GIOVANNA D’ARAGONA (I, II, III parte). Juana l’Infant, I parte: UNA MOGLIE PER FERDINANDO

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Copertina posteriore

LA SPOSA DI BADALONA E IL CONTRATTO DI MATROMONIO DA 100.000 FIORINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le trattative di matrimonio iniziarono quando Ferdinando inviò due ambasciatori allo zio Giovanni Re di Aragonia. Li accompagnava Galcerando de Requesens (Conte di Trivento e Avellino), Capitano generale della flotta napoletana. Non c’era l’ammiraglio Roberto Sanseverino, morto nel 1474, né l’erede Antonello.37
Antonio d’Alessandro e Antonio de Tricio salparono ai primi di gennaio del 1475 con il solo obiettivo di chiedere la mano della principessa Giovanna, l’Infanta d’Aragona.
Gli oratori napoletani, giunti in Spagna, cominciarono le lunghe trattative con quelli aragonesi per un matrimonio che costava sempre di più. I mancati accordi si susseguivano ritardando la stipula del contratto e Ferrante diveniva ogni giorno meno paziente e meno giovane. Due anni durarono le trattative, finchè non si giunse al rogito redatto in Tudela di Navarra, quando finalmente si ebbero conclusi i capitoli nunziali. Era il 5 ottobre 1476, come si ricava dai Processi antichi della Sommaria, letti dalla Scandone.38

100.000 fiorini d’oro fu la dote paterna della promessa sposa, in cambio di molte Terre napoletane offerte dal pretendente, facendosi infatti garanti, gli ambasciatori, di ricchi feudi del Regno con rendita annuale da 20.000 ducati. Era il pro reginali camera cum annua intrata, che toccava pagare allo sposo, quantizzato in Civitatem et Castrum, a cominciare da Sulmonis cum titulus Principatus, continuando con Teano, Venafro, Isernia e Anglona; e con le Terre di Caramanico, Turini, Guglionesi, Tocchi, Rocce Montis fini; a cui fu aggiunto il Comitatum Arearum, che si componeva delle Terre con Castri di Villa S.Maria, Falli, Montis Lipeani, Roccelle, Civitatis Borelli, Castri Canzani, ac partem Terre Castripili inhabitate. La nascita e la cessione del Principato di Sulmona, allargato a dismisura fino a comprendere Roccamonfina, a ridosso di Formia………

Alfonso partì da Napoli con Antonello Sanseverino, erede del Principe di Salerno confermato a grand’ammiraglio del Regno, subito dopo la data di pubblicazione del matrimonio regio, l’11 giugno 1477.40
Notargiacomo annovera alla partenza anche il Duca d’Andria, il Principe di Bisignano, il Duca di Melfi, il Gran Siniscalco, il Conte di Conza ed altri signori imbarcatisi al seguito della nave ammiraglia su due grosse galeaze. I vasi d’argento che portavano nella stiva sostarono però prima a Roma, il 22 giugno, quando Sisto IV, uscito dal Palazzo in compagnia di 19 cardinali, accolse i reali facendoli alloggiare in San Pietro e ricevendone honore et doni et spesa. Sette giorni dopo i Napoletani erano già a Piombino, accolti festosamente su un ponte a mare, lungo 20 canne e ricoperto de fiori et fogli, da cui fu annunziato l’ingresso a Pisa che avvenne sotto il pallio, alla chirichia, nella giornata del 1 luglio. Lorenzo de Medici gli andò incontro sull’Arno con due fuste che traghettarono Alfonso II fino al Palazzo, da dove poi ridiscese carico di doni, prima di ripartire dopo due giorni. L’8 luglio i Napoletani erano a Monacho di Genova e il giorno dopo a Nizza, ricevendo ulteriori omaggi direttamente a bordo della galea.41
Montpalau scrive che la notizia della venuta dei Napoletani giunse a Barcellona “à 18 de julio”, quando “vino la noticia de haber aportado à Paòamòs”. Dice che “entretuvose navegando por la costa muy obsequiando de los Lugares hasta el lunes siguiente, esperando dos galeares gruesas y un balanero, que segun se decia habian llegado à Mallorca, y eran del sobredicho Duque”…

Description

Donna Giovanna e Donna Eulalia concubine e l’avvelenamento di Don Enrico

E’ storia che nel 1462 Re Ferrante giungesse al numero di tre amanti ufficiali. Da Donna Giovanna Caracciolo il Re ebbe ben cinque figli.
– Ferdinando d’Aragona. Divenne Conte di Arsena, forse Arsina, cioè Resina, originario nome di Ercolano.
– Alfonso d’Aragona. Sposò Carlotta Lusignano e alla sua morte avocò a sé tutti i beni di quella Casa; non gli riuscì poi di sposare Caterina Cornaro su impedimento della Repubblica di Venezia che, grazie al primo matrimonio con la figlia del Re di Cipro, lo aveva visto scippare quel trono, unito a Gerusalemme, col titolo di Principe della Galilea. Fu Vescovo di Chieti per molti anni pur senza essere stato consacrato.
– Cesare d’Aragona Marchese di S.Agata. Lo ritroviamo spesso come Don Cesare ed è il bel cavaliere che Ruggiero de Pacienza annovera al seguito del fratellastro Re Federico, durante l’invasione di Carlo VIII, nella difesa di molti paesi della Terra d’Otranto, e un fedelissimo della Regina Isabella del Balzo: sarà ai suoi ordini durante l’assenza del futuro marito. Si conosce solo una lettera della corrispondenza fra Cesare e Federico. Sposò Donna Caterina della Ratta Contessa di Caserta.
– Leonora d’Aragona.
– Don Enrico d’Aragona (1431-1478).

Enrico d’Aragona fu il primogenito dei figli e dei bastardi reali, perché nato prima che Ferrante sposasse Donna Sabella. Nel 1473 ottenne dal padre il feudo di Gerace, subentrando al posto dei Caracciolo materni. Finirà i suoi giorni a Terranova di Sibari, insieme ad altri al suo seguito, dopo aver mangiato dei funghi velenosi in casa di Marino Correale di Grotteria (Conte di Terranova Marino Curiale di Sorrento), dove si era recato per riscuotere tributi a nome del padre. Si salvò il fratello Cesare, Marchese di S.Agata. Enrico è dai più dato per marito a Polissena Centeglia figlia di Antonio Ventimiglia dei Centellas Marchesi di Cotrone, mentre in realtà sposò la figlia del cugino, cioè Polissena figlia dell’omonimo Antonio Ventimiglia ma dei Marchesi di Geraci.
Così il poeta: – Madama Pulissena
Che è rimasa sula e viduvella
gravida per più dolo e grossa prena
Chi sta de iorno in iorno pe figliare,
sacia de doglia e de infinita pena.19
La povera donna, col marito agonizzante a causa del veleno, chiese aiuto a San Francesco di Paola per un miracolo, ma lui rispose che non possìa fare alcuna cosa perché lo Signor Dio volìa lo dicto Signor Don Enrico con ipso. Così scrive Joanni Maurello, poeta dialettale calabrese, che narrò l’episodio nel Lamento per la morte di Don Enrico d’Aragona, epicedio di 296 versi diviso in quattro parti stampato a Cosenza nel 1478, il più antico documento in dialetto della Calabria Citeriore in cui l’autore mostra il dolore per la morte del suo signore.20
Rimase quindi vedova Polissena Ventimiglia, incinta di Carlo e con già quattro orfanelli al seguito, Luigi, Caterina, Ippolita e Giovanna, che furono cresciuti ed elevati al rango ducale.21

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Editorial Review

 IL MATRIMONIO INSCENATO DA GIOVANNA E ALFONSO: L'ARRIVO A NAPOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trascorsero infatti altri otto giorni prima che giungessero nel Golfo di Nerbona, da dove, sfidando le tempeste, finalmente entrarono in Barcellona. Lo sbarco, a dire dello storico spagnolo, avvenne però il giorno 21, quando il Duca fu ospite di Don Pedro di San Climent e il 22, con sommo stupore di tutti, cavalcò per le vie della città insieme ai suoi prima di rientrare a Badalona: “Pero el lunes dia 21 desembarcò en Badalona, y se alojo en la casa del herendero de Mossen Pedro de San Climent, y al martes con trece de à caballo impensatamente entrò en Barcelona el Senor Duque, acompanado del Principe de Bisignano, del Duque de Andria, del Duque de Melfi, del Gran Senescal. Del Conde de Mariano, del Conde de Conza y otros senores de Napoles, para hacer una visita al Rey y à la Infanta; y despues de haber cenado, aunque era muy tarde, se volvìo à Badalona”. Giunse quindi il giorno 22, “el miercoles siguiente”, quando il padre della sposa, “el Rey despues de comer, acompanado de mucca Damas de Barcelona, y de una quadrilla de musicos, con grande cabalgada llevando su hija à la garupa de su mula, se fué à Badalona à visitar al Duque. Y èste, el miercoles siguinente, sin esperar su esquadra de Mallorca, con dos galeras y dos fustas, è que se aggregarono otras dos galeras del Conde de Cardona, vino à Barcelona, desembarcando delante de la Lonja por puente preparado po la Cividad, recibiendole los Cancellares, el Obispo de Gerona, y el maestre de Montesa”.43
Altre cronache dicono invece che Alfonso fosse partito da Napoli il 13 giugno con molti signori e salparono insieme diretti a Barcellona, dove li attese Re Giovanni, ma senza l’erede Ferdinando il Cattolico, che si disse impegnato nelle cose dell’Andalusia, appresso alla moglie Isabella di Castiglia. Questi, il 30 luglio, da Medina di Campo, inviò il vicario Enrico Enriquez, zio materno, per assistere alle nozze della Principessa, tanto per assicurarsi che rinunziasse ad ogni diritto sul regno paterno in modo da restarne l’unico erede.

Alfonso, sbarcato a Barcellona il 25 giugno, restò quindi molti giorni a trattate con Re Giovanni le questioni legate alla dote, a cui, secondo alcuni, furono aggiunti i feudi di Sorrento, Teramo, Francavilla Fontana e Nocera; arricchendola con Pescocostanzo e Contado d’Archi.
Notargiacomo, saltando alcuni particolari, dice soltanto che il 25 luglio, indi de sancto Iacobo, il Duca Alfonso fu onorato con giostre e altri giochi allestiti dagli Spagnoli che durarono tre settimane. Il cronista omette i convenevoli, l’incontro, e perfino il matrimonio per procura, che avvenne fra il Duca e la Regina un mese dopo lo sbarco, con tanto di preincoronazione nella piazza di Barcellona al cospetto di quattro vescovi in abito pontificale. Episodio, questo, che non sfugge alla precisione dello storico spagnolo: l’insolito evento avvenne “miercoles 22 de agosto de dicho ano, desues de haberse celebrado los esponsales de la senora Infanta con el senor Duque con poderes del Rey su padre, y de haberse coronado dicha senora como Reyna de Napoles solemnemente en la plaza del rey de Barcelona con asistencia e 4 Obispos vestidos de pontifical”. Da qui la partenza della “Reyna con el senor Duque acompanando e dos galera, y una galeota propria del Conde de Prades, y e otras dos galeras, y una galeota de maestro de Montesa, que habian armado dichos dos senores, quiete fueron acompanando à sus senorias”.44