi, cioè il Monte che diverrà di proprietà di San Vincenzo Apostolo, era in effetti accanto ai beni del Gastaldo Radoaldo. Esattamente presso la Villa fondata nel frattempo dai Franchi quando il territorio era finito nelle mani del Duca giunto da Spoleto.
Il Monte di Arechi confinava infatti con i beni di Vetticano dell’altro premiato con la concessione dei territori, Giovanni Radoaldo.
Una delle condome, cioè le case abitate in comune da una famiglia di servi legati ad un solo proprietario e quindi comprati e venduti con il suo stesso fondo agricolo, è attestata con il nome di Casale Vetticano ai piedi del Monte del Castello San Martino, o Martiri, dell’ex Civitate con S.Pietro e S.Modesto.
Vetticano in Pentano, di proprietà del Papa, cioè del Vaticano di Roma, è da non confondersi con la condoma di Bentecano o Venticano del Beneventano.
Mentre nella prima nascerà la vicaria del Sud della Marca Sabba col Castellone Ascolense, nella seconda esisterà solo una chiesetta intitolata al santo.
Non bisognerebbe mai confondere la Provincia Beneventana con sede a Samnia in Pentano con il Principato Ultra di Benevento presso Pantano…

 

Description

I TRE RUGGERI: BORSA, SANSEVERINO E ALTAVILLA

 

 

Un altro Ruggiero di Salerno, anch’egli nipote del vecchio Ruggero I, ma figlio a Emma (come scolpito sulla lapide), a sua volta si differenza dal Glorioso di Palermo, perché parrebbe essere il vero designato a Re di Sicilia.
Emma portava il nome della zia Emma di Puglia, figlia di Roberto il Guiscardo e Alberada di Buonalberga, e madre di Tancredus, ex sorore nepos. Guibert riferisce che Tancredum, Marchionis cujusdam ex Boemundi, nisi fallor, sorore filium, cujus frater cum Hugone Magno prcesserat cui Guillelmus erat vocabulum, et quemdam qui dicebatur de priima Civitate Richardum nominatiores agnovimus, virum sane pulchra corporis habitudine spectandum: quem pro Constantia, Boemundi conjuge, ad Franci regem vidimus legatione perfunctum.
L’unica fonte per dare al padre di Tancred il nome Odo è Orderico Vitalis, che, come Ralph di Caen. In un passaggio scrive che, vedendo la sua fine, il Duca e Conte Roberto Guiscardo, il Magnanimo, chiamò attorno a sé Odo Buono, il marchisio, marito di sua sorella, e altri parenti e nobili: Magnanimus itaque dux Robertum comitem, etc., Odonem quoque Bonum, marchisum, sororium suum aliosque cognatos proceresque suos convocavit ad se.

 

Volendoli considerandoli figli spuri, o meno, guiscardelli appaiono invece i tre fratelli, cioè i «guiscardidi, Tancredi e i suoi fratelli William e Robert», ovvero wiscardidas, Tancredum et fratres Willelmum Robertumque.
Emma aveva sposato Eudes, alias Otto Bono il buon marchese italiano, a volte chiamato Odobonus, da cui ebbe altri tre figli, Tancred e William, entrambi famosi crociati, e Robert, oltre a una figlia, che sposò Riccardo di Salerno.
L’erudito contemporaneo Orderico elencaTancredi fra i crociati del 1096 quale figlio del marchese Otto il Buono, ovvero Tancredum, Odonis Boni marchisi filium. Alberto d’Aix si riferisce a Tancredi come a una «illustre recluta» e Guglielmo come il più bel giovane e la più coraggiosa recluta, essendo juvenis pulcherrimus et tiro audacissimus.
Paulin Paris ha suggerito che il vero nome del padre di Tancred era l’arabo Marcrizi, corrotto in Marchisus, già residente nell’Italia meridionale e ha presentato come sua prova la Chanson d’Antioche (c. 1180), che chiama Tancredi fils a l’Asacant e fils a l’Amirant, cioè figlio dell’emiro, che in realtà potrebbe tradursi come figlio dell’ammiraglio.
M sono molte le fonti che identificano il padre di Tancredi come un margravio, marchio o marchisus, da cui Marchese come cognome. E poiché il grado di marchese era sconosciuto in Francia, essendo riferito ad un Principe a capo si un Ducato, ciò suggerisce che Odo fosse italiano, siciliano o lombardo.
Odobono marchio era un titolo già utilizzato nell’Italia settentrionale. Molte fonti identificano anche un altro figlio, fratello di Tancredi, di nome William, perché era un figlio del marchese, sebbene i copisti di Guglielmo di Tiro, abbiano tradotto Tancredum Wilhelmi marchisi filium.
Volendoli considerandoli figli spuri, o meno, guiscardelli appaiono invece i tre fratelli, cioè i «guiscardidi, Tancredi e i suoi fratelli William e Robert», ovvero wiscardidas, Tancredum et fratres Willelmum Robertumque.

Che Tancredi avesse un fratello di nome Guglielmo è affermato dalla Gesta Dei per Francos, che registra Wilhelmus, marchisi filius, frater Tancrediu, cioè Guglielmo, figlio del marchese, fratello di Tancredi, tra i seguaci del loro zio, Boemondo di Taranto , durante la I Crociata.
In quello stesso documento Tancredi viene indicato solo come figlio del Marchese: marchisi filius, elencandosi fra i crociati che accompagnarono Boemondo, i principi più nobili, vale a dire Tancredi, suo nipote e figlio del marchese: nobilissimi principes, Tancredus videlicet nepos suus e marchisi filius, sebbene confermando il grado di suo padre ma non il suo nome.
L’arcivescovo Baldric di Dol registra, inn un latino più corretto, che Tancredi era nipote di Roberto Guiscardo e figlio di un marchese, marchionis filius, chiamando William Marchisus, suo fratello.
Guiberto di Nogent, esprimendo qualche dubbio sulla correttezza delle sue informazioni, dice che nella prima Crociata, Tancredi, figlio di un marchese, aveva accompagnato lo zio Boemondo, mentre suo fratello William, aveva accompagnato Ugo Magno il Grande, sostenendo che Tancredum marchionis cuiusdam ex Boemundi, nisi fallor, sorore filium; cuius frater cum Hugone magno praecesserat, cui Guillelmus erat vocabulum.
Il Ruggiero I filoimperiale di Salerno, inoltre, nei documenti si dice sia Magnifico che Glorioso, come risulta da alcune pergamene, di stirpe maschile di Gaeta e, volendo, degli apostoli di Antiochia, ma comunque erede dei Guiscardiani e dei Siciliani. Questo perché il presunto antirè Ruggiero I (m.1119) era figlio a Roberto, dei Magnifici Loritelli siracusani di stanza a Gaeta, e della siciliana Adelasia, figlia di Ruggiero I Grancomes di Mileto [da comparare anche con l’Adelizia che, nel 1113, in seconde nozze, fu Regina consorte di Re Balduino di Gerusalemme, ripudiata e morta nel 1118].
E’ il giovane e Magnifico Ruggiero dell’Aquila della stirpe dei Loritello, duchi di neapolis Gaeta, che morì nel 1119, come citato negli annali siculi. Ruggero I era suo nonno materno, ma la sua stirpe, quella che rifondava neapolis di greci convertiti che predicavano il culto degli apostoli, e che proveniva dalla neapolis di Siracusa, non poté che essere della Magna Grecia. Ruggiero I, presunto antiré, non fu semplicemente un magno, ma è difficile da dimostrare perché il suo nome restò abraso sulla bolla della incoronazione emessa dal papa, che inizialmente non gli venne mai consegnata.

Il contemporaneo Alberto d’Aix sostenne che Tankradus sororis filius Boemundi, era figlio della sorella di Boemondo, aggiungendo che Ruggero di Salerno era un «figlio della sorella di Tancredi» e di Riccardo di Salerno, quando scrive che Rotgerum … filium sororis Tankradi e Marino Sanuto il Vecchio trascrive che Tancredi era nipote di Boemondo, perché figlio della sorella: ex sorore nepos.
Nelle sue Gesta Francorum expugnantium Gerusalemme, Fulcher di Chartres, parla di Boiamundi cognatum, e Jacques de Vitry conferma che c’era Boamundus cum Tancredo cognato ipsiusun.
Le Gesta di Tancredi di Ralph di Caen è la prima biografia del figlio del margravio, in cui si elogia come «il figlio più famoso di una stirpe famosa, [da] genitori scelti, il Marchiso ed Emma», vale a dire: clarae stirpis germen clarissimum, parentes eximios marchisum habuit et Emmam. Egli viene considerato a patre quidem haud ignobilis filius, per essere «davvero il figlio di un padre per niente ignobile».
Ralph lo chiama sempre il giovane Tancredi Marchisides, usando il suffisso greco -ides, che significa «figlio di», figlio del marchese Tancredi.
Tancredi e Boemondo vengono definiti come Wiscardides, figliocci discendenti dal Guiscardo, anzi Boemondo è cognominato spesso come di stirpe wiscardigena, cioè nato di Guiscard. Secondo alcuni era per riferirsi ad un fatto accaduto fuori dal matrimonio, sebbene molti credessero che Emma fosse solo una sorella e non la figlia al Guiscardo, ma più semplicemente appare una forma proprio per sottolineare la discendenza diretta del Guiscardo, prendendo le distanze da altri rami parentali…

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Editorial Review

L'INVASIONE DELLA LONGOBARDIA DEL PAPA DA PARTE DELL'EREDE FIGLIO DEL GUISCARDO

1.ruggiero e boemondo fratellastri

La morte del Guiscardo crea litigi
ma il Ducato Apulia resta a Borsa

Sichelgaita sta col figlio Ruggiero
e non col figliastro Boemondo

Ruggero Altavilla deus ex machina

Ruggero I sta con Borsa per cacciare
Ruggiero dei «Loritelli» da Matera

I «Guiscardelli» restano per poco:
due anni e poi lasciano la Puglia

2. ducato apulia delle tre contee

S.Paolo di Civitate Morcone è S.Maria Severiana:
nell’ex Contea di Umfredo

Sono detti giudei degli Schiavi Mariani
perché adoravano i Martiri romani

Civitate, Barola-Verola dei Mariani di S.Maria

Il sisma del 1088 distrugge l’Episcopio di Borsa:
addio a S.Maria dei giudei a capitale (S.Paolo)

La donazione di S.Maria Episcopio (S.Paolo)
a s.Angelo in grotta di Monte Drogo (Apricena)

S.Paolo di Civitatemorcone di Orcone,
l’ex feudo distrutto dallo tzunami

Ercole degli Illiani alla Defensa:
Serracapriola di S.Giovanni
3. il sisma che distrusse «urbiniano»

Il Principato d’Italia a S.Maria in Principio

Fra i ruderi di Ascolano: Urbiniano sul Beletro di Troia

Il sisma del 1088 fa crollare Barulo,
prossima a capitale greca di Borsa

Il tradimento di Papa Urbano II
favorisce l’ascesa di Ruggero I

4. il principato italia di «urbiriano»

Il Papa scippa l’eredità a Borsa:
Ruggero I è Granduca dal 1092

Le tre Marche del Papa: Aversa, Velia, Barulo

Urberiano Principato Italia della Vicaria di Pavia

5. regno di re corrado i di lorena

La S.Sofia dell’Adriatrico scelta a Capitale nel 1092

Il Re sposa la figlia di Ruggero I prossimo a Marchese

La scalata a Viceré della Langobardia Minor

6. l’usurpazione del ducato apulia

Antiregno degli Schiavi di Rama: i «Guiscardelli»

Granducato di Ruggero I nelle Terre del figlio Goffredo

Campimarini di Principato: futura Trinità a Torre Major

E’ la Sabina di Ripalta, nel Pantano di Curiliano
7. la marca sabba a vicum iuliano

Il Sabba di Vico Yliano:
ex Contea del M.Aperto della badessa Altruda

Nel bosco di Corigliano dell’Iscola di Tassone
nasce la Rocca Pagana nella Sabina

Beata Virginis de Ripaldo,
il monastero dell’Accola

L’ex Diocesi dell’Arola di Drogone poi donata
all’abbazia della Grotta del Monte Morcone

Civitate Morcone spunterà
nella Terra di Orsone

8. soppressa s.maria, civitate ducale

A Vicum di Civitate Santa Maria
la Torre Maggiore dei Troiani del 1101

E’ il Vico romano del S.Angelo
dove nascerà la Civitate dei Campi Marini

Defensa di Serracapriola e S.Paolo di Civitate
territori ante 1200 del Vescovo di Montecorvino

Loco Canneto di Civitate
a Ponte di Serracapriola

Per Canneto si andava
a Civitate della Bestia

Triana é Satriano,
in diocesi di Lucerino

appendice

I. L’ultimo Nunzio della Marca Sabba

II. Tremiti Val Daunia come Partenope...

III. Nasce il Regno di Napoli solo nel 1348

IV. Tre vicari: Gargano, Cilento e Capua

- 1. I Magnifici eredi dei Dell’Aquila di Caserta
- 2. Ruggiero III Duca di Bari contro Borsa a Barulo
- 3. L’imperatore fa Ugo d’Este de Blois a Marchese
- 4. Ruggiero di Salerno fu Emma e Ottobono Marchisio
- 5. Altri Guiscardelli: Tancredi, Guglielmo e Roberto
- 6. Ruggiero I magnifico e glorioso: il presunto antiré
- 7. Tancredi nipote e Tancredi cognato di Boemondo
- 8. Borsa uccide Ruggero I