GRAZIE A TE DI NIENTE: UNA SENILITA’ SENZA CONDIZIONI

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Categoria:

1. LA FATICA

2. RITORNO AL VERDE

3. CASA AL MARE

4. IL MATRIMONIO

5. UN INCONTRO INASPETTATO

6. LA GABBIA DORATA

Description

UN LIBRO SULLA SENILITA’ CHE NON ESISTE

 

 

Grazie a te di niente, di Antonio Sasso, è un’opera scritta di getto dallo stile ruvido ma funzionale, che nasce dalla necessità di diffondere un messaggio con vorticosa forza. Questo metodo concede al lettore la possibilità di aprire una finestra nelle nostre menti. E’ il punto di vista di chi ha vissuto con sacrifico e passione la propria vita e ora ha la possibilità di creare in noi una profonda riflessione.
E’ un libro dalle molteplici complessità che si sofferma sulla dialettica tra generazioni; dialettica che non deve solo essere scontro, ma opportunità di crescita. E’ il mezzo con cui le divergenze generazionali possono assottigliarsi, e le storie dei personaggi, in questo senso, ci permettono di empatizzare con un vissuto non nostro, ma impossibile da ignorare.
Altro tema centrale è la scoperta del proprio io alle porte della senilità: l’analisi tra alti e bassi di un età che non deve essere vista come vuota, priva di emozioni, ma traboccante di sentimenti e nuove esperienze. E’ l’era in cui ci si sente liberi dalle costrizioni di una società contemporanea che ci vuole sempre più vincolati ad uno schema produttivo, senza lasciar spazio agli affetti e alle cose semplici.
La senilità è metafora del ritorno alla natura ed al benessere che solo le cose sincere possono regalarci.

Dettagli

EAN

9788872970997

ISBN

8872970997

Pagine

80

Autore

Sasso

Editore

ABE Napoli,

ABE Torino

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Editorial Review

UN QUADRO DI VITA SOCIALE

Mi ricordi i miei figli lontani, e parlare con te è come se parlassi con loro. Non ho voluto lasciare il paese e raggiungerli, ho fatto questa scelta e sono contento così. Mi avevano suggerito “l’ospizio” e ti pare una cosa bella? Qui sto a casa mia e decido ancora se accettare il suggerimento della badante o rinunziarci. Il Sindaco, quel bravo giovane, ha chiesto ai signori netturbini di informarsi, durante la consueta raccolta e non solo a me, ogni mattina, se necessito di qualcosa. Il farmacista passa prima dal medico di base a ritirare le ricette e poi fa il giro per la consegna. Siamo serviti a domicilio, non so se mi spiego!
Le nostre sempre più esigue comunità sono piene di piccole cose che ci fanno sentire vivi e al centro delle attenzioni generali. Anche le associazioni ci sono molto vicine. C’è la consuetudine infatti di preparare, per delle ricorrenze od occasioni particolari, dei dolci tipici conditi con vino cotto o anche arrosticini accanto ai falò e l’immancabile patata sotto la cenere, ricordo dei tempi passati.
Nella sua semplicità è una prelibatezza che va via via scomparendo con l’avvento di nuove tendenze. A noi vecchi queste attenzioni sono particolarmente gradite e troviamo molto bello che i giovani si prestino e ci sentiamo così gratificati. Ci convinciamo che il nostro tempo non è trascorso invano e che siamo riusciti a lasciare qualcosa.
In quel mentre passa la signora…anche lei accompagnata dalla badante. Si fermano e chiacchierano animatamente. Il motivo è sempre lo stesso: la lontananza dagli affetti e la fortuna di vivere in un ambiente dove ci si aiuta reciprocamente. A proposito voglio dirti una cosa. Quel signore che si intravede, è l’infermiere che abbiamo deciso di avere a nostra disposizione. Qui tutti dobbiamo fare ricorso a siringhe, flebo e diavolerie varie.
Ci siamo trovati in difficoltà e i nostri figli lontani hanno deciso di affidarci a questo giovane, disoccupato ma regolarmente specializzato, per tutte queste necessità. Dalla mattina alle otto fino alla sera alle venti, alla nostra chiamata, interviene per la prima assistenza. Oltre questi orari c’è la guardia medica che garantisce la necessaria copertura. È una grande cosa anche se all’inizio abbiamo avuto delle remore. Il contributo economico concordato viene versato su un conto postale vincolato.
I nostri figli, anche da lontano, contribuiscono a creare questo fondo e l’importo è molto spesso superiore al dovuto. E perché chiedo? Noi siamo persone per bene e non ce la sentiamo di abbandonare i meno fortunati. Che tenerezza! Sono segnali questi di una solidarietà non formale ma intimamente sentita.
Il Comune ci ha messo a disposizione una piccola struttura, la casa degli anziani, che di tanto in tanto utilizziamo. Per la verità noi siamo solo ospiti in quanto la pro loco, organizza delle rappresentazioni e anche delle proiezioni. I costi vengono sostenuti in parte dal Comune ed in parte da due lotterie che vengono indette per raccolta fondi. Sapessi quanti problemi per avere le dovute autorizzazioni! E poi una volta l’anno, per sdebitarci, ci tassiamo e organizziamo una grande festa aperta a tutti.
C’è sempre il furbo della situazione che tenta di confondersi ma a noi non sfugge nulla e facciamo finta di non vedere.
Anche questi sono figli di Dio e noi perdoniamo senza rancore. In fondo siamo abituati a situazioni del genere. Nella nostra più o meno lunga esistenza, ne abbiamo visto e a volte subite furbate di ogni genere. Non pensare che siamo tutti uguali!
Con gli anni ci siamo ammorbiditi ma come dice un vecchio detto “chi nasce quadro non po’ muri tunno”, il nostro carattere continua ad essere quello originario. Lo stato di necessità lima qualche asperità ma spesso emerge in tutto il suo vigore. Mi hai parlato di tante cose, ma la Chiesa, in tutto questo che ruolo ha? Un attimo di riflessione e poi, da sornione fatto, comincia col chiarire che lui non è molto attento alle cose della religione.
Ha subito nel passato qualche torto e si è mestamente allontanato. Per fortuna che anche il mondo ecclesiastico è cambiato e c’è stato un radicale cambiamento sia all’interno dell’ordinamento, sia nei confronti dei fedeli. Il ringiovanimento e le varie direttive dei pontefici, – encicliche si chiamano – , hanno fatto il resto.
Qui, da noi, un prete giovane, non potendo seguire i fedeli delle campagne, organizza la messa e la manda in diretta per telefono e noi la ascoltiamo quasi fossimo in Chiesa ed in prima fila. Non so come si chiama questa diavoleria, ma trovo che sia un ottimo mezzo per essere vicini. Nel periodo Natalizio, come da contratto, la mia badante rientra in famiglia.
Sono dei giorni brutti per la verità e oltre alla solitudine ci si mette anche il tempo che non ti consente di uscire. Così, l’anno scorso, nella notte di Natale ed il giorno dopo, non mi sono sentito solo e questo grazie ai marchingegni del Parroco. Comincio a ricredermi e sono felice di aver recuperato un rapporto, questa volta con Dio, e sono contento.
In paese tutto scorre in maniera tranquilla anche senza i fronzoli del mondo esterno, godiamo tutti di quel poco che la vita ci offre.
Nemmeno la solitudine ci fa paura: abbiamo tutto quello che ci serve e ringraziamo sia coloro che ci danno una mano sia coloro che, proditoriamente, ci ignorano e ci umiliano. A costoro vorrei ricordare l’aneddoto della vecchiaia: loro non diventeranno mai vecchi, ma io glielo auguro. Così è la vita....