IL TRONO DI PUGLIA DI ROGERIO BORSA. Barulo di Civitate distrutta dal sisma del 1088

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La morte del Guiscardo crea litigi ma il Ducato Apulia resta a Borsa:

Sichelgaita sta col figlio Rogerio e non col figliasto Boemondo

Le complesse vicende del periodo normanno cadono, una dopo l’altra, nella nuova collana di ABE, a cominciare da questo volume. Bascetta snocciola, in maniera viscerale, luoghi, fatti e volti che si riprendono la scena dopo la morte di Roberto il Guiscardo dei «Magnifici». A guidare i «Guiscardelli» c’è l’erede Rogerio Borsa, Duca di Puglia, che litiga col fratellastro Boemondo, strappandogli dalle mani la corona di Re, spinto dalla madre salernitana. La Principessa Sichelgaita non vuole lasciare il Regno di Puglia che si sta costruendo sul Gargano per Salerno e avvia una guerra infinita fra i due consanguinei, sposata dal Gran Comes degli Altavilla.
Finirà che sarà il terremoto del 1088 a distruggere la costruenda reggia di Borsa, nell’Urbe S.Maria Beroli della Basilica di San Giovanni, capitale dell’antico Principato della Pentapoli di Arechi II.
Borsa farà le valige lasciando tutto nelle mani dello Zio Ruggero Altavilla, scelto dal papa a Marchio, cioè a Vicario della Chiesa nella antica sede consolare dei Romani e dei Franchi, che fu S.Maria in Teate.
Il trono di Urbiniano di Uniano non nascerà mai, perché si chiamerà Urbiriano di Iriano la vicecapitale di Pavia, il Principato del Regno della Longobardia di Ruggero I della stirpe degli «Altavilla».
Lo zio di Borsa gli aveva usurpato di fatto il nascente Regno di Puglia, rispedendolo esiliato a Salerno, espropriandolo del Ducato dove fece nascere la Marca di S.Pietro a Ripalta della Serra.
Spinto dall’Imperatore, come accadeva ai tempi di Carlo Magno, fu pronto alla scena fu un altro nipote, Roberto dell’Aquila della linea dei «Loritelli», a cui l’Altavilla aveva ucciso il padre, pronto a vendicarsi e a liberare l’antica Trinità dei Campi Marini, nella Sabina di Torre Maggiore. Il suo interesse e quello dell’Imperatore fu di riportare il trono nella Villa Magna di San Michele Arcangelo del Monte Gargano, di fronte all’isola di Diomede, dove sbarcò Enea e dove nascerà il Regno di Puglia.

«Rogerio» e Boemondo fratellastri: Roberto Guiscardo dei magnifici ebbe due figli, da due moglie diverse. Boemondo e Rogerius Borsa, generato da Sichelgaita di Salerno e italianizzato in Rogerio. La morte del padre generò odio fra i figli e portò all’ollantamento dei due, sperando l’un che l’altro morisse, e viceversa.
«Per una grave corruzione d’aria accaduta in quell’orrido inverno, che obbligò a far riposare le truppe, s’attaccò nell’armata un’infermità così contagiosa, che menò a morte più di diecimila persone, e la più bella parte di quella. Boemondo ne fu si violentemente attaccato, che non si trovò altro rimedio, che di farlo ripassar in Italia per prendere un’aria migliore». Non mancò chi scrisse che «questa malattia di Boemondo fosse stata effetto della malvagia volontà di Sigelgaita sua madrigna, la quale avea risoluto farlo morire, temendo che questo principe non togliesse a Ruggiero suo proprio figliuolo, dopo la morte del duca, gli Stati di Puglia e di Calabria».
Alla morte del Guiscardo, nonostante avesse già riconosciuto a Duca il figlio Ruggiero Borsa, accettato anche dai militi, gli si contrappose Boemondo, che affermava di aver maggior diritto alla successione paterna, e perciò mosse guerra al fratellastro, prendendo le distanze da tutto ciò che fosse armeno e che avesse ancora caratterizzato l’impronta salernitana in Puglia, ma solo dopo averne sperimentato l’armonia per qualche tempo.
La fantasia degli studiosi, nel corso degli anni, ha dato vita a racconti di ogni genere. Né si sono trattenuti nel dire che Roberto, scoperte le intenzioni della consorte salernitana, avesse poi preferito Boemondo. Da qui, Sigelgaita, «essendosi scoverta tanta enormità dal Duca suo marito, per sospetto che se ne fosse vendicato, avesse disegnato ancora d’avvelenarlo, e che l’anno seguente avendolo eseguito, se ne fosse fuggita col suo figliuolo Ruggiero, e con gli altri signori ch’erano del suo partito, per mettere in possesso Ruggiero degli Stati d’Italia in pregiudizio di Boemondo». Cosa che avverrà, in qualche modo, rifondando il Principato Salernitano e gettando le basi al regno di Heapula.
Sichelgaita sta col figlio Rogerio e non col figliasto Boemondo: «Regnò Roberto sotto il nome di Conte di Puglia e di Calabria quattro anni, sotto quello di Duca dodici, e quattordici sotto nome di Duca di Puglia, di Calabria, di Sicilia, e di signor di Palermo. Visse in Italia dal 1047 insino al 1085, anni trentanove; e lasciò da due mogli e due figliuoli maschi. Alcuni rapportano che, perché tra’ suoi figliuoli non si disputasse della successione degli Stati che lasciava, avesse nel suo testamento lasciata la Sicilia a Ruggiero suo fratello, della quale già invitane l’avea investito con titolo di conte; a Boemondo suo primogenito, tutto ciò che avea conquistato nell’0riente; ed ai secondogenito Ruggiero natogli da Sigelgaita, il ducato di Puglia e di Calabria, il principato di Salerno, e tutto ciò che possedeva in Italia».1
Alcuni storici rapportano ancora che Guiscardo trattò «meglio il secondo figliuolo del primo, così perché nel far questo suo testamento si trovò presente Sigelgaita che proccurò gli avanzi di suo figliuolo posponendo il figliastro, come perché essendo nato Boemondo dalla prima moglie, ch’egli suppose non esser legittima per esser sua parente, riputava esser meglio nato Ruggiero, che Boemondo, perciò antepose questi a quello».2
Inizialmente, infatti, Sigelgaita spese le sue energie a favore del proprio figliuolo Ruggiero al fianco del Conte di Sicilia suo zio, e ciò lo rese più forte rispetto a Boemondo.
Ottenuta la corona di Duca di Puglia, Ruggiero gli donò molte piazze materne della Calabria, che Guiscardo avea per metà già cedute al Ruggero, guadagnandosi la fiducia dello zio e lasciando che Boemondo si sforzasse a disturbare inutilmente i suoi stati.
Grande ruolo aveva giocato Papa Gregorio I detto Magno.
«Niun altro più bene e più al vivo ci diede il ritratto di questo pontefice, quanto quel giudizioso dipintore che lo dipinse nella chiesa di S.Severino di Napoli.Vedesi quivi l’immagine di questo papa, tra le altre de’ pontefici dell’ordine di S.Benedetto, avere nella sinistra mano il pastorale co’pesci, nella destra, alzata in atto di percuotere, una terribile scuriada, e sotto i piedi scettri e corone imperiali e regali , in atto di flagellargli. E dopo avere così mostrato essere stato Gregorio il terrore ed il flagello de’principi, e calpestare scettri e corone, volendo ancora far vedere che tutto ciò poteva ben accoppiarsi colla santità e mondezza de’ suoi costumi, sopra il suo capo scrisse in lettere cubitali queste parole: Sanctus Gregorius VII».

«La morte di Ildebrando, al secolo Papa Gregorio VII, portò disordini gravi nella Chiesa di Roma, poiché i Romani, per contrastare l’antipapa Guiberto che s’era impadronito di alcune chiese di Roma, dopo un anno elessero Desiderio, abate di Cassino, sotto il nome di Vittore III nell’ anno 1086. Ruggiero Duca ordinò che si facesse a Capua un concilio; vi fece radunare i principi normanni, perché s’impiegassero a far accettare il pontificato a Desiderio».3
La mancata calata dell’Imperatore alla morte del Guiscardo segnò l’inizio dei contrasti fra il largo parentato e gli eredi diretti, inizialmente tenuti a bada da Ruggero I Altavilla.
L’idea di unificare il Regno d’Italia fu perseguita da Matilde di Toscana, la Contessa (1046-1115) che spinse il nemico imperiale Giordano di Capua a convocare un sinodo capuano (1087) con Vittore III (1086-1087), vicario del papa morto, confermandolo a successore romano.
Stessa cosa fece nel suo piccolo, l’omonima Maltilde, figlia di Ruggero I di Sicilia, fresca sposa di Guglielmo Grandmesnil, prossimo principe imperiale d’Oriente, su suggerimento del padre.
Ruggero non era un parente diretto di Borsa, ma risulta zio di Boemondo e iniziale coordinatore verso la fronta opposta dei parenti, organizzata alle spalle di Sichelgaita, sposando Adelasia, vedova di Sanseverino, potente conte di Lucera e madre dell’omonimo figliastro, Ruggiero Sanseverino, chiamato Ruggiero Il Minore.
Di lui porteranno il nome sia il figliolo Ruggiero II che gli stava per nascere, sia il figlio della sorella Emma, sposa di Maccabeo, chiamato Ruggiero Il Nipote di Salerno.
Manovratore di tutti, quindi, appare proprio Ruggero I degli Altavilla, successivo fomentatore dell’escluso Boemondo, che con Giordano di Capua favorì l’elezione del beneventano abate cassinese Dauferio, divenuto Urbano II (1088-1099), portando la chiesa dalla sua parte e sempre più lontana dai Salernitani che avevano sposato il rito misto.

Ad averla vinta nel mentre era stato Rodolfo da Catanzaro, figlio di Goffredo. Radulfi di Lauritello divenne Comes di Catanzaro, con la rinuncia al titolo di Duca di Calabria (1087).
Rodolfo fu Goffredo divenne conte erede di Matera dal 1064 al 1088. A dire di Protospatario furono cacciati i Normanni a suo tempo chiamati dal Principe di Salerno e stanziatisi a Gaeta. Però fu lasciato libero l’erede (Rodolfo) figlio del Comes Loffredo (Goffredo), mentre l’altro figlio, il fratello e Duca di Calabria Ruggiero Loritello fu Goffredo (n.17.7.1087) possedette il titolo di Duca di Gaeta e poi di Granduca di Sicilia nel Marchionato di Capua.
Un documento di Tropea del 1090 ricorderà che quel territorio fu conquistato da Ruggero I Comes dei Gloriosi, e sottomesso a Borsa chiamato appunto Duca Rogerius, divina favente clementia Dux, Robberti Magnifici Ducis heres, et filius, perché ne divenne Duca dal 1087, costringendo i Loritelli normanni di Gaeta a scappare fino al 1101.
In quella data morirà Ruggero I Altavilla dei Gloriosi, fattosi Granduca di Puglia, e lasciando Ruggero II Altavilla dei Gloriosi piccolo a Palermo, perché gli successe proprio il nemico Ruggiero Loritello Comestabulo, sposo di Emma a Duca di Calabria e Sicilia.
Nel 1101 a morire fu il Glorioso perché Roberto Loritello risulta vivo e vegeto alla prima Crociata affrontata insieme al padre Ruggiero, confermato a Duca prima di partire. Grazie al possesso di un brandello della famosa bolla papalina, Supernae miserationis respectu del 1081, indirizzata da papa Gregorio VII ad Arnolfo primo vescovo miletese, fatta per istanza di Rogerio glorioso Comite rogante, si intuisce che il beneficiario divenne l’erede Re Ruggero II Altavilla. Il documento appare riferito al padre, quando era Comes di Calabria e Sicilia con la sua ricca prole della prima moglie Giuditta, sposata in presenza del suo congiunto abate Roberto e morta nel 1076, alla quale successe la seconda moglie Adelasia.
Erano suoi figli (1081) Goffredo, Giordano, Ruggero II comes, e Simone, quando su Mileto c’era ancora il suo consanguineo abate Roberto Grantmesnil.

Dopo alcuni mesi di scaramucce fra i fratellastri, dunque, la contesa fu inizialmente composta per opera dello zio conte di Sicilia a maggio del 1086 e il Ducato di Puglia rimase al giovane Borsa, e Boemondo ottenne alcune ex contee.
Altro fatto è che il Duca finì col cedere allo zio proprio quella parte di Puglia garganica, antica Calabria, che il Guiscardo aveva tenuto per sé come Principato, preferendo riorganizzarsi nel Salernitano, ma senza mai cederla a nessuno.
L’erede del Guiscardo fu al comando dal 1087 al 1090 in quanto Rogerius filius praedicti Roberti Ducis factus est Dux, scrive Luca Protospata, che è il Roggerius dux, ducis Robberti filius degli Actes des Ducs Normands d’Italie.4
Ma come poter reggere, anzi rifondare un regno, pensando di basarlo solo sul rito delle chiese dei poveri pellegrini greci, ripristinando la sede di Barulo, antico consolato romano di Teate dove erano avvenute la maggior parte delle decapitazioni degli schiavi chiamati giudei?
Ruggiero Borsa, allora, cambiò tattica, e decise di appoggiare il rito misto, quindi lasciando i vescovi liberi di costruire chiese di rito latino e chiese di rito greco, essendo stato eletto Duca di Puglia dal 1087, quale il Magnifico erede. C’è da dire che anche il fratellastro Boemondo, inizialmente, era per Barulo (Teate) capitale, con Giordano di Capua che favorì l’elezione del beneventano abate cassinese Dauferio, divenuto Urbano II (1088-1099).
Borsa e Ruggero I furono però considerati sempre degli usurpatori, per Ruggiero Loritello (padre di Guglielmo), che sosteneva di essere figlio a Roberto di Matera, erede spodestato del Ducato.

Sabato Cuttrera

Description

I Normanni dell’Est detti Altavilla non c’entrano nulla con i Normanni della Normandia detti Magni

I TRE RUGGERI: BORSA, SANSEVERINO E ALTAVILLA

 

Un altro Ruggiero di Salerno, anch’egli nipote del vecchio Ruggero I, ma figlio a Emma (come scolpito sulla lapide), a sua volta si differenza dal Glorioso di Palermo, perché parrebbe essere il vero designato a Re di Sicilia.
Emma portava il nome della zia Emma di Puglia, figlia di Roberto il Guiscardo e Alberada di Buonalberga, e madre di Tancredus, ex sorore nepos. Guibert riferisce che Tancredum, Marchionis cujusdam ex Boemundi, nisi fallor, sorore filium, cujus frater cum Hugone Magno prcesserat cui Guillelmus erat vocabulum, et quemdam qui dicebatur de priima Civitate Richardum nominatiores agnovimus, virum sane pulchra corporis habitudine spectandum: quem pro Constantia, Boemundi conjuge, ad Franci regem vidimus legatione perfunctum.
L’unica fonte per dare al padre di Tancred il nome Odo è Orderico Vitalis, che, come Ralph di Caen. In un passaggio scrive che, vedendo la sua fine, il Duca e Conte Roberto Guiscardo, il Magnanimo, chiamò attorno a sé Odo Buono, il marchisio, marito di sua sorella, e altri parenti e nobili: Magnanimus itaque dux Robertum comitem, etc., Odonem quoque Bonum, marchisum, sororium suum aliosque cognatos proceresque suos convocavit ad se.

 

Volendoli considerandoli figli spuri, o meno, guiscardelli appaiono invece i tre fratelli, cioè i «guiscardidi, Tancredi e i suoi fratelli William e Robert», ovvero wiscardidas, Tancredum et fratres Willelmum Robertumque.
Emma aveva sposato Eudes, alias Otto Bono il buon marchese italiano, a volte chiamato Odobonus, da cui ebbe altri tre figli, Tancred e William, entrambi famosi crociati, e Robert, oltre a una figlia, che sposò Riccardo di Salerno.
L’erudito contemporaneo Orderico elencaTancredi fra i crociati del 1096 quale figlio del marchese Otto il Buono, ovvero Tancredum, Odonis Boni marchisi filium. Alberto d’Aix si riferisce a Tancredi come a una «illustre recluta» e Guglielmo come il più bel giovane e la più coraggiosa recluta, essendo juvenis pulcherrimus et tiro audacissimus.
Paulin Paris ha suggerito che il vero nome del padre di Tancred era l’arabo Marcrizi, corrotto in Marchisus, già residente nell’Italia meridionale e ha presentato come sua prova la Chanson d’Antioche (c. 1180), che chiama Tancredi fils a l’Asacant e fils a l’Amirant, cioè figlio dell’emiro, che in realtà potrebbe tradursi come figlio dell’ammiraglio.
M sono molte le fonti che identificano il padre di Tancredi come un margravio, marchio o marchisus, da cui Marchese come cognome. E poiché il grado di marchese era sconosciuto in Francia, essendo riferito ad un Principe a capo si un Ducato, ciò suggerisce che Odo fosse italiano, siciliano o lombardo.
Odobono marchio era un titolo già utilizzato nell’Italia settentrionale. Molte fonti identificano anche un altro figlio, fratello di Tancredi, di nome William, perché era un figlio del marchese, sebbene i copisti di Guglielmo di Tiro, abbiano tradotto Tancredum Wilhelmi marchisi filium.
Volendoli considerandoli figli spuri, o meno, guiscardelli appaiono invece i tre fratelli, cioè i «guiscardidi, Tancredi e i suoi fratelli William e Robert», ovvero wiscardidas, Tancredum et fratres Willelmum Robertumque.

Che Tancredi avesse un fratello di nome Guglielmo è affermato dalla Gesta Dei per Francos, che registra Wilhelmus, marchisi filius, frater Tancrediu, cioè Guglielmo, figlio del marchese, fratello di Tancredi, tra i seguaci del loro zio, Boemondo di Taranto , durante la I Crociata.
In quello stesso documento Tancredi viene indicato solo come figlio del Marchese: marchisi filius, elencandosi fra i crociati che accompagnarono Boemondo, i principi più nobili, vale a dire Tancredi, suo nipote e figlio del marchese: nobilissimi principes, Tancredus videlicet nepos suus e marchisi filius, sebbene confermando il grado di suo padre ma non il suo nome.
L’arcivescovo Baldric di Dol registra, inn un latino più corretto, che Tancredi era nipote di Roberto Guiscardo e figlio di un marchese, marchionis filius, chiamando William Marchisus, suo fratello.
Guiberto di Nogent, esprimendo qualche dubbio sulla correttezza delle sue informazioni, dice che nella prima Crociata, Tancredi, figlio di un marchese, aveva accompagnato lo zio Boemondo, mentre suo fratello William, aveva accompagnato Ugo Magno il Grande, sostenendo che Tancredum marchionis cuiusdam ex Boemundi, nisi fallor, sorore filium; cuius frater cum Hugone magno praecesserat, cui Guillelmus erat vocabulum.
Il Ruggiero I filoimperiale di Salerno, inoltre, nei documenti si dice sia Magnifico che Glorioso, come risulta da alcune pergamene, di stirpe maschile di Gaeta e, volendo, degli apostoli di Antiochia, ma comunque erede dei Guiscardiani e dei Siciliani. Questo perché il presunto antirè Ruggiero I (m.1119) era figlio a Roberto, dei Magnifici Loritelli siracusani di stanza a Gaeta, e della siciliana Adelasia, figlia di Ruggiero I Grancomes di Mileto [da comparare anche con l’Adelizia che, nel 1113, in seconde nozze, fu Regina consorte di Re Balduino di Gerusalemme, ripudiata e morta nel 1118].
E’ il giovane e Magnifico Ruggiero dell’Aquila della stirpe dei Loritello, duchi di neapolis Gaeta, che morì nel 1119, come citato negli annali siculi. Ruggero I era suo nonno materno, ma la sua stirpe, quella che rifondava neapolis di greci convertiti che predicavano il culto degli apostoli, e che proveniva dalla neapolis di Siracusa, non poté che essere della Magna Grecia. Ruggiero I, presunto antiré, non fu semplicemente un magno, ma è difficile da dimostrare perché il suo nome restò abraso sulla bolla della incoronazione emessa dal papa, che inizialmente non gli venne mai consegnata.

Il contemporaneo Alberto d’Aix sostenne che Tankradus sororis filius Boemundi, era figlio della sorella di Boemondo, aggiungendo che Ruggero di Salerno era un «figlio della sorella di Tancredi» e di Riccardo di Salerno, quando scrive che Rotgerum … filium sororis Tankradi e Marino Sanuto il Vecchio trascrive che Tancredi era nipote di Boemondo, perché figlio della sorella: ex sorore nepos.
Nelle sue Gesta Francorum expugnantium Gerusalemme, Fulcher di Chartres, parla di Boiamundi cognatum, e Jacques de Vitry conferma che c’era Boamundus cum Tancredo cognato ipsiusun.
Le Gesta di Tancredi di Ralph di Caen è la prima biografia del figlio del margravio, in cui si elogia come «il figlio più famoso di una stirpe famosa, [da] genitori scelti, il Marchiso ed Emma», vale a dire: clarae stirpis germen clarissimum, parentes eximios marchisum habuit et Emmam. Egli viene considerato a patre quidem haud ignobilis filius, per essere «davvero il figlio di un padre per niente ignobile».
Ralph lo chiama sempre il giovane Tancredi Marchisides, usando il suffisso greco -ides, che significa «figlio di», figlio del marchese Tancredi.
Tancredi e Boemondo vengono definiti come Wiscardides, figliocci discendenti dal Guiscardo, anzi Boemondo è cognominato spesso come di stirpe wiscardigena, cioè nato di Guiscard. Secondo alcuni era per riferirsi ad un fatto accaduto fuori dal matrimonio, sebbene molti credessero che Emma fosse solo una sorella e non la figlia al Guiscardo, ma più semplicemente appare una forma proprio per sottolineare la discendenza diretta del Guiscardo, prendendo le distanze da altri rami parentali…

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Editorial Review

L'INVASIONE DELLA LONGOBARDIA DEL PAPA DA PARTE DELL'EREDE FIGLIO DEL GUISCARDO

1.ruggiero e boemondo fratellastri

La morte del Guiscardo crea litigi
ma il Ducato Apulia resta a Borsa

Sichelgaita sta col figlio Ruggiero
e non col figliastro Boemondo

Ruggero Altavilla deus ex machina

Ruggero I sta con Borsa per cacciare
Ruggiero dei «Loritelli» da Matera

I «Guiscardelli» restano per poco:
due anni e poi lasciano la Puglia

2. ducato apulia delle tre contee

S.Paolo di Civitate Morcone è S.Maria Severiana:
nell’ex Contea di Umfredo

Sono detti giudei degli Schiavi Mariani
perché adoravano i Martiri romani

Civitate, Barola-Verola dei Mariani di S.Maria

Il sisma del 1088 distrugge l’Episcopio di Borsa:
addio a S.Maria dei giudei a capitale (S.Paolo)

La donazione di S.Maria Episcopio (S.Paolo)
a s.Angelo in grotta di Monte Drogo (Apricena)

S.Paolo di Civitatemorcone di Orcone,
l’ex feudo distrutto dallo tzunami

Ercole degli Illiani alla Defensa:
Serracapriola di S.Giovanni
3. il sisma che distrusse «urbiniano»

Il Principato d’Italia a S.Maria in Principio

Fra i ruderi di Ascolano: Urbiniano sul Beletro di Troia

Il sisma del 1088 fa crollare Barulo,
prossima a capitale greca di Borsa

Il tradimento di Papa Urbano II
favorisce l’ascesa di Ruggero I

4. il principato italia di «urbiriano»

Il Papa scippa l’eredità a Borsa:
Ruggero I è Granduca dal 1092

Le tre Marche del Papa: Aversa, Velia, Barulo

Urberiano Principato Italia della Vicaria di Pavia

5. regno di re corrado i di lorena

La S.Sofia dell’Adriatrico scelta a Capitale nel 1092

Il Re sposa la figlia di Ruggero I prossimo a Marchese

La scalata a Viceré della Langobardia Minor

6. l’usurpazione del ducato apulia

Antiregno degli Schiavi di Rama: i «Guiscardelli»

Granducato di Ruggero I nelle Terre del figlio Goffredo

Campimarini di Principato: futura Trinità a Torre Major

E’ la Sabina di Ripalta, nel Pantano di Curiliano
7. la marca sabba a vicum iuliano

Il Sabba di Vico Yliano:
ex Contea del M.Aperto della badessa Altruda

Nel bosco di Corigliano dell’Iscola di Tassone
nasce la Rocca Pagana nella Sabina

Beata Virginis de Ripaldo,
il monastero dell’Accola

L’ex Diocesi dell’Arola di Drogone poi donata
all’abbazia della Grotta del Monte Morcone

Civitate Morcone spunterà
nella Terra di Orsone

8. soppressa s.maria, civitate ducale

A Vicum di Civitate Santa Maria
la Torre Maggiore dei Troiani del 1101

E’ il Vico romano del S.Angelo
dove nascerà la Civitate dei Campi Marini

Defensa di Serracapriola e S.Paolo di Civitate
territori ante 1200 del Vescovo di Montecorvino

Loco Canneto di Civitate
a Ponte di Serracapriola

Per Canneto si andava
a Civitate della Bestia

Triana é Satriano,
in diocesi di Lucerino

appendice

I. L’ultimo Nunzio della Marca Sabba

II. Tremiti Val Daunia come Partenope...

III. Nasce il Regno di Napoli solo nel 1348

IV. Tre vicari: Gargano, Cilento e Capua

- 1. I Magnifici eredi dei Dell’Aquila di Caserta
- 2. Ruggiero III Duca di Bari contro Borsa a Barulo
- 3. L’imperatore fa Ugo d’Este de Blois a Marchese
- 4. Ruggiero di Salerno fu Emma e Ottobono Marchisio
- 5. Altri Guiscardelli: Tancredi, Guglielmo e Roberto
- 6. Ruggiero I magnifico e glorioso: il presunto antiré
- 7. Tancredi nipote e Tancredi cognato di Boemondo
- 8. Borsa uccide Ruggero I